“L’impronta del pensiero” di Vincenzo Lubrano

L’impronta del pensiero

di Vincenzo Lubrano

Esserre Press, 2013

 

“L’impronta del pensiero” è il nuovo libro di Vincenzo Lubrano edito da Esserre Press.

copertina impronta del pensieroUna raccolta di pensieri, poesie e riflessioni di grande intensità. Scritto in ogni attimo di pace ritrovato nelle poche ore di riposo da lavoro dell’autore, il libro vuole essere una rivelazione autentica di emozioni e sentimenti, un consapevole viaggio interiore nei tanti perché della vita. Osservare il mondo, affrontare limiti, gioie, paure è un percorso di crescita indispensabile per un giovane uomo che trova nella scrittura una vera e propria ancora di salvezza. “Mi ritrovo davanti ad un foglio bianco come mio migliore amico, esso mi permette di esprimere, sbagliare, correggere e cancellare, ma soprattutto di dare forma ai miei pensieri e far si che ogni mio sogno diventi realtà consigliando con le parole di chi mi conosce di più…me stesso”. Vincenzo Lubrano è nato a Napoli e vive a Pozzuoli. “L’impronta del pensiero” rappresenta il suo esordio nel mondo dei libri.

 

Vincenzo Lubrano è nato a Napoli il 30/04/1988. Vive a Pozzuoli, una provincia al sud di Napoli, una terra caratterizzata dal bellissimo litorale flegreo che si estende tra mare, sole e pescherecci. L’autore è diplomato in “tecnico dei servizi ristorativi di cucina” ha intrapreso la sua attività lavorativa all’età di quindici anni in contemporanea con la scuola, acquistando così indipendenza per se e un aiuto di cuore alla sua famiglia. Lo stesso senso di responsabilità lo porta negli ultimi tempi verso la scoperta di sé, lavorando all’Isola d’elba come aiuto cuoco. La passione per ogni forma d’arte è sempre stata la sua “dote” e ciò gli permette di esprimere il suo pensiero con la scrittura che egli definisce come migliore amica : “Mi ritrovo davanti ad un foglio bianco come mio migliore amico, esso mi permette di esprimere, sbagliare, correggere e cancellare.. ma soprattutto di dare forma ai miei pensieri e far si che ogni mio sogno diventi realtà consigliando con le parole di chi mi conosce di più.. me stesso”.. Nasce così la sua prima raccolta di pensieri, poesie e riflessioni “L’impronta del pensiero” scritta in ogni attimo di pace ritrovato nelle poche ore di riposo del lavoro dove semplicemente osservando apprezza ogni elemento a se circostante ma in primo piano il RISVEGLIO al mattino che l’autore definisce “Il vero senso della vita”.

“Poeti e aforisti in Finlandia” di AA.VV.

POETI E AFORISTI IN FINLANDIA di AA.VV.

a cura di F. Caramagna e G. Gavioli

traduzioni di L. Casati e A. Parente e una nota di P. Loikala

edizioni del Foglio Clandestino

240 pagg. – 14 euro – isbn 978-88-905434-3-2

 

 

imagesIl libro racchiude poesie e aforismi di 14 autori finlandesi (accompagnati dal testo in lingua originale).

Il progetto editoriale ha ottenuto il Patrocinio dell’Ambasciata di Finlandia.

Questo volume, una vera novità nel panorama editoriale nazionale, presenta la traduzione italiana di liriche e aforismi finlandesi moderni dal dopoguerra fino ai giorni nostri. La raccolta propone l’idea di una cultura e di una lingua molto diverse da quelle del resto dell’Europa. Proviene infatti da un mondo arcaico e misterioso che riflette l’anima di un popolo vissuto da sempre a stretto contatto con la natura e i suoi fenomeni.

Il mistero delle sue origini e la musicalità della sua lingua, tramandata oralmente per generazioni, ci comunica sensazioni come quelle provate dai primi viaggiatori giunti all’Ultima Thule, dove il cielo e la terra si toccano. Il vento si muove nell’oscurità tra gli alberi in questa terra dove, nel freddo, nel silenzio e nella solitudine, nascono sentimenti che penetrano nell’animo. Ci troviamo davanti a una poesia essenziale, fatta di amore e di presagi di morte insieme, davanti ad un’espressione letteraria tutta da scoprire.

Paula Loikala

Fabrizio Caramagna – (Torino, 1969). studioso e scrittore di aforismi. Dirige il sito ‘Aforisticamente’, laboratorio di letture e scritture

sull’aforisma contemporaneo, ed è uno dei soci fondatori dell’‘Associazione Italiana per l’Aforisma’.

Gilberto Gavioli – (Milano, 1966) coordina, dal 1993, la redazione dell’aperiodico letterario Il Foglio Clandestino e dal 2005 le omonime

edizioni che pubblicano narrativa breve e poesia.

Laura Casati – (Firenze, 1976) vive a Jyväskylä dove è docente di italiano.

Antonio Parente – (Caserta, 1964) traduce testi letterari dal finlandese e dal ceco.

“Destini di sangue. Un’indagine dell’ispettore Sangermano” di Marco Di Tillo

In uscita per Arkadia Editore

Destini di sangue. Un’indagine dell’ispettore Sangermano

di Marco Di Tillo

 

Il romanzo

Destini di sangueUna Roma gelida e piovosa. Il Natale è alle porte. Per Marcello Sangermano, ispettore dell’Unità Operativa per i Crimini Seriali, uomo di profonda umanità che nella vita privata si occupa del reinserimento di giovani ex tossicodipendenti, non può esserci fine anno peggiore. Da qualche mese si aggira per Roma un assassino sadico e spietato i cui obiettivi sono innocui anziani trucidati senza alcuna pietà e poi fatti a pezzi. Nonostante le indagini frenetiche, la pressione dell’opinione pubblica spaventata e delle autorità che chiedono con decisione una soluzione al problema, la ricerca del colpevole è a un punto morto. Sangermano pur aiutato dai colleghi dell’Unità, il capo del reparto scientifico Sandro Gizzi, la bionda viceispettrice Silvia Fedele e il palestrato Gigi Placidi, si trova di fronte alla prospettiva di un clamoroso fallimento dopo anni di onorata carriera. A soccorrerlo sarà un indizio fortuito che lo porterà sulla giusta strada, segnata dagli incroci coi vicoli di un passato torbido e squallido, dove aleggiano strani personaggi che lo aiuteranno a imboccare  un percorso che svelerà un’imprevedibile verità.

 

L’autore

Ha scritto per più di vent’anni programmi televisivi e radiofonici per la Rai, insieme a Serena Dandini, Piero Chiambretti, Nanni Loy, Enza Sampò. Ha scritto e diretto per il cinema la commedia “Un anno in campagnae ha diretto, sempre per il cinema, il giallo per bambini “Operazione Pappagallo, scritto insieme a Piero Chiambretti e Claudio Delle Fratte. È autore dei romanzi d’avventura Il giovane cavaliere (Einaudi) e Tre ragazzi ed il sultano (Mursia). È inoltre autore delle favole illustrate Mamma Natale e Mamma Natale e i Pirati (entrambi editi da Mursia). Come autore di fumetti ha scritto tra l’altro per “Il Giornalino” i testi per le serie “I grandi del cinema”, “I grandi del jazz”, “I grandi del calcio” insieme ai migliori disegnatori italiani. È stato vincitore del premio “Nuova Strip italiana” con la striscia Piero (disegni di Fabio Petrassi) e premiato al Salone dei Comics di Lucca. È autore insieme allo scrittore americano Augustine Campana del thriller The Other  Eisenhower pubblicato di recente negli Stati Uniti dalla Webster House Publishing.

 

 

Per informazioni
 
Ufficio stampa Arkadia editore
Tania Murenu

“Il pentagramma di Venere” di Alessandro Moschini, recensione di Lorenzo Spurio

Il pentagramma di Venere

di Alessandro Moschini

con prefazione di Gloria Vettori

con postfazione di Carmine Valendino

LunaNera Edizioni, Milano, 2013

ISBN: 9788898052066

Pagine: 114

Costo: 10€

 

Recensione di Lorenzo Spurio

 

$(KGrHqR,!lQFEG-(Vj-bBRJRWkhIF!~~60_35Che questo libro parli, o meglio evochi, sensazioni sonore e che faccia riferimento spesso al mondo della musica, ce ne rendiamo subito conto a partire dal titolo, Il pentagramma di Venere, che quasi ci fa pensare alla celebre divinità della Natura e della prosperità che tiene in mano un pentagramma arzigogolato mentre la natura ai suoi piedi suona le note da lei dettate. La natura e la musica sono i temi cruciali del libro, affrontati secondo le più varie angolazioni e in questo percorso è necessario ricordare che l’autore, Alessandro Moschini, si definisce bassista-poeta, una definizione congiunta della sua arte che abbraccia, appunto, l’arte di far poesia a quello di far musica. E’ notorio come musica e poesia erano agli albori unite tra di loro tanto che la recitazione delle liriche veniva fatta meticolosamente con l’accompagnamento di strumenti quali l’arpa o la lira, pratica che poi, per una serie di ragioni, si è persa, anche se la poesia ha conservato la musicalità mediante lo studio metrico o l’utilizzo di forme quali l’onomatopea, la rima e le assonanze.

Moschini fa della poesia l’elemento per accordare strumenti e il suono del basso una vaporosa pagina bianca, incontaminata, nella quale stendere i suoi versi. Versi che sono principalmente, se non esclusivamente, d’amore tanto che la sua poetica viene spesso associata all’erotismo. Si tratta di una catalogazione questa a mio modo di vedere appropriata che, però,  non deve finire per  etichettare il poeta a questa categoria; va detto, infatti, che è solo una delle tante sfumature delle sue poesie d’amore.

Le liriche parlano di amore concreto che si realizza materialmente nell’amplesso, di desideri totalizzanti e a volte ossessivi che conducono l’io lirico a non celare la sua carica di ossessività, dominio e possesso sulla donna amata. L’amore è dolcezza e baci rubati, l’amore è il semplice guardare la natura che ha in sé rimandi che nella mente del poeta fanno pensare alla sua donna, l’amore è un sogno, ma anche un desiderio, l’amore è attesa e speranza, l’amore è voglia di appagamento di desideri fisici, ma in ogni caso, in ogni sua manifestazione, esso non è che frutto di un sentimento inteso alla massima potenza.

Moschini abbatte le banalità e gli aspetti retorici che possono riguardare chi fa una poesia carica di sentimentalismo, di intimità e di sublimazione delle insaziabili voglie di congiungersi all’amata: niente è scontato né tanto meno frivolo o inopportuno. Anche le liriche che più propriamente rimandano al tema della sessualità non mancano di rispetto né al destinatario della lirica né al lettore, ma scivolano via velocemente con un cocktail di leggerezza, maestria e ricerca della giusta espressione per celebrare significati che lambiscono la metafora; interessanti questi versi: “canvas of passion and luxury” in “Portrait of my madness”, p. 32 o i più incisivi “Le impronte dei miei denti/ lasciati sulla tua pelle di ninfa”, in “Il cuore ubiquitario”, p. 57.

La struttura stessa della silloge è pensata per organizzare il materiale lirico secondo una dimensione musicale, tra note tratte da pentagrammi seguiti poi da liriche in lingua inglese di grande impatto e altamente evocative.

In questo lodevole percorso di analisi e di confidenza che Moschini fa con il lettore risulta centrale la figura della donna, dell’amata, dell’essere che motiva in un certo senso l’effluvio dei sentimenti del poeta, come pure la sua ragion d’essere e il suo scopo. La donna, che per fortuna è il più possibile lontana ad ogni forma di “angelizzazzione” e alla celebrazione melensa della sue virtù, è una donna d’oggi, contemporanea, impegnata e sbarazzina, aperta di mente, amante del romanticismo, ma anche di esperienze di trasgressione: “Lasciando il tuo rossetto/ sul mio petto,/ perverse preghiere di piacere/ tra le tue gambe/ di geisha compiacente/ piegata al mio volere” (in “Il gioco”, pp. 26-27). Così Moschini non fa altro che individuare la natura (intesa in senso ampio) nella figura della sua amata e così è rintracciata nell’aria (“Ti respiro” in “Respiro”, p. 44), nella benzina (e per la sua infiammabilità e per il suo valore: “Preso tra le tue maglie/sei benzina” in “La lima di vetro”, p. 45), in una sostanza drogante (“Solo la tua voce/ narcotizza i dubbi”, p. 47), nell’emblema della dolcezza (“Tu che sei miele/ e che nascondi al mondo/ il nettare scandito”, in “Tu che sei miele”, p. 87) e addirittura nell’elemento che più di ogni altro richiama la rinascita e la purezza, l’acqua (“Sei acqua/ che fluisce alle mie tempie”, in “Nelle tue mani”, p. 69).

L’accezione del cibo legato alla donna si ritrova nella lirica inglese “Chocolatefall” dove un curioso e coinvolgente sexual play prevede un miscuglio della quinta essenza della dolcezza: cioccolata e miele tanto da fare della donna una inusuale “cake to be eaten” (in “Chocolatefall”, p. 86).

Ma un’analisi completa deve pur sottolineare che la donna è spesso collegata anche ad altre immagini, questa volta turbinose e capaci di incutere timore: la donna è una sorta di polipo che con i suoi tentacoli afferra e stritola (“Tutto ha travolto/ risucchiandomi nel vortice/ tentatore e vorace/ delle tue gambe” in “Madida mente”, p. 94), nonché assume sembianze vampiresche (“mordendo il mio collo/ e succhiandomi il sangue/ rosso vivo come la cupidigia”, in “Madida mente”, p. 94). In ogni modo la donna fuoriesca da queste pennellate liriche, da queste armoniche vibrazioni sonore, è un essere vivido e pulsante, carico di energia e d’intraprendenza tanto da esser definita una sirena delle mie perverse fantasie “Mermaid/ of my perverse fantasies” (in “The last chorus”, p. 97). Ma è lo stesso poeta a chiarire in una lirica che la sua donna è dappertutto, in ogni dove, poiché è il pensiero di lei ad essere costantemente nella sua testa, a sottendere quasi una sorta di panteismo amoroso: “Sei in ogni millimetro” scrive in “In ogni dove”, p. 98.

L’amore a volte può manifestarsi in maniera violenta e deflagrante come ci insegna Moschini nella poesia “Erotica cuspide” (p. 15) della quale riporto i versi finali:

 

Mazzate d’amore
senza pietà
sono i baci e la pelle
che nel buio mi dono.
ed io ti amo rapito
immune
da schegge remote
in un attimo esplose
protetto
dalle taglienti minacce
sotto di te.

 

In varie liriche il poeta utilizza delle strofe contenute all’interno di parentesi tonde quasi sia una spiegazione più chiara di quanto ci sta “narrando” con i suoi versi, o come una doppia voce appartenente all’io lirico che si dispiega su piani differenti come quando in “Organigramma di un amore” non può far a meno di scrivere:

 

(Non vuole regole
la costruzione di un amore,
schemi balordi,
e false priorità).

 

Alessandro Moschini è, inoltre, molto consapevole della fruibilità al presente di quell’amore totalizzante, perché vi sono varie liriche che prendono in considerazione il tempo, il dio Chronos, che seduto su una roccia guarda da lontano quasi beffandosi delle gioie momentanee degli umani. L’eternità, ossia il tempo infinito, è un’idea che per Moschini si sposa con quella di un amore oltre ogni confine:

 

L’importante
È che le voci nostre
Rimangano attaccate alle pareti
Per il tempo che rimane.
(in “Cantami il tempo che resta”, p. 21).

 

Come si diceva all’inizio, il tutto è dolcemente aromatizzato dall’uso magnanimo, variegato e intelligente di suoni, dissolvenze, “giochi armonici”, pentagrammi, melodie, trame sonore e qualsivoglia altra “fragranza uditiva” prodotta dalla Natura vivente o dagli strumenti musicali che consentono di creare un ordito piacevole, a tratti pacato, a tratti altisonante, dove è la stessa musica a fondersi e a identificarsi essa stessa con la donna:

 

This music
Has your shape
Materialized,
Alive,
Transformed
In emotion.
(in “Joy”, p. 75).

 

 

Lorenzo Spurio

(scrittore, critico-recensionista)

 

Jesi, 08-04-2013

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