Un nuovo genere poetico: la corto-poesia-italiana, ipseità dell’Io. Manifesto di Matranga/Barracato

I poeti siciliani Dorothea Matranga e Antonio Barracato hanno lanciato l’originale e interessante iniziativa, nel contesto del mondo poetico e delle sue varie forme espressive, di un nuovo possibile genere identificato in alcuni caratteri distintivi dei quali hanno fornito caratteristiche, tanto in termini di impostazione ideologica che strutturale e formale. Tale nuova forma, definita la Corto-Poesia-Italiana “Ipseità dell’Io”, nasce in un clima di felice condivisione artistica e di grande sintonia umana tra i due, aspetti che – viene da augurarsi – possano contaminare il panorama odierno della poesia, in senso buono.

DOROTHEA MATRANGA, poetessa, saggista, scrittrice e critico letterario, svolge con perizia e professionalità il delicato ruolo di trait d’union tra la cultura popolare e l’elevato Istituto di Studi per l’Arte e la Letteratura. Vive a Bagheria. Lo studio per quasi mezzo secolo della Letteratura Italiana l´ha condotta a pubblicare il romanzo “Funnyman ovvero il Venditore di sogni” (2014).  Ha conquistato molti premi in campo nazionale, sia per la poesia che per la saggistica, di cui molti primi premi. I suoi saggi si trovano in numerose pubblicazioni. Accademica di Sicilia, Accademica del Convivio, Accademica dell’Accademia Regionale dei Poeti Siciliani “Federico II” e Accademica Benemerito dell’ASCU, Accademia Siciliana Cultura Umanistica. Ha ottenuto il Diploma Honoris Causa in Arte e Cultura dell’Istituto Superiore di Lettere-Arti-Scienze del Mediterraneo 2019. Ha ricevuto il Premio internazionale Universo Donna per la Letteratura XIX edizione. Collabora come critico letterario per diverse riviste culturali come “Il Convivio” e “CulturElite”. 

ANTONIO BARRACATO, cefaludese di nascita, laureato con lode in Arti Visive e discipline dello spettacolo presso l’Accademia delle Belle Arti, scrive poesie sin dall’adolescenza (sia in vernacolo che in lingua italiana). È ideatore e direttore del gruppo “I Narratura” di Cefalù; opera per la valorizzazione e la diffusione della cultura e delle tradizioni popolari siciliane. A suo attivo sono diverse pubblicazioni di poesie e due romanzi. Ha organizzato diversi reading a Cefalù e nel circondario, nonché numerose edizioni di concorsi letterari a livello nazionale e internazionale. Una sua brillante iniziativa è stata quella di portare la poesia nelle carceri, con la manifestazione “La poesia dentro”, coinvolgendo i detenuti, sia di Termini Imerese e dell’Ucciardone di Palermo. Autore di numerosi testi di canzoni, otto delle quali fanno parte del cd “Questa terra non ha eroi” (2018). Una delle esperienze che hanno arricchito il suo curriculum è stata quella di raccontare, nel 2017, attraverso la sua poesia “Lo sbarco di Ruggero”, nella trasmissione “Viaggio nell’Italia del giro” di Edoardo Camurri andata in onda su RAI2 nazionale. Gli sono stati conferiti quattro premi alla carriera e oltre trecento premi in concorsi letterari a livello nazionale e internazionale.

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A continuazione il testo stilato da entrambi i fondatori di questo genere che dettano i principi-cardine della nuova tendenza e le peculiarità distintive che lo connotano. 

“Il nuovo genere si presenta come espressione di una Poesia che trae la sua ragion d’essere dalla formula del filosofo tedesco Martin Heidegger (1889-1976) che critica “l’Io penso” Kantiano che per lui non definisce l’Ipseità dell’Io, in quanto l’Io non è semplicemente “Io penso” ma “Io penso qualcosa”. Questo qualcosa rimanda in definitiva a un essere-nel mondo, che è indispensabile per la stessa determinazione dell’Io. L’identità dell’Io quindi è “Io-sono-in-un-mondo. Il termine deriva dall’unione del termine latino Ipse (sé stesso) e Ità che deriva dal principio filosofico che afferma l’identità dell’essere individuale con sé stesso, detto soprattutto di esseri dotati di coscienza. Un genere letterario poetico breve, di identità del tutto italiana, un prodotto esclusivo made in Italy. Non è un Aforisma, che pur nel suo carattere breve, ricercato, riassume il risultato di considerazioni, osservazioni ed esperienze d’alto valore culturale ed estetico, che spaziano in una varietà di campi e temi costituendo un puro concentrato di vera essenza filosofica. Vuole identificarsi come un genere letterario poetico breve, di tre versi che indichino l’espressione genuina della realtà. Parte dalla soggettività dell’Io e analizza i legami con la filosofia per esplicare nella concreta attuazione di sé la realtà originaria della vita. Un genere letterario che vuole risalire alla scienza delle origini e ha per oggetto il conoscere la vita, affonda le radici nella psicologia per teorizzare la soggettività. La scienza delle origini che trae la sua essenza nell’origine vitale di Io- mondo. Nel senso che l’Io esiste se esiste il mondo. Un sentire profondamente la vita in consonanza con essa. L’esigenza di creare questo nuovo genere poetico letterario nasce dalla considerazione che siamo avviati verso la povertà del deserto umano e vi persistiamo invece di conoscere le cose osservandole e comprendendole. Una intuizione che è anche l’intuire di Haidegger, un intuirsi originario per riscoprire i veri valori della vita autentica per restaurarli e innestarli soprattutto nelle nuove generazioni che non hanno dei capisaldi di riferimento. L’ipseità riguarda anche l’affettività nei riguardi delle cose. Non è una semplice presenza dell’Io nel mondo, bensì un prendersi “cura” di esso, un agire rivolto al futuro, al mondo al fine di modellarlo e progettarlo. Ecco in tal senso la connotazione e l’esigenza di questo esordio letterario che si manifesta nel denunciare i difetti del mondo, nell’esaltazione del sentirsi Io-mondo, nell’afflizione per la condizione umana, nel tentativo di cambiare le cose o almeno tentare di riuscire a cambiarle per un progetto di cambiamento che è anche libertà di estrinsecare le proprie idee e attuarle mettendole in pratica con il generale contributo dei poeti che vorranno seguirci in questo nuovo percorso. I canoni della Corto-Poesia-Italiana sono: 1) La Corto- Poesia deve riportare un titolo 2) Deve essere di tre versi 3) Deve avere un contenuto socialmente utile a produrre un cambiamento nel cuore dell’uomo denunciando il malessere di quest’epoca che definiamo moderna ma è priva di sostanza etico-morale 4) L’ultimo verso non potrà superare le dieci sillabe”.                             

*

Solidarietà                                                            

Un povero mendicante                                  

su una panchina                                             

passa inosservato al mondo.                                      

*

Sete di verità  

Triste osservo la fame

di vuote parole              

tra la fiumana senza volto

*

Solitudine

Vivo la solitudine del mondo

sento il vento avverso, sulla mia

pelle odora il tuo dolore.

 

Riferimenti

Il testo virgolettato, opera degli autori Dorothea Matranga e Antonio Barracato, così come alcuni esempi pratici di questa nuova forma poetica a conclusione del testo, vengono pubblicati su questo spazio dietro il consenso esplicito da parte degli autori, con la finalità di una maggiore conoscenza e diffusione di questo manifesto programmatico della nuova tendenza letteraria.

 

A continuazione si riporta il testo integrale dell´omonimo Movimento fondato da Antonio Barracato e Dorothea Matranga diffuso online e sulle pagine Social il 12 dicembre 2019:

Il Movimento Culturale Corto-Poesia-Italiana “Ipseità Dell’Io” nasce e trae fondamento dal Genere Letterario già, ben avviato da qualche tempo, nella Regione Sicilia, in particolare nelle due città di Cefalù e Bagheria in provincia di Palermo, dove lavorano e collaborano i due fondatori del Nuovo  Genere Letterario Poetico Breve , la “Corto-Poesia-Italiana Ipseità dell’Io” Barracato Antonio di Cefalù, poeta e scrittore, e Matranga Dorotea di Bagheria, anch’essa poetessa e scrittrice. Il nuovo Movimento Culturale s’innesta bene come movimento d’Avanguardia, come un fenomeno di rottura con il pensiero, ormai dilagante, tra gli uomini sulla ineluttabilità di un cambiamento, a favore di una ricostruzione di valori originari, che possa restaurare soprattutto le idee, per far sì che, ognuno partendo dal proprio Io, possa non solo ridare l’identità a sé stesso, da qui la scelta di utilizzare il termine Ipseità coniato da Martin Heidegger, ma anche ridare l’identità a tutto il mondo per la creazione della Pace Universale, concetto in cui oggi non crede più nessuno che possa essere realizzato. L’idea, che possa essere raggiunta tra i popoli la Pace Universale, nasce in contrapposizione alle guerre, agli scontri tra i popoli, che per tutti sono inevitabili, e che inevitabile è anche l’estinzione del genere umano, perché le armi diventeranno sempre più sofisticate e capaci di distruggere il mondo conosciuto. Come Movimento Culturale trae la sua ragion d’essere dalla necessità di far circolare le buone Idee in tutto il mondo, idee che nascono dalla consapevolezza che l’uomo non può riconquistare la propria identità se prima non lo avrà fatto il mondo intero. Ecco l’esigenza di un cambiamento radicale, e di un fenomeno di rottura con le idee che attualmente circolano sulla impossibilità di ritrovare noi stessi, in un mondo in cui vale la pena ancora di vivere. Una ricostruzione che è anche ambientale, che prevede il rispetto della natura dell’uomo, ma anche il rispetto della natura. Una natura in generale che è anche il rispetto della natura cosmica. Un cambiamento di una “cosa” rispetto ad un’altra, inclusi pensieri e cose astratte. Tale Movimento Culturale ha il suo punto di forza nel Manifesto già pubblicato nel contesto del mondo poetico, dove sono state delineate le caratteristiche del Nuovo Genere-Letterario-Poetico-Breve, la CORTO-POESIA-ITALIANA- IPSEITA’ DELL’IO tanto in termini di impostazione ideologica, che strutturale e formale. Un nuovo genere letterario poetico breve, che possa nella sua brevità contenere profonde riflessioni sul genere umano, sulla sua condotta nel mondo, che contiene anche la critica a certi comportamenti sullo di stile di vita, che a volte oggi non è consono a una identità di uomo in quanto tale, un comportamento per niente educativo soprattutto per le nuove generazioni. Un Movimento soprattutto sociologico, con una connotazione prettamente sociale che abbraccia molte problematiche e comprende anche la Difesa dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino e la denuncia di fatti e misfatti. Un cambiamento che coinvolgerà l’uomo nella sua interezza, come Uomo Mondo. Un Movimento che sarà portato all’attenzione della sfera pubblica per esigere non solo l’auto-affermazione dell’identità individuale ma quella collettiva, nell’interesse totalitario per la difesa dei cittadini soprattutto anche dei più svantaggiati e dei minori indifesi, e del patrimonio naturale e intellettuale. Tale movimento culturale potrà comprendere tutti i campi dell’arte che vogliano unirsi a tale nobile compito. Come affermava il sociologo Francesco Alberoni, il movimento rappresenta un gruppo allo “statu nascenti”, uno stato soprattutto che mette in campo idee che possano restaurare la bellezza nel mondo.

 

A gennaio 2020 viene data diffusione della notizia di imminente pubblicazione, con la casa editrice Billeci Edizioni di Borgetto (PA), del volume Corto-Poesia Italiana contenente opere di Antonio Barracato e Dorothea Matranga, con prefazione del sottoscritto. A continuazione la copertina del volume.

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Ugo Foscolo e il giovane Napoleone in un percorso parallelo, a Senigallia sabato 9 novembre

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Sabato 9 novembre alle ore 17:30 presso il Museo del Giocattolo Antico a Senigallia, in via Pisacane n°43-45 si terrà una serate letteraria organizzata dall’Associazione Culturale Euterpe di Jesi. L’evento, dal titolo “Il giovane Napoleone e Ugo Foscolo” è teso a scandagliare, tra storia ufficiale, produzione letteraria e sensibilità dominanti nel periodo di riferimento, le esperienze umane di due esponenti di spicco della cultura europea.

Durante la serata verranno presentati al pubblico i volumi “Il giovane Napoleone. Tra lo Sturm und Drang e il Romanticismo” del poeta, scrittore e saggista Valtero Curzi pubblicato per i tipi di Intermedia Edizioni nel 2018.

Parimenti la poetessa croata Bogdana Trivak presenterà il suo saggio “Ugo Foscolo e il viaggio sentimentale” pubblicato dalla Fondazione Mario Luzi nel 2018.

Nel corso dell’incontro – che sarà focalizzato sulla fase giovanile del futuro imperatore Napoleone e sulla produzione letteraria di Foscolo – si individueranno possibili tratti d’unione tra i due uomini, percorsi di analisi paralleli, aspetti che possono risultare interessanti per una trattazione allargata che contempli elementi di carattere storico, letterario e umanistico. Un pomeriggio all’insegna della cultura, per approfondire un temperamento nuovo nell’Europa a cavallo tra due secoli, anticipando elementi e attitudini che nel Romanticismo troveranno il loro apice e naturale completamento.

“Dialetto e musica del Salento: Officina Zoè e Antonio Castrignanò”, articolo di Stefano Bardi

Articolo di Stefano Bardi 

Salento, terra dall’arcaica storia e dall’arcaico dialetto come per esempio quello leccese in continua evoluzione e molto parlato ancora oggi. Dialetto che è usato nella letteratura popolare fatta di musica e di parole da gruppi locali come Briganti di Terra d’Otranto, Tamburellisti di Torrepaduli, Zimbaria, Alla Bua, Manekà, I Calanti, Lu Rusciu Nosciu e il gruppo Officina Zoè nato nel 1993. Questo gruppo è formato attualmente da Cinzia Marzo (voce, flauti, tamburello, castagnette), Donatello Pisanello (organetto diatonico, chitarra, mandola, armonica a bocca), Lamberto Probo (tamburello, tamborra, percussioni), Giorgio Doveri (violino, mandola), Luigi Panico (chitarra, mandola, armonica a bocca), Silvia Gallone (tamburello, tamborra, voce) e Laura De Ronzo (danza). Le sue produzioni si basano su musiche tradizionali con testi in salentino trattanti temi legati al lavoro in campagna ma anche temi amorosi, etici, sociali e altri ancora.

0006206_terra-officina-zoe_550 (1)Il 1996 è l’anno dell’album autoprodotto Terra, che sarà poi ripubblicato nel 2005 da Anima Mundi. Terra, qui, intesa sia come Salento in cui far fiorire magici amori sia come campagna, in cui possiamo vedere la sua carne lacerata, con addosso ferite che versano per l’eternità. Lettura quest’ultima che è rappresentata dal forte utilizzo musicale del tamburello salentino che musicalizza i dolorosi aneliti, gli straziati battiti spirituali e i laceranti pianti della campagna salentina.

Una prima tematica è di stampo religioso attraverso la figura di San Paolo, ovvero, il protettore celeste delle vittime tarantate che sono da esse purificate attraverso la sua dolce voce in grado di uccidere la demoniaca tarantola e di riportare l’amore nel cuore della tarantate. Parole, quelle del santo, che sono simboleggiate dal suono del tamburello, non costruito da mani umane, ma nato dal puro spirito divino e in grado di scatenare nelle carni delle tarantate un’intesa eccitazione, che le obbligherà a compiere un ballo liberatorio.

Una seconda tematica è legata alla terra e, più nel dettaglio, alle lavoratrici di tabacco considerate come inutili cerature da umiliare nella canzone “Fimmine fimmine”, alle contadine viste come schiave nella canzone “La tortura” e alle contadine malpagate e sfruttate nella canzone “Lu sule calau calau”.

Una terza tematica riguarda l’amore, dal gruppo salentino musicato come una ragazza dalle divine carni, dai magici e luminosi sguardi, dalle tenebrose e chimeriche chiome, dalle ubriacanti movenze fisico-corporali e dal cuore divoratore di uomini.

Una quarta e ultima tematica riguarda la mitica origine del mare salentino nella canzone “Lu rusciu de lu mare”, dove le cristalline acque sono le dolorose lacrime versate dalla figlia di Nettuno, a causa delle umane cattiverie nel Mondo.

Il 2000 è l’anno dell’album Sangue vivo pubblicato da CNT-Cantoberon. Sangue che è inteso come l’ardente sangue dei salentini tutti, ma anche come resurrezione allo stesso tempo. Sangue letto attraverso il tema del vento nella canzone “Jentu”. Vento sanguinante di passioni che ci abbeverano l’aspra bocca, ci quietano lo straziato spirito, ci riscaldano la bocca di affettuosi baci, ci immergono in elisiache primavere e ci fanno consumare la Vita in nome della frenesia. Vento e sale attraverso la canzone “Sale” che ci allontana dalle luminose esistenze del Padre Celeste per tuffarci in false materialità terrene. Sangue dai toni ancestrali nella canzone “Mamma la luna”, poiché come la luna muove il mondo e i suoi abitanti, lacera le carni e lo spirito e infine, ci affoga nell’eterno sonno per farci poi rinascere come creature ultraterrene dal candido, vergineo e cristallino spirito. Un sangue infine dal passato storico, attraverso la canzone “L’America”, che racconta la partenza dal Sud di molti ragazzi per raggiungere la nuova Terra Promessa, ovvero, l’America. Stato questo in cui si trovava la fortuna e allo stesso tempo però ci si scordava delle proprie mogli, che, ormai da anni senza più notizie dei loro mariti, si rifacevano una nuova vita.

Il 2004 è l’anno dell’album Crita pubblicato da Polosud Record. Un primo tema è sviluppato nella canzone “Ferma ferma”, dove l’erotismo è visto come un lussurioso gioco carnale e come il motore che anima i piaceri, le spiritualità, le luminose gioie, gli inebrianti profumi e i divini amori del Mondo. Erotismo che, però, si basa sull’amore qui musicato nelle canzoni “Anima bella” e “Allu sciardinu”. Nella prima canzone è rappresentato con le sembianze di una dolce fanciulla vista a sua volta come un dolce e caloroso sogno, come una divina ombra da osannare e come un prezioso tesoro da proteggere dalle cattiverie. Nella seconda canzone, invece, è concepito come un magico giardino dalle elisiache atmosfere. Album con tematiche dai magici toni, attraverso le canzoni “L’acqua ci te llavi” e “Tambureddu meu”. Nella seconda canzone, il tamburello salentino è concepito come un magico strumento in grado di creare frenetiche melodie, di accendere l’erotica passione nel cuore dei ragazzi. Album questi affiancati da altri album in studio e live del gruppo salentino, senza però che nessuno degli altri possieda la stessa potenza poetico-musicale di quelli da me analizzati e che rappresentano ad oggi, il testamento poetico-musicale degli Officina Zoè.

Sempre per rimanere nella tradizione e per iniziare un discorso di innovazione, dobbiamo occuparci del cantante e tamburellista salentino Antonio Castrignanò (Galatina, 1977). Il 2010 è l’anno dell’album Mara la fatìa prodotto da Felmay, composto, musicalmente parlando, da pizziche e da tarantelle che musicano il maro, ovvero, l’amaro e aspro universo dei mezzadri salentini. Universo questo trattato nelle canzoni “Mara la fatìa”, “Lu Sule Calau” e “Tremulaterra”. Una canzone, la prima, dove la fatica mezzadra è vista come una necessità economica imposta da altri sulla propria pelle, come un massacrante sforzo psico-fisico, come una straziante lacerazione delle carni e come un universo animato da irreali e spettrali amicizie. Una fatica, che, come ci viene mostrato nella seconda canzone, è regolata dal sole visto come un padrone che tutto decide e che regola la Vita contadina, non tenendo conto delle gioie e dei dolori umani. Campagna infine vista nella terza canzone, come una creatura che si nutre del sudore e del sangue dei braccianti. Sangue e sudore, che sono i principali alimenti delle giovani ninfe partorite dalla campagna salentina. Tematiche queste affiancate da quelle riguardanti la figura del carrettiere e la figura della donna. Carrettiere trattato nella canzone “Cantu a trainiere” dove è visto come una creatura dall’infernale voce, in grado di lacerare le carni, di creare fantastiche storie e di trasportare gli Uomini in chimerici universi. Donna infine poetizzata attraverso la canzone “Signora Madama” e che ci mostra la donna salentina come una schiava del proprio marito, ma anche, come una creatura avara, passionale, focosamente erotica e pia.

antonio-castrignano-fomenta.jpgIl 2014 è l’anno dell’album Fomenta prodotto da TUK Record. Termine fomenta in italiano come infiammazione e che rimanda, alle emozioni che ardono, infiammano, consumano e bruciano lo spirito attraverso canzoni tematicamente forti e accompagnate da tradizionali musiche salentine contaminate da sonorità balcaniche, zingaresche e arabo-gitane che rappresentano l’innovazione poetico-musicale di Antonio Castrignanò. Una prima tematica la possiamo trovare nella canzone “Core meu”, dove il padre e la madre gli vengono nel sogno, il primo con parole colme di sangue e la seconda con parole colme d’amore. In particolar modo attraverso il ritornello, la madre è rappresentata come una creatura colma di amore, bontà, luminosità, dolcezza e come una saggia consigliera per quello che riguarda l’eterna giovinezza, dall’artista salentino riprodotta attraverso il suono del tipico tamburello salentino in grado di salvare gli Uomini dalla terrena Morte e farli vivere, in un universo animato da dolci nostalgie e commoventi reminiscenze. Una seconda tematica la troviamo nella canzone “Fomenta”, dove la Vita è vista come la taranta, ovvero, come un’ardente, passionale ed erotica danza all’interno di una Vita composta da laceranti dolori, da sofferenti croci esistenziali, da oscure brume spirituali e popolata infine da Uomini che muoiono e rinascono ogni giorno. Dolori e sonni eterni che possono essere curati attraverso la pizzica vista come una creatura dalla divina voce, in grado di farci rinascere come paradisiache creature dai dolci aneliti, dalle leggiadre carni, dalle ubriacanti movenze, dall’ardente sangue e da un candido spirito che profuma di libertà. Il tutto musicato da sonorità salentine e gitano-zingaresche realizzate da violini, fisarmoniche e tamburelli a sonagli che simboleggiano gli umani singhiozzi colmi di sofferenza e di lacrime. Una terza tematica è racchiusa nella canzone “Li culuri te la terra” dove l’amore è concepito come una tavolozza dai mille colori simboleggianti dolci reminiscenze, amare ombre esistenziali, accecanti allucinazioni paradisiache e ardenti amori passionali come la melodia della pizzica, le parole della taranta e le sanguigne lacrime della campagna salentina.

Una quarta tematica, la possiamo leggere nella canzone “Furtuna” dove è trattato il dolore spirituale dell’io costretto a consumare i suoi giorni, all’interno di una società insensibile alle emozioni e all’amore. Una quinta tematica, la possiamo ascoltare nel brano strumentale “Terraferma” dove la musica salentina e arabo-gitana simboleggino il cammino migratorio degli Uomini fatto di dolore, lacrime, sangue e morte. Un cammino quello umano che vuole condurre i suoi figli, a una nuova Terra Promessa dove poter vivere nella pace psico-fisica, nell’amore spirituale e nella purificazione carnale. Una sesta e ultima tematica, la rintracciamo nella canzone “Luna otrantina” dove la luna di Otranto è vista come uno specchio riflesso, dove vediamo immagini riguardanti l’esistenza di questa città animata da fatiche marittime, da dolci e amari sogni e da interminabili notti.     

STEFANO BARDI

 

Discografia di Riferimento: 

Officina Zoè, Terra, autoprodotto 1996 e ristampa Anima Mundi, Otranto, 2005.

Officina Zoè, Sangue vivo, CNT-Cantoberon, 2000.

Officina Zoè, Crita, Polosud Record, Napoli, 2004.

Antonio Castrignanò, Mara la fatìa, Felmay, Torino, 2010.

Antonio Castrignanò, Fomenta, TUK Record, 2014.

 

L’autore del presente testo acconsente alla pubblicazione su questo spazio senza nulla pretendere all’atto della pubblicazione né in futuro. E’ severamente vietato copiare e diffondere il presente testo in formato integrale o parziale senza il permesso da parte del legittimo autore. Il curatore del blog è sollevato da qualsiasi pretesa o problematica possa nascere in relazione ai contenuti del testo e a eventuali riproduzioni e diffusioni non autorizzate, ricadendo sull’autore dello stesso ciascun tipo di responsabilità.

 

 

 

 

 

Un convegno a Roma dedicato a Pasolini e Rafael Alberti organizzato dall´EuroMed University

Il 28 ottobre 2019 ricorre il ventesimo anniversario della morte del poeta andaluso Rafael Alberti (1902-1999), tra i principali esponenti della Generazione del ’27 e uno dei più importanti poeti del Novecento ispanico. Tornò dall’esilio nel 1963 e si stabilì a Roma, prima in via Monserrato, poi al numero 88 in via Garibaldi (zona Trastevere) fino al suo ritorno in Spagna, 15 anni dopo. Ben nota è la sua amicizia col poeta Pier Paolo Pasolini (1922-1975), tanto che l’autore di Ragazzi di vita  era affascinato dalla scrittura di Alberti. Lo rivela anche un inedito di Pasolini a lui dedicato, trovato da Francesca Coppola, ventinovenne napoletana, dottoranda di ricerca in letteratura spagnola all’Università di Salerno, che ha recuperato il dattiloscritto autografo di Pasolini.

L’influenza della cultura spagnola su Pasolini si manifesta durante gli anni Quaranta e Cinquanta, in particolare attraverso Antonio Machado, Juan Ramón Jiménez, Luis Cernuda, Federico García Lorca e lo stesso Rafael Alberti, così come i poeti catalani che usavano la loro lingua madre. Proprio per rendere omaggio ad Alberti e all’amore di Pasolini per la cultura spagnola, EMUI EuroMed University in collaborazione con l’Accademia di Spagna e l’Istituto Cervantes ed il supporto del Centro Studi Pier Paolo Pasolini di Casarsa della Delizia e la Cineteca di Bologna, ha deciso di dare vita a un convegno internazionale di grande spessore.

Si parte sabato 26 con una passeggiata letteraria nei luoghi di Alberti a Trastevere a cura dell’Istituto Cervantes di Roma (info: cultrom1@cervantes.es, iscrizione obbligatoria https://clicroma.cervantes.es/it/003-ep-c-01-e3).

Si prosegue lunedì 28 ottobre dalle ore 16 con la conferenza di apertura “Rafael Alberti y Roma. Un siglo de creación” con María Asunción Mateo, insegnante, scrittrice, giornalista, ex Direttrice della Fondazione Alberti.

Tanti gli incontri e gli interventi nei tre giorni.

Tra gli ospiti Silvio Parrello, poeta e pittore, testimone della vita di Pasolini, citato nel romanzo Ragazzi di vita edito da Garzanti nel 1955.

Per consultare il programma completo: http://www.pierpaolopasolini.net/2019/program.html

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A Montecassiano un incontro con la poesia della nostra Regione

Montecassiano_-_Palazzo_del_podestà.jpgSabato 26 ottobre alle ore 17:30 presso l’accogliente Aula Magna del Palazzo dei Priori di Montecassiano si terrà un evento dedicato alla poesia marchigiana contemporanea. L’evento, organizzato dall’Associazione Culturale Euterpe di Jesi con il patrocinio del Comune di Montecassiano e della Provincia di Macerata, vedrà la presentazione del volume La giovane poesia marchigiana del critico letterario Lorenzo Spurio edito da Santelli Editore di Cosenza negli scorsi mesi. In questo ampio saggio Spurio ha raccolto una serie di testi critici (recensioni, saggi, prefazioni, approfondimenti, etc.) su opere di vari poeti marchigiani. Tale volume, che non ha nessuna velleità onnicomprensiva di analisi della vasta produzione poetica d’oggi della nostra Regione, fornisce, in appendice al volume, anche una scelta di testi – uno per autore – dei poeti oggetti di studio e lettura nel volume. Durante la serata la poetessa e speaker radiofonica Morena Oro terrà una performance dal titolo “Il sospiro di Medusa” (dal nome del suo ultimo libro di poesie); ad arricchire ulteriormente il pomeriggio sarà la cantante Noemi Romiti.

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L’evento è liberamente aperto al pubblico.

La S.V. è invitata a partecipare.

 

INFO:

www.associazioneeuterpe.com – ass.culturale.euterpe@gmail.com

Tel. 327-5914963

“M, Il figlio del secolo” di Antonio Scurati, recensione di Gabriella Maggio

Recensione di Gabriella Maggio

Premio Strega 2019 “M Il figlio del secolo” l’ampio romanzo di Antonio Scurati affronta un argomento ancora divisivo per gli Italiani con stile essenziale e ben sorvegliato in tutte le numerose pagine. Il racconto, articolato in brevi capitoli forniti di titolo, luogo e data dell’episodio raccontato, ha inizio il 23 marzo 1919 a piazza S. Sepolcro a Milano con la fondazione dei Fasci di combattimento e si conclude con la seduta della Camera dei Deputati del 3 gennaio 1925. L’interesse del libro è duplice per quello che esso è in sé come lingua, stile, metodo d’indagare e narrare la storia e per quello che assume nel panorama letterario contemporaneo. Rispetto a quest’ultimo, concentrato soprattutto sull’interiorità del personaggio ripiegato su se stesso, indagato in un arco temporale ristretto, “M” diverge collocando il protagonista in un ampio contesto spazio-temporale, ricostruito con cura per mezzo di attente ricerche storiche supportate da stralci della stampa del tempo e da testimonianze di prima mano. Per questo lo stesso autore ha definito l’opera “romanzo documentario” . Scurati descrive la complessità dei fermenti della società italiana negli anni seguenti la Prima Guerra Mondiale, nei quali avviene l’ascesa politica di Mussolini, che, espulso dal Partito Socialista, s’appoggia d’istinto agli Arditi, che “per tre anni erano stati un’aristocrazia di guerrieri….tornati alla vita civile, sarebbero stati un mucchio di disadattati. Diecimila mine vaganti”. Il giovane direttore de “Il Popolo d’Italia” ben guidato da Margherita Sarfatti, bella, ricca e colta, riesce ad incanalare e a mettere a frutto il suo “istinto” politico privo di strategia, ma non dell’ obiettivo del potere: “Cerco il polso della folla e sono sicuro che il mio pubblico ci sia”. La lettura scorre rapida ed attenta, facilitata dallo stile elegante nella sua semplicità e sobrietà. Qualcuno ha detto che gli anni ‘20 assomigliano alla condizione storica attuale. Mi sembra un’interpretazione tanto facile da scadere nel banale. La storia non si ripete. La sua conoscenza è però importante perché agevola la comprensione del presente in quanto svela i caratteri degli uomini e le molle del loro agire. In una parola ci parla di noi. Tuttavia i contesti nei quali gli uomini si muovono sono determinanti per le loro strategie, i successi o gli insuccessi. Ѐ il contesto che fornisce l’occasione per emergere, direbbe Machiavelli.

GABRIELLA MAGGIO

L’autrice della recensione acconsente alla pubblicazione su questo spazio senza nulla pretendere all’atto della pubblicazione né in futuro. E’ severamente vietato copiare e diffondere il presente testo in formato integrale o parziale senza il permesso da parte del legittimo autore. Il curatore del blog è sollevato da qualsiasi pretesa o problematica possa nascere a seguito di riproduzioni e diffusioni non autorizzate, ricadendo sull’autore dello stesso ciascun tipo di responsabilità.

Premio alla Carriera a Guido Oldani, padre del “realismo terminale” nella Repubblica Popolare Cinese

In occasione della Terza edizione dell’International Festival of Poetry &Liquor, nella settimana dell’Arte della città di Luzhou, in collaborazione con il Governo Cinese, la Union of Writers of China, la prestigiosa rivista Huakai Xinhe, co, ltd, la China National Opera, la China Poetry Net, con la sponsorizzazione della China Liquor Brewery; il Maestro Guido Oldani riceverà l’ “International Poetry Award 1573”.

Il premio verrà consegnato a Guido Oldani l’8 Ottobre P.V nella città di Luzhou,  in occasione della cerimonia di apertura del Festival, alla presenza del grande poeta cinese, Presidente del comitato organizzatore Jidi Majia, del Console Davide Castellani.

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L’occasione sarà unica per suggellare l’amicizia tra i nostri due mondi poetici , che grazie a ponti culturali di questo genere non può che approfondirsi, altresì è significativo l’apprezzamento che viene dimostrato dalle Istituzioni cinesi nei confronti della letteratura italiana contemporanea, rappresentata dal Maestro Oldani e dal suo movimento de “Il Realismo Terminale”.

Al poeta Guido Oldani è stata dedicata l’apertura del n°28 della rivista di poesia e critica letteraria Euterpe con la pubblicazione di alcuni suoi inediti e un profilo critico curato da Lucia Bonanni, consultabile e scaricabile cliccando qui.

A Roma un omaggio a Carlo Levi con Michela Zanarella

In occasione dell’imminente spettacolo UN SIPARIO A CANCELLI. Le mille patrie di Carlo Levi testo e regia di Vittorio Pavoncello che sarà al Teatro Elettra di Roma a partire dal 17 ottobre, il 12 ottobre alle ore 18, 30 il Book Store del Palazzo delle Esposizioni ospita la presentazione dei due libri SENZA PIETRE che hanno composto un progetto per Matera 2019 Capitale Europea della Cultura. Interventi di Donatella Orecchia, Roberto Piperno, Michela Zanarella. Oltre al già citato testo spettacolo UN SIPARIO A CANCELLI. Le mille patrie di Carlo Levi andato in scena a Matera all’Auditorium Sant’Anna in maggio a cura del MEIC, sarà presentata la raccolta di poesie SENZA PIETRE che 11 poeti hanno dedicato a Carlo Levi a cura di Michela Zanarella.

Matera è una città che deve molto a Carlo Levi, perché attraverso il suo libro di denuncia e attraverso l’intervento di Adriano Olivetti da lui portato a Matera questa città fu finalmente scoperta e posta all’attenzione della politica e della cultura, mettendo fine a ciò che Alcide De Gasperi definì una “vergogna dell’Italia”. Certo, in questa epoca che guarda solo al presente o ad un futuro senza memoria, ricordare il passato può essere scomodo, ma fu merito dell’opera, di ieri, di Carlo Levi che da “vergogna dell’Italia” Matera è diventata, oggi, capitale della cultura europea del 2019.

Levi dipingeva e scriveva dell’assenza, della mancanza di cui soffriva la gente del meridione e nel suo “Cristo si è fermato a Eboli” ha denunciato la condizione di abbandono e di esclusione dei contadini e dei poveri che vivevano nelle grotte. I libri in questo caso e in particolare “Cristo si è fermato a Eboli” hanno contribuito a fare la cultura e la storia e ci sembra giusto presentare le due pubblicazioni edite da Edizioni Progetto Cultura in un luogo come la libreria Bookstore del Palazzo delle Esposizioni.

Saranno presenti i poeti: Simone Carunchio, Davide Cortese, Flaminia Cruciani, Letizia Leone, Serena Maffia, Marina Marchesiello, Roberto Piperno, Luciana Raggi, Anna Santoliquido, Fabio Strinati, Michela Zanarella.

Brani dallo spettacolo di UN SIPARIO A CANCELLI. Le mille patrie di Carlo Levi saranno interpretati da Oreste Valente

“Duecento anni d’Infinito” a cura di Cinzia Baldazzi a Umbria Libri

Il libro “Duecento anni d’Infinito”, dedicato al bicentenario dell’idillio leopardiano (1819-2019), curato da Cinzia Baldazzi e Maurizio Pochesci sarà presente alla 25° edizione di Umbria Libri a Perugia, dal 3 al 6 ottobre, nello stand di Intermedia Edizioni.

La casa editrice parteciperà, infatti, alla rassegna promossa dalla Regione Umbria con i volumi editi nell’ultimo anno.

«Umbria Libri rappresenta un momento di incontro e di confronto di primo livello per chi si occupa di editoria e di cultura», ha spiegato l’editrice Isabella Gambini: «I titoli di Intermedia edizioni di questo 2019 riguardano l’attualità, la saggistica, ma anche il romanzo e la poesia. Puntare su un libro è sempre una scelta vincente».

“Metamorfosi e sublimazioni” di Rita Fulvia Fazio. Impressioni, suggestioni e altro a cura di Mario Santoro

Saggio critico di Mario Santoro

Fazio Rita Fulvia 2019 Metamorfosi e sublimazioni [fronte]-1La prima impressione che si ricava dalla lettura delle poesie di Rita Fulvia Fazio è che non si ha a che fare con una neofita della scrittura poetica che appare controllata ed attenta, misurata e, quasi sempre puntuale, nel suo fluire morbido, senza scosse, urti e fratture e non cede alle tentazioni autolesionistiche dell’attardamento e del compiacimento anche quando sembra, rarissimamente, voler indulgere e cedere all’iterazione di taluni termini. I versi, se non puntano decisamente alla verticalizzazione, salvo qualche volta per una sorta di bisogno interiore, non cedono mai alla cosiddetta ‘orizzontalizzazione’ e mantengono, per scelta consapevole, la delicatezza pensosa del tono, risultando, al tempo stesso, intensi e votati alla sinteticità dei concetti che richiamano situazioni esperienziali e ripropongono sentimenti veri perché vissuti e sensazioni significative e personali. Si tratta di un vissuto che risulta sostanzialmente sereno, pur con dati di sofferenza e con qualche nota di rimpianto, in una visione positiva se non anche appagata.

L’autrice è abile nel non dire né troppo, né troppo poco, lasciando al lettore non solo la possibilità di ritrovare, nei versi e in certi flash, elementi di condivisione, sia pure parziali e di comunione talvolta – cosa importante considerato che il successo della poesia, almeno per metà, stando ad alcuni intenditori, è dovuto al lettore – ma anche la possibilità di originare una pluralità di percorsi possibili in accordo con la sensibilità di ciascuno.

Il linguaggio, prevalentemente intimistico ed elegiaco, come sottolineano alcuni interventi critici e come indica Guido Miano nel suo rimando puntuale alla modalità poetica in questione, tende sempre a una certa levigatezza nella linearità intenzionale, e quindi senza forzature, e sa mantenere il carattere di equilibrio conservando il giusto grado di ‘ambiguità’; inoltre fa sì che le parole siano il connubio felice tra significato e significante, tra denotazione e connotazione, come annota Enzo Concardi nella prefazione al libro, consentendo la pluralità dei riferimenti e richiamando sensazioni, impressioni ed emozioni capaci sempre di alludere ad altro e di indicare un oltre, indispensabile in poesia.

C’è un certo rigore a guidare la poetessa, pur nel fluire libero dei pensieri e nelle cesure, non mai rigide nel chiudere i versi e tali da non scorciare il flusso delle emozioni, sia quelle presenti ed attuali, sia le passate e recuperate per memoria, sia infine, in certe prospettazioni future, con ponti a più campate, appena accennate e in talune figurazioni che vanno nella direzione dell’al di là.

Risulta evidente, anche se l’autrice tenta di mascherarlo schernendosi non apertamente, tutt’intera la sua anima con l’interezza del candore, il tremore dinanzi a certe situazioni, il desiderio-bisogno di rimettersi sempre in gioco, lo stupore e la meraviglia dinanzi ad alcuni aspetti del creato, la disponibilità a sperimentare nuove situazioni non in contrasto con quelle passate, e sempre alla base, una tensione latente, ma neppure poi tanto, a voler superare i limiti sempre delle angustie della terrestrità per sollevarsi sulle punte ed elevarsi in alto quasi ad annusare il senso del mistero e dell’eternità.

E c’è ancora la suggestione spirituale dei sentimenti con al di sopra, a campeggiare, l’Amore che viene riportato con l’iniziale maiuscola e che è presentato in una gamma piuttosto vasta di manifestazioni e rimane comunque salvifico.

Il discorso poetico si apre sulla linea della memoria e del rimando al passato con l’accumulo enorme di ansie sottili, timori palpabili, paure vere e proprie, palpitazioni intermittenti con il cuore a far capriole ma anche con silenzi carichi di sottintesi, sofferenze vive, senso della disperazione a volte, ma anche sorrisi aperti, gioie serene, appagamenti pieni come testimonia l’immagine efficace delle “mani di calce bianca / intonaca / tra cielo e mareche pone su tutto la possibilità concreta della speranza che risulta essere in qualche modo una sorta di filo conduttore.

La poesia si muove così nell’aggancio, almeno come aspirazione, tra terra e cielo sulla linea dell’amore e con la positività che il canto intreccia tra perse stagioni / fra dubbi e speranzedelusioni e senso di solitudine, anche oggi / è una giornata morta: / il cuore è spentocon la sensazione dell’abbandono e della rassegnazione dal momento che l’anima dell’ autrice sembra definitivamente relegata in “una prigione senza confinima al tempo stesso lascia trapelare la volontà di smetterla col pianto e coi sorrisi non conditi di tenerezza e quindi non autentici e alimenta sicuri ancoraggi. Lo sguardo spazia intorno e sembra, a momenti, perdersi nello spazio circostante e fondersi con la natura per dichiarazione esplicita e diretta dell’autrice: “Per me è / poesia /…/ e mi commuove pensarlo.

La tensione emotiva è talmente forte da spingerla a piangere “di gioia e di bellezzae poiché le corde del suo core vibrano, in quanto creatura di preghierasa incantarsi, sorpresa e rapita, nello “scintillìo di luna e stellesicché ella sente di cedere del tutto alla “cascata di luceche “riverbera sull’acqua azzurratama anche nel curioso “avvicendarsi delle nuvole / nel giocare a rimpiattino.E questo accade finanche nella città eterna di Parigi dove la vita è frenetica. Ma la capitale francese resta sempre città del sogno, dal fascino antico eppure nuovo. E così torna per memoria – ed ha quasi una funzione catartica – l’immagine romantica e suggestiva di Montmartre con il suono dei passi e sempre il proposito di raccordare la mente con il cuore.

Fortemente sentito è pure il richiamo al sole “gioia tonda, leggera, esplosiva che / abbraccia l’eterea fresca giovinezzadotato di funzione vitalizzante; di qui l’augurio affinché esso non attenui il suo splendore anche se a sera, inevitabilmente, la mimosa, assetata di luce, avvizzisce. Tutto questo non spegne o attenua l’entusiasmo della poetessa che si augura che anche nelle occasioni di disperazione il dolore possa essere stemperato proprio dai benefici effetti del sole.

Nella quotidianità dell’esistenza qualche cruccio subentra ad assillare in uno con la monotonia delle ordinarie incombenze noiose e per le inevitabili incomprensioni che affaticano nel rimando, con il senso del paragone alle “nuvole / lassù, a reggere il peso / di tutti i giorni.” Malgrado tutto ciò non c’è il senso della resa ma una sorta di accettazione accompagnata sempre da un evidente “esangue / tormento delle speranze.

In altre circostanze Rita Fulvia Fazio sottolinea il piacere di godere uno spettacolo della natura come dinanzi ad una distesa marina: Cascata di luce / riverbera sull’acqua azzurrata. / Tu, imprigionata oscurità / dell’ansia e della distrazione, / vivi ipnotizzata ascesa / al magnetismo solare / in calma affettività.Talvolta l’autrice sembra incantarsi dinanzi alle meraviglie del creato, dalle più piccole cose alle più grandi, tese entrambe a testimoniare il senso dell’eternità: la rosa che cresce perfetta; il mare con le sue onde contro la riva; i voli liberi ed eleganti dei gabbiani; la luna che rischiara la notte nel suo silenzioso percorso; le stelle tremule, quasi “bottoni di madreperla” di cui parla Campana. E poi le tante sfumature della luce coi toni diversificati che realizzano “trionfali colori dell’arcobalenoe ancora i tramonti, ora infuocati, ora sbiaditi, i fiocchi di neve, il bisogno del tempo da vivere nella dilatazione dello stesso, e tanto altro ancora.

E l’amore lo si può ritrovare quasi ovunque, a far capolino, prima di nascondersi, a mostrarsi nella sua bellezza e forza, a velarsi di malinconia, a riproporre situazioni lontane, a palpitare, a sperimentare sensazioni nuove e delicate, quasi fanciullo indomito, oppure è nascosto nei dialoghi taciuti, nelle parole non dette, nei gesti, negli sguardi nella reciprocità di certi segnali. Ed è amore forte anche quando promette lacrime / … come stelle cadentio quando sa testimoniare, magari in maniera tacita e senza fare rumore, sfumature di affetto “la mia emozione più riposta / tra teneri trucioli / che il vento solleva / nell’anima di fanciullae finanche quando sembra perdere il vigore, quasi un affievolimento del cuore che smette coi sobbalzi e coi capitomboli e cede, senza resa, alla ragione. Resta sempre tema presente e ritornante e, seppure muta forma, sa conservare intatto ed intero il suo incanto e la meraviglia: “Ora che io ti guardo, / il tuo sguardo è, per me, / dolce incanto riflesso, / nel tempo di te.

La reciprocità del sentimento risulta evidente e pare avere in sé un che di stilnoviano, per la pulizia, la forza incantevole della comunione pur nella condizione riflessa che rimanda l’autrice indietro nel tempo e le fa dire: “Una volta mi amavi.Ed è manifesta una sorta di pacata rassegnazione nella ripetizione plurima dell’affermazione che si carica di dolcezza strana e di una vaghezza di positività che si ritrova in tutti i versi e soprattutto nella chiusa della lirica Nel e fuori dal tempo: “Una volta di noi, / noi che al tempo / restiamo nel sapore di sé.Sovente compare il velo della malinconia non disgiunta da una sensazione di tristezza e quasi di gelo: “È proprio inutile / che io sia / qua a sperare.L’inutilità della speranza è segnata da “un presente” che “non ha / ritornoe da un futuro sbiadito e come votato alla delusione. Eppure in fondo al cuore sembra affiorare timidamente una speranza che addolcisce e una sorta di trepida intesa che lega il passato al presente: “E l’attesa / fu Amore / per l’amore che ora è qua.

Altrove l’amore si connota come forza vitale e prorompente con manifestazioni diversificate e capaci di originare emozioni forti e taglienti come lama. E così può avere occhi di ventoma può anche essere taglio di lama affilata / che va dritta al cuoree per altri versi può sollevare “tempeste di soleo, in altre circostanze, può offrire “veli di baci sopitie può limitarsi ad accarezzare delicatissimamente “la mia anima / rullante / di tamburi in festao ancora penetrare dolcemente e invadere la calma di questo / cuore furente d’Amore per te.E come a completare il quadro appare una sorta di cornice fatta di “ciliegi in fiorequasi a ricordare le note di una bella antica canzone nel comune rimando alla primavera che è anche primavera di vita.

Ma il cuore, che a volte fa capitomboli e lancia bolle per l’aria carica di sole, altrove sembra votato a chiudere le sue porte per cercare consolazione nell’isolamento. Subentra così un bisogno di meditazione accompagnato da un velo di rimpianto e tristezza che tende ad imporsi e quasi a scacciare la dolcezza dell’amore e, a tratti, forte è la tentazione di “spalancare, finalmente / la porta della paura”; tale sensazione è racchiusa efficacemente nel titolo della poesia Purtuttavia con la doppia avversativa. Non manca nella Fazio il senso malinconico e problematico dello scorrere inevitabile del tempo con la sua ineluttabilità che costringe quasi ad una febbrile corsa per sfruttarlo al meglio nell’idea che da un momento all’altro esso possa mancare: “Ho fretta, ho fretta di vivere / poiché ogni istante che segue / potrebbe più non esserci.L’autrice, pur non subendo eccessivamente la sensazione spiacevole del passaggio terreno, sente il bisogno di andare oltre e di precisare la sua ansia di agire: “Ho fretta di sguardi avidi di luce / a sorprendere luminosità svelate / nei labirinti più intricati / di parole e immagini.

Altre volte compare un senso di solitudine che, tuttavia non stanca, o almeno così sembra, e quasi precede il corroborante silenzio con la sua voce delicata e con certe apparizioni anche contrastanti in un canto misterioso nella pluralità dei suoni e sull’immagine concreta dei panni distesi, forse a sciorinare, al sole che è sole di verità: Panni distesi, umidi, / al loro dondolarsi, / tra luce e oscurità, / chiudono e aprono porte / nel divenire dell’oggi.

Talvolta l’autrice si lascia andare al godimento della buona musica che ha il potere di farle perdere la cognizione del tempo, non più frettoloso, di vivere uno spaccato irripetibile che fa bene allo spirito: Estasiata, assapori / estate e poesia, / dolcemente assuefatta / alla bellezza / profonda e impalpabile.Allora la poesia tende ad innalzarsi, a farsi raccoglimento e preghiera o, più propriamente, invito ad interrogarsi: “E io prego / senza voce che risuoni nell’aria / di ascoltare la melodia del tuo cuore.Si tratta di dialogo intimo, sincero, vero, di un colloquio con un ‘tu’ che non ha il carattere dell’impersonalità o dell’indeterminatezza, anche se può appartenere a chiunque. Il raccoglimento non solo è astrazione dalla realtà e dalle miserie della ordinaria quotidianità, ma ripropone immagini della lontana infanzia fanciullezza con tutto il cario di tensione emotiva conseguente. Si crea una sorta di magia come nella poesia Shiatsu dedicata a Lauricella nella quale la poetessa sperimenta, per miracolo terreno, l’attimo di leggerezza e la sensazione di librarsi in volo: “Indossai ali di farfalla / per raggiungere orizzonti lontani, / senza perdermi.”; già, senza il senso dello smarrimento e quasi nel pieno della consapevolezza e ciò dà al miracolo maggior valore. Per questo ella può tranquillamente aggiungere: Libera da ogni peso, / fui onda spumeggiante al cielo, / felicità piena. / E in quella dolce solitudine / consumai / l’ebbrezza della notte incantata.E, se la “notte incantata” è irripetibile, l’autrice non disdegna di abbandonarsi qualche volta al sogno, magari ad occhi aperti, nella ricerca, a levante della luna “nella sua falce tranquillache resta sempre misteriosa e ambigua e chissà che essa stessa non si conceda al sogno e non sperimenti il senso della malinconia, del vuoto, della solitudine, in contrasto con la luminosità che sprigiona. Ed è una luna tutta umana e terrena se si presta al dialogo con la poetessa. Talora il sogno, compagno inseparabile dei poeti nelle più diverse forme, ripropone la rivisitazione dell’infanzia, con qualche punta di amaro come nel rimando al “bambino dalla mano tesa /…/ per la stretta mai compiuta.Altre volte è richiamo alla realtà ed invito alla pace e alla fraternità contro le cattiverie, l’odio, il male dilagante che sembrano dominare e che l’autrice respinge decisamente: ma io, mondo, ostinata e fiera, / ti consegno una preghiera saggia, / libero germoglio circolare / che non conosce rimpianto. / Pace!

Non manca il tema della diversità, i petali di nardo, le fioriture primaverili, il sogno nel contrasto con la realtà, il rimando alla sublimazione, il richiamo a certe tenerezze infantili come nella poesia dedicata a Nazario Pardini: “Allor fanciulli / ci incontrammo / Nazario, / … / l’anima colse / scintillio / dal cuore.E sempre, ritornante, carezzevole, tentatrice, la speranza sa farsi consistente ed allusiva, tacitamente confortando l’autrice: “Ad abbrivi sogni dolci, / reifici e riparatori / mi concedo / per rinascere / … / abbracciata al nuovo giorno.

E sull’idea della possibilità di un giorno nuovo ci piace chiudere il nostro percorso nella convinzione che torneremo a leggere ancora Rita Fulvia Fazio che crediamo abbia ancora tanto da dire e magari tenterà modalità nuove e diverse.

Chissà!

Mario Santoro

L’autore del presente testo acconsente alla pubblicazione su questo spazio senza nulla pretendere all’atto della pubblicazione né in futuro. E’ severamente vietato copiare e diffondere il presente testo in formato integrale o parziale senza il permesso da parte del legittimo autore. Il curatore del blog è sollevato da qualsiasi pretesa o problematica possa nascere in relazione ai contenuti del testo e a eventuali riproduzioni e diffusioni non autorizzate, ricadendo sull’autore dello stesso ciascun tipo di responsabilità.

Il 19 ottobre al S. Rocco (Senigallia) la nuova tappa della gara poetica nelle antiche terre picene “Ver Sacrum”

La nuova tappa con il “Ver Sacrum – Gara poetica nelle antiche terre picene”, progetto da noi ideato e che prevede una giuria popolare, dopo il recente appuntamento di Macerata tenutosi agli Antichi Forni, si terrà a Senigallia all’Auditorium San Rocco il 19 ottobre 2019.

I poeti risultati vincitori dei precedenti incontri sono Sabrina Galli di San Benedetto del Tronto, Francesca Costantini di Pesaro e Fulvia Foti di Macerata.
Per iscriversi e partecipare si rimanda al Regolamento consultabile e scaricabile a questo link: https://drive.google.com/open?id=1OIChmmR0_RqhCZNEzevKKhNZmkzPCKje

Info:
www.associazioneeuterpe.com
ass.culturale.euterpe@gmail.com
Tel. 327 5914963

 

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Al via la VII Ragunanza di Poesia e Narrativa dell’omonima associazione romana


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L’Associazione di Promozione Sociale ‘Le Ragunanze’ con il patrocinio morale del Consiglio Regionale del Lazio, Roma Capitale XII Municipio, Ambasciata di Svezia, EMUI-EuroMed University, Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico, Golem Informazione, Associazione Culturale Euterpe, DILA-Da Ischia L’Arte, Radio doppio zero, Leggere Tutti, Nuova Accademia Monteverde, Premio internazionale di Poesia & Narrativa Città di Latina promuove la 7^ Ragunanza di “POESIA, NARRATIVA e PITTURA”

La partecipazione è aperta a tutti coloro che, dai 16 anni in su – per i minorenni è necessaria l’autorizzazione dei genitori o di chi ne fa le veci – senza distinzioni di sesso, provenienza, religione e cittadinanza, accettano i tredici (13) Articoli qui di seguito specificati. La frase sopra menzionata “per i minorenni è necessaria l’autorizzazione dei genitori o di chi ne fa le veci“  vuol dire che chi non ha compiuto 16 anni può partecipare alla settima ragunanza, previa l’autorizzazione scritta e firmata da entrambi i genitori che dovranno allegare alla loro autorizzazione la fotocopia della loro carta d’identità.

I nostri GIURATI, i cui nomi saranno resi noti solo a conclusione della votazione, valuteranno gli scritti pervenuti e le opere pittoriche (in foto) spedite per e-mail, a loro insindacabile giudizio! Il REGOLAMENTO per la 7^ Ragunanza di POESIA, NARRATIVA & PITTURA, prevede quattro sezioni:

I sez.: POESIA INEDITA “NATURA-MEDITERRANEO”

II sez.: SILLOGE DI POESIA EDITA “A TEMA LIBERO”

III sez.: NARRATIVA LIBRO “A TEMA LIBERO”

IV sez.: PITTURA “A TEMA NATURA O A TEMA LIBERO”

La tematica di tutte e quattro le sezioni, trattandosi di “ragunanza”, termine in uso nell’Arcadia di Christina di Svezia, dovrà almeno contenere dei riferimenti alla natura che ci accoglie.

Per la I sezione, la POESIA “NATURA-MEDITERRANEO”, che sarà da Voi scritta, nel rispetto della sintesi poetica, dovrà ricordare i dettami dell’Arcadia, il valore della natura, filtrati dagli eventi attuali che coinvolgono, modificano, distruggono i quattro elementi della nostra madre Terra e lo spirito di tutti coloro che si prodigano per la salvezza ed il recupero dell’ambiente e in particolare del Mare Mediterraneo.

Per la II sezione, la SILLOGE DI POESIA EDITA “A TEMA LIBERO”, che sarà da Voi già stata pubblicata (o da Casa Editrice o in proprio) e che decidete di far partecipare a questa VII Ragunanza, si presenterà quindi come un libretto, potrà trattare qualsiasi tematica, essendo “A TEMA LIBERO”, e potrà spaziare su temi alti dell’esistenza, su temi universali, che abbraccino il genere umano.

Per la III sezione, NARRATIVA LIBRO “A TEMA LIBERO”, che sarà da Voi già stato pubblicato (o da Casa Editrice o in proprio) e si presenta quindi in forma di libro, potrà trattare qualsiasi tematica, essendo “A TEMA LIBERO”, e potrà spaziare su temi alti dell’esistenza, su temi universali e filosofici, che abbraccino il genere umano.

Per la IV sezione, PITTURA “A TEMA NATURA O TEMA LIBERO” si tratta di un’opera pittorica, realizzata con qualsiasi tecnica e che verrà inviata per e-mail al giudizio, in formato jpg come fotografia; l’opera potrà trattare qualsiasi tematica, essendo “A TEMA NATURA O LIBERO”, e potrà spaziare su temi alti dell’esistenza, su temi universali e filosofici, che abbraccino il genere umano. Quell’opera pittorica scelta, qualora risultasse tra i vincitori, dovrà essere portata dall’autore in originale, per essere esposta nelle tre ore della cerimonia di premiazione.

Art.1 Si richiede per la 7^ Ragunanza di POESIA, NARRATIVA e PITTURA, che il testo della poesia sia di massimo 36 versi e scritto in Times New Roman, a carattere 12 o 18 e che si rispettino in tutte le loro parti i 13 Articoli, i quali specificano le norme, i diritti, i requisiti e le leggi di questo regolamento.

Art.2 La POESIA della sezione “NATURA-MEDITERRANEO” dovrà essere inedita e, per concorrere, andrà spedita via e-mail a apsleragunanze@gmail.com indicando e specificando la sezione da voi scelta in questo modo:

Settima Ragunanza di POESIA, NARRATIVA e PITTURA

Sezione I: POESIA INEDITA “NATURA-MEDITERRANEO”

1.La POESIA sarà ammessa solo ed unicamente con il nome, cognome, contatto telefonico ed e-mail di rintracciabilità del partecipante al concorso. I dati del concorrente sopra indicati andranno scritti in un foglio “a parte” e spediti insieme al foglio dove sarà scritta la Vostra POESIA che concorrerà.

Ai nostri giurati sarà fatta pervenire la POESIA in forma anonima.

2.La “SILLOGE DI POESIA EDITA A TEMA LIBERO”, per concorrere, andrà spedita in pdf via e-mail a apsleragunanze@gmail.com indicando e specificando la sezione da voi scelta in questo modo:

Settima Ragunanza di POESIA, NARRATIVA e PITTURA

Sezione II: POESIA “SILLOGE DI POESIA EDITA A TEMA LIBERO”

La SILLOGE già pubblicata – o da Casa Editrice o in proprio – sarà ammessa solo ed unicamente con il nome, cognome, contatto telefonico ed e-mail di rintracciabilità del partecipante al concorso; questi dati saranno scritti su foglio a parte, che conterrà i dati ulteriori dell’Autore, nonostante appaia sul libro solo il nome ed il cognome dell’Autore della Silloge.

La Silloge di poesia, il libro, potrà essere spedita a scelta del partecipante, o con Raccomandata R/R o con piego di libri in una (1) unica copia a: A.P.S. “Le Ragunanze” c/o Michela Zanarella – Via Fabiola, 1 – 00152 Roma.

Congiuntamente dovrà comunque e pertanto arrivare, in pdf la Vostra silloge alla e-mail: apsleragunanze@gmail.com indicando nell’oggetto la sezione ovvero: sezione POESIA “SILLOGE DI POESIA EDITA A TEMA LIBERO”

La Raccomandata R/R tranquillizza il partecipante ed assicura dell’avvenuta ricezione da parte dell’A.P.S. “Le Ragunanze”

Nel foglio inserito nella busta, che conterrà la silloge (il libretto), dovranno essere specificati i dati dell’autore: nome, cognome, contatto telefonico ed e-mail di rintracciabilità del partecipante al concorso.

3.Il LIBRO DI NARRATIVA “A TEMA LIBERO”, per concorrere, andrà spedito in pdf via e-mail a apsleragunanze@gmail.com indicando e specificando la sezione da voi scelta in questo modo:

Settima Ragunanza di POESIA, NARRATIVA e PITTURA

Sezione III: NARRATIVA LIBRO “A TEMA LIBERO”

ovvero, il Vostro romanzo, la Vs opera, potrà riguardare tematiche varie, essendo “A TEMA LIBERO” e potrà spaziare su temi alti dell’esistenza, su temi universali e filosofici che abbraccino il genere umano, i sentimenti, oltre alla fauna che regna nel nostro pianeta Terra. Il libro già pubblicato – o da Casa Editrice o in proprio – sarà ammesso solo ed unicamente con il nome, cognome, contatto telefonico ed e-mail di rintracciabilità del partecipante al concorso; questi dati saranno scritti su foglio a parte, che conterrà i dati ulteriori dell’Autore, nonostante appaia sul libro solo il nome ed il cognome dell’Autore del romanzo di narrativa a tema libero.

Il libro, potrà essere spedito, a scelta del partecipante, o con Raccomandata R/R o con piego di libri in una (1) unica copia a: A.P.S. “Le Ragunanze” c/o Michela Zanarella – Via Fabiola, 1 – 00152 Roma.

Il Vostro libro “a tema libero” sarà fatto pervenire ai Nostri giurati in pdf e sarà esposto nel giorno della Premiazione.

IV sezione: PITTURA “A TEMA NATURA O TEMA LIBERO”. Si partecipa con un’opera pittorica in qualsiasi tecnica a tema libero, a colori o in bianco e nero, da inviare in foto per posta elettronica all’indirizzo apsleragunanze@gmail.com in formato JPG, i file devono essere nominati con il titolo della foto.

Settima Ragunanza di POESIA, NARRATIVA e PITTURA

Sezione IV: PITTURA “A TEMA NATURA O A TEMA LIBERO”

Art.3 Le modalità espressive della POESIA, della SILLOGE, del LIBRO DI NARRATIVA, della PITTURA ripartite nelle due modalità, non dovranno essere offensive né ledere la sensibilità e/o la dignità del lettore, dell’ascoltatore, del visore e della persona chiamata in causa a “giudicare” e a leggere. Le opere che non ottemperano quanto specificato nell’articolo 3 saranno automaticamente escluse.

Art.4 La partecipazione è soggetta ad una quota di € 10,00 per ogni sezione, che sottintende la presenza dell’autore concorrente ed include le spese di segreteria; la partecipazione ad una delle sezioni e non esclude la partecipazione alle altre sezioni di questo Regolamento.

Art.5 La scadenza per l’inoltro dei testi è fissata a Lunedì 30 MARZO 2020;

Art.6 Il giudizio della giuria è insindacabile;

Art.7 La partecipazione al concorso comporta l’accettazione di tutte le norme del presente regolamento ed il partecipante dovrà essere presente il giorno della ragunanza per la lettura delle POESIE e di alcuni stralci di brani tratti dal LIBRO di Narrativa, secondo la graduatoria di premiazione di fronte agli astanti e per la descrizione breve “a commento” della propria opera, la PITTURA, qualora ci fosse tempo ulteriore a disposizione.

Sono ammesse deleghe solo in presenza “certa” del delegato a ritirare il premio assegnato, il quale si dovrà mettere in contatto con la segreteria del PREMIO, confermando il nome del delegato alla mail: apsleragunanze@gmail.com ;

Art.8 Qualora il premiato o il suo delegato non fosse presente, il suo riconoscimento sarà recapitato solo previo inoltro tassa di spedizione ed accordi con la segreteria del premio.

Art.9 I partecipanti, le cui loro opere di poesie, sillogi, racconti brevi, romanzi e pitture nelle modalità specificate, siano state selezionate per la premiazione, la lettura e la visione in pubblico, saranno informati sui risultati delle selezioni mediante e-mail personale e segnalazione nel sito dell’Associazione di Promozione Sociale “Le Ragunanze”: www.leragunanze.altervista.org

Art.10 Le POESIE così come alcuni stralci dei libri di narrativa saranno letti in pubblico il giorno della PREMIAZIONE ossia, DOMENICA 24 MAGGIO 2020, dalle ore 10,30 fino al termine della CERIMONIA di PREMIAZIONE all’interno di Villa Pamphilj nella Sala del Bel Respiro, conosciuta come antica vaccheria dei principi Pamphilj, di fronte al bistrot del parco.

Le opere artistiche premiate saranno esposte nell’antica vaccheria dei principi Pamphilj nel momento specifico della loro premiazione.

Qualora per suggestione o timidezza l’autore decidesse di non leggere o di non commentare la propria opera in pubblico, questa sarà letta o commentata da un attore o un’attrice o da un critico d’arte, che darà professionalità all’evento stesso esaltando al contempo la poesia, la narrativa, o l’opera pittorica dell’autore qui esposta, accompagnata dalla lettura della motivazione dei giurati.

Art.11 A tutti i selezionati sarà inviato, con largo anticipo, l’invito a partecipare alla CERIMONIA di PREMIAZIONE per la VII RAGUNANZA.

Art.12 I PREMI saranno così suddivisi:

Settima Ragunanza di POESIA, NARRATIVA e PITTURA.

  1. I sez.: POESIA INEDITA “NATURA-MEDITERRANEO”

POESIA INEDITA sez. “Natura-Mediterraneo”:

– primo classificato: (coppa+ abbonamento per 1 anno al mensile LEGGERE TUTTI)

– secondo classificato: (targa)

– terzo classificato: (medaglia)

  1. II sez.: SILLOGE DI POESIA EDITA “A TEMA LIBERO”

SILLOGE DI POESIA EDITA a “Tema Libero”

– primo classificato: (coppa)

– secondo classificato: (targa)

– terzo classificato: (medaglia)

  1. III sez.: NARRATIVA LIBRO “A TEMA LIBERO”

NARRATIVA LIBRO a “Tema Libero”

– primo classificato: (coppa)

– secondo classificato: (targa)

– terzo classificato: (medaglia)

  1. IV sez.: PITTURA “A TEMA NATURA O A TEMA LIBERO”

PITTURA in modalità “a Tema Natura o a Tema Libero”

– primo classificato: (coppa)

– secondo classificato: (targa)

– terzo classificato: (medaglia)

Saranno consegnate le Menzioni d’Onore (cartiglio pergamenato con i loghi: Le Ragunanze, (in basso da sx a seguire) Consiglio Regionale del Lazio, Roma Capitale XII Municipio, Ambasciata di Svezia, EMUI, Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico, Rete Italiana per il Dialogo Euro Mediterraneo, Golem informazione, Associazione Culturale Euterpe, etc.)

L’assegnazione della TARGA del PRESIDENTE dell’A.P.S. “Le Ragunanze” è a discrezione del PRESIDENTE.

* Nella sinergia tra l’A.P.S. “Le Ragunanze” e l’Associazione Culturale Euterpe è contemplata l’assegnazione del Trofeo, che verrà consegnato a discrezione del direttore della omonima rivista.

Tutti i partecipanti presenti, e solo i presenti, riceveranno brevi manu l’attestazione di partecipazione alla Settima Ragunanza di POESIA, NARRATIVA e PITTURA per aver concorso con l’opera, anche se questa non si è posizionata tra i vincitori.

Art.13 Nel file d’invio a apsleragunanze@gmail.com includere dati personali, indirizzo postale, indirizzo e-mail, telefono, breve nota biografica, (per i minorenni includere anche l’autorizzazione dei genitori o di chi ne fa le veci con la fotocopia della loro carta d’identità) la dicitura “SARÒ PRESENTE”, fotocopia del versamento di € 10,00 da effettuare tramite ricarica Postepay n° 5333171018479663 intestato a Michela Zanarella, C.F.: ZNRMHL80L41C743L o in contanti nel plico di spedizione per i diritti di segreteria; in calce al testo, la seguente dichiarazione firmata:

“Dichiaro che i testi delle poesie, i libri, le pitture da me presentati a codesto concorso internazionale sono opere di mia creazione personale.

Sono consapevole che false attestazioni configurano un illecito perseguibile a norma di legge.

Autorizzo il trattamento dei miei dati personali ai sensi della disciplina generale di tutela della privacy (L. n. 675/1996; D. Lgs. n. 196/2003) e la lettura e la diffusione del testo per via telematica e nei siti di Cultura della Poesia, della Narrativa e dell’Arte, nel caso venga selezionato, dai giurati del concorso Settima Ragunanza di POESIA, NARRATIVA & PITTURA”

A maggio 2020, per il terzo anno consecutivo, l’associazione di promozione sociale ‘Le Ragunanze’, nel VII anno dell’omonimo Premio internazionale per la poesia, la narrativa e la pittura, consegnerà la Targa dedicata ad Anastasia Sciuto, ad un giovane talento dell’Arte Drammatica, Cinematografica e Televisiva, nel plauso e nel ricordo dell’impegno artistico della giovane.

 

Referenti del concorso:

La Presidente dell’A.P.S. “Le Ragunanze”, Michela Zanarella

Coordinatore e Vicepresidente, Giuseppe Lorin

Segretario, Alberto Bivona

@: apsleragunanze@gmail.com

www.leragunanze.altervista.org

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