“Bambini” di Anna Vincitorio, recensione di Francesca Luzzio

Anna Vincitorio, Bambini, Blu di Prussia, 2016.

Recensione di Francesca Luzzio

 

AAA IMMA....pngIl titolo della plaquette di Anna Vincitorio, Bambini, induce il lettore a sorridere perché naturalmente si è portati a pensare a delle poesie ricolme di tenerezza e affetto, ma  basta  volgere lo sguardo all’immagine del bimbo in copertina, al suo sguardo perso nel vuoto, alle sue labbra inarcate per sospettare che la discrasia presente tra titolo e immagine nasconda qualcosa.  Infatti già il titolo della prima lirica, “Bambino in guerra”, spegne ogni illusione di vivere liete emozioni.  La  drammatica bellezza dei versi anzi accresce progressivamente la sofferenza di chi, dotato di sensibilità e di sani principi etico-morali, legge di tanta glaciale indifferenza  degli adulti di fronte ai deboli, ai piccoli che non possono, né sanno  difendersi.

Dopo la poesia sui bambini-soldato, l’autrice volge lo sguardo ai bambini del terzo mondo, malati di AIDS, invisibili agli occhi dell’opulento mondo occidentale che, sordo alle immagini, si limita a “interrompere il video/e spegnere la luce” e “tutto torna normale” (in “Bambini invisibili”, pag.18). Ma la poetessa non demorde e continua nella sua amara denuncia per cercare di scuotere le coscienze, così utilizza la sua sapienza versificatrice per esprimere la sua profonda pietà nei confronti dei bambini abbandonati, abusati dai pedofili, dei bimbi migranti che vedono le loro umili tende, i loro rifugi distrutti, o ancora vittime di cruenti riti tribali. Forse il colore della pelle è indice d’inferiorità? Forse Gesù aveva gli occhi azzurri? E Maria Maddalena che Gesù perdonò non aveva i capelli neri?                                          

Una denuncia forte, lancinante che, se da un lato ci pone di fronte alla profonda umanità e sensibilità della poetessa, dall’altro fa emergere l’insensibilità, i vizi di tantissimi adulti che abusando dell’innocenza, uccidono il futuro dell’umanità.

La poetessa ci pone di fronte ad una realtà ossimorica: infanzia sinonimo di gioia, tenerezza, sogno e amore, quale di fatto dovrebbe essere; infanzia sinonimo di violenza, abbandono, privazione, quale di fatto è per molti bambini.  Così  indirettamente evidenzia anche la drammatica condizione socio-economica del mondo che, oggi come ieri, vede le nazioni divise in ricche e povere, in sfruttatrici e sfruttate, condannando comunque, sempre e in ogni luogo, i poveri e i diseredati a un perenne sfruttamento e alla miseria.

La poetessa nella sua commossa e partecipe denunzia si serve di versi liberi, pur non mancando assonanze: “…compimento/….mistero” (in “Cronaca”, pag.25) o consonanze  e quasi rime: “…silente/ …radiante” (idem), anche tra versi lontani fra loro, quale l’urgere del suo sentire progressivamente le ha suggerito;  adopera ora un linguaggio schietto, semanticamente pregnante, al di fuori di ogni allusività, quasi a voler mettere il lettore di fronte al fatto, quale esso realmente è: “l’ascia vibra/ e pesante colpisce/ per abbattere tutto./ Alberga ancora/in alcuno pietà?”(in “White Christmas a Coccaglio”, pag.23); tal’altra un linguaggio metaforico che trova spesso nella natura e nei suoi elementi il correlativo intuitivo-alogico che meglio ne rende la pienezza semantica, così gli eserciti dei bambini-soldato sono “campagna coltivata a grano./Ancora non maturo il tempo/per la sua chioma d’oro” o ancora “girasoli [che] hanno reclinato/la testa” (in “Bambino in guerra”, pag.13) .

A volere ulteriormente rimarcare la gravità e la persistente attualità del drammatico argomento, si potrebbe citare molta della produzione saggistica e narrativa che nel tempo lo ha affrontato, ma in fondo basta concludere sostenendo quanto diceva Dostoevskij: “offendere un bambino è il peccato più grave di cui un adulto si possa macchiare”.

Francesca Luzzio

 

L’autrice di questa recensione acconsente alla pubblicazione online su questo spazio senza nulla chiedere né all’atto della pubblicazione né in futuro e attesta, sotto la propria responsabilità, di essere un suo testo personale, frutto del suo unico ingegno. 

“Scritti marchigiani” di L. Spurio il 7 maggio a Marzocca. Ricordo del dialettale anconitano Duilio Scandali.

Il critico letterario Lorenzo Spurio presenta “Scritti marchigiani” alla Bibl. Orciari di Marzocca

 

Presso la Biblioteca Comunale “Luca Orciari” di Marzocca domenica 7 maggio alle 17:30 si terrà la presentazione al pubblico del nuovo volume del poeta e critico letterario jesino Lorenzo Spurio:  “Scritti marchigiani”, edito da Le Mezzelane Casa editrice di Santa Maria Nuova. Spurio ha raccolto una serie di suoi scritti critici su autori e poeti delle Marche, tanto viventi che non. Saggi, recensioni, note di lettura e postfazione che l’autore ha scritto negli ultimi anni e che, pur pubblicati in parte in rete o su altri volumi, ha deciso di presentare in un’unica forma raccolti in questo volume pregiato che porta come sottotitolo “Istantanee e miniature letterarie”. A completare il denso volume dove si parla, tra gli altri, dei poeti Massimo Ferretti, Franco Matacotta, Anna Malfaiera, Germana Duca Ruggeri, Feliciano Paoli (solo per citarne alcuni) e si dà nozioni anche in merito alla questione dialettale, è presente un apparato finale che contiene ventiquattro foto a colori di scatti che lo stesso autore ha fatto nel corso degli anni in suggestivi luoghi della Regione tra cui Genga, Marano (Cupra Marittima alta), Senigallia, nonché Ancona, Visso e tanto altro ancora.

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Duilio Scandali (1876-1945)

A parlare del volume sarà lo stesso autore assieme a Rita Angelelli (editore de Le Mezzelane) e al cultore locale Stefano Bardi che celebrerà un ricordo del noto poeta vernacolare anconetano Duilio Scandali (Udine,  1876 – Ancona, 1945), voce autentica del dialetto marchigiano nonché autore di opere molto celebri per la sua epoca tra cui “Scenette e scenate” (1900), “La Bichieròla” (1906) e “El vangelo de mi nona” (1948, postumo) che rappresentano pietre miliari –assieme alle opere di Palermo Giangiacomi – del dialetto anconitano.

Nella seconda parte si terrà un reading poetico con poeti del territorio che daranno lettura a propri componimenti attinenti alla Regione, alla sua ricchezza paesaggistica, alle sue tradizioni, tanto in lingua che in dialetto. Parteciperanno i poeti Elvio Angeletti, Franco Patonico, Marisa Landini, Elisabetta Freddi, Patrizia Papili Marchionni, Marco Bordini, Maria Luisa D’Amico, Ilaria Romiti, Maria Pia Silvestrini, Mario De Fanis, Vincenzo Prediletto, Piero Talevi, Edda Baioni Iacussi, Valtero Curzi, Letizia Greganti.

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