“Cime”, poesia di E. Marcuccio, tradotta in francese

CIME[1]

DI EMANUELE MARCUCCIO

Cime inesauste

ove al marinaio si espande

un orizzonte rapito,

tacito infinito.

Candide albe di ricordi vissuti,

sogni remoti.

Aurore nascenti,

tepori sonnolenti,

rumina un’aria salmastra,

un’amica solitudine

gli rammenta l’orizzonte,

quell’alitar di acqua salata,

quel dolorar del mare profondo.

14 giugno 1994

immagine per Cime, da me scelta


CIMES

TRADUZIONE DI GILDA MASSARI

Cimes intarissables

où au marin se répand

un horizon ravi,

infini tacite.

Aubes candides de souvenirs vécus,

rêves lointains.

Aurores naissantes,

tiédeurs somnolentes,

un air saumâtre rumine,

une solitude amie,

lui rappelle lʼhorizon,

cette respiration dʼeau salée

ce pâtir de la mer profonde.

Ringrazio infinitamente la gentilissima Gilda Massari, per aver scelto di tradurre in lingua francese una tra le più care poesie che io abbia mai scritto. Pur non conoscendo il francese, so solo un poʼ di pronuncia, derivante dalla mia passione per lʼascolto di opera lirica, per lʼappunto, anche in lingua francese; alla lettura sento lo spirito di “Cime”. Proprio questo deve fare ogni buon traduttore nel tradurre una poesia: far sentire la poesia, ascoltare la sua voce, il suo spirito, anche se l’abito è cambiato. Cosa difficilissima.

Traduzione in lingua francese

di Gilda Massari, 12 luglio 2015

[1] Emanuele Marcuccio, Per una strada, Ravenna, SBC Edizioni, 2009, p. 47.