Che cos’è la poesia secondo i romantici inglesi, di Giuseppina Vinci

DI GIUSEPPINA VINCI

11Alla domanda cosa sia la Poesia, potremmo rispondere con Wordsworth ‘’spontaneous overflow of powerful feelings’’ o ‘’emotion recollected in tranquillity’’ o con Shelley ‘’something divine’’, con Coleridge ‘’willing suspension of disbelief’’. Lo spontaneo traboccare dei sentimenti potenti, forti,autentici, o emozione rivissuta in tranquillità. Sentimento o Emozione, sentimento come definizione e connotazione, e il sentimento scaturisce dalla Emozione per la Bellezza della Natura, fonte perenne di ispirazione, il Creato, l’Universo, la percezione del Mistero dell’universo, l’uomo è elemento dell’Universo nell’Universo, inscindibile, connaturato. Consolatrice, sorella, la Natura e la sua Bellezza infinita sorride all’uomo solo e lo conforta. La giovane mietitrice affascina il Poeta. Il suono melodioso della sua voce, più dolce dell’usignolo, i gesti semplici ed infiniti; e nel ricordo ‘rivissuto in tranquillità’gioisce il poeta. ‘Let the nature be your teacher’’, la Natura, ncontaminata, amica guida, maestra; il Poeta del Lake District, lontano dalla nuova ‘’civiltà’’ delle fabbriche, vive in stretta comunione con Lei, sente di essere un fortemente legato, unito a Lei. Alla Madre Natura. E dal suo animo sgorgano sentimenti potenti, stupore, meraviglia, per i doni del creato.

Prof.ssa Giuseppina Vinci

   A   Wordsworth

poesia di GIUSEPPINA VINCI

   La tua pace

   I tuoi luoghi

   Luoghi dei tuoi pensieri

   Paesaggi della tua poesia

  Campi di grano

   Canti immortali

   Giovani fanciulle

   Suoni melodiosi

   il ricordo rivissuto

   la tenera armonia della campagna

   delle colline e dei laghi

   la Natura e Te

  con te, in te.       

Giuseppina Vinci

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“Rivelazione”, poesia di Luciano Domenighini, con un commento di Lorenzo Spurio

RIVELAZIONE

poesia di Luciano Domenighini 

 

È nel silenzio

la mia forza.

Ciò che non scrissi,

ciò che non dissi

le più belle parole.

 

Non scrissi

non liriche

bellissime,

degne del Parnaso, divino monte.

Di queste pur ora

Euterpe si fa vanto

e le dice al simposio degli dei

fra dolci suoni di flauti,

Ebe versando ambrosia

nelle coppe d’oro.

 

Luciano Domenighini

 Travagliato (Br), dicembre 2012

 

Commento di LORENZO SPURIO 

34843674La poesia di Luciano Domenighini è una di quelle liriche che dovrebbero essere lette in maniera lenta, quasi sospirata. Il contenuto, che fa esplicito riferimento all’età classica con i suoi miti, si gioca interamente sul senso uditivo: il silenzio che apre la poesia contrasta con le liriche di cui Euterpe, musa della poesia e della lirica, “si fa vanto”. Ma il suo intervento è soave, suadente ed equilibrato perché i suoni sono, appunto, “dolci”. Il senso di sfarzo dei versi finali rende lustro a questa lirica ricca, splendente e altamente evocativa. Il riferimento alla musa Euterpe mi è particolarmente caro dato che la rivista di letteratura che ho fondato nell’ottobre del 2011 assieme a Massimo Acciai e Monica Fantaci porta questo nome. Un doppio grazie, dunque, per questa poesia.

LORENZO SPURIO

29-01-2013