“Ultimi pensieri di un robot” di Emanuele Marcuccio

a cura di Emanuele Marcuccio

Blade Runner è uno di quei film che ho iniziato ad apprezzare con il tempo, tanto da arrivare a metterlo nella mia top five personale.
È il capolavoro di Ridley Scott ed uno dei migliori sci-fi che siano mai stati girati; l’epica scena della morte di Roy mi ha sempre affascinato, chi non ricorda le sue ultime parole!

«Io ne ho… viste cose che voi umani non potreste immaginarvi…

Navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione…

 e ho visto i raggi “b” balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser…

 e tutti quei… momenti andranno perduti nel tempo…
Come… lacrime… nella pioggia…

 è tempo… di morire…».

Roy Betty, la vittima, salva la vita al proprio carnefice, vincendo in se stesso l’invidia e l’odio che ha sempre nutrito verso il genere umano; dimostra così la sua superiorità ed il livello massimo di conoscenza acquisiti, al punto da accettare la morte senza alcuna resistenza e la colomba che viene liberata e si libra in volo, a mio parere, sta proprio a significare la sua liberazione definitiva.

C’è un libro da cui è tratta l’ambientazione del film, ma non la trama; in questo caso Ridley Scott è andato oltre il libro, è uno di quei rari casi in cui è meglio il film del libro, infatti, è una delle opere minori di Philip K. Dick, il titolo letterale dall’originale inglese è Ma gli androidi sognano pecore elettriche?, tradotto più liberamente con Il cacciatore di androidi.

Cito da wikipedia: “Lo scrittore morì poco prima dell’uscita del film, e poté vedere soltanto una proiezione privata composta da alcuni spezzoni di lavorazione. Inizialmente molto scettico sull’intera operazione, dato che la sua opera veniva di fatto stravolta, fu in seguito uno dei maggiori sostenitori del film, che non a caso è dedicato alla sua memoria. In particolare Dick rimase molto colpito dal set cinematografico, che a suo dire era stato costruito esattamente come lui aveva immaginato l’ambientazione del romanzo”.

Ispirata alla morte di Roy, nel 1995 ho scritto questa poesia, pubblicata nel marzo 2009, nella mia raccolta Per una strada.

Ultimi pensieri di un robot

O umano mondo avverso,

ch’io mi ribellai,

a ché continuare a lottare?

Il mio sogno elettrico

è morto per sempre.

(27/6/1995)

© Emanuele Marcuccio, Per una strada, SBC Edizioni, 2009, p. 71.

Poesia e commento pubblicato per gentile concessione dell’Autore.

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Intervista a Gaetano Cuffari, a cura di Gioia Lomasti

Intervista a Gaetano Cuffari

a cura di Gioia Lomasti

Come scrivi le tue opere, su carta o col computer?

Dipende dalle circostanze: è una questione di insight, di ispirazione, di raccolta di idee, anche. Mi affido alle percezioni del momento, per cui può risultare a me più convincente scrivere in un modo piuttosto che nell’altro.

I testi escono di getto o li elabori?

I testi rappresentano un’idea ed il significato che attribuisco ad essa; sovente può capitare che io senta il bisogno di ricercare la completezza di questo significato attraverso la scelta di parole più adatte a dare le giuste sfumature espressive.

A che età’ hai cominciato a scrivere?

Ho sempre scritto, da che ho memoria. Negli anni sono cambiate le formule, ma sono sempre stato attratto da questo esercizio.

Qual è la tua atmosfera ideale per la scrittura?

Sicuramente quella generata dallo stare in compagnia di me stesso; amo dedicare una parte del giorno o della notte soltanto ai miei pensieri ed è questo clima di ricercato isolamento che spesso facilita il mio scrivere.

In una parola, cos’è per te la scrittura?

Passionalità

Cosa traspare dalle tue poesie?

Le diverse sfumature di tutti i miei stati d’animo, le mie riflessioni, le mie attenzioni; ecco, direi che probabilmente dalle mie poesie traspare il senso del mio stare dentro la vita.

Perché, secondo te, la poesia ha minor pubblico rispetto alla narrativa, tanto da esser considerata di nicchia?

Credo che questa convinzione sia legata principalmente alla diversa percezione che si ha della poesia rispetto alla narrativa e al clima culturale dentro il quale tale percezione si determina. Non sempre la poesia e la narrativa accolgono la stessa tipologia di lettore e tale condizione è determinata, a mio modesto avviso, dal differente modo di “sentire” queste due forme comunicative, attribuendo ad esse una differente finalità.

Hai nuovi progetti in cantiere? Puoi svelarci in esclusiva delle news?

Ho nuove e vecchie idee ma preferisco svelare ciò che esiste e non ciò che potrebbe esistere …

Tra poesia e narrativa, cosa scegli e perché?

Sono legato sia alla poesia che alla narrativa; la scelta dell’una piuttosto che dell’altra nelle mie giornate è determinata dai momenti che attraverso, dai diversi stati emotivo/percettivi in cui mi trovo, quindi scelgo entrambe.

Cosa pensi del mondo virtuale riguardo alla promozione dell’arte?Ritieni che internet sia un buon strumento di visibilità’ ?

L’esistenza del mondo virtuale e di internet ha giocato un ruolo fondamentale per la trasmissione culturale in genere e di quella artistica nello specifico. Ritengo che “la Rete” sia un ottimo strumento di visibilità per chi vuole promuovere o conoscere.

A tuo parere, cosa occorre per diventare un bravo scrittore?

Per rispondere a questa domanda bisognerebbe innanzitutto determinare cosa intendiamo per bravo; Il bravo scrittore è colui che scrive bene oppure che vende bene? Il bravo scrittore è colui che viene riconosciuto tale dai più oppure no? Personalmente ritengo che lo scrittore comunichi emozioni e la buona riuscita di questa trasmissione spesso non è soltanto il risultato delle capacità dello stesso ma di vari fattori esterni altrettanto rilevanti. Essere appagati da ciò che si scrive nel momento in cui lo si fa e riscontrare possibili miglioramenti nel confronto con se stessi credo sia il miglior sentore di crescita per uno scrittore.

Quali sono i tuoi poeti preferiti?

Non ho poeti preferiti, piuttosto ho poesie predilette, ma se dovessi fare il nome di uno o più autori che gradisco faccio il nome di Stefano Benni, che non è esattamente un poeta ma è anche un poeta o di Pasquale Panella.

Con quale genere di poesia ti identifichi?

Sono molto attratto dalle poesie che dicono e non dicono, che non rilasciano significati molto chiari ma che preferiscono affidare il loro senso alla libera interpretazione del lettore. Definirei tali versi “quadri astratti o surrealisti di parole” un affascinante gioco ad incastro in cui esplorare se stessi attraverso la lettura.

Descrivi con una definizione il tuo lavoro, Spine d’arancio

Un colorato e armonioso impasto di emozioni.

Hai un sogno nel cassetto?

Forse uno solo o più di uno ma di certo c’è che ho tanta voglia di poter vivere il sogno più grande di tutti: la mia vita.

Gaetano Cuffari è nato a Catania nel 1976. I suoi interessi spaziano dal campo artistico e poetico all’impegno civile e sociale. Laureato in Scienze Socio-Psico-Pedagogiche presso l’Università degli Studi di Catania, ha pubblicato una raccolta di versi autoprodotta, intitolata “Versi Introversi” per La Nuova Copia edizioni nel 2009 e nello stesso anno ha partecipato con sue poesie alla raccolta “Essenza, Collana Poesia e Vita Vol.3 edito da Rupe Mutevole Edizioni. Ha inoltre realizzato nel 2010 un Saggio Sociologico intitolato “Il colore del Nero, Cultura e Comunicazione del crimine a Catania e in Sicilia”.

Ti ringrazio molto per questa intervista.

A cura di Gioia Lomasti per Vetrinadelleemozioni.com

GIOIA LOMASTI HA CONCESSO DI PUBBLICARE QUESTA INTERVISTA SU QUESTO BLOG. 


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