“Vite pulviscolari” di Maurizio Cucchi, recensione a cura di Ninnj Di Stefano Busà

VITE PULVISCOARI

di MAURIZIO CUCCHI

RECENSIONE di Ninnj Di Stefano Busà

Origina da una sua nuova concezione della Poesia? o del mondo? questa nuova raccolta di Maurizio Cucchi, poeta consacrato, già autore di vari libri che portavano in sè una componente astratta, quasi ai limiti del non sense.

Un lirismo difforme che doveva però progredire e stendersi in un lavoro davvero composito e mirabile, quale appare questa sua ultima raccolta. Il poeta pare ritrovarsi perfettamente a suo agio nella descrizione più dettagliata di un io meno egocentrico, più interiorizzato che assolve il suo itinere di fede nella poesia, come consolidamento a seguito di un nuovo assestamento tellurico. E trattasi infatti di metamorfosi stilistica e non solo, la scrittura e il linguaggio di Maurizio Cucchi.sono approdati ad una svolta decisamente altra, assai diversa dalle sue prime prove.

Un modulo ben delineato che si snoda dalle apparenti indagini sulla realtà quotidiana, ma con più avveduti risvolti, assonanze, diramazioni verso quel sottile filo della vita che fa dell’umano un condensato di esistenze e di assenze.

Pur nel rigore logico della Poesia, Maurizio Cucchi interpreta una correzione di rotta, si allinea ad una condizione di vita che tutta avvolge la scena del mondo.

Una nuova svolta alla sua poesia? o un nuovo metodo di linguaggio? più affabulante, più multiforme e variegato nella condizione ineluttabile dell’esistente.

Si evince un coinvolgimento più emozionale. Ma cos’è dunque “l’essere” senza Poesia? Poesia è sentirla dentro il proprio destino, interpretarla come un “amore” altro, un evento, una suggestione di gradi diversi dell’ieri e dell’oggi.

La parola cede ai forti condizionamenti emozionali, che in taluni momenti, sanno restituire interezza al pensiero e consapevolezza all’hic et nunc.

Una linea più asciutta più umanizzata dal profondo, nello scandire la luce dell’ardimento attraverso la quale l’originaria bellezza dell’avventura umana ne esce fuori scalfita, quasi ferita, vedere ad es. questo testo:

La traversata

Seduto in fondo, rido per l’acqua
che arriva a schizzi sui sedili
sverniciati. Ho visto il volto terreo
dell’oste, il grande corpo
smangiato e d’improvviso, con un brivido,
il cranio rasato della dolce postina. Parlottavo,
leggero. Ma quando ho mosso lo sguardo
verso l’orizzonte
è sceso un cupo silenzio
e mi ha assorbito. Desideroso
di luce e terra l’orizzonte è una lama,
uno specchio che mi cancella.

Questi ultimi due versi sono l’enjambement di una condizione individuale ben precisa, il divario tra la terra e l’anima, quasi uno spartiacque tra la cupio dissolvi e la vita.

Certo vi sono lontane assonanze con i versi di altre raccolte che preludono ad una vita parallela. L’autore quasi in trance, ne umetta gli ideogrammi, ne salda le assenze, ne vivifica la forza rinnovatrice dell’essere che in essa (vita) si perde e si rigenera. Tutto viene tradotto dall’autore in una sorta di levigatezza “ruvida” per usare un ossimoro, iperboli, concetti, riflessioni che confluiscono nel silenzio di una nuova dimensione di pensiero, in una diversificata e più matura opera di ridimensionamento intellettivo ed espressivo.

Il suo linguismo è divenuto più alto e più umano, ha fatto il giro di boa puntando su un orizzonte “altro” in cui vengono selezionate e segnate le tappe del suo percorso lirico, della sua storia personale e umana.

Si evincono da questa nuova raccolta altri segnali: una capacità olfattiva più sensibile nel “darsi” in interezza alla pagina bianca; un più umano sentire nel risalire in controcorrente nuotando senza naufragare, come mosso da una forza interiore più salda, consapevole delle difficoltà, per poi riposare nel punto che non concede distrazioni: si autodefinisce. si stempera nell’ardimento espressivo di un linguaggio asciutto che sa la favola e l’antefatto, incompiuti entrambi, conosce gli estremi del segno: la poesia è nella logica delle cose, nel pensiero della morte, nell’arrendevolezza di un punto focale non ben identificato, che ci indica il percorso. A noi non resta che seguirlo. La poetica di Cucchi ora è un’indicazione di percorso, una strada maestra in cui avvertire la levigatezza e l’asciuttezza del sogno.

E’ SEVERAMENTE VIETATO DIFFONDERE E/O PUBBLICARE LA PRESENTE RECENSIONE SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTRICE.

 

Il nuovo libro di Massimo Acciai: “La nevicata e altri racconti”

La nevicata e altri racconti

Di Massimo Acciai

Montag Editore, 2013

ISBN: 978-88-97875-62-8

Pagine: 114

Costo: 16€

 

Sinossi:

LanevicataCop copiaIl filo conduttore che unisce i tre racconti della presente raccolta è il mondo della scuola. Uno sguardo inedito ai ricordi scolastici, sognando un’altra istruzione che ancora non esiste e che forse non esisterà mai. Ma sono anche memorie di viaggio, piccole avventure vissute lontano da casa, in altri luoghi, e il viaggio è soprattutto metaforico, nei ricordi, nei sogni, nelle speranze. Il primo lungo racconto, da cui prende il titolo la raccolta, racconta di un viaggio in Calabria, in un immaginario paesino assediato dalla neve, dove si riuniscono personaggi legati in qualche modo al mondo della scuola e della letteratura, riuniti per celebrare la morte di un poeta: è lo spunto per una confessione del protagonista, che esprime liberamente le sue idee sulla pagina: quasi un racconto-saggio. Il secondo testo, “Numeri”, riprende il personaggio del primo e ne racconta l’esame di maturità. Infine “La settimana bianca”, scritto a quattro mani con lo scrittore jesino Lorenzo Spurio, mette in scena un’insolita love story tra due emarginati all’apparenza l’uno l’opposto dell’altra. Si tratta di una rara incursione nella narrativa non-fantastica da parte di un autore che ha abituato il suo pubblico ad una narrativa che si muove tra la fantascienza, il fantasy e l’horror.

 

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