“Semplicemente poesia” di Donatella Ronchi, recensione a cura di Lorenzo Spurio

Semplicemente… poesia

di Donatella Ronchi

Carmann Editore, 2011

 

Recensione a cura di Lorenzo Spurio

 

Difficile inserire Semplicemente…poesia di Donatella Ronchi in un particolare genere; il libro, infatti, è una fine raccolta di poesie prevalentemente a tema amoroso ma è anche la trascrizione di un’agenda, una sorta di diario segreto con il quale la poetessa ci rende partecipe di momenti e vicende che ha vissuto direttamente sulla sua pelle. Con questo testo la Ronchi abbandona dunque il velo di segretezza e pudicizia nei confronti del suo vissuto, che caratterizza ciascuno di noi, per farsi conoscere, per mettere ciascuna cosa nero su bianco. Lei stessa osserva nella nota di quarta di copertina “ho deciso di aprire il cassetto dei sogni ove il quaderno era riposto per trasformarne, almeno uno, in realtà”. E’ in questo senso una sorta di testamento spirituale della poetessa o, meglio, una sorta di parziale biografia poetica.

Osservando semplicemente il testo che contiene le varie liriche ci si rende conto, dalla loro data (che copre un periodo di tempo che va dal maggio 1977 al gennaio 2011) quanto un libricino dalla dimensioni così ridotte contenga, al contrario, una grande quantità di momenti, vicende e sensazioni vissute in un arco temporale abbastanza esteso. Ci sono però, al pari di un romanzo, delle ellissi: dal 1982 si passa al 2009, quasi che viene da pensare che la poetessa non abbia scritto nulla in quel periodo intermedio o che, al contrario, ha preferito non inserire in questa silloge le poesie scritte in quegli anni e di aver fatto quindi una vera e propria cernita.

La poetica della Ronchi è istintiva e gestuale: “scrivo quello che mi entra in testa;/ racconto un’emozione dell’anima/ per poter morire in confusione” (in 14 maggio 1997, pag. 5). Nell’intera silloge la Ronchi ripropone spesso il concetto e l’idea di “anima”, spesso in contrasto con il “corpo” per sottolineare, forse, quanto le due componenti possono convivere o, al contrario scindersi in due entità completamente separate. Nella poesia “3 ottobre 1979” la Ronchi scrive:  “Prova una volta, una sola volta/ ad entrare in lei con la tua anima/ e non con il tuo solito sesso/” (pag. 12). L’anima che la Ronchi va richiamando, costituendo quasi una vera e propria isotopia, è un qualcosa che, pur essendo incorporeo, fumoso, astratto, finisce però per essere alquanto materiale e vivido e per acquisire caratteristiche proprie di qualcosa d’organico (“l’odore rivoltante della mia anima” in “23 dicembre 1977”, pag. 6).

Il linguaggio impiegato, semplice, chiaro e facilmente fruibile da chiunque non manca di riferirsi a una serie di antinomie e contrasti (essere-vivere, amare-odiare, amore-dolore,) per richiamare, forse, la complessità e la varietà delle possibilità umane e, allo stesso tempo, l’imprescindibilità che una scelta, di fatto, finisce per escludere l’altra. Nel complesso l’intera silloge è pervasa dall’idea dell’amore visto secondo varie prospettive. La Ronchi parla di amore in termini alti, come legame spirituale e trascendente, nel senso che si eleva al di là di ciascuna cosa del reale. Più che poesie d’amore o celebrative dell’amato/a sono, però, riflessioni sulla vita e l’amore, inviti a fare o a non fare qualcosa, esortazioni.

Le poesie della seconda fase, che rivelano un arricchimento lessico, riprendono il tema dell’anima e l’importanza dell’amore, non mancando però di guardare, con un po’ di nostalgia al passato come avviene nella liriche “Amiche – novembre 2010” (pag. 24) e in “Ad una amica” (pag.33) in cui la Ronchi, ricordando dei momenti d’infanzia, celebra una sua cara amica scomparsa.

Sfogliando lentamente le pagine di questo minuscolo libro  riusciamo a sentire il freddo, il gelo, il vento, l’autunno “quando l’autunno era ancora stagione vera” (in “Ad un’amica” pag. 33) che la Ronchi ci descrive. Paradossalmente, la raccolta non ha niente di algido e si configura come un elogio alla vita e un’esaltazione dell’amore.

a cura di Lorenzo Spurio

E’ SEVERAMENTE VIETATA LA RIPRODUZIONE O DIFFUSIONE DI STRALCI O DELL’INTERA RECENSIONE SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTORE.

“Appeso per i piedi all’orlo del mondo” di Stefano Reggiani, recensione a cura di Lorenzo Spurio

Appeso per i piedi all’orlo del mondo di Stefano Reggiani

con Prefazione di Monica Gasbarri

Roma, Albatros Editore, 2011, pp. 84

ISBN: 9788856747645

 

Recensione di Lorenzo Spurio

 

La prima cosa che di solito attrae un lettore o il possibile acquirente di un testo è la sua copertina. E’ vero che l’abito non fa il monaco, ma l’immagine di copertina è comunque il primissimo biglietto da visita. Ciò che mi colpisce è l’essenzialità e il minimalismo che traspira dalla foto utilizzata nella copertina dove si vede un paesaggio stilizzato, quasi come fosse un bozzetto, un cielo con alcune nuvole (tema fondante dell’intera silloge) e in primissimo piano alcuni cartelli con fondo giallo della segnaletica stradale americana. Mi sono interrogato sul titolo, Appeso per i piedi all’orlo del mondo, e la prima cosa che mi è venuta alla mente è stata che un titolo di questo tipo mi trasmetteva un’idea di attesa, d’imminente catastrofe, un sentimento d’insicurezza e di precarietà. Al contrario, immergendomi nella lettura, mi sono trovato di fronte a immagini molto ben costruite, talvolta addirittura violente nel linguaggio, ossimori ricercati ed isotopie molto ben costruite e riproposte quali leitmotiv. Stefano Reggiani condensa in questa sua seconda silloge di poesie una serie di motivi dominanti che fanno principalmente riferimento al tempo, sia al suo scorrere che al tempo fisico mostrando una particolare attenzione all’universo corpuscolare delle nubi con accenni anche al mondo dell’astronomia.

Nella poesia che apre la silloge, “Fischiettava”, colpisce un’immagine forte, quella di un cielo di fuoco, forse arrabbiato per la violenta e crudele azione di un uomo che, invece, continua a camminare indisturbato fischiettando. E’ una metafora ricercata e ben elaborata di come il mondo fisico e atmosferico si faccia espressione dell’animo dell’uomo. In “Monologo di un giovane comune” viene da chiedersi se considerazioni, pensieri ed inquietudini del protagonista, tanto profonde, siano davvero da considerare proprie di un “giovane comune”.

Interessanti e mai banali i riferimenti al mondo della musica: Rolling Stones, Ramones, Jimmy Hendrix, David Bowie che rendono esplicito l’amore dell’autore verso un certo tipo di sonorità e di tematiche sociali. Espliciti e facilmente individuabili anche gli omaggi alla cultura popolare spagnola, soprattutto quella andalusa con riferimenti ai gitani, al flamenco, al tango e a Gaudí, autore dell’incompiuta Sagrada Familia a Barcellona.

Ma tutto il procedimento che Reggiani utilizza, forse inconsciamente com’è per ogni buon poeta, nella costituzione di questa intricata, ma sensibile, raccolta di poesia, è quello di radicare tutto a due tematiche: il tempo e la prospettiva. L’autore sembra suggerirci, infatti, che il mondo non è come lo immaginiamo e che esso, invece, cambia di continuo a seconda di come lo percepiamo: «Adesso unisco le stelle/ una a una/ perché scivolando/ sulla scala del tempo/ mi sono accorto/ che dai gradini più bassi/ il cielo è ancora più grande» (pag. 18), scrive in “Tutto il tempo”. Una rivelazione forse banale, quasi infantile, e che, invece, è estremamente poetica e rivelatrice della grande sensibilità del poeta.

Riferimenti alla storia sono presenti in “Depressione”, quadretto del 1929, del crollo della Borsa di New York che il poeta va comparando al clima di difficoltà economica dei nostri tempi. Il passato, stavolta quello personale, ritorna in “La credenza” costruito su tre diversi piani temporali: il presente rappresentato dal poeta, il passato rappresentato dalla credenza della bisnonna e il futuro rappresentato dal pronipote non ancora nato che erediterà la credenza e forse, influenzato dalla crisi dei valori del nostro tempo, non tarderà a rivenderla per poterne ricavare quattro soldi: «con i soldi della vendita/ si divertirà/ alla mia faccia» (pag.  24).

Reggiani sembra aver litigato con il tempo, non quello passato, ma con il tempo in quanto tale e scrive: «ammazzo il tempo/ rompendo la clessidra/ con la mia testa di cemento» (pag. 31),.

La poesia di Reggiani, pur caratterizzandosi per un ampia componente visionaria e metafisica, mantiene una certa concretezza che si evidenzia soprattutto nella meticolosa attenzione nei confronti delle tipologie di materiali: creta, cemento, sabbia, cristallo, marmo, seta, lamiera. E’ una poesia materia, ma al tempo stesso concettuale: non ci descrive semplicemente qualcosa di fisico, ma ci trasmette il concetto del materiale impiegato. Nuvole, sole, acqua non sono solo semplici elementi dell’ambiente, del mondo fisico, ma arrivano ad essere personificati e ad assumere atteggiamenti e comportamenti umani: la nuvola ha saliva, il sole urla, la nuvola è una salma, le foglie sanguinano. Non mancano immagini forti, spesso antitetiche o che finiscono per diventare quasi grottesche come le «puttane di cartone» (pag.60), rappresentazione iconografica della mercificazione della donna e  la perversione che si annida nella natura sino ad allora ritenuta edenica: «[l’] incesto/ di foreste che/ violentano il cielo/ e lacrime di resina che/ sventrano la terra» (pag. 60).

Il poetare di Reggiani è difficile e spesso ermetico per l’utilizzo di costruzioni ricercate, poco conformiste. E’ una poesia che predilige di certo l’aspetto visionario, immaginifico e introspettivo dell’essere. Nel complesso ne escono liriche un po’ cupe e tristi, sempre attente al ruolo del tempo: «Sprazzi/ d’incertezza/ sono nuvole/ che strangolano/ il cielo/ circoscritto/ nel contorno/ di un alone/ immaginario» (pag. 40).

a cura di LORENZO SPURIO

E’ SEVERAMENTE VIETATO RIPRODURRE O DIFFONDERE STRALCI O L’INTERA RECENSIONE SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTORE.

“Il mondo attraverso i miei occhi” di Fabiana Parenti, recensione di Lorenzo Spurio

Il mondo attraverso i miei occhi di Fabiana Parenti

Zona Editore, Civitella in Val di Chiana (Arezzo), 2010, pp. 135

ISBN: 9788864381107 

Recensione a cura di Lorenzo Spurio

Fabiana Parenti, giovane scrittrice piacentina, esordisce nel mondo letterario con un romanzo dal titolo affascinante ed evocativo, Il mondo attraverso i miei occhi, nel quale, più che abbandonarsi a una sua biografia romanzata, veste i panni di una sua amica, raccontandone pensieri, dolori ed ossessioni in maniera attenta. Così la psicologia del personaggio è tratteggiata in maniera estremamente curata e solo leggendo le varie pagine del romanzo siamo in grado di comprendere la timidezza, il senso di insicurezza della protagonista e la sua solitudine patologica. La Parenti ci fornisce uno sguardo a tutto tondo sul mondo dell’infanzia e dell’adolescenza, non mancando di tratteggiare anche i primi amori, i primi incontri e tutti gli altri momenti che costituiscono dei veri riti di passaggio dall’adolescenza al mondo della maturità.

Quello che utilizza  è un linguaggio piano, scorrevole, che rifugge da qualsiasi verbosità o lungaggine. E’ una prosa diretta, semplice, quasi condensata. La Parenti evita di dirci ciò che sarebbe superfluo e tesse assieme magistralmente i vari episodi che narra scandagliando a fondo l’io della protagonista. Ma tutta la storia ha la forma di una continua ed esasperata ricerca d’identità, dell’individuazione della propria personalità (più volte la protagonista si chiede «Chi sono?») e dunque, facendo ampio utilizzo di flashbacks e di rievocazioni di momenti passati, del labile tentativo di costruzione del sé.

Tutto il romanzo ha la forma di un lungo monologo interiore attraverso il quale impariamo a conoscere la protagonista: sola, debole, indifesa, sensibile e quasi sempre propensa a vedere il bicchiere mezzo vuoto, piuttosto che mezzo pieno. E’ una grande romantica ma non nel senso più melenso, è una ragazza che crede nei sentimenti e che li vive compiutamente, in maniera autentica finendo però per trarre da essi principalmente le componenti meno felici. Ci sono molte frasi che individuano infatti questo vittimismo, questo senso di minimalismo di fronte a grandi questioni e l’esasperante fatalismo: «Le persone ci accompagnano per un pezzo, ma alla fine siamo soli»  (28), «Le nuvole non lasciano spazio alcuno alla felicità» (37), «Il paradiso è dentro di noi, fuori c’è solo l’inferno: almeno, io credo sia così» (75).

La Parenti parla di amore, vita, morte, ricordo e passato ma anche e soprattutto di solitudine, il male invisibile. Ma il romanzo è molto di più. E’ un attenta disquisizione su temi tanto estesi e vaghi che da sempre hanno interessato letterati, religiosi e scienziati: il tempo e la morte. Il romanzo si chiude infatti con una morte, quella della nonna della protagonista ma, più che questa morte, il tema della morte è presente nella prima porzione del romanzo nel quale la protagonista, sola e indifesa, considera il suicidio come possibile scampo al suo male di vivere. Ma il romanzo mette in luce anche un percorso di crescita della protagonista, tra alti e bassi, tra crisi e sofferenze, e contemporaneamente una più completa consapevolezza di sé. Al termine del romanzo osserva infatti: «Morire non è una soluzione, poiché da una resa non si ottiene alcun vanto […] Credo che non confesserò mai di aver voluto morire. Dirò solo che ho scelto di vivere» (133). In questo percorso travagliato e difficile, psicologicamente destabilizzato, è importante la figura materna che, sebbene la protagonista abbia un po’ snobbato per gran parte della narrazione, chiude il romanzo definendola «Una donna con cui ci si può sempre scontrare, ma che non si può fare a meno di amare». Il messaggio della Parenti è chiaro e insindacabile: la vita va vissuta e bisogna rifuggire intenti autolesionistici o idee suicide quando si presentano problemi difficili da superare, stati di solitudine e depressione ed è spesso proprio la morte (di un parente, di un amico) a farci riscoprire il grande valore della vita. Un meraviglioso percorso tra la labile e frastagliata psicologia di un personaggio che potrebbe essere ciascuno di noi, del quale la Parenti si mostra abilissima nello scandaglio dell’io. Complimenti. Anche per la fine e non svelata citazione di McEwan.

a cura di LORENZO SPURIO 

 E’ SEVERAMENTE VIETATA LA DIFFUSIONE O LA RIPRODUZIONE DI STRALCI O DELL’INTERA RECENSIONE.

“Scrittrici in giardino” di Adele Cavalli, recensione a cura di Lorenzo Spurio

Scrittrici in giardino

Profumi e colori nei giardini di dieci scrittrici

di Adele Cavalli

Il mio libro, 2011

Pagine: 154

Costo: 16 Euro

 

Recensione a cura di Lorenzo Spurio

Scrittrici in giardino di Adele Cavalli è una lettura interessante e ben costruita che ho scoperto un po’ per caso, attraverso una delle tante newsletter che la mia casella di posta è ormai abituata a ricevere. Il giardino e la scrittura sono due ambiti diversi e lontani tra loro che, però, spesso sono stati avvicinati o studiati sotto questa luce comparativista. E’ in parte il procedimento che ho impiegato io stesso, assieme allo scrittore fiorentino Massimo Acciai, nella scrittura del testo di critica letteraria La metafora del giardino in letteratura (Faligi Editore, 2011), dove, partendo da una preziosa prefazione dello scrittore Paolo Ragni, si spazia all’analisi del giardino come locus privilegiato della letteratura a proiezione simbolica, paradigma interpretativo che apre, invece, a significati più ampi. La Cavalli non va ricercando significati o possibili interpretazioni in testi letterari, in quello che è la fiction, ma indirizza il suo percorso d’analisi verso le biografie degli autori, i carteggi e, comunque, attendibili documenti storico-letterari che si riferiscono alla vita privata degli autori in questione. Il percorso che Adele Cavalli fa in maniera attenta basandosi su di un buon apparato critico-bibliografico, si riferisce principalmente ai giardini veri, reali, ai quali alcune grandi scrittrici si dedicarono durante la loro vita, presenti nel testo anche per mezzo di varie foto degli stessi. E sfogliando le pagine è come se in realtà ci trovassimo in quei giardini, in una camminata che vorremmo non finisse mai. In questa passeggiata “naturalistica” (bisogna ricordare che il giardino è una riproduzione umana e in scala di quello che è la natura) ci inoltriamo così negli affascinanti giardini della tenuta di Sissinghurst in cui Vita Sackville West trascorreva gran parte delle sue giornate, passando poi per la “mania” floreale di Emily Dickinson che pure conservava esemplari di foglie e fiori, nel famoso herbarium, al giardino di The Mount della scrittrice americana Edith Wharton, studiosa dell’architettura giardiniera italiana, al giardino africano e quello danese (diversissimi tra loro) di Karen Blixen. Arricchiscono la raccolta il giardino della francese Colette, di Eudora Welty, di Mary Annette Beauchamp, quello sull’isola di Mount Desert di Marguerite Yourcenar, quello adiacente alla casa di Nohant di George Sand e quello a Chawton Cottage di Jane Austen.

Cambiano le localizzazioni geografiche, i colori, i fiori e le piante ma il leitmotiv che lega i vari capitoli del libro (ciascuno dedicato a una scrittrice) è la capacità dello scrittore attento, sensibile e amante della natura di riconoscersi in essa e, quasi, di liquefarsi in essa e, dall’altra parte, il potere indicibile che l’uomo riceve dal vitalismo, la prorompenza e la bellezza del giardino. Mi piace concludere con una citazione di Mary Annette Beauchamp richiamata nel testo, che riassume l’intero significato di questo libro: “Ognuno deve amare qualcosa e io non conosco oggetti d’amore che immancabilmente ti ricambino come i libri e un giardino”.

a cura di Lorenzo Spurio

E’ SEVERAMENTE VIETATO RIPRODURRE O DIFFONDERE LA RECENSIONE IN FORMA DI STRALCI O INTEGRALMENTE SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTORE.

“Ritorno ad Ancona e altre storie” di Lorenzo Spurio e Sandra Carresi: DOVE TROVARLO

RITORNO AD ANCONA E ALTRE STORIE

di Lorenzo Spurio e Sandra Carresi

Lettere Animate Editore, 2012

 

 

 Ti segnalo, poi, che se intendi acquistarlo, per soli 10 Euro puoi trovarlo presso:

 – LIBRERIA INCONTRI, Costa Mezzalancia, JESI

– LIBRERIA CATTOLICA, Corso Matteotti, JESI

– Su ordinazione in qualsiasi altra libreria tradizionale

Sul sito della Casa Editrice

– Su ogni altra libreria online 

 

Qui puoi trovare la pagina FB sul libro, per saperne qualcosa in più, ci sono alcune recensioni e commenti.