A Villa la Pietra (Firenze) domani incontro con Andrea Inglese, Catherine Barnett e Andrea Bajani

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THE WRITERS’ SEASON – LA STAGIONE DEGLI SCRITTORI

 

Limonaia, Villa La Pietra – FIRENZE

Giovedì 14 giugno ore 18.30

CONVERSATIONS AND READINGS

Poets – Catherine Barnett and Andrea Inglese

Fiction Writers – Alexander Chee and Andrea Bajani

Moderated by Elisa Biagini (In Italian and in English)

 

The Writers’ Season – La stagione degli scrittori torna a Villa La Pietra domani, giovedì 14 giugno, alle 18.30, con Catherine Barnett, Andrea IngleseAlexander Chee e Andrea Bajani. L’incontro, in italiano e in inglese, è moderatoda Elisa Biagini, scrittrice e docente presso NYU Florence, e si inserisce all’interno di The Season, la rassegna estiva organizzata dalla New York University a Firenze.

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Catherine Barnett

Catherine Barnett ha studiato alla Princeton University e insegna alla New York University. È autrice di tre raccolte poetiche: Human Hours (in uscita per l’autunno), The Game of Boxes (2012, premio James Laughlin della Academy of American Poets) e Into Perfect Spheres Such Holes Are Pierced (2004). Ha ricevuto altri importanti riconoscimenti come il Whiting Award e la Guggenheim Fellowship. Ha anche collaborato col compositore Richard Einhorn per The Origin, oratorio multimediale sulla vita di Darwin. 

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Andrea Inglese

Andrea Inglese poeta, narratore, traduttore, saggista, è molto attivo anche in rete (Nazione Indianaalfabeta2). Tra i testi in prosa ricordiamo Prati / Pelouses (2007) e il romanzo Parigi è un desiderio (2016, Premio Bridge 2017). È autore di sette libri di poesia, tra cui Prove d’inconsistenza (in VI Quaderno Italiano, 1998), Commiato da Andromeda (2011), La grande anitra (2013) e Lettere alla Reinserzione Culturale del Disoccupat (2013). Del 2017 è Un’autoantologia. Poesie e prose 1998-2016.

Alexander Chee ”half Korean, all queer“ (così si presenta on line), è narratore e saggista. Insegna scrittura al Dartmouth College e collabora con numerose riviste. È autore di due romanzi: Edinburgh (2001), romanzo di formazione che rielabora sapientemente esperienze autobiografiche, e The Queen of the Night (2016), ambientato nella Parigi del XIX secolo e ancora tutto giocato sul tema dell’identità. Nel 2003 ha ricevuto il Whiting Award. Del 2018 è la raccolta di saggi How to Write an Autobiographical Novel.

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Andrea Bajani

Andrea Bajani (1975) è autore di romanzi e racconti, reportage, testi drammatici e traduzioni, oltre che pubblicista e consulente editoriale. Tra i numerosi romanzi ricordiamo Cordiali saluti (2005), Se consideri le colpe (2007, premio Super Mondello), Ogni promessa (2010, Premio Bagutta), La vita non è in ordine alfabetico (2014) e Un bene al mondo (2016). Del 2007 è il reportage Mi spezzo ma non m’impiego seguito nel 2008 da Domani niente scuola. Del 2017 è la prima raccolta poetica: Promemoria.  

  

L’ultimo appuntamento di The Writers’ Season sarà con Kimiko Hahn (18 giugno, ore 18.30, Limonaia Villa La Pietra).

The Season, inaugurata nelle scorse settimane con la mostra Inside Out: Camera Obscura Views of Villas and their Environs. The photography of Abelardo Morell (visitabile suappuntamento fino al 14 settembre), proseguirà sino al 3 di luglio con tantissimi appuntamenti, tutti a ingresso gratuito, ma con prenotazione obbligatoria per email alapietra.reply@nyu.edu o telefonando allo 055 5007210.

  

The Season

I prossimi appuntamenti

 15 giugno, ore 21.00 (Limonaia)

WORD(S), IMAGE(S), INTUITION

Presentation and discussion of Whistle Down the Wind, a Visual Album of Joan Baez. With Rick Litvin, Producer and Deborah Willis, Director of Civil War. With live performances by Choreographer and Dancer Djassi Johnson

 

18 giugno, ore 18.30 (Limonaia)

THE WRITERS’ SEASON – LA STAGIONE DEGLI SCRITTORI

CONVERSATION AND READINGS Poet – Kimiko Hahn, with Elisa Biagini

 

19 giugno, ore 18.00 (Sala da Ballo)

MASTERPIECES A book presentation by Dianne Dwyer Modestini

 

22 giugno, ore 20.00 (Limonaia)

ROMEO AND JULIET Performed by the Continuum Company

 

26 giugno, ore 20.30 (Limonaia)

SAINT MARY AND THE SPIDER A solo-cello concert and art installation by Kate Moore

 

28 giugno, ore 21.00 (Continuum Theater)

SOME TROJAN WOMEN

A staged reading of a re-worked Odyssey

 

2 luglio, ore 19.00 (Limonaia)

MESSAGE TO THE MESSENGERS: GIL SCOTT-HERON

Screening and concert

 

3 luglio, ore 21.00 (Teatrino)

SCAPIN, BY MOLIÈRE Performed by the NYU Commedia dell’Arte students

 

The Season è la celebrazione estiva di collaborazioni creative tra artisti, scrittori, musicisti, ed intellettuali che trovano a Villa La Pietra il tempo e lo spazio necessari per perfezionare le proprie creazioni, collaborare con altre discipline, creare nuove opere o reinterpretare i classici. Il risultato del loro lavoro viene presentato ad una “prima” ad un pubblico eterogeneo nello scenario suggestivo dei giardini di questa Villa del XV secolo.

New York University è una delle più grandi università private degli Stati Uniti con più di 40,000 studenti che frequentano 18 facoltà e colleges in cinque principali sedi a Manhattan ed all’estero in Africa, Asia, Europa, Australia e Sud America. Dal 1994 NYU è La Pietra, Firenze. L’Università si è impegnata a ricreare e conservare la cultura e lo spirito cosmopolita del luogo che una volta apparteneva agli Acton. Il sito di Firenze è divenuto in pochi anni uno dei programmi più grandi presenti a Firenze con 300 studenti iscritti ai corsi ogni semestre. Oltre ad una consistente offerta di studi umanistici in storia dell’arte, storia, cinema e letteratura, NYU a Firenze vanta un curriculum specialistico in studi sociali, politiche pubbliche e giurisprudenza e offre un programma co-curricolare di grande prestigio che comprende La Pietra Dialogues. I Dialogues convergono a Firenze studiosi, legislatori, avvocati, leader mondiali, intellettuali e artisti le cui idee e il cui lavoro hanno reso un contributo significativo alla società globale culturalmente o intellettualmente a rinnovare lo spirito umanistico per il quale Firenze è nota in tutto il mondo.

 

 Info:

NYU Florence

Villa La Pietra – Via Bolognese 120, Firenze

Tel. +39 055 5007210 – lapietra.reply@nyu.edu

 

Ufficio Stampa

Davis & Co. Lea Codognato e Caterina Briganti

Tel. +39 055 2347273 – info@davisandco.it

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Premio Letterario Xilema “Racconta le parole”: come partecipare

PRIMO PREMIO LETTERARIO XILEMA“RACCONTA LE PAROLE”

Xilema s.r.l. indìce la prima edizione del concorso di narrativa, in lingua italiana, “RACCONTA LE PAROLE”.

Il concorso è aperto a tutti.
Art. 1–Sezioni – Il premio si articola in due sezioni:
• A. Racconto breve a tema libero – massimo 3 cartelle da 1800 battute ciascuna (inclusi spazi e caratteri speciali) edito e inedito.

 
• B. Racconto breve inedito sviluppato dall’ Incipit: ”Dietro la linea scura delle cime, lo spazio era rosso, di un rosso acceso e dorato che l’occhio stentava a sostenere.” da Bel-Ami di Guy De Maupassant – massimo 3 cartelle da 1800 battute ciascuna (inclusi spazi e caratteri speciali)

 
Art. 2 – Modalità di partecipazione

Ogni concorrente potrà partecipare con una o più opere anche se premiate in altri concorsi.

 
Contributo di partecipazione

È prevista una quota di euro 10,00 (dieci euro)per partecipare con una sola opera; di ulteriori euro 5,00 (cinque euro) per o 2.

Una COPIA CARTACEA ANONIMA dell’opera (carattere ARIAL 14)
3. La RICEVUTA DEL BONIFICO effettuato Verrà data conferma dell’avvenuta ricezione esclusivamente via e-mail. Le opere non verranno restituite.

 
Art. 3

Scadenza –31 luglio 2018 (per le spedizioni postali farà fede il timbro).

 
Art.4

Tutela dati personali – Ai sensi del D. Lsg. 196/2003 i dati personali dei partecipanti
saranno utilizzati esclusivamente ai fini del concorso e non saranno comunicati o diffusi a terzi a nessun titolo. I partecipanti acconsentono all’utilizzo dei loro dati personali per le esigenze di svolgimento del concorso e per la pubblicazione, in conformità con quanto prescritto dalla legge n° 675/96 e possono richiedere in ogni momento di cancellare i loro dati dal nostro database elettronico.

 
Art. 5– Premi
1 I primi classificati di ogni sezione riceveranno un premio in denaro di 100 euro
2 I primi tre classificati di ogni sezione riceveranno un premio*
3 Tutti i finalisti riceveranno un attestato
4 L’organizzazione e la giuria si riserveranno di decidere sull’assegnazione di ulteriori premi alle opere ritenute più meritevoli
5 Sarà consegnato il premio speciale “Sabatia” da parte dell’Unione Nazionale Veterani dello Sport
*i premi (targhe/coppe) sono offerti dalla Sezione “Ferri-Tudoni-Silla del sole” dell’Unione Nazionale Veterani dello Sport
La classifica finale sarà resa nota solo ed esclusivamente il giorno della premiazione.

 
Ritiro dei premi

Tutti i premi dovranno essere ritirati dai vincitori o potrà essere delegata una
persona di fiducia munita di delega scritta (con copia di un documento di identità). In caso di impedimento dovrà pervenire via e-mail richiesta scritta di spedizione dei premi a carico del richiedente il quale effettuerà un bonifico prima della spedizione.

 

Art. 6 Luogo e data della premiazione

La cerimonia di premiazione si svolgeràa Roma in una
sede istituzionale che sarà resa nota in seguito insieme a data ed ora.

 

Art. 7 – Partecipazione alla cerimonia

Ciascun partecipante è invitato alla cerimonia dipremiazione.

 

Art. 8– Giuria

La giuria, la cui composizione sarà resa nota il giorno della premiazione, sarà
composta da persone impegnate ed esperte nel campo della letteratura. Le opere saranno consegnate alla giuria senza i dati anagrafici degli autori in modo da garantire
un’imparziale valutazione.

 
Art. 9– Comunicazioni

Ai finalisti sarà data tempestiva comunicazione a mezzo e-mail o
telefono. Per eventuali comunicazioni contattare il numero 3314434566 o scrivere a
raccontaleparole@xilemasrl.it

 
Art. 10– Pubblicazioni

Tutte le opere finaliste saranno pubblicate in un’antologia che sarà
consegnata gratuitamente ai finalisti. Sarà possibile prenotare copie aggiuntive a pagamento. L’invio dell’opera costituisce autorizzazione alla pubblicazione.
Per le opere edite allegare dichiarazione di cedimento dei diritti (se presenti) limitatamente alla suddetta pubblicazione.

 
Art. 11–Esclusioni

Saranno escluse le opere che offendono la morale o che contengono frasi
blasfeme o non aderenti al carattere culturale del premio, senza per questo informarne gli autori.
I partecipanti, prendendo parte al concorso, accettano il presente regolamento e dichiarano sotto la loro responsabilità che l’opera inviata è frutto della propria creatività, sollevando gli organizzatori da ogni responsabilità per danni e conseguenze dirette e indirette. L’inosservanza di una delle disposizioni contenute nel presente bando comporta l’esclusione inderogabile dal concorso.
La partecipazione al premio implica l’accettazione di tutte le regole del presente bando e
costituisce autorizzazione alla pubblicazione dell’opera senza nulla pretendere.

 
Allegato A: Modello di Scheda di iscrizione
__L___ sottoscritt___:
Cognome ………………………………………… Nome …………………………………………….
C.F…………………………………………………
Nat_ il ……………………………a……………………. residente a …………………………….
Via ………………………………. N. ………CAP. ……………….
Telefono ………………………… Cellulare ………………………………
E-mail………………………………………………………………………
Se minorenne:
Cognome ………………………………………… Nome ……………………………………………. (di un genitore o di chi ne esercita la
patria potestà)
Firma (leggibile)

Chiede di partecipare al
PRIMO PREMIO LETTERARIO XILEMA “RACCONTA LE PAROLE”
Sez. A □
Sez.B□
□ Con l’opera/e
___________________________________________________________________________________________
_________________________________________________________________________________________
□ Opera EDITA
□ Opera INEDITA

Con la presente autorizzo la pubblicazione delle opere nell’antologia.
Allego:
N. __ COPIE, OPERE
___________, LI _____________ FIRMA

Come sono venuto a conoscenza del bando(es.: social, volantini, siti internet specializzati, etc.)
_________________________________________________________________________
Tutela della privacy: autorizzo il trattamento dei miei dati da parte di Xilema s.r.l. ai soli fini del concorso. Autorizzo il cedimento dei diritti limitatamente ai fini del concorso.
(Firma leggibile)

 

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“E l’uomo chiese” di Tina Ferreri Tiberio, con un commento di Lorenzo Spurio

“E l’uomo chiese”[1] di Tina Ferreri Tiberio

 

E l’uomo chiese,

scrollando il capo,

se la terra, avvolta da

invisibile, infinita

nebbia, potesse proseguire

implacabile il suo

giro, fino ai confini

dello spazio.

 

Tremolante e inquieto

Il vento si levò,

lasciò intravedere

una fuggitiva nuvola,

…come un bacio appena appena

pennellato e perduto

nel grembo rabbioso

del cuore della terra.

 

Commento di Lorenzo Spurio

La poesia “E l’uomo chiese” di Tina Ferreri Tiberio, che è raccolta nella silloge “Frammenti” che fa parte dell’opera a più voci Sopra il deserto avviene l’aurora. Qualcuno lo sa (2017), si presenta al lettore come una cauta riflessione sui sensi dell’esistenza. Il titolo, che chiarifica in merito a una condizione dubitante dell’uomo, fa da apripista a un testo bistrofico dal verso libero. L’uomo, quasi ravvedutosi dalle sue azioni sconsiderate (sembra di intuire) pare svegliarsi da un sonno turbolento e, di colpo, prendere visione dello scenario nel quale è calato: la terra ricoperta da una fiabesca e impalpabile patina di nebbie che la rende quasi irreale e al contempo gradevole alla visione. Immancabile, nelle vene di un sotto-testo che non è così difficile da estrapolare, il pensiero di salvaguardia ambientale che la poetessa intende delineare quando, con un linguaggio semplice che rifiuta volutamente la dura interrogazione, allude a un possibile futuro del Pianeta. Ci sarà tempo – o, meglio, ci saranno ancora le condizioni – affinché la terra possa “proseguire/ implacabile il suo/ giro”?

Nella strofa che segue una folata d’aria, quasi provvidenziale e connaturata come segnale benaugurante, fa la sua presenza in scena; l’energia del vento è capace di disperdere la cappa di nebbia prima formatasi. Il ripristino di una situazione di ariosità del cielo permette lo svelamento: l’occhio riacquista visibilità su ciò che prima – nelle summenzionate condizioni fisiche – non aveva accesso. Ecco che la poetessa s’interessa di cogliere una “fuggitiva nuvola” che subito, con un’estensione romantica, associa a un bacio pitturato che si costruisce con pennellate velocemente sino a diventare indecifrabile e sparire. Esso si contraddistingue proprio per la stessa fuggevolezza e transitorietà della nuvola nel suo incedere inavvertibile eppure continuo.

La chiusa provvede a un sigillo significativo, ricorrendo nelle immagini a una ciclicità ben codificata. Dopo la meticolosa attenzione riversata al mondo d’aria (nebbia, vento, nuvola) si ritorna al mondo della concretezza, alla terra, descritta nel suo “grembo rabbioso”, antro tellurico di forze e di energie magmatiche di naturale genesi ma anche di una nutrita insofferenza verso la diffusa inciviltà dell’uomo.

 

L’autrice

img_1062-fileminimizer.jpgTina Ferreri Tiberio è nata e vive a San Ferdinando di Puglia (BT). Docente in pensione. Laureata in Pedagogia, ha insegnato nella scuola dell’infanzia e successivamente Storia e Filosofia in un Liceo Scientifico. Fin da giovanissima si dedica alla scrittura di poesie. Solo negli ultimi due anni ha partecipato a vari concorsi letterari ottenendo lusinghieri riconoscimenti tra cui (solo per citarne alcuni) il Premio Speciale CEI (Ufficio Nazionale per la Pastorale, il tempo libero, turismo e sport) al 3° Premio Letterario “Città di Fermo” nel 2017 con la poesia “Ti ho cercato o Dio, ti ho cercato” e il 2° premio assoluto al VI Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi” di Jesi con la poesia “Dammi i colori, madre”. Suoi componimenti poetici sono presenti in varie antologie di premi letterari fra le migliori opere selezionate dalle relative giurie, altri componimenti sono inseriti nell’Enciclopedia della Poesia Contemporanea vol. VI del 2014-2015 della Fondazione Mario Luzi.Suoi saggi di carattere storico-filosofico sono presenti sulla rivista semestrale “Il Vascello”, rassegna di cultura, scuola e società dell’Istituto di Istruzione Superiore “Michele Dell’Aquila” di San Ferdinando di Puglia (BT) oltre che sulla rivista di letteratura online “Euterpe”.

 

[1] AA.VV., Sopra il deserto avviene l’aurora. Qualcuno lo sa, Aletti, Guidonia, 2017, p. 90.

“Corona” di Paul Celan, con un commento di Michela Zanarella

“Corona” di Paul Celan

L’autunno mi bruca dalla mano la sua foglia: siamo amici.
Noi sgusciamo il tempo dalle noci e gli apprendiamo a camminare:
lui ritorna nel guscio.

Nello specchio è domenica,
nel sogno si dorme,
la bocca fa profezia.

Il mio occhio scende al sesso dell’amata:
noi ci guardiamo,
noi ci diciamo cose oscure,
noi ci amiamo come papavero e memoria,
noi dormiamo come vino nelle conchiglie,
come il mare nel raggio sanguigno della luna.

Noi stiamo allacciati alla finestra, dalla strada ci guardano:
è tempo che si sappia!
E’ tempo che la pietra accetti di fiorire,
che l’affanno abbia un cuore che batte.
E’ tempo che sia tempo.

E’ tempo.

da “Papavero e memoria” (“Mohn und Gedachtnis”)

 

Commento di Michela Zanarella

‘Corona’ è una poesia d’amore datata 1948 di rara bellezza. Gli amanti si mostrano alla finestra, perchè è tempo che questo sentimento si manifesti al mondo, sia reso evidente. “Ci amiamo come papavero e memoria”, un accostamento particolare dove il papavero rappresenta una sorta di consolazione per dimenticare il dolore, e va in opposizione alla memoria. L’amore prende forma e si eleva nel contrasto, diventando qualcosa di importante, più stabile. Con uno stile raffinato, potente ed incisivo il poeta ci offre immagini avvolgenti mantenendo l’essenzialità dei versi, che ne evidenzia il profondo valore.

 

L’autore

celan.jpgPaul Celan (Cernăuţi, 23 novembre 1920 – Parigi, 20 aprile 1970), è stato un poeta rumeno ebreo, di madrelingua tedesca, nato in una città della Bucovina austroungarica, oggi parte dell’Ucraina. La sua infanzia è segnata da un’educazione rigida e repressiva da parte del padre, mentre dalla madre apprende la conoscenza della lingua e della letteratura tedesca. Goethe, Rimbaud e Rilke sono i primi scrittori a cui si avvicina. Nel 1938, conseguita la maturità, decide di iscriversi alla facoltà di Medicina a Tours, in Francia. Il treno sul quale viaggia sosta a Berlino proprio durante la Notte dei Cristalli. È in questo periodo che Paul inizia a scrivere le prime poesie, intensificando la lettura di Kafka, Nietzsche e Shakespeare. Tornato in patria, a causa dell’annessione della Bucovina settentrionale all’URSS, non può più ripartirne; si iscrive perciò alla facoltà di romanistica della locale università. Nel 1942, in seguito all’occupazione tedesca della Bucovina, Celan vive direttamente le deportazioni che condussero gli ebrei di tutta Europa all’Olocausto. Paul riesce a sfuggire alla deportazione, ma viene spedito in diversi campi di lavoro in Romania, perderà però definitivamente i genitori, catturati dai nazisti. Nel 1945 dopo aver donato tutte le sue prime poesie a Ruth Lackner, attrice e suo primo amore, lascia la città natale annessa all’URSS, e si trasferisce a Bucarest, dove lavora come traduttore e conosce alcuni importanti poeti romeni.  È però costretto a fuggire nuovamente attraverso l’Europa, a causa delle persecuzioni del regime comunista, raggiunge prima Vienna e poi si stabilisce a Parigi.  Si sposa nel 1952 con la pittrice Gisèle De Lestrange e pubblica il suo scritto più famoso, Mohn und Gedächtnis. Dalla metà degli anni 50 si dedica, anche al fine di mantenersi economicamente, a una intensa attività di traduttore da varie lingue: traduce Ungaretti, Cioran e altri. Nella notte tra il 19 e il 20 aprile del 1970 si toglie la vita gettandosi nella Senna dal ponte Mirabeau, prossimo alla sua ultima dimora. Il suo corpo sarà ritrovato i primi di maggio, a pochi chilometri dal ponte.

“Da Viznar a Prypiat” di Lucia Bonanni, con un commento di Lorenzo Spurio

Da Viznar a Prypiat” di Lucia Bonanni[1]

 

i bambini di Viznar

mangiano croste di pane

nero e sotto il lucore della luna

nuova al bivio di Alfacar

per la strada serpentina corrono

in cerca di poetiche presenze

 

i bambini di Prypiat

mangiano fette di pane

bianco, unto di scorie radioattive

 

tra fumi accecanti e case deserte

sotto i raggi di una luna in lutto

con la voce rotta dalle vampe

graffiano versi di preghiera

e le ustioni nelle ossa corrono

a cercare unguenti

nella foresta rossa dove si aggira l’orso

 

i bambini andalusi 

hanno negli occhi i sogni

delle mele rosse

e tra muri a secco e pallide infiorescenze

giocano con bambole di pezza

e spade di cartone

e già vedono nella città fantasma

i compagni ucraini che raccattano

numeri atomici e pezzi di reattori

 

dalle vie di Viznar alla città di Prypiat

la solitudine é tragedia immane

e la primavera ugualmente perde

le gemme tra aranci denudati

e il livore tossico di paludi oscene

 

 

Commento di Lorenzo Spurio

Una lirica costruita magistralmente su due piani temporali e spaziali diversi che hanno in comune il dramma dell’infanzia: bambini soli e denutriti, impauriti e minacciati da un morbo dal quale non ci si può sottrarre. La poetessa abruzzese Lucia Bonanni, che ha alle spalle un’intensa attività di insegnamento, pone al centro della sua attenzione e ricerca proprio la tragedia umana della miseria, della denutrizione e della malattia in ambienti dove si sottolinea la dolorosa assenza di una giovane voce stroncata troppo presto (Federico Garcia Lorca) o contrassegnati da un flagello smisurato che è figlio della deriva dell’uomo contemporaneo. La luna passa da un fulgore conoscitivo nel quale è insito il mistero della vita e l’affabulante ricerca del senso esistenziale (il “lucore della luna”) a una morte decisiva e virulenta, spasmodica e incontrollata (la “luna in lutto”) in parte già presente nella parte incipitaria se consideriamo che, nelle valenze allegoriche dell’Andaluso, la morte spesso s’annida nell’immagine sconsolata e preziosa della luna. La poetessa è capace di trasvolare età differenti, a distanza di circa un secolo, e di spalmare la sua sentita tribolazione dinanzi al tormento di un’infanzia derelitta, marginalizzata e contaminata, di proiettarsi in ambienti che appartengono a ecosistemi, geografie, nazionalità e latitudini diverse. Grida di dolore, dall’Andalusia accecata dal sole alla boscosa foresta – ora rossa – in Ucraina, che hanno una vibrazione che si palpa e un’eco inconfessata che screzia l’unico cielo.

Questa poesia è risultata vincitrice assoluta della V edizione del Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi” (2016), prima premiata su un totale di 986 testi giunti da ogni parte d’Italia. La motivazione del conferimento, prodotta dal poeta palermitano Emanuele Marcuccio, e letta nel giorno della cerimonia premiativa, così recita: “In cinque rapide e taglienti strofe la poetessa istituisce diacronicamente un raffronto spazio-temporale tra due ambiti socio-culturali lontani e diversi ribadendo i diritti dell’infanzia che sono uguali per tutte le latitudini. Presenta così, agli occhi del lettore “incantato” una invitation au voyage nella terra andalusa dei bambini di Viznar, all’indomani dell’assassinio del poeta Federico García Lorca, per poi catapultarlo, ai giorni nostri, nella terra ucraina dei bambini di Prypiat. L’intera lirica evoca in maniera inequivocabile un grido al mondo contro ogni regime totalitario.[2]

Poesia che rivendica il diritto all’infanzia felice e che condanna l’inciviltà e la mancata premura dell’uomo nel proteggere sé e le generazioni che seguiranno da quell’inquinamento putrido che esacerba le già profonde “ustioni nelle ossa”.

 

L’autrice

foto-lucia-bonanniLucia Bonanni è nata ad Avezzano (AQ) nel 1951. Dopo aver conseguito il diploma di Maturità Magistrale, si è dedica all’insegnamento e successivamente si è trasferita in un paese del Mugello, in provincia di Firenze, dove tutt’ora risiede. È autrice di poesia, narrativa, critica letteraria, e saggistica con all’attivo numerose pubblicazioni di articoli, racconti, saggi e raccolte di poesie oltre a recensioni e prefazioni per testi poetici e narrativi di autori contemporanei. In volume ha pubblicato le sillogi Cerco l’infinito e Il messaggio di un sogno, oltre a un cospicuo numero di testi poetici in antologie, raccolte tematiche e riviste di cultura e letteratura online e cartacee. Dal 2018 è redattrice per la rivista di letteratura online “Euterpe” nella sezione di saggistica “Ermeneusi”. Ha svolto e svolge il ruolo di giurata in commissioni di concorsi letterari nazionali. Quale partecipante è risultata più volte finalista, menzionata e vincitrice in premi letterari nazionali e internazionali, tra di questi il 1° premio alla VI edizione del Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi” di Jesi con un saggio dedicato ai Canti orfici e altri scritti di Dino Campana. Ha seguito corsi di fotografia e si dedica anche al linguaggio fotografico quale complemento dell’arte letteraria. 

 

NOTE

[1] In un tempo diacronico i bambini di differenti aree geografiche e diversa realtà socio-culturale narrano la vicenda umana e poetica di Federico Garcia Lorca, assassinato nei pressi di Viznar il 19 agosto del 1936, e il disastro nucleare di Chernobyl, avvenuto il 26 aprile del 1986 e che portò alla distruzione della vicina città di Prypiat; nella sincronia dei piani evocativi i bambini andalusi e quelli ucraini levano la loro voce a difesa dei diritti dell’infanzia. [N.d.A.]   

[2] La poesia, unitamente alla motivazione del conferimento del premio, è stata pubblicata nell’opera antologica del premio. Il volume può essere consultato e preso in prestito nelle biblioteche dove è stato depositato, di seguito indicate: https://tinyurl.com/y6vcjtnv   

“Piangendo Mawawil” di Malek Saleh, con un commento di Michela Zanarella

“Moaning Mawawil” di MALEK SALEH

 

For too long stayed the night of agony

With the scream of distance

it stormed me

And with the tear of bereavement

it flogged me

Your love  is getting so painful to me

Its perfume got me tired

Once I  smell it , I get along with me

Search for me

And burst into grief

Exactly like a funeral my life has become

since the time  the light of your sun set.

I will waive me

Take me to you so as to be you

The satan of abandonment will never deceive me

Every time it  seduces me into the subtitute sin

the angels of love wave to me with you

Oh you !! who escaped from the castle of my fortress

Come on!

Dance on the stage of my chest

So that the mawawil of my moaning will be silent.

 

Piangendo Mawawil

Traduzione di Claudia Piccinno

Troppo tempo durò la notte di dolore
e l’urlo della distanza
mi prese d’assalto
E con la lacrima del lutto
mi fustigò.
Il tuo amore  sta diventando così doloroso per me
Il suo profumo mi ha stancato
Una volta  avvertito l’odore, vado d’accordo con me stesso.

Mi cerco
E scoppio a piangere
Esattamente come un funerale è diventata la mia vita
dal momento in cui la luce del tuo sole è tramontata.
Rinuncerò a me
Portami da te perché io sia te stesso
Il satana dell’abbandono non mi ingannerà mai
Ogni volta mi seduce nel peccato sottotitolato
gli angeli dell’amore mi salutano con te
Oh tu !! che sei fuggito dal castello della mia fortezza
Dai!

Danza sul palco del mio petto

Così che il gemito del mio Mawawil

Sarà silenzioso.

 

Commento di Michela Zanarella

Un canto di sofferenza e disperazione dove la poesia diventa esigenza per liberare tutto il dolore racchiuso nel cuore. La distanza, le lacrime, il lutto, sono le parole chiave che ci accompagnano a vedere e a percepire la dimensione ‘tormentata’ che vive il poeta, per la perdita di chi ama. In questo caso dobbiamo però fare una precisazione: il testo in inglese ha una sua musicalità ed intensità, la traduzione in italiano, pur essendo in linea con il contenuto della lingua originale, presenta giustamente un ritmo diverso. Malek Saleh ha comunque uno stile riconoscibile, nelle sue poesie mantiene un codice espressivo di semplicità, che gli consente di arrivare al lettore.

 

L’autore

malek.jpgMalek Saleh è un poeta, nato in provincia di Maysan, nel sud dell’Iraq. Ha vinto numerosi premi nel campo della poesia. E’ membro dell’ Organizzazione Internazionale della cultura araba in Finlandia. Ha ottenuto il primo posto nel “Concorso Lega araba”. Ha partecipato a numerosi festival di poesia, è tradotto in diverse lingue.

“Fatture” di Massimiliano Chiamenti, con un commento di Lorenzo Spurio

“Fatture” di Massimiliano Chiamenti[1]

 

le uniche lettere che ricevo

sono ormai solo richieste di pagamenti

multe bolli sanzioni minacce

mai un messaggio con un invito a cena

o a leggere le mie poesie

da qualche parte

o un editore che mi voglia pubblicare

da me il mondo vuole solo soldi

che non ho più neanche per mangiare

allora ogni giorno mi alzo

spero di riuscire a trovare cibo

e attendo il momento del sonno

che mi liberi dall’incubo della mia vita

non cerco più niente

ho perduto tutto

e più niente mi interessa

tiro solo avanti

senza mai un aiuto

e attacchi sempre più omicidi

mi faranno morire tutti di fame

e di crepacuore

ma io continuo il mio cammino

anche se questo inferno

non si può chiamare vivere

eppure è così

nella vita ci vuole prudenza e senso pratico

o si perisce

e i guai non hanno mai rimedio

basta un attimo a commetterli

e poi non si rimedieranno mai

perché non mi uccido?

perché anche per togliersi la vita

ci vorrebbe un bello slancio di vitalità

 

Commento di Lorenzo Spurio

Il presente testo poetico del poeta fiorentino Massimiliano Chiamenti, assieme ad altri, fa parte di un ciclo definito in maniera quanto mai drammaticamente anticipatoria “Suicidal Poems”. L’intero componimento, pur girando attorno al tema della difficoltà economica, ha senz’altro un’eco maggiore a voler trasmettere un disagio che non è solo materiale bensì radicato nella psicologia del Nostro. Il poeta parla della noia di essere tartassati da scadenze e pagamenti di vario tipo, dell’insofferenza verso una corrispondenza ricevuta negli ultimi tempi che è di natura prettamente merciologica, contrattistica e priva di qualsiasi contaminazione emotiva. L’autore in questa fase critica della sua vita, forse adombrato anche dalla possibile fine o fuga di un amante sul quale molto aveva investito e in preda a un delirio persecutorio, affronta l’invalidante realtà che chiama “l’incubo della mia vita”. La chiusa è stringente e perentoria: il poeta domanda a un ipotetico uomo, lettore, spettatore delle sue vicende. Quello che sembrerebbe a prima veduta un interrogativo retorico, in realtà mostra paurosamente la natura incipitaria del gesto, dissacrante eppure salvifico che di lì a poco si appresta a compiere. Il distico finale richiama, però, ancora la vita nella sua sprizzante foga ed energia descritta in un “bello slancio vitale” quale pre-requisito cogente per proiettarsi nello spazio senza tempo. Slancio che il poeta ha colto nella sua casa di Bologna nel 2011, vestito con caparbietà e forse con una pretesa di fondo: quella della denuncia della solitudine che può celarsi nell’uomo e fagocitare chi, abbandonato, malato e in crisi con se stesso, ha già deciso di inscenare l’ultimo atto performativo.

 

L’autore

12-massimiliano-chiamenti.jpgMassimiliano Chiamenti nacque a Firenze nel 1967. Amante della poesia, traduttore e dantista molto apprezzato, pubblicò il saggio Dante Alighieri Traduttore (Le Lettere, 1995) e curò l’edizione Comentum super poema Comedie Dantis (Arizona Center for Medieval and Renaissance American Studies, 2002). Noto per lo più come poeta performativo e cantante (due cd pubblicati, Emme e Storyboard 1999 rispettivamente nel 1998 e 1999), fece parte della vita culturale degli ambienti underground della Firenze degli anni ’80 e ‘90 per spostarsi poi a Bologna. Stimato da autori quali Lawrence Ferlinghetti (col quale collaborò), Mariella Bettarini, Novella Torregiani, Massimo Acciai e Marco Simonelli; nel 1995 Edoardo Sanguineti gli consegnò il Premio “Città di Corciano”. Numerose le opere poetiche tra le quali Telescream (Cultura Duemila Editrice, 1993), alla quale seguirono User-friendly (David Seagull, 1995, x/7 (Dadamedia, 1996), p’t (post)(Gazebo, 1997), Schedule (City Lights Italia, 1998), Maximilien (City Lights Italia, 2000), le varie edizioni de le teknostorie (Edizioni Segreti di Pulcinella, 2003; Zona, 2005); free love (Giraldi, 2008), Adel &c (Fermenti, 2009), Paperback writer (Gattogrigio, 2009), evvivalamorte (Le Cariti, 2010), egiemme (Polìmata, 2011) e la raccolta di racconti Scherzi? (Giraldi, 2009). Nel capoluogo emiliano, complice una vita dissoluta e la condizione di sieropositivo, commise il suicidio nel settembre del 2011. La sua ultima opera, Di/e con Daniele, composta da 33 canti, venne inviata in pdf a mezzo mail agli amici più stretti poco prima di morire e rimane a tutt’oggi inedita ad eccezione di qualche brano pubblicato in rete da qualche suo amico.

 

 

 

[1] La poesia è tratta dall’articolo di Marco Palladini “I versi postremi: ‘le voci dissonanti’” apparso sulla rivista “Le reti di Dedalus” nell’ottobre del 2011, http://www.retididedalus.it/Archivi/2011/ottobre/LUOGO_COMUNE/4_chiamenti.htm