“Ritorno ad Ancona e altre storie” di Lorenzo Spurio e Sandra Carresi, recensione a cura di Luana Trapè

Recensione a cura di LUANA TRAPE’

 

La vita è un cammino difficile

 

La doppia composizione dei racconti scritti a quattro mani è pienamente riuscita. Sono infatti del tutto celati i punti di sutura, né lo stile dell’uno prevale sull’altro, come in una sonata al pianoforte non si distinguono le mani, quando i due esecutori sono abili ed affiatati.

Sono i viaggi, il leit motiv della narrazione: con treni e autostrade, taxi e traghetti, valigie e trolley, hotel e terme. Le protagoniste si spostano per lavoro o divertimento dalla propria città ad un’altra, ed è proprio questo spostarsi a “muovere” le loro riflessioni. Si tratta dunque, in maniera più profonda, di viaggi della psiche, di passaggi, di tappe esistenziali che traslano da un’epoca all’altra della vita. Il mutamento temporaneo dei luoghi e l’incontro con persone nuove cambiano il modo di sentire e, indirettamente, anche il fluire degli anni futuri. Ogni sosta provoca un’autoanalisi e il ritorno a casa coincide con una svolta.

Le tre donne sono descritte con un procedimento a spirale, prima lo scavo psicologico, poi man mano il mondo esterno, i compagni reali o possibili, la famiglia e l’ambiente: le stanze della casa e degli alberghi, la natura, i panorami, le città che attraversano, col passo sicuro del residente o quello curioso del visitatore. Si nota una grande cura per i dettagli più marginali, che per un attimo fanno baluginare la storia di personaggi minori, o svelano l’atmosfera segreta delle città.

Il primo racconto inizia con l’addensarsi di preoccupazioni e tensioni che culminano con la sorpresa dell’eredità di un padre mai conosciuto. Il viaggio contribuisce a chiarire un dubbio pressante, risolvendo l’impasse che si era creato; così Giada imprime con decisione un nuovo corso alla propria esistenza. Ed è un segnale minuto, la leggerezza di un colibrì dipinto su un piattino, ad anticipare lo scioglimento finale.

Nel secondo Rebecca, ferita da un recente divorzio, se ne va ad Ischia per una vacanza, scegliendo un posto di mare che le ricordi Ancona, la città dove vive. È il colore azzurro a dominare la scena, l’azzurro dell’acqua e degli occhi di Vincenzo con il quale inizia un “viaggio” affettuoso: “Era partita per un volo alto, forse pericoloso, ma non intendeva tornare indietro”. Tuttavia il ritorno a casa, alla realtà di tutti i giorni, dissolve l’illusione di poter uscire dalla solitudine. La sua personalità irresoluta la spinge a rifiutare una relazione che sembrava attraente e invece si  rivela troppo ardua da condurre.

Il titolo del terzo, “Un cammino difficile”, sembra smentito dall’inizio solare, semplice e rassicurante; ma ecco che al rientro dalla villeggiatura si manifesta una frattura insanabile in una famiglia che appariva felice. E sarà la protagonista – abbandonata dal marito – a soffrirne di più, perché appartiene alla schiera delle donne per le quali l’amore è totale dedizione e sottomissione, quasi fino al sacrificio totale; le donne che non riescono mai a distaccarsi del tutto dall’amato, e sempre perdonano indifferenza, egoismo e tradimenti. Infatti Eva, venuta a conoscenza di una grave malattia di Alberto, ricominciò a prendersi cura di lui “senza mai chiedersi se la loro vita sarebbe tornata un giorno, ad essere vita di coppia, e non lasciava a se stessa neanche il tempo di guardarsi allo specchio. Un giorno, però, lo fece, non distrattamente, ma di proposito.”

L’impatto con la propria figura, così trascurata e invecchiata, la spronerà ad iniziare un cammino di ricostruzione, di apertura al futuro, contando soltanto su se stessa.

a cura di Luana Trapè

05-05-2012

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“Sixta Pixta Rixa Xista” di Elena Vesnaver, recensione a cura di Lorenzo Spurio

Sixta Pixta Rixa Xista

di Elena Vesnaver

Edizioni di Karta, 2011

ISBN: 9788897543046

Prezzo: 2,99 Euro

Recensione a cura di Lorenzo Spurio


Sixta Pixta Rixa Xista
è un racconto lungo o romanzo breve della scrittrice friulana Elena Vesnaver dal titolo quasi impronunciabile. A una prima vista l’abbondanza delle “x” e del suono frusciante che queste producono nel pronunciarle farebbero pensare a qualche parola nella lingua basca, le cui origini a tutt’oggi non sono ben chiare. Ma non divaghiamo. Leggendo, nelle prime pagine, scopriamo che non si tratta altro che di una formula magica per tenere a distanza le streghe. E’ infatti, quello della stregoneria, il tema di questo racconto.

Il racconto in questione prende le pieghe della storia di una certa Luzie, una sorta di fattucchiera d’altri tempi che “raccoglie sorbo nel bosco e balla davanti a un fuoco di notte”. E’ una strega. Il racconto è ambientato in un universo provinciale, campagnolo, dove gli altri abitanti del paese, come pure gli altri esseri viventi (animali e piante), finiscono per dare una voce corale all’intera narrazione: “C’erano gli alberi, i cespugli, l’acqua dei torrenti o la pioggia, gli animali, il vento e la terra, soprattutto la terra, che pulsava viva sotto i piedi e parlava, se la si sapeva ascoltare”.

Luzie, grazie all’eredità di conoscenze alchemiche della nonna, sa come interpretare il mondo, come cambiarlo a seconda delle sue volontà. E’, dunque, una persona forte, potente e anche temuta nella comunità. Gli spazi e la narrazione della Vesnaver hanno molto in comune con i celebri romanzi dello scrittore vittoriano Thomas Hardy che con i suoi Wessex Novels descrive un mondo provinciale, campestre, arcadico che ormai va perdendosi a seguito degli sviluppi industriali e culturali che, irreversibilmente, minacciano anche il tessuto religioso-popolare degli strati subalterni. Ma non è solo questo, perché la Vesnaver coniuga questa storia immergendola nel clima di repressione alla magia e della caccia alle streghe del Seicento inoltrato, ormai lontano dal Medioevo in cui tali pratiche era semplice consuetudine.

Sebbene nel racconto della Vesnaver trovano posto vari personaggi, di ambo i sessi, l’unico vero intermediario o confessore dei suoi monologhi sembra essere il gatto. Seguiamo le vicende di Luzie tra i suoi pensieri rivolti alla nonna, ormai morta, al suo desiderio di un uomo tutto per sé e i suoi spostamenti al mercato sino alle amare pagine finali che ci narrano dell’esecuzione dell’amica Madalene.

Una narrazione ben modulata, avvincente e che raggiunge il suo apice di suspence nelle ultime pagine con le quali il lettore viene fornito di tutti i mezzi necessari per intravedere il finale del racconto.

Chi è l’autrice?

Elena Vesnaver è nata a Trieste nel 1964 e attualmente vive in provincia di Pordenone. E’ amante della letteratura noir e thriller e ha anche scritto un paio di libri per ragazzi (Le storie di Pozzo e Elide dov’è? Il mistero della bidella scomparsa). Nel 2006 ha pubblicato con la casa editrice Castalia la raccolta di racconti per ragazzi Strane storie d’amore e nel 2007 presso la Magnetica Edizioni ha pubblicato Sixta pixta rixa xista, una storia di stregoneria ambientata nel 1600. Vari suoi racconti sono presenti in antologie. Negli ultimi anni è stata impegnata anche in campo teatrale.

 a cura di Lorenzo Spurio

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