After the Sun, di Angela Grillo (2011)

After the Sun di Angela Grillo

Lampi di Stampa, Milano, 2011

Recensione di Lorenzo Spurio

L’esordio letterario di Angela Grillo con After the Sun la immette a piè pari in quella categoria di scrittori dei nostri giorni che narrano con attenzione della contemporaneità, della vita e delle cose comuni, dei piccoli eventi che accadono a tutti ogni giorno. E’ un romanzo attuale, vivo, immagine dei nostri tempi, in cui è evidente il riferimento a Moccia o, più in generale, a quegli scrittori che articolano le loro storie attorno all’amore che nasce spesso da un evento fortuito.

E’ forse proprio nelle prime pagine che va ricercato il significato del titolo, After the Sun… infatti qui si fa riferimento al giovane che con il suo cellulare fotografa il sole, la bellezza naturale, cosa quanto mai singolare se si tiene presente la frenesia della vita di tutti i giorni. Ma Sun, come scopriremo leggendo, è il nome della casa discografica per la quale Stella finirà per lavorare. E’ un romanzo dolce, lieve, romantico, aggraziato nelle descrizioni, ricco di elementi che ci permettono di viverlo sulla nostra pelle: le varie tecnologie a cui si fa riferimento, i talent-show che, purtroppo o per fortuna, a seconda della nostra prospettiva, abbondano sui teleschermi.

Così la protagonista finisce per incarnare molti atteggiamenti e pensieri che potrebbero essere di ciascuno di noi; Stella osserva: «Sono una ragazza più matura delle ragazze della mia età» (pag.13), tuttavia, in realtà, si evince il contrario. A mio modo di vedere Stella è infatti un po’ troppo esaltata per tutto, eccitata, narcisista e credo che questi comportamenti siano classificabili nettamente all’interno di una fase adolescenziale. Ma non c’è niente di strano in tutto ciò come la poetessa Alda Merini scrisse: «Ci sono adolescenze che si innescano a novanta anni».

Ma il romanzo non è solo ricerca di amore è anche il racconto di un sogno, di un desiderio che si realizza. E così Stella, la protagonista, un po’ per caso un po’ per fortuna, da cameriera nel locale della zia passa a lavorare in una casa discografica, come promettente cantante. E’ un mondo nuovo, affascinante e agognato che la rende la donna più felice del mondo. E’ forse in questo aspetto, nei talent-show, nei cantanti esordienti, nelle agenzie che fanno firmare veloci contratti a autori giovanissimi promettendo spesso cose che poi mai arrivano, che si respira un’aria altamente attuale e realistica. La Grillo è attenta a non sottolinearne solo gli aspetti positivi: la felicità di Stella, la disponibilità dei suoi agenti, l’affascinante mondo dello spettacolo, intravedendo anche gli aspetti meno edificanti: il narcisismo patologico, il successo che da alla testa, la perdita degli affetti.

La narrazione non si fa mai noiosa perché la Grillo interviene spesso con nuovi elementi, nuove storie, delle svolte che consentono ogni volta di incrementare l’attenzione del lettore e questa sensazione si enfatizza in prossimità delle ultime pagine del libro in cui Stella si rende conto di aver sbagliato, di essersi illusa, di aver frainteso il vero senso della vita sostituendo affetti e sentimenti con fama e successo. E così in una storia che era pensata tutta volta alla felicità e alla consacrazione di una ragazza che diventa popstar si insinua il disturbo psichiatrico e la devianza (professor Bassani) e la malattia tumorale degenerativa della zia di Stella, sua unica parente.

Complimenti all’autrice di questo libro per il suo linguaggio semplice ma corretto, fresco e scorrevole e per la storia da commedia rosa dai toni quasi favolistici, calata nella nostra contemporaneità di tutti i giorni capace però di affascinare schiere di giovani, adolescenti alle prese con amori e sogni. Il filo rosso dell’intera narrazione è questa giovinezza frizzante sempre volta a cercare un possibile fidanzato, inseguendo il sogno del principe azzurro, intenzionata a formare una coppia e sentirsi amata sulla falsariga di Moccia o di Melissa P. “100 Colpi di spazzola” perennemente alla ricerca di amore (seppur un’altra forma d’amore). C’è da augurarsi che la Grillo segua questa strada in future narrazioni, dipingendo altrettanti spaccati di vita quotidiana con la stessa maestria.

 

ANGELA GRILLO è nata a Milano nel 1969. Ha conseguito un diploma di perito aziendale e corrispondente in lingue estere. Attualmente vive a Condino (Trento) dove lavora nel negozio di telefonia del marito seguendo la componente amministrativa e commerciale. Il suo libro d’esordio, After the Sun, edito da Lampi di Stampa, è stato pubblicato a fine giugno del 2011.

 

LORENZO SPURIO

17 Luglio 2011

 

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Confine d’ombra, di Marco Belatti

Confine d’ombra di Marco Belatti

Edizione Rupe Mutevole, 2011 

Recensione a cura di Alessandro D’Angelo

Scorrendo le pagine del libro di Marco Belatti , Confine d’ombra, (Edizione Rupe Mutevole 2011), non è facile scegliere i versi più significativi poiché da quasi tutti emerge una sensibilità che dimostra come l’artista riesca a percepire e vivere ogni forma di realtà in modo particolare: teso a sottolineare l’essenza della manifestazione della realtà tutta.
Nella poesia di Marco Belatti, si comprende, sin dai primi versi, la sua profondità di pensiero, presente dietro una brillante forma lirica. L’essenza del suo messaggio si perde nei meandri delle fuggenti apparizioni di sentimenti ora espressi, ora celati ora rivelati attraverso l’espressione di sentimenti prorompenti come fuochi d’artificio.
Lo scrittore nella presentazione del proprio testo Confine d’Ombra scrive : “Non tutte le stelle cantano alla luna, non tutte le nubi offuscano il sole… ma come ogni albero attende la rinascita della vita, il domani troverà nell’amore la propria via infinita”.
Da queste rime è facile ricordare gli immortali versi della Divina Commedia dove emerge prorompente quell’amore Celeste che recita Dante Alighieri nel XXXIII Canto del Paradiso al v.147): “amor che move il sole e l’altre stelle”.
Fra i numerosi scritti dove emergono i sentimenti amorosi, mi è rimasto impresso il testo presente nella sua autobiografia dove il poeta è riuscito a dimostrare come c’è sempre il successo dell’amore sulla ragione: “l’amore che distrugge e crea che vive e muore in un sentiero lungo la mutevole sostanza di un tempo oscuro ma colmo di speranze per la rinascita di una nuova era… il trionfo dell’amore sulla stanca ombra della ragione.”
Lo scrittore ci insegna come l’amore non ha limiti né di tempo, né di spazio, né di forma né di colore; questo viene espresso in modo magnifico nella poesia “Dimensioni interrotte”, dove il poeta riporta sentimenti legati fra Libertà ed Amore: “Musica di tragici eroi//libertà e voli di avvoltoi…//silenzio che cinge il timore,//destabilizzante essenza d’amore.//”. In queste rime emerge una comunione fra libertà ed amore. Il tema dell’amore è riportato più volte nel libro dove, nella poesia a rima baciata “Dodici Bambole”, si legge: “E pensare che l’Amore//si scioglie fra i raggi del sole…//con la gioia bambina che non muore,//di chi crescere non vuole//”.
Dagli scritti emerge come l’essenza dell’arte sia figlia della forma più segreta; e come al di là della realtà fenomenica apparentemente viva, si manifesti una realtà carica di energia irreale o di sogno, pronta a venire alla ribalta attraverso i “Portatori di Luce”, cioè i veri artisti. Infatti è proprio fra queste pedine scintillanti che Marco Belatti s’inserisce per illuminare gli occhi e l’animo dei ciechi.
Dalla lettura del testo, si EVIDENZIA come lo scrittore abbia operato in un modo atipico PERMETTENDOGLI di attuare messaggi capaci di elevare l’umano essere.

ALESSANDRO D’ANGELO 

www.marcobelatti.eu 
www.poesiaevita.com


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Per una strada di Emanuele Marcuccio

Per una strada di Emanuele Marcuccio

SBC Edizioni, Ravenna, 2009.

Recensione a cura di Alessandro d’Angelo

La vera Poesia nasce da un’alchimia interiore, da trasmutazioni che, se estrinsecate in maniera veramente sentita, “… divengono sublimi creazioni o invenzioni nell’Essere della Creazione”, come scriveva il filosofo Immanuel Kant, uno fra i più importanti esponenti dell’illuminismo tedesco, e anticipatore degli elementi fondanti della filosofia idealistica.

Kant scriveva: «Il poeta osa rendere sensibili idee razionali di esseri invisibili, il regno dei beati, il regno infernale, l’eternità, la creazione, e simili; o anche trasporta ciò di cui trova i modelli nell’esperienza, come per esempio la morte, l’invidia e tutti i vizi, l’amore, la gloria, al di là dei limiti dell’esperienza, con un’immaginazione che gareggia con la ragione nel conseguimento di un massimo, rappresentando tutto ciò ai sensi con una perfezione di cui la natura non dà nessun esempio; ed è propriamente nella poesia che la facoltà delle idee estetiche può mostrarsi in tutto il suo potere».

Ho voluto riportare queste riflessioni kantiane poiché sin dai primi versi della poesia di Emanuele Marcuccio emerge, come un sole all’alba, la sua profondità di pensiero, nascosta dietro un brillante poetare. L’essenza del suo messaggio si nasconde fra i meandri delle veloci comparizioni di pensieri espressi e taciuti, ora rimasti nascosti, ora rivelati attraverso l’espressione di sentimenti esplosivi come la luce creata dalle stelle in una limpida notte d’estate.

Nella presentazione del testo, Emanuele Marcuccio riporta fra l’altro: «La poesia è la forma verbale più profonda che possa esistere, per esprimere i più reconditi sentimenti umani». Il suo dire è sentito in modo particolarmente profondo poiché il poeta è un grande appassionato dell’arte musicale dove si diletta con soddisfazione esprimendo il meglio di sé. Infatti, così riporta sempre nella sua introduzione al libro: «Se, invece, vogliamo parlare di espressione umana in senso generale, la musica per me supera tutte le arti […]». Una lirica dedicata all’arte musicale ha il titolo: “Alla musica classica (13/1/1991)”: “ Dolce, carezzevole armonia//dell’alte sfere, //eletta ad ammansir l’ira, //a ricrear l’animo;//com’io ti rinovello, //dolce armoniosa, //ritrovo in me la pace, //e quel tremulo suono, //dolce mi viene all’anima, //cantando. //Così, tra il vivere e il morire, //flebile vien dal cielo//un’armonia antica, //pacata e rallegrata//da quella dolce pace e armonia//cadenzatamente velata//”.

Da alcune poesie emerge come il compito del poeta, non è soltanto quello di scuotere o risvegliare gli animi altrui per portare alla luce una certa “Realtà”, per lo più nuova, ma è anche quello di trasmettere messaggi utili per far conoscere in modo chiaro alcune verità che rimarrebbero ottenebrate e piene di ombre e di ambiguità.

Anche il tema del tempo ricorre spesso nelle piacevoli rime; ricordo la poesia: “Soave armonia (23/7/1999)” che così recita: “Soave armonia//che spazi e che t’innalzi, //senza spazio, //senza tempo: //tu che il mondo abbracci, //oltre le colline dell’ineffabile, //oltre gli eccelsi allori, //ai cori angelici, //a eteree armonie. //”. Dalla lettura di questa poesia si percepisce come il tempo, pur passando, rimanga fermo lì, a voler dimostrare che l’eterna vibrazione micro-macrocosmica del Basso rapportata all’Alto, rimane inalterata in modo aspaziale ed atemporale.

Poiché ogni modo di esporre poesia ha un suo ritmo e una sua musicalità ed ogni espressione, anche nel discorso non versificato, può essere pregno di una concreta forma di vita spirituale, si può affermare con certezza che anche le liriche del giovane Emanuele Macuccio sono pregne di serenità ed armonia, ma andrebbe ricordato che in molte trasuda l’amore: quell’amore che ci ricorda Giacomo Leopardi nella poesia “Il Primo Amore”: “Tornami a mente il dì che la battaglia// D’amor sentii la prima volta, e dissi: //Oimè, se quest’è amor, com’ei travaglia!//”.

Il tema dell’amore è più volte ripreso dallo scrittore il quale permea i suoi scritti con questa importante vibrazione. Infatti inizia a scrivere sull’amore nella dedica al libro “Per una strada”: “Ai miei genitori, che sempre mi hanno sostenuto con il loro aiuto e il loro amore”. Inoltre, nella poesia “Amor (8-9/7/1994)” Emanuele Marcuccio usa un modo di scrivere insolito usando una metodologia analoga a quella usata dal Sommo Dante: “Imitar Dante non si puote, //ineffabil arte ‘l nostro pensier sarìa//sì come telo a incerto segno, vote.//Grande ‘l rimirar lo core e ‘l potrìa//com’al mio disiar serbato attendo, //al subitano error, al soave, disparìa. //. È per questo motivo che terminerei la disamina della poesia di Emanuele Marcuccio riportando l’ultima quartina del canto XXXIII del Paradiso, dalla Divina Commedia: “A l’alta fantasia qui mancò possa; //ma già volgeva il mio disio e ‘l velle, // sì come rota ch’igualmente è mossa, //l’amor che move il sole e l’altre stelle. //”.

Alessandro D’Angelo


EMANUELE MARCUCCIO
è nato nel 1974 a Palermo. Ha conseguito la maturità classica nel 1994 e scrive poesie dal 1990. Alcune di esse sono state pubblicate nell’antologia di poesie e racconti brevi Spiragli ’47 (Editrice Nuovi Autori, Milano, 2000). Alcune delle poesie sono state tradotte in lingua inglese su consiglio di una poetessa esordiente britannica. Del 2009 è l’ampia silloge che raccoglie tutte le liriche scritte dal 1990 al 2006 dal titolo Per una strada. Sta inoltre lavorando da anni ad un poema drammatico che ha come tema la colonizzazione dell’Islanda.

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