“La vita, in sottofondo”, nuova silloge di poesie di Paola Surano

La vita, in sottofondo

di Paola Surano

con presentazione a cura di Elvira Pensa

Pensa Editore, 2011

ISBN: 9788889728277

Pagine: 59

Costo: 10 Euro

Recensione a cura di Lorenzo Spurio 

La parola impiegata da Paola Surano è semplice, priva di ricerche lessicali particolari, perché la volontà della poetessa è proprio quella di richiamare la domesticità dei momenti che va fotografando e raccontando. Come conseguenza, ne scaturisce una poetica chiara, facilmente decifrabile che, però, è ricca nelle immagini e spesso impiega un metro quasi prosaico.

L’intera raccolta parte da un’idea di fondo semplice ma al tempo stesso sconvolgente: la quotidianità e la frenesia delle nostre vite di tutti i giorni, a volte, ci fanno dimenticare le cose più importanti che però esistono nel ricordo, nel pensiero, nella manifestazione di sentimenti e che, dunque, sono onnipresenti seppur invisibili, “in sottofondo” per l’appunto, come esordisce la Surano nella lirica d’apertura, che dà il titolo all’intera raccolta. La Surano ci fa viaggiare in un territorio geografico abbastanza esteso, dalle Alpi alla Sicilia, passando per la Liguria e poi in territori esotici come in “Donna araba” e in Marocco. E’ un percorso interessante ricco di colori, suoni e immagini, centrali nel processo di recupero di episodi passati.

In “Concerto al rifugio Guglielmina” la Surano si abbandona a una sorta di estasi paesaggistica alla quale contribuisce il verso melodioso di qualche uccello, all’interno di una cornice nella quale è difficile non intravedere riferimenti al cattolicesimo (la religione è spesso richiamata nel corso della raccolta, soprattutto sotto forma di preghiera). Significativi anche i pezzi poetici che riguardano un passato visto con nostalgia e a un desiderio di poter ritornar indietro nel tempo, segno evidente di una mentalità aperta capace di giocare e destreggiarsi amabilmente con sfaccettature della sua personalità che non appartengono più al “qui ed ora” poiché la clessidra (immagine ricorrente) è stata ormai girata e rigirata troppe volte. Tra questi alcune liriche intimistiche tra cui “La svolta” dedicata alla figlia e “A mio padre”.

La poesia della Surano nasce da immagini comuni, quotidiane, come il vedere una sposa che si approssima ad entrare in chiesa o un anziano musicista nel centro di una città ma la poetessa è in grado di utilizzare queste immagini per divagazioni e considerazioni, spesso filantropiche e d’interesse sociali, di notevole spessore.

Ma la silloge ingloba temi e contenuti diversissimi fra loro: dal senso di stasi in “L’attesa” al senso di mancanza in “La vita in sottofondo” per giungere poi a temi più crepuscolari come la morte in “4 settembre 2004” con il quale la Surano celebra il ricordo delle giovani vittime di Breslan o la malattia in “Alzheimer” raccontata con una metafora che impiega un linguaggio nautico. Ma anche quando i temi meno felici fanno capolino nella silloge della Surano, questi non sono mai connotati in maniera negativa. Vita e morte, suggerisce la poetessa, non sono due realtà distanti e inconciliabili. La morte si vanifica nel momento del ricordo, del pensiero, della rievocazione liquefacendosi in quel torrente continuo che è la vita, in linea con l’insegnamento cattolico. Ed è per questo motivo che la poetessa nella lirica “Visita al camposanto” ci consegna una singolare immagine di un cimitero che, al posto del tradizionale regno dei morti, diviene un luogo vivo, pulsante, ricco di voci, immagini e suoni.

In “Prendo il tempo” la Surano esplicita la sua poetica: il poeta ha l’animo attento e sensibile sempre pronto a sognare,  ricordare, recuperare segnali di un mondo che non è più e allo stesso tempo è in grado di utilizzare questi elementi preziosi come “piccoli sorrisi di luce” (pag. 19).

Lorenzo Spurio

E’ SEVERAMENTE VIETATA LA RIPRODUZIONE E LA DIFFUSIONE DI STRALCI O DELL’INTERA RECENSIONE SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTORE. 

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Informazioni su Blog di Letteratura e Cultura

LORENZO SPURIO è nato a Jesi (AN) nel 1985. E’ scrittore e critico letterario. Nel 2011 si è laureato in Lingue e Letterature Moderne all’Università degli Studi di Perugia con una tesi di letteratura inglese. Negli ultimi anni ha pubblicato racconti e saggi di critica letteraria su varie riviste (Sagarana, Le Reti di Dedalus,…), antologie e in volume. Nel 2011 ha fondato la rivista di letteratura Euterpe, un aperiodico tematico digitale, del quale è direttore. Per la narrativa ha pubblicato le raccolte di racconti Ritorno ad Ancona e altre storie (Lettere Animate Editore, 2012), La cucina arancione (TraccePerLaMeta Edizioni, 2013) e L’opossum nell’armadio (PoetiKanten Edizioni, 2015). Intensa la sua attività di critico con un’ampia stesura di recensioni, prefazioni e note critiche per autori esordienti e non. Per la critica letteraria ha pubblicato Jane Eyre, una rilettura contemporanea (Lulu, 2011), La metafora del giardino in letteratura (Faligi, 2011), Flyte & Tallis: Espiazione e Ritorno a Brideshead. Una analisi ravvicinata di due grandi romanzi della letteratura inglese (Photocity, 2012), Ian McEwan: sesso e perversione (Photocity, 2013) e Il sangue, no. L’aporia della vita in “La ballata di Adam Henry” di Ian McEwan (Poetikanten Ed., 2015). Ha curato varie raccolte antologiche pubblicate all’interno di concorsi letterari e Obsession – Raccolta di racconti a tema “Fobie, manie e perversioni” (Limina Mentis, 2012) e Obsession 2 – Raccolta di racconti a tema “Paranoie, deliri e tradimenti” (TraccePerLaMeta Edizioni, 2014). Sensibile alle tematiche sociali, ha organizzato una serie di reading poetici e incontri tematici sul “Disagio psichico e sociale” che hanno toccato varie città (Palermo, Firenze, San Benedetto del Tronto) per i quali ha poi curato le relative antologie dell’evento. Per la poesia recentemente ha pubblicato la raccolta di liriche Neoplasie civili (Agemina Edizioni, 2014) che si apre con una prefazione della poetessa Ninnj Di Stefano Busà e contiene una lettera di Corrado Calabrò. Ha ricevuto attestazioni e lusinghiere segnalazioni in numerosi premi letterari tra cui il terzo premio per la sezione Saggistica del Premio Nabokov (2013) con il saggio Ian McEwan: sesso e perversione e il secondo premio per la sezione Poesia inedita al Premio Internazionale Agemina “Pablo Neruda”, Firenze (2013). E’ Presidente del Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi” e Presidente di Giuria dei premi letterari “Ponte Vecchio” (Firenze) e del “Città di Fermo”. Contatti: lorenzo.spurio@alice.it

Pubblicato il 05/01/2012, in Poesia, Recensioni librarie, Segnalazioni con tag , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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