Presentazione “Qualche lontano amore” di Carla De Bernardi

CARLA DE BERNARDI SCRIVE:
Care amiche e cari amici,
ho il piacere di invitarvi alle presentazioni del mio ultimo libro “Qualche lontano amore” (Mursia 2011) di cui potete leggere una bella recensione dello
scrittore Marino Buzzi a questo link:http://cronachedallalibreria.blogspot.com/2012/02/qualche-lontano-amore.html
 

Primo appuntamento 
“L’adulterio ben temperato”
martedì 14 febbraio, alle 18,30 da MarinaC-Home Couture Italiana, (via Moscova 6/8, MM3 Turati), tra le sensuali 

lenzuola di MarinaC, ne parleranno con l’autrice, cercando di ribaltare i pregiudizi più comuni sull’argomento, la giornalista Francesca Zanocchio, direttore di www.stileedintorni.it  Regina Francesca Persico, conduttrice di «Donne Radiose» su www.Radiodeinavigli.com

     Secondo appuntamento
“L’adulterio:Istruzioni per l’uso”
giovedì 23 febbraio, presso La Casa di Vetro (via Luisa Sanfelice, 3) alle ore 18,30, una Tavola Rotonda per parlare liberamente e con leggerezza di quella che chiamiamo infedeltà e per ribaltare il concetto di tradimento nella possibilità di destreggiarsi felicemente fra più amori.
Ne parleranno con l’autrice, la psicoterapeuta e saggista Maria Cristina Koch, l’avvocato matrimonialista Francesca Zanasi (curatrice per Vanity Fair della rubrica ‘Finché amore non vi separi’) e lo scrittore  Antonio Steffenoni il cui ultimo romanzo è “Meglio  andare lontano»(Carte scoperte).

Chi acquisterà il libro in una delle due serate  riceverà in regalo  una stampa fotografica digitale firmata  di“Room 305”  della serie “Grand Hotel” di Carla De Bernardi.

E’ uscito il secondo numero della rivista Euterpe

E’ uscito il secondo numero a tema “L’erotismo: tra passione e lussuria” raccoglie poesie, racconti, saggi, recensioni, interviste ed altri testi critici, oltre a varie segnalazioni.

Nella rivista sono presenti testi di (in ordine alfabetico):  Acciai Massimo, Ametista, Azzena Giuseppina, Bello Federica, Benvenuti Elena, Biancaniello Mauro, Carresi Sandra, Ciano Martino, Condemi Elena, Crucitti Angela, Delorda Graziano, Di Chiara Maria Gabriella, Di Iasio Veronica, Dulcinea, Faggio Sunshine, Fantaci Monica, Folchini-Stabile Anna Maria, Girardi Maria, Lania Cristina, Laurenzi Dina Maria, Liga Veronica, Lombardi Iuri, Marcandrea Coco, Marcuccio Emanuele, Martillotto Francesco, Mucciola Ivana, Paraschiva Gilbert, Porcu Donata, Pozzoni Ivan, Rota Sara, Sikander Alex, Spurio Lorenzo, Statile Mariapia, Surano Paola, Talarico Maria Grazia, Trapani Maria Carla, Verrei Ida, Zanarella Michela.

La rivista può essere letta e scaricata collegandosi qui.

Ricordiamo, inoltre, che il prossimo numero della rivista avrà come tema “Metamorfosi, trasformazioni e travestimenti: la doppiezza dell’essere”. I materiali dovranno essere inviati a rivistaeuterpe@virgilio.it entro e non oltre il 4 Aprile 2012.

Recensione a “Petali d’acciaio” di Donatella Calzari, a cura di Lorenzo Spurio

Petali d’acciaio

di Donatella Calzari

con prefazione a cura di Emanuele Marcuccio

Rupe Mutevole Edizioni, Collana Sopralerighe

ISBN: 978-88-6591-103-7

Costo: 10,00 Euro

Pagg. 48

 

Recensione a cura di Lorenzo Spurio

 

E’ tagliente e ad effetto il titolo della prima silloge di poesie di Donatella Calzari, poetessa che ha già pubblicato alcune poesie su alcune antologie, partecipando tra l’altro a vari concorsi letterari. La prefazione, a cura di Emanuele Marcuccio, indirizza subito il lettore verso un certo tipo di lettura, che deve essere attenta, precisa e aperta a significati e interpretazioni multiple.

La poetica della Calzari è semplice ma mai banale, diretta, concisa nel numero delle parole ma altamente evocativa, chiara e lineare. La poetessa apre la raccolta con un’immagine di doppiezza, quella del clown che nel suo aspetto esteriore è divertente, comico, e fa ridere gli altri ma che dentro è invece triste: “in fondo al cuore/ una collana di tristezza/ da sgranare lentamente/ in solitudine…” (pag. 15). Sono frequenti le immagini antitetiche che la Calzari fornisce con le sue poesie quasi a testimoniare che una cosa, emozione, sensazione, condizione, esiste anche perché ne esiste il suo contrario, come avviene appunto nella figura del clown divertente ma triste, del mare caratterizzato da alta o bassa marea (pag. 17) e il binomio buio-luce in “Ricerca” (pag. 24). L’universo della Calzari è un mondo di doppi, di contrasti, di opposti che mai sono, però, connotati negativamente e che, invece, vengono delineati per esprimere l’eterogeneità delle possibilità.

Tutta la silloge presenta continui riferimenti al mondo naturale, soprattutto alla flora, e la Calzari istituisce spesso paragoni tra l’essere e il mondo vegetale per sottolineare non solo la precarietà dell’uomo ma anche il suo essere continuamente in balia di eventi e condizioni di dimensione e forza maggiore a quelli del genere umano. Un rimando ai giardini inquietanti di Buzzati è presente in “Insidie” dove, però, la poetessa auspica la sua metamorfosi in vilucchio, una pianta rampicante. La poesia della Calzari è naturalista, primitivista nel suo volersi rifare agli elementi naturali, alle piante, agli animali; importantissima è la presenza del vento richiamato in varie liriche, il mezzo che porta cambiamento, “dilania/ conduce/ disperde […] distrugge/ feconda” (pag. 26).

E mentre le poesie della Calzari sfuggono via pagina dopo pagina, così come gli innamorati che depennano i petali di una margherita nel famoso gioco d’illusione e di speranza, siamo consapevoli che, al termine del libro, il lettore ne esce arricchito e che quei petali d’acciaio, quelle schegge di lamine pungenti e luccicanti che il titolo evoca in realtà non sono che profumatissimi e soavi lembi di un qualche fiore che, solo nell’unità, ci consente di apprezzare il tutto, fatto, appunto, di tante parti che insieme costituiscono l’essenza delle cose.

Lorenzo Spurio

E’ SEVERAMENTE VIETATA LA RIPRODUZIONE E LA DIFFUSIONE DI STRALCI O DELL’INTERA RECENSIONE SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTORE.

“Ritorno ad Ancona e altre storie” di Lorenzo Spurio e Sandra Carresi

 In uscita il libro del giovane autore jesino Lorenzo Spurio
immagineLa vita e la sua ordinaria esistenza, a volte può rivelarsi una trama convincente e coinvolgente. E’ questo che trasuda dalla ricche righe di “Ritorno ad Ancona e altre storie” libro edito dalla giovane casa editrice Lettere Animate e scritto a quattro mani da Lorenzo Spurio (nato a Jesi nel 1985) e Sandra Carresi (Bagno a Ripoli), un libro nato da un’idea di Lorenzo Spurio e dalla sua voglia di raccontare la vita con tutta la sua straordinaria e prepotente vigoria.

E’ un’opera che coinvolgerà il lettore dalla prima all’ultima riga, perché ricco di sfaccettature quotidiane che sapranno catturare l’interesse di chi si lascerà trasportare dalle “avventure” narrate. Dalla presentazione di Antonella Ronzulli (Direttore di Collana): “Il primo numero della Collana Insieme è “Ritorno ad Ancona e altre storie” una scelta editoriale precisa e voluta, perché ne rappresenta il vero significato.

Lorenzo Spurio, giovane laureato in Lingue e Letterature Straniere e Sandra Carresi, madre e moglie con amore per la scrittura e la lettura, vivono due mondi differenti, in una realtà maschile e una femminile. Grazie alla loro amicizia, hanno unito l’esperienza del loro vissuto, l’approccio alla vita quotidiana stessa, e la fantasia, creando un libro di pregevole qualità.

La scrittura perfetta e coinvolgente, le storie attuali, arricchite da affascinanti descrizioni dei luoghi, conducono il lettore ad immedesimarsi nei protagonisti stessi, a porsi interrogativi sulle scelte attuate, forse anche a riconoscersi in loro”.

I vari temi trattati, amore, dolore, speranza, egoismo, fragilità, emozioni, presenti nel quotidiano di ogni essere umano, sono affrontati con intelligenza e sensibilità.

Il libro è in pre-ordine dal sito della casa editrice www.lettereanimate.com, dove sarà possibile anche vedere il mini-spot dell’opera e gli aggiornamenti e la sua evoluzione, un nuovo modo di fare editoria per giovani talenti come Lorenzo Spurio.

NOTIZIA TRATTA DA “VIVERE JESI” DEL 03-02-2012.

http://www.viverejesi.it/index.php?page=articolo&articolo_id=334769

Intervista a Idolo Hoxhvogli, autore di “Introduzione al mondo”, a cura di Lorenzo Spurio

Intervista Idolo Hoxhvogli

Autore di Introduzione al mondo

Notizie minime sopra gli spacciatori di felicità

Scepsi & Mattana Editori, 2012.

a cura di Lorenzo Spurio

LS: Come dobbiamo interpretare il titolo che hai scelto per la tua opera?

IH: Il titolo Introduzione al mondo non indica la volontà di descrivere il mondo in tutte le sue componenti o nelle sue strutture essenziali. Esaurire il mondo in un libro è un compito impossibile e perciò utopico: il sottotitolo, Notizie minime sopra gli spacciatori di felicità, smorza ironicamente l’apparente grande pretesa e promessa presente nel titolo. Non si può, dunque, obiettare al titolo una promessa non mantenuta: le notizie che nel libro tento di dare sono infatti minime, ma allo stesso tempo paradigmatiche. Perché paradigmatiche? Perché il compito dell’autore e dell’arte è trascendere il fatto bruto per elevarlo a una dimensione superiore rispetto al puro resoconto. Il titolo indica l’esperienza che ognuno di noi fa di alcuni aspetti della realtà. Fare esperienza è questo: introdursi al mondo e alle sue dinamiche. Il libro è suddiviso in tre parti: La città dell’allegria, Civiltà della conversazione, Fiaba per adulti. Queste tre parti sviluppano una forma di introduzione al mondo. La città dell’allegria introduce ad alcune patologie della società contemporanea. Civiltà della conversazione introduce alle contraddizioni della vuota conversazione che opprime i nostri giorni. Fiaba per adulti è l’introduzione tragica di una bambina al mondo attraverso l’orribile esperienza della pedofilia. Il percorso dell’introduzione è questo: società, cittadini, individuo.

LS: Un autore negherà quasi sempre che quanto ha riportato nel suo testo abbia un riferimento diretto alla propria esistenza ma, in realtà, la verità è l’opposto. C’è sempre molto di autobiografico in un testo ma, al di là di ciò, il recensionista non deve soffermarsi troppo su un’analisi di questo tipo perché finirebbe per risultare fuorviante e semplicistica. Quanto c’è di autobiografico nel tuo libro? Sei dell’idea che la letteratura sia un modo semplice ed efficace per raccontare storie degli altri e storie di se stessi?

IH: Mi colloco pienamente nella tradizione: nego riferimenti diretti alla mia vita e affermo allo stesso tempo che in ogni libro c’è anche il suo autore. Come chiarire questa strana compossibilità? Quantificare l’elemento autobiografico non solo non è utile, ma è anche arduo. Ciò che conta non è sapere quanto della vita dell’autore c’è nel libro, è importante sapere quanto della nostra vita c’è nel libro di un qualunque autore. Perché? Perché la vita dell’autore non conta. Quello che conta, nell’opera d’arte, è che il messaggio superi le vicende personali per raggiungere una dimensione collettiva. La letteratura –  l’arte in generale –  non è solo un modo per raccontare la storia degli altri e di sé: è l’unico modo. Non ci sono alternative, perché l’arte è l’unico modo per trasformare una vicenda personale in vicenda universale, per vedere nel volto di un personaggio tutti i volti di un popolo, per scorgere in un dialogo mille dialoghi, per scoprire, dunque, l’universale nel particolare.

LS: Quali sono i tuoi autori preferiti? Quali sono le tendenze, le correnti italiane e straniere e i generi letterari che più ti affascinano? Perché?

IH: I miei autori preferiti sono due: l’Universo e l’Uomo. Le tendenze che mi affascinano di più sono due: quella verso la vita e quella verso la morte. La corrente che mi ha più influenzato è quella del Golfo, non tollero invece gli spifferi. Il genere letterario che apprezzo di più è l’incisione paleolitica.

LS: So che rispondere a questa domanda sarà molto difficile. Qual è il libro che più ami? Perché? Quali sono gli aspetti che ti affascinano?

IH: Il libro che più amo è la vita. Non stanca mai, è piena di colpi di scena e possiamo scriverne qualche pagina.

LS: Quali autori hanno contribuito maggiormente a formare il tuo stile? Quali ami di più?

IH: Gli autori che hanno più contribuito a formare il mio stile sono la strada, il viaggio, la solitudine e i ristoranti con un menù inferiore ai venti euro. Non posso non citare, poiché determinante nella mia formazione, la prosa scritta sul ring dai pugni di Muhammad Alì.

LS: Collabori o hai collaborato con qualche persona nel processo di scrittura? Che cosa ne pensi delle scritture a quattro mani?

IH: Non ho mai collaborato con altri al processo di scrittura. Credo tuttavia che si tratti di una operazione molto interessante e con esiti significativi dal punto di vista editoriale e artistico. Penso ad esempio a Wu Ming, Kai Zen, Sic e Mama Sabot.

LS: A che tipo di lettori credi sia principalmente adatta la tua opera?

IH: Ai lettori capaci di intendere l’ironia di queste parole del grande scrittore Antonio Delfini: «Questo autore ignoto che vi si presenta è quasi certamente un imbecille. Però voi non ne siete sicuri. Prendetevi la soddisfazione di dare dell’imbecille a uno sconosciuto con documenti alla mano. Acquistate le mie pubblicazioni». Ai lettori capaci di comprendere le intime ragioni del feroce pessimismo di un Emile Cioran: «Se Noè avesse avuto il dono di leggere il futuro sicuramente avrebbe affondato la sua barca». Ai lettori capaci di mantenere la speranza, nonostante la speranza sia, dice Baltasar Gracián, «la più grande falsificatrice della verità».

LS: Cosa pensi dell’odierno universo dell’editoria italiana? Come ti sei trovato con la casa editrice che ha pubblicato il tuo lavoro?

IH: Il tema è complesso e la risposta può essere solo abbozzata. Per quanto riguarda l’editoria digitale, credo che l’ebook debba necessariamente essere il futuro per i periodici (non ha senso pubblicare in cartaceo un giornale che il giorno dopo deve essere buttato), per le opere di consultazione (non ha senso pubblicare in cartaceo opere che devono essere continuamente aggiornate) e per i prodotti editoriali che non hanno la necessità di diventare libro. Non credo che il libro possa essere soppiantato in toto, perché il libro e il file rimangono due cose diverse. Non ci resta che attendere, comprendere e guidare le nuove tecnologie. I lettori di ebook non hanno ancora una ergonomia tale da essere considerati più comodi e fruibili di un qualunque tascabile. Per quanto riguarda l’editoria cartacea, vorrei sottolineare che quella editoriale è un’industria, non solo un’arte, e come tale è regolata dalle leggi del mercato e dell’economia. I piccoli editori dovrebbero avere maggiore attenzione verso l’utilizzo della stampa digitale (che permette di non avere copie invendute nei magazzini) e i nuovi canali promozionali offerti da internet. Tutti gli editori, poi, dovrebbero a mio parere concentrarsi sul catalogo, sviluppando un’offerta editoriale che sappia resistere nel tempo. Con la casa editrice che ha investito nel mio libro mi sto trovando molto bene.

LS: Pensi che premi, concorsi letterari e corsi di scrittura creativa siano importanti per la formazione dello scrittore contemporaneo?

IH: I premi, a mio parere, non sono molto utili per la formazione dello scrittore. Contano solo due cose: la vita e la lettura. Senza la vita, i libri non hanno sostanza; senza la lettura, l’autore non ha le parole. I premi, però, sono sicuramente utili per farsi conoscere dal pubblico. Non amo i corsi di scrittura. Non credo che al mondo vi sia una scuola di scrittura migliore della lettura. Sfido qualunque docente di scrittura creativa ad essere più utile della lettura di Bukowski, Henry Miller, Robert Walser, Flaiano, Calvino o Gadda. Una scuola di scrittura, nel senso radicale dell’espressione, non esiste. Trovo comunque utili le scuole di scrittura che hanno come obiettivo il confronto e la problematizzazione della scrittura degli allievi. Un possibile aspetto deteriore delle scuole di scrittura è questo: l’omologazione e la standardizzazione stilistica e tematica.

LS: Quanto sono importanti il rapporto e il confronto con gli altri autori?

IH: Fondamentali. Faccio tesoro di ogni critica od osservazione ragionata e argomentata. Senza confronto, la scrittura si atrofizza e si avvita su se stessa, rischia il solipsismo.

LS: Il processo di scrittura, oltre a inglobare, quasi inconsciamente, motivi autobiografici, si configura come la ripresa di temi e tecniche già utilizzate precedentemente da altri scrittori. Ci sono spesso, dietro certe scene o certe immagini che vengono evocate, riferimenti alla letteratura colta quasi da far pensare che l’autore abbia impiegato il pastiche riprendendo una materia nota e celebre, rivisitandola, adattandola e riscrivendola secondo la propria prospettiva e i propri intendimenti. Che cosa ne pensi di questa componente intertestuale caratteristica del testo letterario?

IH: In Introduzione al mondo la componente ipertestuale è fortemente presente. I testi che compongono il libro si citano l’un l’altro, hanno un filo conduttore (allegria, conversazione, pedofilia), sono collegati come i nodi di una rete. Come indicato nella Nota, tre testi sono frutto di una riscrittura attualizzante. Hai colto un punto fondamentale: l’utilizzo di materiali differenti, il pastiche stilistico e concettuale. Pensa a Introduzione al mondo come a una strada. In una strada sono possibili i più svariati incontri e convivono le più marcate differenze. Da qui la coesistenza di testi tra loro diversissimi, ma accomunati dal fatto di essere parte di un intero.

LS: Hai in cantiere nuovi lavori e progetti per il futuro? Puoi anticiparci qualcosa?

IH: Sì, ho in cantiere un nuovo lavoro. Si tratta di una raccolta di racconti sulla falsa allegria contemporanea e sul modo in cui questa viene quotidianamente decapitata dalla realtà. Sarà un lavoro più ironico e corrosivo rispetto a Introduzione al mondo, saranno minime le parti di narrativa speculativa e più ricche quelle caustiche e mordaci. Le storie del nuovo lavoro rispondono, dal punto di vista della genesi, a questo interrogativo: come i moduli narrativi della letteratura per l’infanzia possono essere riutilizzati e attualizzati in maniera violenta?

LORENZO SPURIO

E’ SEVERAMENTE VIETATA LA RIPRODUZIONE E LA DIFFUSIONE DI STRALCI O DELL’INTERA INTERVISTA SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTORE.

“Drest” di Saverio Manzi

“Drest” di Saverio Manzi in uscita presso la Casa Editrice Neftasia –  Dall’amore per il cinema ad un libro per il grande schermo

 La forza di questo lavoro è l’idea originale: nel cinema degli anni ’30, quando domina il bianco e nero, un attore di pelle leggermente scura diventa un divo facendosi passare per bianco. Ma quando è il momento di fare un film a colori, partono i sospetti, volti a screditare il divo; sospetti mossi da una rabbia innata, che rigetta il fatto che l’oggetto dei sogni di tutta una nazione sia un uomo di pelle nera.

Tutto questo dà origine a varie sottotrame che dipingono un affresco di tutto l’ambiente hollywoodiano del primo sonoro e del suo modo di pensare, inquadrando soprattutto la questione degli attori neri, artisti che, indipendentemente dalla loro bravura, nel cinema venivano relegati a parti di personaggi ottusi e buffi, spesso oggetto di comica umiliazione.

Il testo viene sviluppato secondo una struttura scorrevole, ed è composto da brevi capitoli che entrano pian piano nella storia e nel vero e proprio mistero attorno all’attore su cui tutto è incentrato.

 

 Sinossi

A Hollywood negli anni ’30 la gente vive di cinema e di divi. Un attore soprattutto, di nome Danny Drest, molto riservato nella vita privata, incanta per intensità e bellezza. Quando l’invenzione del colore viene consolidata tutti si aspettano che questo divo giri a colori, ma tra lo stupore generale il nuovo film con Drest esce ancora in bianco e nero. Un uomo indaga e scopre che in realtà Drest non gira a colori perché è di pelle leggermente nera, e farsi passare per bianco, in un cinema che relega gli attori neri a parti di sfondo spesso ridicolizzanti, è stato l’unico modo per poter ottenere ruoli esclusivamente in funzione del suo talento. La nazione tutta è sgomenta da questa rivelazione; l’uomo più bello e desiderato, la più grande star, è un nero, un (secondo la concezione dell’epoca) animale. A questo punto Drest sparisce nel nulla, ma nuovi sviluppi lo riporteranno alla ribalta, e saprà dare una lezione di umanità a tutti.

Intervista a Vincenzo Calò, autore di “C’è da giurare che siamo veri”, a cura di Lorenzo Spurio

Intervista a Vincenzo Calò

Autore di C’e’ da giurare che siamo veri

Albatros Editore, 2011

 a cura di Lorenzo Spurio

LS: Come dobbiamo interpretare il titolo che hai scelto per la tua opera?

VC: Trattasi di un’assicurazione sulla Vita, dall’aspetto appetitoso se fossimo un po’ tutti dediti alle letture corpose dei nostri segni particolari…Mi preoccuperei piuttosto delle mie iniziali che se unite ti possono indurre ad immaginare qualcos’altro…!

LS: Un autore negherà quasi sempre che quanto ha riportato nel suo testo ha un riferimento diretto alla sua esistenza ma, in realtà, la verità è l’opposto. C’è sempre molto di autobiografico in un testo ma, al di la di ciò, il recensionista non deve soffermarsi troppo su un’analisi di questo tipo perché risulterebbe per finire fuorviante e semplicistica. Quanto c’è di autobiografico nel tuo libro? Sei dell’idea che la letteratura sia un modo semplice ed efficace per raccontare storie degli altri e storie di sé stessi?

VC: Scrivo per un misto di presunzioni tra il comico, il drammatico e il malinconico, col gusto di peccare autenticamente perché l’attimo fuggente è insito al riconoscersi per colture idealistiche che il Presente non fa quasi mai più tornare indietro. Mentre un accendi & spegni di rassegnazioni interpretative che (spero) non mi riguardino disegnano le sensazioni del Prossimo, io mi diverto a trovare straordinario come possa essere riduttiva una minaccia di Morte caratterizzabile passando di stagione in stagione a decorare con cenni biografici eventi che non conducano l’umanità all’Imprevisto…!

LS: Quali sono i tuoi autori preferiti? Quali sono le tendenze, le correnti italiane e straniere e i generi letterari che più ti affascinano? Perché?

VC: Mi hanno sempre fatto tenerezza quegli artisti che si muovono silenti per centrare il vuoto di ogni incomprensione, fregandosene di passare in giudicato. Ermetismo e Maledizione vanno intesi per più forme di applicazione, di cui si necessita la Passione per ogni genere di curiosità, a costo di calpestare i best-seller e rimanere soli a riflettere luce naturale…

LS: So che rispondere a questa domanda sarà molto difficile. Qual è il libro che di più ami in assoluto? Perché? Quali sono gli aspetti che ti affascinano?

VC: Non c’è, perché in fondo tento disperatamente di riprodurlo pensiero dopo pensiero che, una volta sentiti sulla pelle o sul foglio, danno adito a quell’egocentrismo da smussare giocoforza per il bene dei sentimenti, delle sue future opere…!

LS: Quali autori hanno contribuito maggiormente a formare il tuo stile? Quali autori ami di più?

VC: Li devo ancora cercare, ma non v’è tempo in tal caso di agire, indaffarati più loro che io a rivedere se vale o no la pena di puntare sul look perché lo esigono i “superiori”…!

LS: Collabori o hai collaborato con qualche persona nel processo di scrittura? Che cosa ne pensi delle scritture a quattro mani?

VC: Gioco esclusivamente con la mia Indipendenza, solo così mi piace far parte di una relazione sociale, e sfidare così eleganza e classe nel raccontare come ci si debba aprire ad una differenza di vedute…

LS: A che tipo di lettori credi sia principalmente adatta la tua opera?

VC: Invito coloro che non provano fatica a esporsi al contatto di una vittoria come di una sconfitta modale a…continuare a leggersi senza troppa cura!

LS: Cosa pensi dell’odierno universo dell’editoria italiana? Come ti sei trovato/a con la casa editrice che ha pubblicato il tuo lavoro?

VC: Siamo, senza accorgerci, in fase di rinnovamento…l’autore sta prendendo ad entusiasmarsi dal punto di vista manageriale, Albatros e non solo dovrebbero suppergiù gratuitamente constatarlo, solo così avranno il loro degno ritorno d’immagine…Personalmente ritengo d’aver pagato una prostituta, sai com’è…la prima volta! Capita…s’impara nient’altro che a voler diventare più forti…! Ecco, solo su quest’ultima mia affermazione accetto eccome il punto interrogativo dell’estraneo di turno…

LS: Pensi che i premi, concorsi letterari e corsi di scrittura creativa siano importanti per la formazione dello scrittore contemporaneo?

VC: Basta non essere gelosi dei trionfi dei colleghi…generalmente rappresentano un incentivo a non farsi da parte fuggendo per la propria libertà espressiva, come se ci volesse solo una raccomandazione a tacere in un modo sempre più nuovo sul cambio generazionale in tale settore…!

LS: Quanto è importante il rapporto e il confronto con gli altri autori?

VC: Lo deduci da come ti ho risposto fino ad ora, tranquillamente, proporzionale al desiderio di smettere o meno di guardare diritti e doveri in fase di rimorchio, banalmente…

LS: Il processo di scrittura, oltre a inglobare, quasi inconsciamente, motivi autobiografici, si configura come la ripresa di temi e tecniche già utilizzate precedentemente da altri scrittori. C’è spesso, dietro certe scene o certe immagini che vengono evocate, riferimenti alla letteratura colta quasi da far pensare che l’autore abbia impiegato il pastiche riprendendo una materia nota e celebre, rivisitandola, adattandola e riscrivendola secondo la propria prospettiva e i propri intendimenti. Che cosa ne pensi di questa componente intertestuale caratteristica del testo letterario?

VC: Il totale di una meraviglia detiene i suoi perché da subito, il problema scatta quando, certi infinitamente di questo preambolo, scorgi il terrore, nel componimento affettivo e conseguentemente di carriera, dato e riavuto, di scoprirsi realmente e sostenere che la penna va per esaltare la capacità di mortificare senza troppe introduzioni corsi e ricorsi storici su forme di perbenismo che devono arrecare assolutamente fantasia, spettacolo, l’essere esaustivi nel sottolineare tale imperativo, affinché la complessità del lettore sia configurabile anche scioccamente, con la disinvoltura tipica dell’inventore di saggezza che ha di che offrire per soffrire le sue gioie nel rispetto della normalità…

LS: Hai in cantiere nuovi lavori e progetti per il futuro? Puoi anticiparci qualcosa?

VC: Ah Lorenzo, mal che vada scriverò per me stesso, su “capolavori” che non ci avranno reso unici. Sorriderò facendo la fame dell’editore che sa di essere bravo ma non belloper la distribuzione della materia prima: la voce nel suo incanto…Grazie.

Lorenzo Spurio

E’ SEVERAMENTE VIETATA LA DIFFUSIONE E LA RIPRODUZIONE DI STRALCI O DELL’INTERA INTERVISTA SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTORE.

Incontro con l’attrice Milena Vukotic alla Biblioteca Pallotta a Fregene

Biblioteca Gino Pallotta

 Sabato 4 febbraio 2012, alle ore 18,

 presso l’Hotel La Conchiglia,

Lungomare di Ponente n.4, Fregene

la Biblioteca Gino Pallotta

vi invita ad un incontro con

Milena Vukotic

Presenterà l’attrice

Alfredo Baldi

Storico e Critico del Cinema, già Direttore della
Cineteca Nazionale del Centro Sperimentale di Cinematografia

 

Attrice soave e pacata, dotata di una classe che da sempre la contraddistingue, ha attraversato il cinema italiano (e non solo), dai primi anni Sessanta fino ad oggi. Esordisce nel 1963 nel film Il giovedì di Dino Risi, poi viene scelta da grandi registi italiani come Fellini (Giulietta degli Spiriti, 1965 e Tre passi nel delirio, 1968), Monicelli (Amici miei 1975 e Amici miei – Atto II 1982), Scola (L’arcidiavolo 1966 e La terrazza 1980) e poi ancora Festa Campanile, Loy, Lattuada, Bolognini, Blasetti, Lizzani, Tarkovskij, Oshima e Damiani. Recita accanto ad Elizabeth Taylor e Richard Burton ne La bisbetica domata (1967) di Franco Zeffirelli. Negli anni Settanta, diventerà famosa a livello internazionale con i film di Luis Buñuel Il fascino discreto della borghesia (1972), Il fantasma della libertà (1974) e Quell’oscuro oggetto del desiderio (1977). Per la tv nel 1964 Lina Wertmüller la sceglie per lo sceneggiato a puntate “Il giornalino di Gian Burrasca”. A teatro lavora con la compagnia Morelli-Stoppa nel 1964 con “Oh, che bella guerra” e nel 1965 con il pirandelliano “Così è se vi pare”. Ma non bisogna dimenticare che a dirigerla sul palcoscenico sono stati anche Franco Zeffirelli, Giorgio Streheler, Paolo Poli e Franco Enriquez. Sarà anche”Pina” nella serie di film sul ragionier Ugo Fantozzi con Paolo Villaggio, che le frutterà il Nastro D’Argento come miglior attrice non protagonista nel 1994. La Vukotic, oggi, continua ad ottenere un rinnovato e meritato successo nella fiction “Un medico in famiglia”, in onda su Rai Uno a partire dal 1998. Sua è la parte della nonna snob Enrica, figura contrapposta al ben più affabile nonno Libero, interpretato da Lino Banfi. Indimenticabile anche il ruolo dell’infermiera che fa l’uncinetto e dopo le tre di notte diventa sboccata di Saturno contro (2007) di Ferzan Ozpetek.

La conversazione tra Milena Vukotic e Alfredo Baldi – presentati dal Prof. Americo Bazzoffia, docente di Tecniche della comunicazione – sarà preceduta dalla proiezione di un video che riassume per immagini la storia della carriera artistica dell’attrice

Ingresso libero

Al termine dell’incontro, per chi vorrà rimanere a cena,”La Conchiglia” preparerà una cena-buffet al prezzo speciale per la biblioteca, di euro 27,00 per i Soci, di euro 30.00 per i non associati. Prenotare al n° tel. 06/6685385 entro e non oltre il giorno 2/2/2012. 

Presentazione della collezione di quaderni di poesia “Le gemme” dedicata al ricordo della Shoah

Il 27 gennaio 2012, per la Giornata della Memoria, Terre Vivaci ha il piacere di segnalare

La poesia e la memoria

Presentazione della collezione di quaderni di poesia

“Le gemme”

dedicata al ricordo della Shoah

I poeti della collezione edita da Progetto Cultura invitano gli altri poeti a unirsi

in un coro unanime affinché mai si perda la memoria

Palazzo Senatorio – Sala del Carroccio, piazza del Campidoglio, Roma, ore 16.30-19.00

 

con la partecipazione di

Manuel Cohen e Dario Nanni

introduce

Cinzia Marulli

letture a cura dei poeti

Lucianna Argentino, Leopoldo Attolico, Luca Benassi, Franco Buffoni, Elena Buia Rutt, Maria Grazia Calandrone, Manuel Cohen, Francesco D’Alessandro, Claudio Damiani, Sara Davidovics, Carla De Angelis, Gabriella Gianfelici, Francesco De Girolamo, Fernando Della Posta, Sandro Di Segni, Annamaria Ferramosca, Serena Maffia, Monica Martinelli, Nina Maroccolo, Salvatore Martino, Vincenzo Mascolo, Chiara Mutti, Anita Napolitano, Massimo Pacetti, Rita Pacilio, Plinio Perilli, Roberto Piperno, Roberto Raieli, Elena Ribet, Maurizio Rossi, Pietro Secchi, Marzia Spinelli, Alberto Toni

 

all’evento prenderà parte l’editore

Marco Limiti

I Premio Letterario “Il senso della vita: Giacomo Massoli”

Automobile Club di Prato

Automobile Club d’Italia Ufficio Provinciale di Prato

ORGANIZZANO IL PRIMO PREMIO LETTERARIO: “IL SENSO DELLA VITA:

 GIACOMO MASSOLI”

La domenica  del 6 febbraio 2011, intorno alle 4,30 del mattino, in via Nam Dinh a Prato, al rientro in auto a Firenze da una tranquilla serata in discoteca, la voglia di vivere di Giacomo Massoli in un attimo  viene spezzata per sempre.  L’entusiasmo, l’esuberanza di un sano ragazzo di venti anni, i sogni e i progetti che aveva in mente di realizzare (continuare a studiare per diventare un bravo barman, viaggiare lavorando all’estero per fare nuove esperienze, senza dimenticare gli allenamenti di pugilato, il suo nuovo impegno sportivo che lo avrebbe portato al primo incontro nello scorso giugno), di colpo tutto ciò si è fermato in quel tragico istante.

BANDO DI PARTECIPAZIONE:

Il Primo Premio Letterario  “Giacomo Massoli” è ideato e organizzato da Luca Sangiorgio e Paolo Ragni, direttori degli Uffici dell’Aci a Prato, per scrittori e poeti.

Il tema è la Sicurezza stradale, con particolare riferimento alla vita ed alla morte dei giovani, dei bambini, delle mamme.

Il Premio consiste nella pubblicazione in antologia a spese di ACI e in regali offerti dall’Automobile Club di Prato nello stile dei pacchi sociali forniti ai soci dell’Automobile Club di Prato.

Ai vincitori dei primi premi saranno inoltre offerti il rimborso delle spese di viaggio (treno di seconda classe dal comune di residenza a Prato o, se inferiore, aereo) e del pernottamento (se la distanza dal comune di residenza a Prato supera i 200 km).

E’ previsto che si possano dare altri premi speciali a cura di sponsor ed associazioni che intendano aderire al Premio.

Il concorso è aperto a tutti ed è gratuito.

E’ articolato in queste 4 sezioni:

a. POESIA IN LINGUA ITALIANA (per giovani fino a 21 anni)

b. RACCONTO IN LINGUA ITALIANA  (per giovani fino a 21 anni)

c. POESIA IN LINGUA ITALIANA (per persone sopra 21 anni)

d. RACCONTO IN LINGUA ITALIANA  (per persone sopra 21 anni)

In più, saranno attribuiti dalla Giuria  premi speciali, per la sezione Poesia e per la sezione Racconto, per i soli residenti nella provincia di Prato.

Per queste due sezioni si partecipa soltanto mediante l’indicazione del proprio indirizzo.

Ciascun concorrente può partecipare sia alla sezione Poesia che a quella Racconto,  presentando 1 solo testo per ciascuna sezione.

Per le sezione di poesia il limite massimo consentito di versi è pari a 30, mentre per la sezione di racconto si accetteranno racconti non più lunghi di 3 pagine (file Word, carattere Times New Roman, 12 punti di carattere, spaziatura 1,5, margini alto/basso 2,5 destro/sinistro 2,0).

Ogni testo dovrà apparire su un file unico. Non si devono mescolare poesie e racconti.

Assieme al file del testo va allegato un file con i propri dati contenente queste informazioni:

NOME E COGNOME
LUOGO E DATA DI NASCITA
INDIRIZZO DI RESIDENZA
E-MAIL DI CONTATTO
NUMERI DI TELEFONO FISSO E CELLULARE
SEZIONE A CUI SI PARTECIPA
TITOLO DEL TESTO
ATTESTAZIONE DELLA PATERNITA’ DEL TESTO CHE SI PRESENTA, copiando in calce questa attestazione:

Attesto che il testo che presento al suddetto concorso è frutto del mio ingegno, ne dichiaro la paternità e l’autenticità.

Non verranno accettati testi che presentano elementi razzisti, pornografici, blasfemi o d’incitamento all’odio, alla violenza, alla discriminazione di ciascun tipo. Non saranno accettati elaborati da parte di parenti (fino al secondo grado) dei membri della commissione.

I materiali vanno inviati per posta elettronica esclusivamente al seguente indirizzo mail:

urpprato@aci.it

specificando nell’oggetto “PRIMO PREMIO LETTERARIO “GIACOMO MASSOLI”.

I testi devono essere completi di tutte le informazioni richieste. La mancanza di qualche elemento richiesto significherà l’esclusione dal concorso. Ogni richiesta di informazione deve essere rivolta esclusivamente allo stesso indirizzo mail.

La data di scadenza per l’invio degli elaborati è fissata al 18 marzo 2012.

La commissione esaminatrice è composta da:

Paolo Ragni e Luca Sangiorgio, direttori degli Uffici ACI di Prato, rispettivamente presidente e vicepresidente del Premio;

Federico Mazzoni, presidente dell’Automobile Club di Prato;

Reno Rossi, familiare di Giacomo Massoli;

Lorenzo Spurio, scrittore e recensionista, gestore di Blogletteratura e Cultura ;

Massimo Acciai, scrittore, poeta e direttore della Rivista Segreti di Pulcinella;

Sergio Paolini,  Presidente dell’Associazione Gruppo Sportivo e Ricreativo della Polizia municipale di Prato;

Sandra Silvietti, insegnane di latino e greco, Liceo Classico Cicognini;

Serena Menicacci, insegnante di italiano e latino, Liceo Classico Cicognini;

Gianluca Gelli e Grazia Ceccardi – Ufficio Relazioni con il pubblico dell’Ufficio Provinciale Aci di Prato.

La giuria voterà i 10 migliori racconti e le 20 migliori poesie che verranno pubblicate in un’opera unica a cura delle Edizioni Segreti di Pulcinella (o edizioni Lulu con codice ISBN). Ciascun autore, pubblicato o non, potrà poi comprare, se lo riterrà interessante, il volume in cui compare la propria opera. Le opere saranno anche pubblicate sui siti dell’Automobile Club di Prato e dell’ACI Ufficio Provinciale di Prato.

Il giudizio della giuria è insindacabile. Coloro che saranno stati scelti e che saranno pubblicati verranno contattati direttamente da un membro dello staff in tempi utili. La lista degli autori scelti e pubblicati nell’antologia verrà inoltre resa nota attraverso i nostri siti e blog.
Qualsiasi altra richiesta di informazioni o precisazioni limitatamente all’antologia può essere inoltrato allo stesso indirizzo mail fornito sopra.

La premiazione si terrà il 18 aprile 2012 presso la sede dell’Automobile Club Via Ferrucci 195/T, Prato, alle ore 10.  In quella occasione Aci esporrà il progetto “TrasportACI sicuri”, una iniziativa sulla sicurezza stradale, con particolare riferimento all’educazione di mamme e bambini.

20 gennaio 2012

Luca Sangiorgio e Paolo Ragni                                                            urpprato@aci.it

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