“Se è poesia, lo sarà per sempre” di Mauro Cesaretti, commento di Marco Moroni

PERDERSI NELL’ISTANTE

Se è poesia, lo sarà per sempre di Mauro Cesaretti: viaggio fra le profondità dell’anima e i limiti della vita

Commento di MARCO MORONI 

copUna luce in un’imprecisata profondità tenebrosa si fa «tersa e invisibile», questa la strana e apparentemente contraddittoria immagine con cui si apre Se è poesia lo sarà per sempre, la seconda silloge di Mauro Cesaretti; un’immagine dinnanzi alla quale è difficile non rimanere spiazzati.

Per svelare il mistero che si cela dietro l’interessante ossimoro è necessaria l’analisi dell’opera intera che propone continuamente figure esplicative di questa rappresentazione suggestiva.

Già Francesco Petrarca notava «che quanto piace al mondo è breve sogno» ed anche l’opera di Cesaretti sembra pervasa da questi brevi sogni, eventi intensi e puntiformi da cui nasce un viaggio ricco che ciascuno deve svolgere all’interno della propria anima. Il poeta, infatti, amaramente certo dell’impenetrabilità dell’individualità (vedi la lirica “Pesce fuor d’acqua”), non ci accompagna nel viaggio ma si limita a schiudere, con una chiave magica, la porta della nostra psiche invitandoci a scandagliare le sue profondità infinite.

E così appaiono dei bozzetti, frutto delle suggestioni dell’autore, che sanno però imporsi con tutta la loro nitidezza all’esperienza passata e magari un po’ sbiadita di ciascuno di noi, fra essi, per citare i più suggestivi, un porto che protegge le sue barche da «ogni onda maligna» o «le lacrime» – di rugiada – sui petali d’una rosa al mattino in “La magia del porto” e “Il sole del mattino”.

Le esperienze, rese spesso con composizioni di incisiva brevità, hanno il merito di rappresentare un Istante immortale, un momento che può portare l’uomo a profonde riflessioni sulla propria condizione che nelle poesie vengono presentate appunto solo come inviti, gentili allusioni, verso una scoperta della propria coscienza, troppo spesso dimenticata in quello stesso indaffararsi quotidiano che purtroppo non ci fa accorgere della meraviglia che intorno a noi continuamente si manifesta.

All’invito ad apprezzare la realtà con “gli occhi del cuore” (come suggeriva proprio Cesaretti nella prefazione della sua opera prima) si affiancano però dei momenti di grande malinconia: vecchi arbusti ormai troncati (in “Gli anni della morte”, da notare anche per la convincente impostazione ritmica) o paesaggi cimiteriali.

Queste poesie fanno così “da ponte” verso un’altra dimensione che permea l’intera silloge, quella della morte, sviluppata stavolta con riflessioni più ampie ed anche – sorprendentemente – esempi storici.

Proprio su questi ultimi è interessante soffermarsi: essi mostrano come la morte sia latitante sornionamente nella nostra vita, pronta a irrompere per decreto della sorte (“La battaglia del lago ghiacciato”) o a causa del male radicato nella storia, come ci ricorda la poesia “Sul campo di morte”, forse la più riuscita dell’intera silloge.

Quella luce che appariva nelle tenebre, è dunque destinata a divenire per noi invisibile, questa amara certezza non deve però farci perdere la fiducia nella vita, breve, terrena, ma durante la quale quella luce meravigliosa può divenire tersa, splendente, e regalarci il sentimento dell’Infinito.

MARCO MORONI 

“Le Proepiche”, lavoro sperimentale di narrativa e poesia

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SEGNALAZIONE VOLUME

Titolo: “Proepiche”
Autore: voiceoff
Editore: autopubblicato, 2015 – 14€

Acquisto su Amazon

 

Sinossi:

Le Proepiche sono una raccolta di 7 poesie e 10 racconti; biografiche, autobiografiche, autoreferenziali a tratti. Si chiamano cosi perché sono un misto di prose, poesie ed epiche contemporanee. “Epiche” in senso lato (non si pensi all’Iliade o all’Odissea), epiche perché raccontano di miti e valori (o disvalori), perché sono cosi sfacciate da voler descrivere un’epoca. Da “epos”, parola, racconto, narrazione, di tutto ciò che riguarda un mondo. Sono talmente sfacciate che non si pongono problemi quando vogliono – e devono necessariamente – confrontarsi con pietre miliari del passato. Esse sono figlie di una miriade di sensazioni e impressioni, un brulicare, spesso contraddittorio, di tensioni, forze, idee, convinzioni, pregiudizi; un marasma baluginante che può avere sempre e comunque dei comuni centri di gravitazione dai quali si dipartono infiniti fiumiciattoli che possono condurre in un luogo oppure in un altro…

Successo a Jesi con poeti da tutta Italia per la premiazione de “L’arte in versi”

Nell’affascinante cornice della Sala Maggiore del Palazzo dei Convegni, nel cuore del centro storico di Jesi, sabato 14 novembre è andata in scena la premiazione della IV edizione del Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi”, un evento culturale che annualmente chiama a raduno poeti in lingua e in dialetto di ogni parte d’Italia.  Dopo tre premiazioni del premio che hanno avuto la loro location a Firenze, da quest’anno il Premio è stato trasferito a Jesi, nelle Marche, per volere del Presidente, Lorenzo Spurio, che nella nota introduttiva alla antologia del Premio ne motiva le ragioni di fondo.
La partecipazione al premio in questa edizione è stata straordinaria e la segreteria si è vista ricevere 750 poesie in italiano e 90 in dialetto che una attenta giuria composta da esponenti del panorama letterario contemporaneo ha letto e valutato con particolare attenzione.
A Jesi sabato si è proceduto a consegnare i premi a tutti quei vincitori e menzionati che la Commissione di Giuria, presieduta da Susanna Polimanti, ha deciso di attribuire. Oltre ai premi da podio per entrambe le sezioni (il 1° premio per la poesia in italiano è andato ad Aldo Tei di Latina mentre il 1° premio per la poesia in dialetto a Gaetano Catalani di Ardore-RC) si è consegnato il Premio alla Carriera Poetica alla poetessa catanzarese Marisa Provenzano. Per vedere la lista completa dei premiati a vario titolo clicca qui.
Momenti particolarmente intensi si sono avuti nella seconda parte della premiazione quando la Giuria ha voluto ricordare il poeta novolese Bruno Epifani (1936-1984) e la poetessa locale Novella Torregiani (1935-2015) consegnando ai familiari i rispettivi Premi alla Memoria. A ritirare il Premio alla Memoria a Bruno Epifani è stata la moglie Maria Rosaria Savoia dopo la lettura attenta della lunga motivazione-analisi critica sull’importante opera del marito letterato di cui molte delle liriche furono scritte durante periodi più o meno lunghi di permanenza all’estero (Al Cairo, Barcellona). Nella motivazione la giuria ha cercato di collocare con onestà intellettuale e lucidezza di giudizio esegetico l’opera di Epifani tra quelle della tradizione degli autori meridionalisti contemporanei che hanno lasciato il segno, imperniando il dialogo intimo con sé stessi sul binomio antipodale di residenza e fuga dalla terra d’origine.
Il Presidente del Premio ha, invece, dato lettura alla motivazione per il conferimento del Premio alla Memoria alla poetessa portorecanatese Novella Torregiani recentemente scomparsa. Ida Angelici ha dato lettura ad alcune sue liriche in dialetto portorecanatese impressionando il pubblico per l’intensità espressiva e l’afflato intimo tipico delle poesie di Novella Torregiani dove il canto si fa lode al creato e l’amore è una preghiera di una speranza che sempre si rinnova. Il figlio della poetessa, Gianmarco Grilli, ha letto una lettera da lui scritta assieme al fratello per ricordare la poliedricità artistica nonché la grande umanità della madre. Non sono mancati frangenti di vera commozione.
La Giuria presente in sala era composta da Lorenzo Spurio (Presidente del Premio), Susanna Polimanti (Presidente di Giuria), Annamaria Pecoraro, Michela Zanarella, Elvio Angeletti, Emanuele Marcuccio, Valentina Meloni, Giuseppe Guidolin e Iuri Lombardi.
Assenti i membri di Giuria Lella De Marchi, Martino Ciano, Marzia Carocci e Salvuccio Barravecchia.
La serata è stata impreziosita dagli interventi musicali, al piano, del Maestro Piero Gentili.
All’intero della cerimonia sono stati consegnati Premi Speciali a Franco Patonico, vincitore del Premio Speciale del Presidente di Giuria con una poesia ispirata al drammatico conflitto siriano. Andrea Pergolini, invece, è risultato vincitore della Targa Universum Academy con la poesia dal titolo “Ritorneranno a fiorire i tulipani” dedicata all’amica poetessa Augusta Tomassini (presente in sala), non vedente a causa della retinite pigmentosa. A consegnare il premio sono state Lilli Simbari e Michela Tombi, rappresentanti della Universum Academy per la Regione Marche.
Il giovane Gabriele Galdelli si è aggiudicato il Trofeo Euterpe, premio espressamente voluto dalla rivista di letteratura “Euterpe” (uno degli enti che organizzano il premio) perché nato con l’intento di premiare quella poesia che in maniera particolare traccia le figure del canto, dell’allegrezza e della spensieratezza arcadica, elementi costitutivi dell’iconica e leggiadra divinità greca.
Come ogni anno l’organizzazione del Premio ha convintamente sposato una determinata causa umanitaria alla quale indirizzerà parte dei proventi derivanti dalla vendita delle antologie del Premio. Per questa edizione gli organizzatori hanno deciso di devolvere al progetto “Ospedale senza dolore” della Fondazione Salesi Onlus di Ancona che supporta l’attività di ricerca relativa al bambino ospedalizzato, con particolare riferimento alle problematiche psicologiche e psicopedagogiche, al miglioramento della qualità di vita del periodo di degenza ospedaliera dei bambini e delle loro famiglie, all’attuazione di tutte le iniziative volte a favorire i contatti tra l’ospedale e l’ambiente esterno.
Gesto di grande esempio è stato quello inaspettato e amorevole di Gaetano Catalani, vincitore del 1° premio per la sezione poesia in dialetto con il testo “Piccirigliu meu”, che ha preferito non ritirare il suo premio in denaro di 200,00 € e di donarlo al Premio, affinché potesse contribuire all’importo finale dei proventi raccolti che verranno donati alla Fondazione Salesi.
L’attestazione della donazione che verrà effettuata sarà diffusa sui canali internet degli enti organizzatori al concorso e inviata a mezzo mail ai partecipanti al concorso.
A Gennaio si partirà con la nuova edizione del Premio, le cui modalità e termini di partecipazioni rimarranno inalterati: scadenza di invio dei materiali: maggio e premiazione finale: novembre.

ALBUM FOTOGRAFICO DELLA PREMIAZIONE (Foto di Valerio Lancioni)

Per vedere l’album completo con tutte le foto dei premiati a vario titolo clicca qui.

IL VIDEO INTEGRALE DELLA SERATA

Immagine

Dal Corriere Adriatico del 17-11-2015
Dal Corriere Adriatico del 17-11-2015

SPURIO

La poesia di Elvio Angeletti raggiunge la Sicilia

Il poeta senigalliese Elvio Angeletti sarà protagonista di due serate di cultura in territorio siciliano nei prossimi giorni. 

Il primo di questi eventi si terrà il 24 novembre presso l’Istituto Comprensivo Statale “Martin Luther King” di Caltanissetta. Elvio Angeletti darà lettura alle sue poesie mentre l’artista Angelo Monterrosso esporrà le sue opere figurative. Colloquierà con loro il prof. Claudio di Paola.

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Il giorno successivo, il 25 novembre, si replica. Il nuovo evento si terrà nell’ex Monastero benedettino “La badia” a Canicattì (Agrigento). Nell’occasione l’artista locale Angelo Monterrosso, autore dell’immagine di copertina e delle immagini all’interno del libro “Respiri di vita” di Angeletti, esporrà le sue tele. A introdurre la serata sarà nuovamente il professore Claudio Di Paola (poeta e filosofo).

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12278076_1002119579829112_702310018_nElvio Angeletti (Senigallia, 1954), per la poesia ha pubblicato Oltre l’infinito, Capricorno Arte, Corinaldo, 2011, Poesia e colori nei luoghi dell’anima, Rupe Mutevole, Bedonia, 2012, Il profilo delle voci, Rupe Mutevole, Bedonia, 2013, Luce, Prefazione di Mauro Toninelli, autoprodotto, 2014 e Sospiri di vita, Prefazioni di Michele Miano e Paolo Micucci, Immagini di Angelo Monterrosso, Intermedia, Orvieto, 2015.  Varie sue poesie figurano in antologie di concorsi e lavori collettivi di poesia tra cui Borghi, città e periferie: l’antologia poetica del dinamismo urbano, a cura di Lorenzo Spurio, Agemina, Firenze, 2015. Numerosi i premi ed i riconoscimenti ottenuti tanto in Regione che fuori, tra i quali il Premio letterario “Zeno Fortini” di Barchi (2012), la segnalazione di merito al Concorso “Alda Merini” organizzato dalla Accademia dei Bronzi di Catanzaro (2014),… 

“Seconda – 15 racconti che danno del tu” a cura di S. Bertogliatti e D. Schito

SECONDA – 15 RACCONTI CHE DANNO DEL TU

COMUNICATO STAMPA

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Seconda – 15 racconti che danno del tu
è un’antologia di racconti scritti in Seconda Persona Singolare al Presente (SPSP) da autori e autrici vari, emergenti e non. È scaricabile gratuitamente dalle principali piattaforme di e-book a partire da ottobre 2015.
L’idea nasce da Serena Bertogliatti e Davide Schito, autori amanti della sperimentazione letteraria e in particolare di questo stile narrativo. I due, dopo aver fondato un gruppo su Facebook chiamato Scrittori che danno del “tu” e averne constatato il gran numero di adesioni, hanno deciso di indire una selezione di racconti aperta a tutti. Nel frattempo, il materiale raccolto in rete sulla SPSP (racconti già pubblicati, recensioni e articoli) è andato ad arricchire il sito ufficiale dell’iniziativa: SPSPfiction.
L’antologia raccoglie i 15 migliori racconti (su 84 partecipanti) selezionati dagli stessi curatori e da due giurati d’eccezione, gli scrittori Ferdinando Pastori e Alessandro Morbidelli. I 15 racconti sono firmati da altrettanti scrittori e scrittrici, che hanno saputo creare storie interessanti e personaggi coinvolgenti, spaziando tra generi e atmosfere del tutto diversi ma ugualmente godibili e fruibili. I gusti sono gusti, ovviamente, e proprio in considerazione di ciò quest’antologia ha un assaggio per ognuno: ci sono bocconi dolci come una storia d’amore, amari come certe piovose giornate, acidi come un reflusso gastrico dopo un cazzotto nello stomaco, speziati come un tramonto esotico, piccanti come un’esperienza che non si dimenticherà facilmente.
15 storie che hanno due cose in comune: una scrittura di qualità e, naturalmente, l’uso della SPSP.
Scheda del libro:
A cura di:Serena Bertogliatti e Davide Schito
Prefazione di: Serena Bertogliatti e Davide Schito
Postfazioni di: Alessandro Morbidelli e Ferdinando Pastori
Illustrazione (copertina) di: Giovanni Da Re
Grafica (copertina) di: Chris Rocchegiani
Racconti di: Vincenzo Barone Lumaga, Serena Barsottelli, Bee, Sara Bellomi, Marco Bertoli, Scilla Bonfiglioli, Andrea Castagnetta, Barbara Comeles, Chiara Gallese, Cabiria La Notte, Marta Paparella, Cinzia Pelagagge, Emilia Cinzia Perri, L. Filippo Santaniello, Francesco Zanolla
 
Download: AmazonBookrepublicGoogle Play e molti altri…

L’antologia “I poeti e la crisi” di Giovanni Dino presentata a Firenze il 23-11-2015

SULLE TRACCE DEL FRONTESPIZIO

Periodico quadrimestrale

organizza la presentazione del volume

I poeti e la crisi

(Fondazione Thule Cultura)

a cura di Giovanni Dino

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Interventi di:

Giovanni Dino

don Vincenzo Arnone

Mariella Bettarini

Paolo Ragni

FIRENZE  

* Convento di San Marco *

Sala Chiostrini, Via della Dogana 3 r

Lunedì 23 novembre 2015 ore 16.30

Interventi musicali di

Giacomo Panicucci (voce, chitarra, violino)

Gabriele Cavallini (voce, flauto, chitarra)

Jesi accoglie la premiazione del IV Premio Naz.le di Poesia “L’arte in versi”

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Dopo ben tre edizioni che hanno avuto la loro serata finale di premiazione a Firenze, da quest’anno il Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi” avrà la sua sede a Jesi (AN). Sabato 14 novembre p.v. presso la Sala Maggiore del Palazzo dei Convegni (Corso Matteotti 19) a JESI si terrà la  premiazione della quarta edizione del Premio.
Il concorso è organizzato dalla rivista di letteratura “Euterpe”, aperiodico online di letteratura in unione con la Associazione PoetiKanten e il format poetico-musicale Deliri Progressivi, con l’Alto Patrocinio della Universum Academy Switzerland che, nella figura del Presidente dott. Valerio Giovanni Ruberto, ha generosamente messo a disposizione una targa in oro 24 kt.
L’intera manifestazione è stata realizzata sotto il Patrocinio Morale della Regione Marche, della Provincia di Ancona e dei Comuni di Ancona, Jesi e Senigallia.
Presenzieranno LORENZO SPURIO (Presidente del Premio) e SUSANNA POLIMANTI (Presidente di Giuria) assieme a vari membri della Commissione di Giuria: Annamaria Pecoraro, Michela Zanarella, Emanuele Marcuccio, Elvio Angeletti, Salvuccio Barravecchia, Valentina Meloni e Giuseppe Guidolin, Iuri Lombardi.
Durante la serata si provvederà ad attribuire i Premi ai 1°,2°,3° vincitori assoluti per le due sezioni del Premio (poesia in lingua italiana e poesia in dialetto) che saranno così attribuiti: POESIA IN ITALIANO 1° Premio ad ALDO TEI di Latina con la poesia “Il grido della libertà”, 2° Premio a ROBERTO RAGAZZI di Trecenta (RO) con la poesia “Pensiero della sera”, 3° Premio a MAURIZIO BACCONI di Roma con la poesia “Dentro una raccolta di poesie. POESIA IN DIALETTO 1° Premio a GAETANO CATALANI di Ardore (RC) con la poesia “Piccirigliu meu”, 2° Premio ad ANNA MARIA RAGNI di Osimo (AN) con la poesia “L’onda del Conero”, 3° Premio a MASSIMO VICO di Ancona con la poesia “Legna da àrde”.  A a seguire la Giuria assegnerà i riconoscimenti indicati come Menzioni d’Onore e Segnalazioni della Giuria ad altrettanti poeti per entrambe le sezioni. 
Particolare rilevanza rivestirà l’attribuzione dei Premi Speciali così ripartiti: Premio Speciale del Presidente di Giuria a FRANCO PATONICO di Senigallia (AN) con la poesia “Quando si è persa l’anima”; Targa Universum Academy Switzerland ad ANDREA PERGOLINI di Fossombrone (PU) con la poesia “Ritorneranno a fiorire i tulipani”; Trofeo “Euterpe” a GABRIELE GALDELLI di Castelbellino (AN) con la poesia “Prologo, nonché epilogo”, il Premio alla Carriera Poetica a MARISA PROVENZANO di Catanzaro e i Premi alla Memoria conferiti alle famiglie del poeta BRUNO EPIFANI (Novoli-LE 1935 – Roma, 1984) e della poetessa NOVELLA TORREGIANI (Porto Recanati-MC, 1935 – Civitanova M.-MC, 2015).
Ad impreziosire la serata saranno gli interventi musicali del Maestro PIERO GENTILI.
A rappresentare l’Universum Academy Switzerland saranno la dott.ssa Liliana Simbari e la dott.ssa Michela Tombi, membri della Presidenza Regionale della Universum Marche.
Durante la Premiazione sarà disponibile alla vendita l’antologia del Premio contenente i testi poetici di tutti i vincitori e le motivazioni della giuria, i cui proventi derivanti dalla vendita verranno donati alla Fondazione Salesi Onlus di Ancona che il Premio, realtà umanitaria che il Premio, da sempre sensibile al sociale, ha sposato per questa edizione del Premio.
La cittadinanza è invitata a partecipare.

locandina formato piccolo

Dal “Resto del Carlino” del 10-11-2015

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“Il Marchese del Grillo” proiettato a Frosinone per omaggiare il Maestro Mario Monicelli

Il 10 Novembre 2015, alle ore 21.00, presso il Multisala Sisto di Frosinone, si terrà la quarta edizione de “Il Cinema e la memoria”, rassegna cinematografica ideata da Amedeo di Sora e Gerry Guida. Dopo le precedenti edizioni di successo, dedicate alla grande stagione della Commedia all’italiana, Vittorio De Sica e Alberto Sordi, che hanno visto la partecipazione di illustri ospiti come Lino Capolicchio, Manuel De Sica, Alfio Contini, Tonino Valerii, Maria Pia Casilio, Federico Savina, Ernesto G. Laura, quest’anno è la volta dell’omaggio al grande regista Mario Monicelli, in occasione del centenario dalla nascita. Per l’occasione verrà proiettato Il marchese del grillo e interverrà, come ospite d’onore, il direttore della fotografia Sergio D’Offizi, storico collaboratore di Alberto Sordi, che proprio per Il Marchese del grillo ottenne una nomination ai David di Donatello. L’iniziativa è organizzata in stretta collaborazione con il Multisala Sisto nella persona di Roberto Cipriani e la Cineteca Nazionale di Roma e si avvale dell’apporto  delle associazioni Compagnia Teatro dell’Appeso, Cine@rte, Frusna Bene Comune. Ingresso libero.

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“La profezia delle triglie” di Michele Caccamo e Luisella Pescatori

La profezia delle triglie

di Michele Caccamo e Luisella Pescatori

Comunicato stampa

“Le triglie, nel Mar Mediterraneo, hanno nell’occhio spento una riga di sangue. Era un dettaglio insignificante per i pescatori della Sobek, su quell’imbarcazione non facevano caso ad altro che alla quantità di pesca portata a bordo.”

profezia delle triglieUn successo notevole che ha superato ogni aspettativa per il libro La profezia delle triglie già dalla prevendita, che ha ricevuto un boom di prenotazioni, tanto che la prima tiratura è andata esaurita e ne è già stata mandata in stampa una seconda per soddisfare le numerose richieste. Una conferma per l’apprezzato poeta Michele Caccamo che, in questo suo lavoro in cui si avvale della collaborazione della valente penna di Luisella Pescatori, parla di immigrazione, profughi, barconi come nessuno aveva mai fatto prima.
Il romanzo nasce dalla testimonianza vera di un ragazzo egiziano che ha dovuto affrontare la giustizia italiana, accusato di essere uno scafista e che ancora oggi è rinchiuso in carcere. La sua storia si mescola quindi, in una prosa delicata e poetica, mai scontata, che alterna la drammaticità degli eventi della migrazione alle incantevoli leggende della sua terra e alla sacra poesia delle Sure del Corano, a quella di tante speranze, di sofferenze indicibili per le quali la partenza sul motopesca è già l’approdo di un lungo e terribile viaggio attraverso il deserto, la sua atmosfera di morte e le sue insidie.
“La profezia delle triglie” è quindi un testo che concede al lettore di vivere storie individuali, intense e crude; ne disegna una triplice esistenza. Ispira metafore, così come il Corano. Offre, nella vita di ogni clandestino e del suo massacrante viaggio, la possibilità di una rinascita. Un testo illuminante, spirituale, con un finale inaspettato. Un sano riconoscimento alla dignità della cultura araba che affronta argomenti di grande attualità, ma con lo stile di una delicata e struggente poesia.

Gli autori
Michele Caccamo è Poeta drammaturgo e scrittore. È pubblicato e tradotto all’estero e conosciuto nel mondo arabo come il Poeta della fratellanza: per la sua attenzione all’integrazione e il suo impegno letterario nell’incontro tra popoli e religioni. Firma per un magazine on line estero articoli di critica musicale. È anche autore di testi di canzoni.

Luisella Pescatori è attrice di teatro al suo debutto letterario. Si avvicina a vari generi di scrittura creativa, dapprima con un adattamento teatrale, su drammaturgia di Michele Caccamo, poi come web editor, e come contributor per un magazine on line, sul quale cura una rubrica personale di poesia e tendenza.

Ufficio stampa David and Matthaus
Michela Zanarella
Cell. + 39 340.198 12 50
E.mail ufficiostampa@davidandmatthaus.it

Il bando della III edizione del Premio Int.le Letterario e d’Arte “Nuovi occhi sul Mugello”

bando nosmIII

L’Associazione Artistico Culturale “NuoviOcchiSulMugello”

“Deliri Progressivi” e Avis Scarperia-San Piero, Borgo San Lorenzo e Vicchio

indicono il

III^ Premio Internazionale Letterario e d’Arte “NuoviOcchiSulMugello”

[Poesia/Prosa/Art.Fig/video]

 

“Mi sono sempre battuto in condizioni così sfavorevoli che desidererei farlo alla pari. Sono molto modesto e non vi domando, amici, altro segno che il gesto. Il resto non vi riguarda.” (Dino Campana, da Storie I)

Parte dei proventi saranno destinati al Fondo di Solidarietà istituito dalla Consulta della Associazioni di Marradi.

  1. Il Premio letterario è articolato nelle seguenti sezioni:
    Sezione A – Poesia in lingua italiana a tema: MUGELLO

Sezione A1 – Poesia in lingua italiana a tema:  MUGELLO (under 18)
Sezione A2 – Poesia in lingua italiana o dialetto o altra lingua con testo a fronte a tema  libero


Sezione B – Racconto in lingua italiana a tema: MUGELLO

Sezione B1 – Racconto in lingua italiana a tema:  MUGELLO (under 18)
Sezione B2 – Racconto in lingua italiana a tema libero

Sezione C – Arti figurative (fotografia, quadri) a tema:  MUGELLO

Sezione C1- Arti figurative (fotografia, quadri) a tema:  MUGELLO (under 18)

Sezione C2 – Arti figurative (fotografia, quadri) a tema libero

Sez D: Premio Cinema Mugello: video/cortometraggio riguardante il territorio Mugello.

(Fuori Concorso)

Premio Speciale alla Carriera: al Personaggio ha operato portando il nome del Mugello nel Mondo.

 

I testi presentati alla data di partecipazione al concorso devono essere INEDITI. Gratuito per tutti coloro che non abbiano compiuto alla data di scadenza il diciottesimo anno di età.

2. Per le sezioni Poesia (A,A1,A2) si potrà partecipare inviando un unico testo poetico (in word/pdf) munito di titolo, che non dovrà superare i 35 versi di lunghezza (senza conteggiare le spaziature tra strofe).

  1. Per la sezione Racconto (B, B1, B2) si potrà partecipare inviando un unico testo narrativo (in word/pdf) munito di titolo che non dovrà superare le 4 cartelle editoriali (una cartella editoriale corrisponde a 1800 battute spazi inclusi quindi max 7200).
  2. Arte Figurativa (C, C1,C2): Fotografia, poster, quadro. Si potrà partecipare con 1 sola opera. Foto/poster: L’immagine sia della fotografia/quadro sarà da inviare in formato jpg in alta qualità (dimensioni minime 800×600 pixel, massime 1772×2362 pixel, risoluzione 300 dpi. Il file non deve essere superiore a 10 Mb). L’organizzazione provvederà a stampare in formati consoni gli elaborati che non saranno restituiti. Quadri: I quadri risultati meritevoli o vincitori, dovranno essere presenti il giorno della cerimonia, pena squalifica. Le opere inviate non saranno restituite, tranne i quadri portati in loco e ritirati personalmente o spediti a carico del destinatario.
  1. Per la Sezione D l’autore dovrà inviare via mail (we transefer) o su un supporto digitale (penna USB) un video attinente al tema e la scheda di partecipazione debitamente compilata in ogni sua parte. Il video di minimo 30 sec. e Max 1minuto ed essere compatibile con la piattaforma di YouTube. I video saranno inseriti nel sito e nel canale YouTube della Associazione “Nuovi Occhi sul Mugello”.
  2. Quale tassa di partecipazione è richiesto il pagamento di:

– Gratuito per under 18

– 5€ soci associati nell’anno 2015-2016
– 10 € per partecipare ad un’unica sezione
– 15 € per partecipare a due sezioni
– 20 € per partecipare a tre sezioni
– 25 € per partecipare a tutte le sezioni

      Il pagamento dovrà avvenire secondo una delle modalità descritte al punto 8 del presente bando.

7. Il partecipante dovrà inviare il testo che propone al concorso rigorosamente anonime, assieme alla ricevuta del pagamento e la scheda contenente i propri dati personali per via email in formato word/pdf entro e non oltre la scadenza del 29 febbraio 2016 all’indirizzo mail premio@nuoviocchisulmugello.it. Parte dei proventi sarà destinata in beneficienza per sostenere situazioni in difficoltà sul territorio (come da statuto). Questo anno parte dei proventi saranno destinati al Fondo di Solidarietà istituito dalla Consulta della Associazioni di Marradi (Pres. Luciano Neri).

 8. Il pagamento potrà avvenire con una delle seguenti modalità:

  • Bonifico bancario: IBAN IT84K0760102800001023773912 – Intestato a: NUOVI OCCHI SUL MUGELLO Causale – Concorso III Premio Internazionale Letterario e d’Arte “NuoviOcchiSulMugello”
  • Bollettino Postale cc n° 1023773912 Intestato a: NUOVI OCCHI SUL MUGELLO Causale– Concorso III Premio Internazionale Letterario e d’Arte “NuoviOcchiSulMugello”
  • Postepay Nr. 4023600654701772 Intestato a: LATINI SERENA C.F. LTNSRN78S67D612K
  • Paypal info@nuoviocchisulmugello.it

Alla ricezione dei materiali verrà inviata una mail di conferma alla mail indicata nella scheda dei dati.

 9. Non saranno accettate opere che presentino elementi razzisti, denigratori, pornografici, blasfemi o d’incitamento all’odio, alla violenza e alla discriminazione di ciascun tipo.

10. La Commissione di giuria è composta dal Presidente dell’Associazione Serena Latini, dal presidente del Premio Annamaria Pecoraro, dal Presidente di Giuria Gianni Calamassi e da esponenti del panorama culturale, letterario regionale e nazionale. La commissione generale dei giurati sarà resa pubblica prima della Cerimonia di premiazione. Il giudizio della Giuria è definitivo e insindacabile ed i partecipanti, presentando la richiesta di iscrizione, lo accettano automaticamente.

11. I Premi saranno stabiliti come di seguito indicato.

Sezioni A, B,C:  1° premio: targa, diploma con motivazione della giuria, pubblicazione in antologia e 1 copia gratuita della stessa e 100€; 2° premio: targa, diploma con motivazione della giuria, pubblicazione in antologia e 1 copia gratuita della stessa e 50€, 3° premio: targa e diploma con motivazione della giuria pubblicazione in antologia e 1 copia gratuita della stessa e libri.
Sezione  A2, B2, C2: 1° premio: targa, diploma con motivazione della giuria e proposta di Proposta di pubblicazione con Ed. N.O.S.M.  con 30 copie omaggio, Diploma con motivazione della Giuria pubblicazione in antologia e 1 copia gratuita della stessa, pranzo/cena per due persone caratteristica o prodotti tipici locali; 2° premio: targa, diploma con motivazione della giuria, pubblicazione in antologia e 1 copia gratuita della stessa ,  prodotti tipici locali, 3° premio: targa e diploma con motivazione della giuria, pubblicazione in antologia e 1 copia gratuita della stessa + prodotti tipici locali.

Under 18 (A1,B1,C1): Saranno premiati i primi 3 con medaglie (oro, argento, bronzo)+ Diploma con motivazione  della Giuria + pubblicazione in antologia e 1 copia gratuita della stessa.

Sez. D Premio Cinema Mugello: premiati i primi 3 classificati con targa o coppa e diploma con motivazione della giuria pubblicazione in antologia e 1 copia gratuita della stessa.

Premio alla Carriera: Premio Speciale istituito per premiare il Personaggio che ha contribuito a portare con la sua opera il nome del Mugello nel Mondo.

MERITEVOLI:  Diploma di merito + coppa.  SEGNALATI: pubblicazione in antologia.

 12. I Soci Fondatori in accordo con la Giuria procederanno ad attribuire il Premio alla Carriera, Menzioni d’Onore e Segnalazioni a vario titolo saranno a discrezione del proprio attento giudizio. Per tutti i partecipanti (ove richiesto), è garantito attestato di partecipazione on line.

  1. I premiati saranno contatti a mezzo mail e telefonico ai riferimenti che gli stessi avranno fornito al momento della partecipazione nella relativa scheda con i dati personali.
  1. La cerimonia di premiazione si terrà a domenica 15 Maggio 2016 ore 15:30 nel prestigioso “Salone dei Tendaggi” di Palazzo dei Vicari – Scarperia – San Piero (FI).
  2. I vincitori (primi tre premi) di ogni sezione dovranno necessariamente presenziare all’evento o delegare. L’eventuale invio al proprio domicilio, a carico del destinatario, va concordato preventivamente, pena perdita privilegio. I vincitori sono tenuti a presenziare alla cerimonia di premiazione per ritirare il premio. In caso di impossibilità, il premio (Targa e diploma) potrà essere spedito a casa dietro pagamento delle spese di spedizione, mentre i premi in denaro non verranno consegnati e saranno incamerati dall’Associazione per future edizioni del Premio.
  3. Tutti i testi dei vincitori, dei selezionati e dei menzionati a vario titolo saranno pubblicati nel volume antologico che sarà dotato di regolare codice ISBN e che sarà presentato nel corso della premiazione.
  4.  L’Associazione “Nuovi Occhi Sul Mugello” destinerà parte dei proventi derivanti dalle partecipazioni al concorso in opere per combattere il disagio sociale e la povertà, cercando di dare una risposta ai bisogni essenziali delle persone e delle famiglie, funzionali allo sviluppo dell’attività istituzionale di solidarietà sociale, nei limiti consentiti dal D. Lgs. 4 dicembre 1997, n. 460 e successive modificazioni ed integrazioni. (come da Statuto). Questo anno parte dei proventi saranno destinati al Fondo di Solidarietà istituito dalla Consulta della Associazioni di Marradi (Pres. Luciano Neri).
  5. La partecipazione al concorso implica l’accettazione di tutti gli articoli che compongono il bando. Gli autori, per il fatto stesso di partecipare al presente concorso, autorizzano a pubblicare le proprie opere sull’antologia, rinunciando, già dal momento in cui partecipano al concorso, a qualsiasi pretesa economica o di natura giuridica in ordine ai diritti d’autore ma conservano la paternità delle proprie opere. La partecipazione al concorso implica l’accettazione del presente regolamento. Si garantisce che questi saranno utilizzati esclusivamente ai fini del concorso e nell’ambito delle iniziative promosse dalla Ass.Art.Cult. “NuoviOcchiSulMugello” per la legge 675 del 31/12/96 e D.L. 196/03.

SERENA LATINI – Presidente Ass. Nuovi Occhi sul Mugello
ANNAMARIA PECORARO – Presidente del Premio
GIANNI CALAMASSI – Presidente di Giuria

Tutte le info e il bando sono consultabili:

Pagina FB: https://www.facebook.com/nuoviocchisulmugello

Evento FB: https://www.facebook.com/events/1686620644903033/

mail:    premio@nuoviocchisulmugello.it

sito:    www.nuoviocchisulmugello.it –         www.deliriprogressivi.com

III^ Premio Internazionale Letterario e d’Arte “NuoviOcchiSulMugello”

Scheda di Partecipazione

La presente scheda compilata è requisito fondamentale per la partecipazione al concorso. Alla scheda va, inoltre, allegata l’attestazione del pagamento della relativa tassa di lettura per posta elettronica premio@nuoviochisulmugello.it

 Entro e non oltre le 24.00 del  29/02/2016

Nome/Cognome _________________________________________________________________________________

Nato/a ___________________________________________ il___________________________________________
Residente in via _________________________________________________________

Città___________________________ Cap __________________ Prov. _____________________
Tel._____________________________________________Cell.____________________________________E-mail ________________________________________________

Sito _____________________________________

Partecipo alla sezione (vidimare):

□ SEZ. A (Poesia a tema)      □ SEZ. A1 (Poesia a tema under 18)      □ SEZ. A2  (Poesia)      □ SEZ. D (video) 

□ SEZ. B (Racconto a tema)  □ SEZ. B1 (Racconto a tema under 18)  □ SEZ. B2  (Racconto) 

□ SEZ. C (Arte Fig. a tema)   □ SEZ. C1 (Arte Fig. a tema under 18)   □ SEZ. C2 (Arte Fig.)

con il testo/opera  intitolato/e:

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Data_____________________ Firma __________________________

□ Dichiaro che il/i testi che presento è/sono frutto del mio ingegno e che ne detengo i diritti a ogni titolo.
□ Acconsento al trattamento dei dati personali qui riportati in conformità a quanto indicato dalla normativa sulla riservatezza dei dati personali (D. Lgs. 196/03) e solo relativamente allo scopo del Concorso in oggetto.

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(genitore o chi detiene le veci se minorenne)

[firma sostituita mezzo stampa]

“Solo un salto. E la ragione diventa follia” di Stefania Laurora, Recensione di Lorenzo Spurio

Solo un salto. E la ragione diventa follia di Stefania Laurora

Books & Company, Livorno, 2015

Recensione di Lorenzo Spurio

 

La malattia mentale affonda le radici nel disagio esistenziale. (54)

downloadIl libro di Stefania Laurora, Solo un salto. E la ragione diventa follia pone il lettore dinanzi alla fruizione di una sorta di diario della protagonista. Diario nel quale la Nostra non appunta solamente episodi e momenti centrali della sua vita (il matrimonio e la nascita della figlia, per citare i più rilevanti) ma anche la carica emotiva che la investe in ogni circostanza (come avviene nella attenzione che mostra nel dipingere un tiepido rapporto con la figura materna causa, forse, di alcuni problemi psicologici che poi sorgeranno in lei) e le avvisaglie, i prodromi o le reazioni sintomatiche del deterioramento del suo stato di salute psichica.

Perché il romanzo tratta proprio di ciò: del labile e mai indovinabile confine che separa la razionalità dalla follia ossia dalla comunità ritenuta normale e alla quale abbiamo sempre creduto di far parte, da quella compagine emarginata della società, perché attrice di comportamenti insani o assurdi.

La prima parte del romanzo, che porta il sottotitolo di “La diaspora dei pezzi”, ben apre al tema della corruttibilità della ragione e dei limiti della coscienza nel momento in cui nella narrazione diaristica e a presa diretta della Nostra ben recepiamo il messaggio che intende darci: il pezzo, la partizione è un elemento minuscolo o un aspetto minuzioso delle realtà dalle caratteristiche talmente minute e ridotte da poter sembrare insignificante ma che ha un suo significato solo e soltanto nel momento in cui è riferito e, dunque, collegato alla parte, un po’ come avviene nel primo capitolo, denso di spirito gotico che, fugacemente, ci ricorda dell’assassinio del Presidente Kennedy soffermandosi non tanto sull’elemento contingente dell’agguato ma proprio su quel “pezzo di calotta cranica”, quel “frammento di testa” (13) dell’assassinato. Entriamo così a piedi pari nella fenomenologia di questo libro, che potrà sembrare perversa o priva di una logica contenutistica o narratoriale, se facciamo l’errore di non dare il giusto peso a questa narrazione inserita a mo’ di prologo. La frantumazione della materia cerebrale va, dunque, percepita per ciò che è: una frammentazione, una partizione dovuta a un evento traumatico della massa cognitiva, dunque razionale, deputata al ragionamento e all’invio degli impulsi ad ogni settore del corpo.  Stefania Laurora con questo romanzo ci parla proprio di una vicenda in cui una donna, apparentemente debole e dall’atteggiamento fiero e contrastante, subisce una frammentazione dell’apparato neuronale: ciò ovviamente in termini simbolici. È lei stessa, dopo il racconto surreale dell’amicizia instaurata con un piccione morto, che ci chiarifica meglio lo status da cui muove l’intera narrazione: “De-composizione come alterazione disarmonica delle reciproche posizioni delle parti” (17).

Questa “disarmonia” (17), de-strutturazione e dunque anomalia nella normale fisionomia di intendere il complesso razionale come entità in sé autonoma e compatta avviene nella nostra protagonista per mezzo di una profonda crisi della consapevolezza: a partire da uno stato spossante di alienazione che produce disturbo e a tratti investe anche le capacità relazionali, la Nostra ci narrerà dello sviluppo di una vita non in una evoluzione edenica di crescita, idilliaca costruzione familiare, maturità e vecchiaia ma per mezzo dell’insorgenza di debolezze croniche, incongruenze della psiche, veri e propri stati ansiogeni, atteggiamenti bipolari e forme autolesionistiche sino alle più preoccupanti manifestazioni di delirio.

È questo, allora, il diario di una mente pazzoide, ma ciò che va detto con attenzione è che osserviamo la protagonista nello sviluppo della malattia e nel peggioramento, fatti che cerchiamo in un certo senso di poter spiegare o legare a determinati eventi traumatici nella prima fase della sua vita, episodi spiacevoli o tendenze aggressive connaturate alla sua persona. Per chi ama la psiche, e ancor meglio la psichiatria come scienza che eziologicamente cerca di costruire schemi di disturbi e patologie per cercare di individuare cause, forme tipiche ed atipiche e possibili rimedi, questo romanzo può essere un buon punto di indagine. Questo soprattutto perché l’autrice, con la sua prosa semplice e spigliata improntata alla resa di immagini centrali in ciò che narra con una predisposizione sintetica e quasi a frammenti, ben fa risaltare il fatto che soggetti di questo tipo possono convivere con dati disturbi in maniera latente, tra fasi di angoscia e ripresa, depressione e quiete emotiva.

Dall’iniziale discorso sulla partizione assistiamo a una vera e propria fascinazione feticista nella nostra protagonista sempre interessata alla partizione/particolarità piuttosto che all’oggetto/persona in senso completo: si tratta di un procedimento a sineddoche dove la parte, più che definire il tutto, lo annuncia o lo richiama, con la strenua convinzione che è sempre meglio guardare il mondo sezionandolo che con uno sguardo totalizzante che non può che essere utopico e spesso ipocrita.

Il dramma esistenziale della protagonista la porterà all’assunzione di atteggiamenti autolesionistici assai gravi, come quello di spegnersi le sigarette addosso e, quasi contemporaneamente, anche la sfera alimentare si vedrà investita di cattivi attitudini quali il picacismo ossia l’attitudine di ingerire piccoli pezzetti di un materiale solitamente non commestibile (terra, gomma, gesso, etc.). Da un punto di vista psicodinamico entrambe le forme deviate potrebbero essere dei meccanismi indotti di risposta a un dato problema personale, dunque degli automatismi che, se si radicalizzassero, diventerebbero assai nocivi e pericolosi.

L’inserzione in un gruppo allargato di quelli che potremmo definire in maniera grossolana “gruppi di recupero” non sembra aiutare di molto la nostra anche se allo stesso tempo la protagonista, che probabilmente è quella meno malata degli altri, è sempre in grado di descrivere con parsimonioso realismo i casi umani che la circondano in quel dato ambiente. Entrano così in gioco parole come ‘depressione’, ‘TSO’, ‘maniacale’, ‘psicofarmaci’, ‘ricoveri’, ‘Centro di Salute Mentale’ e via discorrendo a far capire che il percorso che d’ora in poi interesserà la Nostra sarà fatto di una condizione esistenziale frammentata e lancinante dove abulia, autolesionismo, picacismo, segnali di fissazione, automatismi ed altro motiveranno una più ravvicinata esigenza di uno psichiatra che possa occuparsi di lei. Ciò si rende necessario soprattutto nel momento in cui intervengono anche le allucinazioni uditive (le voci) e visive (le presenze) che la porteranno ad affermare di vedere, ad esempio, Eva Peron aggirarsi per le stanze della sua casa. Parimenti l’atteggiamento di vittima, di colui che è oggetto di una attitudine ossessiva-pedinatoria, se non proprio stalking, contribuirà ad accrescere il problema tanto che il lettore non saprà più se restare fedele alla protagonista e credere ai suoi barlumi di razionalità di tanto in tanto o se classificarla già, e a ragione, come una pazza furiosa che necessita l’internamento. Non è possibile infatti accettare per vero tutto ciò che lei ci racconta sia perché a volte ciò che narra sembra architettato e dunque prodotto di un ragionamento fantasioso, sia perché si è già compresa la sua propensione alla divagazione, al dettaglio, all’astrusità e, di contro, la poca adesione a una visione pratica e spontaneamente organica.

La nascita della bambina potrebbe esser vista come un fatto rilevante nell’allontanare la donna dallo sprofondamento nelle sue turbe nervose sempre più preoccupanti per occuparsi con amore e devozione al nascituro, ma così non avviene. La figlia viene da subito percepita con invidia e con un sentimento pregno d’acredine (“un’altra femmina, mia complice e mia rivale”, 39), come una estranea alla quale fa difficoltà ad avvicinarsi come dovrebbe decretando all’interno della sua psiche già dissestata un’ulteriore crepa nella coscienza dovuta proprio alla crisi post-partum. Una crisi che non è solo dovuta dal senso di inadeguatezza della donna di essere madre in termini concreti ma, come si è detto, motivata anche da una malcelata assenza di sentimento che la porta a vivere la nuova condizione venuta a crearsi come una vera e propria sfida.

È intuitivo credere, allora, che la possibilità del suicidio, quale mezzo estremo ma risolutivo, venga ponderata varie volte dalla donna: “chiedo se valga la pena di vivere così […] o se piuttosto non sia il caso di congedarsi, ammettendo una buona volta che tutto ciò, per quanto seducente […] non è per me” (46). In tale circostanza matura l’esigenza del diario, di un confidente silente ma fedele al quale poter confessare le tribolazioni, il tormento e il senso di svuotamento che la donna vive sulla sua pelle combattuta tra angosce e farneticazioni della mente che non le danno scampo. Per questo non le resta che far passare come tendenzialmente normale il sentire le voci sostenendo: “Credo, in verità, che ciascuno di noi abbia un privatissimo coro che gli sussurra nelle orecchie, e che lo assiste nei pensieri e nelle azioni” (51). Come sappiamo, infatti, il sentire le voci non è un fatto che appartiene alla normalità propriamente detta o un qualcosa che appartenga a persone, pure normali, dotate di una maggiore sensibilità o propensione creativa: mi viene in mente Virginia Woolf (citata anche nel romanzo) che nel suo diario più volte annotò di sentire queste voci. Ben sappiamo che la donna era pazza e che quelle voci alla fine, nell’eco indistinto della sua mente vessata, la portarono a trovare la morte affogandosi in un fiume.

Le terminologie che la Nostra impiega per meglio descrivere le condizioni psichiche della protagonista sono precise e fanno riferimento al mondo della bipolarità, della crisi e al piano terapeutico fatto di psicofarmaci, sostanze che hanno la capacità di agire in maniera attiva o inibendo certi meccanismi a livello cognitivo. Ed è proprio negli ipotetici stati di salute o di alleggerimento della crisi che matura nella protagonista, come in molti affetti da problematiche psichiche di questo tipo, la volontà di abbandonare i farmaci. Quando la persona riconosce un lieve miglioramento della salute, allora crede di essere guarito e, non amando la classificazione come ‘malato’ o ‘pazzo’, prende subito le distanze dicendo che degli psicofarmaci può farne a meno non intuendo che quel lieve stato di miglioramento (o meglio, di stazionarietà) è dovuto proprio all’assunzione dei farmaci che, se venissero di colpo sospesi, provocherebbero danni ben più gravi come uno psichiatra non manca di farle osservare: “Senza le medicine lei rischia la vita” (54).

Importante la nota che viene fatta nel momento in cui si parla della correlazione che può esistere tra creatività e follia ad intendere, come spesso viene fatto in campo culturale, quel collegamento tra la pazzia di un artista (Van Gogh, Alda Merini, Dino Campana, Sylvia Plath o la stessa Anne Sexton citata dalla Nostra) e la manifestazione di genialità. Il dottore, che interviene su queste considerazioni, sostiene che nel caso del pazzo, questo può essere caratterizzato da una genialità o dallo sviluppo di particolari doti artistico/comunicative ma che, in quel caso, si tratterebbe di “folgorazioni” piuttosto che di vero genio. Discorso assai interessante che meriterebbe una trattazione a parte più approfondita.

Il delirio visivo di cui si parlava ad un certo punto si fa massiccio e la stessa percezione di dati colori, forme, oggetti viene a descrivere una deformazione della realtà: chi guarda vede a suo modo, in maniera distorta e sghemba e non secondo un normale procedimento visivo (vengono in mente, allora, anche gli orologi che si liquefanno di Dalì, segno di una distorsione della realtà percepita). L’epilogo di questa allucinazione che conduce alla percezione viziata del mondo che diviene uno scenario psicotico e stordito si ha nel momento in cui la nostra è convinta di vedere oggetti che prendono vita o uomini nelle sembianze di macchine, in un delirio percettivo assordante e pericoloso alla sopravvivenza nella società. In questo clima ansiogeno ritorna, così, e non poteva essere diversamente, l’ossessione di essere perseguitata, la psicosi di uno stalking che in effetti non esiste, condizioni che rendono ormai difficile l’autonomia e la gestione della sua persona tanto da necessitare il ricovero. Il tempo a partire da questo momento sarà segnato da periodi di ricovero, nei quali è tenuta sotto controllo, monitorata ed inserita in una compagine di pazzi a vario titolo, momenti in cui le viene concesso il ritorno a casa. Chiaramente –ciò non viene detto dato che la narrazione avviene in prima persona- intuiamo che lo psichiatra abbia nel frattempo instaurato un rapporto con il marito della donna non solo per renderlo consapevole dell’effettivo stato della donna ma anche per capire se l’uomo, la sua famiglia e la sua casa rispondano alle esigenze di supervisione continua, tutela della donna, sorveglianza e custodia. Pur tuttavia non è la presenza di una famiglia amorosa e vicina che può consentire il recupero (anzi, a volte può addirittura osteggiarlo) e i periodi di crisi della donna vanno infittendosi e si fanno sempre più preoccupanti come quando viene sottoposta a un TSO (“varie volte mi legarono”, 74) dopo aver tentato, nuovamente, di uccidersi, questa volta con tentativi di asfissia. Il risultato della sedazione è quello di avere una donna più pacata (non più lucida) ma al contempo maggiormente stordita, che vive in un torpore comunicativo e in una angoscia che la rendono una sorta di alieno privo degli sconvolgimenti intellettivi che prima la interessavano. Assieme ai farmaci vengono attuate la musicoterapia, la psicoterapia di gruppo mentre sembrano ravvisarsi nella donna accenni a una scatologia comunicativa abbastanza comune in alcuni folli.

Si diceva di quanto la famiglia possa essere importante nella gestione di un caso come questo ma va anche detto che la supervisione continua e il trattamento di un paziente con simili disturbi diventano un compito assai arduo e impegnativo che, se venisse assunto con completa dovizia ed impegno, potrebbe assorbire l’intero tempo ed energie di una altra persona. Ed è un po’ per questo motivo, ossia dell’inefficacia nel sorvegliare continuativamente un malato del genere, che la protagonista finirà per abusare delle pasticche tanto da rischiare la morte per intossicazione. Il lettore non dovrebbe mostrare a questo punto troppo stupore perché, in fin dei conti, sarebbe l’epilogo più intuitivo a una storia tormentata come questa.

A partire da questo momento si apre la parte finale del libro dal titolo “Il salto” che si caratterizza per essere maggiormente disorganica, fatta di frammenti, note appuntate sul diario in maniera veloce, senza un ragionamento né considerazioni aggiuntive che permettano di contestualizzarle. La protagonista parla di “distacco dalla realtà” e sembra di vederla ormai concreta nell’attuare un gesto estremo dopo i tanti trascorsi che hanno svilito la sua autocoscienza riducendola a una persona svuotata di attività cerebrali. È questo il momento in cui il mondo delle ombre, delle voci intricate e roboanti nella testa, sembra aver vinto in maniera indissolubile. Non ci sono farmaci talmente potenti da poter sovvertire la lotta con la ragione, da poter instillare il bene in un sistema cognitivo dove la disorganicità, l’impulso e l’automatismo hanno fatto irruenza.

Credo di osservare che sia trascorso un ampio periodo di tempo tra la parte finale del libro e la stesura della postfazione, fatta dalla protagonista in un età nella quale, se non può dirsi per certo di aver sconfitto la malattia, senz’altro l’ha recuperata abbastanza bene. Manca, dunque, anche dal punto meramente narrativo questa parte intermedia vertente sul racconto delle sue giornate del suo periodo più buio: è ragionevole credere che la donna in quel periodo non abbia scritto nulla o che, facendo una cernita dei materiali nel momento in cui ha organizzato l’intera storia, ha preferito fare una operazione di ellissi.

Nel finale, infatti, veniamo a conoscenza di una donna maggiormente critica e consapevole di se stessa (“ho capito che al mondo posseggo tutto quel che desidero”, 115) che sembra aver riallacciato il giusto rapporto con la società (“godo della compagnia delle persone”, 116), normalizzato la sua alimentazione (“godo del cibo”, 116) sebbene non abbia risolto quello che, forse, era stato uno dei motivi a decretare il suo dramma esistenziale (“Il mio rapporto con le donne rimase irrisolto”, 114).

Un salto solo rimandato, allora, o perennemente scongiurato?

Lorenzo Spurio

22-10-2015

Lucia Bonanni a fondo nella poetica del palermitano E. Marcuccio

TRE POESIE DI EMANUELE MARCUCCIO

Una lettura a cura di Lucia Bonanni

Cover_front_Anima di Poesia_originale_900Le poesie di Emanuele Marcuccio “Mare della Tranquillità”, “Di seta” e “Per una strada” per il loro costrutto e i loro contenuti necessitano di una lettura accurata e di uno studio approfondito. Sintetiche ed essenziali nella forma come nella sintassi, sono dense di significati nascosti che occorre ricercare nello stile come nelle diverse possibilità di senso che si offrono all’analisi testuale. In tali componimenti si denotano continui richiami e rimandi ad altre liriche dell’autore in una circolarità espressiva che lega i versi, letti ed elaborati in maniera del tutto originale. Volendo stilare un’analisi comparata, c’è da dire che l’impalcatura di tali componimenti poggia su riferimenti culturali ben precisi, quelli della cultura classica secondo la quale lo stesso autore con destrezza e disinvoltura fa uso tanto degli aggettivi sostantivati e le licenze poetiche quanto delle figure retoriche, compresi gli spazi bianchi, che delle mappe concettuali e dei campi semantici. Come fa notare Luciano Domenighini, quelle di Marcuccio sono «liriche “cosmiche”», liriche che sanno toccare le corde dell’interiorità, che solcano l’animo e lasciano tracciati di riflessione e completo abbandono alla catarsi. Seguendo il dettato logico delle categorie grammaticali, si possono seriare verbi, sostantivi e aggettivi, disposti in ordine non casuale, come possiamo evidenziare una tassonomia di quelli che sono i vari complementi e le varie figure concettuali. Efficaci i verbi di movimento che conferiscono alla scrittura dinamismo espressivo, modalità che va a creare connessioni logiche con aggettivi e sostantivi che danno il senso dell’ampiezza e di superficie mentre altre forme portano al componimento levità, grazia e leggerezza. La matrice concettuale su cui si snodano i versi, è quella dei contrari, dell’ossimoro, della sineddoche e della metonimia in accezione quantitativa e qualitativa senza dimenticare l’apocope e le licenze poetiche. Luogo caro al poeta è la strada; la strada con le sue moltitudini e le sue solitudini, i suoi passi svelti e il suo andare silenzioso, la vucciria[1] affollata dei mercati e le voci disperse, i bordi multicolori e le fronde sfiorite. È per strada che l’autore maggiormente si sofferma ad osservare, a riflettere, a trarre ispirazione, a fermare la scintilla creativa su uno scontrino della spesa oppure in piedi su un autobus di città. “Sul selciato profondo”, “Perché la tue strade stridono luttuose”, “Per una strada d’un’alba d’autunno”, “Vecchie strade”, “Per una strada”, ma io direi anche “investe il verso” che dà quasi l’idea che il verso sia un pedone investito dalle parole in corsa, “verga/ veloce il rigo” in cui sembra vedere un passante trafelato che corre verso chissà quale meta.

Tien la luna vecchie strade

a separar gli ammassi oceani

alla superfice

mari la solcano

in prosciugata tranquillità

In “Mare della Tranquillità”[2] l’attacco verbale “tien”, scritto in apocope, rende il verso snello e leggero il cui soggetto è la luna con le sue “vecchie strade”. Quell’aggettivo “vecchie”, che potrebbe sembrare scontato e persino banale, è il perno su cui ruota l’eterna annosità del satellite. In legame covalente col primo, il secondo verso si apre con un’altra forma verbale in apocope “a separar” cui segue un’espressione eccellente, “gli ammassi oceani”. Se l’autore, come scrive nella lirica “Carpe”, avesse usato l’aggettivo ammassati, non avrebbe raggiunto né originalità espressiva e neppure sarebbe riuscito a catturare l’attenzione del lettore. Quell’aggettivo che volge in sostantivo, pone sulla carta l’idea di un qualcosa di compatto, di un qualcosa ammassato con acqua e terra. La staticità è sovrana sulla “superfice” degli oceani, qui intesi non tanto nell’accezione del termine, ma nella vastità dell’ambiente, un’area astronomica, quella della luna, dove ci sono mari che la solcano “in prosciugata tranquillità”. Il verbo solcare è proprio dei natanti che lasciano dietro di sé una scia spumeggiante, ma è proprio anche del lavoro dei campi dove si vedono gli aratri tracciare solchi nella terra. Il sostantivo mare richiama l’idea dell’acqua mentre l’aggettivo prosciugata, participio passato del verbo prosciugare, si connota nel significato di asciutto, di siccità, di secco e desertico. La contrapposizione che sorge tra i due termini, forma un ossimoro che va ad incidere sul sostantivo tranquillità, allargandone il significato anche nel senso di silenzio e quiete.

di seta

la parola

 

di poesia

l’anima mia

 

investe il verso

e para

i colpi

 

verga

veloce il rigo

leggero

 

pieno

Il poeta palermitano Emanuele Marcuccio
Il poeta palermitano Emanuele Marcuccio

Ad apertura della lirica “Di seta” originale e ben calibrato il complemento di materia che nel dipanarsi dei versi va a confluire in quello “di poesia” in modo che la parola sia così lieve e leggera da essere di serica essenza mentre l’anima si eleva e si libra, divenendo di poesia. Ma alla stregua di un tessuto di seta la parola sa essere forte e tenace e nella sua corsa sulla pagina bianca crea il verso e riesce a parare i colpi che giungono dall’esterno. Così, onde evitare che l’ispirazione possa svanire nella modulazione dell’attimo, riempie veloce il rigo che è al contempo “leggero e pieno”; leggero perché l’anima ne è rasserenata e pieno perché le sillabe danno corpo ad ogni singolo verso. Qui la parola rigo, parte per il tutto, sta ad indicare anche il foglio bianco che talvolta incute timore mentre il verbo vergare può essere assimilato col verbo arare ed è un’azione forte, decisa, veloce, ma ferma, quella che compie la mano nel riempire il rigo di sillabe e suoni. I due aggettivi leggero e pieno, intercalati dallo spazio bianco, sembrano formare una scia spumeggiante mentre i riverberi di luce guizzano e saltellano tra uno spazio e l’altro. Con i due distici, le due terzine, e il verso formato da una sola parola, il tutto separato dalla pausa, il componimento sembra essere un sonetto caudato, rivisitato in chiave moderna. L’uso del verso isolato e formato da una sola parola, è abilità di Marcuccio che sa forgiare neologismi assonanti fino “all’invero limite” della prassi poetica anche con l’uso sapiente della lingua latina.

Per una strada senza fronde

si aggira furtivo e svelto

il nostro inconscio senso,

passa e non si ferma,

continua ad andar via

e non si sa dove mai sia.

La poetessa abruzzese, naturalizzata fiorentina, Lucia Bonanni con alle spalle l'Arno.
La poetessa abruzzese, naturalizzata fiorentina, Lucia Bonanni con alle spalle l’Arno.

Determinante nel componimento “Per una strada”[3] è l’articolo indeterminativo “un” anteposto alla parola strada. Come ho già avuto modo di scrivere, se Marcuccio avesse usato l’articolo determinativo, l’intero componimento avrebbe perso quell’aura di mistero e indeterminatezza che lo distingue e lo rende enigmatico per cui il lettore è portato perciò a domandarsi di quale strada possa trattarsi e in quale luogo la stessa strada sia collocata. Potrebbe trattarsi di una strada cittadina come di una strada di campagna, di un tratturo di montagna o di un percorso della via Francigena. Anche le fronde, come la strada, sono elemento ricorrente nella poetica di Marcuccio e in certi casi assumono una connotazione diversa dal significato intrinseco della parola. La strada è luogo privilegiato nei versi del poeta e prende le sembianze di luogo dell’anima, di spazio interiore, di topos emotivo, di cellula di identità, un sito di memorie in cui l’inconscio si muove a passo svelto, guardingo, timoroso persino di essere scoperto. Pertanto non staziona, non si adagia, non si ferma, ma continua la propria corsa verso qualcosa di indefinito e di infinito, simile ad un Kairos fuggente che neppure Cronos riesce a fermare. Dal canto suo l’autore non può far altro che prendere coscienza di questo stato aereo che sfugge e sguscia via, lontano dalla penna che vorrebbe trattenerlo sul rigo e spesso non lascia traccia del suo passaggio e alla fine “non si sa dove mai sia”. Le rime a fine rigo, anche le più dotte e articolate, non fanno parte della poetica di Marcuccio che, pur amando la musicalità dei versi e la fluidità della scrittura, affida i suoi componimenti alle armonie imitative e alle figure di suono, facendo leva sui traslati e le altre figure di significato. Il lessico sempre molto ampio e ben ponderato, è base di ciascun dettato poetico e ne integra il valore compositivo che risulta sempre essere fresco e spontaneo. Si palesa così la continua ricerca dell’essenzialità e della sintesi in cui spesso è assente l’uso della punteggiatura metre gli “a capo” vanno a formare pause e cesure. “Ermetismo cosmico” è la formula coniata da Luciano Domenighini per descrivere il “modus poetandi” di Marcuccio: “Ermetismo” perché il nucleo poetico è al contempo sintetico e codificato, “Cosmico” perché si inoltra in una dimensione cosmica e ultraterrena. Come scrive lo stesso Marcuccio (citando Proust) in “La parola di seta”[4], rispondendo alle domande di Lorenzo Spurio, “Ogni lettore, quando legge, legge se stesso” ed io nei suoi versi ho ritrovato frammenti del mio sentire, fronde della mia anima che per strada raccoglie pensieri e si spinge fino ai limiti del reale per ricercare tranquillità. La sua poesia è un qualcosa di straordinario che riesce a destare meraviglia e ad interessare alla lettura. È un respiro ampio di vita che “ci spinge a ricercar nuovi lidi, dove far approdare questo inquieto nocchiero che è il nostro cuore[5].

Lucia Bonanni

San Piero a Sieve (FI), 24 settembre 2015

[1] In siciliano, confusione, baccano; dal cui termine prende nome il famoso mercato palermitano.

[2] Emanuele Marcuccio, Anima di Poesia, TraccePerLaMeta Edizioni, 2014, p. 38.

[3] Emanuele Marcuccio, Per una strada, Ravenna, SBC Edizioni, 2009, p. 77.

[4] Lorenzo Spurio, La parola di seta. Interviste ai poeti dʼoggi, Sesto Fiorentino (FI), PoetiKanten Edizioni, 2015.

[5] Emanuele Marcuccio, Pensieri minimi e massime, Pozzuoli (NA), Photocity Edizioni, 2012, p. 15.

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