“A se stesso” di Giacomo Leopardi, con un commento di Giuseppina Vinci

“A se stesso”
di Giacomo Leopardi
 
Commento di Giuseppina Vinci

imagesNon può che suscitare tristezza il primo verso  “or poserai per sempre..  stanco mio cor’’; par che dica alla fine dei miei giorni, il mio cuore che tanto ha sofferto non proverà più alcun sentimento di dolore poiché la morte porrà fine a tutta una vita in pena. La morte liberatrice, agognata, lo condurrà al nulla eterno ove angoscia e disperazione non saranno e tutto si dissolverà.

Vien da pensare al monologo di Hamlet, la morte definita ‘’la terra inesplorata dalla quale nessuno mai è tornato’’ potrebbe riservare altri dolori. Il celeberrimo personaggio shakespeariano non porrà fine alla propria vita, non compirà il gesto suicida che ne potrebbe fare addirittura un eroe “se non fosse per qualcosa dopo la morte’’ che lo costringerebbe ad affrontare altre problematiche per le quali non saprebbe trovare soluzioni.

Ecco l’essere o il non essere. Porre fine alla propria vita, a tutti i dolori scegliendo l’annullamento del proprio essere o desister per un dubbio ancora più grande, angosciante. Se la Morte non dovesse essere la meta Finale, se un altro mondo attendesse gli esseri umani dopo il viaggio terreno costringendoli ad affrontare altri dolori che non conoscono, allora passeremmo a un’altra vita di sofferenze e sarà un’infinita condizione di dolore. Differente l’atteggiamento del nostro quando afferma “che eterno io mi credea’’ e il desiderio è spento’’  assai palpitasti riferito al cuore e ‘’fango è il mondo’’ per cui vana e inutile è l’amarezza e la noia.

Al genere nostro il fato non donò che il morire. Agli esseri umani un destino di morte e tutto è vanità infinita. La morte in altri contesti ritenuta un Abbraccio come nel brano “The party” di Mrs Dalloway della Woolf, una sfida, un tentativo di comunicare con il mondo in un mondo senza comunicazione, qui è la fine e il fine  ultimo che ognuno raggiunge perché mortale suo  malgrado.  E tutto è vanità. Con Foscolo la morte è la Fatal quiete, Sorella morte con S. Francesco e ‘’un guadagno’’ con S.Paolo. Come tutto appare relativo. Come ognuno possiede la sua verità.

Un guadagno perché essa ti porta a Dio, al Creatore. Una Sorella, perché più che fine, è conforto che ti conduce al medesimo Padre.

Perì l’inganno, un fanciullo Leopardi, un sognatore, ingenuo, fidava nell’eternità del suo essere sulla terra adesso lo vedo come uno che ha perso l’equilibrio e sta per cadere.

Vede la vita come da una torre pendente. Non può essere tranquillo guardando dall’alto di una leaning tower. Ti prende la paura, l’ansia, l’angoscia e lui è come se stesse sull’orlo di un precipizio.

Non più speranza, non più salvezza, soltanto consapevolezza di un destino Amaro e di una sorte funesta che lo attende. Il sognatore Leopardi ha  preso coscienza della realtà, dell’unica realtà, della Verità estrema.

Un risveglio doloroso ma necessario.

 

Giuseppina Vinci

Docente al liceo classico Gorgia di Lentini

QUESTO TESTO VIENE QUI PUBBLICATO PER GENTILE CONCESSIONE DELL’AUTRICE. E’ SEVERAMENTE VIETATO DIFFONDERE QUESTO COMMENTO SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTRICE.

“Non ti avrò mai” di Claudio Secci, recensione di Lorenzo Spurio

Non ti avrò mai
di Claudio Secci
Seneca Edizioni, 2013
Pagine 200
Costo:  16 €
 
Recensione di Lorenzo Spurio

loghinoIl titolo enigmatico di questo libro richiama da subito l’attenzione e la curiosità del lettore. Chi è che non avrà mai chi? Il libro è un romanzo pervaso da spirito giovanile che narra in maniera autentica di sentimenti quali l’amicizia e l’amore che nascono all’interno di un gruppo di amici. I normali rapporti di questo gruppo di giovani, che si concede un viaggio nell’affascinante Spagna del nord, vengono rivisti alla luce dei momenti vissuti ventiquattro ore su ventiquattro insieme e così una parola non detta o una mossa fatta di troppo vengono a caricarsi improvvisamente di significati ben più grandi di quelli che corrispondono al semplice atto di “dire” o di “fare”.

Da subito l’autore delinea come possano esistere tante varietà di amicizia: quella leale e fidata che travalica tutto, quella silenziosa e traballante, quella mal riposta. Se, poi, l’amicizia con una persona del sesso opposto si trasforma in infatuazione, prima ed ossessione poi le logiche interpersonali si complicano ulteriormente. Chi decide “cosa” è una persona per noi? Dove finisce l’amicizia e dove inizia l’amore? Chi definisce questi limiti, ammesso che questi possono essere definiti tali?

Claudio Secci affronta una materia tendenzialmente semplice facendolo, però, in maniera inedita ed estremamente acuta: il tessuto psicologico dei membri del gruppo fuoriesce attraverso i numerosi dialoghi spesso due a due, le conversazioni o le riflessioni ad alta voce. Lo stile ha immancabilmente moltissimo del linguaggio parlato con vari termini tratti direttamente dal linguaggio giovanile che rendono la lettura spigliata e coinvolgente.

Ma il libro non è solo questo, è molto di più.

Un amore platonico e non corrisposto è il punto di partenza e di fine di questa narrazione avvincente che incollerà le mani del lettore al libro fino a che non lo avrà chiuso perché ultimato. Ed ancora richiamiamo in causa il “limite” perché qual è l’argine che stabilisce la normalità dalla morbosità di un rapporto? Forse è qualcosa di individuale, forse è una materia meramente soggettiva.

Il protagonista del libro, frustrato e indeciso, riflette molto su di sé, su quello che desidera (l’utopico) e su quello che di concreto ha (il reale) e il volo che fa di continuo da un mondo all’altro è tessuto sulla carta dai suoi pensieri, dalle sue sofferenze momentanee, dalla sua grande voglia che accada qualcosa che cambi la realtà nella maniera che lui desidera. Ma non è possibile forzare il destino e, spesso, quando lo si fa questo diventa controproducente, quasi che il Fato, indispettito, decida di avventarsi su di noi.

Il personaggio di questo libro, infatti, non lo farà, ma neppure si rassegnerà alla sua condizione di amante deluso, di eterno addolorato per pene d’amore e cercherà sempre di darsi da fare per risollevare la sua situazione.

Secci inserisce un finale che il lettore avverte come agrodolce dall’incipit e che scoprirà, invece, essere drammaticamente spietato, ma non meno coinvolgente.

Un’amara riflessione sui limiti dell’amore e su come il tempo, inesorabile, non è in grado di restituire all’uomo ciò che ha perso nel suo passato.

 

Lorenzo Spurio

(scrittore, critico-recensionista)

 

Jesi, 28-02-2013

E’ SEVERAMENTE VIETATO DIFFONDERE E/O PUBBLICARE LA PRESENTE RECENSIONE SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTORE.

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“Sistema Massonico e Ordine della Rosa Rossa” di Paolo Franceschetti

Sistema Massonico e Ordine della Rosa Rossa
Il sistema di controllo in cui viviamo e le connessioni con il Vaticano
di PAOLO FRANCESCHETTI

 

Cosa c’è realmente dietro i delitti più importanti della storia giudiziaria italiana e internazionale? Dal mostro di Firenze alle Bestie di Satana per passare da Erba, Cogne, Garlasco e tanti altri…

 

sistema-massonico-e-ordine-della-rosa-rossa-libroPaolo Franceschetti in questo libro offre un quadro della società in cui viviamo, molto diverso da quello che ci appare attraverso le fonti ufficiali di informazione. In particolare si parla di come i media condizionino e falsifichino vicende giudiziarie importanti, di omicidi eccellenti, da Pantani a Rino Gaetano, o Pier Paolo Pasolini, per toccare anche il caso Moro e altri casi importanti della storia Italiana, al fine di delineare un quadro sconvolgente della realtà effettiva, di cui non si parla.

Tra le pagine di questo saggio si sviluppa un’analisi impeccabile e reale in materia di massoneria, Chiesa cattolica, e sistema in cui viviamo. Una particolare attenzione è dedicata alla potente organizzazione magica fondata ufficialmente da A. E. Waite: L’Ordine della Rosa Rossa e della Croce d’Oro, vero responsabile dei casi  più illustri della nostra storia.

Si dipana così una matassa intricata ma affascinante, che ci porta a conoscere una realtà che pare fantascientifica ai più, ma purtroppo molto più reale e concreta di quella, falsa, edulcorata e manipolatoria, che ci offrono i giornali, i libri, la Tv e la cultura ufficiale.

L’autore Paolo Franceschetti, avvocato, docente di materie giuridiche, ha pubblicato libri e articoli in materia giuridica (diritto civile, diritto penale e diritto amministrativo), per poi specializzarsi come legale nel settore dei delitti esoterici e approfondire l’influenza della massoneria e della Chiesa Cattolica nella storia contemporanea e passata. Occupatosi per ragioni personali dei delitti del Mostro di Firenze, per poi divenire legale di Paolo Leoni, indicato dai media come il capo delle cosiddette Bestie di Satana, insieme a costui (e grazie a costui) ha intrapreso uno studio approfondito delle dinamiche pratiche, sociali, ed esoteriche di alcuni delitti di matrice massonica o cattolica.

Lo trovi qui: http://www.unoeditori.com/index.php?method=ecom&action=zoom&id=616