A Urbino il 08/06/19 la seconda tappa del “VER SACRUM – gara poetica itinerante nelle antiche terre picene”

L’Associazione Culturale Euterpe di Jesi è lieta di invitare poeti interessati e pubblico a prendere parte alla seconda tappa del VER SACRUM, la gara poetica itinerante nelle antiche terre picene la cui prima tappa si è svolta con successo lo scorso 5 maggio presso la Casa della Poesia di Palazzo Bice Piacentini a San Benedetto del Tronto. L’evento, condotto da Michela Tombi (Consigliera dell’Ass. Euterpe, nel ruolo della Dea Ikiperu) e da Lorenzo Spurio (Presidente Ass. Euterpe, nel ruolo di Pikus) ha visto come vincitrice assoluta la poetessa Sabrina Galli.

Il progetto del Ver Sacrum, di ideazione dell’Ass. Culturale Euterpe di Jesi, è un inedito campionato di poesia orale dove i vincitori verranno decretati nel corso dei singoli appuntamenti da una commissione di giuria popolare. L’idea nasce dalla volontà di ampliare l’offerta poetica nella nostra Regione mediante un format nuovo, che si avvicina al poetry slam ed è affine anche al recital poetico, con l’intenzione di creare un campo di scambio culturale, di esperienze individuali in un clima lontano dall’accademismo.

I poeti potranno esibirsi declamando anche poesie in lingue straniere e in dialetto, potranno essere accompagnati, durante la loro esibizione, da musica, canto o danza, in un interscambio continuo e multidisciplinare tra arti.

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Il nuovo appuntamento si terrà alla Casa della Poesia a Urbino (Palazzo Odoasi) il prossimo 8 giugno 2019 alle ore 17:30. Per partecipare (iscrizione gratuita, secondo le indicazioni del Regolamento) è richiesto di inviare la propria candidatura (scheda e tre testi poetici) entro il 7 giugno 2019 alla mail  ass.culturale.euterpe@gmail.com

Il progetto “Ver Sacrum” si terrà con il Patrocinio della Regione Marche, dell’Assemblea Legislativa della Regione Marche, delle Province di Pesaro-Urbino, Ancona, Macerata, Fermo e Ascoli Piceno e dei Comuni di Pesaro, Urbino, Senigallia, Macerata, Fermo, San Benedetto del Tronto.

Ogni incontro, strutturato in più manches e stabilito da regole indicate precisamente nel Regolamento (come pure i diversi sistemi di valutazione per ciascuna manches), decreterà un vincitore che riceverà la targa ufficiale di premiazione. Tutti i vincitori degli incontri si sfideranno poi nella finale del campionato che si terrà nel mese di dicembre a Jesi.

Il regolamento dell’intera Gara poetica è consultabile cliccando qui.

https://drive.google.com/file/d/1lICJ-5d5ru6LOtqPu8fnLinNHzk_uPtD/view

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INFO

www.associazioneeuterpe.com

ass.culturale.euterpe@gmail.com

Tel. 327-5914963

Esce il romanzo postumo di Julio Monteiro-Martins, “L’ultima pelle” (Lebeg)

Si dà pubblicazione della comunicazione della sig.ra Alessandra Pescaglini, inoltrata ad amicizie condivise a mezzo mail, dell’uscita di un nuovo libro – postumo – del poeta, scrittore e saggista italo-brasiliano Julio Monteiro Martins, indimenticabile direttore della rivista “Sagarana”:

 

Cari amici di Julio,

che in un modo o nell’altro avete fatto parte della sua vita e quindi anche della mia, vi scrivo perché sono sicura di farvi felici con la notizia della pubblicazione di un altro suo libro: L’ ultima pelle, che siamo riusciti a partorire grazie alla dedizione, alla sinergia e all’amore di moltissimi uomini e donne che continuano a far sì che l’opera letteraria di Julio sopravviva nonostante la sua mancanza.

Si tratta di un libro autobiografico scritto originariamente in portoghese, ancora inedito, e poi tradotto in italiano, la storia di come inevitabilmente si cambi dopo una perdita definitiva, di come a fatica si debba riscrivere il proprio personaggio e di come si debba imparare ad amarlo questo personaggio, perché è la nostra pelle, forse l’ultima pelle.

Per chi volesse matar a saudade di Julio il libro può essere acquistato in prenotazione su amazon, ordinato in libreria oppure nel modo più veloce ed economico attraverso il link della casa editrice che incollo qua sotto:

http://www.lebeg.it/index.php?route=product/product&product_id=73

Vi saluto certa che la bonaria faccia di quell’uomo mite e intelligente avrà fatto capolino tra i vostri pensieri e vi avrà fatto ricordare qualcosa, magari una frase, una riflessione o un’emozione.

Con simpatia

Alessandra

 

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DESCRIZIONE DELL’OPERA

In questo romanzo Julio Monteiro Martins racconta da scrittore la perdita di una persona cara e il bisogno di cambiare pelle per andare avanti con la propria vita. La sua narrativa nasce quindi da questo dolore infinito, inimmaginabile e impossibile da eludere. L’unica via d’uscita è incorporarlo affinché ne nasca un nuovo essere, non più forte o più debole del precedente, ma necessariamente diverso. È questo il tema della prima parte dell’opera, ma molto altro succederà al protagonista nel tentativo di andare avanti contenendo la malinconia e la depressione che tolgono alla vita qualunque senso. Una fidanzata che pretende di sposarsi, una vecchia passione per la militanza ambientalista che si riaccende e il fallimento della propria casa editrice. Il tutto condizionato dal destino del Paese in cui viveva allora e dove era cresciuto: il Brasile. Julio Monteiro Martins, che affrontò le enormi difficoltà della fase peggiore della dittatura, che fu obbligato a emigrare e a reinventarsi per non tradire la propria vocazione, si distingue come uno dei più notevoli talenti del panorama contemporaneo per ciò che è riuscito a creare con l’evocazione della sua letteratura.

Nei Duclós

Descrizione del libro tratta dal sito della casa editrice Lebeg di Roma

Al Teatro Valle di Chiaravalle va in scena “Il berretto a sonagli” per la regia di Paolo Bucci

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Dopo i successi di pubblico e di critica ottenuti a Marzocca e a Montemarciano, Venerdì 31 Maggio 2019 ore 21 verrà replicata al Teatro Valle di Chiaravalle la Commedia “Il berretto a sonagli” di Luigi Pirandello. Il berretto a sonagli è una delle più note e divertenti commedie di Pirandello, ambientata nella Sicilia degli anni ’20: toccando i temi della maschera, della pazzia e delle convenzioni, sciorina una riflessione lucida e sarcastica sul paradosso dell’esistenza umana, dove il consueto incontro/scontro tra realtà ed apparenza coinvolge il senso dell’onore, tra l’essere e il fingere, e dove occorre salvare le apparenze per mettere a tacere lo scandalo in un mondo fatto di ipocrisia e di falso perbenismo.

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La Compagnia Teatrale UNITRE di Montemarciano da parecchi anni, sotto la guida del regista Paolo Bucci, presenta con successo Commedie nei principali teatri della provincia di Ancona, alternando spettacoli brillanti del filone francese Vaudeville (George Feydeau, Charles-Maurice Hennequin, Pierre Veber), di autori come Molière, Carlo Goldoni, Anna Bonacci, con spettacoli più impegnati (Luigi Pirandello, Oscar Wilde, Arthur Miller).

 

Sabato 18 maggio alla Pinacoteca di Porto Recanati la premiazione del 3°Premio Novella Torregiani, nel nome dell’amata poetessa marchigiana scomparsa nel 2015

Sabato 18 maggio a partire dalle 17.00 presso la Pinacoteca “Moroni” di Porto Recanati (MC) si terrà la cerimonia ufficiale di premiazione della terza edizione del Premio Nazionale “Novella Torregiani” – Letteratura e Arti Figurative. Con la volontà di proseguire nel segno tracciato dalla poetessa, scrittrice e organizzatrice culturale Novella Torregiani, anima della cultura della […]

via Sabato 18 maggio alla Pinacoteca Moroni (Porto Recanati) la premiazione del 3°Premio Novella Torregiani, nel nome dell’amata poetessa e maestra marchigiana — Associazione Culturale Euterpe

Il critico Cinzia Baldazzi su “Una vita in versi”, volume di ritratti poetici e testimonianze sulla copiosa attività letteraria di Anna Santoliquido

Intervento critico di Cinzia Baldazzi

Il 6 aprile scorso a Roma, nei locali di Lettere Caffè a Trastevere, ha avuto luogo la presentazione di Una vita in versi (LB Edizioni, 2018), omaggio del mondo intellettuale ad Anna Santoliquido. Il volume, curato da Francesca Amendola, contiene saggi critici, interventi, testimonianze, poesie dedicate, racconti, disegni, fotografie.

Dopo la proiezione del cortometraggio Ritratto di autrice di Letizia Lamartire, Anna è stata intervistata da Andrea Lepone, ha dialogato con la drammaturga Vincenza Renata Li Gioi, ha ascoltato una sintesi di poetica di Rosanna Sabatini e partecipato a un mini-dibattito sulla condizione della donna coordinato dal giornalista Fabrizio Federici con Salameh Ashour, Badia Rami, Umberto Puato, Michele Lofoco. Le poesie di Anna sono state declamate dagli attori Mario Focardi e Carmela La Rocca. Intermezzi musicali con Manuela Ciccotti, Mario Sista e Roberta Murzilli.

Qui di seguito riportiamo l’intervento critico di Cinzia Baldazzi.

 

Ho rivisto

dopo anni

la casa di pietra

avvolta dal sole

e dalla quiete.

Il tempo

nel silenzio

ha scolpito

la sua storia

sulla facciata esterna

per offrirla in dono

agli occhi curiosi

dei forestieri dell’estate.

Anche il vecchio platano

continua a dipingere

il suo quadro

con l’ombra fresca

che da lunghi anni

regala

alle pietre arroventate

e ai resti

di una porta

ormai consunta.

Il sedile

è ancora lì

testimone

nella sua dignità

di pietra.

Non c’è più colei

che dal volto bruno

e dai capelli bianchi

scrutava il cielo

a modo di preghiera…

Tutto aveva un sapore

di storia vissuta,

di rimpianto.

Ho rivisto la vita

in un ciuffo d’erba

cresciuto per miracolo

in una crepa.

Ho parlato con le pietre

della bellezza

della vita

e dell’amore.

 

foto cover libro.jpgLa poesia di Anna Santoliquido appena letta, intitolata La casa di pietra, è compresa nella raccolta I figli della terra pubblicata nel 1981. La sua poetica generale mi ricorda in qualche modo una tematica che a Wolfgang Goethe piaceva sottolineare: “Chi desidera capire la poesia deve recarsi nella terra della poesia, chi desidera capire il poeta deve andare nella terra del poeta”.

In una simile classe di riferimenti credo sia giusto inserire il quid creativo della nostra Anna – come sappiamo, poetessa, saggista, narratrice, traduttrice – della quale il volume Una vita in versi costituisce un segno di ossequio articolato e prezioso a lei riservato dal mondo intellettuale, anche internazionale. La sintesi narrativa-illustrativa del libro è raffinata, ricca delle tracce significative di un’esistenza alimentata dalla greca ποίησις-poíesis, nell’intimo di una “poetica” mutata in vita essa stessa (secondo i termini introdotti dal professor Walter Binni).

Lo scorso mese di novembre mi trovavo a Jesi, alla cerimonia di premiazione del concorso “L’arte in versi” organizzato dall’Associazione Culturale “Euterpe”. Una sorte favorevole, direi una τύχη, ha sortito il nostro incontro: in quell’occasione, infatti, Anna ha ricevuto il prestigioso Riconoscimento alla Carriera. La circostanza – in senso semiotico – per conoscersi meglio e comunicare era pertanto ottimale, anche quando, sedute accanto durante la cena, abbiamo sfogliato insieme l’antologia.

Il giudizio estetico trasmesso dalla sua figura globale è apparso subito chiaro: nutrire una visione esaustiva del successo dell’atto semico nell’affrontare l’evocazione di un τόπος-tòpos letterario.

La Santoliquido è stata infatti, sin dagli inizi, ben cosciente di quanto il ricevente, per comprendere quanto gli viene proposto, debba poter interpretarne, nei vari segni, i segnali lanciati, assieme alle relative circostanze.

In uno scambio dialettico maturo di indicatori e messaggi si sviluppa, ad esempio, la poesia Ritorni, pubblicata in Serbia nel 2007 e sviluppata in due coppie di quartine:

 

chissà come sarò

tra cent’anni

se le gote saranno

muschio o terra

 

non sentirò il trapasso

mi rapirà la luce

le labbra non emetteranno rantoli

ma versi

 

vorrei accanto i ragazzi

il mulo nella stalla

i pulcini sotto il letto

le viole nel bicchiere

 

ritornerò nei sogni

nei desideri delle madri

nella passione degli amanti

nelle nubi del mattino

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Uno scatto durante la presentazione del volume a Roma il 6 Aprile 2019.

Nel microcosmo di questi componimenti, il posto principale per coglierne il significato spetta al destinatario. Che l’ultima parola sul senso di una frase spetti a chi la legge o a chi la ascolta, è una tesi ormai accettata da gran parte della linguistica moderna. Fra i tanti, lo ha spiegato il semiologo Jorge Luis Prieto, uno dei miei maestri: la comprensione di noi interlocutori sarà “buona” o “cattiva”, vale a dire, potremo aver compreso o meno una poetica del genere.

Ebbene, l’atteggiamento poetico di Anna di fronte a un simile stato di cose prevede innanzitutto di fissare l’obiettivo del processo concepito per divulgare i versi, rivelandosi in grado (secondo una Weltanschauung personalissima) di stabilirne lo scopo.

E lo strumento per raggiungere un tale obiettivo, pur nella sua radice dialettica, consiste nel proiettare un insieme referenziale assai ampio, capace di accogliere una vasta gamma di opinioni o interpretazioni.

Ad esempio, nelle strofe de La casa di pietra, ascoltate in apertura, suppongo si possa, da stranieri, in una calda estate, cercare un riparo in versi dalla calura dell’afa: l’autrice intende sgombrare lo sguardo dalle nebbie – ovvero dalle possibili interpretazioni devianti del testo – auspicando di andare al di là di ricordi ininfluenti, illusori.

Introduco ora alcuni versi celebri di Emily Dickinson, scritti nel 1873. Sono contenuti all’interno di una lettera, e originariamente pubblicati in una raccolta epistolare. Chiedo ad Anna di leggerli lei stessa, perché introducono un altro aspetto della sua poetica:  

 

There is no Frigate like a Book

To take us Lands away

Nor any Coursers like a Page

Of prancing Poetry

This Traverse may the poorest take

Without oppress of Toll

How frugal is the Chariot

That bears the Human Soul.

 

Non c’è Vascello che eguagli un Libro

Per portarci in Terre lontane

Né Corsieri che eguaglino una Pagina

Di scalpitante Poesia

È un Viaggio che anche il più povero può fare

Senza paura di Pedaggio

Tanto frugale è il Carro

Che porta l’Anima dell’Uomo

 

A lungo ha viaggiato la Santoliquido, quanto i suoi libri, tradotti in oltre venti lingue, conducendo un impegno operativo di storiografia letteraria o di letteratura storica orientato verso una natura e una società progressive.

E tuttavia, secondo quanto ripeteva il maestro della poetica-critica Walter Binni, non è opportuno valutare i poeti «come un dopo almeno ideale rispetto a strutture e tendenze di loro non bisognose», poiché la loro forza esegetica risulta originale «e di sollecitazione di moti spesso oscuri e fermentati di una situazione storica, sociale, politica, culturale».

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Il critico letterario Cinzia Baldazzi assieme alla poetessa Anna Santoliquido durante la presentazione del suo volume tenutasi a Roma il 6 aprile 2019.

La poetessa di Forenza continua a viaggiare con la sua ispirazione letteraria imparando a illuminare luoghi della sensibilità, dell’anima. Nel brano La sposa agreste, in una raccolta pubblicata a Lubiana nel 2011, dalle parole di una giovane rimasta in patria ad attendere il marito emigrato negli Stati Uniti, apprendiamo:

 

Credeva che il firmamento si sfogliasse

invece lanciava fiamme

l’anima sull’incudine

i cavalli a briglie sciolte.

 

Vorrei ora citare lo studioso canadese Northrop Frye nel celebre lavoro Agghiacciante simmetria, dedicato a William Blake. Lo ricorderete, Blake è stato l’illustratore del Paradise Lost di John Milton: lo ricordo perché Una vita in versi contiene opere pittoriche ispirate proprio all’autrice. Dunque, Frye scriveva: “Coloro per i quali soggetto e oggetto, esistenza e percezione, attività e pensiero sono tutte parti di un’antitesi gigantesca, penseranno naturalmente che l’uomo sia diviso tra una volontà egocentrica e una ragione che stabilisce contatti con il non-Io”.

Con Anna Santoliquido, di sicuro noi donne, insieme agli uomini, non lo crediamo e, per dimostrarlo, giriamo il mondo per confrontarci con noi stessi, con gli altri.

Questa poesia è dedicata a Ernest Hemingway:

 

sono poeta

anche quando la lacrima si cristallizza

la nuvola si rovescia

il pescecane mi azzanna

 

nel mare dei sogni

gli squali fendono l’onda

il pescatore si accanisce

con le mani sanguinanti

 

getto l’amo sul foglio

mi acquatto nella barca

respiro a stento

il sangue tinge l’acqua

 

sono poeta

a Belgrado e a Zagabria

sotto il sole di Puglia

e nel covo dei briganti

 

un ragazzo vigila il mio sonno

con l’impetuosità dei vent’anni

la condanna del consumismo

e il profumo della pelle

 

sono poeta

anche quando le alghe mi ammorbano

l’aria è stagnante

e il treno mi sveglia

 

 

come Santiago

porto a riva la carcassa

forse pentita

di essermi spinta troppo al largo

 

la pesca nell’oceano

ha svelato le voragini

acuito la sete

e scolpito la solitudine

 

Il brano ha per titolo Sono poeta, ed è tratto da una raccolta edita in Serbia nel 2007.   

Al pari di molti artisti, anche Anna ha sviluppato un’ipotesi di risposta intorno al significato della vita nostra e degli altri. Emerge in questa poetica – ieri, oggi, chissà nel futuro – uno spiraglio di felicità, frutto del sapere non il perché di tutte le cose, ma il perché di tutte le cose come appaiono. La base di una simile convinzione è, ad esempio, nel Sensismo di leopardiana memoria: le reazioni emotive, con il bagaglio ideale, sono basate – nel soggettivismo lirico – su dati ben definiti, sensoriali, concreti, immediati, matrice di un contesto naturale, personalizzato in parallelo.

È dunque il caso di chiedersi, con Anna, dove – lontano nel mondo – si possa costruire un nostro nido, collocati però in un transfert con figli sempre cresciuti, un tempo trascorso e, dopo aver riposato pochi istanti, con l’eventualità di continuare il cammino, di riprendere il lavoro. Per ognuno: su differenti latitudini, per ogni popolo o civiltà, in qualsiasi religione.

CINZIA BALDAZZI

 

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