Scrivono di me

Su “Neoplasie civili” (2014) – raccolta di poesie

VALENTINA MELONI (poetessa, scrittrice, recensionista):

[U]n ritratto di un’Europa indifferente alle sue stesse tragedie, dove i fatti della storia sembrerebbero perdersi nella memoria del tempo, se non ci fosse la parola del poeta a fotografarne gli istanti; fotografia di un mondo intorpidito da illusioni sempre nuove “Il mondo si mascherava/ e donava meschina illusione/ nella convinzione di un nulla convinto”.

NAZARIO PARDINI (poeta, scrittore, critico lett., ordinario di lett. italiana):

Uno sguardo a tutto tondo, con occhio critico, su ciò che avviene o è avvenuto da non molto sulla nostra tormentata terra. E il tutto osservato con mente lucida e cuore palpitante, zeppo di Humanitas e di passione; con la piena coscienza della vita e del suo fuggire; dell’ora e del dove. Sì, della precarietà del presente, e di una vicenda che gli uomini dovrebbero ritenere sacra, considerando i limiti entro cui è stretto il nostro cammino. Un forte impegno civile che, partendo da dati reali, da fatti storici, da accadimenti esiziali per errori umani, allunga lo sguardo oltre la siepe che delimita lo spazio ristretto di un soggiorno e considera la vita come un tempo prestato dalla  morte.

MANUELA MARINO (poetessa):

Sono versi di limpida potenza, scritti anche se “la caffeina” è ormai “pietrificata”, i vetri “appannati” come occhi di madri cui “il pianto non trova fine” o anime che sudano freddo. La pioggia è “solforica”, il fumo “canceroso”, l’intonaco è “fradicio della recente pioggia” e sembra “una spugna di sangue”, il fango si fa “cemento” e persino il sole non tramonta ma sembra oscurarsi lasciandosi andare,  “sviene” si dice. Ma noi siamo ancora sicuri che “la battaglia si vince solo intentandola” e portando all’occhiello il “fiore giallo” della poesia, che una volta colto emana la sua essenza esattamente come si esala un un ultimo nobile respiro, ma nella certezza che la parola poetica non sia mai vana né per chi la scrive né per chi la legge  e, riuscendo a sentirla, assorbendola, se ne nutre.

MARZIA CAROCCI (poetessa, scrittrice, critico-recensionista):

Lorenzo Spurio, non è solo un buon narratore ed un ottimo critico letterario, ma un poeta che dell’idioma coglie l’importanza e ne fa mezzo d’informazione mantenendo comunque, l’emozione e la sensibilità che è parte di un cammino letterario/ poetico stesso. Una lettura che si fa riflessione, analisi e ragionamento dove la poesia parla, informa e diventa forza e stimolo ad un cambiamento, ad una rivoluzione pacifica ma allo stesso tempo incitazione a una ribellione di pensiero, di metamorfosi affinché vi sia positivo cambiamento e che ciò diventi cura dell’uomo e dei suoi mali dove ogni neoplasia si sciolga e si disperda per sempre!

 

 

Su “La cucina arancione” (2013) – raccolta di racconti

GIOVANNA ALBI (scrittrice, docente di materie umanistiche):

In uno stile prepotentemente moderno e anti-accademico Lorenzo Spurio fa vivere drammaticamente i suoi personaggi che prendono forma e sostanza davanti i nostri occhi e a noi si rendono riconoscibili, perché di noi parte, e il narratore  dà loro robustezza come un profondo conoscitore e indagatore della psiche umana. […] I personaggi svevianamente e pirandellianamente si trovano improvvisamente coinvolti in situazioni paradossali, oniriche, ossessive, ma anche magiche, incantate, e il tutto prende una forma di alto pathos narrativo

SUSANNA POLIMANTI (scrittrice-recensionista)

La silloge di  Spurio enfatizza contenuti emozionali ed istintivi che si annidano nei rapporti sentimentali, nelle relazioni familiari, sociali e persino erotiche, risaltandone il senso di profonda inquietudine e tensione che conduce ad una vera e propria distorsione della realtà con atteggiamenti impudenti che passano dalla spensieratezza allo sprezzo […] La cucina arancione […] ci ricorda Jorge Luis Borges per i suoi temi sul filo delle realtà parallele del sogno ed il grande Edgar Allan Poe con le sue narrazioni gotiche  impregnate di ossessioni ed incubi personali. 

MONICA PASERO (poetessa, scrittrice):

 Ogni personaggio ci racconta una parte intima di se stesso, facendoci entrare  nei meandri della sua psiche, quasi sempre malata, in cui dà libero sfogo alle sue ossessioni e alle fobie più svariate, condizionando spesso in negativo non solo la sua esistenza, ma anche quella di chi gli sta accanto. L’Autore in queste righe le lascerà emergere prepotentemente, enfatizzando ogni storia, attraversando così quel confine dove la logica cede il passo alla follia. Dona infine al lettore una  visione totale di ciò che potrebbe accadere in un soggetto psichicamente instabile, pervaso dal suo stesso pensiero.

MARTINO CIANO (scrittore, giornalista):

I personaggi dei racconti di Spurio sono persone normali, che compiono le propri azioni deviate con normalità. Non c’è traccia di follia in loro ma solo una fuga dalla conformità. La forza del libro sta proprio in questo: “non giudicare, non giustificare ma solo raccontare”. In maniera fredda e diretta, Spurio ci serve dei racconti che ci fanno scoprire un lato che ci spaventa: la perversione.

LUIGI PIO CARMINA (poeta e scrittore):

Racconti dai generi multipli, si salta dal racconto drammatico, al racconto horror, un orrore vissuto dai primi attori, e personaggi la cui vita ruota intorno a loro.  […]Quel che si leggerà sarà una psiche spesso assopita dalla società, che si risveglia e rivede in un pezzo di legno antropomorfizzato il proprio alter-ego. Al lettore rimarrà un velato “ghigno indispettito d’indignazione”.

RITA BARBIERI (recensionista, docente di lingua cinese):

Leggendo, non si può non pensare a Freud […] [nei] momenti di frattura, di scompenso, si manifesta apertamente l’Inconscio, privo di remore, inibizioni, costrizioni. L’Inconscio in tutti i suoi aspetti, compresi quelli più negativi, oscuri, primordiali che conduce a comportamenti spropositati, ingiustificati, anormali. Ed è in questi momenti che Lorenzo cattura e descrive le storie che si dipanano in “La cucina arancione”: drammatiche, difficili, fastidiose. Ma raccontate con eleganza e discrezione, senza sprofondare in toni morbosi o eccessivi: un regista imparziale che riprende dall’alto quello che vede. Un’inquadratura fuori campo, estesa eppure misurata e mai volgare. Un libro che, nonostante la difficoltà dei temi trattati, si legge con la leggerezza di cui parla Calvino: quella che ci permette di prendere le distanze da trame brute e personaggi scomodi che però rappresentano e nascondono parti inespresse e segrete del nostro intricato Io.

EMANUELA FERRARI (poetessa, scrittrice):

Penso che la scrittura contenga in sé un potere coinvolgente, quasi misterioso e forse indefinito, e quando la lettura di ciò che è stato scritto pone appunto in chi legge delle riflessioni, o comunque induce a “staccarsi” dal foglio per pensare anche solo per un breve istante, allora lo scrittore ha davvero realizzato un prodotto esclusivo ed accessibile ed ancora una volta affermo che Lorenzo Spurio abbia manifestato questa sua abilità anche riguardo a temi di non facile trattazione e dove non incorre mai in flessioni di parte o in giudizi personali che, in realtà, lascia ai lettori.

ILARIA CELESTINI (poetessa, scrittrice e recensionista):

Queste brevi storie, con grande coraggio, portano alla luce il nascosto, il sommerso, che è nei protagonisti e in fondo, potenzialmente, dentro ciascuno di noi. E’ un libro coraggioso, soprattutto nell’uso linguistico di espressioni forti e di descrizioni che nulla concedono alla retorica e al moralismo; un affresco della società contemporanea con le relative alienazioni, in cui il senso della sacralità della vita, dell’amore e della persona è assente, in maniera assoluta. […]Un libro che non si dimentica; sono pagine che suscitano emozioni forti, in cui è possibile cogliere almeno in nuce aspetti che giacciono dentro di noi e nel mondo che ci circonda. Pagine che possono sgomentare, per la nitidezza delle descrizioni; in cui si coglie, sempre, l’abilità dello scrittore, che narra senza giudicare, senza indicare soluzioni facili o pietosi lieti finali.

FRANCESCA LUZZIO (poetessa, scrittrice, ex insegnante):

Novello Benjamin, il narratore ci propone un’allegoria vuota, cioè vuole denunciare l’indecifrabilità e l’ insignificatezza dell’esistenza contemporanea. Mentre l’allegorismo tradizionale muove da una verità generale, condivisa dalla società, l’allegorismo moderno assume forme vuote che dichiarano la resa al non senso e alla crisi che caratterizza i nostri tempi. Le menti malate che popolano la raccolta di Lorenzo Spurio esprimono appieno la follia del mondo attuale, caratterizzata da un lato da solitudini egotistiche, chiuse nella virtuale apparenza mediatica, oppure arroccate nei privilegi che la ricchezza esagerata offre, dall’altra la solitudine della miseria economica o morale che  dirompono travolgenti e trascinano ad atti folli tanta gente.

Su “Ritorno ad Ancona e altre storie” (2012) – raccolta di racconti scritta con Sandra Carresi


MARZIA CAROCCI (poetessa, scrittrice, critico-recensionista):

Libri come questo, hanno il potere di allargare la mente del lettore e donare sogni d’aspettativa dove lo sguardo si posa oltre ciò che l’occhio vede; va oltre l’ombra, posandosi sui colori della speranza, della consapevolezza dove a volte ci sfiorano opportunità uniche e irripetibili. Quattro mani che hanno saputo tessere una trama ricca d’ episodi, esaltando una morale unica alla vita: il valore del sentimento.

MICHELA ZANARELLA (poetessa, recensionista, giornalista):

Lorenzo Spurio e Sandra Carresi tracciano un reportage sulle tappe della vita e sul significato che ogni gesto ed azione possono assumere nel tempo.

ILDE RAMPINO (recensionista):

Questo libro diviene la voce di due anime che si sono incontrate sulle parole di pagine che esprimono sentimenti in cui tutti possono riconoscerci.

RITA BARBIERI (recensionista, docente di lingua cinese):

Un collage di storie quotidiane, di esperienze comuni e di personaggi non archetipici che conduce, attraverso una prosa essenziale e ordinata, alla scoperta di un sottotesto personale e individuale, valido per ogni lettore. Una lettura sobria, semplice e piacevole, per questo consigliata”.

LUCIANO DOMENIGHINI (critico-recensionista, poeta):

Un fitto ordito, minuzioso e incalzante, di dettagli ambientali, “storici”, psicologici, l’analisi meticolosa della gestualità dei personaggi e la logica serrata che ne interpreta l’agire,  irretiscono e ammaliano il lettore calandolo in una dimensione tutta femminile.

SANTINA RUSSO (poetessa, recensionista):

Una narrazione semplice e lineare, impreziosita da dettagli minuziosamente descritti, assicura al lettore una lettura piacevole e rilassante. Alla fine si ha quasi l’impressione di aver letto nei diari di questi personaggi, che hanno confidato i loro sentimenti al lettore, il quale non può non sentirsi partecipe dei loro eventi.

 

 

Su “Ian McEwan: sesso e perversione” (2013) – saggio di critica letteraria

ANNA MARIA BALZANO (scrittrice, recensionista):

Ian McEwan: sesso e perversione è l’ultimo interessantissimo saggio di Lorenzo Spurio sul grande scrittore inglese. Si tratta di un lavoro molto ben articolato che analizza con minuziosi dettagli un tema, quello del sesso, in tutte le sue sfaccettature, positive e negative, importantissimo nell’opera dell’artista britannico, rivelando una conoscenza profonda sia dei testi a cui fa riferimento sia degli studi critici  e delle recensioni pubblicate sulle opere dell’autore. È l’uomo al centro di questa analisi, l’uomo nella sua volontà di prevaricazione, che manifesta nelle sue attitudini sessuali il bisogno di affermazione e conoscenza di sé. Capitoli su argomenti ancora spesso considerati scabrosi in letteratura, come l’incesto, il sadomasochismo, lo stalking, offrono al lettore un’interpretazione accurata delle opere dell’autore, interpretazione che a una lettura superficiale può sfuggire.

 

 

 

 

Su “Flyte & Tallis. Ritorno a Brideshead ed Espiazione: una analisi ravvicinata di due grandi romanzi della letteratura inglese” (2012) – saggio di critica letteraria

MONICA FANTACI (poetessa, recensionista):

Ogni filo vitale che tracciano McEwan e Waugh viene menzionato da Lorenzo Spurio, garantendo una specifica sequenzialità dei fatti, attraverso una narrazione e una spiegazione del tutto particolare, perché si evince una grande capacità di investigare, interrogare, interpretare le due opere, per confrontarle, per equipararle e, infine, dirigerle verso una riflessione univoca sui personaggi disegnati dal loro ideatore.

SARA GROSOLI (recensionista, docente):

L’indagine di Spurio evidenzia l’ampia quota di riferimenti letterari presenti nelle due opere, sottolineando la volontà degli autori di affiliare la propria creazione alla tradizione umanistica britannica. […] “Flyte & Tallis” è lettura stimolante, un utile compendio per chi ha già letto questi romanzi e desidera avere maggiori informazioni sul percorso creativo dei loro autori e sul patrimonio letterario di cui sono eredi.

Su “La metafora del giardino in letteratura” (2011) – raccolta di saggi scritta assieme a Massimo Acciai

ANNA MARIA FOLCHINI STABILE (poetessa, scrittrice):

La lettura agevole e la scrittura apparentemente leggera sottintendono, invece, un lavoro di analisi e documentazione che spazia nella storia letteraria e testimonia in modo colto quanto nelle opere oggetto di analisi è scritto. Non  è, quindi, un’opera semplice, ma è un’opera di facile consultazione, un florilegio, un grande giardino, appunto, di cui gli Autori sono abili giardinieri.

MARZIA CAROCCI (poetessa, scrittrice, critico-recensionista):

Sarà un viaggio attraverso i giardini in decadenza, giardini poveri di alberi, di fiori e di verde, giardini sfarzosi e incredibilmente vasti, giardini sterili e di cemento, giardini rigogliosi e prosperi. […] Un libro che può dare mille risposte, a secondo di cosa un lettore cerca: conoscenza?, curiosità?, riflessione?. Senza dubbio Lorenzo Spurio e Massimo Acciai, ci aprono una finestra nella visione totale di un pensiero e a tante considerazioni che , forse, senza questo libro, non ci avrebbero  neppure sfiorato!.

Su “Jane Eyre: una rilettura contemporanea” (2011) – saggio di critica letteraria

 

DILETTA NESPECA (recensionista):

Il viaggio che Lorenzo ha intrapreso lungo le righe di “Jane Eyre” e le opere di riscrittura ( “Il gran mare dei Sargassi”, “La bambinaia francese” e “Charlotte –l’ultimo viaggio”), è un paziente e complesso lavoro di “rammendo” che sicuramente valeva la pena intraprendere.

MAURO BIANCANIELLO (poeta, scrittore, recensionista):

Un saggio “diverso”, adatto davvero a chiunque, anche a chi non ha letto nessuna delle opere che Spurio cita. Anche perché egli riesce perfettamente a darci uno sguardo complessivo su ogni libro, lasciando comunque il lettore intrigato a prendere (o a riprendere) in mano una di queste letture.

SANDRA CARRESI (poetessa, scrittrice):

In quest’era di elettronica e di rincorse, dove spesso il dio danaro viene valorizzato più in testa che in tasca, se da un lato mi è familiare la lettura  di un capolavoro come Jane Eyre, classico della letteratura inglese, dall’altro, mi coglie piacevolmente sorpresa la minuziosa analisi e ricerca che il giovane Spurio ha saputo portare alla luce con eleganza e modernità.

SUSANNA POLIMANTI (scrittrice, recensionista):

Lucidità metodologica e onestà intellettuale hanno permesso allo scrittore e critico Lorenzo Spurio di realizzare al meglio un saggio breve, privo di caratteri di semplificazione bensì strutturalmente più impegnativo. Jane Eyre è un romanzo che non conosce i segni del tempo, lei è una donna anticonvenzionale, anticonformista e progressista nell’intelletto, specie per le sue convinzioni nei confronti delle donne e nel loro ruolo nella società. Lorenzo Spurio, critico letterario che io definiscopropriamente sociologico, con questo primo saggio nonché prima pubblicazione in assoluto, ci ha regalato un testo per rivivere la magia dello stile e delle ambientazioni di uno dei classici più popolari di tutti i tempi.

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