“Il buio, La Luce, L’amore” di Rosaria Minosa, recensione di Lorenzo Spurio

Il buio La Luce L’amore
di Rosaria Minosa
Albatros, Roma, 2012
Pagine: 112
Isbn: 978-88-567-6044-6
Costo: 12 €
 
 
Recensione di Lorenzo Spurio

   

Dio era stato troppo crudele con lei e non meritava tutto questo, davanti a lei si presentava una nuova vita che non voleva e che doveva invece accettare, era costretta a vivere questa nuova realtà. (93).

NZORosaria Minosa è una donna che lavora al CERRIS (Centro Riabilitativo di Ricerca e di Intervento Sociale) a Verona e che vede il disagio psichico e sociale ogni giorno e questo suo libro, “Il buio La Luce L’amore”, edito da Albatros nel 2012, ne è una chiara e vivida testimonianza. La narrazione, sostenuta da una scrittura fruibile a tutti e mai banale, accompagnerà il lettore in uno scenario domestico degradato non tanto perché la malattia (il tumore all’utero di una donna) e il vizio (quello dell’alcolismo di suo marito) ne minino quella che dovrebbe essere la comune calma quotidiana, ma perché l’amore è il grande assente. Per lo meno ciò accade nella prima parte della narrazione in cui Stefano, dedito al bere e quindi caratterizzato da una bipolarità (euforia-calma) del comportamento, arriverà a sminuire l’importanza della donna che ha sposato e quindi ad offenderla come quando nelle prime pagine si osserva: “Quella sera, quel corpo che ansimava su di lei le dava fastidio, le sembrava un estraneo, per la prima volta si rese conto che era solo suo marito che faceva l’amore” (25).

Il tormento per la malattia che inizialmente sembra debellata si ripropone con una nuova grave sfida con la vita per Patrizia che la porta a deprimersi e sentirsi molto sola, incompresa dal marito, delusa dal padre che, rimasto vedovo, pensa di rifarsi una nuova vita e drammaticamente macchiata dal tortuoso e onnipresente pensiero della morte: “La morte, così lontana dalla nostra mente ma allo stesso tempo così vicina, perché cammina accanto a noi, dal giorno che emettiamo il primo vagito, morte che ci accompagna aspettando il momento opportuno per succhiarsi la nostra vita in un secondo oppure lentamente, succhiando ogni giorno il nostro alito, la nostra anima” (19).

Ci sono inquietudine e tormento in queste pagine e il lettore vagheggia che il proseguo della storia non potrà che essere immancabilmente marcato dalla morte, dalla tragedia annunciata e dall’impossibilità di ritornare alla spensieratezza. Stefano, il marito, è un uomo poco sensibile, distante, sempre preso dalle sue cose e non è in grado di “accudire” con la dovuta perizia sua moglie che, oltre che “menomata” nel suo essere donna, soffre pesantemente dal punto di vista psicologico non vedendo speranza. Di lui Rosaria Minosa ci dice che “Non aveva amici, la sua unica compagnia era l’alcol, solo dopo aver bevuto si sentiva bene e rientrava a casa contento” (34).

Il libro scandaglia con accurata attenzione cosa può accadere in una dinamica di coppia inizialmente tranquilla e affiatata quando sopraggiungono eventi infausti che sviliscono il comportamento delle parti portandoli a una sorta di straniamento e annichilamento. La malattia sembra vanificare la vita e inscenare una lotta a duello con il poco tempo che rimane nel quale è necessario mantenere lucidità e forza d’animo per far fronte alle terapie e agli eventuali trattamenti per cercare di tenere sotto controllo la patologia. Ma è l’alcolismo, sembra dirci l’autrice, ad essere ancor più pericoloso della vera malattia perché non parte da un morbo fisico, naturale, congenito, ma da una distorta considerazione che l’uomo fa in relazione ai suoi bisogni e al suo desiderio di evasione. Ed è una realtà ancora più difficile da gestire perché spesso non le si attribuisce troppa attenzione pensando che l’alcolizzato, se vuole, riesca a smettere di bere quando vuole. E’ ciò che succede con Stefano i cui buoni propositi ben presto sprofondano nelle bevute al bar con gli amici, o da solo tanto che l’autrice non può non sottolineare anche la mancata comprensione di Patrizia nei confronti del marito: “Patrizia non si rendeva conto del disagio di suo marito, per lei era tutto nella norma” (39).

Ma questo libro non vuole in nessun modo essere un canto alla morte né una manifestazione lucida di come non si riesca a venire fuori da problemi gravi, quando questi si sono radicalizzati e hanno soppiantato anche i buoni sentimenti che una volta animavano un rapporto. Rosaria Minosa prevede un ravvicinamento tra i due personaggi attraverso un coupe de theatre che si realizza mediante l’introduzione di una terza persona nella coppia, quello che potrebbe diventare un amante di Patrizia ma che in realtà rimarrà nell’ombra ma sarà utile per il ravvicinamento di Patrizia e Stefano. Si può uscire dal baratro dell’alcolismo, ci dice l’autrice a chiare lettere nella nota finale al libro, ma bisogna lavorare su se stessi affinché il convincimento si faccia totalizzante: “Quando si entra in questo tunnel, l’individuo ne viene fuori, solo se è lui a volerlo, in lui deve scattare qualcosa che dica basta; a volte non è sufficiente l’amore delle persone, se non scatta quella molla” (110).

La malattia, pure insidiosa, verrà vinta da Patrizia, non senza difficoltà e traumi esistenziali –primo tra tutti quello di non poter avere un figlio-, anche se va pure tenuto conto che non sempre ciò accade. Ma non in questo caso come il titolo richiama: dal buio si passa alla luce e con essa si può procedere alla ricostruzione dell’amore, alla confidenza con sé e con il mondo, alla rinata consapevolezza della propria esistenza e alla gioia, seppur velata da un trascorso di vita amaro.

LORENZO SPURIO

10-09-2013

“Doppio Cieco” di Chiara Abbatantuono

Titolo: Doppio Cieco
Autore: Chiara Abbatantuono
Collana: Edificare Universi
Prezzo: 13,90
Ebook: 5,49
Pagine: 148
Isbn: 9788897956853

“DUE EPOCHE VICINE E DIVERSE SI FONDONO, COME LA CRUDA E PROSAICA ESISTENZA CONSUMISTICA E L’ARTE SUBLIME DELLA DECADENTE FILOSOFIA POETICA”

140_0_3888327_458062Imma, anno 1993, Treviso. Vive con un gatto di undici chili, in una specie di tugurio. Ha il setto nasale deviato, una sorella ex-tossicodipendente, un talento per le sostanze che non fanno bene ed un alienante impiego come commessa in un supermercato. Chris, anno 2012, Roma. Caos da capitalismo post-apocalittico, dato che nessuno crede alla fine del mondo, ma tutti si comportano come se fosse certa e inevitabile. Imma e Dan in una storia d’amore rugginosa ed instabile come nitroglicerina. Chris e la sua ex che non riescono a dividersi, mentre lui prova a togliersi di dosso l’abito da dignitoso uomo in stile terzo millennio. Chiara Abbatantuono racconta le loro storie, mischiandole come gli ingredienti di una pozione alchemica che dà profonda dipendenza e spalanca gli occhi, permettendoci di cogliere le sfumature, i dettagli della bellezza più profonda, nascosti in un mondo che a tratti rievoca la complicata e splendida City di A. Baricco. Come in un esperimento “in doppio cieco”, la realtà pervade e rivela tutto.

“Rimbaud, come si difende un mito” di Gianpaolo Furgiuele

Rimbaud come si difende un mito
di Gianpaolo Furgiuele
Fontana di Trevi edizioni, Roma, 2013,
Pagine: 208
Costo: Euro 16,00
ISBN: 9788897263180
 

ImmagineRimbaud come si difende un mito è il titolo di un saggio a cura di Gianpaolo Furgiuele, edito da Fontana di Trevi edizioni, 2013. Dopo essere stato presentato alla Fiera del Libro di Roma,iù Libri, più Liberi, è da oggi nelle librerie.

Il testo affronta alcune delle problematiche e degli scenari socio-letterari che hanno dato vita alla nascita dei cosiddetti poètes maudits. Tra gli altri, il mito di Arthur Rimbaud, nato fuori da qualsiasi ragione letteraria, ha assunto una dimensione simbolica ed estrema, praticamente mitica.

Dietro al fenomeno mitologico non c’è dunque il solo aspetto letterario ma una più vasta serie di fenomeni: cinema, fotografia, teatro, giornalismo, esposizioni. La fascinazione collettiva prodotta dall’industria di massa è il motore che ha permesso al mito Rimbaud, tra realtà e finzione degli eventi, di essere re-interpretato. L’insieme del materiale evidenzia come a partire dal 1871 la produzione culturale nata attorno al poeta contribuì a creare nell’opinione pubblica una vera e propria distorsione della realtà. I numerosi articoli, i saggi, le testimonianze apparse sui maggiori quotidiani francesi del XIX secolo e inizio del XX, imprigionarono il ricordo del poeta in un “limbo”, in uno spazio senza uscita, dove l’unica realtà possibile divenne la contraddizione, l’opposto, il vociferare. Al poeta Rimbaud si preferì l’omosessuale Rimbaud, così come al rivoluzionario del verso si preferì l’esploratore africano. La parola “poesia”, così come quella “poeta”, furono utilizzate quasi come delle esche per poi precipitare in brani, testi e discussioni che con la critica letteraria poco avevano in comune, se non il protagonismo di coloro che si vantavano di aver fatto la conoscenza del giovane ardennese.

Ancora più interessante da notare è che i protagonisti non erano sconosciuti autori ma le firme più autorevoli del tempo; da Théodore de Banville e Philippe Burty, da Émile Blémont a Leon Valade e Paul Bourde, passando per Edmond de Goncourt e Guy de Maupassant; da Armand Silvestre e Anatole France, da Jean Louis Forain a Georges Rodenbach e Edmond Lepelletier.

Il testo contiene la traduzione di articoli di giornali, corrispondenza e brani d’epoca mai presentati al pubblico italiano. In evidenza è il contributo degli autori cosiddetti minori, alcuni dei quali sconosciuti in Italia poiché ancora non tradotti, oppure dimenticati ma grazie ai quali è stato possibile ricostruire lo scenario in cui prese forma la nascita di questo mito.

Conclude il brano un’intervista inedita allo scrittore francese Pierre Michon.

Gianpaolo Furgiuele è nato a Cosenza nel 1981. Laureato all’università La Sapienza sotto la direzione di Giuseppe Scaraffia con una tesi sulla nascita del mito Rimbaud, vive in Francia, dove insegna italiano e dove ha in corso un dottorato di ricerca in letteratura francese all’Università di Lille/Paris X. Si occupa di Malédiction littéraire nel XIX e Xx secolo e tra gli altri ambiti di ricerca ci sono anche quelli relativi agli immaginari sociali e letterari.. Tra gli altri testi pubblicati: Tempo  imperfetto (Roma 2007, con la prefazione della poetessa Gabriella Sica) e Altri Cieli (Roma 2011). E’ tra i redattori di Q, quadrimestrale di cultura. Ha scritto su Stilos, Capoverso ed altri.