“L’ombra dell’anima” di Sandra Carresi, recensione a cura di Lorenzo Spurio

L’ombra dell’anima

di Sandra Carresi

con prefazione di Katia Petrassi

Editrice Urso, Avola, 2012

ISBN: 9788896071632

Prezzo: 9,50 Euro

 

Recensione a cura di Lorenzo Spurio

 

 Chissà quando questo fiume

bacerà il mare,

con quanta nostalgia

ricorderà la salita.

(Da “Eppur è amore, p. 10-11)

Dopo “Dalla vetrata incantata” (Lulu Edizioni, 2011) Sandra Carresi torna con una nuova silloge di poesie, introdotta da Katia Petrassi, redattrice del sito “Racconti Oltre”, ideato da Luca Coletta e sul quale Sandra Carresi pubblica ogni settimana poesie e racconti brevi.

La prima impressione che si ha approssimandosi a leggere questo libro, complice la copertina – che, però, non è stata scelta dall’autrice- è che il contenuto sia principalmente volto all’analisi della componente emotiva e psicologica della poetessa, specchio della donna contemporanea. L’anima, come esplica il titolo, ha un’ombra, una zona liminare, di confine, difficile da individuare. Una sorta di alone onnipresente che funge da involucro e che la protegge ma che è allo stesso tempo un ulteriore riflesso della complessità umana di sentimenti, sensazioni, ricordi. E’ con questa prospettiva che ho iniziato la lettura di questo libro – fino per la quantità di pagine ma enorme per la stupefacente capacità di Sandra Carresi di mettere nero su bianco il vissuto.

La silloge si apre con una poesia brevissima dal titolo “Non vengo a trovarti” nella quale la poetessa si lascia andare a un ricordo particolarmente vivido in cui l’uso del condizionale ci fa intendere che qualcosa non è andato come avrebbe voluto. L’impossibilità della poetessa di “ritrovare” la persona è forse dovuta a un episodio amaro che nel frattempo è accaduto di cui Sandra Carresi non parla ma che non abbiamo difficoltà a capire.

Sono numerose le poesie qui raccolte che celebrano la natura, sia essa vegetale che animale, fiorente quasi a voler sottolineare come in un mondo frenetico preso dalle logiche del mercato e dominato da individualismi e comportamenti utilitaristici, la natura rappresenta ancora quel mondo felice, incontaminato nel quale poter immergersi per riscoprire la tranquillità. La natura va dunque osservata, interpellata ed è necessario intrattenere con essa un dialogo costante come, appunto, la poetessa fa nelle liriche “Il Tiglio” o in “Poiana” in cui la vista di un veloce rapace che vola, volteggia e poi fugge, ricorda alla poetessa il tempo vitale che sfugge e che termina con la morte.

Come avevo avuto modo di osservare nella prefazione a “Dalla vetrata incantata”, la poetessa è una attenta descrittrice della natura e in maniera particolare nel suo continuo riferirsi o richiamare la primavera si evidenzia l’importanza dei cicli di rinascita, del fiorire di una nuova realtà, del riappropriarsi di una vita dopo un momento difficile o di calma apparente. La natura, i cicli stagionali, l’acqua, le stelle, l’attenzione per le varie tinte, mi consentono di affermare che la poesia di Sandra Carresi è di stampo modernista, suggestionata appunto dalla grande ricchezza naturale ma lo è anche nel contenuto stesso delle liriche. Ciò che ne fuoriesce è un fine encomio nei confronti della Madre Terra, intesa come divinità primordiale e in tutte le sue manifestazioni “pratiche”: la Natura, appunto, ma anche la Donna, il suo sentire, la sua femminilità, il senso di maternità, il legame alla terra. E questi due aspetti si fondono in una lirica, “Il Passo” dove scopriamo un sentimento panico di identificazione della donna con la natura: “E Io…,/ che sono/ donna, farfalla,/ pantera e sirena” (p. 46).

Dalle pagine di questo libro traspaiono anche momenti forti e difficili che la poetessa ha dovuto affrontare durante la sua vita: “mi sono alzata a fatica/ ero ferita” (p.12) scrive in “I giganti”. Sono state prove della vita, decisioni di un destino beffardo, infide casualità che di certo hanno fatto di lei una donna più matura, saggia, consapevole. Sono “giganti” che appartengono al passato, perché vinti, ma come osserva “Io, non dico mai sconfitti/ potrebbero ritornare” (p.12).

Numerosi e interessanti i riferimenti e gli omaggi ai familiari della poetessa, come al coniuge in “Sto con il re del mondo” o al figlio in “Un laboratorio di idee”, metafora di uno spazio un po’ caotico dominato da matite e libri eco-design che un po’ infastidiscono la poetessa, non tanto per il loro disordine, ma perché occupano i pensieri e la vita di suo figlio, quasi a sentire una velata gelosia: “Forse,/ loro ne sanno/ più di me/ sui tuoi sogni,/ e questo disturba/ la mente e/ mortifica il mio cuore” (p. 15). La figura del figlio ritorna in un’altra lirica, una delle più belle dell’intera silloge, in cui il ragazzo veste i panni del “Re di quadri”, un amante dell’arte, ricco di idee e progetti, un poco disordinato ma amorevole per il suo atteggiamento con la madre.

La poetessa ferma il tempo prendendo degli attimi e trasponendoli sulla carta: “Prima che/ la sera tolga/ la luce a questa/ gelida giornata,/ voglio fotografare con/ gli occhi della mente,/ questo momento di vita” (p. 40). Li seleziona, li cristallizza, quasi per renderli eterni come in “Questa notte”, una lirica densa di tonalità che si allineano e uniscono con i suoi sentimenti fino ad osservare “Questa notte/ è intraprendente./Il suo scuro/ e vellutato mantello,/ questa notte/ avvolge/ anche me” (p. 22-23).

Interessante la riflessione che Sandra Carresi fa in “Le parole”: le parole scritte e le parole pronunciate – anche se sono le stesse- non hanno uguale significato. L’apporto gestuale, mimico, espressivo, sono decisivi nella comunicazione di un messaggio. Difficile stabilire dallo scritto il tenore di una comunicazione mentre dal parlato, dalla vicinanza con l’interlocutore, siamo in grado di individuarne il messaggio: “la lama o il bacio” (p. 34).

Chi è l’autrice?

Sandra Carresi è nata a Firenze. Ha lavorato all’ARCI di Firenze fino al 2011, anno in cui è andata in pensione. Molte delle sue poesie e racconti sono state pubblicate sul sito letterario Racconti Oltre e sul suo blog personale. Ha pubblicato varie raccolte di poesia: “L’ombra dell’anima” (Editrice Urso, Avola, 2012), “Dalla vetrata incantata” (Lulu Edizioni, 2011), “Una donna in autunno” (Ilmiolibro, 2010) e alcune raccolte di racconti: “Ritorno ad Ancona e altre storie”, scritto assieme a Lorenzo Spurio (Lettere Animate Editore, Martina Franca, 2012), “Non mi abbraccio, mi strizzo” (Ilmiolibro, 2009), “Battiti d’ali nel mondo delle favole”, scritto assieme a Michele Desiderato (Il miolibro, 2008).

a cura di Lorenzo Spurio

E’ SEVERAMENTE VIETATO DIFFONDERE E/O RIPRODURRE LA RECENSIONE INTEGRALMENTE O IN FORMATO DI STRALCI SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTORE.

“I giorni, le ore” di Paola Surano, recensione a cura di Lorenzo Spurio

I giorni, le ore

di Paola Surano

Editrice Urso, Avola, 2012

ISBN: 9788896071885

Costo: 9,50

Recensione a cura di Lorenzo Spurio

 

..e ti ritrovi a contemplare

sprazzi della tua vita

senz’ordine e senza ragioni.

E tuttavia ti emozioni.

(Da “Il Passato”, p. 29)

La poesia di Paola Surano risulta al lettore estremamente piacevole perché fresca e attuale nei contenuti e perché la poetessa è capace di cogliere dal mondo che la circonda una serie di suggestioni che provengono da differenti campi dell’esperienza: il ricordo del passato che aziona nella mente un fulmineo e immateriale flashback, la celebrazione di paesaggi incontaminati dall’uomo nei quali – pure – si ravvisa una presenza religiosa, le serate di musica jazz e tanto altro.  In questo percorso, il tempo è cruciale come indica lo stesso titolo della raccolta “I giorni, le ore”. Il primo componimento dal titolo “I giorni” è uno spaccato di quotidianità: ci sono giorni felici, altri tristi, alcuni in cui siamo in dolce compagnia, altri in cui sprofondiamo in una tetra solitudine ma per quanto possiamo trascorrere momenti “tetri senza sorriso”, si ravvisa sempre un fondo di luce buona, “ e nonostante, viviamo” (p. 7). Si capisce dalla prima lirica che la poetessa ha una grande coscienza del valore della vita che, appunto, con questa ricca silloge, celebra in maniera lodevole.

Si potrebbe azzardare col dire che la poesia di Paola Surano sia di tendenza crepuscolare, vedendo in questa accezione non tanto descrizioni di quadretti mesti di situazioni di dolore o di vittimismo o di quella che Gozzano definì “le buone cose di pessimo gusto”, ma nella semplicità delle immagini che la poetessa narra: un bambino che si stupisce del volo di una farfalla, un viandante instancabile che non dà valore al suo tempo mortale, un uomo al mare che, solo, getta sassi verso l’acqua, quasi con un moto di ribellione nei confronti del suo stato. La solitudine, in effetti, ritorna più volte nel corso dell’intera silloge, quasi a voler ricordare come l’uomo, pur essendo spesso attorniato di gente, può sentirsi psicologicamente solo, in balia dei suoi soli ricordi: “Io so come è vuota la mente/ come è fredda l’anima/ quando è sola” (p. 10). La più chiara espressione di sensibilità crepuscolare della Surano, un miscuglio di realismo amaro attraversato da spiragli di luce e speranza, si ritrova forse in “Come un giardino in inverno” dove in mezzo a tanto freddo, foschia, buio e desolazione, la poetessa scorge “solo qualche sempreverde” (p. 13).

“Serata jazz” si discosta, invece, da questa impostazione quasi che per la sua carica sonora, energica e dirompente possiamo avvicinarla a una poesia futurista: “[le note] che si innalzano/ si rincorrono, si fondono/ s’assottigliano/ s’assomigliano” (p. 16). I versi scandiscono un incedere impetuoso e cadenzato che ci fa immaginare molto bene la situazione alla quale Paola Surano si è ispirata.

In “Ti ho aspettato” si respira il senso di angoscia misto a un fremito d’impazienza della poetessa nei confronti di un qualcuno, l’attesa logorante è però mitigata dalla vista delle stelle in cielo che sembrano quasi traghettare l’animo della donna verso il finale molto positivo. Le stelle per Paola Surano non sono una semplice rappresentazione della grandezza del nostro Creatore ma molto di più: rappresentano quella parte di mondo che è altra da noi, lontana anni luce, difficilmente identificabile ma che ci dà luce, ci fa interrogare e la cui presenza è per la poetessa necessaria (non a caso il titolo di una sua precedente silloge era proprio “Alla luce di un’unica stella”, Ibiskos Editrice, 2000, da me recensito qui).

La poetessa ci fa fare un viaggio nel tempo: un percorso tra i momenti passati rievocati attraverso dei flashback (in particolare nella poesia “Il Passato”, p. 29) che, forse, portano con sé un po’ di nostalgia e rammarico, nel presente liquido che sfugge, difficile da definire e da afferrare come vorremmo, nel futuro imperscrutabile in cui in ogni secondo il presente si trasforma (“non sapevi che il futuro non si aspetta/ non sapevi che il futuro va vissuto: poi è subito passato”, p. 26): ci sono analessi, prolessi, accelerazioni e rallentamenti come se ci trovassimo in un romanzo picaresco. In “Dopo di te” Paola Surano osserva “e il tempo passa/ troppo lentamente” (p. 25). E’ sempre così quando dobbiamo riscrivere la nostra realtà dovendo far a meno di qualcosa o qualcuno che è venuto a mancare per sempre.

E in effetti le poesie di Paola Surano sono un continuo miscuglio di tempi ormai andati, di altri a venire e di quello che ci è toccato di vivere al presente, quasi che la caratterizzazione di passato-presente-futuro stia troppo stretta alla poetessa che, invece, ama fare continue e preziose incursioni nel tempo andato o pensieri di speranza nel tempo a venire. Il presente così non è altro – come aveva già sostenuto S. Agostino partendo da altre considerazioni – il tempo unico dal quale tutto diparte: passato e futuro sono proiezioni della mente, il primo non possiamo riprendercelo, il secondo non possiamo conoscerlo se non fantasticando.

Non manca nella silloge una chiara attenzione della poetessa nei confronti del sociale, ravvisabile ad esempio in “Distratta-mente” dove a un mondo televisivo patinato fatto di sponsor e di belle immagini ritoccate che pubblicizzano prodotti (chiaro riferimento al consumismo esasperato) si stagliano, invece, immagini di derelitti, poveri, scene da vera tragedia greca “fiumi di sangue, aerei impazziti/ i carri armati/ -e gli uomini bomba!” (p. 17). Forte il tema sociale anche in “Solo un elenco” (p. 42) nella quale Paola Surano ricorda il clima rivoltoso, sessantottino, la propaganda femminista ma anche il clima di terrore degli anni ’70 “terrorismo, BR, gambizzati/ morti ammazzati, rapimenti/ avvertimenti” (p. 42). Segno di una Italia ormai distante e che, forse, in troppi hanno finito per dimenticare.

La silloge si arricchisce di quadretti paesaggistici multicolori dei quali ci sono dati anche le sensazioni che provengono dall’udito e dall’odorato: “Di luce di albe rosate/ e tramonti infuocati/ scrivo/ di colori e profumi/ che abbiamo conosciuto” (p. 23).

Paola Surano ci accompagna in un mondo che a una prima vista potrebbe sembrare triste e monocromatico ma che evidenzia, invece, il potere della speranza, la grandezza del sentimento e l’importanza di credere in noi stessi. Sono poesie che generalmente partono da uno sguardo attento ma critico nei confronti di una realtà abbandonata, in stasi (un giardino in inverno) o, diversamente da un evento in moto (una tempesta) per giungere però alla comprensione che il mondo è fatto di luci ed ombre, di gioie e dolori, donandoci così una stupenda esegesi delle nostre esistenze terrene. Il messaggio che ne fuoriesce è estremamente positivo: siamo padroni di noi stessi e siamo noi a contribuire al nostro destino: “Il mondo aspetta di essere inciso/ dall’orma dei tuoi passi” (p. 40) è il promettente invito che la poetessa fa a un bambino appena nato ma che, credo, si rivolga a ciascuno di noi, qualsiasi sia la nostra età o la nostra cultura.

Chi è l’autrice?

Paola Surano è nata a Busto Arsizio, dove ha svolto per trentacinque anni la professione di avvocato; in pensione dal 1 luglio 2011, continua a svolgere l’attività di giudice tributario presso la Commissione Tributaria Provinciale di Varese. Scrive poesie e racconti dagli anni del liceo classico e ha “avuto il coraggio” di togliere le sue poesie dal cassetto negli anni ’90, sulla spinta del gruppo “Scrittodonna” attivo presso il Liceo Pascal di Busto che pubblicava annualmente un “Agendario” dove venivano inserite poesie a margine dei giorni della settimana. Partecipa a vari concorsi di carattere nazionale, ottenendo lusinghieri riconoscimenti. Ha pubblicato tre raccolte di poesie “Alla luce di un’unica stella” (Ibiskos Editrice, 2000), “La vita in sottofondo” (Pensa Editore, 2011) e “I giorni, le ore” (Editrice Urso, 2012) e un libro di racconti “Nell’anima/nel mondo” (Oceano Editore, 2000).

a cura di Lorenzo Spurio

E’ SEVERAMENTE VIETATO RIPRODURRE E/O DIFFONDERE LA RECENSIONE IN FORMATO DI STRALCI O INTEGRALMENTE SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTORE.

Concorso Letterario Rivista “Segreti di Pulcinella”

in occasione dei festeggiamenti per i 10 anni dell’attività della rivista

organizza il

Concorso Letterario Rivista “Segreti di Pulcinella”

 

..festeggia i dieci anni della Rivista con noi!!!

 La rivista “Segreti di Pulcinella” è nata a Firenze nel 2003 per volere di Massimo Acciai e Francesco Felici. Si è sempre occupata delle varie branche della cultura: letteratura, saggistica, musica, pittura, filosofia ed ha sempre accolto a braccia aperte nuovi collaboratori, sparsi in tutta Italia e all’estero. Nel corso degli anni l’organigramma della redazione si è andato ampliando; sono state numerose le collaborazioni e le partecipazioni a questo progetto culturale. Sulla rivista hanno, inoltre, scritto penne famose quali Massimiliano Chiamenti, Mariella Bettarini, Federica Bosco, Monia B. Balsamello ed altri.

BANDO DI PARTECIPAZIONE

 

-1- Il concorso è aperto a tutti gli scrittori italiani e stranieri, purché presentino opere in lingua italiana. Composizioni in dialetto non verranno prese in considerazione.

-2- Il concorso è a tema libero e completamente gratuito.

-3- Il concorso si articola in tre sezioni:

SEZIONE A – POESIA: un solo testo, massimo 30 versi

SEZIONE B – RACCONTO BREVE: un solo testo, massimo 3 cartelle

SEZIONE C – SAGGISTICA: un solo testo, massimo 3 cartelle

 -4- Non verranno accettati testi che presentino elementi razzisti, pornografici, blasfemi o d’incitamento all’odio, alla violenza, alla discriminazione di alcun tipo.

-5- Gli autori si assumono ogni responsabilità in ordine alla paternità degli scritti inviati esonerando la rivista “Segreti di Pulcinella” da qualsivoglia responsabilità anche nei confronti dei terzi. Gli autori devono dichiarare di possedere a pieno i diritti sull’opera che presentano.

-6- Per partecipare al presente concorso, ciascun autore dovrà inviare le proprie opere e la scheda di partecipazione in formato digitale (in Word) compilate e scannerizzate all’indirizzo di posta elettronica segretidipulcinella@hotmail.it entro la data del 20 Gennaio 2013.

-7- Ciascun autore, nell’allegato contenente le proprie opere, deve inserire il proprio nome, cognome, indirizzo, recapito telefonico, indirizzo e-mail, la dichiarazione che l’opera è frutto esclusivo del proprio ingegno, la dichiarazione che l’autore ne detiene i diritti e l’espressa autorizzazione al trattamento dei propri dati personali ai sensi del D.lgs. n. 196/2003, compilando la scheda allegata al bando.

-8- La Commissione di lettura e valutazione dei testi è composta da una Giuria della quale fanno parte Massimo Acciai (direttore della rivista “Segreti di Pulcinella”, poeta e scrittore), Lorenzo Spurio (vice direttore della rivista “Segreti di Pulcinella”, scrittore, critico letterario e direttore della rivista “Euterpe”), Alessandro Rizzo (vice direttore della rivista “Segreti di Pulcinella”, scrittore e direttore della rivista “Le voci dell’Agorà” ), Iuri Lombardi (poeta, scrittore e redattore della rivista “Segreti di Pulcinella”), Annamaria Pecoraro (poetessa e redattrice della rivista “Segreti di Pulcinella”), Rossana D’Angelo (poetessa, scrittrice e redattrice della rivista “Segreti di Pulcinella), Ivana Orlando (poetessa, collaboratrice della rivista “Segreti di Pulcinella”), Adriana Gloria Marigo (poetessa), Cristina Vascon (poetessa),  Maria Lenti (poetessa, scrittrice, critico), Sara Rota (poetessa, recensionista).

Il giudizio della Giuria è definitivo e insindacabile.

-9- Il concorso è finalizzato alla pubblicazione di un’opera antologica che verrà pubblicata con codice ISBN per celebrare i dieci anni d’attività della rivista. Nell’antologia verranno pubblicati i testi dei primi tre vincitori di ciascuna sezione e di quelli di alcuni autori segnalati. L’antologia, inoltre, conterrà dei testi apparsi sulla rivista “Segreti di Pulcinella” durante questi dieci anni, per tracciare un po’ la storia della stessa e sottolineare le varie collaborazioni con la rivista tra cui testi degli organizzatori stessi del Concorso.

-10- E’ prevista una cerimonia di premiazione del concorso nella quale si festeggeranno i dieci anni d’attività della rivista. La cerimonia si terrà a Firenze in data e luogo da stabilirsi. Verranno proclamati un vincitore, un secondo e terzo classificato per ciascuna sezione. A giudizio della commissione giudicante, potranno essere segnalati anche altri autori. Al primo vincitore di ciascuna sezione verrà dato il diploma e una copia gratuita dell’Antologia. Ai secondi e terzi vincitori verrà dato il diploma e a tutti gli autori segnalati verrà dato diploma di segnalazione.

-11- L’Antologia potrà essere acquistata il giorno della premiazione – nella quantità richiesta- dietro ordinazione fatta alla segreteria della rivista oppure potrà essere acquistata online (i siti e i link per raggiungere il libro verranno poi forniti).

-12- Gli autori, per il fatto stesso di inviare le proprie opere, dichiarano di accettare l’informativa sulla Privacy ai sensi del D.Lgs. n. 196 del 30 giugno 2003.

-13- Gli autori, per il fatto stesso di partecipare al presente concorso, autorizzano la rivista “Segreti di Pulcinella” a pubblicare le proprie opere sull’antologia, rinunciando, già dal momento in cui partecipano al concorso, a qualsiasi pretesa economica o di natura giuridica in ordine ai diritti d’autore ma conservano la paternità delle proprie opere.

-14- Gli autori, per il fatto stesso di partecipare al presente concorso, accettano integralmente il contenuto del presente bando.

Per richiedere il bando in formato pdf comprensivo della scheda di iscrizione al concorso, scrivi qui:  segretidipulcinella@hotmail.it

“Le voci della memoria” di Anna Scarpetta, recensione a cura di Lorenzo Spurio

Le voci della memoria

di Anna Scarpetta

Ismeca Libri, Bologna, 2012

ISBN: 978-88-8810-039-3

Prezzo: 12 Euro

 

Recensione a cura di Lorenzo Spurio

 

La caratteristica principale di questa silloge di poesie di Anna Scarpetta, celebre poetessa di origini napoletane, sta nel fatto che l’origine della gran parte delle sue liriche si collochi nel ricordo del passato, di alcuni momenti comuni e rituali che appartenevano a una sua età passata. Questo ricordo, palpabile pagina dopo pagina, a tratti trasfonde una sensibilità nostalgica e quasi crepuscolare, altre volte, invece, è il motivo d’indagine sociale del presente. La prima poesia raccolta nella silloge, “Le voci della memoria”, quella che dà il nome all’intero libro, ci inserisce subito in questa dimensione: il ricordo è forte e sempre vivo “ad ogni stagione, ogni amaro inverno, sempre” (p. 9). Il ricordo, sembra suggerire la poetessa, ci appartiene sempre, anche quando non ne siamo consapevoli ed è la somma di tutti i ricordi, di quelle pietre preziose, che danno senso al nostro esistere.

“Io sono qui” si configura come una sorta di preghiera laica nella quale Anna Scarpetta sottolinea l’importanza del hic et nunc: sono qui ora, penso, rifletto, mi faccio domande, considero il nulla, vaglio il mistero, sempre consapevole di quella cosa che ogni secondi si autodistrugge, il tempo. E’ questa una presenza costante nelle poesie di Anna Scarpetta: il tempo presiede ed osserva tutto, invisibile e a volte impercettibile e, come la morte –che poi è la fine del tempo-, è un’entità che ci rende umani e tutti uguali: “così tu, alla fine, tempo/ sei uguale per tutti dovunque” (p. 11).

Le liriche della poetessa ci consegnano una poesia vivida e riflessiva, solo a tratti filosofica, di semplice lettura, frutto di un’attenta e continua analisi dell’inconscio di una donna ricca dentro, consapevole del trascorso del tempo e che ha fatto e fa tesoro dei momenti passati, per imprimerli sulla carta. E’ un tentativo, questo, di affrescare la vita anche se – come sostiene lei stessa- “ci vorrebbe un’altra vita/ per capire cos’è la vita” (p. 12).

Anna Scarpetta è una donna che non rifugge il passato, né che ci ha litigato, ma che ci dialoga, lo interroga e lo richiama quasi che esso fosse lì, personificato, davanti ai suoi occhi. E’ un passato fatto di gioie e dolori, come quello di ognuno di noi ma che in più punti appare come una grande mamma che accoglie, riscalda, protegge con la sua “calda memoria” (p. 14).

Un interessante omaggio e lode al nostro paese è contenuto in “Italia bella patria” dove si fa riferimento alla grandezza del popolo italiano e dei suoi uomini illustri. Il canto dell’inno è –forse- il momento in cui l’Italia si riscopre fiera della sua italianità; per la Scarpetta l’Italia è “bella e sospirosa” (p. 18), segno forse che c’è qualcosa negli italiani che provoca disinteresse, tormento, affanno e credo non sia errato leggere in questa caratterizzazione un riferimento alla presente crisi economica, causa di tanti disagi sociali. E’ infatti forte il tema sociale in “Soffrono i bambini del mondo”, un canto accorato dai toni cupi e mesti che parla di bambini orfani, soli, non amati, abbandonati, affamati, che la poetessa affida nelle mani della Madre: “avvolgi e consola” (p. 21). Nella figura della Madre va vista la Vergine, la nostra madre celeste ma anche la Madre Terra, la divinità precristiana che si identificava con la Terra e ogni manifestazione attiva nella natura.

Scorrendo da una poesia all’altra la poetessa mantiene un dialogo continuo con il dio Chronos “con il suo sguardo regale di marmo” (p. 23)

La Scarpetta è una donna che dà tutto alla poesia e che, al tempo stesso, da essa riceve tutto. La poesia è fonte di conoscenza del mondo e di noi stessi, dà senso alle cose ma sa anche “lenire in silenzio e quietare il dolore/ di chi si accusa con colpa e patisce” (p. 24).

Nella bellissima poesia “Chi siamo noi” la poetessa risponde che siamo dei sognatori, dei lavoratori, delle anime sensibili. Siamo ammassi di memorie, eredi del passato, viaggiatori.

In “Verranno tempi migliori” si respira, forse, l’atmosfera più ottimista e speranzosa dell’intera silloge: la poetessa intravede tempi più felici e prosperi per tutti che saranno capaci di soprassedere alle logiche materialistiche e personalistiche dell’oggi (narcisismo, consumismo) attraverso la fede, unica vera arma di salvezza. In “Il tempo  è di Dio”, Anna Scarpetta ci ricorda che il tempo non è nostro ma che “è innanzitutto di Dio” (p. 32) e che ci è dato sotto forma di un regalo. C’è l’implicito avvertimento a non sprecarlo, a dargli il giusto valore e a utilizzarlo bene. Rallentamenti, ellissi, retrospezioni, acceleramenti sono segni dell’utilizzo umano del tempo mentre il Signore ce lo ha affidato come una materia bianca, compatta e unica.

La poetessa è talmente coraggiosa di prevedere anche uno scenario futuro che la riguarderà nella poesia “Quando vacillerà la mia memoria”: quando la memoria verrà meno – e con essa tutti i vari ricordi- allora non sarò niente ed avrò perso tutto; in un’altra poesia osserva “voglio ricordare tutto, senza azzerare mai nulla”.

Degna di nota la poesia che Anna Scarpetta dedica ad Anna Frank, la povera ragazza olandese nascostasi con la sua famiglia nell’appartamento di Prinsengracht  ad Amsterdam per vari mesi prima di essere scoperta e mandata in un lager. Con un ricco complesso aggettivale, la Scarpetta ripercorre i vari momenti dell’esistenza della ragazza, dalla giovinezza spensierata e felice mai avuta che, in altri contesti, le avrebbe di sicuro consentito di sviluppare una vita di soddisfazioni e di gioie terrene.

Grazie ad Anna Scarpetta per questo bellissimo percorso che ci fa fare. La sua scrittura ha un leggero andamento narrativo, quasi che il verso le stia un po’ stretto per raccontarsi. E’, infatti, una donna che ha tanto da narrare e da donare – tramite la scrittura – agli altri.

Chi è l’autrice?

Anna Scarpetta è nata nel 1948 a Pozzuoli (Na). Si è poi diplomata Perito ragioniere a Napoli, dove ha vissuto molti anni e dove ha studiato presso la Scuola di recitazione e spettacolo di Napoli. Ha lavorato a Milano presso la Rete Ferroviaria Italiana ed attualmente risiede a Novara. Si è sempre dedicata alla poesia, narrativa e saggistica. Ha collaborato con numerose e prestigiose riviste culturali, è stata presidente onorario per la Città di Napoli del MOPEITA (Movimento per la diffusione della poesia in Italia), è membro Honoris Causa a Vitae del Centro divulgazione Arte e Poesia; ha ottenuto numerosi riconoscimenti e prestigiosi premi in molti concorsi letterari. E’ presente in numerose Antologie di poesia contemporanea e ha già pubblicato Poesia (liriche, Ed. Gabrieli, 1985), Frantumi di tempo (poesie, Ed. Lo Faro, 1991), L’altra dimensione della vita (poesie, Ed. Libroitaliano World, 2004).

 

A cura di Lorenzo Spurio

 E’ SEVERAMENTE VIETATO RIPRODURRE E/O DIFFONDERE LA PRESENTE RECENSIONE IN FORMA INTEGRALE O DI STRALCI SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTORE.

In uscita “Nella terra della nuvola bianca” di Sarah Lark

Sarah Lark

Nella terra della nuvola bianca

Sonzogno, pp. 511, € 18.50

 

Il 13 giugno arriva finalmente in Italia, in libreria e in ebook, il primo romanzo di Sarah Lark, autrice della saga ambientata in Nuova Zelanda che ha conquistato il pubblico tedesco, con oltre un milione di copie vendute, e da un anno è in vetta alle classifiche spagnole.


Per cominciare a “viaggiare con la mente e con il cuore” (Brigitte) in questa terra incantata, Sonzogno regala ai suoi lettori un’anteprima ebook, che contiene un estratto del libro, un’intervista all’autrice e un’affascinante selezione fotografica della Nuova Zelanda. Per scaricarlo gratis clicca qui

La stampa europea ha definito Nella terra della nuvola bianca

“La storia senza tempo di una straordinaria amicizia al femminile. L’affresco vibrante e accurato di un’epoca in bilico tra tradizione e modernità” – El País
“Una saga epica e romantica sulla cultura dei Maori e la colonizzazione della Nuova Zelanda”  – Der Spiegel

“La migliore letteratura di viaggio: da assaporare durante le vacanze” – Nurnberger Nachrichten

E tu che ne pensi? Segui il romanzo su Facebook e condividi la tua esperienza con gli altri lettori!

Le montagne svettavano oltre le nubi, sembrava che fluttuassero in un ovattato candore. Si racconta che i primi uomini ad arrivare in canoa dalla Polinesia si trovarono di fronte a questa stessa visione. Per questo il nome maori della Nuova Zelanda è Aotearoa, la Terra della nuvola bianca.

Intorno a me ampi paesaggi di infinita bellezza, ma a tutta questa magnificenza manca un centro che porti luce e amore nella mia vita. Sì, vorrei una donna pronta a intrecciare il suo destino con il mio. Potreste essere voi questa donna?

Londra, 1852. Due giovani donne diversissime tra loro ma accomunate da una grande senso dell’avventura e dalla passione per la libertà, si imbarcano dirette in Nuova Zelanda e ben presto stringono un’amicizia destinata a durare per sempre. Per entrambe questo è l’inizio di una nuova vita come future spose di due uomini che non conoscono ma che rappresentano per loro un sogno di emancipazione e di romanticismo. Gwyneira, di origini nobili, è promessa al figlio di un magnate della lana mentre Helen, istitutrice di professione, ha accettato la proposta di matrimonio di un contadino. Gwyneira e Helen seguono il loro destino in una terra che ha i colori e i profumi del paradiso. Ma riusciranno davvero a trovare l’amore e la felicità dall’altra parte del mondo?

Sarah Lark ha lavorato per molti anni come guida turistica e ben presto si è innamorata della Nuova Zelanda che l’ha stregata con i suoi paesaggi dalla bellezza quasi irreale. Nella terra della nuvola bianca, il suo romanzo d’esordio, è il primo libro di una saga in cinque episodi che ha come palcoscenico la favolosa terra dei maori.

“Ritorno ad Ancona e altre storie” di Lorenzo Spurio e Sandra Carresi, recensione a cura di Santina Russo

 “ RITORNO AD ANCONA E ALTRE STORIE”

di Lorenzo Spurio e Sandra Carresi

Recensione di Santina Russo

“Ritorno ad Ancona e altre storie” è una raccolta costituita da tre racconti, tre storie diverse, protagonisti diversi accomunati da sentimenti di insicurezza, di emozioni spesso travolgenti e inspiegabili, a volte illusorie ma, non per questo, prive di valore.  Storie di  uomini e donne comuni che rappresentano l’universalità degli eventi quotidiani e abituali che possono capitare a chiunque, portando il lettore ad immedesimarsi in maniera del tutto naturale nei personaggi delle storie che legge.

Le storie sono intercalate in contesti narrativi e descrittivi caratterizzati da un’accuratissima attenzione al dettaglio, al particolare. Sono dettagliatamente e accuratamente descritti non solo le ambientazioni geografiche ma anche, e soprattutto, le analisi introspettivi dei personaggi, il travaglio delle loro emozioni spesso soffocate, altre volte vissute pienamente, ora con timore e titubanza, ora con ardore e impulsività.

Nel primo racconto “Telefonate anonime” i protagonisti sono figure femminili, una giovane donna e sua madre, ed è quasi impossibile per una donna non riconoscersi in almeno una di queste donne o delle situazioni che vivono in questo racconto.

La narrazione inizia con un accento noir, un alone di mistero avvolge la giovane protagonista Giada, preoccupata dalla ricezione continua e scandita da un preciso ritmo temporale, di telefonate anonime. Dopo una serie di eventi che, per certi aspetti, possano sviare il lettore portandolo a ipotizzare conclusioni azzardate sul mistero delle telefonate, la soluzione dell’enigma si rivela del tutto inaspettata e inusuale. Dietro la cornetta non c’era, come di solito si pensa, qualcuno che cercava di colpire, di spaventare, di fare del male ma una persona colpita e spaventata a sua volta, che cercava il bene.

Nella storia intervengono anche diverse figure maschili, alquanto controverse. Uomini legati alle due donne protagoniste da un rapporto ambiguo, come quello di Giada con il brillante avvocato del quale al primo sguardo s’invaghisce; da un rapporto svanito molto tempo fa e improvvisamente riemerso in forme del tutto inattese, come quello dei genitori di Giada e infine, da un rapporto nato quasi per una forzatura del destino che pone Giada di fronte a Jacopo.

Il secondo racconto “Ritorno ad Ancona” vede come protagonista Rebecca, una donna matura ma ancora piacente, che sfugge alle pene vissute a causa del divorzio, cercando un po’ di pace e di relax a Ischia.  In una cornice pittoresca descritta con l’ormai tipica ricercatezza e cura del particolare, l’incontro con il dottor Vincenzo Pistola avviene in maniera del tutto casuale, come capita spesso in vacanza di imbattersi in persone nuove.  Dall’incontro alla passione travolgente passa ben poco, Rebecca inspiegabilmente si concede ad un uomo quasi sconosciuto che la intriga e la conquista per la sua gentilezza e pacatezza. Il rapporto si fa profondo, nonostante il pochissimo tempo a disposizione, all’attrazione fisica si aggiunge ben presto la consapevolezza di un sentimento che va al di là del piacere. Il ritorno ad Ancona, dopo la breve ma intensa vacanza, costituisce per Rebecca un ritorno alla realtà, un ritorno alla quotidianità. Rebecca ha vissuto un duplice viaggio, uno fisico che l’ha portata prima ad Ischia e poi ad Ancona, dove ha fatto ritorno ed uno sentimentale che dal naufragio del divorzio con il marito l’ha portata ad esplorare nuovi orizzonti. Sarà, quest’ultimo, un viaggio senza ritorno?

Il terzo racconto “Un cammino difficile” porta un titolo alquanto emblematico. E’, fra tutti, il racconto più sofferto, a tratti anche commovente. Protagonisti anche qui uomini e donne comuni, con i loro difetti e i loro pregi. Alberto ed Eva s’innamorano, si sposano quasi subito e il forte desiderio di famiglia li porta ad adottare due bambini di origine russa. Ben presto, però, Alberto va via da casa, soffocato dalle nuove responsabilità di padre, lascia Eva e i bambini, sentiti più come un peso che come un dono.  In questo racconto affascina molto l’introspezione psicologia di Eva, una donna che ama di un amore incondizionato e smisurato. Eva è l’amore, la tenacia, la maturità; Alberto è l’egoismo, la frivolezza, l’immaturità.

Gli autori, non a caso, hanno scelto il titolo del secondo racconto per intitolare tutta la raccolta: “Ritorno ad Ancona”. In effetti, tutte le storie alludono in qualche modo al viaggio, in ciascuna storia i protagonisti affrontano un viaggio, non solo fisico ma soprattutto sentimentale. Viaggia molto Giada per lavoro da Firenze a Roma, il viaggio la porta a fare nuove conoscenze, ma sarà soprattutto un viaggio a ritroso nel tempo a sconvolgere la sua quotidianità, un viaggio in un passato che le è del tutto ignoto.

Viaggia Rebecca, per la sua vacanza ad Ischia. Viaggiano Alberto ed Eva, insieme, quando si recano in Russia per incontrare i bambini che adotteranno come loro figli, ma il “cammino difficile” è quello svolto da Eva che da sola si fa carico delle proprie responsabilità per crescere, educare ed amare i suoi figli, ed è quello svolto da Alberto quando lotta contro la sua malattia.

Una narrazione semplice e lineare, impreziosita da dettagli minuziosamente descritti, assicura al lettore una lettura piacevole e rilassante. Alla fine si ha quasi l’impressione di aver letto nei diari di questi personaggi, che hanno confidato i loro sentimenti al lettore, il quale non può non sentirsi partecipe dei loro eventi.

 

a cura di SANTINA RUSSO

http://www.santinarusso.com/Ritornoancona612.htm

E’ uscito “Pensieri minimi e massime” di Emanuele Marcuccio, una raccolta di aforismi

Il poeta palermitano Emanuele Marcuccio, dopo la silloge “Per una strada” (Ravenna, SBC Edizioni, 2009) torna con un nuovo pregevole lavoro. “Pensieri minimi e massime”, edito da Photocity Edizioni è una corposa raccolta di aforismi, la maggioranza dei quali vertono sulla poesia.

L’opera è arricchita da una Prefazione a cura di Luciano Domenighini e una postfazione a cura di Lorenzo Spurio.

CLICCA SULL’IMMAGINE CHE SEGUE PER ACQUISTARLO.

“Qualche lontano amore” di Carla De Bernardi, recensione a cura di Lorenzo Spurio

Qualche lontano amore

di Carla De Bernardi

Ugo Mursia Editore, 2011

ISBN:  978-88-425-43701-

Prezzo: 16,00 Euro

 

Recensione a cura di Lorenzo Spurio

 

 “Pensava che l’amore fosse complicato e a volte faticoso e che potesse essere coraggioso, delicato, devoto, ingenuo, impavido, impertinente, irresponsabile, irriverente, paziente, puro e naturalmente anche impuro, sincero, sfacciato… Chi più ne ha più ne metta. Ma pensava anche che fosse violento. Non perché usa la forza, ma perché esercita un potere, il potere di uno sull’altro.” (p. 101)

La narrazione si apre con un prologo in cui ci vengono narrati piccoli episodi che fanno riferimento all’infanzia della piccola Clara, una tipa ribelle, poco considerata nell’ambiente familiare, il cui unico motivo delle sue “marachelle” era quello di poter essere presa un po’ in considerazione. E’ un’infanzia difficile, fatta di privazioni e di castighi insensati (come la sadica punizione della sorella Elisabetta) e addirittura anche la sua festa di compleanno, che dovrebbe essere il giorno più bello per la ragazza, finisce per diventare una sterile e insignificante “festa di adulti” (p. 14). A questa infanzia poco felice segue un’adolescenza altrettanto traumatica, fatta di amori difficili, allontanamenti e momenti di cupa solitudine e l’autrice subito sottolinea – un aspetto che poi avremo modo di verificare noi stessi durante la lettura del romanzo – che “L’amore per lei era la cosa più importante, tutto il resto contava poco” (p. 11).

Il primo capitolo continua la retrospezione del prologo e ci conduce in Egitto, nell’anno 1959,  anno di importanti cambiamenti storico-politici che pure l’autrice tratteggia per caratterizzare la società del momento ma l’aspetto centrale di questa parte del romanzo è di certo la presentazione di Juan, “alto, sorridente, forte, ma con un’espressione piena di dolcezza” (p. 42), l’amico-amante di Clara con il quale riesce a concedersi dei momenti, pur sapendo che lui una famiglia ce l’ha già. E’ da questo punto che la narrazione prende una piega diversa per confluire su temi quali la lontananza, la mancanza dell’altro, la durevolezza dell’amore, l’adulterio, lo struggimento di chi, solo, preferisce compiere un gesto estremo. Nel romanzo, così, prendono forma due diverse forme d’amore: quello matrimoniale, cristiano, vincolo saldo di responsabilità e di doveri e quello autentico, spontaneo, senza vincoli di nessun tipo ma adultero, segreto, in contrasto con il primo che l’autrice definisce “un amore fervido, un amore di frontiera” (p. 49).

Poi man mano veniamo a conoscenza di nuovi tasselli della vita della protagonista: il suo matrimonio con un uomo più grande di lei di brevissima durata e l’arrivo nel 1978 (con tanto di riferimenti storico-politici all’anno in questione) di un figlio, Giovanni; “tutto sarebbe stato diverso, da adesso in poi, adesso che c’era Giovanni” (p. 69), osserva la protagonista quasi rinata da quel rito di passaggio che è la Vita. Istinti autolesionistici e isolamento caratterizzano la fase adolescenziale di Giovanni che reca una vera e propria pena in Clara che, in ultima battuta, fa una sorta di fioretto promettendosi di intraprendere il Cammino di Santiago. Il Cammino di Santiago è un cammino religioso che parte dal sud della Francia (il camino francés) per arrivare sino alla capitale della Galizia, Santiago di Compostela, dove il corpo dell’apostolo Giacomo è conservato in una maestosa cattedrale barocca.

La narrazione prosegue incalzante tanto da generare nel lettore solidarietà, vicinanza e amicizia nei confronti del personaggio di Clara che, dopo tante pagine, abbiamo imparato a conoscere bene ed accolto nelle nostre case. Lo stile lucido e attento, la narrativa spigliata e cadenzata nell’utilizzo di appropriati sistemi di aggettivazione, rende il romanzo avvincente e di taglio completamente contemporaneo. Durante la lettura cerchiamo di immaginarci se dietro al personaggio di Clara si celi in realtà la stessa autrice dell’opera e, senza doverci sforzare troppo a trovare la risposta, è lei stessa che nei Ringraziamenti osserva: “Spero che capiscano che Clara non sono io. Almeno, non sempre..” (p. 203). Complimenti all’autrice per aver mantenuto questa narrazione sino alla fine a metà tra vita e letteratura, tra realtà e finzione.

Carla De Bernardi scrive dell’amore: di come lo pensiamo, di come lo vorremmo, di come è in realtà, trasponendo sulla carta una serie di flussi di coscienza della protagonista Clara (che, curiosamente, è l’anagramma del nome stesso dell’autrice). L’adulterio e i momenti d’amore clandestini di alcuni personaggi che l’autrice descrive non hanno niente di amorale o di spregevole ma, anzi, sono particolarmente autentici e credo – mia personale osservazione – specchio di molte nostre storie d’oggi.

Leggendo l’opera ho avuto l’impressione che l’autrice si sia dedicata principalmente a rappresentare un mondo alto-borghese fatto di feste, incontri, aperitivi, descrivendo uno scenario di mondanità e opulenza che, di contro, poco ha a che vedere – a mio modesto parere – con l’esistenza pratica dell’uomo (il lavoro, le sue preoccupazioni, il suo impegno materiale nella vita di tutti i giorni). Ma questo è il trampolino di lancio di questa narrazione che fa del viaggio (la partenza, il ritorno, il weekend lontano da casa, la gita fuori porta, la visita di una città) uno dei temi centrali dell’intero romanzo. Con questa narrazione Carla De Bernardi ci fa viaggiare per le città italiane ed europee, assaporare vini tipici di zone regionali, respirare l’aria di mare o sentire il calore di una giornata d’estate trascorsa in compagna. Onnipresenti e interessanti i riferimenti alla storia, alla politica, al mondo della musica, della lirica, della letteratura e dei complessi architettonici italiani ed europei. Un viaggio, questo che ci propone Carla De Bernardi, che deve assolutamente essere fatto!

BOOK TRAILER:

 Chi è l’autrice?

Carla De Bernardi è nata ad Alessandria d’Egitto e ha trascorso l’infanzia a Parigi. Vive a Milano, dove svolge l’attività di fotografa specializzata in ritratti e foto di interni, esposti in numerose mostre nazionali e internazionali. Ama camminare sulle strade degli antichi pellegrinaggi medievali e ha percorso la Via Francigena, il Cammino Aragonese, il Cammino di Santiago e il Cammino di Assisi, sui quali ha pubblicato con Mursia Contare i passi (2010) e Tutte le strade portano ad Assisi (2011). Scrive di viaggi per il web magazine www.stileedintorni.it, di cui è vicedirettore, e su diversi blog della comunità dei pellegrini e dei camminatori.

a cura di Lorenzo Spurio

E’ SEVERAMENTE VIETATO RIPRODURRE E/O DIFFONFERE LA PRESENTE RECENSIONE IN FORMA INTEGRALE O DI STRALCI SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTORE.

“I giorni, le ore” di Paola Surano, recensione a cura di Sandra Carresi

I giorni, le ore 

di Paola Surano

Avola, Ciccio Urso Editrice, 2012

Recensione a cura di Sandra Carresi

Definirei la poetessa, Paola Surano, una farfalla, delicata e colorata. Di innata raffinatezza ed eleganza.

Un intreccio di emozioni, tramutate in versi, sempre nel pensiero gentile e pacato che fa parte della sua personalità.

Trovo stupenda la sua poesia – I giorni – perché la ritrovo in ogni rigo che l’inchiostro ha scritto,

sul suo sentire e sul suo essere, (…giorni intrisi di antica saggezza, insensata stupidità, colorati di gioia, grigi d’angoscia, illuminati di speranza… e nonostante, viviamo).

Una velata malinconia, qualche rimpianto, e la solitudine, tuttavia, il suo sguardo va oltre e si sofferma su ciò che la circonda o le passa accanto, come…( lo stupore di un bambino che guarda affascinato una farfalla posata sul muro caldo di sole) –La FarfallaSulMuro –

Di animo nobile e gentile, ascolta ed accetta in silenzio …(quei mementi, nella vita in cui ti senti come un giardino in inverno) – Come in un Giardino in Inverno- eppur, Ella, sa cogliere e gioire di quel sempreverde imperlato di brina, perché la sua educazione, il suo essere, la sua sensibilità, le hanno insegnato a saper vedere, riflettere e gioire sulla bellezza della Vita sapendo sempre guardare  oltre, fino a scorgere lo sprazzo di luce.

La sua passione per il Jazz è notoria, tanto da poetare – Serata Jazz – e non faccio per niente fatica ad immaginarla piacevolmente affascinata , trasportata, rapita da questa musica che le colora le guance e le fa battere le mani.

Il suo poetare è rivolto anche all’Uomo della strada, allo sconosciuto, al Clochard – In Morte di un Clochard – sapendo trovare la bellezza anche in quel Mondo …(hai goduto di tutto e di niente del filo di fumo del falò che ti scaldava d’inverno, d’un fiore sbocciato, d’una stretta di mano…) quel Mondo così lontano dal suo modo di essere e di vivere, eppure colto e trattenuto nella sua mente, nel cuore, fino a portarlo sulla carta.

E l’Amore…., degli anni verdi che hanno dato, come a tutti, le pene al cuore, e dove oggi, in questa età matura e consapevole, riaffiora vivo il ricordo, tenendo stretta con tenerezza, la quindicenne innamorata. – Di Amori Acerbi –

Forse colgo un piccolo rimpianto: in un comportamento sempre sobrio e contenuto, a volte, la voglia di – gridare – avrebbe reso giustizia ai malesseri del cuore, oppure, anche sedersi sui marciapiedi della stazione, girare il mondo con zaino e autostop, avrebbe potuto rompere quella sobrietà un po’ rigida e severa. – Vorrei Aver Voluto –

Ma non sarebbe stata: Paola Surano.

Il pensiero sulle fatiche ed i comportamenti del Mondo, è un pensiero che accompagna l’autrice in molte sue poesie – Pensieri D’Africa – E se Tu chiedessi Un Giorno – la rende speciale e sensibile in un continuo lavoro che Ella con coraggio si impegna a portare avanti sempre e comunque.

Una bella farfalla che non ha paura, volando, di spezzarsi le ali.

a cura di Sandra Carresi

E’ SEVERAMENTE VIETATO RIPRODURRE E/O DIFFONDERE LA PRESENTE RECENSIONE IN FORMATO DI STRALCI O INTEGRALMENTE SENZA IL PERMESSO DA PARTE DELL’AUTRICE.

Marisa Paredes e Fabrizio Giufini, recital a due voci

giovedì 14 giugno, ore 21.00


Recital a due voci
MARISA PAREDES e FABRIZIO GIFUNI

LA NOCHE ESPAÑOLA

Da Cervantes a Borges, da Lope de Vega a Marías, da Lorca a Vila-Matas,
testi, poesie, scritti e pensieri: i viaggi italiani di scrittori in lingua spagnola

Voce narrante Ernesto Ferrero
Regia Volker 
Schlöndorff

Ingresso: intero € 8 ridotto € 5
Prevendite presso Cinema Teatro ODEON, Circuito Box Office

Uno dei momenti più importanti del Festival degli scrittori, che si terrà a Firenze dal 13 al 15 giugno, è la serata dedicata alla letteratura in lingua spagnola, dal barocco ai giorni nostri, che vede sul palco dell’Odeon due protagonisti eccezionali, Marisa Paredes e Fabrizio Gifuni. Il recital, costruito come un lungo dialogo fra testi e poesie, ci mostra un’Italia vista dagli scrittori: dalla Roma picaresca di Delicado e Quevedo agli aforismi di Cervantes, in un racconto che tocca le più importanti città del nostro paese, dallo stile barocco di Álvarez de Toledo alla comicità ambientata in terra siciliana di Lope de Vega, dalle parole poetiche di Alberti e Lorca alla narrativa di Valle Inclán, per arrivare alle riflessioni letterarie più vicine nel tempo di Borges, Marías e all’inedito omaggio ad Antonio Tabucchi di Vila-Matas, dal titolo Me llamo Tabucchi, como todo el mundo. ParedesGifuni e Schlöndorffin un unico evento dunque il fascino dell’attrice prediletta di Almodóvar, lo straordinario interprete di Aldo Moro, e il regista del Tamburo di latta, Palma d’Oro al 32° Festival di Cannes.

Alcuni ospiti del Festival: Emmanuel Carrère, Jenny Erpenbeck, Damon Galgut, Jón Kalman Stefánsson, Enrique Vila-Matas, Bruno Berni, Michael Ondaatje, Roberto Bertinetti, Andrea Bajani, Elena Stancanelli, Chiara Valerio, Stefania Scateni, Roberto Andò, Alessandro Zaccuri, Vanni Santoni, Elisabetta Rasy, Gianluigi Ricuperati, Kiran Desai, Ernesto Ferrero, Alberto Manguel, Björn Larsson, Andrea Landolfi, Alberto Castelvecchi e Claudia Zonghetti.

La noche española è l’unico incontro del Festival con biglietto d’ingresso, gli altri incontri sono a ingresso libero.

Ufficio stampa:
Davis & Franceschini  +39 055 2347273 –  davis.franceschini@dada.it – www.davisefranceschini.it
http://www.facebook.com/pages/Festival-degli-Scrittori-Premio-von-Rezzori/130543643690351

Un sito WordPress.com.

Su ↑