N.E. 01/2023 – “Le tragedie a son pì parëssante ancheuj che ’n sle stagere d’Atene”, poesia di Dario Pasero

Poesia nella parlata piemontese della zona centrale del saluzzese (nord-ovest della prov. di Cuneo)

Malfé tiré a nent ij dëscambi dl’asar

dj’anlev dësparì an sle stërnìe, pèj d’Alcesti,

tragedie an quatr part sensa sërvan nì drama,

dëstin dij cap ëd chité le soe marche

an minca maginativa ’d cacam e ’d savant

tan’ dësleivà ’nt soa ment da chërde d’avèj

ant lor midem na cocarda archincà d’ipse dixit,

goliard am parëss ës nòst temp giumai patàu

ëd purità e ’d coefin divòt ëd sauteri

Im ëspërfondo darera dla coefa dle Grande

a deurve sensa gena la vrera dël temp, istess

d’una pata ch’as plongia ant un tompi ’d cassin-e

për arporté a la ment le listòrie ’d magàu e fitàire.

Le tragedie sono più presenti oggi che sui palcoscenici d’Atene

Difficile azzerare gli scambi della sorte/ degli allievi perduti sui selciati, come Alcesti,/ tragedie tetralogiche senza satiri né drammi,/ destino degli eroi di lasciare le proprie orme/ nell immaginario comune di sapientoni e di intellettuali/ dal cervello talmente sciolto da credere di avere/ in se stessi una coccarda ornata di ipse dixit;/ bulimico mi appare questo nostro tempo privo ormai/ di catarsi e di veli pietosi di salteri// Mi sprofondo dietro il velo delle Nonne/ per aprire senza paura l’imposta del tempo, come/ uno straccio che si bagna in un abisso di cascine/ per riportare al ricordo le storie di bidenti e fittavoli.

*

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N.E. 01/2023 – “Scrivo le mie parole”, poesia di Gabriella Paci

Scrivo le mie parole perché non

si perdano nel vento della dimenticanza

e perché qualcuno le respiri 

e ne faccia ossigeno per i giorni

senza aria nel chiuso della mente.

Scrivo le mie parole per specchiarmi

nel riflesso iridescente che tracima

dalla pagina dove si annidano in

perfetto dedalo di stelle e tempesta

emozioni pescate nella rete  della

anima che  preme per farne voce

a  dire che siano conchiglie sulla battigia

a ricordo di ciò che sta dentro il mare.

Scrivo le mie parole per farne un diario

dove i giorni non volino via come

foglie nel calpestìo di frettolosi passi

ma per poter leggere ancora pensiero

che sia segno di ore vissute altrove

alla ricerca di approdi sperati e di lotte

nella conquista di un tempo che sfugge

e per potermi specchiare nella vita …

ancora …. ancora.

*

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N.E. 01/2023 – “Un fiammifero nel buio” di Giuseppe Napolitano

Non va in pensione (il poeta)

ma nemmeno in ferie – lavora

ostinato al suo compito: dare

luce (un fiammifero nel buio!)

a chi non sa come godere dei giorni

il bene delle ore che nell’ombra

indifferente svaniscono perdute

Artigiano paziente si accontenta

di oggettini che sappiano stupire

lo sguardo pigro di chi vive l’abitudine

e incontentabile vorrebbe nuovi giochi

A quale prezzo e ristoro di un momento

che in punta di parola si apre un varco

e traguarda un nuovo limite alla vita.

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N.E. 01/2023 – “Restare”, poesia di Alessandro Monticelli

Restare nelle crepe delle cose

dove entra la luce

nelle cicatrici

dove trovano riparo le verità.

Restare nel sedimentare e nel redimere

nell’impossibilità del perdono

nella forza residua e testarda

di un antico suono.

Restare in quel vissuto

intenso, denso, assoluto

che è l’inizio di ogni cosa

In chi ti somiglia non negli occhi

Ma nel respiro.

Restare come destino

per chi custodisce come reliquie

avanzi di cibo e di vino.

Restare per avvertire il petricore

Una domenica mattina

sotto un cielo di teatro e di stupore

affacciato su questo nulla

E costretto all’essenziale.

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N.E. 01/2023 – “c’è stata battaglia”, poesia di Ugo Mauthe

una pagina m’ha colpito

una m’ha bruciato

a un’altra m’arrendo

mai che sia il contrario

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N.E. 01/2023 – “Una voce come il vento”, poesia di Sandra Manca

Una voce come il vento

tra il ferro, si leva

da notti insonni, ti chiama

per nome nella sua canzone

di mezza età; la segui.

Immaginandola donna la senti

posarsi sulle tue labbra,

vorresti trattenerla

in un bacio proibito,

sino al mattino.

Vorresti raccontare

di quella nebbia sugli occhi,

dei fantasmi che ti chiedono

di cantare, con la loro voce,

un altro destino.

Poi l’eco tace, sul letto disfatto

e di quel bacio resta un brivido,

immaginario, e un diario.

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N.E. 01/2023 – “Pagine”, poesia di Lucia Cristina Lania

 Davanti a me pagine bianche

 percepisco cuore e anima discorre tra loro

 la mia mente ben comprende le parole…

 d’improvviso scrivo

 intingo la penna nel fluire del mio io.

 Scorre l’inchiostro

 trasluce tra sillabe e consonanti

 tornano i ricordi il presente è nuova realtà

 le illusioni restano sospese

 il domani è chimera

 così prendono vita i versi

 foglio dopo foglio

 il libro si anima…

 la scrittura fluisce nell’ora

 resterà impressa per il futuro

 nell’andare verso chi leggerà.

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N.E. 01/2023 – “La tua voce”, poesia di Antonietta Langiu

Echi di antiche nenie

suoni slabbrati

che si rincorrono all’infinito belati lontani che rimbalzano tra i graniti arroventati

e la tua voce che si perde nelle pieghe dei ricordi.

L’ho cercata invano

nei meriggi di silenzio

nelle notti senza luna.

L’ho cercata

nello strappo delle fughe nello smarrimento dei ritorni.

Sempre, nella solitudine lacerante tra il restare e il fuggire,

solo la tua voce io cercavo. La tua voce perduta e lontana

nei meandri bui della mia anima.

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N.E. 01/2023 – “Catarsi”, poesia di Izabella Teresa Kostka

Non so ove alloggia il mio pensiero,

svolazza,

varcando le umane frontiere,

alberga nelle stanze di tante presenze,

viaggia sui convogli della metropolitana.

Vive,

nutrito di poesia,

un fanciullo ribelle senza legami,

aleggia tra i volti multicolore

ignorando la fede e le antiche bandiere.

Odo il suo richiamo.

Concedo le membra alla dolcezza,

a un tocco soave d’ispirazione,

m’accompagnano in questa strana crociera

verso le coste prive di nome.

Le lande di ogni nazione

sconosciute al pianto di desolazione,

l’isole della scrittura.

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N.E. 01/2023 – “Ricordi”, poesia di Gian Luca Guillaume

Dal riflesso dell’armadio a specchio

un fascio di luce polverina

indorava la libreria in stile di papà,

le ante in vetro a riparare libri vetusti e recenti:

il sensuale D’Annunzio, il perfido Aretino,

il sempre giovane Rimbaud, l’avventuriero Conrad,

l’intramontabile Camilleri, l’oscuro Moresco e tanti altri,

tutti stipati sullo stesso ripiano,

alla rinfusa, fraternamente.

Papà era dappertutto,

aveva lasciato tracce del suo passaggio in ogni libro:

una dedica, una piega, un verso sottolineato,

una fodera trasparente, una cartolina come segnalibro.

Quanti ricordi del lettore che fu

quanti ricordi smemorati dall’abitudine:

quel lume di sole aveva aperto

pagine di vita a lungo dimenticate,

il grande Libro del Mondo,

frammenti del passato sepolti nella memoria,

e di lì a poco investito me di calore

e di colore, di un giallo a dir poco indescrivibile.

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N.E. 01/2023 – “Quasi un addio”, poesia di Gabriele Greco

È stata tempesta tutta la notte.

La stanza in penombra ora

è un nido ovattato di risvegli.

Silenzi disfatti

nello specchio e

quel profumo violaceo

dei miei libri di poesia

lasciati così sul tappeto.

È già l’ora di andare,

lungo strade di respiri.

Quest’amore è un battito,

una distrazione del tempo.

Di spalle mi abbracci, ecco:

piangeranno le foglie

ma non ci perderemo.

E forse mai sapremo

perché ogni notte

livida muore

col mattino.

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N.E. 01/2023 – “A chi”, poesia di Filomena Gagliardi

Dove tracciare parole

A chi non ha fogli

Dove disegnare la Speranza

A chi non ha penne e matite

Per appoggiare il volo della mente

A Chi non ha voce

Impressa nei segni

Per costoro vorrei

Quaderni

Agende

Albi

Materia di inciampo

Ricettacolo di futuro

Libri da scrivere con quotidiana libertà.

*

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