“Flyte & Tallis”: il nuovo saggio di letteratura inglese di Lorenzo Spurio recensito da Rita Barbieri

FLYTE & TALLIS
Ritorno a Brideshead ed Espiazione
una analisi ravvicinata di due grandi romanzi della letteratura inglese
di LORENZO SPURIO
ISBN: 978-88-6682-300-1
Numero di pagine: 143
Costo: 10 €
 
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Recensione a cura di Rita Barbieri

 

copertina solo frontIl saggio di Lorenzo Spurio analizza, in maniera precisa e sintetica, due dei più importanti capolavori della letteratura inglese del ‘900: “Atonement” (Espiazione) di Ian McEwan e “Brideshead Revisited” ( Ritorno a Brideshead) di Evelyn Waugh.

Inizialmente l’autore affronta in maniera separata le due opere, dedicando loro una sezione ciascuno del suo libro. Per ogni romanzo traccia un riassunto puntuale e accurato, spendendosi anche in una descrizione mirata degli ambienti e dei personaggi principali. Si tratta delle fondamenta necessarie poi per affrontare, nelle parti successive del saggio, l’analisi più propriamente critica e letteraria.

Lorenzo Spurio ricerca nei due romanzi delle tematiche comuni (la religione, il senso di colpa e altri…) e spiega, inserendo anche citazioni letterarie in corso d’opera e informazioni biografiche sulla vita degli autori, analogie e differenze. Tutto questo è sostenuto da un solido impianto critico-bibliografico, come si può ben notare dalla bibliografia finale.

I temi scelti non sono casuali né semplicistici, quanto piuttosto temi articolati e complessi che vengono sciolti ed esposti in maniera chiara e comprensibile. Non si cade mai nell’errore di uniformare, appianare i due romanzi o di voler ritrovare obbligatoriamente delle linee e dei tratti comuni. Anzi, si dedica particolare attenzione alla descrizione delle differenze esistenti e si cerca di spiegarne le possibili motivazioni, sia attraverso un approfondimento sul contesto storico-sociale del momento, sia ricorrendo al vissuto dei due autori.

La terza parte del saggio riporta una traduzione a cura dell’autore di un articolo di un importante critico: Brian Finney, che fornisce un inquadramento globale e conclusivo alle osservazioni e alle analisi precedentemente delineate.

Completano l’opera i profili biografici dei due autori e la bibliografia.

Si tratta di un saggio estremamente accurato e curato, perfino negli apparati critici (quali note e rimandi bibliografici), completo e esaustivo dal punto di vista dei contenuti. Inoltre il linguaggio chiaro, non eccessivamente pieno di inutili tecnicismi e la relativa brevità dello scritto, lo rendono uno strumento di facile accesso e rapido utilizzo anche per coloro che non sono troppo abituati ad avere a che fare con testi di critica letteraria.

Per i più esperti invece, il libro offre interessanti spunti di riflessione e scorci nuovi, oltre a mettere a disposizione titoli e materiali di approfondimento per ricerche successive.

Si tratta dunque di un libro che permette, in maniera semplice ma non semplicistica, di addentrarsi nelle trame dense della letteratura inglese del ‘900, fornendo una possibile linea interpretativa e trasmettendo, allo stesso tempo, tutto il fascino misterioso, elegante e decadente dei due più importanti romanzi inglesi del tempo, attraverso la descrizione sentita dell’ambientazione, del plot e del mondo psicologico dei personaggi.

Rita Barbieri

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QUESTA RECENSIONE VIENE QUI PUBBLICATA PER GENTILE CONCESSIONE DELL’AUTRICE.

“Gita al faro” di Virginia Woolf, recensione di Anna Maria Balzano

Gita al faro di Virginia Woolf

recensione di Anna Maria Balzano

 

978-88-541-2624-4Con Gita al faro di Virginia Woolf, il romanzo del Novecento si arricchisce di nuovi elementi, rispetto a quelli già introdotti da altri romanzieri appartenenti alla stessa epoca. Tralasciando il caso  di Joyce, che con il suo Ulisse merita un discorso a sé, molto complesso e articolato, pensiamo a Proust, a Svevo, a Mann: siamo su un piano del tutto diverso rispetto al romanzo storico  o a quello d’avventura dell’ottocento. L’influenza delle teorie freudiane ha ispirato i più grandi personaggi novecenteschi, portati all’introspezione psicologica, all’analisi dei sentimenti e dei rapporti interpersonali.

Insieme con Mrs Dalloway, Gita al faro (To the Lighthouse, 1927) è l’opera più significativa di Virginia Woolf.

Il romanzo si divide in tre parti: La finestra, Il tempo, Il faro. Ogni parte è strettamente organica all’altra.

La prima si estende per oltre la metà del romanzo e prende spunto dall’abitudine della protagonista Mrs Ramsay, di osservare, seduta davanti alla finestra con un   lavoro a maglia, ciò che accade all’esterno della vetusta casa di campagna, e di scrutare con occhio apprensivo le condizioni meteorologiche, con la speranza di poter esaudire il desiderio del più piccolo dei suoi otto figli, Giacomo, di andare al Faro.

La finestra, però, non è solo il luogo da cui Mrs Ramsay osserva  l’esterno: essa è anche, metaforicamente, la finestra sulla sua anima, il mezzo che le permetterà di aprire uno spiraglio alla conoscenza di se stessa.

Sin dalle prime silenziose osservazioni della protagonista, il lettore si accorge di essere di fronte ad un personaggio femminile di tipo nuovo e assai più complesso. Mrs Ramsay si afferma subito come una donna raziocinante, sicura delle sue decisioni e delle sue scelte, sicura delle sue qualità, timorosa solo di essere in qualche modo superiore all’uomo che ha sposato, che, pur essendo un rinomato professore di filosofia, appare ai suoi occhi e attraverso i suoi occhi, come una deludente nullità. Qui il dramma d’una donna in bilico tra gli schemi tradizionali   che all’epoca relegavano il sesso femminile al ruolo tranquillo di moglie e di madre tra le rassicuranti mura domestiche e l’esigenza nuova e impellente di rivendicare a sé una capacità raziocinante tendente a riconoscerle legittima autonomia. 

Se si confronta il personaggio di Mrs Ramsay con quello di Mrs Bennet, creato da Jane Austen in Orgoglio e pregiudizio (1813) , si capisce immediatamente quanta strada si fosse fatta e come ci si stesse allontanando già ai primi del Novecento dallo stereotipo della donna subalterna all’uomo e alla famiglia.

Già Isabel Archer, il personaggio di Ritratto di signora di Henry James, aveva in qualche modo, anticipato questa sorta di “rivoluzione copernicana” nel ruolo della donna nella società. Non a caso, poco più di un ventennio dopo l’uscita di “Gita al faro”, Simone de Beauvoir scriverà un saggio bellissimo sul Deuxième Sexe , il secondo sesso, secondo proprio in ordine di dignità esistenziale. La de Beauvoir affermerà che l’opinione corrente ritiene la donna un’ “ovaia, una matrice”.

faro_fIl dramma più sentito da Mrs Ramsay è dunque proprio il suo rapporto con il marito, al quale si sente consapevolmente superiore e per il quale non sente, forse proprio per questo motivo, più alcuna attrazione; eppure ella desidererebbe in certo qual modo riportare ordine nelle cose e nei sentimenti, cercando una fusione tra la sfera intima e i valori tradizionali.

In questa prima parte, dunque, la gita al faro diventa quasi un pretesto per portare avanti una storia con pochi eventi. Il gioco delle metafore, delle analogie e del simbolismo della Woolf è sottile e raffinato e non crea mai insofferenza nel lettore. Si prenda ad esempio  l’analisi che la stessa signora fa dei raggi del faro: ella paragona se stessa al solo raggio che dei tre è fisso e dà sempre luce.

La seconda parte del romanzo è molto breve ed è dedicata al tempo: il tempo, come succedersi di eventi negativi, che includono la morte improvvisa, solo accennata, della signora e di due dei suoi figli. Morte dentro e degrado fuori della casa, abbandonata.

La terza parte intitolata “Il faro” vede il ritorno alla casa di quelli che rimanevano della famiglia e di parte dei loro ospiti, come in un tentativo di riportare le cose indietro, senza speranza di riuscirci. In questa parte il vero grande protagonista é l’Assenza/Presenza della signora Ramsay. Ella è ancora il punto di riferimento, per il figli Camelia e Giacomo che sembrano aver ereditato dalla madre gli stessi sentimenti che ella nutriva per il loro padre, per Mr Ramsay, che cerca ancora di affermare narcisisticamente il suo io e per Lily, l’amica pittrice che finalmente riuscirà a finire in un modo qualsiasi il quadro che era nella sua mente e che era rimasto incompiuto. Ciò grazie alla visione, una vera e propria epifania sulla verità intima della Signora Ramsay e del suo rapporto con gli altri.

L’amarezza più grande rimane quella di Giacomo che da bambino aveva tanto desiderato che la madre lo portasse al faro e non aveva potuto veder realizzato questo suo desiderio, a causa del maltempo, e ora che vi è giunto col padre è deluso. Dunque era così il faro, il mitico luogo che aveva sognato di vedere? “Una torre nuda sopra una squallida roccia”. Perché la realtà è sempre inferiore al sogno.

ANNA MARIA BALZANO

QUESTO TESTO VIENE PUBBLICATO SU GENTILE CONCESSIONE DELL’AUTRICE.