Considerazioni sul tempo a cura di Rita Barbieri

TEMPO

A CURA DI RITA BARBIERI

 

Attendere. Come al telefono quando la linea è occupata.

Come in fila dal medico, in attesa del proprio turno per la visita.

Come al bancone del bar, mentre aspetti che il barista ti elargisca la tua prima dose di caffeina quotidiana, necessaria per affrontare la giornata.

Aspettare un tempo che sembra scorrere all’indietro: oasi perduta di miraggi e ricordi che, invece di essere dimenticati, riscopri presenti e attuali come una notizia appena uscita sul giornale.

imagesCANBA82JAttendere segnali, decisioni, mosse e contrattacchi. Come nelle partite, nelle guerre, nelle sfide. In amore.

Sentirsi in balia dell’altro, di un destino che a volte è amico e molte altre è invece crudele avversario.

Alti e bassi, mareggiate e risacche. Distanze che si allungano e si accorciano come ombre, a seconda dei punti di vista. Si dilatano sotto l’effetto ottico di luci mutevoli e intermittenti.

Il tempo è denaro e, come tale, si guadagna, si investe, si spende, si spreca. E talvolta si perde. Come per i soldi, recuperarlo è difficile: finisce subito  e lascia debiti e creditori che non saranno mai risarciti.

Ogni cosa a suo tempo. Un’affermazione che riempie di fiducia, di speranze, di illusioni… Aspettiamo che i tempi cambino, maturino come frutti su un albero. Che si adattino a noi, alle nostre volontà, ai nostri desideri.

Quasi mai succede.

E noi siamo ancora lì a aspettare che, invece di raccoglierli, i frutti cadano da soli.

Non ci sono tempi giusti o tempi sbagliati. Ci sono solo situazioni, realtà provvisorie e passeggere: il tempo scorre. Una clessidra che qualcuno ha già rovesciato per noi: ogni granellino che scivola via è un pezzo di vita che smette di essere un enigmatico mistero.

Il tempo, per fortuna, lascia segni e tracce. Cauterizza benevolo anche le peggiori ferite e riabilita dai danni più gravi. Regala un po’ di buonsenso a chi può permetterselo e agli altri lascia la sensazione di aver assistito a una lezione di cui non si è capito bene il senso. Forse qualcuno lo rispiegherà prima o poi.

Il tempo è un ben strano maestro di cui fidarsi. Non bisogna fargli troppe domande, né mettergli fretta: lui ha il suo programma da seguire e a noi, allievi inesperti, non resta che provare a seguirlo ciecamente tentando, nel mentre, di imparare il più possibile…

Rita Barbieri

QUESTO TESTO VIENE QUI PUBBLICATO PER GENTILE CONCESSIONE DELL’AUTRICE. E’ SEVERAMENTE VIETATO DIFFONDERE E/O PUBBLICARE IL PRESENTE TESTO IN FORMATO INTEGRALE O DI STRALCI SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTRICE.

“Tsugumi” di Banana Yoshimoto, recensione di Lorenzo Spurio

Tsugumi
di Banana Yoshimoto
Feltrinelli, Milano, 2002
ISBN: 9788807812941
Pagine: 158
Costo: 6,20 €
 
Recensione di Lorenzo Spurio

 

La vita è una recita, pensai. Anche se il significato è esattamente lo stesso, rispetto alla parola illusione mi sembrava che fosse più vicina (37).

 

trBanana Yoshimito è una scrittrice giapponese la cui presenza ho sempre notato nelle librerie come pure tra gli scaffali dei libri di mia sorella. Una autrice alla quale, però, non ho mai dedicato troppo tempo, senza giungere mai ad aprire un suo libro con una certa convinzione. Ma siccome c’è un tempo per ciascuna cosa, finalmente sono riuscito a leggere qualcosa di lei. Non il romanzo d’esordio, Kitchen, che pure mi appresterò a leggere dopo questa prima lettura, ma Tsugumi. Si tratta del romanzo pubblicato nel 1989 e quello che, assieme a Kitchen, le garantì una certa notorietà. In Italia tutti i suoi libri sono stati tradotti da Feltrinelli.

Tsugumi, piuttosto che la storia del personaggio femminile di Tsugumi, è la storia di Maria, sua cugina, che ci racconta della sua adolescenza trascorsa in compagnia degli zii e delle cugine Tsugumi e Yoko in riva al mare nella provincia giapponese di Izu. In questo racconto è centrale il ricordo della cugina Tsugumi, del comportamento a tratti incomprensibile a tratti sgarbato, con la quale Maria riesce comunque a diventare amica, accettando il suo comportamento poco compiacente: “Tsugumi era cattiva, maleducata, sboccata, capricciosa, viziata, sleale. Godeva nel dire alle persone, senza mezzi termini, con dovizia di particolari e con un tempismo perfetto, quello che li faceva arrabbiare di più. Era proprio una serpe” (11).

La lettura fluida e il linguaggio semplice e pacato consentono di seguire la storia con tranquillità; non ci sono veri e propri momenti clou o epifanie, tanto che il ritmo è pressocchè sempre lo stesso, senza cadere mai nella noia o nel banale. Il tessuto di questo romanzo è costituito da un miscuglio di sentimenti quali l’amore per la propria terra, l’amicizia, l’amore e il ricordo che spesso viene evocato in maniera nostalgica, altre volte con più leggerezza tanto da fondersi al presente della storia. La stessa autrice in una nota al libro ha confessato: “Se per caso io o qualcuno della mia famiglia dovessimo perdere la memoria, ci basterebbe leggere questo libro per riuscire a ricordare quel luogo. Tsugumi sono io” (p.153). Ecco spiegato il motivo di questa narrativa dettagliata, visuale e al contempo molto olfattiva: stendere sulla carta quella storia –dai motivi chiaramente autobiografici per l’autrice- è sinonimo di un ricordo perenne, che mai verrà perso con il passare del tempo. Banana Yoshimoto cristallizza, così, momenti sulla carta per non dover temere di vederli un giorno sfumare dalla sua mente. E questo è ovviamente un procedimento che presuppone una sensibilità molto profonda, un forte attaccamento alle nostre esperienze –sia positive che negative-, una continua lotta con il tempo che, in ultima battuta, è l’unico sconfitto.

La protagonista, Maria, dopo un periodo trascorso con la madre a casa degli zii e delle cugine nella residenza di Yamamoto, si trasferisce con i suoi genitori a Tokyo dove si iscrive all’università. La capitale nipponica, che può essere visto come motivo di eccitazione e apertura a un nuovo mondo, è vissuto da Maria, almeno inizialmente, in maniera non molto semplice: è troppo forte il carico di emozioni che la lega ancora alla casa di Yamamoto e a quel contesto familiare allargato e il mare (in realtà l’oceano), che sempre ha caratterizzato le sue giornate, non c’è più. La mancanza della visione del mare per una persona che ha sempre vissuto a contatto con quell’ambiente può rivelarsi dura e traumatica, come è per Maria.

DiscoveriesDi Tsugumi il lettore fa difficoltà a comprendere l’atteggiamento scostante, cinico e ribelle nei confronti di Maria e di tutta la famiglia. Maria inizialmente non la comprende e ci sta male, mentre gli altri hanno ormai imparato ad accettare Tsugumi per com’è anche se a volte può risultare irritante e fastidiosa. Ma tra le righe fa capolino anche l’ossessivo pensiero della morte che Tsugumi ha, motivato dalla sua malattia che l’ha sempre resa debole e cagionevole, sebbene non venga chiarita quale possa essere. Potrebbe trattarsi di anoressia o di un altro disturbo alimentare o di una qualsiasi altra malattia progressiva: al lettore non è dato sapere, ma potrebbe essere visto nel suo tortuoso pensiero di morire il motivo di tanta gratuita cattiveria: “Tsugumi era cresciuta con dei gravissimi problemi di salute, ma mai, nessuno per scherzo, aveva detto dove o quanto male provasse. Scaricava la propria rabbia chiudendosi in un silenzio assoluto oppure offendendo le persone” (51).

Bananna Yoshimoto ci fa respirare l’odore del mare, insegnandoci che esso è diverso a seconda di quale sia la stagione, ma soprattutto che muta con il mutare della sensibilità dei personaggi: Tsugumi dice che preferirebbe andare a Tokyo, mentre Maria è dubbiosa e dovendo lasciare quel posto dominato dalla presenza del mare, si sente come un’orfana: “E’ inevitabile perdere qualcosa, quando se ne ottiene un’altra. E tu ti lamenti proprio adesso che finalmente potrai vivere con i tuoi sotto lo stesso tetto? […] Cosa vuoi che sia il mare a confronto! Sei proprio una bambina” (27). La scrittrice narra della nostalgia del mare, sentimento che credo potrà essere meglio compreso da ciascun isolano o abitante di un città di una qualche costa. Il paese del Sol Levante, la cui cultura e letteratura conosciamo troppo poco, è vivo nei riferimenti alla cucina nipponica (sushi, tashimi, senbei), all’architettura della casa (fusuma) e ad altre terminologie che non permettono una sintetica traduzione dei lemmi nella nostra lingua se non una definizione descrittiva che nell’edizione in lingua italiana è presente nell’apparato finale a mo’ di glossario.

 

Lorenzo Spurio

 

Jesi, 22-01-2013

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Il saggio “Paganesimo e cristianesimo nel Beowulf” di Lorenzo Spurio nell’antologia della Midgard

AA.VV., “I Figli di Beowulf 2012”, Midgard Editrice 2012, p. 192

beowulf_2012I Figli di Beowulf è una serie antologica che raccoglie il meglio del fantastico italiano nella misura del racconto e del saggio breve. Anche in questa edizione del 2012, vengono edite opere che spaziano nei vari sottogeneri del Fantasy italiano. Alberto Henriet presenta una nuova avventura, questa volta esoterica, del suo supereroe Capitan Aosta, alla ricerca della mitica città nordica dei Guerrie-ri Techno. Francesco Brandoli affronta il gothic-western, e il suo eroe solitario James Ulrich deve fronteggiare la minaccia inquietante di un villaggio western dominato dalle streghe. Andrea Coco affronta il lato “scientifico” del fantastico con un’avventura straordinaria che ha inizio all’aeroporto di Roma Fiumicino, mentre al fantasy classico è riconducibile il racconto di Alberto Rescio. Un noir di Tullio Bologna, e saggi di Lorenzo Spurio su Beowulf e di Giuseppe Panella sulla produzione Weird & Western di Robert E. Howard, completano questa singolare antologia.
Alberto Henriet è nato ad Aosta nel 1962. Ha studiato al DAMS dell’Università di Bologna. Vive ad Auckland in Nuova Zelanda. Ha pubblicato il fantasy “Storia di un cavaliere gotico” (Midgard, 2007), e “L’uomo che cavalcava la tigre. Il viaggio esoterico del barone Julius” (Tabulafati, 2012) sul Dadaismo italiano. Cura la serie antologica “I Figli di Beowulf – Il nuovo Fantasy italiano” per la Midgard Editrice di Perugia.

Volume stampato con il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Perugia

ISBN 978-88-6672-024-9
Il libro costa 18,50 €, più le spese postali.

Per gli ordini: midgard.editrice@gmail.com