“Chesil Beach” di Ian McEwan, recensione di Lorenzo Spurio

Chesil Beach, il fallimento della prima notte d’amore

DI LORENZO SPURIO

 

Ecco come il corso di tutta una vita può dipendere…dal non fare qualcosa. A Chesil Beach, Edward avrebbe potuto richiamare Florence, o seguirla. (p. 136)

 

Chesil Beach è il penultimo romanzo di Ian McEwan. Si è parlato poco di esso forse perché la data della sua pubblicazione è venuta a coincidere, grosso modo, con l’uscita della rappresentazione filmica di Atonement, film diretto da Joe Wright sull’omonimo romanzo di McEwan. Il film ha ottenuto in effetti un gran successo da parte di pubblico e critica, oltre a un incasso record nei botteghini.

Chesil Beach è un romanzo breve ma denso. Si legge bene, scorre via tra le pagine. Ma è complesso. La solita complessità di McEwan che si dibatte tra il tragico e il sensuale, tra l’orrendo e il grottesco. È il sesso il vero protagonista del romanzo. Un sesso inesistente ed impossibile nella prima notte di nozze tra due ragazzi dell’Inghilterra anni ’60. Tutto va come non dovrebbe andare. I due amanti sono impacciati e confusi, non sanno cosa fare. Si sbagliano continuamente e si accusano vicendevolmente per i loro insuccessi sessuali. I protagonisti sono buoni solo a scambiarsi carinerie e dichiarazioni di amore ma nella pratica sono completamente inetti e incapaci. Lui vorrebbe fare l’amore con lei mentre lei è continuamente senza voglia, non prova desiderio né comprende nella sua testa la necessità di farsi penetrare. Le loro conoscenze sulla questione sono di carattere manualistico e l’inesperienza e la forte titubanza sono le cause dell’insuccesso del loro primo rapporto sessuale. Un rapporto grottesco e goffo, che fa ridere ma che è vivido e mentre leggiamo quel passo del romanzo, il più suggestivo, l’immagine di quella scena raccontata non può fare a meno di sfilare davanti ai nostri occhi. Entrambi puntano molto su quella serata d’amore ma sarà un completo fallimento. A causa dell’eccitazione, dell’inesperienza e di un forte stato di ansia Edward non riuscirà a controllarsi ed eiaculerà dispiaciuto su una coscia di Florence. Lei rimarrà schifata e offesa, lui si sentirà maledettamente colpevole e idiota. Tutto cade a seguito di questo episodio e la coppia si spezza. I due si allontanano e non si rivedono più. McEwan sembra voler sottolineare come nella società contemporanea spesso si punta sul sesso e sulla componente materiale del rapporto uomo-donna e poco sulla comunanza di intenti e l’autenticità del rapporto amoroso. McEwan sembra suggerire che l’incapacità, il senso di vergogna e la timidezza dei due giovani, oltre a provenire dal loro essere vergini, deriva da una loro difficile situazione familiare alle spalle e soprattutto dalla società inglese del periodo dominata da obblighi e divieti:

E in che cosa consisteva l’ostacolo? Nelle rispettive personalità unite al passato, a ignoranza e paura, timidezza, pruderie, mancanza di fiducia in se stessi, esperienza e disinvoltura, più qualche strascico di divieto religioso, l’educazione britannica e l’appartenenza di classe, la Storia insomma.

Il romanzo tocca in più punti anche le problematiche politiche e sociali legate all’Inghilterra degli anni ’60. Dà un breve squarcio dell’Inghilterra sotto Harold Macmillan. Un’Inghilterra che combatteva tra il moralismo borghese e le nuove tendenze della gioventù ribelle, tra la pudicizia e la dissoluzione dei costumi, tra il perbenismo e l’apertura al tema del sesso. La storia s’inserisce dunque appieno nella vigilia delle lotte per la liberazione sociale e del femminismo. Quest’ultimo è un ulteriore aspetto del libro che va analizzato con rispetto e che non deve essere sottovalutato. Se McEwan avesse ambientato la stessa storia nella nostra società contemporanea e non negli anni ’60, il romanzo avrebbe avuto molto meno senso.

La parte centrale del libro è costituita interamente dall’episodio del primo e unico rapporto sessuale che è poi la causa stessa della lite finale e della separazione dei due giovani. Solamente una cosa rimane inalterata nel tempo e non viene investita da liti né separazioni, è il mare mosso e la spiaggia di Chesil Beach. Il fatto che sia mosso può far pensare che qualcosa che ha turbato la tranquillità del mare è successa e che quelle onde non sono dunque solo dei semplici moti ondulatori delle acque. Ed è il mare, nella sua accezione di entità indefinita ed estesa, che in ultima battuta rimarca la distanza infinita tra i due giovani dopo quell’esperienza traumatica.

 

LORENZO SPURIO

Scrittore, critico-recensionista

 

E’ SEVERAMENTE VIETATO DIFFONDERE E/O RIPRODURRE QUESTA RECENSIONE IN FORMATO DI STRALCI SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTORE.

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Pubblicato il 31/07/2012, in Letteratura inglese, Recensioni librarie, Saggi letterari con tag , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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