Educare, una sfida possibile di Rosalinda Lo Presti Gianguzzi

“EDUCARE, UNA SFIDA POSSIBILE” di Rosalinda Lo Presti Gianguzzi 
Nulla die Edizioni
Recensione a cura di Monica Fantaci

L’autrice, partendo dalle sue esperienze di madre, di insegnante, di pedagogista e quindi di educatrice, delinea le tappe che l’hanno spinta a proporre un modello pedagogico che mira a dare valore al bambino (persona dotata di potenzialità, di autonomia, di consapevolezza) e alla famiglia (che deve essere supportata dallo Stato e dalla scuola pubblica, attraverso l’efficiente organizzazione di strutture che rispondono alle sue esigenze).
Educare, nella società complessa in cui viviamo, è una sfida, ma è tale perché è necessario che ogni educatore, insegnante e/o genitore, moduli il suo comportamento in base alle esigenze momentanee dell’alunno/figlio.
Un cambiamento della scuola può avvenire se i ministri si facessero consigliare da studenti dell’educazione e sperimentassero prima di definire e rendere ufficiale la loro iniziativa politica.
Il libro evidenzia la realtà in maniera sorprendente, focalizzando l’attenzione sugli effetti devastanti e diseducativi della televisione, che abbindola i bambini, i ragazzi, cioè gli adulti del futuro, verso un atteggiamento volgare, violento e minaccioso nei confronti degli altri, impoverendo sempre più il bagaglio culturale e minimizzando l’importanza della scuola nello sviluppo integrale della persona. Proprio la scuola di ogni grado è la protagonista fondamentale del testo, un luogo che deve trasmettere conoscenze partendo dalle esperienze degli alunni, attraverso l’uso concreto di attrezzature, di strumenti che rendono piacevole, stimolante, curioso il lavoro scolastico.
E’ un grido verso la giustizia, verso i diritti e i doveri quasi negati da chi sta al potere, come l’astensione obbligatoria dopo il parto per le lavoratrici madri, previsto dalle leggi, di come bisogna organizzare la famiglia alla nascita di un figlio, perché non tutti possono permettersi una baby-sitter, inoltre le liste dei nidi sono interminabili. Così lo Stato visibilmente è assente, come risultano essere carenti tutte le sue strutture, infatti dovrebbe impegnarsi di più nell’analisi dei problemi dei cittadini e di tutto il Paese.
Si rammentano le lotte fatte dai precari della scuola, come lo sciopero della fame davanti Montecitorio, gli interventi ad incontri pubblici o le interviste rilasciate nelle trasmissioni televisive come Annozero, per difendere la scuola, per dare una valenza sempre più forte alle idee che servono per rendere la società migliore e più equa.
Gli insegnanti, nella realtà odierna, vengono soprannominati eroi e missionari, cioè persone che non si nascondono, che dicono ciò che pensano, che conoscono, perciò a loro vengono addossate le responsabilità delle scelte politiche legate alla scuola, chiamandoli fannulloni, comunisti; chi governa considera gli insegnanti del nord più bravi di quelli del sud d’Italia, non considerando che al nord insegna chi proviene dal sud.
Il modello che propone il libro è quello di una scuola sociale e di una politica solidale, al fine di evitare discriminazioni sociali offrendo pari opportunità, oltre ad avvicinarsi sempre più alle necessità di tutti i cittadini, favorendo così anche un’educazione sociale che mira ad investire su risorse e servizi che aiutano il futuro adulto a mettere le basi per diventare qualcuno.
Sarebbe opportuno, in età prescolare e in età scolare, la presenza e il buon funzionamento di strutture pubbliche, come nidi pubblici, baby sitting, scuole con stanze apposite per fare laboratori di musica, di immagine, di palestre, ma il tutto deve avere a disposizione, oltre agli insegnanti, persone altamente qualificate nello specifico settore e che si intendono di pedagogia, anche per soddisfare ampiamente e nello specifico la curiosità di ogni alunno e la preparazione intellettuale e pratica delle discipline, partendo dai loro interessi, dalle loro aspettative, dai loro vissuti. E’ un libro che rispecchia la realtà di ogni lettore: tutti siamo figli, tutti siamo alunni, tutti siamo educatori, tutti siamo cittadini.

Monica Fantaci



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