Critica letteraria

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La parola di seta. Interviste ai poeti d’oggicon prefazione di Sandro Gros-Pietro, PoetiKanten, 2015, ISBN: 9788899325206

Lo scrittore e critico letterario marchigiano Lorenzo Spurio ha raccolto in questo volume una serie di interviste fatte negli ultimi anni ad esponenti di spicco del panorama culturale letterario legate all’universo della Poesia.  Sandro Gros-Pietro nella prefazione osserva: «Per usare la metafora scelta dall’autore, la poesia è una parola di seta, tanto elegante quanto resistente e tenace, pure nella sua leggerezza dell’essere. Il merito maggiore di Lorenzo Spurio, per il quale non smetteremo di essergli grati anche negli anni a venire, è quello di non avere voluto, neppure come idea peregrina o barlume montaliano, propinarci l’ennesimo repertorio sulla poesia italiana d’attualità, cioè una sorta di distillato d’autore sui nomi fondanti e significativi dei bravi poeti che rappresenterebbero il nostro tempo. Lorenzo Spurio non è, dunque, caduto in quel collettore oscuro della vicenda poetica che gorgoglia solo di presunzione e di collusione con il potere editoriale, e che compila le classifiche di merito tra i poeti italiani con la risibilità truffaldina delle hit parade canzonettare, ma al contrario si è mantenuto fedele a una concezione di “viaggio nella conoscenza poetica d’attualità». Tra i poeti intervistati figurano Corrado Calabrò, Marzia Carocci, Ninnj Di Stefano Busà, Fausta Genziana Le Piane, Dante Maffia, Francesco Manna, Fulvia Marconi, Julio Monteiro Martins, Nazario Pardini, Franco Pastore, Renato Pigliacampo, Ugo Piscopo, Anna Scarpetta, Luciano Somma, Antonio Spagnuolo, Rodolfo Vettorello e Lucio Zinna. In appendice una sezione dedicata alle interviste di alcuni giovani promesse poetiche: Iuri Lombardi, Emanuele Marcuccio, Annamaria Pecoraro e Michela Zanarella.

 

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Il sangue, no. L’aporia della vita ne “La ballata di Adam Henry” di Ian McEwancon prefazione di Anna Maria Boselli Santoni, PoetiKanten, 2015, ISBN: 9788894038897

Il presente nuovo saggio critico di Lorenzo Spurio è dedicato all’analisi dell’ultimo romanzo dell’anglosassone Ian McEwan, La ballata di Adam Henry (The Children Act), opera pubblicata nel 2014 e che, come Spurio delinea, pone dei quesiti etici importanti che chiamano l’uomo contemporaneo alla riflessione, invitandolo a una presa di posizione. Dal testo: «Ciò che motiva le discussioni che possono aprirsi tra diritto alla vita e libero arbitrio, osservanza di precetti religiosi e atto di coscienza o di responsabilità sono tutte circoscritte all’interno di una domanda più ampia con la quale ci chiediamo, pure retoricamente, se sia più importante la vita (pure con i suoi difetti, le sue mancanze, le sue malattie più o meno invalidanti) e la cura e la difesa della stessa o, piuttosto, il far fede a una libera scelta personale, un’osservanza salda in un precetto religioso che rifiuta una terapia terapeutica salvavita. La credenza in un dogma, contestabile da più parti, deve comunque trovare il rispetto e la considerazione degli altri che non lo condividono perché frutto di una libera espressione della propria confessione».

 

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Ian McEwan: sesso e perversionecon prefazione di Antonio Melillo, Photocity, 2013, ISBN: 978-88-6682-463-3

In questo ampio saggio, che si apre con una prefazione dello scrittore Antonio Melillo sul ruolo dell’amore nella letteratura, Spurio sviscera alcune delle problematiche sociali proposte dall’autore inglese tra le quali la follia, le aberrazioni, il perturbante, il deviato e la degenerazione di alcuni atteggiamenti frutto di una psiche malata. Il percorso che il lettore è chiamato ad intraprendere è agevolato da un ricco apparato di critica e di note esplicative o di riferimento che rimandano ad altrettanti testi ai quali Spurio si rifà. Il saggio affronta il tema della sessualità vista dagli occhi allucinati di giovani senza regole (come avviene nel romanzo The Cement Garden) o nei suoi aspetti deleteri di una bieca perversione (come avviene in The Comfort of Strangers) e in varie altri narrazioni l’autore lo impiega, invece, per chiarire l’austerità dei tempi in cui ambienta le sue storie, la contrapposizione tra visione patriarcale e il nascente femminismo. Questo saggio è una ricca e propedeutica analisi critica allo studio della narrativa di Ian McEwan.

 

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Flyte & Tallis – Ritorno a Brideshead ed Espiazione: una analisi ravvicinata di due grandi romanzi della letteratura inglesePhotocity Edizioni, 2012, ISBN: 978-88-6682-300-1, pp. 143

Che cosa hanno in comune Ian McEwan, uno dei più grandi autori inglesi viventi, ed Evelyn Waugh, saggista e giornalista post-vittoriano, oltre ad essere entrambi inglesi e scrittori? A un primo giudizio sommario, molto poco. In realtà, se li si analizza più da vicino ci sono vari punti di contatto tra i due autori, i cui stili, influenze, ideologie e sensibilità, rimangono però molto lontani tra di loro. L’ateo McEwan e il convertito al Cattolicesimo Evelyn Waugh. Il pacifista e femminista McEwan e il colonialista simpatizzante per le Destre fasciste Evelyn Waugh. Non son queste, però, a mio avviso le cose che fanno uno scrittore. Si tratta, infatti, di libere impostazioni personali che derivano dalla scelta incondizionata di ideologie o credenze che rimangono mera questione personale e oggettiva dell’autore. Alcuni critici – e lo stesso McEwan- hanno osservato che è evidente l’influenza waughiana di un classico come Ritorno a Brideshead nell’acclamato romanzo Espiazione, pubblicato nel 2001.  Non è necessario avere una completa conoscenza della narrativa dei due autori per poter azzardare tale affermazione. Questo saggio che si apre con una prefazione del critico fiorentino Marzia Carocci, analizza in maniera comparativa questi due libri dei due autori che hanno contribuito a innalzare la grandezza del genere narrativo. In conclusione è riportata, inoltre, la traduzione in italiano di un valido saggio scritto da un Brian Finney, docente americano, sul romanzo di McEwan. (dalla quarta di copertina)

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La metafora del giardino in letteraturaco-autore Massimo Acciai, Faligi, 2011, ISBN: 978-88-574-1703-5, pp. 240

La metafora del giardino in letteratura è una raccolta di saggi di breve-media lunghezza scritta assieme a Massimo Acciai che analizzano il tema del giardino e il suo significato in numerosi libri della letteratura europea, prevalentemente quella italiana e quella di lingua inglese. La passeggiata che i due autori ci fanno fare in questi giardini – alcuni edenici, altri misteriosi, altri in decadenza – si apre con una interessante riflessione del poeta e scrittore fiorentino Paolo Ragni che, gentilmente, ha scritto una nota di prefazione. Il percorso parte dall’immaginario del giardino nei testi religiosi e nel mito per poi passare alla letteratura moderna e contemporanea; i capitoli si susseguono volutamente senza seguire un criterio cronologico per rendere la lettura più varia e meno dottrinale. Acciai ha prediletto prevalentemente lo studio e l’analisi di testi che appartengono al genere fantasy e al fantascientifico, tra cui opere di Asimov, Tolkien, C. S. Lewis, Oscar Wilde, G.H. Wells mentre Spurio si è dedicato ad analizzare la “metafora del giardino” in vari classici (Jane Eyre di Charlotte Brontë, Il giardino segreto di F.H. Burnett, Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa, Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carroll…). Il testo fornisce, infine, una adeguata bibliografia in lingua italiana e in lingua originale delle opere trattate e di altri testi saggistici per chi fosse interessato ad approfondire ulteriormente l’argomento.

 

 

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Jane Eyre, Una rilettura contemporaneaLulu Edizioni, 2011, ISBN: 9781447794325, pp. 101 – anche e-book

Jane Eyre, il grande romanzo di Charlotte Brontë, anche se venne scritto più di centocinquanta anni fa, è particolarmente attuale. Ne è testimone la grande tradizione critico-letteraria che da sempre ha posto al centro del suo studio e della sua esegesi questo romanzo considerato, assieme a Orgoglio e Pregiudizio di Jane Austen e Cime tempestose di Emily Brontë, una delle prime narrazioni in cui l’eroina è espressione di ideali femministi. Negli ultimi venti anni un gran numero di scrittori affermati e esordienti hanno ripreso il mother text di Jane Eyre per continuare la storia in esso contenuta, rivederne alcuni aspetti o, addirittura, stravolgerla per darne una veste completamente diversa e originale. Questo saggio affronta in maniera comparativa come alcuni scrittori hanno fatto utilizzo del testo della Brontë nelle loro riscritture e rivisitazioni dell’opera.

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