Il bisogno dei segreti, di Marco Candida

Il bisogno dei segreti di Marco Candida

Las Vegas Edizioni, Torino, 2009

Recensione di Lorenzo Spurio

Il bisogno dei segreti è un interessante romanzo di Marco Candida che ci fa viaggiare tra le pieghe dell’inconscio di una protagonista singolare e di cui comprendiamo la vera natura solo a termine della narrazione, dopo duecento pagine. La narrazione apre con la presentazione del protagonista, Connie, una ragazza di ventinove anni alle prese con una rispolverata dell’inglese, studiato a scuola ma ormai troppo ossidato perché è intenzionata ad andare nel Nord Dakota. Curiosi nelle prime pagine del romanzo sono i riferimenti alle frasi belle e confezionate tradotte in inglese che Connie legge sui dizionari che ha appena acquistato. Frasi come “ti amo” o “hai un bel sorriso” nel dizionario figurano sotto la sezione di amore e relazioni come ‘frasi comuni’, modi di dire idiomatici ampiamente utilizzati nella lingua orale. Di contro a quella schematizzazione e semplificazione di formule Connie nota quanto poco l’abbia utilizzate nella sua lingua. Se sulla carta, scritte, sembrano così banali, nella realtà di tutti i giorni hanno un peso molto grande tanto che spesso risulta difficile farle uscire dalla propria bocca. Questa scena introduce un tema molto importante nel romanzo, l’opposizione tra mondo irreale (auspicato) e mondo reale, tra la guida al mondo e il mondo: «Ogni parola e ogni espressione per lei sono state una conqui­sta» (11).

Connie ha viaggiato molto sia in Italia che all’estero e ora vive a Staglieno, affascinata dalla vicina Genova. Non c’è molta azione nella prima parte del romanzo e la narrazione, fatta da un narratore in terza persona esterno alla storia, segue e rincorre i pensieri di Connie come se abitasse nella sua stessa mente. Si tratta di uno scandaglio attento e continuo della psicologia e dei pensieri della protagonista, che fa pensare molto alla tecnica del modernismo inglese del flusso di coscienza. C’è inoltre un riferimento al fatto che Connie stia leggendo Ulysses, il capolavoro di James Joyce e questo rafforza ulteriormente l’idea che il romanzo sia caratterizzato da un forte substrato modernista. Non solo, ma il personaggio di Connie è in grado di dare un suo giudizio sul grande autore dublinese che ha reso grande la letteratura: «Il solo fatto di esistere e di muoversi e di fare le cose anche più banali può essere una storia» (24).

Con tutti i nomi di città, paesi, monumenti ed attrazioni turistiche italiane e straniere che vengono evocate è facile intravedere una grande passione per i viaggi radicata nell’animo del Candida stesso il quale, con queste vigorose pennellate, riesce a farci viaggiare per svariati km in un tempo brevissimo.

Nel secondo capitolo l’autore entra con sapiente maestria ancora più a fondo nell’io della protagonista Connie mostrandocela prima sfuggevole e pensierosa, poi lasciva e adultera e infine risoluta e aggressiva. E’ un continuo cambiare di atteggiamenti e di modi di rapportarsi agli altri che nemmeno lei sa spiegarsi e la sua amica Ginevra è la prima ad osservare che è veramente strana:  «Tu sei malata» (45). All’animo inquieto di Connie si sommano ben presto le serie preoccupazioni dei suoi genitori che la vedono cambiata e che temono si droghi o si stia lasciando andare. I genitori non capiscono che cos’abbia, le segnano una visita dal dottore e la madre si vede costretta a fare, di nascosto, un sopralluogo nell’appartamento della ragazza scoprendo così la ragione dello strano comportamento della figlia, senza però svelarlo al lettore.

Seguono una serie di vicende che concernono Connie e gli altri personaggi, suoi amici, e molto spesso si fa riferimento al tema della sessualità nelle sue varie accezioni e deviazioni. La mente disturbata della protagonista la conduce a pilotare giochi grotteschi e perversi dove arriva a ricattare un uomo richiedendo denaro per evitare che scene della moglie adultera si diffondano su internet. Connie sembra essere spietata e fa tutto con molta lucidità e convinzione. Il lettore segue le sue idee non condividendole, navigando nel buio più pesto per l’allarmante e inspiegabile mente di Connie.

Connie pensa che il concetto di privacy mascheri soprattutto quello che lei definisce “il bisogno dei segreti”: «Nella vita di ogni persona ci sono dei segreti e molto spesso sono questi che rendono la vita di ogni persona diversa l’una dall’altra. Sono i segreti. I segreti possono essere piccoli o gran­di. Le ipocrisie minuscole o gigantesche. Le menzogne stupide o indispensabili. Però, ci sono. Sono nella vita di ogni persona». (100).

E’ evidente nel corso del romanzo il pensiero condivisibile dell’autore su alcune questioni di particolare importanza nella nostra società: la difesa della privacy, la capacità dei mezzi di comunicazione di rendere straordinario ciò che è ordinario e di esaltarlo, ridicolizzarlo, enfatizzarlo. Ciò che interessa e fa notizia, osserva Candida, non è il fatto comune ma l’assurdo e l’anomalo tanto che sono sempre le notizie tragiche e sanguinose a fare da protagoniste: «Là fuori il mondo è marcio, corrotto e violento. I giornali sono il quotidiano canto di dolore dell’uomo che abita questo mondo. Un lamento senza fine, stampato e distribuito in milioni di esem­plari. Esistono giornali di destra e di sinistra. Però non esistono giornali di notizie buone e di notizie cattive. Forse bisognerebbe inventarli». (104).

Andando avanti nella lettura, ho quasi l’impressione però che Candida voglia inserire troppo materiale, troppe storie, troppi elementi in un romanzo che è molto complesso: disturbi della persona, comportamenti inspiegabili, rapporti difficili, droga, perversioni sessuali, ricatti e tradimenti. Tuttavia è proprio qui che risiede il vero significato dell’opera, dell’analisi attenta della psicologia del personaggio, delle sue debolezze ed ossessioni, della complessità e dell’imperscrutabilità della mente umana. Così verso il finale del romanzo il narratore svela degli elementi che, di fatto, ribaltano tutta la storia, quella alla quale il lettore è ormai convinto di credere. Nelle ultime righe s’insinua una svolta non di poco conto che fa tirare un sospiro di sollievo al lettore il quale, tuttavia, non riesce a sentirsi troppo dispiaciuto per la malattia mortale che presto porterà Connie alla tomba.

LORENZO SPURIO

9 Luglio 2011


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