“A Giovanna d’Arco” poesia di E. Marcuccio con un commento di L. Domenighini

1

Nota:

[1] La costruzione “a gli” non è un refuso ma una mia scelta ponderata, per creare un suono più lento, più pensoso, più meditativo; il “corretto” grammaticalmente “agli” sarebbe stato troppo brusco. [N.d.A.]

 

14 giugno 2015

Emanuele Marcuccio

Commento critico a cura di Luciano Domenighini

Giovanna D'Arco, opera di Ingres

Giovanna D’Arco, opera di Ingres

Torna al genere agiografico, celebrativo, già frequentato specie agli esordi Emanuele Marcuccio con questa “A Giovanna d’Arco”. Ma lo fa secondo il suo nuovo modulo poetico fortemente sottrattivo, asciutto e frammentario, basato su una ristretta selezione verbale che apre ampi varchi ellittici. Ne risulta una sorta di frammento epigrafico dove il residuo verbale non è il risultato casuale dell’oltraggioso trascorrere del tempo ma è il frutto di una ponderata scelta dell’autore in una sorta di distillazione, di decantazione del verso, di selezione, ispirata e meditata, di quei sintagmi e di quelle parole “chiave” per rappresentare il soggetto poetico. Il dettato intermittente così ottenuto, dopo una prima strofa di terzina ad andamento discendente (di 5, 4, 3 sillabe) assomma tre strofe monoverso di cui la prima è un neologismo di associazione (“donnadono”) e la terza, a mo’ di firma, è il nome della protagonista. Come detto la residuale essenzialità dell’esposto alimenta, tra una strofa e l’altra, larghe pause ellittiche dense di prospettive narrative e ciò avviene perché i concetti esplicitati sono specificanti e consequenziali. L’insieme configura i caratteri del personaggio, eroina a un tempo guerriera e martire. È proprio la vigorosa valenza narrativa del “non detto”, sottaciuto più che sottinteso, il pregio saliente di questa composizione, ermetica eppure nitida ed eloquente, singolare per originalità e audacia sperimentalistica.

Luciano Domenighini

Travagliato (BS), 25-30 luglio 2015

[1] La costruzione “a gli” non è un refuso ma una mia scelta ponderata, per creare un suono più lento, più pensoso, più meditativo; il “corretto” grammaticalmente “agli” sarebbe stato troppo brusco. [N.d.A.]