“Matteo e Ronja nel Parco Nazionale dello Stelvio-Settore Trentino” di Lara Zavatteri

MATTEO E RONJA NEL PARCO NAZIONALE DELLO STELVIO-SETTORE TRENTINO. Di Lara Zavatteri

Si tratta di una fiaba per i bambini che vede come protagonisti, oltre al Parco, Matteo, un bambino di sei anni e il folletto Ronja. Insieme esploreranno il Parco e le sue bellezze in val di Rabbi e Peio, imparando i vari tipi di flora e fauna, le tradizioni di un tempo e i manufatti dell’uomo, ma anche l’importanza di rispettare l’ambiente. Per questo libro in particolare i disegni sono stati realizzati dal nipotino dell’autrice, Alessio, di 9 anni, che ha così illustrato la fiaba sia internamente sia sulla copertina.

 

Blog del libro:

http://matteoeronjanelparcodellostelvio.blogspot.com/

“L’inclinazione. Storia di Artemisia e Nives” di Lara Zavatteri

L’INCLINAZIONE. STORIA DI ARTEMISIA E NIVES. Di Lara Zavatteri

 

È  un libro di narrativa fantasy “L’Inclinazione. Storia di Artemisia e Nives”, dove le protagoniste sono la pittrice del Seicento Artemisia Gentileschi e una giovane giornalista dei nostri giorni, Nives. Artemisia, realmente vittima nel Seicento di una violenza ad opera di un amico del padre e decisa a far ricordare il suo nome per la sua arte e non per quanto aveva subito, prepara una pozione in grado di regalare a lei e ai suoi quadri l’immortalità, ma sbaglia. Gli effetti sono disastrosi nell’immediato e secoli dopo, quando entra in scena Nives, giornalista che si trova a scrivere del furto di un quadro proprio della Gentileschi. Ambientato a Trento, Nives si troverà a Roma, nella casa della pittrice, in un’avventura incredibile che la vedrà l’unica in grado di salvare il mondo dal predominio del male. Insieme ad altri protagonisti, si dà vita ad una disputa su episodi e personaggi della Storia che hanno scelto appunto il bene e il male e starà a Nives capire come agire. L’Inclinazione è davvero un quadro della Gentileschi (ritratta in copertina) ma s’intende anche l’attitudine di ognuno verso il bene o il male. Parlando di Artemisia e Nives si è voluta evidenziare la forza delle donne che sempre sanno rialzarsi, anche dalle situazioni apparentemente più disperate.

 

Blog del libro:

http://artemisiaenives.blogspot.com/

“Ritorno ad Ancona e altre storie” di Lorenzo Spurio e Sandra Carresi, recensione a cura di Rita Barbieri

Ritorno ad Ancona e altre storie

di Lorenzo Spurio e Sandra Carresi

Lettere Animate Editore, 2012

 

Recensione a cura di Rita Barbieri

 “Ritorno a Ancona e altre storie” è una raccolta di tre racconti brevi, uniti in un unico filo dalla presenza rilevante  delle figure femminili. Sono infatti loro ad essere le protagoniste indiscusse, il centro nevralgico attorno al quale ogni racconto si orienta, si proietta e si muove.

       Tre donne solitarie e di fatto sole, ma non per questo meno capaci di destreggiarsi in situazioni complicate, di trovare nei propri resti, nelle proprie insondabili risorse, la forza di riemergere dai flutti ondosi di una vita che non scorre mai linda e ordinata.

       Definirle donne forti, sarebbe improprio. Perché come molte donne reali, si lasciano abbandonare da “uomini che non sono più compagni”, piegare dal fascino di vite che sembrano appaganti almeno esternamente, dubitano di sé stesse più di quanto non lo facciano di quelli che hanno intorno. Le vediamo chiaramente, anche grazie a uno stile scorrevole e immediato, attraversare separazioni, drammi e scelte. Assistiamo attenti alle loro riflessioni interne, al loro processo di maturazione che segue perfettamente il tempo della narrazione, le seguiamo mentre fanno inequivocabilmente  e responsabilmente la cosa giusta, anche se non sempre la migliore.

      E alla fine le troviamo più donne di prima: più consapevoli, più tenaci e, se non più forti, almeno più resistenti. Agli urti, ai traumi, agli incidenti ma anche alle seduzioni facili e alle piccole gioie illusorie. Donne che, una volta sole, trovano sorprendentemente e per la prima volta in sé stesse la capacità di bastarsi. Di essere abbastanza. Complete così, anche se derubate di o da qualcosa.

       Potremmo leggere facilmente questo romanzo, liscio e scivoloso come un abito che cade bene, e apprezzarne altrettanto facilmente la struttura narrativa estremamente chiara e consequenziale o i periodi brevi e accurati. Ma potremmo anche leggerlo più intensamente come un piccolo romanzo di formazione che racconta storie di tutti i giorni: non per questo meno importanti, attuali o interessanti. Perché le storie di tutti i giorni sono anche le nostre ed è impossibile non ritrovarcisi in mezzo: riconoscere un pensiero che tante volte ci è appartenuto, un’espressione che ci è sfuggita di frequente o ammettere che, in certe occasioni, avremmo voluto avere almeno un po’ del  buonsenso delle protagoniste.

       Un collage di storie quotidiane, di esperienze comuni e di personaggi non archetipici che conduce, attraverso una prosa essenziale e ordinata, alla scoperta di un sottotesto personale e individuale, valido per ogni lettore. Una lettura sobria, semplice e piacevole, per questo consigliata.

 

a cura di Rita Barbieri    

15/04/2012

E’ SEVERAMENTE VIETATA LA DIFFUSIONE E LA RIPRODUZIONE DI QUESTO TESTO SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTRICE.

“Dalle ferite al perdono”, incontro con Agnese Moro, figlia dello statista italiano

In uscita “Una casa di petali rossi” di Kamala Nair

UNA CASA DI PETALI ROSSI

DI KAMALA NAIR

EDITRICE NORD

IN USCITA IL 26 APRILE 2012


La scrittrice è una ragazza americana di origine indiana. “Una casa di petali rossi” è il suo romanzo di esordio e racconta il viaggio in India della protagonista, Rakhee, alla ricerca delle proprie origini e dipinge con intima  semplicità la vita, le tradizioni ed i segreti che la sua famiglia indiana ha nascosto dietro un misterioso giardino inaccessibile.

Il romanzo è stato molto  apprezzato dai lettori americani (vedi Amazon http://amzn.to/kamalanaire
Goodreads http://bit.ly/HqhMDP. e recensito da importanti blog come Elle.com: 

“Leggere Una Casa Di Petali Rossi è un’esperienza indimenticabile: le protagoniste con i loro errori, i loro rimpianti, le loro paure e i loro segreti, lasciano il segno.”
http://fashion.elle.com/culture/2011/06/15/an-enchanting-family-odyssey/

e da importanti blog letterari come Publisher Weekly: “Nair ha creato un romanzo di formazione soddisfacente con una prosa delicata e uno sfondo lussureggiante” http://www.publishersweekly.com/978-0-446-57268-2
Se ti interessa si possono leggere le prime pagine del libro a questo indirizzo: http://www.unacasadipetalirossi.it/la-storia
o ascoltarle in questo video http://youtu.be/5sW0-H7_qE0e su Soundcloud http://snd.sc/IbNAcB

Abbiamo creato una sezione apposita per aiutare i blogger a trovare più informazioni possibili (biografia autrice, immagini e genesi del romanzo): http://www.unacasadipetalirossi.it/materiali

Buona Pasqua!!

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Emanuele Marcuccio, poeta palermitano, intervistato da Suroeste, rivista italo-venezuelana

Intervista internazionale (testo spagnolo a fronte) a Emanuele Marcuccio[1], la prima parte da pag. 116 a 123, del numero di aprile della web-magazine italo – venezuelana “Suroeste”, la seconda parte sarà online nel numero di maggio.


[1] EMANUELE MARCUCCIO è nato a Palermo nel 1974. Ha conseguito la maturità classica nel 1994. Coltiva dal 1990 con particolare dedizione il genere poetico; nel 2000 ventidue sue poesie sono apparse nel Volume antologico Spiragli 47 per l’Editrice Nuovi Autori di Milano. Varie poesie dell’autore sono apparse su Antologie poetiche e riviste nazionali e straniere e nel 2009 l’autore ha pubblicato la sua prima silloge di poesie intitolata Per una strada (SBC Edizioni) contenente la sua intera produzione poetica riguardante il periodo dal 1990 al 2006.

Dal giugno 2010 è collaboratore editoriale della casa editrice Rupe Mutevole dedicata alla scoperta di nuovi talenti; dall’ottobre 2011 è direttore onorario del blog di promozione culturale “Vetrina delle Emozioni”, curato dalla scrittrice e poetessa Gioia Lomasti e collaboratore della rivista online di letteratura Euterpe. Marcuccio ha scritto anche vari aforismi (di prossima pubblicazione nel Volume Pensieri minimi e massime), alcune poesie e pensieri ad argomento religioso, tuttora inediti e, negli ultimi tempi, ha curato una serie di interviste per “Vetrina delle Emozioni”. Sta terminando di scrivere un dramma epico in versi, ambientato in Islanda, a cui lavora fin dal 1990.

La Semana Santa 4/4, altri elementi

  1. Altri elementi della Semana Santa
  1. I pasos

Il termine paso deriva dal latino passus che significa ‘scena’ ma anche ‘sofferenza’. I pasos sono i carri che contengono le immagini sacre che sfilano durante le processioni. Normalmente una confraternita dispone di due pasos, uno contenente un’immagine di Cristo e l’altro contenente un’immagine della Madonna ma alcune confraternite hanno un solo paso. I camareros sono le persone che si occupano di addobbare e di abbellire con fiori, luci e e candele il paso che ha un’immagine cristologica mentre le camareras si occupano della stessa mansione per immagini delle Vergine.

 

  1. Mujeres con mantilla

Nelle celebrazioni del giovedì santo dietro al paso sfilano donne vestite in nero e che portano la mantilla. La mantilla è un velo utilizzato dalle donne spagnole in occasioni di grande festa (Giovedi Santo, matrimoni, celebrazioni della famiglia reale). Solitamente è di colore nero e viene impiegato nel giovedi santo come segno di lutto per la morte di Cristo ma in altri contesti alieni alla Semana Santa viene impiegato anche la mantilla di colore bianco (ad esempio quando la regina Sofia di Spagna è andata in visita al Pontefice indossava una mantilla bianca).

La mantilla è un velo molto elaborato formato da una serie di ricami preziosi. Solitamente è un oggetto che viene tramandato da madre in figlia e che ha un grande valore non solo economico ma anche affettivo. Il supporto che collega la mantilla all’acconciatura della donna è rappresentato da una sorta di pettine dai denti molto lunghi chiamato horquilla o broche.

  1. Le saetas

La saeta è un canto religioso, solitamente improvvisionato e senza accompagnamento musicale realizzato durante la processione della Semana Santa e che ha un origine andalusa. Si tratta di una canzone ad esecuzione libera, piena di lirismo e d’influenza araba che viene cantata da qualche persona mentre il paso attraversa la via ma è molto più frequente che venga intonato da un balcone di una casa mentre il paso sta dirigendosi alla destinazione finale, quella del ritorno nella sua parrocchia. In questi casi il paso si ferma dinanzi al balcone dove la persona sta intonando la saeta e attende la sua conclusione, prima di riprendere il suo percorso.

Ovviamente la Semana Santa comprende molti altri elementi ed è regolata da esplicite regole per ogni confraternita. In questo breve scritto si è cercato di sintetizzare quello che è considerato uno dei più grandi fenomeni culturali e folklorici della Spagna e in maniera particolare dell’Andalusia. Agli occhi di uno straniero le processioni dei carri ricchemente addobbati, la grande partecipazione del pubblico, il singolare abito dei penitentes con il cappello a cono possono risultare una mera rappresentazione scenografica, una recita grottesca che fa pensare a una sorta di Carnevale a cui partecipa tutta la città. Si tratta di una prima impressione che non corrisponde nemmeno lontanamente a ciò che è il vero spirito della Semana Santa spagnola che si identifica invece sulla celebrazione del dolore per la morte di Cristo e la successiva festa per la sua Rinascita. E’ un modo degli spagnoli per celebrare la festa più importante della religione cattolica. Agli occhi di non la condivide da un punto di vista partecipativo può sembrare ridondante, eccessiva nei suoi modi, nei colori, nelle zaffate d’incenso che impregnano gli abiti e nei suoni ritmati e incalzanti della banda. Si tratta pur sempre di una celebrazione della religione, dei dolori di Cristo. Pertanto non va vista come mero fatto folklorico, come evento a cui assistere perché suggerito dalle guide turistiche sotto la dicitura “Da non perdere” ma va intesa come la celebrazione di Cristo e del suo martirio. Va apprezzata e partecipata a livello intimo e religioso.

a cura di LORENZO SPURIO

E’ SEVERAMENTE VIETATO RIPRODURRE E DIFFONDERE STRALCI O L’INTERO TESTO SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTORE.

La Semana Santa 3/4: i nazarenos

3. I nazarenos

I nazarenos o penitentes sono i confratelli di una confraternita religiosa che durante la Semana Santa prendono parte alle celebrazioni e al corteo religioso della confraternita alla quale appartengono.  Ogni confraternita ha un vestiario che la caratterizza. Dell’uniforme del penitente gli elementi principali sono:

-          il capirote (o capuz o tercerol o cucurucho), il singolare cappello a cono portato dal penitente che, per la sua struttura, vuole alludere a l’avvicinamento della persona che lo indossa verso il cielo, verso Dio;

-          la túnica (la tunica);

-          il cíngulo (la corda legata alla vita);

-          il cinturón (la cintura);

-          i guantes (i guanti);

-          gli  zapatos (le scarpe);

-          i calcetines (i calzetti).

Le differenze nel vestiario tra una confraternita e l’altra sono principalmente dovute a:

-          il colore del vestito

-          il tessuto del vestito

-          la presenza o l’assenza di emblemi stampati sulla tunica o sulle maniche

-          gli accessori che caratterizzano il penitente di quella confraternita.

Tra i penitentes durante il corteo c’è chi sfila scalzo, partecipando alla celebrazione rendendo la sua penitenza più dura ed esplicita, altri sfilano con la croce, altri ancora con particolari oggetti importanti per quella confraternita.

Mi trovai in Andalusia nel 2009 proprio durante le celebrazioni per la Semana Santa. Fui nelle citta di Granada e Córdoba, due delle città in cui, assieme a Siviglia, le festività sono molto celebrate e partecipate. Mi capitò di trovare in un bar un libricino con gli orari di tutte le processioni delle confraternite, i loro tragitti, i punti di partenza, di arrivo e nel libricino di ciascuna confraternita si spiegava l’anno della sua fondazione, quanti nazarenos sfilavano e le caratteristiche dell’abito. La trovai una cosa divertente, come se si trattasse di un libricino con  i vari appuntamenti di un campionato di calcio ma, ad una seconda lettura, si rivelò un interessante spunto per  l’approfondimento del complesso festivo-celebrativo che contraddistingonono la Semana Santa in territorio andaluso.

 

Sebbene il termine nazareno venga spesso impiegato come sinonimo di penitente all’interno della Semana Santa de Sevilla i due concetti non corrispondono. Nella città di Siviglia si chiamano nazarenos i membri della confraternita che indossano l’abto  e accompagnano i pasos reggendo dei ceri e alcune insigne della confraternita. I penitentes invece, sempre vestiti nell’abito della confraternita reggono delle croci dopo il paso.

A seconda della funzione particolare che il nazareno svolge durante il corteo è possibile distinguere:

  1. nazarenos de fila: regolano le file dei nazareni. Se portano dei ceri vengono anche chiamati nazarenos de luz.
  2. nazarenos con cruz: sfilano dietro il paso e portano delle croci. Secondo la terminologia sivigliana sono penitentes.
  3. nazarenos portadores de atributos o insignas: quelli che portano le insigne della confraternita (stendardi, libro delle regole etc)
A CURA DI LORENZO SPURIO 

E’ SEVERAMENTE VIETATO RIPRODURRE E DIFFONDERE QUESTO TESTO NELLA FORMA DI STRALCI O INTEGRALMENTE SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTORE.

 

“Ritorno ad Ancona e altre storie” di Lorenzo Spurio e Sandra Carresi, recensione a cura di Emanuela Ferrari

Ritorno ad Ancona e altre storie

di Lorenzo Spurio e Sandra Carresi

Lettere Animate Editore, 2012

 

Recensione a cura di Emanuela Ferrari

Il libro scritto da Lorenzo Spurio e Sandra Carresi, dal titolo Ritorno ad Ancona e altre storie, raccoglie tre storie che, pur narrando vicende diverse, hanno un filo conduttore comune, ovvero si “muovono” sul terreno dei sentimenti, più precisamente partono da un punto di riferimento iniziale: la famiglia che si crea, che si ha per poi arrivare a situazioni diverse rispetto al punto di partenza. Tutto ciò che accade prende spunto da questo micro-cosmo, o micro-mondo, che ci portiamo appresso anche quando sembra averci abbandonato. Dal genio creativo dei due autori “nascono” tre racconti molto avvincenti, assai ricchi di particolari descrittivi su luoghi, persone, stati d’animo, riflessioni introspettive che portano il lettore a sfogliare le pagine con voracità.

Tre storie intense, vissute, emozionanti dove le protagoniste indiscusse sono tre donne: Giada (33 anni), Rebecca (55 anni), Eva (circa 40 anni) che mi sento di definire tre “pilastri” in quanto prendono in pugno la situazione e cercano di gestirla al meglio dimostrando una forza vitale, una energia inaspettata che le induce ad andare avanti. Questo tratto è comune alle tre donne, che appartengono a generazioni diverse e vivono emozioni differenti e con vissuti molto lontani che possiamo ricollegare al modo di essere delle donne italiane: tenaci, forti, presenti, super-impegnate e soprattutto umane, aperte all’altro, disponibili all’ascolto del mondo che le circonda. Infatti, Giada decide di “accogliere” il fratello Jacopo di cui non conosceva l’esistenza, Eva mantiene un dialogo aperto con l’ex-marito, Alberto, anche quando la mette in difficoltà per allontanarla con i bambini dalla casa che questi voleva dividere con la sua compagna. Poi Rebecca, pur avendo conosciuto Vincenzo, mantiene il ricordo e la “presenza” del marito nella casa ad Ancona.

Tanto ancora si potrebbe “dire” su questo libro nato dall’abile penna di due scrittori dell’Italia centrale, luogo in cui ambientano la vita dei loro personaggi: Firenze, Fiesole, Ancona, Roma, San Casciano. L’abilità descrittiva dei colori, dei profumi, delle abitazioni rivela una profonda conoscenza del territorio e, soprattutto, la volontà di far risaltare gli aspetti più caratterizzanti: in Telefonate Anonime “le colline toscane, ombrate da verdi e tozzi ulivi”, mentre trapela un legame sincero con il nostro paese nella seguente frase, che conclude la prima pagina del racconto: “il cibo italiano, da molti declamato come il più buono al mondo”. Ed ancora Roma, dove Giada deve svolgere il suo servizio per la boutique di moda, è dipinta tra le righe come un posto rumoroso e frenetico, ma a cui si arriva in ogni modo, parafrasando il proverbio “tutte le strade portano a Roma”. Inoltre, i collegamenti tra le vie denotano una conoscenza – oserei affermare – diretta del percorso citato: via della Traspontina, che conduce a San Pietro, Campo dei Fiori…

In Ritorno ad Ancona sono molto belle le descrizioni colorate della flora, che adorna il balconcino dell’albergo ad Ischia, e la zona di Forio con i Giardini Poseidon ricchi di piante di ogni tipo e “guarniti” da magnolie profumate che sembrano emanare il loro avvolgente effluvio dalle pagine, mentre Ancona come si presenta al lettore? Appare silenziosa con un sole dorato che si rispecchia nel mare Adriatico…

Infine, in Un cammino difficile, ritorna una attenzione particolare alla Toscana, precisamente a Prato dove il paesaggio, ma soprattutto l’architettura ha perso ogni sembianza italiana assumendo sempre più connotati cinesi. In questa precisazione è possibile “percepire” una nota di rammarico da parte degli autori. Poi Viareggio quale luogo ideale per le vacanze estive, mentre Fiesole descritta così: “isola verde sulle colline fiorentine, fuori dal caos e ventilate”.

A questo punto credo che, per “assaporare” tutti gli ingredienti che sono stati maestralmente amalgamati insieme da Lorenzo e Sandra, non rimanga che immergersi nella lettura del loro lavoro per scoprire un mondo che “vediamo” tutti i giorni, forse anche con un certo distacco, ma che ci impone di riflettere sul valore delle persone e sui loro sentimenti.

Ringrazio i due autori  per aver prodotto un testo così ricco di contenuti per le nostre menti.

A CURA DI EMANUELA FERRARI

28/03/2012

QUESTO TESTO E’ UN ESTRATTO DELLA RECENSIONE SCRITTA DA EMANUELA FERRARI.

E’ SEVERAMENTE VIETATA LA DIFFUSIONE E LA RIPRODUZIONE DI QUESTO TESTO NELLA FORMA DI STRALCI O INTEGRALMENTE SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTRICE.

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