È uscito “Note condivise”. Un volume sulla poesia e l’attualità, di Gioia Lomasti e Luciano Somma

Segnalazione di Lorenzo Spurio

La gradevole collaborazione tra la poetessa e direttrice di “Vetrina delle Emozioni” Gioia Lomasti (che in precedenza ha pubblicato, tra gli altri, un volume poetico dedicato a Fabrizio De André) e il noto poeta partenopeo Luciano Somma ha dato alla luce un pregevole volume dal titolo “Note condivise” nei quali i due autori dibattono e approfondiscono temi di attualità e relativi al mondo poetico. La pubblicazione è distribuita da Youcanprint.

L’assidua frequentazione dei due poeti ha portato negli anni a una significativa collaborazione sulle onde della scrittura e ha permesso di raccogliere una serie di articoli e approfondimenti su tematiche di vario genere, d’interesse collettivo e calate nella quotidianità di noi tutti.

Gioia Lomasti è nata a Ravenna, è un’appassionata di letteratura sin da bambina. Negli anni ha conquistato l’attenzione della critica letteraria con la partecipazione a concorsi di poesia ed eventi culturali che l’hanno vista premiata nel podio, oltre a varie recensioni alle sue opere. Molti suoi scritti sono dedicati al cantautorato italiano.

Luciano Somma è nato a Napoli. Ha iniziato a scrivere testi per canzoni e poesie dall’età di tredici anni. Ha all’attivo moltissime pubblicazioni poetiche singole o in antologie, anche a scopo scolastico. Ha scritto e scrive su un numero imprecisato di periodici, centinaia i premi vinti, è risultato vincitore per ben due volte della prestigiosa Medaglia d’argento del presidente della Repubblica e di una Laurea Honoris Causa che gli è stata attribuita nel 1987.

A Pasturo una tre giorni di eventi all’interno del mistero delle “Parole” di Antonia Pozzi

Segnalazione di Lorenzo Spurio

Si terrà a Pasturo, piccolo centro del lecchese che guarda l’imponente Grigna, una tre giorni fittissima di incontri (dal 13 al 15 maggio p.v.) interamente dedicata alla celebre poetessa milanese Antonia Pozzi (1912-1938) che lì era solita trascorrere i periodi estivi.

Antonia Pozzi dal 1918 cominciò a trascorrere le vacanze a Pasturo. Amò molto la montagna. Nel 1930 s’iscrisse alla Facoltà di Lettere e Filosofia dove si laureò nel 1935 con una tesi dedicata al francese Gustave Flaubert. Poesia e fotografia sono il luogo più vero della sua vocazione artistica. Morì, per sua scelta, nel 1938. Ampia è la bibliografia degli studi critici sulla sua vita e produzione letteraria.

 Proprio a Pasturo si conserva la casa dove visse, oggi divenuta un museo ricco di libri, foto, ricordi e di quell’aria di un tempo che sembra essersi fermata ad allora, a quando la giovane poetessa attraversava quelle stanze. Il ciclo di eventi si terrà all’interno del titolo-contenitore “Antonia Pozzi: L’età delle parole è finita per sempre?” sotto la direzione di Gianni Criveller di Monza che, pure, ha ideato l’iniziativa. Fornisce la sua collaborazione Fara Editore di Alessandro Ramberti di Rimini, oltre al patrocinio morale del Comune di Pasturo. Il ritratto della Pozzi, impiegato nei materiali di diffusione, è opera dell’artista Maurizio Caruso.

Nella breve descrizione di questa serie di incontri, dove prenderanno parte insigni esponenti del panorama culturale e letterario nazionale tra poeti, scrittori, saggisti e critici letterari, si legge: “Parole è un tema fondamentale della vita e dell’opera di Antonia Pozzi, una delle più alte espressioni della poesia del Novecento. Se le parole non salvarono la sua giovane vita, è proprio grazie alle sue ritrovate parole poetiche che, quasi miracolosamente, Antonia ci è stata restituita. Un numero sempre crescente di persone l’incrociano e, dopo averla conosciuta, non se ne distaccano più. La kermesse e l’evento pubblico sull’eredità poetica, fotografica e saggistica di Antonia Pozzi, si soffermano sui fallimenti e i miracoli delle parole, nella vita della poetessa milanese e nella nostra, suoi lettori”.

L’inizio della kermesse sarà venerdì 13 maggio con un ritrovo alle ore 19 presso la Casa Raggio di Sole (Via Provinciale 17 di Pasturo) dove l’ideatore e regista della kermesse, lo scrittore, teologo e sinologo Gianni Criveller (Treviso, 1961) farà il suo saluto introduttivo. A seguire si terrà la cena. Si prosegue alle 20:45 con l’intervento dell’editore Alessandro Ramberti (Santarcangelo di Romagna, 1960) dal titolo “Uno sguardo dall’altro”; alle 21:00 il regista Marco Ongania (Lecco, 1977) introduce il film Il cielo in me. Vitta irrimediabile di una poetessa (2014) di cui è co-regista assieme a Sabrina Bonaiti. Quest’ultima curerà un intervento di “dopo-film” a conclusione della proiezione della pellicola.

La seconda giornata della kermesse, il 14 maggio, vedrà uno spostamento in montagna, con interventi brevi di alcuni poeti: “Cento modi per chiamare o nessuno. Il grido della parola e il suo silenzio” con la poetessa Raffaela Fazio (Arezzo, 1971); “Parole” con Stefano Bianchi (Rimini, 1972); “Il cielo di Lombardia” con Giuseppe Carlo Airaghi (Legnano, 1966); “Se io capissi. Verso il non detto” di Nadia Chiaverini (Pisa); “Quel desiderio di montagna” con Nicola Scodro; “Letture” con David Aguzzi (Rimini); “Quel giorno una benedizione” con Gianni Giacomelli. Ci si interromperà alle ore 12:30 per il pranzo e si riprenderanno i lavori alle 15:30 con l’importante incontro con Suor Onorina Dino dal titolo “Incontro con le parole di Antonia Pozzi” che si terrà al Cineteatro “Bruno Colombo” di Pasturo (Via A. Manzoni n°16). Suor Onorina Dino ha conservato a lungo l’Archivio Antonia Pozzi di Pasturo, ora collocato presso il Centro Internazionale Insubrico “G. Cattaneo” e “G. Preti” di Varese. Ha curato con altri varie edizioni delle opere pozziane e, personalmente, Poesia mi confesso con te. Ultime poesie inedite (1929-1933) (Viennepierre 2004), Antonia Pozzi – Tullio Gadenz. Epistolario (1933-1938) (Viennepierre, 2008). Con Graziella Bernabò ha curato Poesia che mi guardi (Luca Sossella, 2010) e poi ancora Ti scrivo dal mio vecchio tavolo. Lettere 1919-1938 (Ancora, 2014), Parole. Tutte le poesie (Ancora, 2015), Mi sento in destino. Diari e altri scritti (Ancora, 2018), A cuore scalzo. Poesie scelte 1929-1938 (Ancora, 2019). Ci saranno poi gli interventi “Le parole ritrovate di Antonia Pozzi” a cura di Graziella Bernabò, “Parole: dalle edizioni Mondadori all’edizione definitiva” a cura di Davide Puccini (Piombino, 1948) e “Natura, alpinismo, silenzio in Antonia Pozzi” a cura di Marco Dalla Torre (Milano, 1966). Le letture saranno eseguite da Aglaia Zannetti, fondatrice della compagnia teatrale “Khorakané”. Alle 19:30 si sospende per la cena e si riprende alle 21:00 a Villa Pozzi con i contributi “Di parole per Diremore” con Marco Bottoni (Castelmassa, 1958), “Poesia che mi guardi” con Valeria Raimondi; “Io, bambina sola: Antonia Pozzi e l’infanzia nella poesia e nelle lettere” a cura di Antonella Giacon (Padova); “Guardami sono nuda” con Sara Pennacchio.

Domenica 15 maggio la serie di appuntamenti si aprirà alle 9:00 con Guido Agostini, Presidente dell’Assemblea dei Sindaci del Distretto di Lecco e già sindaco di Pasturo, promotore del progetto “Sulle tracce di Antonia Pozzi – il percorso poetico di un territorio” che condurrà i partecipanti a effettuare un percorso sui luoghi pozziani di Pasturo: dallo studio della poetessa, alle vie del paese, sino alla tomba nel locale cimitero. Alle ore 11:00 padre Gianni Criveller celebrerà la Santa Messa con l’omelia ispirata al tema della kermesse. Nel corso delle varie tappe interverranno Rosa Elisa Giangoia (Genova) con un intervento dal titolo “Diciamo ancora parole…”, Suor Mariangela De Togni (Savona) con un intervento dal titolo “Nell’inverno ho visto sollevarsi le allodole” e Adalgisa Zanotto (Marostica) con un intervento dal titolo “Siamo come l’erba dei prati”. Si interrompe la kermesse alle 12:30 con il pranzo finale e i saluti di rito.

Esce “BABEL. Stati di alterazione”, l’antologia poetica plurilingue curata da Enzo Campi

Segnalazione di Lorenzo Spurio

Il Festival Bologna in Lettere si sviluppa da sempre a cavallo di due anni solari, più o meno da settembre a maggio. In questa edizione, in cui cade il decennale, il Festival ha intensificato il numero degli eventi a cominciare da Giugno 2021 con la realizzazione di ben quattordici eventi e si concluderà nel mese di Maggio 2022 con otto giornate in presenza e sei online. Per celebrare in maniera significativa il decennale si è pensato di lavorare su quella che è, per così dire, la materia prima, ovvero la lingua. Nei due anni di pandemia, un po’ per scelta, un po’ per necessità abbiamo incrementato e consolidato rapporti di vario tipo con autori, traduttori e curatori di tutti e cinque i continenti, gettando così le basi per la deflagrazione del decennale. Da qui il ricorso alle lingue. Il volume BABEL stati di alterazione (Bertoni, Perugia, 2022), curato da Enzo Campi, nasce da questi presupposti e viene a caratterizzarsi non tanto come un’opera quanto come una vera e propria operazione. A ognuno dei ventisette autori selezionati (Karine Marcelle Arneodo, Vincenzo Bagnoli, Daniele Barbieri, Brice Bonfanti, Domenico Brancale, Sonia Caporossi, Marthia Carrozzo, Laura Cingolani, Lella De Marchi, Francesco Forlani, Gianluca Garrapa, Marisol Bohorquez Godoy Michela Gorini, Alessandra Greco, Eugenio Lucrezi, Lorenzo Mari, Francesca Marica, Silvia Molesini, Fabio Orecchini, Jonida Prifti, Lidia Riviello, Massimo Rizza, Ranieri Teti, Ida Travi, Paolo Valesio, Sara Ventroni, Maria Luisa Vezzali) è stato chiesto di produrre un solo testo inedito. Ognuno di questi testi è poi stato tradotto in tre lingue diverse. Le lingue al lavoro nel volume sono quindici (rumeno, inglese, francese, arabo, russo, tedesco, spagnolo, giapponese, albanese, turco, greco moderno, greco antico, latino, dialetto napoletano, dialetto lucano). I traduttori che hanno preso parte a questo progetto sono: Claudia Albu-Gelli,Karine Marcelle Arneodo, Alice BartoliniFabiana Bartuccelli, Chantal Bizzini, Antonino Bondì, Amal Bouchareb, Ani Bradea, Domenico Brancale, Michele Carenini, Valentina Chepiga, Anna Maria Curci, Gianni Darconza, Francesca Del Moro, Kaharu Inokuchi, Irène Dubœuf, Gerhard Friedrich, Marisol Bohorquez Godoy Eugenio Lucrezi, Silvia Molesini, Anna Chiara Peduzzi, Evangelia Polymou, Jonida Prifti, Graziella Sidoli, Maria Laura Valente, Daniele Ventre, Maria Luisa Vezzali, Patrick Williamson, Gabrielle Zimmermann.

Un discorso a parte merita la postfazione in cui le lingue, attraverso svariati processi di manipolazione (stati di alterazione), si moltiplicano a vista d’occhio partendo da lingue morte come l’ittita, l’aramaico, il sumero, l’accadico, il lidio, passando attraverso lingue generalmente poco usate nelle traduzioni dall’italiano quali olandese, armeno, basco, vietnamita, macedone, indonesiano, creolo, danese, serbo, catalano e via dicendo, in una sorta di gioco a rimpiattino dove le lingue rimbalzano le une sulle altre mescolandosi e confondendosi tra loro. L’idea è quella di trattare le varie lingue innestandole in un unico corpus e creare così una vera e propria trasposizione babelica che è poi in stretta sintonia con quella che è oggi la nostra civiltà. Si pensi soprattutto alle grandi metropoli dove per sopravvivere e tenersi al passo coi tempi è letteralmente insufficiente parlare una sola lingua. Tutti gli eventi di maggio partono dall’idea, sicuramente utopista, che si possa creare una sorta di lingua universale che possa essere compresa da tutti e veicolata attraverso atti artistici. Non è un caso che tutti gli eventi del decennale siano stati definiti azioni e numerati progressivamente, così come non è un caso che Bologna in Lettere sia sempre stato un festival multidisciplinare.