Stile Euterpe vol. 2 – Come partecipare all’antologia su Aldo Palazzeschi

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I redattori della Rivista Euterpe hanno inteso proporre il secondo volume del progetto Stile Euterpe – Antologia tematica per una nuova cultura.

Il primo volume di questa iniziativa è stato dedicato al poeta siciliano Leonardo Sciascia e l’antologia porta il titolo Leonardo Sciascia: cronista di scomode realtà (PoetiKanten Edizioni, 2015, 124 pp., prefazione di Nazario Pardini e postfazione di Antonio Spagnuolo, ISBN: 9788894038859, costo 10€; per acquisti: rivistaeuterpe@gmail.com).

 

Il progetto:

Ogni anno i redattori della rivista sceglieranno un autore contemporaneo.

I partecipanti potranno inviare saggi, racconti e poesie che siano fedeli allo stile,  alle tematiche e al curriculum letterario che ha caratterizzato l’intellettuale Aldo Palazzeschi. Il volume porterà il titolo di Aldo Palazzeschi: il crepuscolare, il futurista, l’ironico.

Per la partecipazione all’iniziativa editoriale bisognerà riferirsi all’opera dell’autore fiorentino, alle sue fasi poetiche, al suo percorso letterario, ai suoi luoghi cari e alle tematiche di fondo della sua carriera poetica e della sua produzione narrativa (Sorelle Materassi, Il codice di Perelà,..) nonché saggistica quale firmatario di vari manifesti futuristi.

L’obiettivo non è quello di plagiare o scovare il nuovo Palazzeschi, bensì omaggiare o rileggere lo stile dello scrittore toscano attraverso un’antologia tematica, aperta soprattutto agli appassionati del genere e dello stile di uno dei più poliedrici intellettuali del primo ‘900. In questo modo Euterpe vuole dare risalto ad autori sommersi e amanti della vera letteratura.

 

Selezione del materiale e composizione dell’Antologia:

I partecipanti potranno presentare:

– 1 saggio breve o articolo (massimo 5mila caratteri spazi esclusi);

– 2 poesie (massimo 25 versi);

– 1 racconto (massimo 5mila caratteri spazi esclusi).

Ci si può candidare sola a una delle tre categorie.

I lavori, corredati dei propri dati personali e un curriculum letterario, dovranno essere inviati a rivistaeuterpe@gmail.com entro il 20 settembre 2015.

La selezione sarà effettuata dai redattori della Rivista Euterpe (http://rivista-euterpe.blogspot.it/p/chi-siamo.html).

Entreranno a far parte dell’Antologia un massimo di 20 poesie; 10 racconti; 5 saggi brevi.

La pubblicazione dell’Antologia sarà affidata a PoetiKanten Edizioni e sarà dotata di regolare codice ISBN, immessa nel mercato librario online e disponibile al prestito in alcune biblioteche comunali della penisola dove i volumi verranno depositati.

La partecipazione al concorso è gratuita.

L’autore selezionato per la pubblicazione si impegnerà ad acquistare 2 copie dell’Antologia al prezzo totale di 25€ (spese di spedizione incluse) dietro sottoscrizione di un modulo di liberatoria che verrà poi fornito.

I redattori della rivista Euterpe non dovranno intrattenere rapporti personali e/o di corrispondenza con gli autori che parteciperanno al progetto pena la squalifica dei testi dalla selezione.

 

Premiazione:

Non vi sarà una premiazione vera e propria, in quanto non ci sarà una graduatoria di merito: tutti i selezionati verranno pubblicati in antologia secondo i criteri sopra esposti.

In base ai tempi di selezione e pubblicazione dell’Antologia, sarà scelta una location dove verrà presentata l’opera e alla quale gli autori presenti nel testo sono caldamente invitati a partecipare e intervenire.

  

Info:

www.rivista-euterpe.blogspot.com

rivistaeuterpe@gmail.com

Anna Scarpetta su “Neoplasie civili” di Lorenzo Spurio

NEOPLASIE CIVILI

Silloge poetica di  LORENZO SPURIO

 

Recensione di ANNA SCARPETTA (Poetessa e scrittrice)

 

             

Neoplasie civili di Lorenzo Spurio

Neoplasie civili di Lorenzo Spurio

 Neoplasie Civili di Lorenzo Spurio è il primo libro di poesie che ha incuriosito e continua a incuriosire non solo i critici ma anche il numeroso pubblico che  segue le costanti novità editoriali, fresche di stampa, del giovane scrittore e saggista.

               Il titolo di questa Silloge è incredibilmente mirato, abbastanza forte e preciso, per narrare, in versi, l’essenzialità di tutti quei malesseri oscuri di un mondo malato da troppi mali sociali, così profondi e gravi: taluni lasciati nella più completa indifferenza e degrado, altri, invece, rimasti come tracce di storia da ricordare. Tuttavia, sono sempre mali neoplastici, tra virgolette, del nostro pianeta. Invero, mali che deteriorano quei valori sani di una società costantemente offuscata  da troppe crudeli violenze, miste di terrori e soprusi così miserabili. Il libro è davvero profondo e risalta quei valori sociali che sembrano aver perso il giusto passo con la realtà, così come si può constatare in questa poesia, Polvere e Sangue: “ (…) Alla nuda  frontiera del mondo/ impavidi  cecchini sparavano, uccidendo soldati amici(…)”. pag. 35; o  ancora meglio specificato in questa lirica dal titolo Kalashnikov d’estate, in cui il poeta, con sottile stile sostanzioso, enuncia:”(…) Lì tra le torok di polvere e i chawaree di terra depressa/ morivano uomini./Un prepotente capotribù era saltato in aria/con figli, amici e sconosciuti/ poco lontano dal mercato (…)”.  pag. 24

               Invero, le liriche sono pregne di reali contenuti, inerenti ai mali che affliggono l’umanità dei nostri tempi che non appaiono mai così giusti e maturi abbastanza per guarire ogni crudele ferita inferta, quando ancora sanguina nella memoria della nostra storia, sia passata che presente. Mi piace, altresì, evidenziare taluni versi, assai forti, di Lorenzo inPolvere e sangue, in cui i mali sembrano raggiungere livelli impensabili, quando egli afferma: “Quelle pietre perfette/ assorbivano sangue, diventando tumori in metastasi. Un vecchio fumava/ stanco dell’oppio e mugugnava frasi d’odio. I bambini giocavano addolorati/fra le pozzanghere nere, senza fine. (…)” e di nuovo  ribattono i versi incalzanti, dicendo la verità: “(…) Non ho mai avuto tanto freddo;/ serravo i pugni con sovrumana forza/con la speranza di polverizzarmi (…)”. pag. 35

               La visione di questa poesia risulta perfetta come metafora, la bravura di Lorenzo Spurio riesce a descrivere la durezza delle pietre pregne di sangue, destinate nel tempo a divenire tumori in metastasi, proprio quando cala silenzioso il velo dell’indifferenza. Sicché, s’intuisce chiara la rassegnazione di un vecchio che fuma,  rimuginando, tra sé,  solo frasi di odio. Peraltro, mi risulta spontaneo citare altri versi significativi, in un dialogo, quasi intimo, ovvero, un lento interrogarsi continuo senza mai giungere a risposte giuste. In effetti l’autore si apre, dicendo in Colloquio: Ho guardato la terra  e le ho chiesto dove andasse/ usando un linguaggio di vergogna/ per ammazzare noiosi secondi” (…) pag. 52. Anche  la limpida e tenera lirica  A una madre, risulta inequivocabile quando recita: “(…) Le lacrime di un popolo scivolano copiose, per un momento; quelle di una madre/non trovano fine”. pag. 15

               Ebbene, tutto incentrato nel cuore malato del mondo, sin da subito, si rivela particolarmente interessante questo libro di poesie di Lorenzo Spurio. Mi piace aggiungere,è un modo assai singolare, di saper narrare, dialogando, con giusta misura, nelle succinte o aperte descrizioni di certune delicate tematiche. Invero, una silloge, di poesie così originali e impegnative, preparata in grande stile, che si presenta al pubblico, ben nutrita di particolari, mettendo in risalto, una molteplicità di eventi accaduti. In sintesi, i versi del poeta scandiscono con incisiva espressività un lento, continuo scorrere di accadimenti avvenuti, nel mondo, in una sequela  impressionante, davvero inquietante, in veste di delicati temi sociali, tutti avvolti da un alone inconfutabile di veridicità così intrigante. Poesie, peraltro, frutto di un costante lavoro assai minuzioso, che scorrono fluide come l’acqua di un fiume agli occhi di chi legge.

 

               In sintesi, l’ampia finestra, di questo libro, si apre generosa sul mondo per lasciare intravedere tanti minuziosi flash istantanei di quegli eventi, misti di orrende violenze, nonché, duri soprusi. Ma, tuttavia, evidenziano anche periodi di tanta tirannia e suicidi che abilmente  Lorenzo ha saputo catturare con la sua curiosità.  Difatti, i versi descrivono la brutale follia di uno scrittore francese, Dominique Venner, morto suicida il 21 Maggio del 2013 nella cattedrale di Parigi. Invero, anche in questo tragico avvenimento, i versi dell’autore risultano abbastanza incisivi in Notre-Dame De Paris: “(…) In cattedrale si suicida uno scrittore/per sdegnare il tormento/di gravosi e disoneste leggi/contro-natura, che spaccano la Sacra Famiglia (…)”. pag. 22.

              Dunque, accadimenti  importanti, che hanno comunque scosso il mondo per la tragica morte della principessa, Lady Diana. In realtà, nella lirica Verde per sempre, Lorenzo, inequivocabilmente, enuncia: “(…)Non era stata regina,/ ma principessa declassata di titoli, onori/e infangata da accuse e presunzioni” (…). pag. 20

               Leggendo con attenzione il libro, ebbene, non si può non lasciarsi coinvolgere da questi versi, marcati dalla durezza degli eventi che sembrano interrogarci con estrema inquietudine, in Non più favole, in cui Lorenzo dice chiaro: “Non era tempo per favole/e idiote freddure, quello./ Il sole riscaldava l’erba/l’aria e il cemento, ma non me” (…) pag. 34.  La minuziosa ricerca accurata, del poeta, va oltre alla visione di taluni tragici fatti, esaltando, in genuini versi, molte crudeltà consumate in paesi stranieri, come in Turchia, durante un clima di forte repressione nel giugno del 2013.

               I versi di Neoplasie civili, in concreto, raccontano dure verità, in una sequela  inaudita di squallori, misti di dolore e forte sofferenza di un popolo governato col pugno duro e autoritario, così come descrive Lorenzo Spurio in Non abbattete quegli alberi!: “Nelle strade tra polvere e odio/indignazione e difesa ecologica/la voglia di libertà/ stringeva alle mani/il verde futuro/ di una patria, affollata nelle preoccupazioni,/ massacrata nelle opposizioni,/ martoriata dalle aberrazioni,/ di un capo pur eletto/ ma non più amato.” (…) pag. 39.

               Infine, nella bella lirica: Alla piazza di sangue, Lorenzo risalta una speciale visione di un pubblico rumoroso che rimane affascinato dinanzi ad uno spettacolo di tori eroici nell’arena. Così gli estasiati versi immortalano certe scene abbastanza chiare:  “Un vecchio registrava affanni/e claudicante ricercava/ il suo posto all’ombra. |Holà! (…) Il clarino suonò dolciastro,/la folla estasiata si godeva quei terzi/nell’arena appiattita. |Aca toro! (…) Qualcuno avrebbe mangiato una coda/in una taverna della plaza./L’avrebbe condita con patate, come pregiatissime medaglie/di un bottino ritrovato. (…)”. pag.46/47

               In conclusione, la nuova poetica di Neoplasie civili s’impone con minuziosa accortezza e narra drammi umanitari sparsi nel mondo. La nuova silloge di poesie di Lorenzo Spurio sembra proprio  che c’inviti, in sintesi, a riflettere seriamente, con un bel suo pensiero, rivolto a tutti, indistintamente, ch’io racchiuderei così: “Benvenuti nel nostro mondo infernale, coi mali orrendi, coi suoi soprusi, coi suo contrasti accesi, coi risvolti di mille facce e sfaccettature, che ci tolgono il respiro. Tante sono state le vicissitudini che abbiano dovuto sopportare, con fatica, per dimenticare. Le abbiamo sopportate inermi, attoniti, fino a toglierci il piacere di una serenità che nessuno avrà mai più”. Ecco, mi piace concludere così questa doviziosa raccolta di liriche, così intensamente forti, vere. A mio dire, neppure un bravo reporter, in giro per il mondo con la sua macchina fotografica avrebbe potuto fotografare meglio tutto ciò che Lorenzo ci ha descritto, minuziosamente, in questi magnifici, reali, versi.

 

 

Novara, lì 26.04.2015                                                                        Anna Scarpetta

E’ uscito il volume “Nuova identità. Il segreto, la biografia di Linda d”

Nuova identità. Il segreto, la biografia di Linda d

a cura di Michela Zanarella

 

11185497_872710919453748_2074576913_nTwins Edizioni presenta “Nuova identità. Il Segreto”, biografia della cantautrice italiana Linda d scritta da Michela Zanarella. Un romanzo intenso che descrive ed esplora con delicatezza le fragilità e i sentimenti umani.

La storia di quell’istante in cui non importa più cosa è giusto o cosa è sbagliato. La storia di una giovane coraggiosa, di una ragazza speciale. La storia di abbandoni improvvisi e di un amore che non conosce né tempo né ostacoli. Perché a volte l’unica cosa che conta è lottare per quello che si ama veramente.

Per saperne di più

Per conoscere l’autrice

 

Michela Zanarella è autrice di poesia, narrativa, testi teatrali, addetta stampa di diverse realtà di promozione artistica, freelance della Free Lance International Press. Nata a Cittadella (PD) vive e lavora a Roma, dove svolge la sua attività collaborando con varie testate giornalistiche on web. Ha ottenuto diversi riconoscimenti nazionali ed internazionali. La sua poesia è tradotta in spagnolo, romeno, francese, arabo e inglese. Ha pubblicato sette raccolte di poesia e una raccolta di racconti. E’ Presidente dell’Associazione di Promozione Sociale “Le Ragunanze”. E’ alla direzione della collana poesia “ARTeMUSE” di David & Matthaus Edizioni Letterarie.

Il verbale di Giuria del I Premio Letterario “Città di Fermo”

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1° Premio Letterario “Città di Fermo”

VERBALE DI GIURIA

 

  

Le Commissioni di Giuria del I Premio Letterario “Città di Fermo” così composte:

Poesia: Lorenzo Spurio (Presidente), Susanna Polimanti, Lella De Marchi, Renata Morresi e Cinzia Franceschelli

Racconto: Lorenzo Spurio (Presidente), Susanna Polimanti, Luca Rachetta, Marco Rotunno e Fabiano Del Papa

dopo lunga e attenta operazione di lettura e valutazione dei materiali pervenuti, ha stilato il presente verbale contenente la classifica finale del premio e indicazioni importanti circa la serata di premiazione.

 

 

SEZIONE A – POESIA

Vincitori assoluti

1° Premio: FILOMENA MARTIRE (Roma) con la poesia “Il mio mare”

2° Premio: ENZO BACCA (Larino – Campobasso) con la poesia “Ti porterò un fiore Ahmed”

3° Premio: ROBERTO BORGHETTI (Ancona) con la poesia “In morte di un padre”

 

Premi Speciali

Premio del Presidente del Premio: MICHELA ZANARELLA (Roma) con la poesia “Come volano i gabbiani”

Premio del Presidente di Giuria: MARIA CHIARA QUARTU (Garbagnate Milanese – Milano) con la poesia “Lettera dalle stelle”

 

Menzioni d’Onore

ANTONIO DAMIANO (Latina) con la poesia “Pasubio”

CHIARA CAPPUCCINI (Scandicci – Firenze) con la poesia “Perfezione”

GIORGIA SPURIO (Caselle di Maltignano – Ascoli Piceno) con la poesia “Chi sono”

LORIANA CAPECCHI (Quarrata – Pistoia) con la poesia “La vita, un tracciato d’amore”

MARIA GRAZIA TOMASSINI (Riano – Roma) con la poesia “Oltre l’orlo scucito del tempo”

MAURIZIO BACCONI (Roma) con la poesia “Un porto nella nebbia”

ROSANNA DI IORIO (Cepagatti – Pescara) con la poesia “Ho visto le tue mani farsi voce”

STEFANIA PELLEGRINI (Nus – Aosta) con la poesia “Amàli”

TULLIO MARIANI (S. Giuliano Terme – Pisa) con la poesia “Paco de Lucía”

 

Segnalazioni

BARTOLOMEO BELLANOVA (Pianoro – Bologna) con la poesia “Le campane di Natale”

GENNARO DE FALCO (Milano) con la poesia “Viale Stelvio 67”

ILARIA FRAVOLINI (Roma) con la poesia “07.30”

LORENZO CARMINE CURTI (Morano Calabro – Cosenza) con la poesia “Un battito di ciglia”

LUCIA BONANNI (S. Piero a Sieve – Firenze) con la poesia “Fado”

OLIVIERO ANGELO FUINA (Oggiono – Lecco) con la poesia “Lui fronda nella brezza d’infinito”

RENATO PIGLIACAMPO (Porto Recanati – Macerata) con la poesia “Messaggio di voce”

SONIA LAMBERTINI (Ferrara) con la poesia “Brindo alla contraddizione”

STEFANO BALDINU (S. Pietro in Casale – Bologna) con la poesia “A due passi da uno specchio”

VINCENZO SCRETI (Sermoneta – Latina) con la poesia “Sant’Anna di Stazzema”

SEZIONE B – RACCONTO

 

Vincitori assoluti

1° Premio:  ANTONIO GIORDANO (Palermo) con il racconto “Ballarò”

2° Premio:  GLORIA VENTURINI (Lendinara – Rovigo) con il racconto “Come le mele”

3° Premio Ex-Aequo: ELISA MARCHINETTI  (Noceto – Parma) con il racconto “La parrucca”

3° Premio Ex-Aequo: ARMIDO MALVOLTI (Castelnuovo ne’ Monti – Reggio Emilia) con il racconto “Gervasio l’idealista”

 

Premi Speciali

Premio del Presidente del Premio: GIOVANNINO GIOSUÈ (Avezzano – L’Aquila) con il racconto “Le stelle non si raccontano”

Premio del Presidente di Giuria: DANIELE DONATI (Ascoli Piceno) con il racconto “La maschera di Carminio”

 

Menzioni d’Onore

ELISABETTA GHISELLI (Sassocorvaro – Pesaro-Urbino) con il racconto “Fave e crisantemi”

MANUELA GIACCHETTA (Ancona) con il racconto “Anna De Caroli in De Caroli”

MARIA TERESA MONTANARO (Canelli – Asti) con il racconto “Frammenti di vita”

PIERANGELO COLOMBO (Casatenovo – Lecco) con il racconto “La sete”

ROSSANA GUERRA (Sant’Ippolito – Pesaro-Urbino) con il racconto “La signora della Posta”

 

Segnalazioni

ANDREA MAURI (Roma) con il racconto “Viaggio nella notte”

ANTONIETTA LANGIU (Sant’Elpidio a Mare – Fermo) con il racconto “L’uomo sulla panchina”

AZZURRA MARCOZZI (Giulianova – Teramo) con il racconto “Zamfira”

DANIELE MASSI (Trecastelli – Ancona) con il racconto “A me gli occhi”

FRANCESCA COSTANTINI (Pesaro) con il racconto “Avanzi di vita”

LAURA COPPA (Arcevia – Ancona) con il racconto “Un pupazzo”

LUISA BOLLERI (Empoli – Firenze) con il racconto “Dal ponte”

 

 

Consistenza dei Premi

Come indicato dal bando di partecipazione al concorso i Premi consisteranno in:

Vincitori assoluti

1° Premio: Targa, diploma con motivazione della Giuria e 150€

2° Premio: Targa, diploma con motivazione della Giuria e 100€

3° Premio: Targa, diploma con motivazione della Giuria e libri

Premi speciali: Targa e diploma con motivazione della Giuria

Menzioni d’Onore: Coppa e diploma

Segnalazioni: Diploma

 

Pubblicazione in antologia

Tutti i testi dei Vincitori Assoluti, dei Menzionati e dei Segnalati verranno pubblicati in antologia. Per i vincitori Assoluti il proprio testo sarà corredato dalla motivazione della Giuria del conferimento del Premio.

Tutti gli autori (vincitori assoluti, menzionati e segnalati) sono tenuti ad inviare il loro testo con il quale sono risultati vincitori in formato Word a mezzo mail all’indirizzo premiocittadifermo@gmail.com entro e non oltre il 5 maggio 2015.

I testi inviati in digitale dovranno essere identici a quelli inviati in cartaceo e non dovranno pertanto riportare cambiamenti, correzioni od aggiunte.

Il presente messaggio non verrà reiterato a mezzo mail o telefonico ed è dunque ultimo e perentorio.

L’antologia del concorso sarà disponibile alla vendita il giorno della Premiazione direttamente all’entrata della sala dove si terrà la cerimonia conclusiva del Premio.

 

Ritiro dei Premi

Come indicato al punto 11 del bando di partecipazione i vincitori sono tenuti a presenziare alla cerimonia di premiazione per ritirare il premio. In caso di impossibilità, la targa/coppa e il diploma potranno essere spediti a casa dietro pagamento delle spese di spedizione, mentre i premi in denaro non verranno consegnati e saranno incamerati dagli enti organizzatori per future edizioni del Premio.

Stessa cosa è da intendersi per coloro che hanno ottenuto una Menzione d’Onore, una segnalazione o un Premio Speciale.

 

La premiazione si terrà domenica 31 maggio 2015 a partire dalle ore 17:30 presso la Sala dei Ritratti del Comune a FERMO nella centrale Piazza del Popolo.

Si richiede la gentilezza di confermare la propria presenza o, diversamente, la propria impossibilità ad intervenire entro il 21 maggio p.v. ossia dieci giorni prima della Premiazione, per permettere una più attenta organizzazione dell’evento e delle eventuali tempistiche.

Per ogni altra richiesta di informazioni inerente alla Premiazione, si rimanda ai contatti mail presenti al termine del verbale.

 

LORENZO SPURIO – Presidente di Giuria

SUSANNA POLIMANTI – Presidente del Premio 

 

Fermo, lì 27 Aprile 2015

  

 

Per info:

premiocittadifermo@gmail.com

Pagina FB

POTERE FUTURISTA, il saggio

Il rapporto tra futurismo e fascismo nelli’nteressante saggio di Max Ponte

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Il saggio di Max Ponte dedicato al rapporto del futurismo italiano con la politica. I futuristi erano fascisti? E qual era davvero il progetto di Filippo Tommaso Marinetti? Viaggio attraverso la volontà futurista di portare l’arte al potere. Verranno analizzati il pensiero, la storia e le vicende che hanno accompagnato la prima fra le avanguardie storiche. Il saggio vuole affrontare l’aspetto più autentico e più trascurato del futurismo, con la speranza che possa essere compreso meglio il geniale disegno di Marinetti e non solo. L’onda lunga del futurismo è giunta fino ad oggi, nelle arti contemporanee, nel cyberspazio e nelle nuove guerre materiali e immateriali che ci accompagnano. Max Ponte svolge attività di ricerca presso l’Università Paris Ouest, ha pubblicato poesie e racconti, è curatore di eventi letterari e mostre d’arte contemporanea.

Il libro è disponibile in pdf su Ultima Books. Presente anche su IBS, BookRepublic e Gplay.

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La premiazione del 2° Premio Letterario “Nuovi occhi sul Mugello” il prossimo 16 maggio a Barberino

Premiazione

2° Premio Internazionale di Letteratura e d’arte “Nuovi Occhi Sul Mugello”

sab 16 maggio 2015 ore 16:30

c/o Nuovo Centro Civico

via Vespucci – Barberino di Mugello

PROGRAMMA DELLA SERATA:

Saluto e Ringraziamenti

Intervento di Giampiero Mongatti (Sindaco di Barberino di M.llo) e dell’amministrazione comunale

Presentazione delle Giurie

Intervento dott.ssa Stefania Paola Corti (resp. progetto SMARD1)

Proclamazione dei vincitori e lettura delle motivazioni

Diffusione dell’antologia del Premio cui il ricavato sarà interamente destinato alla ricerca scientifica sulla malattia rara SMARD1 condotta dal “Centro Dino Ferrari” dell’Università degli studi di Milano.

La serata sarà allietata dal cantautore Francesco Fuligni e dal musicista Giacomo Tagliaferri

Ospiti enti pubblici, privati e sponsor che hanno sostenuto l’evento e Maria Carbognin (Scrittrice e coreografa), Roberta Calce (speaker radiofonica e poetessa), Gastone Cappelloni (Poeta), Daniele Locchi (scrittore e attore), Alessandra Barucchieri (fotografa).

Ingresso libero

INFO: Info@nuoviocchisulmugello.it

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A Massignano la presentazione della silloge “A denti stretti” di Stefania Pasquali

Presentazione del volume

“A DENTI STRETTI”

Di Stefania Pasquali

 

Una serata alla riscoperta del vernacolo e della cultura popolare

 

Sabato 16 maggio 2015

Sala Consiliare del Comune di Massignano – ore 21.00

 

Interventi:

Silvia Talamonti – Susanna Polimanti – Stefania Pasquali – Rosa Angela Parigiani – Luciana Leoni- Daniela Talamonti- Roberto Spalvieri – Angelo Talamonti 

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Sabato 18 aprile a Palermo il reading poetico in onore dei “Grandi e dimenticati”

Sabato 18 aprile 2015 a partire dalle ore 17:30 si terrà a Palermo presso La Libreria Spazio Cultura (Libreria Macaione) il reading poetico dal titolo “Grandi e dimenticati: la poesia che non muore” organizzato dalla Rivista di letteratura “Euterpe” in collaborazione con i blog di Luigi Pio Carmina ed Emanuele Marcuccio e la rivista “Postillare”.

Al reading interverranno i poeti:  Anna Maria Bonfiglio, Maria Bufalo, Luigi Pio Carmina, Pierangela Castagnetta, Francesco Paolo Catanzaro, Rosa Maria Chiarello, Palma Civello, Pietro Cosentino, Francesco Ferrante, Emanuele Insinna, Raffaella La Ferla, Francesca Luzzio, Claudia Magliozzo, Emanuele Marcuccio, Emilia Merenda, Pietro Mistretta, Giuseppe Pappalardo, Guglielmo Peralta, Michela Rinaudo La Mattina, Lorenzo Spurio che daranno lettura ai loro componimenti ispirati o dedicati a poeti ed artisti nazionali e internazionali, molti dei quali di nicchia e ingiustamente dimenticati dalla critica ufficiale. 

L’ingresso è aperto al pubblico e la S.V. è invitata a partecipare.

Info: rivistaeuterpe@gmail.com 

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Lucia Bonanni legge e analizza l’antologia poetica sulla città curata da Lorenzo Spurio

BORGHI, CITTÀ E PERIFERIE

L’antologia poetica del dinamismo urbano

a cura di LORENZO SPURIO

Nota critica di lettura di Lucia Bonanni

 

cover agemina stesa-page-001“Le città come i sogni sono costruite di desideri e di paure, anche se il filo del discorso é segreto, le loro regole assurde, le prospettive ingannevoli e ogni cosa ne nasconde un’altra”.

Il filo segreto che unisce il discorso di questa raccolta antologica è ordito su un telaio immaginario e la spoletta passa da una città all’altra a tramare un arazzo di testi la cui rappresentazione artistica è data dalla voce di più figure poetiche.

Così abili mani  annodano argomenti quali le bellezze architettoniche e paesaggistiche, i ricordi, il contrasto tra la realtà del passato e quella del presente, il disagio esistenziale, il degrado dell’ambiente, la diversità, l’inquinamento, le trasformazioni subite dai centri abitati, la mancanza di lavoro, la speculazione edilizia, i vari accadimenti, il progresso tecnologico, l’emigrazione, le marginalità, le tradizioni popolari, le menzioni più o meno esplicite ai grandi poeti nonché il dialetto e quelle “escursioni fuori porta” che invitano il lettore ad una continua metamorfosi di analisi e sintesi e identificazione con i testi letterari.

“Ma la città non dice il suo passato, lo contiene come le linee di una mano” ed “È dolce il tuo abbraccio, così intenso e corposo,/ed io mi ritrovo ragazza, quando a vent’anni, /mettevo radici forti ai miei sogni infiniti” come dice Anna Scarpetta, pensando alla sua città, Napoli, il cui viso è ben scolpito nella sua mente con “il mare che scivola e unisce il limite del cielo” e   dove adesso “si fatica, per via della crisi, ad andare più avanti”.

Ma il passato delle città è anche “un segmento rigato a sua volta di graffi, seghettature, intagli, virgole” e per Vincenzo Monfregolanon è facile raccontare dei sorrisi nati nel  degrado”, però l’autore non perde mai di vista la capacità di saper affermare la propria dignità di uomo e la “grande voglia di rivalsa”, cercando una catarsi anche dove “i fiori neri sembrano belli”; e se Anna Scarpetta ci dice delle bellezze architettoniche e paesaggistiche della sua città, Vincenzo Monfregola vuole “un prato verde/con alberi grandi” per raccontare al mondo di una gioia che chiamano vita. Ma nell’immaginario di ciascuno “Napule è” pur sempre “mille culure… e a voce de’ creature che saglie chianu chianu”.

La memoria storica di ogni città è scritta “negli spigoli delle vie, nelle griglie delle finestre” e troviamo Luigi Pio Carmina a firmare la tela di un acquerello in cui Palermo è rappresentata in ogni suo aspetto, dai mosaici di Monreale, alla Vucciria dei mercati, ai veri quartieri cittadini, al festino dedicato alla Santuzza, alle bellissime spiagge dove le onde del mare alla sua “ode donano colore”; e poi c’è monte Pellegrino “antica roccia” che si erge dalle “salse acque/di Palermo” e che porta Emanuele Marcuccio a chiedersi perché le sue strade “stridono luttuose” e “remoti mali” la schiantano, realtà a cui fa riferimento anche Carmina, dicendo che l’intera isola “Chiu bella fussi senza vossia”, cioè senza quelle persone “carenti di onore” che si aggirano tra aranceti e vigneti.

Un populu/mittitilu a catina/spughiatilu/attuppatici a vucca/è ancora liberu. Livatici a tavula unni mancia/u lettu unni dormi/ è ancora riccu” un popolo diventa povero e servo “quannu ci arrubbanu a lingua”, allora è perso per sempre, è perso perché perde la propria identità culturale, le proprie radici, quella identità tramandata di padre in figlio  con gli usi, i costumi, le tradizioni che lo rendono forte e rispettabile. Però a Carmina “ni ristò a vuci d’idda” per cantare la propria terra come la voce di lei,  quella della madre, la parola dialettale, resta a Marinella Cimarelli che con piglio felice e fare giocoso ci fa conoscere la città di Jesi che è “’na bella cittadina… trullarero trullallà senza Jesi ‘n se po’ sta’” anche perché questa città con tutti quei nomi dei campioni , ha il vanto di essere la città dello sport per cui “non è fantasia, ma pura realtà… che questa seguro è la città de Jesi!”. E la parola dialettale resta anche per Mario De Rosa  che ci narra di Morano Calabro con profonda nostalgia tanto che “ti scinni ‘nd’u coru nu’ scurunu” perché poco distante da L’Annunziata “c’è un vicinato/dove prima regnava l’allegria/di gente buona/di gente buona con le vecchie usanze/che faceva teatro in mezzo alla via”. Il medesimo sentire si riscontra nei versi di Sandra Carresi che in “giro fra le bancarelle sotto il sole cocente d’agosto” ripensa che un tempo era tutto diverso, quando in giri valzer o danze più scatenate davano vita a legami amorosi, mentre nel tempo dell’oggi “nessuna musica, ognuno in casa  propria riposa… nella piazza solo qualche chiacchiera” e bottiglie vuote saranno “silenziose testimonianze del tempo che racconta il suo passaggio”; un passaggio  che si ferma in quella che è “una delle più belle Piazze del Mondo” per la rievocazione di un’antica usanza primaverile in cui il carro brucia e la “colombina (che) s’è rotta”. Intanto l’Arno continua a scivolare sotto i ponti “come un poeta visionario” e “a scalare/con fragore/le cascate” e Maria Luisa Mazzarini attraversa il ponte e dopo la Messa in chiesa va alla ricerca della tomba del Poeta. Dagli indizi che ci dà l’autrice, penso si tratti del ponte Vespucci che porta al quartiere di San Frediano e di lì per via Pisana a Badia a Settimo dove si trova la tomba del Poeta. Ma proprio perché si tratta di quel poeta che presso le Giubbe Rosse cercava di vendere i suoi Canti Orfici, mi piace immaginare che il ponte sia quello di Santa Trinità dove “i piloni fanno il fiume più bello/e gli archi fanno il cielo più bello”. “Dino Campana/Poeta 1885-1932” è l’epigrafe sulla tomba che si trova nella cappella della chiesa di San Salvatore. “Le donne dicevano ai ragazzi: è il poeta! senza sapere chi” scrive Piero Bargellini che dal cimitero di San Colombano fece traslare le spoglie mortali di Dino Campana nella chiesa di San Salvatore. “Sulle increspature/dell’Arno al tramonto/si è specchiato il tuo volto” e forse quello che cerca Anna Grecu è il volto del Poeta che in giro per la città “fugge l’inganno/di (quel) mare in tempesta” che è la sua stessa esistenza.

La metropoli, come ricorda Michela Zanarella, “ha i colori del tempo… nelle enormi arterie (si ) divorano mescolanze (e) grigie abitudini”, terreno fertile del disagio sociale, delle solitudini, delle marginalità, delle distanze e “tra casucce ammonticchiate/e vicoli oscuri”, quelli descritti da Francesca Luzzio, si vedono  “ventri gonfi di bambine/che danno vita/ma non sanno come” mentre il “passo tremante di ubriaco” rammenta ai passanti che “Si è/ vasi fragili/davanti/a certe aporie/dello spazio-tempo”, davanti a problematiche che non offrono soluzioni, che affannano e allontanano anche dall’essere persone coscienti del sé, per cui “nessuno sa/cercare/un passaggio orientato/nelle antinomie post moderne dell’identità” come sostiene Lucia Bonanni che insieme a Maria Rita Massetti nelle “cartilagini del tempo” vorrebbe rinvenire il “sospiro dei secoli… sui muri smemorati” delle case che cadono nel silenzio per destarsi poi “nel livore di un’alba/ancora assopita… assetata/di colori e rugiada”.

Questa è la terra di Puglia e del Salento, spaccata dal sole e dalla solitudine, dove l’uomo cammina sui lentischi e sulla creta… scricchiola e si corrode ogni pietra, da secoli” scrive Salvatore Quasimodo nella prefazione del testo La terra del rimorso, sintesi della ricerca etnografica in Salento, condotta nel 1959 da Ernesto De Martino per studiare il fenomeno del tarantismo dal punto di vista storico, culturale e religioso. Fenomeno velatamente evocato nei versi di Teresa Anna Rita De Salvatore che in quella “Lecce franta nel ricordo” fa rivivere “gli incubi antichi” di una città quale “isolato tempio” con “i sogni dei poveri/(che) andavano a vedere in piazza i presepi” mentre i giocattoli grandi erano riservati soltanto ai bambini più ricchi. Ma la Puglia non è soltanto tarantismo, povertà e solitudine, essa è una terra ricca di arte, di storia, di cultura e di fede che si manifesta in “Cuore e spirito” all’interno  di un “sacro luogo di riconciliazione” dove ci conducono i versi di Maria Pompea Carrabba, decisa a difendere il “sacro luogo del cuore” in attesa che San Nicola faccia ritorno nella chiesa e si avveri “il sogno di un piccolo paese”. E “tra scorie di viaggi logori”, come vuole la tradizione “A piombo rappreso,/il Santo, nel suo tempio d’altezza,/guardava sonnolento” la città di Ancona di cui è Patrono; in questo caso è Lorenzo Spurio a narrare le atrocità inflitte a San Ciriaco, obbligato a ingoiare piombo fuso e poi decapitato. “Con Betlemme/hai piantato un ulivo” e in questi tempi di amarezze  il pensiero della De Salvatore si unisce a quello di Anna Scarpetta e va verso la Terra Santa dove il prezzo della cristianità è costato  sacrificaci crudeli per mano di “furiosi gendarmi”. La fede che è accoglienza, speranza, unione di cuore e spirito, accettazione dell’altro, condivisone, aiuto reciproco, nei versi di Elvio Angeletti  apre anche al “musicante (che sta) ancora lì/solo nel suo destino/ad aspettare la mano di una  amico” come si volge a chi è diverso,  “diverso da chi e da cosa/c’è forse una regola/c’è forse uno stampo” si interroga Franco Andreone, ricordando un giardino “nel bel mezzo di una piazza” dove un tempo “andava a far scorrazza”.

Un ragazzo moccioso/(con i) pantaloni larghi e  sporchi/(ma) lesto, furbo e sapiente”, tradito dagli uomini, si staglia nelle parole di Emanuela Di Caprio come nel dire di Osvaldo Crotti si anima un “temprato guerriero/dallo spirito ribelle/pioniere di lotte senza fine/unico e degno/ maestro/di tanta dignità” il Clochard con “gli occhi pieni di stelle” che vive per strada e la sua coperta è “un cartone e un pizzico di luna”. Tante volte nelle vie cittadine si incontrano “cani legati al guinzaglio dai loro padroni/che fanno il giro per i loro bisogni come barboni”, ma sono pigri e indifferenti con gli occhi pieni di tristezza e persino il loro abbaiare è diventato così poco credibile da sembrare addormentato; di questo si rammarica Patrizia Pierandrei che con occhio attento riesce a notare ciò che in altro contesto aveva subito notato il povero Marcovaldo un mattino mentre aspettava il tram. “Chissà da dove vengono quei poveri funghetti,/il vento forse li ha costretti,/a crescere tra le dure pietre lastricate”, ma quei funghi non possono nutrire né il barbone e neppure l’emigrato. Dato che “l’arte vuol sempre irrealtà visibili” proprio come afferma J.L. Borges, vediamo Cristina Lania perdersi nelle vie della sua  città, ricordando i fasti passati e l’autrice ritorna dove “la Madonnina del Porto/si erge come eterea vision/nitida nella sua unicità” e il mare è “effluvio e respiro della (sua) terra (e) Zancle non è più chimera lontana /(mentre) il cielo si frantuma in cristalli di luce”.

Per Francesco Paolo CatanzaroNella piazza il vecchiume si crogiola al sole./La città è solenne/nei suoi vapori di smog e di frenesia metal meccanica”, “Ci si accorgerà nel corso del tempo/quanto la tecnologia ha prezzo,/quanto la ferraglia, l’acciaio/inondi il paesaggio/ e provochi lo tsunami della civile inciviltà” in quel cuore di latta che, secondo l’autore,  ha adesso la città.

Ma la città è anche incanto e bellezza che giungono come un’eco sulle musiche di Respighi che celebra i pini e le fontane di Roma “per riapparire ancora” tra le righe di Giuliana Montorsi e in quelle di Michela Zanarella  in un “abbraccio universale/ eppur donato a ognuno” e “dove le pietre fondono memoria/freme l’asfalto confuso/ed il Tevere veglia/il sotterraneo mutare dell’aria/(che) si rinnova nell’incanto dei palazzi/e nello zampillo limpido delle fontane”. Cristina Vascon scrive che “tra le nebbie/sboccia una luce (e) mille albe si stemperano/in rugiade/(mentre) tra solchi d’immense nuvole/germoglia il sole”. Le due autrici, entrambi venete, fanno tornare alla mente i palù, quei paesaggi delle aree pianeggianti tra il Veneto orientale e il Friuli e il cui termine è usato al plurale come metonimia per indicare le aree prative dove cresce il palù, un’erba del genere carex, diffusa in quelle zone, oggetto di studi antropologici e rivisitata anche nei componimenti di impegno sociale, scritti da Andrea Zanzotto.

Dalla malinconia dei campielli si va “verso i pioppi sugli argini/là dove la curva del fiume/risplende/come lastra d’oro” e il fiume lambisce la città in cui “le cuspidi ardite/riecheggiano un passato di furiose/e crude lotte tra fazioni avverse/i merli ghibellini/sul mobilissimo Palazzo Gotico” mentre la nostalgia pungente per la propria terra si fa posto nella mente di  Giorgina Brusca Gernetti e gli echi delle aspre lotte per le investiture fanno pensare alle due torri, divenute nel tempo simbolo della città di Bologna. Elisabetta Mattioli ne ammira la statua del Nettuno “in connubio/ assieme all’acqua/e protettore silente/di un mare senza spuma/unito a una città senza tempo” mentre per Bartolomeo Bellanova Bologna si configura come “un luogo dato agli spettacoli” con i “passi che vanno e vengono, oscillano,/barcollano su un copione scritto/barcollando su una pagina bianca,/scia d’inchiostro esaurito” e il poeta resta “quello che nasconde i cocci sotto pelle,/aspettando la notte dopo”.

Nella profondità cittadina” di Francesco Paolo Catanzaroil vecchiume si crogiola al sole” e la città mostra il suo cuore di latta e quello che prima era un piccolo borgo si è ampliato e ha subito profonde trasformazioni e “ci si accorgerà nel corso del tempo/quanto la tecnologia ha prezzo/ e provochi lo tsunami della civile inciviltà”. Nell’orizzonte poetico di Gianluca Papa si profila la “torre alta/ovattata finestra/ indicibile/luminosa gloria” di Pisa, oggi splendente nei suoi alabastri. Felice di narrare le proprie emozioni, Massimo Rozzi volge il pensiero agli amici e da esule pone lo sguardo “alla meta della domenica”, il suo paese, dove adesso “i giovani trovano una speranza/sul loro futuro senza scappare”. Dalla profondità del silenzio come epifanico sentire prorompe la voce letteraria di Renato Pigliacampo, nemico talvolta a se stesso, “teso nei sogni” delle colline marchigiane che “nelle sere che calano sul mare” ancora gli parlano nella lingua dei padri per rinsaldare il vincolo d’amore con il proprio territorio e “oltre il Colle dell’Infinito” esiliato “in terre padane” allorché si affacciava alla vita ed ora tiene in un “abbraccio d’amore la sua Porto Recanati.“le luci rifrante, le case, i palazzi…/ e cerchi concentrici si intersecano allargandosi./E si dissolvono, emulando le vite… Cambieranno i passi, stanotte al molo,/e le barche r i marini moti” e là, oltre la risacca che si frange lungo la linea del porto, “Distante il falso/ mare rivendica/ la sua libertà incarcerato//in una fotografia ritoccata” e  Daniela Gregorini  all’alba  si ritrova a ballare tra i “tavoli impazziti” di una folle città per evadere verso le illimitate sponde del tempo mentre aspetta un tram “flouato”.

Nelle escursioni fuori porta anche all’estero, troviamo anche le città di Lorenzo Spurio che racconta di “cocci taglienti e scarpe spaccate/nella piazza centrale, assedio,/ contro un capo-cecchino/schifoso, come tutti i capi in guerra” e “la temperatura era buona, infingardi cani neri/agguantavano al collo/con guizzanti morsi”, trasformando il faraone di pietra in un “colabrodo/ di sangue rubato (e) i bambini rubavano il mare/con gli occhi bagnati”. Versi, questi, che ho avuto modo di apprezzare nella lettura della sua silloge Neoplasie civili (Agemina, Firenze, 2014) ed evocano altre piazze di libertà e indipendenza dal faraone di turno.

E per tutte queste caratteristiche “la città si presenta differente a chi viene da terra e a chi dal mare”.

Un lavoro poderoso, superbo, unico nella sua rara composizione quello che ha svolto Lorenzo Spurio, curatore di questa antologia poetica che nella selezione dei brani poetici ha dato vita ad un coro polifonico, ad una partitura in canone in cui ciascuna voce parte da un punto di vista personale e si ritrova in sintonia con i pensieri, i concetti, i contenuti, i sentimenti, le emozioni, le delusioni, i desideri, le paure, le vicissitudini in un labirinto di idee, legate le une alle altre da un unico tema, la città, ovvero da quel dinamismo che fa di ogni centro abitato un organismo vivente; un organismo il cui nucleo resta sempre il cuore pulsante dell’Uomo che sa irrorare le sue cellule di linfa vitale in uno scenario sempre mutevole e affascinante.

Onorata di far parte di questo lavoro e di questa compagine di sognatori che amano la Poesia.

Lucia Bonanni

San Piero a Sieve, lì 9 aprile 2015

“Gli argini non sono sponde. Poesie per un fiume”, antologia di poeti senigalliesi curata da Alessandro Seri

Presentazione del libro

“Gli argini non sono sponde” –  Poesie per un fiume

‘Un libro come questo è un atto d’amore e un esperimento di civismo sopraffino, un dono da lasciare a futura memoria, una testimonianza che ha l’umiltà di non essere monito ma solo suggerimento. Il fiume, come la poesia, non fa danni se lo si rispetta ma se lo si deturpa, se non lo si cura, così come la poesia, esso smette di avere una funzione vitale e trasforma le sue tante utilità in disastro.’ Così Alessandro Seri descrive il volume che verrà presentato domenica 12 aprile alle ore 18 e 30 nella Sala del Trono, presso il Palazzo del Duca, a Senigallia.

Saranno presenti, oltre a Alessandro Seri, Massimo Raffaeli, l’amministrazione comunale di Senigallia e i poeti dell’associazione ‘Nel verso giusto – Senigallia/Poesia’ autori della raccolta.

La presentazione sarà un’ulteriore occasione di connessione tra i poeti de ‘Nel verso giusto’ con la WPM, World Poetry Movement.

Il volume ‘Gli argini non sono sponde’, edito da Venturaedizioni, contiene poesie di Mary Aguglia, Matilde Avenali, Liliana Bellagamba, Annamaria Berni, Diana Brodolini, Antonietta Calcina, Maria Chiara Capone Di Donfrancesco, Francesco Cavallari, Silvia Cingolani, Rita Cursini, Elisabetta Freddi, Letizia Greganti, Marisa Landini, Paola Mazieri, Fiorina Piergigli, Maria Pia Silvestrini.

Locandina Presentazione 12.4.2015-page-001

“Frammenti di vita”, l’antologia di racconti di Marco Bertoli

Frammenti di vita. Antologia di racconti.

Editore: “Liber Iter” casa editrice elettronica.

Prezzo: Euro 4,99.

ISBN: 978-88-98906-16-1.

 

FrammentiDall’Introduzione

L’antologia “Frammenti di vita” raccoglie una serie di testi che l’autore ha scritto nel biennio 2013 – 2014.

I racconti sono inseriti nel cosiddetto filone “realistico”, poiché analizzano varie problematiche sociali e affettive che in alcuni casi riguardano la vita di tutti i giorni. Affrontano, cioè, situazioni peculiari dell’esistenza di un qualsiasi essere umano inteso, però, nella più ampia delle sue accezioni: i protagonisti, infatti, possono essere sia persone comuni che si ritrovano l’esistenza sconvolta all’improvviso oppure veri e propri serial killer e criminali, nascosti – e questa è la cosa peggiore – sotto apparenze innocenti o, invece, soldati alle prese con la drammaticità della guerra. Tutti, però, sono accomunati dalla profonda consapevolezza che la vita è molte volte un susseguirsi di azioni ed eventi imprevedibili che, spesso, ci travolgono con la loro violenza. In quei momenti di crisi solo la solidità delle radici a cui ognuno di noi àncora il proprio intimo impedisce di perdere la ragione e di cadere nella pazzia; in caso contrario le conseguenze possono essere tragiche.

 

Marco Bertoli è geologo. Vive a Pisa. Il suo romanzo “La Signora che vedeva i morti” ha vinto il Premio Scrittore Toscano 2012 selezione on-line e quello della Giuria al Concorso “Città di parole”, 2013. Nel 2014 ha pubblicato il suo secondo romanzo, “L’avvoltoio. Delitti all’alba della scrittura”, un giallo storico. Nel 2015 ha pubblicato l’antologia epub “Frammenti di vita”, una raccolta di racconti inseriti nel cosiddetto filone “realistico” scritti nel biennio 2013 – 2014. Suoi racconti sono inclusi nelle antologie “365” Delos Books. “Buchi” è stato finalista al Concorso Robot 2014, Delos Book, “Ali” pubblicato su Romance Magazine 13 e “- 40°C” su Terre di confine Magazine 1, il racconto “Processione” è stato selezionato nel Contest “Ira Domini” e pubblicato sul numero 41 della rivista “Writer’s Magazine”, Delos Books, e il racconto “Lampo nero” sul numero 5 della rivista “Il lettore di fantasia”. Numerosi altri hanno vinto concorsi, o classificati finalisti, e pubblicati in oltre settanta antologie.

A Porto Recanati un incontro poetico per ricordare Novella Torregiani

Si terrà sabato 18 aprile 2015 presso la Sala Biagetti di Porto Recanati (MC) un incontro poetico per ricordare la celebre e apprezzatissima poetessa portulana Novella Torregiani, recentemente scomparsa.

Ad intervenire saranno Sabrina Montali (Sindaco di Porto Recanati), il prof. Lino Palanca e Ida Angelici e Sonia Alessandrini (come da programma)

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