Addio a Cesarina Castignani Piazza, voce del vernacolo anconitano

Articolo di Lorenzo Spurio

È venuta a mancare nella giornata di ieri, 21 maggio 2021, nella sua casa di Monte San Vito (AN), la poetessa anconetana Cesarina Castignani Piazza all’età di settantacinque anni. È stato il marito, Filippo Piazza, a darne comunicazione a mezzo internet sul social Facebook con un breve messaggio corredato da uno scatto che ritraeva l’amata moglie in un momento felice.

Nata a Jesi nel 1946, ma da sempre verace e autentica anconetana, la Castignani si è contraddistinta nel corso di una lunga carriera – riconosciuta e omaggiata da più parti in lungo e largo per l’Italia – per le sue grandi doti ispirative e di creatività che l’hanno condotta a essere una rinomata poetessa della nostra Regione. Vincitrice di molteplici Festival e concorsi locali (tra cui il Festival Varano, il Premio Adriatico, il Premio Città di Ancona, in varie edizioni) ma non solo, si è imposta come una delle voci più significative del dialetto anconitano assieme alla sorella Anna Maria, Maria Pia Marchetti, Alfredo Bartolomei Cartocci, Anna Maria Abbruzzetti e Umberto Emili, sulla scia dell’importante stagione del vernacolo anconitano che ha visto, tra le altre, le presenze importanti di Duilio Scandali, Turno Schiavoni, Palermo Giangiacomi, Elio Giantomassi, Eugenio Gioacchini, Piero Pieroni, lo studioso Mario Panzini, compilatore di un ampio dizionario del vernacolo in tre volumi.

Cesarina Castignani Piazza ha attraversato con pienezza il mondo culturale, è stata autrice di una poesia che guardava con disincanto al cambiamento degli spazi nativi, che non mancava mai di omaggiare la bellezza del Creato, attenta e fedele nel ripercorrere i dettati del mondo popolare delle genti della zona d’Ancona. Il suo dialetto, così incisivo e a tratti icastico, è stato il mezzo privilegiato col quale ha pure scritto e visto realizzare alcune opere teatrali, ampiamente tributate dal successo di pubblico e di critica.

A Jesi nel corso della premiazione del Premio di Poesia “L’arte in versi” nel 2015.

Valida artista si è misurata anche con le arti figurative, a testimonianza di una grande abilità artistica ottenendo pregevoli risultati. Ha preso parte a esposizioni personali e collettive, tanto nella sua regione, che in Umbria ed Emilia Romagna. Come artista venne inserita nelle pubblicazioni Arte al femminile, curata dalla Provincia di Ancona e in Arte oggi. Pittori-scultori italiani contemporanei, con una critica di Mario D. Storari.

Percorrere, pur in breve, il tracciato della carriera letteraria e artistica della Nostra significherebbe dover scrivere pagine e pagine, tanto è ricca di avvenimenti, di successi, di momenti di luce. Vale, però, la pena di rammentarne qualcuno a partire dal più recente riconoscimento (ottobre dello scorso anno) che ricevette, il prestigioso Premio alla Carriera per il settore poesia in seno alla seconda edizione del noto Premio “Adriatico – Un mare che unisce” organizzato dal poeta il prof. Massimo Pasqualone.

Personalmente la ricordo in alcuni degli eventi poetici organizzati sul territorio nel corso degli ultimi anni dove risultò premiata: il 3° premio alla XXVI edizione del Premio Internazionale di Poesia “Città di Porto Recanati” nel 2015 e l’attestato di riconoscimento all’interno del medesimo premio nella XXVIII edizione nel 2017 con la poesia “Cègo, sordu, mutu” (ad evidenza anche della natura etico-sociale di certa produzione poetica della Nostra); la segnalazione della Giuria alla IV edizione del Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi” di Jesi nel 2015 con l’opera “La puesia”.

A dispetto della sua amplissima produzione di testi poetici e commedie la Nostra non ha mai raccolto in un volume a stampa le sue opere sebbene in una recente dichiarazione ebbe a dire che aveva almeno sei opere considerate come complete: Dodici mesi come me pare a me… e altre storie; Verzi e verzàci, Verzi spèrzi… e piccolo zoo; Rime in controcanto; Scampoli ripescati e Quinte d’anima.

Molti dei suoi testi possono essere reperiti in varie antologie e raccolte letterarie alle quali prese parte con particolare entusiasmo tra cui le antologie di Voci Nostre di Ancona, organizzatrice del noto Premio Letterario “Città di Ancona” che spesso la vide affermarsi; altre opere vennero pubblicate sul periodico in vernacolo anconitano «Riguleto» e sul quotidiano «Corriere Adriatico».

 L’augurio è quello che parte delle opere di Cesarina, che tanto ci hanno fatto compagnia, divertire (spesso) e riflettere (sempre) possano essere pubblicate in volume per una maggior fruizione pubblica e conoscenza della sua indimenticabile opera.

Due testi di Cesarina Castignani Piazza, il primo in vernacolo anconitano e l’altro in lingua.

CÈGO, SORDU, MUTU (Alla Lega del Filo d’Oro)

Di Cesarina Castignani Piazza

Nun vedi, nun zenti, nun pòi discóre. 

Come ’n’isula de carne che pulza

a braci stesi, palmi spalancati,

spèti, ’nt’un uceano d’ombra,

l’aprodo de ’n toco maestro

che alfine te fa, come me, vivu.

E cuscì, ’n  t’un delirio solu tuo

senti, da deto a deto, che per te

c’è ’n’amore su misura

che tutu te ’nveruchia uguale al glicine

che a primavera straripa de viola

sul cancèlo scurdato.

Ma pòle bastà?

Chi mai saprà dìte la vastità del mare,

el prodigio de l’alba che sega l’urizonte,

el sbigià de ’na stela ’ntel mistero de la note?

E per de più,

al de sopro d’ogni meludia,

chi te pudrà di’ el vibrà

de la voce de mama

quando te chiama per nome?  

Nun vedi, nun zenti, nun pòi discóre.

’Na galèra de silenziu te ’mprigiona

’ndove tutu t’è statu negato.

Ma io so, in t’un’intima certeza,

che quando lasceremo stu percorzo paralelo

el mio tuto vedé, tuto parlà, tuto sentì,

sarà solu sfiutu vagante ’nte stu mondo blasfemo

e scoprirò, senza meravija, che solu te

sarai stato veramente vivu.

*

CERCHI  D’OMBRA

Di Cesarina Castignani Piazza

Non posso entrare

nei tuoi cerchi d’ombra.

Vorrei uno spiraglio,

un piccolo varco…

Forse basterebbe

un nulla, un entrare

in una cruna d’ago

per incontrare la favilla

gemella del mio amore.

Ma il tuo vivere

è aggrappato

a slabbrate geometrie

e non sai

di rondini in volo,

d’incantesimi germogliati,

di piogge, di arcobaleni…

e di me

che solo bacio

il tuo volto innocente.

E i giorni vanno

come pagine di vento

dove ho scritto

di stagioni sparite,

di guglie di sole

rimaste inaccessibili.

E dove, struggendo,

ho scritto di te

che resti farfalla

con un’ala sola

tremula e ignara

sull’unica corolla.

…In cerchi d’ombra…

Solo il pianto ci assomiglia.

Articolo di Lorenzo Spurio

Jesi, 22/05/2021