A Firenze la presentazione dei libri di Augusta Tomassini e Maria Luisa Mazzarini

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Deliri Progressivi &  Euterpe Rivista Di Letteratura
organizzano

TRA POESIA E VITA ….

AUGUSTA TOMASSINI &

MARIA LUISA MAZZARINI

presentano

VOLO DELL’ANIMA—Poesia dall’Ombra

LANTERNE DI LUCE PER RICONOSCERMI

Relatori: Annamaria Pecoraro “Dulcinea”

(Poetessa e Direttore di Deliri Progressivi)

Lorenzo Spurio (Scrittore e critico letterario,

Direttore della Rivista letteraria Euterpe)

Interviene: Prof. Giancarlo Guerri

(sez. di Firenze dell’Unione Italiana Ciechi ed Ipovedenti)

 

SABATO 11 OTTOBRE ORE 17:30

c/o Libreria Nardini Bookstore

Via delle Vecchie carceri 2

(Angolo via dell’Agnolo)

FIRENZE

INGRESSO LIBERO

Augusta Tomassini:

Un periodo segnato da una grave

perdita, ma nei silenzi della solitudine le emozioni dettate dal cuore hanno permesso il grande volo verso la luce.

 

“Parte  delricavato del libro sarà devoluto all’associazione dell’Unione Italiana

Ciechi e Ipovedenti”

Maria Luisa Mazzarini

Sacro mistero illuminato di magia”. Ricerca di risposte, all’infinito senza fine. “Uno scrigno di versi d’Amore dell’angolo più segreto del cuore con le sue più belle emozioni. Bisogno profondo dell’Anima, un  perdersi per ritrovarsi, l’innamorarsi  e il suo respiro.”

Parte del ricavato del libro sarà devoluto all’Associazione  Art.Cult. “NuoviOcchiSulMugello”

Evento FB: https://www.facebook.com/events/293978700804858

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La premiazione del XXV Premio Città di Porto Recanati (dom. 28-09-2014)

Alcuni scatti della Premiazione del XXV Premio Città di Porto Recanati fondato e diretto dal professore Renato Pigliacampo.

Giuria: Lorenzo Spurio (Presidente), Susanna Polimanti (Componente), Lella De Marchi (Componente), Renato Pigliacampo (Componente)

Premiazione svoltasi domenica 28 settembre 2014 alle ore 17:00 al Castello Svevo di Porto Recanati (MC)

Le foto sono di Pietro Carenza (Turi – BA)

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Uno sposalizio di cultura e impegno sociale: l’antologia di “Autori e Amici di Marzia Carocci”

L’antologia “Autori e Amici di Marzia Carocci” contiene i testi (poesie, aforismi, racconti) e i materiali grafici (foto, foto di sculture e pitture) che tanti amanti dell’arte hanno inviato nell’occasione del 12° evento di Autori e Amici di Marzia Carocci, celebre poetessa e scrittrice fiorentina che annualmente raccoglie attorno a sé artisti che provengono da tutta Italia.

Quest’anno l’iniziativa si ingrandisce ulteriormente prevedendo un’intera giornata dedicata a questo lodevole evento poiché unisce l’amore per la cultura e il desiderio di aiutare l’altro: i ricavi che ci saranno dalla vendita dell’antologia promossa e pubblicata da TraccePerLaMeta Edizioni, infatti, verranno donati alla Lega del Filo d’Oro, ente assistenziale importantissimo per l’aiuto ai pluriminorati sensoriali.

Il volume, che si apre con una lettera aperta di Marzia Carocci ai suoi amici ed autori, è seguito da una nota di prefazione del critico letterario Lorenzo Spurio che ha curato l’intero volume e che domenica 12 ottobre assieme alla promotrice, Marzia Carocci e le poetesse Laura Faucci e Annamaria Pecoraro, presenterà la serata. Per l’occasione il direttivo dell’Associazione Culturale TraccePerLaMeta (Anna Maria Folchini Stabile – Presidente; Sandra Carresi – Vicepresidente; Paola Surano – Tesoriere; Lorenzo Spurio – Responsabile PR; Laura Dalzini – Art Director) sarà presente al completo.

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L’evento, che avrà luogo a Sesto Fiorentino (FI) domenica 12 ottobre, presso il Centro “Querceto” (Via Napoli) con il Patrocinio Morale del Comune di Firenze, si svolgerà secondo il seguente programma: ore 11:00 – Presentazione della Antologia e Vendita; ore 13:00 – Pranzo conviviale; ore 15:30 – Inizio evento con la chiamata dei vari artisti.

Sarà presente il Presidente del Consiglio di Firenze, Eugenio Giani,  e per la Regione Toscana, Massimo Rollino; i musicisti Andrea Gamanossi e Fabrizio Innocenti allieteranno la serata con intermezzi musicali.

I testi presenti in questa antologia tematica, testimone di un grande e raffinato lavoro editoriale, saranno declamati durante la serata, momento nel quale l’antologia potrà essere acquistata.

Per quanti non saranno presenti, l’antologia sarà disponibile a partire dal giorno successivo dell’evento, sullo Shop online di TraccePerLaMeta Edizioni o mettendosi in contatto con l’Associazione alla mail info@tracceperlameta.org

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Alla riscoperta del rispetto: L’ regul di Edda Baioni Iacussi – a cura di Lorenzo Spurio

Alla riscoperta del rispetto: L’ regul di Edda Baioni Iacussi

di Lorenzo Spurio 

 

[T]u p.r campà npò mej
in puisia hai da p.nsà…[1] (40)
 
Scrivo perché
la penna non trema
come la mia voce.
[…]
Scrivo perché
poi mi rileggo
per riuscire a capirmi. (75)

 

Ho scoperto la poetessa dialettale senigalliese Edda Baioni Iacussi recentemente, meno di due mesi fa quando, presso la Biblioteca Antonelliana della sua città, ho preso un volume in prestito dal titolo “Na manciata d’calcò” corrispondente per l’esattezza, alla sua prima silloge poetica pubblicata nel 1998 e alla quale è seguita a distanza di dieci anni “Ch.l mors d’mela”. L’ho conosciuta poi direttamente lo scorso Agosto a Marzocca di Senigallia durante la presentazione del suo terzo volume, “L’ regul”, libro del quale ho intenzione di parlare qui, in questa circostanza.

cover eddaCom’era stato nei precedenti volumi, la poetessa ha dedicato una prima parte del libro alle poesie in dialetto (quelle che a mio modo di vedere trasmettono in una maniera ineguagliabile sentimenti, emozioni e la forza del dialogato) e una seconda parte di liriche in lingua. Propedeutica e fonte di riflessione è la nota di prefazione firmata dal critico letterario Giuliano Bonvini in cui traccia a largo del tempo una sua ri-considerazione dell’utilizzo del vernacolo in poesia.

Edda Baioni Incussi è una donna che dona senza veli né riserbo le sue idee sul mondo, recuperando sia i momenti dolci del passato, sviscerando ricordi curiosi che sono resi indelebili nella sua mente e nel suo cuore e al contempo proponendoci pagine di analisi sulla società contemporanea, tanto diversa da quel ieri in cui –leggendo tra le righe- la Nostra localizza un età di splendore fatta di rispetto per gli altri, di riconoscenza e di solidarietà, oltre che di un vissuto votato all’autenticità.

La comprensione del dialetto senigalliese è per me qualcosa, se non di scontato, di estremamente facile (vuoi per la mia vicinanza fisica a Senigallia, vuoi per frequentarla) e laddove si presentano termini che possono sembrare leggermente criptici, nella maggior parte dei casi sono comunque intuibili. Con questo va subito fatta una piccola precisazione nel dire –come già hanno sostenuto in tanti, più o meno noti- che il dialetto di Senigallia è tipico e caratteristico del suo territorio (sono addirittura possibili dei sotto-dialetti, delle varianti, nel caso delle zone di Marzocca e Montignano) e non assimilabile in quello della Provincia a cui appartiene (non esiste un dialetto della Provincia di Ancona) né tanto meno a quella con la quale è più prossima al confine (Pesaro-Urbino) sebbene ci siano qua e là degli elementi che l’avvicinino al fanese (ma non al pesarese), molto di meno di quanto sia avvicinabile all’anconetano o allo jesino.

Ciò detto, il libro in questione è stato voluto da Edda Baioni Incussi per parlare di una società che cambia nel tempo e che nel presente osserva il suo stato di evoluzione (in tante cose quali l’industria e l’informatica), ma al contempo di involuzione (nei sentimenti, nel rispetto). Il titolo non poteva essere più chiarificatore di questa necessità di andare a riscoprire vecchi modelli per renderli attuali, di tenere a mente quelle che sono le regole semplici, del buon uso, del sano convivere, affinché non si maltratti l’ambiente, non si offenda l’altro e non si legittimi la violenza. Le regole esistono –ha osservato la poetessa nel corso della sua presentazione- il problema è che non le osserviamo, che non le facciamo nostre, che non le contestualizziamo nel giusto spazio o momento. E’ un annuncio questo che non intende gettare nella paranoia, ma che si nutre semplicemente di una osservazione cauta e scrupolosa di quanto avviene attorno a lei dove indifferenza, sconsiderazione, maltrattamento e iniquità sembrano essere gli attributi di una legge morale degradata alla marginalità. Per questo la Poetessa titola il libro con ‘L Regul come per dire che questo dovrebbe ritornare ad adoperarsi, ad essere osservato, denunciandone nella lirica d’apertura il rispetto nei confronti di queste leggi che l’uomo si è dato per il suo bene comune: “a risp.tall/ nun c’ pensa nisciun[2] (15). Ed ancora, nella chiusa della poesia la Edda incalza, sottolineando con audacia il deleterio menefreghismo dei più: “L’ regul c’enn tutt/ ma enn butat al vent/ p.rchè… ma no’ italiani/ nun c’ n’ frega gnent![3] (15).

eddaLe componenti concettuali di questo libro che ha molto da insegnare sono tracciate brevemente da Bonvini nella prefazione: dall’amore al sociale, dalla cronaca all’esigenza della fede, dal ricordo alla speranza, dalla natura incontaminata alla città cementificata. Partirei allora dalla cronaca, che la Edda ha voluto segnare sulla carta per mettere in evidenza, in particolare quel sentimento di ripudio di norme civili, morali e umane sulle quali dovrebbe garantirsi non solo la buona convivenza, ma anche dar concretezza allo spirito cristiano d’apertura, amore e solidarietà verso gli altri. Colpiscono alcuni dei fatti di cronaca sui quali la Edda ci offre squarci lirici, ben intuendo che sono stati eventi traumatizzanti e dolorosi da conoscere e da rielaborare come quello di una ragazza che, per non si sa quale ragione, viene colpita in strada da un uomo con violenza (mi ricordo a proposito un fatto del genere accaduto in una metropolitana di Roma pochi anni fa, ma non so se la Edda si riferisca proprio a questo) e, una volta caduta a terra priva di vita, dato che poco dopo la poetessa la chiamerà “’na donna […] murent[4] (18), la Poetessa, incredula e offesa dalla malignità umana, osserva lapidaria: “La gent passa/ i da’ na guardata/ s’ scansa ‘m tantin/ ma nun s’è curata…”[5] (18). La cronaca nera ritorna nella lirica dal titolo “La pr.s.ntatric” in cui la Edda si riferisce alla visione di un telegiornale tipo dei nostri giorni dove non fanno che abbondare le notizie crudeli di stupri, offese, aberrazioni e violenze di vario tipo; la Poetessa cita un caso di omicidio stradale (reato, ahimè, ancora non contemplato dalla nostra Giurisdizione Penale), il caso di un infanticidio commesso dalla madre, calamità naturali quali una valanga in montagna e un grave sisma che “distrugg ‘l paes[6] (43). La domanda finale, pulita e perentoria, è chiaramente retorica, ma la facciamo nostra perché tutti ogni giorno ne condividiamo il contenuto: “Arivarà ‘n giorn/ che ncora lia/ trasmett ma no’/ un po’ d’al.gria?[7](43).

La componente sociale del libro è molto amplia e densa; è un appello accorato al Signore affinché i mali del mondo vengano ridotti ed annullati: “Vuria ved la gent s.rena/ né mafiosi, né drugati/ mai più populi in miseria/ e l’ cursi(e) sensa malati[8] (34), un mondo nel quale vengano messe al bando la violenza e la spregiudicatezza (le organizzazioni criminali), la piaga dell’abuso di droghe, la miseria e le patologie. La Edda donna è irreprensibile nei confronti di atteggiamenti disumani, deleteri alla dignità, offensivi ed usuranti come la prostituzione e la mafia e non fa sconti alla prepotenza e alla indifferenza di ricchi e meno ricchi che perpetuano ed esasperano il divario tra abbienti e disperati tanto da farsi paladina del reietto o del dimenticato affinché possa godere del giusto rispetto e sia trattato con umanità: “Il povero si assistito/ come il ricco/ che il vecchio/ abbia ancora speranza…” (140). 

Il passaggio degli anni non si identifica solo nell’invecchiamento fisico della nostra al quale ella stessa fa riferimento (“J anni nun pes.n/ si tu nun j conti[9], 53), ma soprattutto nella metamorfosi dei comportamenti umani (l’abbiamo già detto abbondantemente) e degli spazi fisici in cui la Poetessa vive e ai quali è legata. E’ così che la Marzocca natale, quella sorta di eden di pace, spensieratezza e felicità, ci viene oggi consegnata diversamente come una spiaggia che sembra essere stretta, piena di persone, vocii e confusione, mentre una volta era un luogo ancora non preso d’assalto dai villeggianti e completamente naturale: “Prima d’ st svilupp/ al mar nun c’ s’ andava/ arivava ‘l cuntadin/e vacch e pegur c’ lavava.// P.nsè ch’è ‘na caulata/ ma è la v.rità/ chi l’ha s.ntita dai vecchi/ v’ l’ pol sempr arcuntà…[10] (67).

Le liriche ci trasmettono l’immagine di una donna sensibile, molto consapevole della sua condizione, che ha vissuto con profondità le varie vicende della sua esistenza, felice della sua famiglia e grata dell’ambiente attorno a Marzocca dominato dal mare nel quale è nata ed è vissuta. In tutto ciò, se da una parte la Poetessa avanza spesso dei pensieri sull’anzianità, dall’altro troviamo una donna molto giovane internamente, che ha tanto da rivelare e donare a tutti noi; con questo libro ci invita in maniera poetica a riscoprire quelle piccole condizioni che l’uomo stesso nel tempo si è messo, autogestendosi, per salvaguardare se stesso e la natura, per garantirne un futuro. E se la parola “regole” può sembrare troppo dura e sanzionatoria, allora è bene ricordare che la Edda parla delle regole non come ne parlerebbe un vigile, né un giudice, ma piuttosto come ne parlerebbe una persona che ama la sua terra in maniera sanguigna, riversando in queste piccole “prescrizioni” delle avvertenze la cui osservazione e concretizzazione non costano né tempo né soldi. E’ in questa maniera che la Poetessa tratteggia una società d’oggi caratterizzata dal caos dove l’uomo è sempre in corsa contro il tempo, tanto da divenire una sorta di caricatura o addirittura un automa, dove le nuove generazioni, caparbiamente fedeli alla scienza dell’informatica e dell’ultratecnologia, sembrano aver perso la consuetudine della considerazione di sé e degli altri, il rispetto e, dunque, anche quel livello di educazione basilare nel gestire la propria vita. Non è una questione di cultura, secondo la Edda, perché si può studiare tanto, essere laureati e poi non possedere il “regul” e allora, forse, diventa un problema non tanto del singolo, ma di una società tutta che è sempre meno attenta ai momenti di socialità, di sana convivialità e di apertura, di condivisione compartecipata senza finalità meramente legate a istinti egoistici o merceologici. Il rispetto allora non è che sia morto completamente, ma va in qualche modo incentivato e riscoperto, riattualizzato nella sua validità, fatto conoscere, un po’ come quelle regole delle quale ci parla Edda che, esistono, ma è come se non ci fossero perché nessuno le rispetta: c’è chi le dimentica, chi finge di sapere che non esistono, chi invece opportunisticamente le aggira.

I tre imperativi morali allora nei quali la Edda mostra che coesiste quell’attitudine sana e solidale stanno forse in tre concetti di fondamentale importanza sui quali uno stato democratico, sia esso rappresentato da una metropoli, da una città capoluogo o da una zona di provincia, dovrebbe fondarsi: “Fed, Amor e Lib.rtà[11] (19). Ciò che preme sottolineare ad Edda in quella necessaria e tumultuosa ricerca dell’approdo del rispetto, è una delle sue forme più sacrosante: l’onestà che è poi una manifestazione privata di rispetto che abbiamo nei confronti di noi stessi. All’onestà, a questa nobile virtù che non è di tutti[12], la nostra dedica una poesia in cui conclude: “L’un.stà è ‘na cumpagna/ ch’ nun t’ha da lasà mai/ si tu la tieni stretta/ la vita tua… è prutetta[13] (61).

La parte più interessante e vivida del libro secondo me è proprio quella in dialetto perché questa lingua ha la forza di trasporre sulla carta non solo un concetto, ma di darne anche l’estensione emotiva, la carica di coinvolgimento, l’empatia dei parlanti o del soggetto che osserva una realtà cogliendola dalla sua prospettiva. Ritroviamo, com’è nella tipica consuetudine della letteratura in vernacolo, anche poesie più dichiaratamente dal gusto comico e altre nelle quali un’ilarità di fondo è presente nei rapporti dialogici che si intrattengono tra più protagonisti (soprattutto marito e moglie, ma anche un uomo e i suoi amici) dove non manca un certo risentimento da una o più parti, un intento di “attaccar briga” o di punzecchiare l’altro con la battuta più spontanea e diretta, come avviene tra marito e moglie in “Fortuna la dota!” in cui i due, in camera da letto non riescono a prender sonno e finiscono per parlare di varie cose tanto che alla fine –non si sa come, né perché- finiscono per discutere su qualcosa. Quella cagnara che spesso si configura tra le stereotipate conversazioni marito-moglie nelle costruzioni poetiche in vernacolo è interessante e degna di una maggiore osservazione: la donna accusa l’uomo di qualcosa che non ha fatto, che ha fatto male o di non ricordarsi qualcosa, dall’altra la donna mostra un atteggiamento troppo irruento e quasi di dominazione sull’uomo che alla fine finisce per apparirne come la vittima della situazione. Questi siparietti di vita domestica descritti dalla Edda con insaziabile generosità e un linguaggio pungente che ne trasmette la vitalità delle battute sono senz’altro ben riusciti e ci tramandano immagini di un’età provinciale, domestica, votata alla semplicità di decenni fa che ora abbiamo perso, proprio come il pregare assieme a tutta la famiglia dinanzi al caminetto dove il nonno sgrana il Rosario e tutti recitano le preghiere mentre “La tremula fiamma/ scoppietta serena/ da un caminetto/ che ha i segni del tempo” (143).

 

 

Lorenzo Spurio

-scrittore, critico letterario-

 

Jesi, 25.09.2014

 

 

[1] Tu per vivere meglio/in poesia devi pensare…

[2] A rispettarle/ non ci pensa nessuno.

[3] Le regole ci sono tutte/ ma noi le buttiamo al vento/ perché… noi italiani/ non ce ne frega niente!

[4] Una donna […] morente.

[5] La gente passa/ dà una guardata/ si scansa un tantino/ ma non se ne cura…

[6] Distrugge il paese.

[7] Arriverà un giorno/ che sempre lei/ci trasmette/ un po’ d’allegria?

[8] Vorrei vedere la gente serena/ né mafiosi né drogati/mai più popoli in miseria/e le corsie senza malati.

[9] Gli anni non pesano/ se tu non li conti.

[10] Prima di questo sviluppo/ al mare non ci si andava/ arrivava il contadino/ e ci lavava le vacche e le pecore.// Penserete che è una stupidaggine/ ma è la verità/ chi l’ha sentita dai vecchi/ ve lo può sempre raccontare.

[11] Fede, Amore e Libertà

[12] A questo proposito c’è una lirica nel libro intitolata “C’era ‘na volta la… DC” in cui la Poetessa annota la sua delusione dinanzi a un vecchio mondo politico che si sfalda (La Prima Repubblica, nel 1994) a seguito di un sistema di devianza e di corruzione portato avanti dal processo a Tangentopoli. In questo caso, in particolare, la fine (o lo smembramento) della DC viene a significare nella nostra una sorta di salto nel buio nel quale è difficile potersi fidare delle nuove facce (con i loro nuovi partiti) che si propongono sulla scena.

[13] L’onestà è una compagna/ che non ti deve lasciare mai/ se tu la tieni stretta/ la tua vita… è protetta.

Marzia Carocci su “Neoplasie civili”, silloge poetica d’esordio di Lorenzo Spurio

“Neoplasie civili” di Lorenzo Spurio

Agemina Edizioni, Firenze, 2014

Recensione a cura di Marzia Carocci

copertina-Lorenzo-Spurio-weNessun titolo, poteva essere più indicativo di questo: “neoplasie civili”, tumori e metastasi di una civiltà malata, contorta, deviante.
Lorenzo Spurio, attraverso questo suo itinerario poetico, mette in evidenza l’osmosi di un tempo dove l’umano è fautore dell’errore, del male, dell’ingiustizia.
Ogni sua lirica ci indica quelle piaghe che rendono il nostro modo di vivere, cicatrici di egoismi e di soprusi, di illegalità e di crudeltà.
Spurio non si allontana mai da una verità che al lettore può far male perché vera e vissuta come spettatori di un tempo fuorviante dove non c’è spazio per l’onestà, per la solidarietà e per la comprensione.
L’uomo si inerpica da sempre per predominare e da sempre si concentra su l’ egocentrismo dove mai da spazio al sentimento se questo non fa parte del proprio io, anzi schiaccia il debole, il dimenticato, l’emarginato.
Lorenzo Spurio sottolinea con pathos di forte coinvolgimento, gli eventi del nostro tempo facendone cronache/poetiche dove la parola ben scelta, avvalora ed esalta le particolarità, sia che si tratti di razzismo, di guerra, d’immigrazione, di violenza, di pedofilia, di mala/politica; egli non abbassa mai il proprio rammarico, anzi, lo urla, lo intensifica, lo evidenzia attraverso un linguaggio poetico dove la metafora porta in alto l’essenza di un pensiero ben ancorato che piano piano, attraverso un’attenta lettura, entra nel nostro stesso corpo dove la rabbia, l’impotenza e la vergogna ci fanno partecipi e spettatori di un mondo che ci appartiene e che si ritorce contro noi stessi attraverso quella freddezza che è ormai diventata parte del nostro vivere quotidiano. Le poesie di questa silloge, parlano e rigettano quelle neoplasie che si estendono a macchia d’olio dove l’uomo ha ormai deciso di sopraffare e di stuprare ogni bene, ogni giustizia, ogni buona causa; cancri maligni che bruciano ogni cellula di costruzione, di pace, di condivisioni sociali dove il potente decide e l’ultimo, il diverso, l’umile, si piega .
Lorenzo Spurio, non è solo un buon narratore ed un ottimo critico letterario, ma un poeta che dell’idioma coglie l’importanza e ne fa mezzo d’informazione mantenendo comunque, l’emozione e la sensibilità che è parte di un cammino letterario/ poetico stesso.
Una lettura che si fa riflessione, analisi e ragionamento dove la poesia parla, informa e diventa forza e stimolo ad un cambiamento, ad una rivoluzione pacifica ma allo stesso tempo incitazione a una ribellione di pensiero, di metamorfosi affinché vi sia positivo cambiamento e che ciò diventi cura dell’uomo e dei suoi mali dove ogni neoplasia si sciolga e si disperda per sempre! 

Marzia Carocci

 

Firenze, 21-09.2014

Nazario Pardini su “Anima di Poesia” di Emanuele Marcuccio

ANIMA DI POESIA

di Emanuele Marcuccio

TraccePerLaMeta Edizioni, 2014, pp. 80

ISBN: 978-88-98643-08-0

Poesia

 

 Poesia come ricerca di cospirazioni iperboliche

Poesia nitida, chiara, coinvolgente per il  tentativo di scalare la montagna della vita e carpirne da là gli orizzonti più lontani. Ho avuto il piacere di seguire l’evoluzione della poetica di Marcuccio, e, sinceramente, in questa silloge, Anima di Poesia,continuano e si sviluppano le tematiche introspettive e analitico-formali del Nostro: l’attenzione per il figurato, per l’essenzialità della forma, per un crescendo di stilemi che diano corpo ad un sentire generoso e gorgogliante. Un andare malizioso e al contempo spontaneo in cui versi estremamente brevi, trisillabi, si alternano a stesure più ampie (novenari, decasillabi, endecasillabi), per concretizzare le modulazioni dei patemi vicissitudinali:

 

la punta di un albero in piazza

espande

propaggini

profumi

 

nella notte

 

la punta di un iceberg nel glaciale

propaga

bufere

 

all’aurora (Punte).

 

Una struttura metrica originale e rampante per forzatura significante e sintattica:  il verso incipitario è formato da una successione di trisillabi, ed è seguito da tre versi  trisillabi a formare la prima strofa. Ne segue una seconda di un solo quaternario, e un’altra ancora di un endecasillabo e due trisillabi. Lo spartito prosodico si chiude con un verso quinario. Una versificazione che intreccia immagini e note musicali di eufonica sonorità da richiedere nel suo ascolto l’accompagnamento di uno strumento musicale. I versi sono sapientemente distribuiti in vista di un effetto euritmico suasivo, generato da una successione di misure alternate: il primo novenario e il sesto endecasillabo dànno il via ad una cadenza che si fa vera sinfonia con la somma degli ultimi tre versi (propaga bufere all’aurora).

 Cover_front_Anima di PoesiaMa qui la ricerca del termine è più puntigliosa, più meditata e lavorata, nei confronti delle opere antecedenti. Emanuele sa e ne è cosciente che la parola non arriverà mai a ritrattare a pieno l’immensità dello spirito umano; per questo le assegna un compito determinante, incisivo, evolutivo, diacronico: prolungarne il senso oltre la sintassi, oltre il valore canonico e storico-linguistico, con invenzioni morfologiche e neologiche di grande maturazione personale. Un climax che denota una volontà di azzardare oltre,  con l’uso di geminatio, enjambements, iterazioni, anastrofi, sinestesie, metonimie, anacoluti, percorsi anaforici, accentuazioni verbali in contesti di estrema densità emotivo-paradigmatica; una concretezza lirica e una asciuttezza verbale di polisemica vis creativa. D’altronde la poesia è un continuo sforzo di cospirazioni iperboliche per avvicinare il più possibile il linguismo alle grandi fughe dell’essere, e dell’esistere; per renderlo fedele esecutore degli intenti emotivi. Troppo lungo sarebbe, e forse anche freddo e retorico, soffermarci sulle tante figure stilistiche che il Nostro usa per dare vivacità esecutiva al suo poetare. Ma quello che possiamo dire è che tutti gli stilemi e tutte le performances tecnico-foniche vanno a vantaggio di una resa d’ensemble considerevole. Un labor limae che si fa sottile intreccio di nèssi nella produzione del canto. Parlare di “Forma” desanctisiana non è di certo eccessivo, se intendiamo per tale quell’equilibrio fra dire e sentire che è prerogativa indispensabile per ogni forma di arte. Sì, il sintagma, la parola, il verbo vòlti a combaciare gli input esistenziali; ed è qui la novità nella novità della poetica di Emanuele. In questa evoluzione sistematica di intensificazioni verbali, di assemblaggi lessicali, di accentuazioni sintagmatiche che dànno forma al logos di una versificazione in cui l’ieri, l’oggi e il domani si embricano indissolubilmente per ovviare alle ristrettezze del tempo. Un canto di meditazione, di inquietudine, di sottile riflessione, di melanconia, di memoria, ma soprattutto di interrogativi sulla vita ed i suoi accadimenti. Non vogliamo parlare certamente di frattura fra i primi testi del Nostro e Anima di Poesia, ma quello che era in germe ora si fa dettato personalissimo, e di maggiore risonanza visiva ed artistica. Una pluralità di suoni e di immagini che fa da prodromico accostamento ad un melologo di antico sapore prepericleo, rinvigorito, però, di nuovo umanesimo. Già ebbi a dire a  proposito del testo Per una strada: “… La sua filosofia di vita: essere ed esistere per amare, non solo eroticamente, ma per amare, dal profondo del cuore, l’arte, la letteratura, la pittura, la natura!, la natura sì!, in tutte le sue paniche sfaccettature. E sarà la natura stessa ad accompagnare il poeta in questo suo plurale e contaminante percorso. È lei che si assume il compito di rivelare in gran parte i segreti più intimi dell’autore. Perché il Nostro affronta gli aspetti più disparati della realtà: quelli  emotivo-esistenziali, quelli artistici, quelli civili. E con energia linguistica, con innovazione verbale, con l’uso anche di un lessico arcaico in particolari nèssi letterari, esonda tutto se stesso…”. Una profondità di abbrivi interiori che eleva il messaggio di questa silloge dal reale al sublime; un’ascesa di perspicua e polisemica fattura, che parla dell’uomo in quanto tale, con tutte le sue sottrazioni, illusioni e delusioni che trovano rifugio in un amore vasto e incondizionato per questa antica arte. Un’arte che già nei versi della grande Saffo esprimeva il malum vitae. E tanti e plurali i motivi ispirativi:

il panismo, appunto, dove la notte, il mattutino, il cicaleccio, il mare, l’autunno, la luna, i girasoli, gli alberi, le aurore sono tanti simboli di un’anima tutta volta a concretizzare il suo sentire:

 

Torna l’estate

col suo incessante cicaleccio,

torna l’estate

per gli arbusti accesi

e per le vie,

per le montagne

e per le valli amiche… (Torna l’estate)

 

 

il memoriale:

 

Com’eri piccolo e indifeso

in quel letto d’ospedale,

caro papà mio… (Caro papà),

 

le impressioni sensoriali di una realtà sublimata che si sfumano nell’oblio:

 

   … l’aria serena della notte

dolce e cristallina

si rabbuia nella notte;

dolce al mattutino

si dilegua nell’oblio (Gli odori della notte),

 

dove la serenità, la notte (ripetuta), e il nulla hanno molto a che vedere con la Bellezza e la precarietà della vicenda umana,

 

l’impegno civile

 

Tutto hanno perduto,

(…)

I sopravvissuti che sopraggiungono

si perdono in quel mare di cemento,

si confondono nella rovina di quelle case,

e chiedono aiuto, a tutti chiedono aiuto! (Per i terremotati d’Abruzzo),

 

l’abbraccio del canto nella poesia eponima:

 

Anima di poesia, non svegliarmi,

lasciami ancora sognare… (Anima di poesia),

 

 

e, soprattutto, la coscienza della brevità della vita. L’azzardo a superarne i limiti, lo slancio oltre le soglie che delimitano il nostro essere:

 

… c’è una soglia che io voglio varcare

in questa pioggia del mio vegetare,

in questo mare del mio non vivere (Eternità).

 

Una poesia totale, in cui l’Autore abbraccia l’universo umano, delineandone con stupore e meraviglia le bellezze, mutandole in sorprese, ma che ne esprime, anche, quell’inquietudine terrena, quella  voglia di elevazione, che è e sarà sempre il nutrimento della grande poesia.

Ed è proprio in lei, in questa eterna avventura che il poeta si rifugia. E’ lì che trova il terriccio fertile per fiorire e ri-fiorire. Perché è proprio la Poesia a dargli il respiro della vita, la luce della notte, un sole che lo illumini:

 

Siamo come girasoli

ed è la poesia il nostro sole,

che ci fa poeti,

che dà vita ai nostri

caotici pensieri… (Girasoli).

 

Nazario Pardini

 

Arena Metato (PI), 10 settembre 2014

 

 

 

“Detti, dialetti e folklore locale” il filo rosso del numero 13 della rivista Euterpe

Gentilissimo/a lettore/lettice,

siamo felici di comunicarLe dell’uscita del 13° numero della rivista di letteratura Euterpe.

Il numero a tema “Detti, dialetti e folklore locale” raccoglie poesie, racconti e recensioni selezionati dalla Redazione della rivista, oltre a varie segnalazioni di concorsi letterari.

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Hanno collaborato a questo numero della rivista (in ordine alfabetico): AMOVILLI Sandra, BALDINI Cinzia, BALDINU Stefano, BRAVI Adrián, CALABRO’ Corrado, CAMPEGIANI Franco, CARMINA Luigi Pio, CAROCCI Marzia, CIANO Martino, CIARAPICA Giulia, CROCCHIANTI Claudia, CRUCITTI Angela, DEMI Cinzia, DI STEFANO BUSA’ Ninnj, GREGORINI Daniela, INGLIMA Emanuela, KARAKATSI Evdoxia, LANIA Cristina, LAO Serena, LOMBARDI Iuri, MARALDI Maurizio, MARCONI Fulvia, MARCUCCIO Emanuele, MAULO Gian Mario, MELIS Katia Debora, MELONI Valentina, MONTEIRO MARTINS Julio, PARDINI Nazario, PASTORE Franco, PECORARO Annamaria, PERLINI Lamberto, PISCOPO Ugo, RANIERI Alessia, SPURIO Lorenzo, STROPPIANA DALZINI Annamaria, TADDEI Enrico, TRIFUOGGI Franco, VARGIU Laura, ZANARELLA Michela.

Il nuovo numero può essere scaricato, letto e salvato in formato pdf cliccando qui.

Ricordiamo, inoltre, che il prossimo numero della rivista avrà come tema “Diritti mancati di questa società”.
I materiali dovranno essere inviati alla  mail rivistaeuterpe@gmail.com entro e non oltre il 20 Novembre 2014.

Clicca qui per aprire il relativo evento creato in Facebook.

Grazie per l’attenzione e cordiali saluti

Lorenzo Spurio

Direttore Euterpe

III Premio di Poesia “L’arte in versi” (2014) – il verbale di giuria

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III PREMIO NAZIONALE DI POESIA “L’ARTE IN VERSI” – Ediz. 2014

 

Verbale di Giuria

 

La Giuria del III Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi” presieduta da Marzia Carocci e composta da Lorenzo Spurio (Presidente del Premio), Emanuele Marcuccio, Iuri Lombardi, Luciano Somma, Monica Pasero, Ilaria Celestini, Annamaria Pecoraro, Giorgia Catalano, Martino Ciano, Michela Zanarella e Salvuccio Barravecchia,  dopo attenta lettura di tutte le opere pervenute per la partecipazione al Concorso nelle due sezioni (poesia in lingua italiana e poesia in dialetto), ha stabilito la seguente classifica finale.

 

 

SEZIONE A – POESIA IN LINGUA

VINCITORI
1° Premio ANNA BARZAGHI Corre la vita Seveso (MB)
2° Premio LUISA BOLLERI Guerra Empoli (FI)
3° Premio Ex-Aequo LORENZO POGGI Sentori d’estate Roma
3° Premio Ex-Aequo NUNZIO BUONO Ritorno a Sénanque Rovello Porro (CO)
  
MENZIONI D’ONORE
Menzione d’onore ELEONORA ROSSI Gli occhi non muoiono Ferrara
Menzione d’onore GIANLUCA REGONDI Rumore Bovisio Masciago (MB)
Menzione d’onore LAURA FAUCCI E nuda Sesto Fiorentino (FI)
Menzione d’onore MARIA CARMELA DETTORI Ancora noi Cagliari
Menzione d’onore MARIA CARRABBA Scarpe rosse Termoli (CB)
Menzione d’onore MARIA GRAZIA VAI Sul fianco innevato del cuore Bubbiano (MI)
Menzione d’onore MARIA IMMACOLATA ADAMO Notte di stelle Lamezia Terme (CZ)
Menzione d’onore NICOLA ANDREASSI La mente mia danzava nelle rose Noicottaro (BA)
Menzione d’onore NUNZIO BUONO Piove l’alba Rovello Porro (CO)
Menzione d’onore OLIVIERO ANGELO FUINA E’ il mio nome che ho dato alle parole Oggiono (LC)
Menzione d’onore ROBERTO RAGAZZI I bambini di Bullenhuser Dam Trecenta (RO)
Menzione d’onore ROBERTO RAGAZZI I ricordi sono foglie Trecenta (RO)
Menzione d’onore SEBASTIANO IMPALA’ Se fossi il tuo poeta Reggio Calabria
  

 

SEGNALATI

Segnalata ALESSANDRA DE LEONI Se l’amore fosse Roma
Segnalata ANNA PISTUDDI Sabbia Sestu (CA)
Segnalata ANNALISA COPPOLARO Non scrivo poesie Murlo (SI)
Segnalato ATTILIO GIORGI Dell’anno il sesto mese Lariano (RO)
Segnalata FEDERICA CICCHELLI Ci sono strade Sannicandro di Bari (BA)
Segnalata FRANCESCA SANTUCCI I corvi Dalmine (BG)
Segnalato GIANNI DI GIORGIO Canto di capinera Modica (RG)
Segnalata GRAZIA FINOCCHIARO Esuli Firenze
Segnalata MANUELA MAGI Illecito amore Tolentino (MC)
Segnalato MARCO G. MAGGI Follia – Insanity Castelnuovo Scrivia (AL)
Segnalata MARIA CRISTINA BIASOLI Gli alberi del parco Bologna
Segnalata RITA STANZIONE Inverno Roccapiemonte (SA)
Segnalata ROSA LEONE Come vento di tramontana Gottolengo (BS)
Segnalato STEFANO PERESSINI Il fiume della luna Carrara (MS)
 

SEZIONE B – POESIA IN DIALETTO

VINCITORI
1° Premio LUCIANO GENTILETTI L’illusione Rocca Priora (RO)
2° Premio NINO PEDONE Nuddu talìa l’onestu Castellammare del Golfo (TP)
3° Premio Ex-Aequo KATIA DEBORA MELIS Folixeddas (Piccole foglie) Selargius (CA)
3° Premio Ex-Aequo NICOLINA ROS Petaròs San Quirino (PN)
 
MENZIONI D’ONORE
Menzione d’onore FRANCO PONSEGGI E’ ven Bagnacavallo (RA)
Menzione d’onore LUCIANO GENTILETTI Er libbro scordato Rocca Priora (RO)
Menzione d’onore NINO PEDONE Na stratuzza stritta Castellammare del Golfo (TP)
  

SEGNALATI

Segnalato GABRIELE DI GIORGIO Povere fizonne di rose Città S. Angelo (PE)
Segnalata LAURA LA SALA Nun mi chiamari fimmina Marineo (PA)
  

FUORI SEZIONE

Premio alla Carriera Poetica SANDRA CARRESI Bagno a Ripoli (FI) ————————————-

 

 

* * * *

 

 

I premi sono così stabiliti:

 

VINCITORI

I vincitori del 1° premio (sez. A e B) riceveranno una targa metallica, il Diploma, 150€ in contanti e la pubblicazione della propria poesia corredata di profilo biografico e commento critico della Giuria nell’antologia del premio.

I vincitori del 2° premio (sez. A  e B) riceveranno una targa metallica, il Diploma, 100€ in contanti e la pubblicazione della propria poesia corredata di profilo biografico e commento critico della Giuria nell’antologia del premio.

I vincitori del 3° premio (sez. A  e B) riceveranno una targa metallica, il Diploma,  e la pubblicazione della propria poesia corredata di profilo biografico e commento critico della Giuria nell’antologia del premio.

 

MENZIONI D’ONORE

Tutti coloro che hanno ottenuto una Menzione d’onore (sez. A e B) riceveranno il Diploma di Menzione d’Onore, la Medaglia del Premio e la pubblicazione della propria poesia corredata di profilo biografico nell’antologia del premio.

 

SEGNALAZIONI

Tutti coloro che hanno ottenuto una Segnalazione (sez. A e B) riceveranno l’Attestato di Segnalazione e la pubblicazione della propria poesia corredata di profilo biografico nell’antologia del premio.

 

PREMI ALLA CARRIERA

Coloro che ottengono questo riconoscimento riceveranno una Targa per il Premio alla Carriera Poetica.

 

Tutti i vincitori, i menzionati ed i segnalati (sez. A e B) sono pregati di inviare la loro nota biografica in estensione Word formato A4, corpo 12, massimo 7 righe all’indirizzo arteinversi@gmail.com entro e non oltre il 20 settembre 2014. Essa servirà da accompagnamento alla poesia per la pubblicazione nella antologia.

 

Si ricorda che la premiazione si svolgerà sabato 15 novembre 2014 alle ore 17:30 a FIRENZE presso la Sede Provinciale dell’Arci (Casa di Lorenzo Ghiberti), Piazza de’ Ciompi 11.

Tutti i premiati, i menzionati e i segnalati sono invitati a presenziare alla premiazione dove potranno leggere le loro liriche premiate.

 

 

Come da bando di concorso, si ricorda che i premi in denaro verranno consegnati solo in presenza del vincitore o di un suo delegato.

Nel caso i premi in denaro non vengano ritirati, l’organizzazione si riserverà di adoperare le relative quote non consegnate per future edizioni del premio.

 

Tutti gli altri premi (targhe, medaglie e diplomi) potranno essere ritirati da un delegato qualora il vincitore non possa presenziare o potranno essere inviati per posta raccomandata a casa, dietro pagamento delle relative spese di spedizione che verranno poi comunicati privatamente a mezzo mail.

 

L’opera antologica, che conterrà tutte le opere vincitrici, che hanno ottenuto Menzioni d’Onore e/o Segnalazioni, sarà disponibile alla vendita il giorno della Premiazione.

Il ricavato della vendita della stessa, detratto il costo di stampa, verrà donato in beneficienza alla Associazione Italiana Sclerosi Multipla (AISM) e ne verrà dato comunicazione a tutti i partecipanti di questa edizione del Premio.

 

Successivi aggiornamenti sulla giornata di premiazione e la richiesta di conferma della propria presenza alla premiazione, verranno inviati a mezzo mail in un secondo momento.

 

 

 Lorenzo Spurio – PRESIDENTE DEL PREMIO

Marzia Carocci – PRESIDENTE DI GIURIA

  

14/09/2014                                                          

  

 

 

Info: arteinversi@gmail.com

“Neoplasie civili”, la nuova silloge poetica di Lorenzo Spurio

Il mondo in metastasi nelle liriche

di Lorenzo Spurio

E’ uscito Neoplasie civili (Edizioni Agemina)

 
copertina-Lorenzo-Spurio-weLo scrittore marchigiano Lorenzo Spurio, che ha al suo attivo una serie di volumi di narrativa e di saggi prevalentemente su autori anglosassoni (è anche un critico letterario), esce con un nuovo libro, questa volta di poesie.
Neoplasie civili è il titolo di questa raccolta di poesie scritte negli ultimi anni; la silloge propone un percorso attento attraverso drammi quotidiani, storie di cronaca nera ed episodi spietati di violenza che riguardano il mondo tutto nella società odierna.
Il mondo lirico di Spurio è asciutto ma concreto, a volte duro ma quanto mai necessario e vivido e l’occhio critico del nostro è quello di una persona che osserva con acume le incongruenze della realtà e le fa sue sulla carta per denunciarle, per rompere quel velo di indifferenza e di apatia che contraddistingue chi nella vita presente ha ancora la fortuna di vivere in un paese dove non cadono bombe, non si muore di fame o ancora, salvo sporadici ma durissimi casi, sembra ancora che ci si rispetti l’un l’altro.
Poesie scevre da orpelli, da particolarismi formali, ma che offrono al lettore una traccia di riflessione, che scuotono la coscienza, indignano e feriscono.
Il cuore della silloge è proprio quella formazione cancerosa a cui ci si riferisce nel titolo che minaccia, ammorba, fagocita, dilania e distrugge un’esistenza fisicamente sana e moralmente incorrotta.
La poetessa Ninnj Di Stefano Busà nella sua nota critica iniziale conclude dicendo che Neoplasie civili è “[una raccolta di] vividi canti di sdegno, […] cronache di denuncia di un mondo fatto di lassismo, sopraffazione e ingiustizia dove il poeta, come un novello vate della postmodernità, rompe la logica del bavaglio e proclama con onestà la cruda realtà d’oggi…

 

Lorenzo Spurio è nato a Jesi (AN) nel 1985. Laureato in Lingue e Letterature Straniere, è scrittore e critico letterario. Ha all’attivo varie raccolte di racconti tra cui la più recente “La cucina arancione” (2013) e numerosi saggi tra cui “Jane Eyre, una rilettura contemporanea” (2011), La metafora del giardino in letteratura (2011), Ian McEwan: sesso e perversione (2013). “Neoplasie civili” è la sua prima opera di poesia.
Collabora a varie riviste ed è direttore della rivista di letteratura Euterpe e socio fondatore della Associazione Culturale TraccePerLaMeta. Gestisce un suo sito (www.blogletteratura.com) dove pubblica recensioni, articoli, commenti ad opere letterarie.
E’ Presidente del Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi” e Presidente di Giuria del Premio di Letteratura “Ponte Vecchio”- Firenze.

 

  

Titolo: Neoplasie civili
Autore: Lorenzo Spurio
Prefazione: Ninnj Di Stefano Busà
Postfazione: Cinzia Demi
Editore: Agemina, Firenze
Collana: La Fenice – poesia
ISBN: 9788895555744
Pagine: 64
Costo: 10 €
Info per acquisto: edizioniagemina@alice.it

“Le rime del cuore attraverso i passi dell’anima” di Annamaria Pecoraro presentato a Barberino del M.llo

Deliri Progressivi e l’Associazione Artistico Culturale “NuoviOcchiSulMugello”
con il patrocinio del Comune di Barberino di Mugello

Sono lieti di invitarvi alla presentazione
del libro:

Le Rime del Cuore attraverso
i passi dell’Anima
di Dulcinea
Annamaria Pecoraro

Sabato 27 Settembre ore 17:30
c/o Sala di Palazzo Pretorio
p.zza Cavour 36
Barberino di Mugello

Modera: Saverio Zeni (Direttore editoriale di Ok! Mugello)
Relatori: Silvia Calzolari (Poetessa e scrittrice)
Emanuele Martinuzzi (Poeta e critico letterario)
Serena Latini (Presidente Ass.Art.Cult. NuoviOcchiSulMugello)

Accompagnamento Musicale a cura del gruppo rock/pop/folk
Cirque des Rêves rappresentato da
Lisa Starnini – voce & Gianni Ilardo – chitarra

SORPRESE ASSICURATE tra i GRADITI OSPITI

INGRESSO LIBERO

Presente l’autrice
Info: dulcinea_981@yahoo

Tickets: free, https://www.facebook.com/DulcineaAnnamariaPecoraro

27 settembre locandina

Premio “Juan Montalvo” edizione 2014 – il bando

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Il Consolato Generale dell’Ecuador a Milano, Il Centro Ecuadoriano d’Arte e Cultura a Milano, In collaborazione con Il Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università degli Studi Milano-Bicocca e  Il Dipartimento Organizzazioni Internazionali e Diplomatiche del Campus Universitario Ciels

Presentano la 4ª Edizione del Premio Letterario Fotografico Internazionale Juan Montalvo

di Poesia, Racconti e Fotografia, inspirato a:

Storie, geografie e paesaggi migranti, e tutela dell’ambiente

 

Regolamento

1) La partecipazione al concorso è gratuita.

2) Sezione “A” Poesia. Sezione “B” Racconti. Sezione “C” Fotografia. Tutte le sezioni devono essere ispirate al tema proposto sopra.

3) Per partecipare, scaricare il modulo di iscrizione, compilarlo interamente, firmarlo, scannerizzare e inviarlo entro il 30 settembre 2014 a: premioletterarioga@hotmail.com con una poesia, un racconto (massimo 5 pagine WORD) o una fotografia (in formato JPG), editi o inediti, insieme ad un breve curriculum vitae.

4) Ogni candidato può partecipare a più sezioni.

5) Possono partecipare scrittori italiani e stranieri, residenti in Italia o all’estero, scrivendo in qualsiasi lingua.

6) Gli scritti o le immagini di contenuto offensivo od osceno verranno scartate a discrezione della giuria.

7) Il giudizio della giuria sarà inappellabile e insindacabile.

8) Saranno selezionati 10 partecipanti per ogni sezione.

9) I 30 autori selezionati saranno avvisati tramite e-mail prima del 15 ottobre 2014

10) Sarà stabilito il vincitore assoluto per ciascuna sezione.

11) Sarà pubblicato un libro in formato digitale dei 30 selezionati.

12) Gli autori selezionati cederanno i diritti in occasione della pubblicazione della loro opera e verranno opportunamente contattati per la firma del contratto di cessione.

13) La cerimonia di premiazione avrà luogo a Milano il 28 novembre, il luogo esatto verrà comunicato via e-mail a tutti selezionati.

14) I vincitori di ogni sezione riceveranno una scultura simbolo del premio e tutti i selezionati un attestato di merito.

15) I premi dovranno essere ritirati personalmente o da persona delegata.

16) Nessun rimborso per le spese di trasporto.

 

Giuria

POESÍA: 

Roberto Malini (Presidente per la poesia italiana, inglese y francese)

Carmen Rivadeneira Bustos (Presidente per la poesia spagnola)

Ninnj di Stefano Busa, Michael Rothenberg, Maurizio Cucchi, Franco Loi, Davide Rondoni, Alessandro Quasimodo, Carmelo Consoli, Gianni Ianuale, Corrado Calabrò.

CUENTO:

Hafez Haidar (Presidente per il racconto italiano, inglese e francese)

Daniele Gallo (Vicepresidente per il racconto italiano, inglese e francese)

Arturo Santos Ditto (Presidente per il racconto spagnolo)

Sveva Casati Modignani, Gianni Vattimo, Giuseppe Benelli, Rodolfo Vettorello, Roberto Sarra.  

FOTOGRAFÍA:

Nicolò Leotta (Presidente)

Karla Yoselyn Cobeñas (Vicepresidente)

Andrea Dynners, Chiara Maggioni, Enrique Sepulveda, Dario Picciau, Giorgio Magarò, Don Alessandro Vavassori.

 

Presidente del Premio Guaman Allende.

Presidente honorario Narcisa Soria Valencia.

Coordinatore Generale alla Cultura Prof. Hafez Haidar.

“Il laido timoniere (Sewol infilzato)” di L. Spurio e “Il marinaio” di E. Marcuccio in un dittico poetico con commenti critici

PREMESSA DI EMANUELE MARCUCCIO
Qual è lo spirito di un dittico poetico? Perché creare un dittico poetico (a due voci)?
Per trovare corrispondenze di significanti nei versi di due poesie di due poeti, accomunate dal tema simile, per trovare affinità elettive nella loro poesia, oltre le distanze e il tempo; quando ciò accade, si riesce ad ascoltare la voce della poesia che, va oltre la voce del singolo poeta, ed è stupore e meraviglia.
 Palermo, 24 agosto 2014
 
 
IL LAIDO TIMONIERE[1]
(Sewol infilzato)[2]
 DI LORENZO SPURIO
 
L’avventata decisione di solco
imprevedibile avvento di derelizione portò
nei mari avulsi da umana presenza
e regno dei flutti e scoramenti.
 
L’istruzione zuppa d’acqua,
incinta di un sale pungente
sdoganò la ratio
e l’oceano si mangiò se stesso.
 
Il fetido navigatore chinò il piglio.
Mi domandai se quei capelli fossero tinti.
Strozzai un bicchier d’acqua
e mi commossi.
 
Il comandante oceanico
rabbuiato per la sua colpa
accoltellava l’umanità di angoscia
con il traghetto-catafalco
esacerbando ferite profonde
fino all’osso.
 
20 aprile 2014
Lorenzo Spurio
 
 
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Foto di Alessandro Santo
 
IL MARINAIO
DI EMANUELE MARCUCCIO 
 
svelto per lʼaere
sereno profonde
 
il marinaio
spiega le vele
e parte
per il viaggio
 
cavalca il baleno
e tempesta lo coglie
 
sbattuto dall’onde
in mare precipita
e naufrago a riva
di nuovo riparte
per il viaggio
il marinaio
 
13 aprile 2014
 
Emanuele Marcuccio
 
 
 
 
Commento critico di Luciano Domenighini su  “Il Laido Timoniere” di L. Spurio
Con i tempi verbali tutti al passato, (le tre quartine al passato remoto e la sestina all’imperfetto), come del resto è caratteristica della sua oratio poetica, anche qui Spurio è un nunzio, un messaggero, un narratore di eventi. Nelle prime due strofe, dal linguaggio ermetico, quasi surreale, il racconto in due momenti della catastrofe. Nella terza strofa il poeta prima sferza il suo insulto per il capitano colpevole e poi libera la propria commozione, lo sgomento e la pietà per tante vittime giovani e innocenti.
Le sestina conclusiva, immaginaria e scenica a due personaggi  (il comandante reo e codardo da un lato e l’umanità intera, offesa e indignata dall’altro) traduce e ritrae in una sanguinosa metafora surreale, una colpa e un peccato che non hanno remissione, inemendabili e infamanti.
La lirica è vigorosa e lascia senza fiato come un pugno nello stomaco; con indubbia efficacia, coagula e rappresenta l’immediata risposta emozionale a un tragico accadimento di cronaca e il patimento che ne consegue.
Il suo particolare linguaggio, irregolare e tumultuoso, oscillante fra algide astrazioni (“decisione di solco”, “derelizione”, “istruzione zuppa d’acqua”, “sdoganò la ratio”), macchinose perifrasi (“mari avulsi da umana presenza”), aspri anacoluti (“Strozzai un bicchier d’acqua”), oltraggiosi epiteti (“fetido navigatore”) e cruenti fendenti espressionistici (“accoltellava l’umanità d’angoscia”, “ferite profonde fino all’osso”) val bene a raffigurare la congerie emotiva scatenata dalla notizia dolorosa e direi che, proprio questo dettato pluriforme e questo andamento intermittente, pur configurando una forma eterogenea e frammentaria, rappresentano, se non la forma esatta, almeno una forma alquanto congeniale a rappresentare in poesia occasioni ispirative come questa, dove l’ordine e la compostezza dell’eloquio vengono sovvertiti dal devastante impatto emotivo che l’abominevole crudezza dell’evento infligge alla sensibilità del poeta.
 Luciano Domenighini
 Travagliato (BS), 22 aprile 2014
  

Commento critico di Luciano Domenighini su “Il Marinaio” di E. Marcuccio
Formata da quattordici versi divisi in distico, quartina, distico e sestina finale, presenta in chiusura di verso per ben sette volte la lettera “e” (vocale debole, di colore ibrido): “aere” (v. 1°),”profonde” (2°), “vele” (4°), “parte” (5°),”coglie” (8°), “onde” (9°), “riparte” (12°).
Si riconoscono anche due coppie di “desinenze di parola”  (“-onde” e “-parte”) come due volte sono ripetute le parole “marinaio” e “viaggio”.
Questa disposizione timbrico-semantica dà alla composizione un senso di costante mobilità, di provvisorietà, come è la sorte dell’uomo di mare, senso accentuato dalla struttura circolare che coinvolge anche il titolo, identico all’ultimo verso.
Apprezzabile il chiasmo rinvenibile al distico che costituisce la terza strofa.
Priva di punteggiatura e di maiuscole la lirica appare fluida e scorrevole e, se si esclude la fattura sintetica e ellittica dei primi due versi, la sintassi delle rimanenti strofe è limpida e piana.
 Luciano Domenighini
 Travagliato (BS), 8 maggio 2014
  
 
Commento critico di Emanuele Marcuccio su “Il Laido Timoniere” di L. Spurio
  Una composizione di diciotto versi, disposti in quattro strofe dal periodare scarno e secco ma gravido di profondi significati.
Lorenzo Spurio ci offre un’istantanea di questa tragedia del mare, sicuramente commosso dalle immagini che la documentavano (“Strozzai un bicchier d’acqua/ e mi commossi”).
Il secondo verso è tronco e, il suono scuro della vocale “o” accentata, ben sottolinea e ci introduce nell’atmosfera di questa ode civile, invettiva sdegnata contro il laido timoniere (“sdoganò la ratio // […] accoltellava l’umanità di angoscia”).
Degna di nota la costruzione in polisindeto dell’ultimo verso della prima quartina (“e regno dei flutti e scoramenti.”), che svolge la funzione di dilatazione dell’atmosfera marina.
All’ultimo verso della seconda quartina compaiono parole cariche di simbolismo, “e l’oceano si mangiò se stesso.”, di rimando al fatto che siamo composti principalmente di acqua, e al feto che si sviluppa nel liquido amniotico, quel simile elemento che è stato culla, diviene adesso tomba in quel “traghetto-catafalco” della sestina finale.
 Emanuele Marcuccio
 Palermo, 21 aprile 2014
 
 
Commento critico di Lorenzo Spurio su “Il Marinaio” di E. Marcuccio
 Lirica “marittima” questa nuova di Emanuele Marcuccio nella quale non ci è difficile scorgere l’animo mesto e a tratti crepuscolare che ha abbondantemente caratterizzato e con esiti impareggiabili soprattutto la prima fase poetica dell’autore, quella localizzabile principalmente nella silloge d’esordio, Per una strada, dove non mancavano attestazioni di dolore e pietrificazioni d’animo dinanzi alla durezza della morte e l’inesplicabilità del fato.
Con un linguaggio meno asciutto delle ultime prove poetiche, Marcuccio ci catapulta in una burrascosa scena di mare dove un povero marinaio si trova minacciato e poi tradito dal mare sul quale ha eretto la sua vita. La comunione che esiste tra il marinaio e il mare è una simbiosi ferrea, forse difficile da comprendere da chi è avulso alla vita e alla pratica di mare. Si pensi ad esempio all’amore-tormento per il mare del capitano Achab nel romanzo Moby Dick. Si ravvisa un rimando, che potrebbe essere un voluto cameo letterario, al celebre poemetto romantico di S.T. Coleridge dove assistiamo all’inabissamento di una nave dopo l’azione nefanda e inspiegabile del marinaio che uccide un albatros, simbolo di bonaccia e fortuna nella navigazione.
Sprofondiamo qui nella poesia di Marcuccio, nelle acque profonde e torbide di un mare che (apparentemente) dà la morte e non concede la salvezza. Acque frenetiche che, come dotate di tentacolari propaggini, afferrano l’inerme marinaio trascinandolo sempre più in basso, nei recessi di quel mondo acquifero dove l’esistenza per l’uomo è impossibile perché in condizioni quasi di anaerobiosi.
E così alla spensieratezza di una giornata qualsiasi nella quale l’uomo si appresta nel suo lavoro di “lupo di mare” descritta da Marcuccio con questi versi: “il marinaio/ spiega le vele/ e parte/ per il viaggio” ecco poi che giunge l’inatteso in una manifestazione sfavorevole e impedente ai suoi voleri (“tempesta lo coglie”) che lo ostacolerà, lo fiaccherà e alla fine lo metterà di fronte forse all’inutilità di ogni suo tentativo di salvezza (“sbattuto dall’onde/ in mare precipita”).
Non è dato sapere al lettore se il marinaio effettivamente si salverà anche se è possibile crederlo dato che Marcuccio chiude la lirica con il marinaio che riparte per sue nuove avventure (“e naufrago a riva/ di nuovo riparte”). Penso sia questa l’interpretazione più lecita e anche ovvia che si possa fare, ma se il critico vuole intendere che in quelle acque in cui il marinaio è precipitato è poi deceduto (senza dirlo) è possibile credere allora che quel nuovo viaggio con il quale “riparte” non sia che l’ultimo percorso, orami non più materiale ma metafisico, che traghetterà l’uomo alla vita eterna.
Una poesia che funge da metafora della caduta dell’uomo e che passa attraverso il compimento della colpa, il peccato e l’espiazione per giungere poi a una nuova vita come una sorta di resurrezione in cui quell’acqua “difficile” non ne è altro che il mezzo primigenio che permette la risorgenza e battezza l’uomo a nuova e più consacrata vita.
Un Mayday taciuto e inabissato nelle acque del mare dove il marinaio, saldo delle sue esperienze, sembra salvarsi con la propria unica volontà e forza.
 Lorenzo Spurio
 Jesi (AN), 22 aprile 2014
 
 
 
[1] Lorenzo Spurio, Neoplasie civili, Edizioni Agemina, 2014.
[2] La poesia è ispirata al tragico episodio di cronaca accaduto nell’aprile del 2014 nelle acque dell’Oceano Pacifico, al largo dalla Corea del Sud dove una nave con 475 persone, prevalentemente ragazzi in gita scolastica, azzardò una manovra sconsiderata. Come esito, la nave si ribaltò e si contarono moltissimi morti (la gran parte dispersi), mentre il capitano, reo anche di aver abbandonato la nave prima di mettere in salvo i passeggeri, si salvò. [N.d.A.]

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