“Il mito nel Novecento letterario” a cura di Antonio Melillo, recensione di Lorenzo Spurio

Il mito nel Novecento letterario

di AA.VV.

a cura di Antonio Melillo

Limina Mentis Editore, Villasanta (MB), 2012

ISNB: 978-88-95881-60-7

Pagine: 347

Costo: 22€

 

Recensione a cura di Lorenzo Spurio

Collaboratore di Limina Mentis Editore

Il mito è un racconto. Ma cosa racconta? E’ il tentativo di raccontare il senso dell’esserci, è l’interpretazione dell’esistenza del vero che parla al singolo individuo (p. 10).

 

 

Questo libro è un testo di saggistica e di critica letteraria ricchissimo di contenuti che spazia dalla letteratura italiana contemporanea (Pavese, Brancati, Pasolini), alla letteratura inglese modernista (T.S. Eliot) sino al mondo classico (Ovidio, Platone) con numerosi incursioni nella poesia del nostro secolo (Pontiggia, Damiani, Marina Moretti). Il filo rosso del libro, come indica il titolo stesso, è il mito.

Nell’ampia nota di prefazione a cura di Antonio Melillo, il curatore dell’intero volume, traccia in via analitica l’origine, il significato, il valore e l’importanza che il mito ricopre oggi nella nostra società sottolineando da subito il fatto che il mito è una creazione umana, un qualcosa a cui crediamo e a cui non potremmo fare a meno ed è allo stesso tempo un qualcosa che ha sempre accompagnato l’uomo (si pensi l’antico mito della caverna descritto da Platone o il mito del buon selvaggio di Rousseau). Melillo dà le linee guida per riconoscere ciò che è un mito da ciò che non lo è. Il mito, infatti, non va confuso con la leggenda né tantomeno con la favola. La trascrizione e il racconto spesso fanno apparire somiglianze tra di loro, ma sono tre identità super-caratterizzate e ben definite.

Il mondo consumistico e dei mass media con il quale si identifica la nostra società super-sviluppata è un grande contenitore di miti (miti mitologici come quelli di Ovidio e miti contemporanei come Marilyn Monroe, Lady Diana o Batman) tanto che il processo di mitizzazione e di filiazione di miti è nell’attualità un qualcosa d’inarrestabile. Bisogna fare attenzione anche nel non confondere il mito con la storia: il primo è una sorta di aneddoto –non necessariamente vero o realistico- che ha influenzato o presenziato la storia, quest’ultima è il racconto delle nostre vite e quelle dei nostri antenati. Il mito è e allo stesso tempo non è un eroe. Batman, dunque è un eroe o un mito? Melillo offre una attenta chiave di lettura che ci aiuterà a far luce sulla questione. Il mito inoltre ha immancabili riferimenti e legami alla religione, alla filosofia, alla cosmologia e alla poesia perché in fondo –come più volte viene sottolineato- il linguaggio del mito è un linguaggio lirico, cadenzato, strofico e l’atmosfera che evoca lo è altrettanto. La prefazione di Melillo sfocia poi in un’ampia parte che più propriamente fa riferimento alla filosofia e all’epistemologia del mito che può risultare interessante agli studiosi di tali dottrine.

Il libro si compone di una buona quantità di saggi e studi critici di carattere monografico: Gianfranco Lauretano nel saggio dal titolo “Il mondo abitato del mito in alcune esperienze di poesia contemporanea italiana” affronta la poetica di alcuni poeti dei nostri giorni (Giancarlo Pontiggia, Claudio Damiani, Salvatore Ritrovato e Marina Moretti), procedimento impiegato anche da Anna Maria Tamburini con il saggio “Il mito nella letteratura del Novecento” che analizza alcuni aspetti dell’opera poetica di Cristina Campo, Agostino Venenazio Reali, Margherita Guidacci). Neil Novello arricchisce questo testo con il suo saggio dal titolo “Mitopoesia di Gesù. Pasolini-Vangelo secondo Matteo”.

Per chi è, invece, un grande affezionato del modernismo inglese si consiglia vivamente la lettura del saggio di Daniele Gigli, un’ampia ed eterogenea analisi fatta da più punti di vista sul poemetto filosofico The Waste Land (La terra desolata) del britannico Thomas Stearn Eliot dal titolo “The Waste Land. Dalla parola mitica alla parola incarnata”. Uno degli aspetti che contraddistinguono questa pietra miliare della letteratura contemporanea è il totalizzante uso dell’intertestualità per mezzo della citazione e il riferimento che T.S. Eliot fa ad altrettanti testi letterari, popolari e incluso la Bibbia tanto che il suo libro finisce per essere un mosaico di citazioni. Citare non è mai un processo completamente negativo perché è un mezzo per richiamare dell’altro o celebrare un grande autore del passato. Ovviamente la sovra-citazione non deve mai diventare sinonimo di mancanza di originalità, imitazione o addirittura plagio letterario. L’altra componente chiaramente caratteristica di The Waste Land è l’affollatissima presenza di personaggi vivi, morti, reali o mitici che tra le pagine del poemetto vengono descritti, uno tra tutti il profeta cieco Tiresia che in Ovidio è anche manifestazione dell’ermafroditismo e più in generale di metamorfosi.

Matteo Veronesi nel suo saggio “Dal Novecento agli antichi. Volti e riflessi del mito di Narciso” studia, invece, un mito arci-noto, quello di Narciso, del bel giovane aitante innamoratosi di sé che, per incapacità di guardarsi al di fuori di sé, finisce per morire annegato in un ruscello dove stava specchiandosi. Il narcisismo è un comportamento che in taluni casi può configurarsi come patologico e dunque provocare un vero e proprio problema psicotico come Freud sottolineava già nei Tre saggi sulla sessualità (1905). Parlare di Narciso porta indissolubilmente a parlare anche del mito di Eco al quale appunto Narciso è legato nella narrazione che Ovidio fa.  Veronesi analizza come il mito di Narciso e la stessa parola ‘narcisismo’ sono stati impiegati in letteratura nel corso del tempo; curioso è il riferimento ai poeti crepuscolari: “E, nei crepuscolari, il Narciso che si specchia è ormai un fiore pallido, esangue, estenuato. ‘Rassegnato come uno specchio,/ come un povero specchio melanconico’ (Corazzini), ‘Come uno specchio vano si moltiplica’ (Gozzano)” (p. 208).

Il libro ha un contenuto ricchissimo ed estremamente vario. Si prosegue con il saggio a cura di Giancarlo Micheli dal titolo “Thomas Mann, il nutritore. Il mito realista del Novecento e il realismo mitico di un ex-impolitico”. Un grande omaggio alla letteratura spagnola è contenuto invece nel saggio a cura di Cinzia Demi dal titolo “Don Giovanni ripensa se stesso. Dal rovesciamento del grande mito moderno del Don Giovanni di Sicilia di  Brancati al Don Juan di Tirso de Molina al Dom Juan di Molière, al Dissoluto punito di Mozart-Da Ponte” nel quale il critico analizza mediante stralci tratti dalle varie opere – in prima persona- la differenza sostanziale che si respira tra i diversi libri che trattano di un’unica storia, quella di Don Giovanni, mettendo in luce come il processo di rivisitazione e di riscrittura –motivato da differenze geografiche, temporali, personali- sia determinante nella costruzione di varianti del mito.  Si passa così dal Don Giovanni “originario” di Tirso De Molina per arrivare a quello di Vitaliano Brancati nel quale il personaggio ha ormai perso gran parte delle caratteristiche tipiche del Don Giovanni (libertinaggio, spregiudicatezza, blasfemia, violenza) per diventare un personaggio semplice, forse un po’ troppo bonaccione ed inetto.

Il saggio di Andrea Muni si rivolge alla riscoperta della classicità del mito, un’indagine stessa sulla nascita di questa forme d’espressione e di modalità per rapportarsi/conoscere il mondo nel saggio dal titolo “Il mito come luogo della libertà. Edda Ducci e il mito della caverna di Platone” dove la critica, docente universitaria e filosofa, sottolinea l’importanza del mito della caverna da lei definito “filosofia dell’educazione” per poter comprendere attentamente l’intera filosofia platonica. Il mito della caverna viene analizzato da varie ipotesi interpretative e la Ducci al termine del saggio fornisce una serie di temi importanti (come quello della libertà o il tema della persona) che secondo lei scaturirebbero proprio da questi. Seguono poi altri saggi tra cui “Il mito classico nella poesia di Margherita Faustini” scritto da Rosa Elisa Giangoia che analizza l’ampia e instancabile opera poetica della poetessa genovese scomparsa nel 2009 e “Il mito come distanza. Una lettura pavesiana” di Antonio Melillo, il curatore dell’intero progetto.

 L’opera, come già detto, offre vedute multiple e variegate su un’ampia quantità di materiale letterario, poetico e filosofico per cercare di farci entrare a pieno nello studio del mito. Il mito e la mitologia non sono la stessa cosa come dichiara Antonio Melillo nella prefazione. Il processo di miticizzazione e l’importanza di miti classici nel nostro oggi può essere compreso a pieno solo se si fa un’attenta lettura a questo testo con ricchi apparati di bibliografia che offrono numerosi spunti per ulteriori analisi e studi sul tema.

 

Lorenzo Spurio

scrittore, critico-recensionista

Collaboratore di Limina Mentis Editore

 

30/08/2012

 

E’ SEVERAMENTE VIETATO DIFFONDERE E/O PUBBLICARE LA PRESENTE RECENSIONE IN FORMATO INTEGRALE O DI STRALCI SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTORE.

 

 

“Avigliano è… Donna!”, progetto sul valore della donna

Città di Avigliano (Potenza)

Assessorato alla Cultura

 

PROGETTO Avigliano…è Donna!

 

Idea

L’Assessorato alla Cultura del Comune di Avigliano con il 2012, al fine di rendere omogeneo e accattivante il Cartellone dell’Estate Aviglianese, ha inteso promuovere per il periodo estivo almeno 4 grandi eventi ad esclusiva titolarità del Comune ed afferenti all’Assessorato alla Cultura individuando un tema che possa essere il filo conduttore per la costruzione dell’intero cartellone estivo alla cui realizzazione concorrono in modo fattivo e determinante le associazioni iscritte all’Albo Comunale delle Associazioni con le loro personali iniziative. 

Sono fatiganti le donne al maggior segno si portano d’està d’inverno sempre a mezza notte, e vanno a soffiare e far legna et al spontar del giorno son pur a casa di ritorno con il fascio in testa. Poi vanno alla Corte quelle che vi hanno le cause, et indi a far da mangiare per li mariti, e dopo pranzo alle campagne, e mai stanno le poverelle in riposo, ne mai si satiano di travagliare, ma veramente hanno tanto li huomini quanto le donne un temperamento et aspetto di tal fortezza, che paiono nati solo per faticare” cosìnel 1674 Pier Battista Ardoini nella “Descrizione dello Stato di Melfi” scrive delle donne aviglianesi facendo emergere il loro ruolo fondamentale tanto nella vita domestica quanto nel lavoro che svolgevano e per questo motivo come primo anno e come primo tema l’Assessorato ha individuato quello della donna.  

Si intende, quindi, promuovere e incentivare iniziative ruotanti intorno all’universo enigmatico, complesso e meraviglioso della donna, le sue conquiste e la sua capacità di interpretare i molteplici ruoli nella società esigente e intransigente di oggi, come lo sono state le donne dei secoli passati.

L’idea progettuale prevede un percorso strutturato almeno in quattro tappe, nei quattro punti strategici del territorio, declinate nei molteplici linguaggi culturali che siano in grado di affrontare il tema sotto differenti aspetti per garantire la massima fruizione dalla più ampia sfera sociale possibile.

 

Descrizione delle Attività

Iniziative teatrali, musicali, convegnistiche e artistiche daranno vita alle attività immaginate per questo progetto che prevede, inoltre, la partecipazione di un personaggio famoso del mondo artistico femminile.

Quali migliori protagoniste se non le donne della tragedia greca come Cliternestra, Andromaca, Fedra, Medea e Antigone che con le loro passioni, le loro sofferenze, le loro attese e le loro speranze ci ricordano gli stessi stati d’animo che, oggi come ieri, le donne vivono in ogni latitudine. Voci che hanno dato voce ai disagi femminili tratteggiando sapientemente la tormentata sensibilità e le pulsioni irrazionali che si scontrano con il mondo della ragione.

Le note cantate da Vanoni, Mina, Mia Martini, Anna Oxa, Milva illumineranno le notti aviglianesi per rendere omaggio alle grandi voci femminili che hanno fatto diventare grande il panorama musicale italiano e hanno, contemporaneamente, affrontando nelle loro canzoni temi quali l’amore, il dolore, la gioia e i bisogni dell’ “altra metà del cielo”.

Un incontro-dibattito vedrà messe a confronto donne operanti nei diversi ambiti sociali che dialogheranno sulle opportunità e sulle difficoltà incontrate durante la loro attività per poi convergere su azioni e obiettivi comuni da intraprendere.           

Un artista femminile di fama nazionale, infine, allieterà una delle serate che con la leggerezza e il sorriso farà riflettere su questo mondo.    

Inoltre durante uno degli eventi sarà promossa una campagna di raccolta fondi per un’Associazione che opera nel campo della prevenzione e della ricerca su malattie più strettamente legate al mondo femminile.

Luoghi

Il progetto oltre ad essere un viaggio nell’universo femminile è un vero e proprio viaggio all’interno del territorio comunale che toccherà le quattro grandi realtà territoriali del Comune quali la città di Avigliano e le frazioni di Lagopesole, Possidente e Sant’Angelo.

Tempi

 “Avigliano…è Donna!” abbraccia un arco temporale di tre mesi da Luglio a Settembre 2012.  

Finalità

Trattare la diversità di genere è un invito a guardare dall’alto, come chi fotografa una realtà da un aereo in volo, senza tralasciare l’emozione di far parte di quel mondo. 

Un tema complesso come quello della donna, attraverso l’ironia, la musicalità e un pizzico di leggerezza tenta di lanciare messaggi su un universo “di un cammino su tacchi alti in equilibrio ma con sospiro e sorriso” e vuole sensibilizzare le diverse sfere sociali a porre attenzione su questo delicato e vigoroso creato sostenendone anche l’appartenenza come ad una ricchezza.

Questo progetto, inoltre, tende ad una visione unitaria del territorio comunale simboleggiata dal tema comune e dal coinvolgimento delle persone del posto per creare un’opportunità di dialogo, di crescita e di aggregazione.

Un progetto tanto semplice quanto ambizioso perché poco artefatto che, partendo dal basso, si  prefigge di costruire un percorso che, con compostezza, punta verso l’alto.

Destinatari

Il progetto è rivolto ad un ampio pubblico appartenete ai diversificati ambiti sociali: dai semplici cittadini ai membri del mondo associativo e scolastico, dagli uomini alle donne, dagli stranieri ai connazionali, dai turisti agli emigranti in quanto il tema affrontato è trasversale ad ogni cultura e ad ogni appartenenza. Inoltre, essendo ampia l’offerta culturale proposta, si è in grado di richiamare sul territorio comunale spettatori provenienti sia dal territorio regionale che dalle regioni contermini.

 Programmazione

 

 

“Per chi lavora con amore”, poesia di Monica Fantaci

Per chi lavora con amore

Precari…vittime legate
e prese a cinghiate,
grido di dolore
per chi lavora con amore,

precari picchiati,
umiliati, sterminati,
i loro passi fanno un rumore
che dà il segno del loro orrore,

precari… gettati nel torrente
per aver messo in pratica cuore e mente,
voci e avanzamenti
dei precari combattenti.

…dedicata a tutti i precari che, nonostante tutto, lavorano con amore e, ancor di più, a quelli che, oltre a lavorare con amore, lottano ogni giorno per la libertà di lavorare!

Palermo, 6 agosto 2011

 

Monica Fantaci

QUESTA POESIA VIENE QUI PUBBLICATA DIETRO GENTILE CONCESSIONE DA PARTE DEL’AUTRICE. E’ SEVERAMENTE VIETATO DIFFONDERE E PUBBLICARE LA POESIA SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTRICE.