“Tu”, poesia di Fiorella Carcereri con un commento di Lorenzo Spurio

 Tu

di FIORELLA CARCERERI  

 

Tu, che sei entrato nel mio cuore,

senza fare rumore,

con la grazia e la leggerezza

di un fiocco di neve,

 

 

Tu, che mi hai rubato anima e cuore

in un piccolissimo attimo di distrazione

e li ha nascosti nella cella dorata

di un carcere inaccessibile,

 

 

Tu, che fingendo di lasciarmi libera,

controlli da lontano con occhio vigile

ogni mio pensiero,

movimento e respiro,

 

 

Ma chi sei, tu?

 

 Commento a cura di LORENZO SPURIO  

ombraLa lirica della Carcereri si compone di quattro strofe di tre versi ciascuna e un verso sciolto finale sottoforma di interrogazione che funge da esortazione, ma anche da riflessione per la stessa scrittrice. La poesia, dall’andamento lineare e pacato, si concentra su rapporto io-tu e l’apertura di ogni strofa con un “Tu” sembrerebbe a prima vista una sorta di amonimento all’altro; in realtà le divagazioni della donna, chiaramente innamorata e consapevole del suo amore, non sono altro che ulteriori attestazioni di stima e sottolineano il suo estremo coinvolgimento in questa storia vera, totalizzante, tanto da portarla a chiedere nel finale “Ma chi sei tu?”.

A volte, infatti, definiamo noi stessi perché in relazione con gli altri, con l’ambiente o con le cose che ci appartengono. Ma chi siamo realmente?

LORENZO SPURIO

LA POESIA VIENE PUBBLICATA PER GENTILE CONCESSIONE DELL’AUTRICE.

E’ SEVERAMENTE VIETATO DIFFONDERE E/O PUBBLICARE LA PRESENTE POESIA E COMMENTO SENZA IL PERMESSO DA PARTE DEGLI AUTORI.

“La poesia non è soltanto atto creativo in sé” di Ninnj Di Stefano Busà

LA POESIA NON E’ SOLTANTO ATTO CREATIVO IN SE’

di Ninnj Di Stefano Busà

Bisogna tener presente innanzitutto che Poesia non è soltanto atto creativo in sé che trascende l’oggetto stesso e i suoi contenuti. Essa si realizza entro i termini più trasfiguranti di tale atto e deve anche riflettere il mondo e la sua oggettivante natura, deve essere pulsazione di una incontestabile, innata creatività reale, sempre valida nel tempo come relativo oggettuale della sua storia e del suo compimento.

In altri termini, la Poesia ha davanti a sé due obiettivi: inventare e reinventarsi.

L’itinerario della comunicazione poetica è spesso tortuoso, labirintico e si insinua tra universi di cultura che in qualche misura confliggono tra loro e vengono coinvolti all’interno del fatto creativo come deterrente.

imagesSi può immaginare di avere un cannocchiale a due lenti: chi guarda e chi è guardato finiscono per configurarsi entrambi e proiettare la loro visione al di là del contingente e ritrovare la stessa immagine reale valida ed ineluttabile per entrambi.

In altri termini, la Poesia deve essere non soltanto espressione, ma anche comunicazione, o come osserva Wladimir Holan nel suo poemetto: “Una notte con Amleto”, un dono.

La Poesia finisce con l’essere lo specchio della realtà nel tempo.

Si finisce con l’essere moderni senza saperlo e senza volerlo, perché la poesia si adegua. Ogni artificio o arbitrio perpetrati sulla Poesia, soprattutto se tecnico programmatico, finisce per essere una forzatura, un’assurda pretesa di novità, perché ne compromette chiarezza e spontaneità: L’arte ponte tra individuo e individuo (M. Proust).

Allora, non basta esprimere: è necessario comunicare, come altresì è necessaria l’adeguazione espressiva del poeta agli schemi mentali (categorie) ai simboli che ne rappresentano i modelli e le sollecitazioni.

La poesia è forma nella quale si coagulano contenuti che scaturiscono dal rapporto tra noi e le cose.

L’atto creativo deve realizzarsi attraverso un processo che implica una fase di filtrazione catartica dell’elemento emotivo che la genera e, di trasfigurazione che non eluda l’esigenza della comunicazione ad altri.

Si configura così quella sintesi a priori che la istruisce e la determina, come del resto accade in altre discipline: nella scienza e nella filosofia.

La Poesia potrà così comunicare, non solo esprimere sensazioni e suggestioni, perché pur all’interno di un’esigenza di purezza, potrà creare un sistema di trasmissione di dati sentimentali e pratici, potrà cogliere i riferimenti oggettuali, i referenti dell’umanità, della società e della storia, al di là della snaturalezza o distorsione dell’atto creativo.

Il prodotto siffatto potrà dunque sostenersi da sé, in virtù della sua inventiva originaria, fondata su moduli irripetibili, che rifuggono da luoghi comuni, dai decorativismi, dagli sfoghi privatistici, dalle confessioni di scarsa incidenza logica.

La Poesia è sorretta dalla fiducia in taluni valori che ne determinano la rivelazione, che è traccia ed essenza oggettuali, non deformazione o mistificazione retoriche della non verità.

Una siffatta visione si regge, pertanto, sulla libera autodisciplina del poeta, capace d’intuire nella profondità del proprio sistema ontologico, le categorie universali e universalizzanti su cui si determina l’arte della parola, rigettando quelle mostruose corruzioni arbitrarie, quei soggettivismi alogici, pretestuosi, anarcoidi di un reale-irreale trasfigurativo, nel quale la fantasia si perde, accendendosi di figure astratte, a volte, mortificanti che si accendono di misteriose volute, senza chiusura di linguaggio, senza circolazione di comunicazione  in una tensione colloquiale fortemente inquinata da <non sense>  destinato quasi sempre a sfociare in un sogettivismo o liberismo estetico individualistico e sperimentalistico d’assalto, che rifiuta e rinnega canoni estetici della tradizione più illuminata.

Ninnj Di Stefano Busà

QUESTO TESTO VIENE PUBBLICATO QUI PER GENTILE CONCESSIONE DELL’AUTRICE. E’ SEVERAMENTE VIETATO DIFFONDERE E/O PUBBLICARE IL PRESENTE SAGGIO IN FORMATO INTEGRALE O DI STRALCISENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTRICE.

Esito finale del Concorso “Segreti di Pulcinella”

Rivista Segreti di Pulcinella

RIVISTA SEGRETI DI PULCINELLA

Fondata a Firenze nel 2003 da Massimo Acciai e Francesco Felici

http://www.segretidipulcinella.itsegretidipulcinella@hotmail.it

 

GRADUATORIA FINALE DEL CONCORSO LETTERARIO NAZIONALE “RIVISTA SEGRETI DI PULCINELLA”

Firenze, lì 31 Gennaio 2013

La giuria del Premio Letterario “Rivista Segreti di Pulcinella” composta da MASSIMO ACCIAI (direttore della rivista “Segreti di Pulcinella”, poeta e scrittore), LORENZO SPURIO (vice direttore della rivista “Segreti di Pulcinella”, scrittore, critico letterario e direttore della rivista online “Euterpe”), ALESSANDRO RIZZO (vice direttore della rivista “Segreti di Pulcinella”, scrittore e direttore della rivista on-line “Le voci dell’Agorà”), IURI LOMBARDI (poeta, scrittore e redattore della rivista “Segreti di Pulcinella”), ANNAMARIA PECORARO (poetessa, scrittrice, director di Deliri Progressivi e redattrice della rivista “Segreti di Pulcinella”), ROSSANA D’ANGELO (poetessa e redattrice della rivista “Segreti di Pulcinella”), IVANA ORLANDO (poetessa, collaboratrice della rivista “Segreti di Pulcinella”), ADRIANA GLORIA MARIGO (poetessa), CRISTINA VASCON (poetessa), MARIA LENTI (poetessa, scrittrice, critico), SARA ROTA (poetessa, recensionista)

decreta l’esito finale di graduatoria:

POESIA

1° posto – “Sono nata a mezzanotte”

di ANNA ALESSANDRINO

 

2° posto – “Vite nascoste”

di DONATO LADIK

 

3° posto – “Ricamo di ossa senza natura”

di DAVIDE ROCCO COLACRAI

 Segnalazioni: “Dall’Ucraina” di GIUSEPPE MANDIA;

  

RACCONTO

1° posto – “Io non lo farei”

di ALICE AMADEI

 

2° posto – “L’oro di Don Raffaele”

di MASSIMO SENSALE

 

3° posto –“Consonanti in vacanza”

di EMANUELA BOBBIO

“L’ascensore”

di PIETRO RAINERO

 

Segnalazioni: “5 dita” di MARCO CANELLA

“Il sogno dell’incubo” di SERENA GOBBO

 

SAGGIO

1° posto – “Spesso il male di vivere ho incontrato di E. Montale: una lettura”

di FRANCESCO MARTILLOTTO

 

2° posto – “La maledizione della nona e il club 27”

di STEFANIA LAMANNA

 

3° posto – “Il coraggio della scrittura: John Fante tra umanità e deserto”

di IVAN POZZONI

 

Si ricorda, come scritto nel bando di concorso al punto 8, che “Il giudizio della Giuria è definitivo e insindacabile”. Ciascun partecipante al concorso potrà richiedere il verbale finale con tutti i punteggi che la Giuria ha assegnato. Non verranno, però, fornite spiegazioni sul motivo di dette valutazioni e l’autore si rimette come ha sottoscritto nella scheda di partecipazione alle regole contenute nel bando di concorso.

Come stabilito dal bando di concorso al punto 10, “Al primo vincitore di ciascuna sezione verrà dato il diploma e una copia gratuita dell’Antologia. Ai secondi e terzi vincitori verrà dato il diploma e a tutti gli autori segnalati verrà dato diploma di segnalazione”.

La cerimonia di premiazione del concorso congiuntamente alla presentazione dell’antologia dei dieci anni della rivista si terrà a Firenze il 9 marzo 2013 a partire dalle ore 18:00 in un luogo di cui verranno fornite per tempo tutte le indicazioni.

Per info: segretidipulcinella@hotmail.it

 

Il Presidente del Premio                                                                   Il direttore della rivista

                         

      Lorenzo Spurio                                                                                   Massimo Acciai

 

 

Firenze, lì 31 Gennaio 2013

Che cos’è la poesia secondo i romantici inglesi, di Giuseppina Vinci

DI GIUSEPPINA VINCI

11Alla domanda cosa sia la Poesia, potremmo rispondere con Wordsworth ‘’spontaneous overflow of powerful feelings’’ o ‘’emotion recollected in tranquillity’’ o con Shelley ‘’something divine’’, con Coleridge ‘’willing suspension of disbelief’’. Lo spontaneo traboccare dei sentimenti potenti, forti,autentici, o emozione rivissuta in tranquillità. Sentimento o Emozione, sentimento come definizione e connotazione, e il sentimento scaturisce dalla Emozione per la Bellezza della Natura, fonte perenne di ispirazione, il Creato, l’Universo, la percezione del Mistero dell’universo, l’uomo è elemento dell’Universo nell’Universo, inscindibile, connaturato. Consolatrice, sorella, la Natura e la sua Bellezza infinita sorride all’uomo solo e lo conforta. La giovane mietitrice affascina il Poeta. Il suono melodioso della sua voce, più dolce dell’usignolo, i gesti semplici ed infiniti; e nel ricordo ‘rivissuto in tranquillità’gioisce il poeta. ‘Let the nature be your teacher’’, la Natura, ncontaminata, amica guida, maestra; il Poeta del Lake District, lontano dalla nuova ‘’civiltà’’ delle fabbriche, vive in stretta comunione con Lei, sente di essere un fortemente legato, unito a Lei. Alla Madre Natura. E dal suo animo sgorgano sentimenti potenti, stupore, meraviglia, per i doni del creato.

Prof.ssa Giuseppina Vinci

   A   Wordsworth

poesia di GIUSEPPINA VINCI

   La tua pace

   I tuoi luoghi

   Luoghi dei tuoi pensieri

   Paesaggi della tua poesia

  Campi di grano

   Canti immortali

   Giovani fanciulle

   Suoni melodiosi

   il ricordo rivissuto

   la tenera armonia della campagna

   delle colline e dei laghi

   la Natura e Te

  con te, in te.       

Giuseppina Vinci

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“Rivelazione”, poesia di Luciano Domenighini, con un commento di Lorenzo Spurio

RIVELAZIONE

poesia di Luciano Domenighini 

 

È nel silenzio

la mia forza.

Ciò che non scrissi,

ciò che non dissi

le più belle parole.

 

Non scrissi

non liriche

bellissime,

degne del Parnaso, divino monte.

Di queste pur ora

Euterpe si fa vanto

e le dice al simposio degli dei

fra dolci suoni di flauti,

Ebe versando ambrosia

nelle coppe d’oro.

 

Luciano Domenighini

 Travagliato (Br), dicembre 2012

 

Commento di LORENZO SPURIO 

34843674La poesia di Luciano Domenighini è una di quelle liriche che dovrebbero essere lette in maniera lenta, quasi sospirata. Il contenuto, che fa esplicito riferimento all’età classica con i suoi miti, si gioca interamente sul senso uditivo: il silenzio che apre la poesia contrasta con le liriche di cui Euterpe, musa della poesia e della lirica, “si fa vanto”. Ma il suo intervento è soave, suadente ed equilibrato perché i suoni sono, appunto, “dolci”. Il senso di sfarzo dei versi finali rende lustro a questa lirica ricca, splendente e altamente evocativa. Il riferimento alla musa Euterpe mi è particolarmente caro dato che la rivista di letteratura che ho fondato nell’ottobre del 2011 assieme a Massimo Acciai e Monica Fantaci porta questo nome. Un doppio grazie, dunque, per questa poesia.

LORENZO SPURIO

29-01-2013

“Cinquanta sfumature di grigio” di E.L. James, recensione di Lorenzo Spurio

Cinquanta sfumature di grigio
di E.L. James
Mondadori, Milano, 2012
ISBN: 9788804623236
Pagine: 548
Costo: 12€
 
Recensione di Lorenzo Spurio

   

La sessualità di molti esseri umani di sesso maschile contiene un elemento di aggressività –un desiderio di dominare, che la biologia sembra mettere in relazione con la necessità di superare la resistenza dell’oggetto sessuale con mezzi differenti dalla seduzione. Così il sadismo non sarebbe altro che una componente aggressiva dell’istinto sessuale divenuta indipendente ed esasperata, e che, spostandosi, ha usurpato la posizione di guida.

(Sigmund Freud, Tre Saggi sulla sessualità, 1905)

50-sfumature-di-grigio-recensioneNon sono un appassionato del genere erotico, ma ho deciso di leggere Cinquanta sfumature di grigio perché se ne è parlato tanto negli ultimi tempi e, nel bene o nel male, è diventato uno dei più grandi best seller. Purtroppo, bisognerebbe aggiungere, almeno per una serie di motivi che cercherò di tratteggiare in questa recensione.

La storia contenuta nel romanzo, prima parte di una trilogia scritta dall’autrice nel corso di un anno è mezzo, è semplice al punto di apparire ripetitiva, poco originale e ridondante. La ventiquattrenne Anastasia Steele è una studentessa di letteratura inglese che sta preparando una tesina su Tess dei d’Urbervilles, romanzo di Thomas Hardy con il quale l’autrice E.L. James credo abbia voluto costruire un rimando: la protagonista, Tess, viene stuprata dall’uomo del quale poi sarà costretta a sposare, un certo Alec, un’unione forzata che animerà nella mente di Tess l’omicidio e che la condurrà essa stessa all’esecuzione. Chi conosce la narrativa di Thomas Hardy sa che lo scrittore vittoriano ha sempre dato una grande peso alla concezione fatalistica della vita secondo la quale le cose succedono non perché conseguenza di altre o perché qualcuno le ha decise, ma semplicemente perché debbono accadere e dunque essere accettate così come si presentano, ineluttabilmente. E’ ciò che avviene alla giovane Tess che, ferita nell’onore e in condizioni disagiate dopo la morte del padre è costretta ad accettare di vivere con l’uomo che la violentò convertendosi in sua moglie, ma chi ben conosce il romanzo sa che questa situazione è impossibile da essere trasportata e genererà la tragedia. Eros e Thanatos che si incontrano.

Ritornando alle Cinquanta sfumature di grigio, l’altro personaggio centrale della narrazione è Christian Grey chiamato semplicemente Mr. Grey, un uomo spavaldo, egoista, che gestisce una grande azienda. I due personaggi non potrebbero essere più diversi: studiosa e in cerca di lavoro lei, ignorante e imprenditore lui, di modeste condizioni economiche lei, ricchissimo lui, sensibile e vergine lei e opportunista e perverso lui. L’occasione d’incontro dei due personaggi è il momento dell’intervista che Kate, l’amica di Anastasia, avrebbe dovuto fare a Mr. Grey ma che, a causa di un’influenza non può fare e per questo viene sostituita da Anastasia. L’intervista va bene, ma subito tra i due si crea un’attrazione particolare che porterà poi Mr. Grey a re-incontrare Anastasia, corteggiarla e riempirla di regali. C’è inizialmente una vera infatuazione di Anastasia nei suoi confronti: è allettata dai regali e dalle attenzioni di lui e affascinata dalla sua bellezza tanto che si lascia andare dagli eventi, convinta che quella è una occasione proprio da non lasciarsi perdere.

Ma le cose non tardano a mostrarsi essere diverse quando Mr. Grey, pur attratto ed interessato a lei, si mostra schivo e freddo, sprezzante e autoritario: Anastasia crede di poter “far l’amore con lui”, ma lui subito l’avverte che “non fa l’amore, ma fotte”. A partire da questo punto in Anastasia nasce una sorta di risentimento o dubbio che la logora: da una parte è attratta da quell’uomo e vorrebbe buttarsi a capofitto in quella storia, dall’altro lui è a tratti enigmatico, ha comportamenti bipolari, attuando a volte in maniera dolce altre in maniera sgarbata: “E’ un uomo così imprevedibile, sensuale, intelligente e spiritoso. Ma i suoi sbalzi d’umore… e la sua voglia di farmi del male. Dice che terrà conto delle mie riserve, ma mi fa paura lo stesso. Chiudo gli occhi. Cosa posso dire? Dentro di me, vorrei solo di più, più gesti affettuosi, più giocosità, più… amore” (cap. 20).

111Alla fine Anastasia deciderà di accettare il suo brutto comportamento e tutto ciò che questo comporta accettando un po’ per amore un po’ per abnegazione le sue condizioni sebbene non arrivi mai a sottoscrivere il contratto che Mr. Grey ha preparato per lei. Il contratto è una scrittura preoccupante nella quale Mr. Grey ha previsto una serie di diritti-doveri delle parti che garantiranno il loro rapporto sessuale, un rapporto di tipo sadomasochistico tra Dominatore e Sottomessa. Lì, inoltre, sono previste le modalità, le tempistiche e l’elencazione delle pratiche che verranno portate avanti all’interno di questo perverso gioco. La Stanza Rossa o Stanza delle Torture sarà la stanza della casa di Mr. Grey appositamente dotata di bende, funi, divaricatori ed altri strumenti per queste pratiche devianti. Anastasia è affascinata e impaurita allo stesso tempo, galvanizzata e tormentata, eccitata e dibattuta, ma alla fine deciderà di accettare tutto questo un po’ alla volta, convertendosi in una serva silenziosa e pronta a tutto.

La narrazione, come si diceva, è abbastanza ripetitiva nelle scene che vengono fornite e, benché la varietà delle perversioni e degli atteggiamenti sessuali sia abbastanza eterogenea, nella lettura si ravvisa una certa piattezza nel tono. Il linguaggio, pure, è semplice e colloquiale –nel corso del romanzo i due protagonisti parlano spesso attraverso il linguaggio della posta elettronica- ma di certo consono per una storia di questo tipo: arcaismi o elementi retorici avrebbero di gran lunga appesantito la lettura che già di per sé è pesante. La scrittrice avrebbe benissimo potuto tagliare alcune parti –e quindi un’abbondante numero di pagine, se non di capitoli- senza mutare granché il senso del libro. Perché in fondo in un libro un senso c’è sempre, vero? E allora quale dovrebbe essere il significato di questo atlante delle perversioni sessuali? Non mi è chiaro.

In questo clima di profonda soggezione e tormento che provoca nella protagonista sensazioni completamente contrastanti c’è spazio per un momento di riflessione: l’utilizzo della violenza fisica in un rapporto bondage dà o sembra dare la convinzione alla protagonista che con quel mondo ha chiuso e che quindi ne verrà fuori a testa alta. Ma dato che il lettore sa che la storia non è che una trilogia siamo giustamente portati a pensare che la protagonista ricada in questo tunnel di sesso e violenza, apparentemente senza sbocco. C’è però uno spiraglio di luce in questa narrazione perversa: Anastasia, pur assoggettata completamente, è consapevole che l’ossessione per il sesso e per le pratiche BDSM di Christian sia segno di malattia, di un disturbo psichiatrico da fronteggiare ed è lei stessa che pensa di poter essere la sua ancora di salvezza: “Quest’uomo all’inizio mi sembrava un eroe romantico, un ardito cavaliere bianco dall’armatura scintillante, o un cavaliere nero, come dice lui. Invece non è un eroe; è un uomo con gravi, profonde lacune emotive, e mi sta trascinando nel buio. Non potrei, invece, essere io a guidare lui verso la luce?” (cap. 20).

Freud nei famosi “Tre saggi sulla sessualità” aveva avuto modo di parlare di come nascono le perversioni a partire dalla giovane età dal soggetto e da cosa sono animate o motivate. Parlando del sadomasochismo, oltre a definirne il peculiare atteggiamento di dominazione e sottomissione aveva osservato che spesso il sadomasochista ha come genesi del suo comportamento deviato un trauma pregresso e la stragrande maggioranza delle branche psicologiche che da essa dipartono sono di questo avviso: “Stoller ritiene che l’essenza della perversione sia la “conversione di un trauma infantile in un trionfo adulto”. I pazienti sono spinti dalle loro fantasie di vendicare umilianti traumi infantili causati dai loro genitori. Il loro metodo di vendetta è quello di disumanizzare ed umiliare il loro partner durante la fantasia o l’atto perverso”.[1]

L’idea che si potrebbe azzardare è che l’accecante perversione di Mr. Grey, il suo cieco sadismo e la sua voglia indomabile di dominare sugli altri (al lavoro, come nella vita privata) non solo sia frutto di un atteggiamento narcisistico, ma ha chiaramente una genesi nel periodo infantile che, come l’autrice narra, è di certo stata difficile e traumatica: ha subito maltrattamenti dalla madre che era violenta e si ubriacava ed è stato poi dato in adozione ad un’altra famiglia, episodi che fanno dire a Christian “ho avuto una dura introduzione alla vita”.

Pure non è da sottovalutare il fatto che da ragazzo abbia avuto rapporti sessuali con una donna più grande di lui, una certa Mrs. Robinson, esperienza che probabilmente l’ha traumatizzato similmente a quanto avviene ai personaggi nei romanzi di John Irving. Si tratterebbe qui di capire se questo rapporto gerontofiliaco[2] (di differente età tra i partner) sia avvenuto consensualmente, ossia con il tacito e innocente consenso dell’allora ragazzo o se, invece, abbia presupposto una certa violenza e coercizione da parte della donna tanto da diventare un atteggiamento pedofilico come Anastasia nel romanzo pensa che sia stato.

A questo punto mi viene in mente una domanda che in un certo modo ha animato la mia intera lettura del romanzo. Ma ne avevamo realmente bisogno? C’è qualcuno che ha letto il libro che possa rispondere affermativamente per qualche ragione? Trovo pressocchè banale e semplice rispolverare De Sade con il mero scopo di “far parlare di sé”. Perché se questo romanzo è uno di quelli di cui “basta che se ne parli”, allora lo scopo è di sicuro stato raggiunto. Ma perché se ne parla? Semplicemente perché il proibito affascina, l’erotico esalta e fa risvegliare sogni latenti nell’immaginario dell’uomo. C’è da augurarsi, allora, che questo non avvenga, per la salvaguardia dell’umanità tutta e soprattutto dell’archetipo femminile ampiamente degradato con questa narrazione.

Lorenzo Spurio

Jesi, 28-01-2013

BIBLIOGRAFIA

Berra, Ludovico, Le perversioni sessuali, Edizioni Libreria Cortina, Torino, 1999

De Sade, Donathien Alphonse, Le 120 giornate di Sodoma, qualsiasi edizione

Freud, Sigmund, Tre saggi sulla sessualità (1905), qualsiasi edizione

James, E.L., Cinquanta sfumature di grigio , Mondadori, Milano, 2012.


[1] Ludovico Berra, Le perversioni sessuali, Edizioni Libreria Cortina, Torino, 1999, p. 20.

[2] In realtà il termine è usato in maniera inappropriata perché la gerontofilia prevede che una persona giovane ricerchi il rapporto sessuale con un anziano e sarebbe proprio la presenza di caratteristiche senili del corpo quale malattie, affaticamento o scarsa mobilità gli elementi ricercati ed eroticamente eccitanti.

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Luca Rachetta parte da Senigallia con il nuovo romanzo “Le oscure presenze”

NZOGiovedì 24 Gennaio alle ore 17,30 lo scrittore senigalliese Luca Rachetta ha presentato il suo nuovo romanzo, “Le oscure presenze” edito recentemente da Edizioni Creativa. L’evento si è tenuto nella Sala Conferenze della Biblioteca Antonelliana di Senigallia. Ha introdotto la presentazione Mauro Pierfederici che pure ha letto degli estratti dal libro mentre Fabrizio Chiappetti ha condotto l’intervista all’autore.

Nel libro di Luca Rachetta il protagonista, Andrea Bardi, assume i tratti dell’uomo contemporaneo, in bilico tra sogno e pragmatismo, alle prese con dubbi, paure, sensi di colpa e allo stesso tempo animato da uno slancio vitale inestinguibile, che lo porta a misurarsi con le oscure presenze che lo circondano e lo inquietano per conquistarsi così la sua piccola oasi di serenità.

L’autore si è mostrato contento e disponibile di accogliere le domande da parte dei partecipanti e di autografare copie del suo nuovo libro.

Chi è l’autore?

Luca Rachetta, ha pubbliato il saggio “Vitaliano Brancati. La realtà svelata”, le raccolte di racconti “Dove sbiadisce il sentiero” e “La teoria dell’elastico”, il racconto lungo “La torre di Silvano”,  i romanzi “La guerra degli Scipioni” e “La setta dei giovani vecchi” e l’ebook “La missione di San Silvestro”.

Sito internet dell’autore: www.lucarachetta.it

“Mare della Tranquillità”, poesia di Emanuele Marcuccio

MARE DELLA TRANQUILLITÀ[1]

(poesia di Emanuele Marcuccio)

 

 

Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai,
Silenziosa luna?
Giacomo Leopardi,
da «Canto notturno
di un pastore errante dell’Asia»

 

Moon-Mdf-2005                          Tien la luna vecchie strade

a separar gli ammassi oceani

alla superfice

mari la solcano

in prosciugata tranquillità.

 

(17/1/2013)

 

 Commento a cura di Luciano Domenighini

Una strofa di cinque versi strutturata sui novenari (ai vv. 1,2,5) divisa in due periodi. Il primo verso, allusivo, è una similitudine terrestre, poi la lirica ha andamento discendente, sottrattivo, descrittivo del deserto, del silenzio, della pura materia.

La forma è sintetica, asciutta, sobria nelle cadenze, l’atmosfera creata è straniata, sospesa. Pur non detto, si percepisce un immenso silenzio.

Travagliato (Bs), 26 gennaio 2013

 

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[1] Ispirato da una zona della luna, denominata appunto “Mare della Tranquillità”, situata sull’emisfero del satellite sempre rivolto verso la Terra. Il termine “mare” è stato scelto a causa del colore scuro che contraddistingue queste regioni dai territori circostanti, in realtà si tratta di pianure basaltiche.

“Il viaggio di Emilia” di Anna Maria Balzano, recensione di Lorenzo Spurio

Il viaggio di Emilia
di Anna Maria Balzano
Qulture Edizioni, 2011
ISBN: 9788890587665
Pagine: 88
Costo: 11 €
 
Recensione di Lorenzo Spurio

 

Tutto era cambiato. Ebbe nostalgia di quei pochissimi anni di cui aveva memoria che erano stati felici con la mamma e con il papà. Erano passati come un lampo. Tutto il resto era stato affanno e sofferenza… (76).

 

p012_1_00Quando nel passato si è sofferto molto, spesso ci risulta difficile convivere giornalmente con le foto o con gli oggetti che in sé hanno cristallizzato quei momenti. E’ per questo che Emilia, protagonista del romanzo Il viaggio di Emilia di Anna Maria Balzano si prepara a fare una cernita delle vecchie cose: cosa tenere e cosa buttare.

Siamo nella Napoli del 1978 e la protagonista prende a narrare la tormentata storia passata della sua famiglia suggestionata dalla visione di una vecchia foto: “Passò la mano sulla foto per eliminare un leggero strato di polvere che la rendeva più opaca e con i polpastrelli percorse i contorni e i piani del palazzetto, come se quel contatto fisico avesse il potere di rianimarlo e restituirgli quella vita che gli era appartenuta” (8). Da qui, come in un vero e proprio flusso di coscienza, partono i ricordi, le immagini, tutte dominate da una certa tristezza. La protagonista ricorda della morte del padre e del grande amore ricevuto dai nonni, piuttosto che dalla madre Anna che, invece, oltre ad essere spesso lontana da lei per motivi di lavoro si scopre presto attratta da un altro uomo. Il nuovo matrimonio della madre con un certo Renato, sconsigliato dai genitori della donna e malvisto dalla giovane Emilia, sembra inizialmente inaugurare una fase di spensieratezza e tranquillità per Anna, ma ben presto le cose cambiano. Renato non mancherà di mostrarsi violento e prepotente, interessato solo agli interessi dell’azienda della quale diviene il principale benefattore. La solitudine di Anna e l’indifferenza del marito nei suoi confronti la conducono a uno stato di apatia e il marito la farà ricoverare in una struttura psichiatrica. Emilia, la giovane protagonista, pur consapevole di ciò che succede sotto i suoi occhi, non è in grado di cambiare le cose e, pur volendo bene a sua madre, si trincera sempre dietro l’amore dei nonni che, però, malati ed anziani, nel giro di pochi anni vengono a mancare.

Ma in questa difficile storia familiare ambientata nel secondo dopoguerra, nel momento della ricostruzione, si innesta anche la storia di Giulia, figlia di un dipendente dell’azienda che era stata dei familiari di Emilia. Le due divengono amiche anche se poi un po’ per motivi di studio, un po’ per altre ragioni, finiscono per separarsi. Una serie di altri avvenimenti drammatici quali lo stupro di Giulia, l’uccisione del prepotente Renato e il processo contro Anna, ritenuta colpevole dell’omicidio si intrecceranno nel romanzo chiarendo solo nelle pagine finali i relativi collegamenti.

Niente è banale. Anna Maria Balzano costruisce un romanzo molto ricco dal punto di vista dei sentimenti, sottolineando quanto la gratuita crudeltà di un uomo possa rovinare la vita di varie persone. Un’acuta riflessione sul dolore che produciamo agli altri senza rendercene conto, un elogio del fatalismo e una considerazione sul senso tragico del vivere che, oggi come ieri, sempre caratterizza le nostre esistenze:

“Mi sono chiesta se fosse Dio che voleva questo. Ma se Dio è buono, Emilia, perché dovrebbe permettere che accadano queste cose?”

Emilia non sapeva rispondere a questa ingenua e semplice domanda di Giulia.

“Non lo so, Giulia. Non credo che ci siano cose giuste o ingiuste al mondo. Ci sono cose che accadono” (82).

 

Lorenzo Spurio

Jesi, 26-01-2013

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Imbarbarimento e crudeltà: “Il signore delle mosche” di William Golding, recensione di Lorenzo Spurio

Il signore delle mosche

di William Golding

recensione-analisi di di Lorenzo Spurio

 

Ralph piangeva la fine dell’innocenza, la durezza del cuore umano, e la caduta nel vuoto del vero amico, l’amico saggio chiamato Piggy.

(Il signore delle mosche, di William Golding)

 

Che orrore! Che orrore!

(Cuore di tenebra, di Joseph Conrad)

 

IImmagineil%20signore%20delle%20moschel signore delle mosche è un romanzo d’avventura, ma anche un’amara analisi sui rapporti umani che si sviluppa in maniera drammatica e sconvolgente a seguito della diffusione di ideologie contrastanti. E’ anche un romanzo politico, nel senso che mostra modi di pensare riferiti alla società estremamente diversi tra loro; Golding utilizza, infatti, molto spesso nel corso del romanzo un linguaggio specifico che è appunto quello politico: “adunata”, “assemblea”, “congresso”, “leggi”, “consensi”, “maggioranza”, “capo”, “elezioni” sono solo alcune delle parole che vengono impiegate. Da una parte c’è Ralph, il bambino della conchiglia, che istituisce assieme al Piggy l’assemblea e il congresso fondato sul turno di parola, un sistema quindi democratico, fondato sull’eguaglianza, la libertà e mirato alla coesione e alla pluralità delle idee; dall’altra parte c’è Jack Merridew, un bambino prepotente e sadico che si scinderà dal gruppo originario per dar vita a una sua tribù dominata dalla violenza, dalla spietatezza e dall’autoritarismo, nel quale non è difficile intravedere una sorta di politica dittatoriale, totalitaristica.

Il signore delle mosche è un romanzo estremamente complesso. Forse neppure Golding avrebbe voluto crearlo tanto complicato e denso, non nella trama che, invece, è abbastanza semplice e lineare, ma nella serie di temi che implicitamente sottendono nel tessuto dell’intera storia. Ma Il signore delle mosche è anche il segno di un imbarbarimento pericoloso, di un ritorno alle origini selvagge, primitive, è il ritorno a uno stato di natura che fa seguito a un abbattimento di ogni esplicitazione della cultura (l’educazione, l’insegnamento, la formazione, la morale, la religione, il buon senso). Il romanzo si presenta come un bildungsroman stravolto: i bambini della storia, soli superstiti di un incidente aereo, si ritrovano su un’isola disabitata del Pacifico e, dopo un’iniziale progetto democratico di organizzazione e di coesione, si abbandonano a screzi, litigi, rimproveri, minacce sino ad arrivare a vere e proprie violenze:

 

“Le leggi!” gridò Ralph. “Tu non rispetti le leggi!”
“A chi gliene importa?”
Ralph chiamò a raccolta tute le sue facoltà.
“Ma le leggi sono l’unica cosa che abbiamo!”
Ma Jack gli guardava in piena rivolta:
“Chi se ne frega delle leggi!”

L’ideale democratico e populista che li aveva animati all’inizio, viene irrimediabilmente infranto e ben presto il gruppo dei ragazzi si divide in due:  Jack, non riconoscendo più come capo Ralph, crea un suo gruppo al quale partecipano da subito la maggioranza dei bambini.

L’isola del Pacifico, unica location del romanzo, dalla vegetazione esotica e dai panorami mozzafiato, che poteva essere un ottimo setting di pace e tranquillità, luogo di divertimento e di svago, finisce per diventare, invece, il luogo del vizio, del peccato, dell’infanzia corrotta.

E’ Jack il capo del nuovo gruppetto di bambini che si scinde dal gruppo originario e quest’azione può essere interpretata a livello politico, come una sorta di atto ribelle volto alla determinazione di una minoranza, ma il modo con cui Jack lo fa non ha niente di democratico e di lecito e quindi deve essere visto come una sorta di spietata lotta di potere motivata da ragioni megalomani e personalistiche all’interno delle quali Jack, appunto, si auto-proclama nuovo capo. E’ un capo autoritario, violento, crudele, sempre pronto a dar ordini o a comandare a qualcuno di picchiare altri. E così, alle iniziali idee di adunata, congresso e assemblea, si sostituiscono ben presto una serie di azioni violente, minatorie e criminali del gruppo di Jack, rinominato “il signore delle mosche” contro il gruppo di Ralph che, munito della conchiglia, ex simbolo di unità e democrazia, insegue forse ancora un progetto unitario di uguaglianza basato su leggi e rispetto.

Isignoredellemoschen molti (la maggioranza) non tardano a schierarsi con il nuovo capo che sembra tanto più forte, austero, deciso e prestigioso e anche in questo Golding è abile nel riferirsi, forse, a quante persone entusiasmate dai regimi della prima ora (vedi nazismo e fascismo), che con la loro retorica ridondante finiva per persuadere, decisero di appoggiare ideologie che poi si rivelarono come i peggiori crimini dell’umanità. Traspaiono così in chiave romanzata una serie di riferimenti storico-politico (che sono a loro volta quanto mai attuali) facilmente individuabili per dimostrare come l’assenza di genitori, adulti, leggi, centri di controllo piuttosto che essere vissuta positivamente, si risolve, invece, come motivo di astio, violenza ed esasperata lotta di potere.[1] Il romanzo dà così voce a un’infanzia degenerata che ha perduto per sempre l’innocenza e che è portata quasi meccanicamente ad attuare e reiterare atteggiamenti sadici e sconsiderati che appartengono al mondo degli adulti (vedi il riferimento alla seconda guerra mondiale nelle prime pagine del romanzo, momento nel quale è ambientata tutta la storia).

E’ Piggy, l’amico e consigliere di Ralph, che nelle prime pagine viene canzonato per la sua mole grassottella e per il suo parlare sempre riferendosi a sua zia, il personaggio più legato alla ragione, alle idee di libertà, rispetto e democrazia e, quando nelle ultime pagine del romanzo arriviamo a leggere della sua atroce morte, siamo ormai sicuri che la democrazia sull’isola sia ormai diventata un disegno utopico. Con la morte insensata di Piggy finiamo per solidarizzare ancor più con il gruppo dei “buoni”, Ralph e pochissimi altri, e temiamo che Golding nelle poche pagine che seguano finisca per far morire anche Ralph. Ma in questo modo avrebbe finito per aggravare il tono già particolarmente tragico e, forse, di essere troppo banale; ci consegna, invece, un finale diverso, inaspettato, che, però, ha il sapore di un eccesso di buonismo o di conciliatorismo giunto però ormai in extremis.

L’assurda e inspiegata convinzione dei ragazzi per gran parte del romanzo che l’isola sia infestata da una bestia violenta che li tenga continuamente sotto minaccia si configura, inoltre, da subito come una banale macchinazione della mente dei ragazzi che li porta però a dover trovare a tutti i costi quella bestia. La trovano, sì, ma all’interno del loro gruppo, per soddisfare, forse, quel desiderio di frustrazione di essere bambini e di volersi mostrare grandi, capaci di memorabili azioni e di utilizzare la violenza. Per Jack,  il signore delle mosche, il violento, il capo tribù, il despota, il selvaggio, uccidere una persona sarà un’azione di poco conto, proprio come uccidere un maiale. Golding ci chiama direttamente a riflettere e ragionare su quanto l’animo umano sia capace di produrre nefandezze nel momento in cui dimentica ciò che sono la ragione, la coscienza e il rispetto delle leggi. E’ sempre Piggy a sottolineare, come una sorta di saggio “Grillo Parlante” che rimane però sempre poco ascoltato, le mancanze e i pericoli a cui il gruppo sull’isola va incontro se non si rispettano le leggi della conchiglia, ideate da Ralph e all’inizio accettate e condivise da tutti:

“Che cosa è meglio: essere una banda di negri, di primitivi come voi, o essere ragionevoli come Ralph?”
“Che cosa è meglio: avere delle leggi e andare d’accordo, o andare a caccia e uccidere?”
“Che cosa è meglio: la legge e la salvezza o la caccia e la barbarie?” 

Non c’è nessuna forma di rinsavimento, di ripensamento, né di pentimento da parte di Jack e del suo gruppo nei confronti di Ralph, segno che la crudeltà si è radicalizzata e ha colonizzato ampiamente i loro cuori; il finale proposto da Golding, forse per smorzare un po’ l’esasperata tragicità dell’intera storia, non è però in grado di alleviare il senso di desolazione, di disprezzo e la paura che noi, così come Ralph, proviamo nei confronti di Jack, dei cattivi, dei violenti. L’isola di Golding non è un’isola che “rende famosi” come quella di un celebre reality televisivo ma è, al contrario, un posto che da edenico si trasforma in demoniaco a causa della crudeltà insita nell’uomo, in maniera analoga a quanto avviene nell’Africa nera nel romanzo Cuore di tenebra (Heart of Darkness, 1902) di Joseph Conrad dove il crudele Kurtz, al pari di Jack in Il signore delle mosche, non è altro che emblema del male atavico che sgorga dall’indifferenza nei confronti del dolore prodotto dalle proprie atrocità.

 

Lorenzo Spurio

 

Jesi, 22-11-2011

 

 

BIBLIOGRAFIA

 

Conrad, Joseph, Cuore di tenebra, Torino, Einaudi, 2005.

Golding, William, Il signore delle mosche, Milano, Mondadori, 2001.

McEwan, Ian, Il giardino di cemento, Torino, Einaudi, 2006.

Spurio, Lorenzo, “Comportamenti devianti e spazi claustrofobici nella scrittura di McEwan”, Tesi di Laurea Magistrale, Università degli Studi di Perugia, Facoltà di Lettere e Filosofia, Corso di Laurea Magistrale in Lingue e Letterature Moderne, Relatore: Prof.ssa Francesca Montesperelli, Correlatore: Prof.ssa Marinella Salari, a.a. 2010/2011.


[1] Ho avuto modo di studiare a fondo l’opera di Ian McEwan, uno dei maggiori scrittori britannici viventi, oggetto per altro della mia seconda tesi di laurea. La critica ha messo in luce che la storia contenuta nel suo primo romanzo, Il giardino di cemento (The Cement Garden), del 1978, è in parte inspirata da Il signore delle mosche di Golding, romanzo che McEwan conosceva molto bene e del quale era rimasto affascinato. L’idea di Il giardino di cemento, infatti, era, come ha sostenuto l’autore in varie interviste, quella di presentare le vicende di quattro fratelli minorenni che si trovano da soli a gestire tutte le incombenze e le mansioni della casa dopo la morte di entrambi i genitori. L’idea di vedere come dei bambini da soli, senza adulti o altre figure d’autorità, si comportino per ricreare un loro ordine che possa dar stabilità e coesione è ripreso da McEwan direttamente dal romanzo di Golding, poi riadattato in maniera diversa. In Il giardino di cemento, infatti, i bambini dopo un’iniziale organizzazione basata sulla coesione e la spartizione di compiti, finiscono per sprofondare nel caos all’interno del quale maturano atteggiamenti degenerati, preoccupanti e sessualmente deviati attuati, però, come strategie di autodifesa o come un modo per cercar di tener unita la famiglia, contravvenendo alla morale e alle leggi sociali.

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È uscito “Evoluzione delle forme poetiche. La migliore produzione poetica dell’ultimo ventennio”

Evoluzione delle forme poetiche
di AA.VV.
Edizioni Kairòs, 2013
ISBN: 9788898029174
Pagg. 784
A cura dei critici Ninnj Di Stefano Busà e Antonio Spagnuolo.

 

coverantologiaDalla quarta di copertina:  L’evoluzione delle forme poetiche vuole essere un consuntivo, un archivio storico realizzato per le scuole. Raccoglie una vasta scelta di autori che operano nel settore “poesia” al fine di poterne studiare le modalità di oggi, attraverso gli stili e l’evoluzione che hanno subìto negli anni le forme poetiche; mettere a confronto i poeti stessi e le loro diverse posizioni di fronte alla parola scritta che ha attraversato il tempo e le sue varianti. Una testimonianza, questa, della nostra tradizione poetica quale percorso significativo di una cultura contemporanea, configurata nei suoi tracciati differenziati, alla ricerca di prospettiche novità del linguaggio, quale forza segreta di una sostanza esistenziale che la rappresenti.

Tra le voci note della poesia italiana contemporanea trovano posto in questa Antologia: Mario Luzi, Giovanni Giudici, Alda Merini, Edoardo Sanguineti, Andrea Zanzotto, Elio Pecora, Umberto Piersanti (candidato al Nobel per la letteratura), Davide Rondoni, Giovanni Raboni, Luciano Erba, Giancarlo Pontiggia, Giuseppe Conte, Maria Luisa Spaziani, Giovanna Bemporad, Franco Buffoni e tanti altri.

Nel Volume figurano anche voci forse meno note al grande pubblico, ma parimenti significative, tra cui: Nazario Pardini, Sandro Angelucci, Leopoldo Attolico, Luigia Sorrentino, Maria Grazia Calandrone, Roberto Maggiani, Paride Mercurio, Carla de Falco, Emanuele Marcuccio e tanti altri.

E’ uscito “Sei note di pentagramma” di Franco Leonetti

Sei note di pentagramma

di Franco Leonetti

Lettere Animate Editore, 2012

SEI_NOTE_COPERTINADiciotto racconti indipendenti accomunati da sensazioni, concezioni e analisi, riguardanti la società odierna. Il contemporaneo che contamina la realtà, infiltrazione di ritmi viziati nella serenità di personaggi che faticano a trovare linee guida per anelare ad una vita migliore, più umana. Una lettura profonda dei flussi esistenziali, nuove interpretazioni di quello che è il solito tran tran quotidiano, opportunità che tramontano e lasciano smarriti. Chance risorgono la mattina seguente in una sorta di confronto con se stessi e con ciò che ognuno di noi vive intimamente. La musica e l’amore per essa, lega ogni vicenda. In alcuni racconti le note di pentagramma sono elemento trainante e risolutivo della narrazione, in altre le si percepisce in modo più soffuso, in altre ancora fungono da colonna sonora, distaccata, ma presente. Un arcobaleno dalle sfumature, ora tenui ora forti, caratterizzazioni e contesti che esistono come tessuto connettivo del presente in cui ci concentriamo tutti, ognuno con i propri progetti, sogni, delusioni, vittorie, amarezze, speranze. Personaggi che giungono a realizzarsi grazie a percorsi alternativi, individui feriti a morte che sbarcano il lunario senza fiatare, caratteri che stentano in esistenze borderline rispetto alla centrifuga di conformismo che permea e costituisce l’incandescente altoforno in cui si dibatte la società dei nostri tempi. Rabbia, rassegnazione, battaglie, voglia di indipendenza, crescita, crepuscolo…sono solo alcune delle percezioni contenute in questi racconti di vita.  E per fiutarne il caleidoscopio completo? Lo scoprirete pagina dopo pagina.

 

 Chi è l’autore? 

22 marzbellFranco Leonetti è Scrittore e giornalista di carta stampata, web e tv , nasce a Torino il 21 luglio 1965. Due grandissime passioni su tutto: la musica e il calcio, divenute oggetto professionale.

Nel febbraio 2008 viene pubblicato il suo primo romanzo “Linea D’Ossigeno”, volume che suscita grande interesse e buonissimi riscontri nelle vendite.

A distanza di quattro anni dalla primogenitura, vede la luce la qui presente raccolta di racconti “Sei Note di Pentagramma”.