“La ragazza di Marsiglia” di Maria Attanasio. Recensione di Gabriella Maggio

Recensione di Gabriella Maggio

download.jpgIl romanzo storico La ragazza di Marsiglia di Maria Attanasio potrebbe avere un sottotitolo “la cancellazione della memoria”. Infatti della protagonista, Rosalie Montmasson, pur essendo stata l’unica donna dei Mille in pantaloni e camicia rossa, la moglie di Francesco Crispi, dal 1854 al 1875, si hanno pochissime notizie, perché la sua memoria è stata cancellata da chi ha scritto la storia del Risorgimento con animo iniquo volto a far dimenticare quel matrimonio sacramentato, celebrato a Malta alla presenza di due testimoni, che gettava l’accusa di bigamia sul Presidente del Consiglio, convolato a nuove e più vantaggiose nozze con Lina Barbagallo.

L’oblio calato su Rosalie ha spinto la Attanasio a intraprendere complesse ricerche storiche per ridarle il ruolo ricoperto nella storia con le sue qualità di donna libera e coraggiosa, che ha avuto la stima di Mazzini, Garibaldi e degli altri protagonisti o gregari dei fatti dell’Unità.

Con questi Rosalie ha condiviso la speranza di costruire un mondo migliore nonostante che lungo e tortuoso sia il cammino dal profondo dei tempi verso il futuro. Dopo un inizio narrativo focalizzato sul giovane Francesco Crispi, folta barba e capelli alla nazzarena, che dopo la repressione della rivoluzione del ’48 a Palermo va in esilio a Marsiglia, l’attenzione della scrittrice si sposta su Rosalie. Si sono incontrati per caso prima fugacemente a Marsiglia, poi a Torino. Questo in poche efficaci battute il ritratto fisico e morale della donna: Il passo sfrontato e il ciuffo dei capelli ricci-che, per civetteria o distrazione, usciva prepotente da sotto un cappellino a cuffietta di una giovane donna…rispondendo a un mutuo richiamo la donna si voltò verso di lui  (Fr. Crispi), sostenendo a lungo, senza imbarazzo, il suo sguardo, e, sorridendogli ammiccante infine….Con lui quella fame di mondo aveva preso parola e forma.

Più in là nella narrazione Rosalie è donna fattiva, concreta, e fierissima del suo lavoro di femme de maison. Infatti considerava il suo duro lavoro una manifestazione di patriottismo necessaria per sopportare i disagi dell’esilio che condivideva con Fransuà. Anch’io voglio lavorare per il gran momento, aveva giurato a Crispi ed a se stessa. Né le è mancato il rispetto di chi la conosceva: ….le mani che reggono la penna o il ferro da stiro restano ugualmente mani; la differenza sta nel cuore e nella mente che le animano, le aveva detto con sincera ammirazione Giulia.

Con l’animo intrepido che conquista Garibaldi e Mazzini, Rosalie passa con disinvoltura dal ruolo di donna di fatica ad abile messaggera cospirativa e donna soldato. Ma, realizzata l’Unità d’Italia, iniziata la carriera politica di Fransuà, gli abiti eleganti, l’etichetta dei ricevimenti ufficiali e le idee monarchiche, la retorica sul Risorgimento la soffocano e scavano un fossato incolmabile con l’amato, fino alla rottura definitiva attestata pubblicamente con false dichiarazioni sul matrimonio mai celebrato.

La vocazione a portare alla luce le microstorie di donne generose e dimenticate, ricostruite con tenaci ricerche di archivio e delicata finezza introspettiva è la cifra che distingue le opere narrative di Maria Attanasio da Correva l’anno 1698 a Di Concetta e le sue donne. A buon diritto la scrittrice si è aggiudicata la quattordicesima edizione del Premio Letterario Manzoni – Città di Lecco al Romanzo Storico. Nel romanzo non c’è, infatti, solo la storia di Rosalie, ma quella di un’epoca ricostruita con cura nel variegato panorama di idee che l’hanno animata, con riferimento a quelle fasce urbane e contadine, trascurate dalla storia ufficiale che costituirono la struttura portante delle truppe garibaldine successivamente protagoniste di furiose rivolte sociali; quelle che hanno organizzato le società di mutuo soccorso  e hanno dato vita ai Fasci siciliani del 1893, prima consapevole lotta di classe in Italia.

Per questo probabilmente compare a Londra in casa di Mazzini il personaggio di Giovanni, figlio secondogenito del principe di Salina, il più amato, il più scontroso, ribelle alla vita familiare troppo curata, come si legge nel Gattopardo; testimone anche in quell’opera della presenza dei vinti e dimenticati.  Chiamare in causa Tomasi di Lampedusa è anche accreditare La ragazza di Marsiglia nella letteratura siciliana che costituisce buona parte di quella italiana sin dai tempi di G.Verga. Attanasio accanto a Sciascia, a Consolo. La qualità dello stile narrativo de La ragazza di Marsiglia è contenuta nell’essenzialità dei fatti narrati e in una lingua misurata e incisiva, che denota la natura di poeta dell’Attanasio.

GABRIELLA MAGGIO

 

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