“Miele” di Ian McEwan, recensione di Anna Maria Balzano

Miele
di Ian McEwan
Einaudi, Torino, 2012
ISBN: 978806214055
Pagine: 351
Costo: 20€
 
Recensione di Anna Maria Balzano

9788806214050“Miele”, l’ultimo romanzo di Ian McEwan, è un’opera complessa che offre molti spunti per una discussione sulla funzione dell’arte in generale e dell’arte in relazione alla politica e alla ragion di stato in particolare.

La protagonista, Serena, figlia di un Vescovo, educata secondo i saldi principi borghesi, costretta a trascurare la sua predilezione per le lettere e a laurearsi in Matematica a Cambridge, ottiene un incarico presso l’MI5 : siamo negli anni settanta, l’Inghilterra è in piena crisi energetica, il movimento indipendentista nord-irlandese è molto attivo, si sviluppa e si estende la guerra fredda culturale.

La missione consiste nel dover reclutare scrittori e intellettuali che possano fare propaganda a favore dell’occidente, contro il blocco sovietico.

McEwan cela, dietro la forma della spy-story, una pesante critica di ciò che può essere l’arte dello scrittore laddove sia strumentalizzata a fini politici.

Già in Espiazione avevamo assistito alla mistificazione artistica creata dalla protagonista Briony, che tradiva un giudizio negativo dell’autore sull’arte come finzione. Qui questo giudizio appare in tutta la sua evidenza, non solo nella trama principale, ma anche in quei racconti, che ci vengono riportati come creazione del personaggio di Tom Haley, che possono essere considerati dei brevi romanzi nel romanzo, secondo la migliore tradizione inglese.

In ognuno di questi racconti, il protagonista, che sia il gemello che si sostituisce al fratello parroco, o l’individuo che viene preso da passione per un manichino, o il marito che ama più appassionatamente la moglie dopo essere venuto a conoscenza della sua disonestà, è la menzogna a trionfare. Ciascuno di questi racconti diventa simbolo e metafora del romanzo in cui è inserito.

imagesCAJ5CI2JLa necessità dei Servizi Segreti di finanziare, senza svelare loro il vero fine dell’operazione definita Miele, autori perché scrivano opere che esaltino i valori del  mondo occidentale, in contrasto con quelli rappresentati dal comunismo sovietico, ripropone la distinzione tra intellettuale tradizionale e intellettuale organico. È ovvio che l’intellettuale che si mette al servizio del potere, di qualunque segno esso sia, diventa organico a quello stesso potere. In questo romanzo si accenna all’opera di Orwell, sia al suo “La fattoria degli animali”, sia a “1984”. Con lui se ne citano altri. La necessità di tenere nascosta la finalità dell’operazione, riscatta in un certo senso una parte del mondo artistico, che, se consapevole, non avrebbe messo la sua opera al servizio del potere politico.

L’accenno all’inganno è esplicito in alcune frasi  pronunciate dai protagonisti del romanzo: la creazione artistica vista come inganno è eredità della cultura puritana britannica, e risale al teatro elisabettiano.

Significativo è anche l’accenno esplicito a Mallarmé e alla sua teoria della “pagina bianca”, nelle parole di Haley.  Diceva Mallarmé : “L’opera poetica è miracolosa come la creazione, ma al termine d’una faticosa ascesa non v’è che il nulla, la pagina bianca, il silenzio.” Un sogno di purezza, questo, e di distacco dal mondo, negazione della mistificazione artistica, che McEwan sembra palesemente condividere.

ANNA MARIA BALZANO

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“Consigli a un giovane ribelle” di Christopher Hitchens, recensione di Lorenzo Spurio

Consigli a un giovane ribelle
di Christopher Hitchens
Einaudi, Torino, 2008
ISBN: 978-88-06-19298-7
Numero di pagine: 116
Costo: 12€
 
Recensione di Lorenzo Spurio

 

In ogni epoca ci sono persone che in qualche modo si tengono fuori. E non si esagera dicendo che l’umanità è molto in debito con queste persone, che si sia disposti o meno a riconoscere il debito (in ogni caso, non aspettarti di essere ringraziato. La vita di chi è contro, a quanto pare è difficile) (pp. 4-5).

 

sChristopher Hitchens, scrittore, giornalista e saggista di origini inglesi, è considerato uno dei maggiori opinionisti del giornalismo liberal americano. Nacque nel 1949 a Portsmouth in Inghilterra, paese nel quale esordì con i primi scritti attorno al “gruppo letterario” londinese creato con gli amici e colleghi Martin Amis e Ian McEwan. Resta celebre per le sue pungenti critiche e per le aspre polemiche nei confronti di personaggi del calibro di Madre Teresa, Lady Diana, Bill Clinton, solo per citarne alcuni. Dal temperamento irruento e dalla critica mista a satira estremamente spietata, Hitchens si è aggiudicato negli anni ’90 un posto all’interno della letteratura contemporanea come uno degli scrittori più controversi e contestati. Si ricordi, inoltre, la sua ferma difesa nei confronti dell’amico Salman Rushdie che, nel 1989, alla pubblicazione dei Versetti satanici, venne praticamente minacciato di morte dalla comunità islamica fondamentalista che proclamò contro di lui una fatwa per la ritenuta blasfemia del suo libro.

Provocatore, ribelle, contestatore, intellettuale arrabbiato, scrittore critico e meticoloso. Un uomo che, per dirla in altre parole, se non fosse nato nel nostro secolo di sicuro avrebbe fatto una brutta fine. Perché quando si dissente su qualcosa –di qualsiasi cosa si tratti- il popolo è pronto a darti contro. E’ ovvio, poi, che più si attaccano dei personaggi alti, celebri o addirittura “mitizzati”, più è difficile non perdere i sostenitori della prima ora. Ma Hitchens non è uno spavaldo provocatore. E’ una mente ribelle, è vero, che, però, si è sempre battuto in ciò in cui credeva, fino alla sua morte avvenuta prematuramente nel 2011.

In Italia non mi risultano che a tutt’oggi siano stati portati avanti studi su di lui, un autore che, più che scrittore, può essere considerato un giornalista, per la sua pervasiva attenzione nei confronti di una serie di realtà sociali di rilevante importanza: la guerra, la religione cattolica e quella islamica, il fondamentalismo, la politica americana e tanto altro.  Due le opere ritenute più grandi: Consigli a un giovane ribelle e Dio non è grande. Come la religione avvelena ogni cosa, in Italia tradotti e pubblicati entrambi da Einaudi.

Già dai titoli delle opere citate ci si rende conto che Hitchens sfugge a quella che è la tradizione letteraria, quasi sfidandola. Consigli a un giovane ribelle, pubblicato in America nel 2001, è una raccolta di lettere che l’autore scrive e finge di inviare a un ipotetico ragazzo. In realtà sono dirette a tutti i ragazzi e, dunque, a una intera generazione. Con queste lettere l’autore cerca di aiutare il giovane spaesato in questa nostra attualità a farsi strada partendo dal presupposto che è imprescindibile farsi valere, esporre il proprio io, anche se questo può a volte portare a situazioni scomode o addirittura perseguibili. Le lettere utilizzano un linguaggio semplice e facilmente fruibile e l’autore inserisce qua e la riferimenti ad autori e testi da lui letti con particolare attenzione, primo fra tutti il rimando al J’accuse di Emile Zola.

Si parla di conformismo, tacito consenso, populismo e facile convincimento e, al contrario, di atteggiamenti ribelli, scontrosi, autonomisti, dissidenti: «Il nobile appellativo di “dissidente” deve essere guadagnato piuttosto che proclamato; esso connota sacrificio e rischio, e non semplicemente disaccordo, ed è stato consacrato da tanti uomini e donne esemplari e coraggiosi. “Radicale” è un termine utile e onorevole –sotto molti profili è il mio preferito-  ma bisogna avvalersene con mille precauzioni di cui ti parlerò in un’altra lettera. Le espressioni che restano – “cane sciolto”, “mina vagante”, “ribelle”, “giovane arrabbiato”, “rompiscatole” –hanno tutte qualcosa di affettuoso e di riduttivo, e forse per questo suonano un po’ condiscendenti. Se ne potrebbe dedurre che la società, come una famiglia benevola, tollera e addirittura ammira l’eccentricità» (p.3).

gty_christopher_hitchens_nt_111026_wgIl tutto viene fatto portando ad esempio degli episodi realmente accaduti dall’autore nei quali fa numerosi riferimenti alla storia, alla politica e alla letteratura (non quella di impostazione classica ossia che “tutti dovrebbero conoscere”, ma alle sue letture di genere). Si parla di individuo e di alterità, della personalità e della società sottolineando come spesso possano sorgere disparità di visioni, incongruenze e veri e propri conflitti i cui prodotti finali non sono che la supremazia di un’idea sugli altri (dittatura, totalitarismi, censura) e, dall’altra la marginalizzazione e prevaricazione: «Spesso il “battesimo” di un futuro dissenziente avviene in maniera imprevista, in virtù di una resistenza spontanea a un episodio di fanatismo o di prepotenza, o come sfida a qualche idiozia psicologica» (p. 11).

Questo libro, che pure è stato considerato come un manifesto al ribellismo, è un pacato proclama del rispetto delle idee altrui, un carteggio piacevole che fa riflettere e che ci chiama a giudicare noi stessi, gli altri e il mondo. Hitchens rianima il nostro orgoglio e fa assopire la nostra disistima. A termine della lettura, il giovane sarà più conscio del suo posto nel mondo.

Ascoltare gli altri, sì, ma non dimenticare mai l’importanza di dover essere ascoltati.

 

Lorenzo Spurio

 

Jesi, 19-01-2013

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II Premio “Giacomo Massoli” organizzato dall’ACI di Prato

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Seconda edizione del Premio Letterario Giacomo Massoli “L’altra faccia della strada”

 

ART. 1: Indizione del Premio

Il Premio nasce all’insegna del Progetto nazionale “TrasportACI Sicuri” ed ha come oggetto la sicurezza stradale, con particolare riferimento al mondo dell’infanzia e della giovinezza.

Quest’anno ha il sottotitolo “L’altra faccia della strada” e parte dalla seguente riflessione: “Io sto attento, mamma! Prima di guidare non bevo, non fumo e rispetto i limiti di velocità”. Questo è Giacomo, un  ragazzo di ventun anni, rimasto vittima della strada il 6 febbraio 2011. I suoi sogni e i suoi progetti, il suo entusiasmo per la vita e l’esuberanza che lo caratterizzava si sono spezzati in quell’attimo per una tragica irresponsabilità.

E’ richiesto ai partecipanti di immedesimarsi nel ruolo delle vittime della strada e dei loro familiari.

Gli Enti banditori sono l’ Automobile Club di Prato, Via Francesco Ferrucci 195 / T, 59100 Prato segreteria@aciprato.it  l’Automobile Club d’Italia Via dei Fossi 14 / c, 59100 Prato urpprato@aci.it

 

ART. 2: Partecipazione al Premio

La partecipazione al concorso è gratuita ed aperta a tutti. Non possono partecipare i componenti della Giuria, i loro congiunti ed i loro parenti ed affini fino al secondo grado, gli amministratori in carica ed i consiglieri dell’Ente banditore. Si può partecipare anche con lavori a più mani.

I testi devono essere inediti ed in tema, causa esclusione dal concorso. I concorrenti si assumono automaticamente la responsabilità della paternità dei testi: Aci non risponde di eventuali plagi, come di partecipazioni effettuate contro la volontà degli autori e di tutto quanto non rientra nelle proprie competenze qui specificate.

I testi non devono presentare elementi razzisti, pornografici, blasfemi o d’incitamento all’odio, alla violenza, alla discriminazione di ciascun tipo.

Gli elaborati dovranno essere esclusivamente racconti e poesie, sotto qualsiasi forma. Sono quindi esclusi saggi, temi, relazioni, immagini, video, audio.

Con la partecipazione al concorso, i concorrenti autorizzano la pubblicazione delle opere. Nulla sarà dovuto agli autori da parte degli Enti banditori del concorso.

 

Il Premio è articolato in 4 sezioni:

a. POESIA IN LINGUA ITALIANA (per giovani fino a 21 anni)

b. RACCONTO IN LINGUA ITALIANA  (per giovani fino a 21 anni)

c. POESIA IN LINGUA ITALIANA (per persone sopra 21 anni)

d. RACCONTO IN LINGUA ITALIANA  (per persone sopra 21 anni).

Possono essere attribuiti dalla giuria ulteriori Premi speciali.

La giuria si riserva di non assegnare i premi qualora la qualità non fosse ritenuta adeguata. Analogamente, la giuria può assegnare più premi ex aequo.

I 21 anni si devono intendere compiuti alla data di scadenza del concorso, cioè 20 marzo 2013.

Ciascun concorrente può partecipare sia alla sezione Poesia che a quella Racconto, presentando 1 solo testo per ciascuna sezione, singolarmente.

L’invio dei testi avviene esclusivamente per posta elettronica, mediante lettera di richiesta in forma libera, e un obbligatorio file allegato. Gli elaborati devono essere rigorosamente di testo, in formato word compatibile, in times new roman 11 pt, cioè già formattati per l’eventuale stampa. Non si accetteranno in alcun caso file di altro genere, audio, video, immagini, zippati, pdf e quant’altro.

Ogni singolo testo dovrà apparire in questo stesso file unico allegato,  contenente obbligatoriamente anche il modulo di iscrizione. Nel caso di partecipazione a due sezioni, si devono inviare due distinte mail. Non sono graditi curriculum o informazioni di qualsiasi altro genere ad accompagnamento dei testi. E’ gradito invece l’invio tempestivo dei testi.

Nel caso di partecipazione da parte di scuole, vige la stessa regola: singoli invii  per singoli autori.

I materiali (ripetiamo: testi e modulo di iscrizione uniti) vanno inviati esclusivamente per posta elettronica, (ripetiamo: in unico file allegato alla mail), al seguente indirizzo mail: urpprato@aci.it, specificando nell’oggetto “SECONDO PREMIO LETTERARIO GIACOMO MASSOLI”. La data di scadenza per l’invio dei testi e dei moduli di iscrizione è fissata al 20 marzo 2013.

Per la sezione Poesia il limite massimo consentito di versi è pari a 30, mentre per la sezione Racconto si accetteranno racconti non più lunghi di 1.500 parole, (circa 3 pagine).

Non si accetteranno invii cumulativi di più file o invii per posta di cd, dvd, chiavette o altro.

Ogni eventuale richiesta di informazioni deve essere rivolta esclusivamente allo stesso indirizzo mail. Aci non sarà tenuta a rispondere per telefono o con altri mezzi. Non è utile sollecitare per sapere se le mail con i testi allegati sono arrivate. Il partecipante può, per sua tranquillità, inserire tra le opzioni di invio il segno di spunta “letto” alla mail inviata. Aci non è tenuta ad avvisare i partecipanti se non i vincitori.

 

MODULO DI ISCRIZIONE

Il/La __________________________________________________________

Nato/a il _____________________a_________________________________

Residente a _______________via ___________________________________

CAP_________

Telefono___________________

E- Mail_________________________________________________________

Presa visione del regolamento, ne accetto tutte le condizioni riportate e chiedo di partecipare alla seconda edizione del Premio Letterario Giacomo Massoli “L’altra faccia della strada”

 

Nome e Cognome  _______________________

 

Ai sensi e per gli effetti del D.Lgs. 196/2003 sulla tutela della privacy, che tutela la riservatezza dei dati personali delle persone fisiche, si informa che tali dati verranno utilizzati esclusivamente al fine della registrazione al concorso, e non verranno ceduti a terzi, tali dati non verranno in alcun modo utilizzati a fini commerciali ne pubblicitari. Saranno invece utilizzati dall’organizzazione, per le comunicazioni inerenti il concorso artistico o l’eventuale consegna dei premi. In qualsiasi momento tali dati potranno essere cancellati o modificati secondo precisa indicazione dei partecipanti.

 

ACCONSENTO AL TRATTAMENTO

Nome e Cognome __________________________

 

Ai sensi dell’art.13 del D.Lgs 30.06.2003 n. 196 i dati personali forniti dai concorrenti saranno raccolti presso l’Automobile Club d’Italia, Ufficio Provinciale di Prato, Ufficio Relazioni con il Pubblico, per le finalità di gestione del concorso e saranno trattati presso archivi informatici e/o cartacei.

Il conferimento di tali dati è obbligatorio ai fini dei requisiti di partecipazione, pena l’esclusione dal concorso. L’interessato gode dei diritti di cui all’art. 7 del citato D. Lgs. Tali diritti potranno essere fatti valere nei confronti dell’Automobile Club d’Italia.

ART. 3: Giuria

La commissione esaminatrice -per evitare pressioni di qualsiasi genere- verrà resa nota al momento della proclamazione dei vincitori.

La giuria voterà i migliori racconti e le migliori poesie che verranno pubblicati in un’opera unica a cura di Aci presso la rivista Segreti di Pulcinella. Chiunque ha facoltà di comprare da Aci il volume. I migliori testi potranno essere anche pubblicati in estratto sui siti dell’Automobile Club di Prato, dell’Aci Ufficio Provinciale di Prato, nonché all’interno della rete Aci.

Il giudizio della giuria è insindacabile. Non ricorrono i presupposti giuridici per applicare la normativa né di un’asta ad evidenza pubblica né dell’accesso agli atti amministrativi, in quanto il Premio non rientra nell’ambito di applicazione del Dpr 184/2006: “Regolamento recante disciplina in materia di accesso ai documenti amministrativi”. Pertanto, non saranno fornite ulteriori informazioni oltre quelle pubblicizzate durante la premiazione: a mero titolo esemplificativo, Aci non è tenuto a comunicare ai richiedenti votazioni,
graduatorie di non vincitori, copie di testi.

 ART. 4: Consistenza del Premio

 Il Premio consiste:

 –        nell’assegnazione di:

–        4 buoni libro da spendere presso tutte le Librerie Feltrinelli d’Italia, ognuno equivalente a 500 euro, per i primi premiati delle 4 sezioni;

–        4 buoni libro di 300 euro ai secondi Premi;

–        4 buoni libro di 100 euro ai terzi Premi.

 –        articoli da regalo comunque dedicati alla lettura ed alla cultura (esempi: libri, e-reader etc.)

 –        nella pubblicazione in antologia a spese di Aci dei testi dei primi tre vincitori per sezione e di altri riconosciuti meritevoli; Aci consegnerà 5 copie ai primi vincitori, 3 ai secondi, 1 ai terzi. Si precisa che il volume sarà stampato inizialmente in 100 copie, con possibilità di ristampa. Per l’edizione 2012 ne sono stampate nel corso nei primi nove mesi 300 copie complessive.

 – Ai vincitori dei primi premi saranno inoltre offerti il rimborso delle spese di viaggio (treno di seconda classe dal comune di residenza a Prato o, se il costo è inferiore, aereo), del pernottamento (se la distanza dal Comune di residenza a Prato supera i 300 km) e il pranzo il giorno della premiazione. Gli altri premiati potranno comunque partecipare al pranzo ad un prezzo speciale ottenuto da Aci.

Si prevede che si possano attribuire altri premi speciali, a cura anche di sponsor che intendano aderire al Premio successivamente alla data di indizione del Premio stesso.

 ART. 5: Cerimonia di premiazione del concorso

 I vincitori e i pubblicati verranno contattati direttamente da Aci entro 15 giorni dalla data della premiazione.

I primi vincitori delle sezioni sono tenuti a presentarsi personalmente alla premiazione, causa decadenza dal premio. Gli altri vincitori decadono se non si presentano e non motivano adeguatamente la grave ragione della loro assenza. I premi, in questi casi, verranno assegnati ai candidati seguenti in graduatoria.

La premiazione si terrà il 15 maggio 2013 a Prato, presso la Sala Riunioni Banca Monte dei Paschi (ex Banca Toscana), Via della Repubblica angolo Viale Montegrappa terzo piano, alle ore 10. In quella occasione Aci esporrà il progetto TrasportACI sicuri, una iniziativa nazionale sulla sicurezza stradale con particolare riferimento all’educazione di mamme e bambini.

 

ART. 6:  Responsabile del procedimento

 

Ai sensi ed agli effetti di cui all’art 4 della legge 07/08/1990 n.141 e successive modificazioni e integrazioni, il Responsabile del procedimento coincide con il  Direttore dell’Automobile Club di Prato e con il Direttore dell’Ufficio Provinciale Aci di Prato.

 

 

 Prato, 20 gennaio 2013                                                ACI – Ufficio Provinciale, Automobile Club di Prato

“Persecuzione” di Alessandro Piperno, recensione di Anna Maria Balzano

Persecuzione
di Alessandro Piperno
Milano, Mondadori, 2010
Pagine: 417
Costo: 17 €
 
Recensione di Anna Maria Balzano

 

cop“Persecuzione” di Alessandro Piperno è il primo volume di un’opera complessiva, che con evidente riferimento alla Recherche di Proust l’autore ha intitolato “Il fuoco amico dei ricordi”.  D’altra parte ciò non può né deve stupire, dal momento che Piperno è uno straordinario studioso del grande scrittore francese con cui condivide l’origine ebraica. La funzione della memoria è, proprio in tale prospettiva, di grande importanza e offre lo spunto a numerose riflessioni e considerazioni.

La citazione dal De consolatione di Boezio “Sei rimasto in silenzio per la vergogna o per lo stupore?” posta prima dell’inizio del romanzo, pone subito il lettore di fronte a un enigma che lo accompagnerà fino alla fine del racconto.

Il celebre professore primario di oncologia pediatrica, Leo Pontecorvo, amato e stimato nell’ambiente di lavoro come tra le mura domestiche, si trova improvvisamente costretto a difendersi da un’accusa infamante avanzata contro di lui da una tredicenne, fidanzatina del figlio.

La personalità di Leo è delineata, all’inizio, a mio avviso, con intenzionale ambiguità, per lasciare nel lettore un certo dubbio sulla sua effettiva integrità morale.

Certamente Leo è l’opposto di Rachel, sua moglie, che è pura razionalità.

Anche lei di origine ebraica, ma di estrazione sociale assai più modesta,  spesso rinfaccia al marito la sua appartenenza a quella ricca borghesia che s’era potuta permettere di risiedere in Svizzera negli agi, durante le persecuzioni naziste e fasciste. Leo e Rachel sembrano rappresentare i due opposti stereotipi dell’ebreo, uno remissivo e rassegnato di fronte ai soprusi, l’altra più aggressiva e determinata nel raggiungere e conservare i privilegi conquistati faticosamente.

Ed è in questa prospettiva che il personaggio di Rachel si delinea in tutta la sua ferocia e la sua negatività: senza esitare e senza neanche chiedersi se le accuse contro il marito abbiano un sia pur minimo fondamento, lo allontana dalla sua vita e dall’affetto dei figli, costringendolo a un isolamento fisico e spirituale, chiuso nel seminterrato della loro villa, da cui lui avrà della vita dei suoi cari solo una visione parziale e dal basso, sbirciando dalle finestre a livello terra.

Certo la descrizione del carattere di Leo suscita più di una volta il dubbio che la sua generosità sia piuttosto dabbenaggine, che la sua superficialità sia solo apparente e nasconda invece una forma di repressa consapevole perversione; tuttavia, l’evoluzione del personaggio che va perdendo ogni connotazione umana, fino a identificarsi con l’orrido scarafaggio di creazione kafkiana, induce ad amare considerazioni su quello che è tutto il mondo che lo circonda, dall’avvocato Herrera, al piccolo paziente salvato, Luchino, che ormai adulto ipocrita si è trasformato in un incubo ricorrente, all’assistente che lo accusa di strozzinaggio, dopo aver ricevuto da lui soldi in prestito senza interesse.

Ciò che sembra essere più devastante nella mente di Leo, però, è lo svanito rapporto con i figli, di cui ripercorre la vita dalla nascita, rivivendo con angoscia i momenti difficili e problematici.

E dunque la fine di Leo è segnata: è una fine squallida, come può esserla quella d’un insetto o d’un topo di fogna, anche se poco prima di morire si rivede sul grande letto matrimoniale dove trovano posto tutte le persone da lui amate, dalla madre, a Rachel, ai figli, in un tentativo immaginario di abbraccio consolatorio.

E dunque l’interrogativo iniziale si ripropone alla fine, rimanendo senza sicura risposta   : “Sei rimasto in silenzio per la vergogna o per lo stupore?” .

ANNA MARIA BALZANO

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“Passione latente”, racconto di Fiorella Carcereri

Passione latente
racconto di FIORELLA CARCERERI

“No, non l’ho mai fatto e non lo farò di certo ora che ho passato la quarantina. Eppure, questo viso ha un non so che di affidabile…”.

E fu quel clic, quasi nove anni fa, a dare finalmente il via libera a una voglia ormai incontenibile di trasgressione, in parte già scritta nel suo dna, amplificata per due decenni nella culla di un matrimonio piatto e arido, in quasi totale astinenza da stimoli ed emozioni forti.  Una pazzia, un’onta, un segreto da non rivelare mai a nessuno. Ma, oramai, il desiderio di scoprire  finalmente il significato di una passione vera era diventato una forza insopprimibile che non era possibile far rientrare negli argini, allo stesso modo in cui non ci si può aspettare che un fiume già esondato torni pacificamente nel suo letto senza aver cambiato il suo corso e il corso delle cose. Quel desiderio era inarrestabile, inarrestabile come le dita veloci di Martina sulla tastiera mentre scriveva quelle poche righe a Stefano per fissare il loro primo appuntamento.

Si incontrarono in un torrido pomeriggio di metà giugno nel luogo più anonimo e meno romantico del mondo: l’uscita di un casello autostradale. Entrambi arrivarono con largo anticipo ma nessuno dei due prese l’iniziativa di scendere per primo dalla macchina.  Martina era paralizzata dall’ansia e sentiva il cuore pulsare all’impazzata. Stefano aveva le sue buone ragioni: scottature recenti ancora vive sulla pelle, delusioni di primi incontri squallidi durati meno di mezz’ora, bugie dette e sentite per troppe, troppe volte. Entrambi, chiusi al sicuro nei rispettivi abitacoli, si chiedevano, e speravano e pregavano che stavolta il destino fosse più benevolo e regalasse loro quel sogno, quell’unico  sogno che ha il potere di mandare in circolo tonnellate  di adrenalina, quello che fa sentire invincibili, quello che  isola chi lo vive dal mondo esterno in una gigantesca bolla di sapone riflettente tutti i colori dell’arcobaleno.  Non osavano chiamarlo amore, sarebbe stato troppo. Non volevano definirlo passione, sarebbe stato troppo poco. Quell’incontro era scaturito da una scelta impulsiva. Forse si trattava di un capriccio, di una momentanea vertigine dei sensi. Forse era candidato a diventare una sfida per l’anima.

Stefano digitò il numero di cellulare di Martina stringendo nella mano libera tremolante un foglietto giallo stropicciato. Ed ecco la sua voce, per la prima volta…Gli sembrava quella di una vecchia amica, che strano effetto…“Ciao, sono arrivato, due auto a sinistra dopo la tua”.

E poi lo scambio di sguardi, la stretta di mano, l’imbarazzo iniziale che si sciolse come per magia in un sorriso dalle mille implicazioni. Una lunga passeggiata, due granite ordinate alla capannina in riva al mare, la risata a stento trattenuta da Martina osservando l’atroce fine di un moscone nel bicchiere dell’ignaro Stefano, distratto dalle occhiate penetranti e dall’interrogatorio serrato cui lei lo stava sottoponendo.

Ed infine il tramonto, il primo bacio trepidante su quel prato ormai deserto al calar delle tenebre, e poi un altro, e altre decine a seguire.

Quella stessa notte, due sconosciuti, ma uguali dentro, due anime spaventate ma decise a sperimentare un’ebbrezza mai provata, due cuori assetati di tenerezza dopo tanta siccità, due corpi affamati di carezze si unirono per la prima volta.

I giorni, i mesi, gli anni a seguire rappresentarono un prolungamento del loro sogno. Una passione che sembrava non avere limiti e confini, né di spazio né di tempo.

Ma poi, la cronica mancanza di coraggio e il sottile affanno che prendeva entrambi al solo pensiero di dover confessare al mondo la temuta verità e di doversi disfare di quella quotidianità, che sentivano di non aver scelto ma che si era prepotentemente imposta nelle loro vite, giorno dopo giorno, cristallizzò quel sogno in un limbo di rinunce e nostalgia.

Martina e Stefano ora fanno raramente l’amore ma ci sono momenti in cui, all’improvviso, basta una sola parola  a catapultarne i sensi nel passato e a riavvolgere la bobina della loro storia.

Oggi Martina lo sta aspettando al solito casello. Non sa perché ma è assolutamente certa di desiderarlo come non mai. E si rende conto che la loro è una passione latente, solo sopita sotto cumuli di falsi moralismi e sensi di colpa a cui lei e Stefano si stanno  aggrappando da nove anni per non essere costretti a gridare in faccia al livore del mondo che quel sogno è capitato proprio a loro.

FIORELLA CARCERERI

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