“Mal di luna, la figlia del licantropo bianco” di Giusy Tolve

Mal di luna, la figlia del licantropo bianco di Giusy Tolve

Albatros Editore, Roma, 2010, pp. 221

ISBN: 9788856728834

Recensione di Lorenzo Spurio

Come esplicita il titolo, il recente romanzo di Giusy Tolve racconta di lupi mannari, licantropi, singolari trasformazioni e assassini al chiaro di luna. Così il titolo individua subito due importanti temi: il male, da intendere come malattia e degenerazione, e la luna, importante nel romanzo perché si parla di licantropia, una metamorfosi animalesca che secondo la tradizione popolare avviene proprio nelle notti di luna piena. Ma il titolo richiama alla mente anche l’omonimo libro di critica culturale che porta come sottotitolo Folli, indemoniati, lumi mannari: malattie nervose e mentali nella tradizione popolare, edito dalla Newton e Compton nel 1998 e impreziosito da un saggio introduttivo dell’antropologo Alfonso Maria Di Nola.

La Tolve ci accompagna così in un territorio fantastico all’interno del quale il personaggio del licantropo ha sempre affascinato e terrorizzato l’uomo. Secondo la tradizione popolare il licantropo diffonde la sua condizione ad altri uomini una volta che questi sono stati da lui morsi, similmente a quanto spesso accade con i vampiri. Con il vampiro il licantropo condivide la stessa natura malvagia e il fatto di rappresentare un serio pericolo per l’uomo. Sempre la tradizione folklorica ci informa che per essere sopraffatto, il licantropo deve essere trafitto da una spada in argento o comunque con un altro oggetto dello stesso materiale. Questa breve nota introduttiva serve per introdurci alla caratterizzazione del licantropo, protagonista del romanzo.

Nel romanzo la licantropia viene descritta al contrario come una malattia, un morbo, una degenerazione, una mutazione. E il dottor Landi studia questa malattia, la analizza, facendo anche degli esperimenti su pazienti che ne sono affetti. Il padre della protagonista, Fara, è un pericoloso licantropo bianco latitante. Viene subito chiarito che i licantropi stanno massacrando le persone che vivono in un’abbazia. L’umanità che presenta la Tolve nel romanzo ha del fantastico ma conserva ad ogni modo una parvenza di legalità e normalità (organi di polizia, auto con assistenti virtuali, etc); in essa un quarto dell’intera popolazione è costituita da licantropi e nel corso di tutto il libro si fa riferimento a questa imminente lotta tra umani e licantropi. Curiosa e singolare l’associazione mafia-licantropismo.

La scrittrice ci fa viaggiare in un underworld dominato da malavita, violenza e morte, una sorta di spy story in piena regola nella quale viene versato molto sangue. Dita amputate, carotidi spezzate, morsi violentissimi, teste decapitate e sangue a fiumi rappresentano il substrato fantasy-horror di questo romanzo del quale è apprezzabile la costruzione del plot e l’articolazione in episodi. C’è da augurarsi che la Tolve segua la medesima strada in narrazioni d’analoga ambientazione.

GIUSY TOLVE è nata a Potenza nel 1982. Si è laureata in Filologia e Letteratura italiana presso l’Università “Ca’ Foscari” di Venezia. Ha partecipato a diverse iniziative letterarie. Attualmente è insegnante presso un istituto paritario. Mal di luna – La figlia del licantropo bianco è il suo romanzo d’esordio.

 

Lorenzo Spurio

E’ SEVERAMENTE VIETATA LA DIFFUSIONE E LA RIPRODUZIONE DI STRALCI O DELL’INTERA RECENSIONE SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTORE.

“C’è da giurare che siamo veri…” di Vincenzo Calò

C’è da giurare che siamo veri…

di Vincenzo Calò

con prefazione di Flavia Weisghizzi

Albatros Editore, Roma, 2011

ISBN: 9788856750751

Pagg. 58

Prezzo: 11,50 Euro

 

Recensione a cura di Lorenzo Spurio

Che questo recente libro di Vincenzo Calò sia improntato a un’analisi particolareggiata dei recessi della coscienza umana l’ho capito già dalla sua gentile dedica nella prima pagina dello stesso in cui l’autore, armato di una matita solitamente estranea a uno scrittore, ha impresso un “buona esistenza” sul quale molto mi sono domandato. Infatti, non si tratta di un augurio molto comune e, inoltre, mi suona anche abbastanza anomalo o ridondante. L’esistenza, appunto, è il tema centrale di questo libro e l’esistenzialismo, l’intellettualismo mirato alla continua ricerca di cause e alla spiegazione di dubbi e quesiti più o meno ampi, è la filosofia che sottende l’intera opera.

Calò ci offre sedici testi abbastanza brevi che risultano difficilmente catalogabili in un genere preciso; l’utilizzo del verso farebbe propendere a pensare che si trattano di poesie ma in realtà il contenuto, pur avendo una componente lirica, è per lo più mirato a divagazioni ampie e di stampo filosofico. I titoli stessi sono formati da frasi incompiute alle quali Calò ha inserito dei punti sospensivi finali quasi che il lettore debba completare le frasi a seconda delle sue convinzioni. L’autore ci fornisce così dei validi spunti sui quali riflettere, senza intervenire però con un intenzione didattica né morale.

La raccolta composita di poemetti filosofico-esistenziali spazia da idee e intendimenti diversi; Calò utilizza una materia che è tutta contemporanea alludendo spesso ad oggetti o a pratiche legata alla modern way of life. Non c’è un unico modo per interpretare le poesie di Calò ma esse danno luogo a una polifonia di letture, a una molteplicità di possibilità. Qual è il percorso che Calò ci fa fare con questo libro? E’ un tragitto tortuoso, labirintico, difficilmente tracciabile su una mappa. Non c’è un inizio né una fine, o ce ne sono tanti. L’essenza della silloge sta proprio in questa ricerca esasperata della verità; si ricordi a questo riguardo il titolo del libro, C’è da giurare che siamo veri… Ma come facciamo ad essere veri se non sappiamo che cosa è la verità? Se non sappiamo come riconoscerla? Questo è uno dei grandi temi di fondo che sorreggono l’intero progetto di Calò in cui a tanta semplicità di immagini evocate si contrappongono temi e questioni profonde e filosofiche che Calò investiga a suo modo.

 

VINCENZO CALO’ è nato a Francavilla Fontana (Br) nel 1982. Dal 2003 ha pubblicato vari componenti poetici, di narrativa e saggistica su varie antologie. Ha conseguito menzioni, s segnalazioni e riconoscimenti nel campo letterario nazionale e internazionale. Scrive sul periodico di Roma “L’Attualità” trattando prevalentemente tematiche etico-sociali. Assieme ad Antonio Di Lena cura la web fanzine musicale “Suoni del Silenzio”.  C’è da giurare che siamo veri…, raccolta di poesie, è stato pubblicato nel 2011 da Albatros Editore.

 

Lorenzo Spurio

 

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