“Il grande Califfato” di Domenico Quirico presentato a Torino il 2 marzo 2015
IL GRANDE CALIFFATO
la casa editrice Neri Pozza
ha il piacere di invitarla all’incontro con
DOMENICO QUIRICO
Caffè letterario – Centro Congressi Unione Industriale
Via Vincenzo Vela, 17 – TORINO
lunedì 2 marzo 2015 – alle ore 15.00

Il giorno in cui, per la prima volta, parlarono a Domenico Quirico del califfato fu un pomeriggio, un pomeriggio di battaglia ad al-Quesser, in Siria. Domenico Quirico era prigioniero degli uomini di Jabhat al-Nusra, al-Qaida in terra siriana. Abu Omar, il capo del drappello jihadista, fu categorico: «Costruiremo, sia grazia a Dio Grande Misericordioso, il califfato di Siria… Ma il nostro compito è solo all’inizio… Alla fine il Grande Califfato rinascerà, da al-Andalus fino all’Asia».
Tornato in Italia, Quirico rivelò ciò che anche altri comandanti delle formazioni islamiste gli avevano ribadito: il Grande Califfato non era affatto un velleitario sogno jihadista, ma un preciso progetto strategico cui attenersi e collegare i piani di battaglia. Non vi fu alcuna eco a queste rivelazioni. Molti polemizzarono sgarbatamente: erano sciocchezze di qualche emiro di paese, suvvia il califfato, roba di secoli fa.
Nel giro di qualche mese tutto è cambiato, e il Grande Califfato è ora una realtà politica e militare con cui i governi e i popoli di tutto il mondo sono drammaticamente costretti a misurarsi.
Questo libro non è un trattato sull’Islam, poiché si tiene opportunamente lontano da dispute ed esegesi religiose. È soltanto un viaggio, un viaggio vero, con città, villaggi, strade e deserti, nei luoghi del Grande Califfato. Parte da Istanbul e si conclude in Nigeria, fa tappa a Groznyj in Cecenia e nelle pianure di Francia, nel Sahel e in Somalia. Parla di uomini, delle loro storie, delle loro azioni e omissioni. Mostra come al-Dawla, lo stato islamista, esista già, poiché milioni di uomini ogni giorno gli rendono obbedienza, applicano e subiscono le sue regole implacabili, pregano nelle moschee secondo riti rigidamente ortodossi, vivono e muoiono invocandone la benedizione o maledicendone la ferocia.
Nondimeno, come Christopher Isherwood approdato nel 1930 a Berlino, con la sua potente narrazione, Domenico Quirico diventa, in queste pagine, «una macchina fotografica» con l’obiettivo così aperto sulla cruda realtà della nostra epoca, che ne svela il cuore di tenebra meglio di mille trattati e saggi.
«Ho superato, nel momento in cui sono stato catturato, una frontiera fatale, sono entrato, me ne accorgo vivendo con loro, nel cuore di tenebra di una nuova fase storica, di un nuovo groviglio avvelenato dell’uomo e del secolo che nasce: il totalitarismo islamista globale».
Domenico Quirico
“Obsession 3 – Incubi, allucinazioni e omicidi”. Gli autori selezionati per il volume antologico
La selezione di racconti per il terzo e ultimo volume della iniziativa editoriale Obsession dedicata in questo terzo volume al tema “Incubi, allucinazioni e omicidi” è stata così stabilita.
Nella lista che segue sono contenuti i nomi degli autori selezionati per la pubblicazione nell’antologia e il rispettivo titolo del racconto presentato.
- ALESSANDRA PROSPERO – I due volti di Berenice
- ALICE ANTONELLI – Follia liquida
- ANDREA AMICO – Il miracolo dell’inganno
- ANDREINA MORETTI – Malamore
- ANTONIO MEROLA – L’Immortale Re Peter
- CRISTIAN SOTGIU – Vedute psichiatriche
- CRISTIANA BARTOLINI – Il tesoro de Vecchis (Una storia dell’Ascoli antica)
- DAMIANO COL – Morte di uno scarafaggio
- DANIELE COCCIA – L’Archivio
- DIANA LANTERNARI – La luna sul viale
- ELEONORA MANGIAPELO – La voce di Cinthia
- ELISABETTA AMOROSO – La dolce morte
- FLORIANA LAURENZA – La maledizione
- FRANCESCA SANTUCCI – Passione
- GABRIELE DI CIRIACO – Odori
- GABRIELE PRUNAI – E’ tutto sporco
- GIACOMO PEZZOTTA – Perché i gatti cadono sempre in piedi
- GIANNA GOBBI – La ragnatela
- GIOVANNA CASAPOLLO S’acabbadora
- GIULIANA CORSETTI – Io non ricordo
- GIULIANA MONTORSI – Le troppe attenzioni
- GIUSEPPE LEARDINI – Libra necis
- LUANA TRAPÈ – E da quel momento furono felici
- LUCIA PAGANINI – Come cerchi sull’acqua
- LUCIO VERSINO – Anime e fantasmi
- MANUELE MARINI – Il martirio di Ofelia
- MICHAEL GADDINI – La casa del silenzio
- MIMÌ BURZO – Il varco
- PIETRO DOSSENA – Persona Pericolante
- SANDRA CARRESI – Sesso e morte
- SIMONA LAURIOLA – Due
- STEFANO RIZZI – Caligine
- UMBERTO MASIELLO – Il tizio in cantina
- VERONICA CANI – Tutto quello che tocco muore
Tutti gli autori selezionati per questo progetto antologico sono stati contattati personalmente a mezzo mail e hanno ricevuto le informazioni necessarie per dar seguito alla loro pubblicazione nel volume.
Lorenzo Spurio
Curatore Antologia Obsession 3
24-02-2015
Presentazione del volume “Le carte poetiche” di Egidio Mengacci, poeta urbinate
Presentazione del volume
“Le Carte “poetiche” di Egidio Mengacci – Atti del convegno dell’agosto 2008″
a cura di Gualtiero De Santi
L’Università di Urbino e il Circolo Acli rendono omaggio alla produzione poetica di uno dei personaggi che hanno accompagnato più da vicino gli anni del Rettorato di Carlo Bo. Dopo il saluto del rettore Vilberto Stocchi, i docenti Gualtiero De Santi, Maria Lenti, Gastone Mosci e Sergio Pretelli, coordinati da Salvatore Ritrovato, illustreranno i tratti umani e letterari che emergono dagli atti del convegno dell’agosto 2008 ora finalmente pubblicati.
Brani dalle opere di Mengacci saranno letti da Roberto Rossini
Organizzato da Università di Urbino e Circolo Acli
Relatori
Gualtiero De Santi, Maria Lenti, Gastone Mosci, Sergio Pretelli, Salvatore Ritrovato
il 26/02/2015 alle ore 16:00
presso Aula magna del Rettorato
Università di Urbino “Carlo Bo”
Fonte: http://www.uniurb.it/it/portale/index.php?mist_id=0&lang=IT&tipo=IST&page=246&evntID=3050
La presentazione del libro “L’illimite” di Corrado Calabrò il prossimo 16 marzo 2015
Associazione degli ex Parlamentari della Repubblica
Associazione Internazionale dei Critici Letterari
La S. V. è invitata alla presentazione del libro
“L’illimite”
Incontro con Corrado Calabrò
a cura di Anna Manna Clementi
Aracne Editore
Lunedì 16 marzo 2015 – Ore 11,00
Sala del Refettorio – Camera dei deputati
Palazzo S. Macuto
Introduce: Gerardo Bianco
Saluto di Roberto Nicolai, Preside della Facoltà di Lettere, Sapienza – Università di Roma
Commento critico di Neria de Giovanni, Presidente AICL
Maria Letizia Gorga leggerà alcune poesie insieme all’autore
Saranno presenti all’incontro Corrado Calabrò e la curatrice del libro Anna Manna Clementi
Progetto “I contemporanei in biblioteca”
Sapienza – Università di Roma
Via del Seminario 76 – Roma
Il premio “A passo di notizia” il 7 marzo ad Asmae Dachan
La cerimonia si svolgerà alla sala Viani della Mole Vanvitelliana. Asmae Dachan esporrà anche le sue fotografie di reportage
L’Ordine dei giornalisti delle Marche organizza per il 7 marzo 2015 (ore 17), nella sala Viani della Mole Vanvitelliana di Ancona, la consegna del premio “A passo di notizia”, dedicato in questa edizione al giornalismo in zone di guerra. Il Consiglio ha deliberato di assegnare il premio, quest’anno, alla collega italo-siriana Asmae Dachan, per i suoi reportage nelle città siriane devastate dai combattimenti e nei campi profughi di confine, per l’intensa attività di informazione e sensibilizzazione svolta in stretto contatto con agenzie e reporter clandestini, e per l’impegno profuso nell’aiuto umanitario alle popolazioni civili coinvolte nel conflitto. Alla manifestazione pubblica del 7 marzo, che ha ricevuto il patrocinio dell’Assemblea legislativa e della Giunta regionale delle Marche, della Provincia e del Comune di Ancona, dell’Ordine nazionale dei giornalisti e dell’organizzazione umanitaria Onsur, sono state invitate le massime autorità civili e religiose regionali, provinciali e cittadine. Il programma prevede il saluto delle autorità presenti, la consegna del premio, una relazione della collega Dachan sulla situazione siriana e l’inaugurazione di una mostra fotografica che resterà aperta fino al 21 marzo.

Concorso Letterario – Sistemi d’Attrazione
Un concorso letterario dedicato a Pier Paolo Pasolini
Bologna in Lettere 2015
Bando pubblico – concorso di scrittura creativa
Sistemi d’Attrazione
in collaborazione con
In occasione della terza edizione del Festival Multidisciplinare di Letteratura Contemporanea “Bologna in Lettere”, che quest’anno sarà dedicato a Pier Paolo Pasolini e che avrà luogo negli ultimi tre weekend del mese di Maggio, il Comitato Promotore è lieto di annunciare l’istituzione di un Concorso Letterario di scrittura creativa denominato Sistemi d’Attrazione.
Il Concorso non prevede distinzioni tra generi letterari, per cui sarà possibile inviare elaborati in forma poetica o prosodica o saggistica.
Il Concorso è diviso in due sezioni.
Sezione A – Pier Paolo Pasolini: la diversità consapevole
Sezione B – Tema libero
Per entrambe le sezioni saranno accettati elaborati con un limite massimo indicativo di 60 versi per la poesia, 4000/5000 battute per la prosa, 6000/7000 battute per la saggistica.
Per quanto riguarda la Sezione A, l’uomo, il…
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POESIA DOMANI N. 45
Un incontro sul ruolo e la presenza della donna nelle poesie del poeta romano Belli, domani in Ancona al Palazzo della Regione.
A Poesia Domani (come ogni mercoledì sulle frequenze di Radio Domani alle 11.15) ancora si respira aria carnevalesca, con l’ironia, lo schiamazzo e l’irriverenza che essa porta con sé. Perciò, grazie allo spunto di un evento che accadrà domani ad Ancona, facciamo un salto indietro nel tempo per andare a ritrovare una grande firma della poesia satirica, cioè il romano Giuseppe Gioachino Belli, vissuto nella prima metà dell’Ottocento, voce graffiante e struggente al tempo stesso dello spirito più autentico della plebe della capitale, allora sotto il potere Pontificio.
Tra i tanti temi trattati nei suoi componimenti in dialetto romanesco, sono tanti i sonetti in cui Giuseppe Gioachino Belli si ritrova a parlare di donne, di ogni tipologia ed estrazione, rifacendosi anche alla sua esperienza biografica. Un elemento che le accomuna tutte è la prontezza nel rispondere a tono, nel dire la verità. In ogni testo si ritrovano tante scenette…
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Ninnj Di Stefano Busà a 360° sul concetto di amore
L’AMORE COS’E’? 2° puntata dopo il mio articolo l’AMORE S’IMPARA che molti di voi avranno perso di leggere…
Parlare d’amore è fuori moda in questi tempi sterili, disagiati, fortemente impregnati di egoismo, di vigliaccheria, di miserie umane. Vuoti a perdere noi umani, in questa gazzarre di pornografia, di mostruosi edifici del sesso, di scambi interplanetari di rapporti inquinati, inquietanti: virtuosismi fuori misura (li definisco). Dio! Penserete questa ci viene a parlare di SENTIMENTI…ora, qui…Ebbene sì, vi dichiaro la mia convinzione che solo l’Amore potrà salvare il mondo, vi assicuro che non è nemmeno la Bellezza come disse uno dei grandi. L’amore è una palestra, una scuola di vita, qualcosa che ci arricchisce e ci consegna in parte all’immortalità. Chi ama ed è amato non muore.
Purtroppo, per il genere umano, non tutti lo sanno fare. Vi è una discrasia ad amare che è pari alla intolleranza tra i generi. Qui, non vi sto parlando di surrogati, di accoppiata di corpi, questa è assolutamente bandita dal tema trattato. Vi parlo di armonia tra anime, vi parlo di sentimenti che nulla hanno a che fare con la lussuria del sesso, della carne, con la strabiliante quanto insignificante didascalia dell’amore. Ma attenzione, non vi sto dicendo di escludere tout court questa esigenza, vi sto invece affermando che bisogna distinguere le due cose: l’individuo è fatto di carne e di spirito ed è a quest’ultimo che mi riferisco. Amare veramente è una materia difficile. E’ come una “laurea” non vi pervengono tutti, perché bisogna frequentare una scuola del cuore altamente sensibile alla Verità. Si tratta di un sentimento che non è accessibile ai più, bisogna imparare, imparare e imparare, essere nella forma e nella sostanza dell’oggetto d’amare. Il territorio che ci si para davanti è immenso, impenetrabile, fondo, da dare le vertigini. Si tratta di un abisso inesplorato dove la visuale è zero, per raggiungere la dimensione prefissa occorre camminare molto, fare tanta strada, bisogna superare vette altissime e dirupi, e sprofondare in tenebre che hanno dopo di loro “la luce”.
Purtroppo, la facoltà di amare, la necessità di un procedimento psicologico di crescita, di condivisione con l’altro di noi, di affiatamento con qualcuno che ci affianca, ci accompagna, o vive con noi, è una capacità attitudinale non naturale che non tutti possiedono.
Amare, poi è una cosa talmente difficile, così, rara e portentosa da divenire col tempo un privilegio, qualcosa che abbiamo o non abbiamo, quasi facente parte del DNA di appartenenza.
E non è escluso che si scopra nel tempo, che l’amore è un enzima, magari una sorta di ormone. E’ stato accertato che è un procedimento chimico all’inizio nella fase dell’innamoramento, ma credo che proseguendo nelle indagini si possa pervenire ad un altro fattore osmotico che prevede la conoscenza della materia trattata nei suoi minimi dettagli. Di recente hanno scoperto che l’innamoramento porta un’accelerazione e un aumento della melatonina: un ormone che si trova nel nostro sistema organico e che sovraintende alla scelta della persona di cui ci si innamora. Perché non potrebbe essere altrettanto anche in Amore? E non solo nell’accoppiamento sessuale?
Vi sono meccanismi oscuri che ci dominano, complicatissimi filamenti, accessi o collegamenti più o meno palesi che ci fanno essere diversi gli uni dagli altri, dentro un patrimonio genetico, all’interno di un tessuto umano, spirituale, morale, affettivo, logico, emozionale, che è difficilissimo da comprendere e altrettanto impossibile gestire, far confluire, armonizzare a nostro piacimento.
La parte più intima del nostro generatore intellettuale, la massa intellettiva del nostro cervello, quella più profonda, deputata ai sentimenti, al raggiungimento della felicità accanto ad un altro essere umano è quella più difficile da gestire. Ritengo perciò che sia sempre una crescita intellettiva, qualcosa che mettiamo in gioco quando siamo più responsabili, più maturi interiormente.
Cresce con noi, di pari passo, o non ci sfiorerà mai, se non l’aiutiamo a venir fuori, divenendo un tutt’uno con la nostra capacità di amare, all’interno di un sistema interiore di condivisioni e di rapporti interpersonali difficilissimi da comprendere, ma ancora più difficile da realizzare. Il successo o l’insuccesso dipendono da molte ragioni, non ultimo l’ambiente in cui siamo vissuti fino a quel momento, le crisi che ci hanno attraversato, le esperienze devastanti o felici che ci hanno fatto crescere o degenerare in atteggiamenti di difesa, di chiusura, di egoismi, di assuefazioni, di rifiuto.
Non vi è al mondo materia più difficile e più maledettamente imponderabile e incomprensibile della mente umana.
Dentro di noi è come se coabitassero mille persone diverse: una miriade di suggestioni, di atteggiamenti, di reazioni, di suggestioni, di emozioni, alle quali bisogna aggiungere, di necessità, anche il passato delle persone che ci hanno accompagnato, che ci sono vissuti a fianco dall’infanzia fino alla maggiore età: più esattamente e presumibilmente genitori, parenti, figli, fratelli, sorelle, amiche. E’ come se, vivendoci accanto, ci lasciassero dei segni, delle escoriazioni, delle ferite, oppure ci orientassero più felicemente ad intuire le regole dell’amore, ce ne indicassero gli orientamenti, o più in generale c’insegnassero a saper cogliere l’AMORE con la Maiuscola, quello vero, profondo, autentico, non distruttivo, non infelice e arido, non devastante e paranoico, non instabile e nevrastenico. SEMPLICEMENTE L’AMORE.
Ma anche a saperlo individuare non è facile, come non lo è saperlo gestire, farlo crescere e progredire… Occorrono, senza ombra di dubbio, intelligenza, dosi massicce di autoconsapevolezza, di autocontrollo, di equilibrio. Non è facile per nessuno amare e restare con lo stesso indice di gradimento per sempre. Intervengono fattori esterni, estranei al sentimento, che demoliscono ogni giorno le certezze, rimuovono la stima, deludono, irritano. Non si può essere sempre come rocce adamantine dentro un mare in tempesta, vi sono momenti oscuri, esigenze diverse, tempi diversi e diversi modi di sentire lo stesso sentimento, che ci deviano, ci confondono. Ma basta essere maturi, cresciuti nell’orbita di un sentire che non vuole a nessun costo giungere a situazioni irreversibili, avere il privilegio della logica, della comune ragionevolezza, per non arrivare a passi estremi di autolesionismo e di intolleranza.
Saper riportare tutto nella normalità, di un percorso comune, adulto, ragionato, educato alla tolleranza, alla comprensione, duttile, per poter progredire, crescere, perdonare, vedere le cose attraverso lenti bifocali di autodisciplina e cultura interiore, che è diversa da quella della preparazione dei corsi di studio. Questo è un metodo, una conoscenza di anime. Qui parliamo di morale e della coscienza dell’essere. Si possono avere, in tal senso, due lauree ed essere analfabeta in -amore- analfabeta in tatto, in comportamento. in educazione, meritare zero in disciplina morale e in sinergia intellettuale.
Tutto ciò è delle menti eccelse, non per comuni mortali (ci sussurriamo all’orecchio) invece non è così. Chiunque può accedere alla grazia di un Amore grande, basta non lasciarsi condizionare da fatti estranei, da esperienze che se hanno segnato i genitori, i fratelli, gli amici, non è detto che debbano coinvolgere e travolgere anche noi. Bisogna avere la mente lucida, iperattiva, in grado di discernere il bene dal male autonomamente e sapersi dire, ogni giorno, davanti allo specchio: io sono un essere razionale, ho un indice di media intelligenza, non voglio essere plagiata o suggestionata da chicchessia, voglio agire da solo, voglio sbagliare o avere esperienze autonome che mi fanno crescere, senza implodere in me stesso come un allocco.
Questo dovete fare cari amici e amiche. Ognuna delle esperienze di chi ci è stato vicino ha invece seminato zizzania nei nostri cuori, ha eluso la nostra sorveglianza intellettiva, ci ha condizionato, ha lasciato un segno, una traccia dentro di noi, ha manomesso la parte più delicata del nostro sentire, generando nei meandri più oscuri della coscienza una sorta di allarme, una specie di (in)compatibilità col mondo esterno, con l’altrui.
Mi spiego meglio: nessuno di noi vive solo, isolato in cima all’Everest, indipendentemente dall’amore o dall’affinità con l’altrui, siamo tutti legati gli uni agli altri, in una catena di sentimenti più o meno falsati, più o meno contraddittori, conflittuali con il nostro prossimo: ambienti lavorativi, rapporti interpersonali con colleghi, amici, vicini, viaggi, le nostre professioni ci portano ad intrecciare volenti o nolenti rapporti con il prossimo.
Può capitare che la persona che ci viva accanto lasci involontariamente dentro di noi un segno indelebile che non si cancellerà mai più. I genitori ad es. che sono stati i primi protagonisti della vita precedente vissuta in famiglia, hanno lavorato nel nostro subconscio quanto non osiamo neppure supporre. Il loro esempio nell’età giovanile, o nei primi anni di vita, quando la coscienza non è adulta, ma è virtualmente recettiva, fattibile, plasmabile, ondivaga, può essere determinante per una soluzione felice da parte di chi ha vissuto serenamente l’ambiente familiare, ma può anche essere un disastro per l’infelice adolescente che diventando uomo o donna si trovi sbalzato fuori, senza avere potuto imparare nulla. Si, amici, avete capito bene. L’amore s’impara, come a scuola la lezione di latino. Nulla si deve lasciare al caso e chi è analfabeta o non ha frequentato lezioni non può essere il primo della classe, perché gli manca il nozionismo atto a fargli scattare l’intelligenza, gli è del tutto estraneo o assente il meccanismo di penetrazione, di discernimento, di articolazione del bene e del male, in poche parole, tutta quella complessa struttura abilitata ad apprendere la cultura dell’amore, proprio come si apprendono le nozioni, le regole della matematica, delle lingue straniere, della fisica.
La serenità vissuta accanto può essere determinante nel suo sistema di crescita e può pregiudicare tutto l’impianto psicologico del bambino, che sarà il futuro adulto.
Per l’infelicità, poi ci serviamo da soli. Quando abbiamo vissuto carenze di affetti devastanti, quando abbiamo dovuto superare solitudine, incubi notturni, castighi immeritati, esperienze choc, che ci lasciano defraudati dall’enzima amore, al resto pensiamo con la nostra carica di crudeltà, d’indifferenza, di egoismo, di cattiveria. Ma davvero vogliamo peggiorare le situazioni? Se appuriamo che, qualcosa non va nel nostro organismo, andiamo dal dottore, se qualcosa non va nella nostra sensibilità, nel nostro organico sentimentale, siamo tentati di guarire da soli. No. bisogna lasciarsi aiutare, perché il cervello, l’anima, lo spirito sono di gran lunga la materia più difficile in assoluto, da controllare, da curare per non rimanere coinvolti in una infelicità complessiva, devastante per se stessi e per gli altri.
NINNJ DI STEFANO BUSA’
“L’opossum nell’armadio”, la nuova raccolta di racconti di Lorenzo Spurio
Titolo: L’opossum nell’armadio
Autore: Lorenzo Spurio
Prefazione: Marzia Carocci
Postfazione: Susanna Polimanti
Casa Editrice: PoetiKanten Edizione
Collana: Narrativa – Orsa Maggiore
ISBN: 9788894038835
Anno: 2015
Pagine: 200
Costo: 10 €
Sinossi del volume: Nella società odierna sono insite una serie di contraddizioni che in alcuni casi portano a episodi di sopraffazione e all’instaurazione di logiche personalistiche o sociali che vanno contro quello che può essere definito il buonsenso, che non è altro che la base del vivere civile. In uno scenario che non vuole avere la pretesa di essere solo immagine riflessa di quanto accade intorno a noi e di quanto sentiamo dalla cronaca, Spurio indaga una serie di atteggiamenti in cui l’uomo sembra esser messo di fronte a delle decisioni da prendere. Non sempre opterà per quella apparentemente più intuibili, più spesso leggendo L’opossum nell’armadio, il lettore potrebbe trovarsi spiazzato (un po’ come era accaduto, ma in un modo meno grottesco della precedente raccolta di racconti La cucina arancione), tanto da condurlo a chiedersi il perché di certe scelte, di alcuni atteggiamenti che sembrano essere frutto di un raptus, di una mancata comprensione della realtà e delle dinamiche che coinvolgono l’uomo.
La normalità è bandita dalle storie di Spurio, ma non rasentano mai il paradosso o l’inverosimile; l’autore indaga come il comportamento più ovvio in una data circostanza in realtà finisce per essere quello meno convenzionale e facilmente concepibile, facendo luce sui misteri e le increspature della psiche.
C’è spazio per storie che si realizzano a partire da un universo familiare disgregatosi a causa dell’incompatibilità caratteriale (l’adulterio, la solitudine) sia per ragioni più chiaramente legate a un difficile stato di salute; attitudini anomale che si configurano quali forme asintomatiche di follia in personaggi apparentemente sani e dei quali ci fidavamo in maniera incontrastata che, colti dalle loro turbe nervose o psicotiche, finiscono per rendersi complici di reati, scatenare la loro carica di violenza a seguito di casi di cyber bullismo o dileguarsi in ambigui tentativi di fuga dallo stagnante e infantilistico clima familiare.
Ogni racconto è un piccolo mondo a sé o, meglio, una sfaccettatura singola del complesso multiforme della realtà, vagliato da un occhio curioso, attento, che sa osservare e intuire di più del semplice che vede.
Per info/acquisto del volume:
poetikantenedizioni@gmail.com
lorenzo.spurio@alice.it
A Palermo ad Aprile un reading poetico che celebrerà poeti grandi e dimenticati
La rivista di letteratura Euterpe organizza il reading poetico dal titolo “GRANDI E DIMENTICATI: Tributo alla poesia che non muore” che si svolgerà a PALERMO alla Libreria Spazio Cultura in Via Marchese di Villabianca 102 sabato 18 aprile 2015 alle ore 17:30.
Il reading poetico ha la volontà di ricordare poeti che hanno contraddistinto la storia della letteratura italiana e straniera nel corso dei secoli con opere poetiche ispirate a loro o alle loro opere o ad essi dedicate.
Come indica il titolo del reading “Grandi e dimenticati”, la serata sarà volta a ricordare mediante il genio individuale e il personale atto creativo tanto di esponenti di spicco e di inopinabile grandezza, quanto autori meno conosciuti, regionali o di nicchia, o che nel processo storico sono stati ingiustamente tralasciati e dimenticati.
Ogni partecipante potrà leggere un massimo di 3 liriche che dovranno avere le seguenti caratteristiche:
– dovranno essere di completa produzione dell’autore;
– non dovranno superare i 30 versi;
– dovranno attenersi, seppur vagamente, al tema proposto
Nessun contributo è richiesto per la partecipazione al reading.
La partecipazione all’evento mediante l’invio dei propri testi presuppone la propria presenza fisica il giorno del reading. Non verranno declamati testi poetici di autori che non saranno fisicamente presenti in sede di reading.
I poeti che intendono partecipare debbono inviare entro e non oltre il 10 aprile 2015 alla mail rivistaeuterpe@gmail.com mettendo come oggetto “Reading poetico Palermo” i seguenti materiali in formato doc o pdf:
– il testo delle poesie (nel caso si presenti poesie in dialetto è richiesto di allegare anche la relativa traduzione in italiano);
– un documento contenente i dati personali dell’autore (nome, cognome, indirizzo, telefono e cellulare, mail per essere eventualmente contattato)
– l’autorizzazione di paternità dei testi, di seguito indicata, che dovrà essere inserita a continuazione del file contenente i dati personali:
Attesto che la poesia che presento al suddetto concorso è frutto del mio ingegno, ne dichiaro la paternità e l’autenticità.
Autorizzo il trattamento dei miei dati personali ai sensi del D.Lgs. 196/2003 e successive modifiche e acconsento alla pubblicazione di questo testo nell’opera antologica, senza avere nulla a pretendere né ora né mai.
Al termine dell’evento gli organizzatori si premureranno di raccogliere tutte le liriche dei poeti partecipanti in un volume antologico che sarà pubblicato nel corrente anno e del quale verranno fornite tutte le indicazioni ai partecipanti. L’acquisto di detto volume non sarà obbligatorio, ma consigliato a testimonianza del ricordo della serata di poesia e condivisione artistica.
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