“Ritorno ad Ancona e altre storie” di Lorenzo Spurio e Sandra Carresi, recensione a cura di Santina Russo

 “ RITORNO AD ANCONA E ALTRE STORIE”

di Lorenzo Spurio e Sandra Carresi

Recensione di Santina Russo

“Ritorno ad Ancona e altre storie” è una raccolta costituita da tre racconti, tre storie diverse, protagonisti diversi accomunati da sentimenti di insicurezza, di emozioni spesso travolgenti e inspiegabili, a volte illusorie ma, non per questo, prive di valore.  Storie di  uomini e donne comuni che rappresentano l’universalità degli eventi quotidiani e abituali che possono capitare a chiunque, portando il lettore ad immedesimarsi in maniera del tutto naturale nei personaggi delle storie che legge.

Le storie sono intercalate in contesti narrativi e descrittivi caratterizzati da un’accuratissima attenzione al dettaglio, al particolare. Sono dettagliatamente e accuratamente descritti non solo le ambientazioni geografiche ma anche, e soprattutto, le analisi introspettivi dei personaggi, il travaglio delle loro emozioni spesso soffocate, altre volte vissute pienamente, ora con timore e titubanza, ora con ardore e impulsività.

Nel primo racconto “Telefonate anonime” i protagonisti sono figure femminili, una giovane donna e sua madre, ed è quasi impossibile per una donna non riconoscersi in almeno una di queste donne o delle situazioni che vivono in questo racconto.

La narrazione inizia con un accento noir, un alone di mistero avvolge la giovane protagonista Giada, preoccupata dalla ricezione continua e scandita da un preciso ritmo temporale, di telefonate anonime. Dopo una serie di eventi che, per certi aspetti, possano sviare il lettore portandolo a ipotizzare conclusioni azzardate sul mistero delle telefonate, la soluzione dell’enigma si rivela del tutto inaspettata e inusuale. Dietro la cornetta non c’era, come di solito si pensa, qualcuno che cercava di colpire, di spaventare, di fare del male ma una persona colpita e spaventata a sua volta, che cercava il bene.

Nella storia intervengono anche diverse figure maschili, alquanto controverse. Uomini legati alle due donne protagoniste da un rapporto ambiguo, come quello di Giada con il brillante avvocato del quale al primo sguardo s’invaghisce; da un rapporto svanito molto tempo fa e improvvisamente riemerso in forme del tutto inattese, come quello dei genitori di Giada e infine, da un rapporto nato quasi per una forzatura del destino che pone Giada di fronte a Jacopo.

Il secondo racconto “Ritorno ad Ancona” vede come protagonista Rebecca, una donna matura ma ancora piacente, che sfugge alle pene vissute a causa del divorzio, cercando un po’ di pace e di relax a Ischia.  In una cornice pittoresca descritta con l’ormai tipica ricercatezza e cura del particolare, l’incontro con il dottor Vincenzo Pistola avviene in maniera del tutto casuale, come capita spesso in vacanza di imbattersi in persone nuove.  Dall’incontro alla passione travolgente passa ben poco, Rebecca inspiegabilmente si concede ad un uomo quasi sconosciuto che la intriga e la conquista per la sua gentilezza e pacatezza. Il rapporto si fa profondo, nonostante il pochissimo tempo a disposizione, all’attrazione fisica si aggiunge ben presto la consapevolezza di un sentimento che va al di là del piacere. Il ritorno ad Ancona, dopo la breve ma intensa vacanza, costituisce per Rebecca un ritorno alla realtà, un ritorno alla quotidianità. Rebecca ha vissuto un duplice viaggio, uno fisico che l’ha portata prima ad Ischia e poi ad Ancona, dove ha fatto ritorno ed uno sentimentale che dal naufragio del divorzio con il marito l’ha portata ad esplorare nuovi orizzonti. Sarà, quest’ultimo, un viaggio senza ritorno?

Il terzo racconto “Un cammino difficile” porta un titolo alquanto emblematico. E’, fra tutti, il racconto più sofferto, a tratti anche commovente. Protagonisti anche qui uomini e donne comuni, con i loro difetti e i loro pregi. Alberto ed Eva s’innamorano, si sposano quasi subito e il forte desiderio di famiglia li porta ad adottare due bambini di origine russa. Ben presto, però, Alberto va via da casa, soffocato dalle nuove responsabilità di padre, lascia Eva e i bambini, sentiti più come un peso che come un dono.  In questo racconto affascina molto l’introspezione psicologia di Eva, una donna che ama di un amore incondizionato e smisurato. Eva è l’amore, la tenacia, la maturità; Alberto è l’egoismo, la frivolezza, l’immaturità.

Gli autori, non a caso, hanno scelto il titolo del secondo racconto per intitolare tutta la raccolta: “Ritorno ad Ancona”. In effetti, tutte le storie alludono in qualche modo al viaggio, in ciascuna storia i protagonisti affrontano un viaggio, non solo fisico ma soprattutto sentimentale. Viaggia molto Giada per lavoro da Firenze a Roma, il viaggio la porta a fare nuove conoscenze, ma sarà soprattutto un viaggio a ritroso nel tempo a sconvolgere la sua quotidianità, un viaggio in un passato che le è del tutto ignoto.

Viaggia Rebecca, per la sua vacanza ad Ischia. Viaggiano Alberto ed Eva, insieme, quando si recano in Russia per incontrare i bambini che adotteranno come loro figli, ma il “cammino difficile” è quello svolto da Eva che da sola si fa carico delle proprie responsabilità per crescere, educare ed amare i suoi figli, ed è quello svolto da Alberto quando lotta contro la sua malattia.

Una narrazione semplice e lineare, impreziosita da dettagli minuziosamente descritti, assicura al lettore una lettura piacevole e rilassante. Alla fine si ha quasi l’impressione di aver letto nei diari di questi personaggi, che hanno confidato i loro sentimenti al lettore, il quale non può non sentirsi partecipe dei loro eventi.

 

a cura di SANTINA RUSSO

http://www.santinarusso.com/Ritornoancona612.htm

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Pubblicato il 06/06/2012, in Recensioni librarie con tag , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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