“Dal bisogno di sapere al desiderio di capire” di Ettore Bonessio di Terzet
Quando l’essere umano ha iniziato a pensare qualcosa ( sapendo di pensare), ha pensato come relazionarsi alla Natura e agli altri esseri umani, dapprima dello stesso gruppo.
Un problema si presentò ogni volta che gruppi diversi, magari della stessa etnia, venivano in contatto. Per lo più, ci dicono i dati archeologici, lo scontro era inevitabile, ma talora i gruppi si integravano, si allargavano e aumentavano la capacità del “nuovo gruppo “ di vivere meglio e di raffinare la propria tecnologia.
Che cosa pensavano e si dicevano gli esseri umani di questo gruppo ipotetico?
Certamente erano meravigliati di quello che vedevano sentivano provavano. Contemporaneamente erano curiosi di vedere e di sapere che cosa fossero le cose che vedevano, come funzionassero, come fossero “fatte” e come poterle utilizzare ai propri fini benefici.
Meraviglia curiosità emozioni voglia di sapere che cosa.
Questi i primi movimenti della mente e dello spirito degli esseri del nostro gruppo, mantenutisi per via genetica negli umani ulteriori.
Anche noi ci meravigliamo di fronte ad una cosa nuova, siamo stupiti dall’architettura di un tempio antico o di un palazzo modernissimo; siamo curiosi di avvicinarli di toccarli di vedere che cosa siano; siamo emozionati e vogliamo sapere come sono fatti. Poi li nomineremo secondo il nostro linguaggio in generale ed alcuni daranno loro un nome secondo la propria lingua, distinguendosi dai più.
E via così, venendo sempre più alla mente ed allo spirito il senso dell’ignoranza, il desiderio di sapere sempre di più e il sentimento disturbante di sapere che non sappiamo tutto, se non si intenda per tutto il mondo degli oggetti circostanti. Il che pare una limitazione da non prendere in considerazione.
Allora dobbiamo aggiungere ai primi moti che abbiamo detto, anche l’ignoranza, il sapere di non sapere.
Ignoranza che porta uno squilibrio, la sensazione che “muovendoci” incontreremo cose che non conoscevamo e che non sappiamo che cosa siano e come si comporteranno. Queste cose ignote portano un nuovo moto della mente e dello spirito: la paura.
Sappiamo soddisfare la nostra meraviglia lo stupore la conoscenza, ma non subito il sentimento di ignoranza e quello della paura.
Ignoranza e paura sono i sentimenti che hanno guidato gli esseri umani nella progressione positiva e negativa dell’evoluzione che va verso la completezza dell’essere umano.
Con che cosa si può combattere l’ignoranza è ben intuibile: con lo studio e la continua conoscenza degli oggetti. Ma la paura non è così facile da superare.
Ma anche l’ignoranza non è estinguibile giacché le cose da conoscere “aumentano” con il progredire del conoscere e del sapere.
Che cosa fare?
Per l’ignoranza non c’è scampo.
Possiamo arrenderci non procedendo più nella conoscenza e rientriamo, per sicurezza di sopravvivenza, nella “norma media del gruppo”.
Altrimenti possiamo continuare a conoscere a studiare e indagare “le cose del mondo nostro e altrui”, vicino lontano lontanissimo, ma nella consapevolezza che non raggiungeremo mai la conoscenza totale. Così alcuni esseri continueranno ad accumulare e raffinare il proprio conoscere tentando di pervenire ad un sapere più completo (più profondo) in campi relativamente ristretti e circoscritti, ossia si specializzano. Ma anche in questo caso, l’essere umano non può non riconoscere che ha un limite oltre il quale non può andare e, ragionevolmente, accetta (alcuni non lo accettano) tale limite come il limite di se stessi.
Bisogna ammettere che l’ignoranza si può contenere, ma non sconfiggere.
Più si conosce e più entriamo nella consapevolezza che un vasto territorio di conoscenze rimane da esplorare e che a noi, esseri umani, non è concesso toccare la fine di esso.
L’ignoranza non si sconfigge, ma fa riconoscere in particolare il limite del singolo essere, e in generale i limiti dell’umanità.
Vediamo che cosa succede con la paura.
Dapprima abbiamo paura di tante cose, dal buio al fuoco, del nuovo, del diverso sino a costruirci un nemico su cui scatenare la nostra paura che trasformiamo in aggressività.
Quando ci sembra di aver sconfitto la paura con l’aver individuato il perché del suo insorgere, ecco che un altro evento, cosa o persona, fa rinascere la paura.
E così via, possiamo andare più avanti per giungere alla matrice della paura: la morte.
Abbiamo paura perché sentiamo che siamo limitati dalla fine del nostro essere umani. Abbiamo paura di qualche cosa esterna ed interna perché abbiamo paura della morte. In generale, e oggi più di ieri, non siamo educati alla morte, se non attraverso pedagogie che inibiscono le nostre capacità e possibilità e ci portano se non alla rassegnazione, alla depressione.
Come superare la paura della morte?
Respingere il pensiero di essere immortali come quello dell’inutilità del fare, soprattutto non lasciarsi prendere dal naturale e vitalistico scorrere della vita, manifesto in certi modi di dire: è il destino, doveva andare così ecc.
Ogni essere umano è padrone e responsabile del suo destino e possiamo agire secondo quello che siamo. Ritorniamo all’accettazione del nostro limite, di noi stessi.
Nessuna rassegnazione, nessuna depressione, nessun fatalismo quindi.
Anche l’idea di immortalità può essere riportata, con una conversione mitica, al fatto che un tempo siamo stati immortali e che poi per qualche evento che non sappiamo e per una ragione ignota alla nostra ragione, siamo adesso mortali. Dobbiamo accettare di essere mortali e meglio lo faremo se migliore sarà stata l’educazione a questa condizione.
Solo con la consapevolezza che il nostro vero limite è la morte e non l’ignoranza, possiamo liberarci da questi due sentimenti e possiamo vivere nella libertà e responsabilità verso noi stessi e gli altri. Anch’essa limitata e non assoluta.
Sappiamo, adesso, che sin dall’Inizio l’essere ha saputo di esser limitato a tal punto che sparisce, muore agli affetti agli amori alle cose che per lui erano piacere gioia e lo soddisfacevano anche per un altro sentimento che aveva bussato alla sua mente e al suo spirito: la Bellezza.
La morte ci porta via il sentimento della Bellezza e del Bello.
Che fare a questo punto? Entra in gioco il pensiero.
Per una buona parte dei secoli, dalla Grecia ad oggi, il pensiero è stato confuso con la filosofia, con una certa filosofia che si presenta, troppo spesso sotto mentite spoglie, come una retorica per convincere e guidare la massa verso predeterminate finalità economico-politiche.
La scienza del potere è questa certa filosofia.
Dicevamo che entra in gioco il pensiero. Abbiamo molte tipologie di pensiero: metaforico, simbolico, mitico, metafisico, pragmatico, pratico, scientifico, tecnico e tecnologico (tutti di ordine operativo questi ultimi) ecc.
Entra, può entrare in gioco il pensiero totale, somma dei vari pensieri e che si può esprimere come pensiero trasformativo, a differenza del pensiero filosofico che si esprime come normativo e ripetitivo.
Il pensiero trasformativo è il pensiero che può salvare l’essere dalla sua paura fondamentale, la morte.
Gli impulsi che il sentimento della morte agita nel nostro interno ed esterno come atti e azioni possono non essere repressi (per paura), ma trasformati in possibilità positive per l’essere. Vale l’esempio di Van Gogh che, ossessionato dalla paura di non essere accettato e quindi isolato, respinto e negato come artista, ha trasformato le energie della paura della morte in opere d’artepoesia. Ed altri esempi esistono.
Trasformare la morte in vita attraverso l’opera d’artepoesia e non per raggiungere una immortalità orizzontale, ma per se stessi prima di tutto ovvero per esprime tutto quello che si poteva dire all’interno del limite riconosciuto e accettato. All’interno di questo limite l’artistapoeta esplode tutte le proprie energie non pensando a se stesso, ma mirando oltre la propria vita, alla vita dell’umanità, alla vita che non muore, ma si trasforma.
Oltre lo spazio e il tempo, verso lo spaziotempo, verso gli universi mondi indefiniti, forse infiniti. Grande scommessa anche senza fede in un Dio, avendo fede nella propria attività, nell’arte scelta per segnarsi nella massima umanità.
Ogni segno è parola.
L’essere trasforma il limite in una luce di Bellezza, siccome l’artistapoeta cerca nel suo “fare artistico” primariamente, se non solamente, la poesia. E sappiamo, nessuno può negarlo, che nel nostro complesso gruppo etnico europeo la poesia cerca l’idea che esprime la Bellezza.
Semplicemente possiamo dire che l’essere per esistere umanamente al massimo non può che essere un artistapoeta, un essere trasformativo che agisce e opera per la Bellezza, sconfiggendo ignoranza e morte, perché ha capito il grande gioco del pensiero e della parola a cui è stato chiamato.
Ettore Bonessio di Terzet
1 settembre 2013
QUESTO ARTICOLO VIENE PUBBLICATO DIETRO GENTILE CONCESSIONE DELL’AUTORE.
II Concorso Letterario “Segreti di Pulcinella”
BANDO DI PARTECIPAZIONE
– Il concorso è aperto a tutti gli scrittori italiani e stranieri, purché presentino opere in lingua italiana o in dialetto (in questo caso dovranno essere obbligatoriamente accompagnate dalla traduzione in italiano dei testi).
– Si partecipa con testi a tema libero, editi o inediti, ma che non siano stati mai premiati in precedenti concorsi letterari.
– Il concorso si articola in due sezioni:
SEZIONE A – POESIA: si può partecipare con un massimo di due testi di cui ciascuno non dovrà superare i 30 versi di lunghezza, titolo e spazi esclusi.
SEZIONE B – RACCONTO BREVE: si può partecipare con un solo racconto di lunghezza non superiore alle tre pagine Word A4, Times New Roman, corpo 12, spaziatura minima.
– Non verranno accettati testi che presentino elementi razzisti, pornografici, blasfemi o d’incitamento all’odio, alla violenza, alla discriminazione di alcun tipo.
– Gli autori si assumono ogni responsabilità in ordine alla paternità degli scritti inviati esonerando la rivista Segreti di Pulcinella e l’Associazione Culturale Poetikanten Onlus da qualsivoglia responsabilità anche nei confronti dei terzi. Gli autori devono dichiarare di possedere a pieno i diritti sull’opera che presentano.
– Per partecipare al concorso, ciascun autore dovrà inviare le proprie opere, la scheda di partecipazione in formato digitale (in Word o Pdf) compilata e scannerizzata e la copia della ricevuta di pagamento al concorso all’indirizzo di posta elettronica segretidipulcinella@hotmail.it entro la data del 20 Dicembre 2013.
– Ciascun autore, nell’allegato contenente le proprie opere, deve inserire il proprio nome, cognome, indirizzo, recapito telefonico, indirizzo e-mail, la dichiarazione che l’opera è frutto esclusivo del proprio ingegno, la dichiarazione che l’autore ne detiene i diritti e l’espressa autorizzazione al trattamento dei propri dati personali ai sensi del D.lgs. n. 196/2003, compilando la scheda allegata al bando.
– Quale tassa per copertura delle spese organizzative è richiesta un contributo pari a 10€. Chi intende partecipare a entrambe le sezioni lo potrà fare, inviando il pagamento per entrambe. Il pagamento potrà avvenire mediante:
- bonifico bancario: (IBAN IT33A0760102800001014268401 – Intestato a: IURI LOMBARDI – Causale – Concorso Segreti di Pulcinella)
- bollettino postale (CC n° 001014268401 – Intestato a IURI LOMBARDI – Causale: Concorso Segreti di Pulcinella)
- ricarica Postepay n° 4023600646839045 intestata a Iuri Lombardi.
– La Commissione Giuria è composta da:
Iuri Lombardi, poeta, scrittore, presidente Ass. Cult. Poetikanten Onlus
Lorenzo Spurio, scrittore, critico letterario, direttore rivista Euterpe
Massimo Acciai, poeta, scrittore, direttore rivista Segreti di Pulcinella
Alessio De Luca, scrittore e cantautore
Anna Laura Cittadino, poetessa, scrittrice, presidente Ass. Culturale “GueCi”
Charlotte Migliolo, compositrice, scrittrice
Ilaria Celestini, poetessa, scrittrice
Luigi Pio Carmina, poeta, scrittore, redattore di Euterpe
Luisa Bolleri, poetessa, scrittrice
Sandra Carresi, poetessa, scrittrice, vice-presidente Ass. Cult. TraccePerLaMeta
Susanna Polimanti, scrittrice
Rossana D’Angelo, poetessa
Il giudizio della giuria è definitivo e insindacabile.
Presidente del Premio: Lorenzo Spurio
Presidente di Giuria: Marzia Carocci
– Il concorso è finalizzato alla pubblicazione di un’opera antologica che verrà pubblicata con regolare codice ISBN, che verrà presentata e diffusa durante la cerimonia di premiazione e acquistabile sulle maggiori librerie online. Nell’antologia verranno pubblicati i testi dei primi tre vincitori di ciascuna sezione e di quelli di autori segnalati e menzionati dalla Giuria.
– I premi consisteranno in targhe di metallo per i primi tre vincitori di ciascuna delle due sezioni. I primi vincitori assoluti delle due sezioni riceveranno, inoltre, 100€ e una copia gratuita dell’antologia del premio. Per i segnalati e altri partecipanti che otterranno delle menzioni si consegnerà un diploma e un libro.
– La cerimonia di premiazione si svolgerà a Firenze nella primavera del 2014 in una location da stabilire. Tutti i premiati e i segnalati sono invitati a partecipare. I vincitori dei primi tre premi che non potranno intervenire, potranno inviare un loro delegato a ritirare i premi o potranno riceverli per posta dietro loro pagamento delle relative spese postali.
– Gli autori, per il fatto stesso di inviare le proprie opere, dichiarano di accettare l’informativa sulla Privacy ai sensi del D.Lgs. n. 196 del 30 giugno 2003.
– Gli autori, per il fatto stesso di partecipare al presente concorso, autorizzano la rivista Segreti di Pulcinella e l’Associazione Culturale Poetikanten Onlus a pubblicare le proprie opere sull’antologia, rinunciando, già dal momento in cui partecipano al concorso, a qualsiasi pretesa economica o di natura giuridica in ordine ai diritti d’autore ma conservano la paternità delle proprie opere.
– Gli autori, per il fatto stesso di partecipare al presente concorso, accettano integralmente il contenuto del presente bando.
MASSIMO ACCIAI IURI LOMBARDI
Direttore della rivista Segreti di Pulcinella Presidente Ass. Cult. Poetikanten Onlus
Info Segreteria del Premio: segretidipulcinella@hotmail.it
Scheda di Partecipazione
La presente scheda compilata è requisito fondamentale per la partecipazione al concorso.
Nome/Cognome ___________________________________________________
Nato/a __________________________ il ______________________________
Residente in (via) ___________________Città___________________________
Cap __________________ Provincia ______________ Stato _____________
Tel. ___________________________Cell.______________________________
E-mail _________________________E-mail alternativa: ___________________
Partecipo alla sezione: □ SEZ. A (Poesia) □ SEZ. B (Racconto breve)
con i testi intitolati: _________________________________________________________________
____________________________________________________________________
□ Acconsento al trattamento dei dati personali qui riportati in conformità a quanto indicato dalla normativa sulla riservatezza dei dati personali (D. Lgs. 196/03) e solo relativamente allo scopo del Concorso in oggetto.
□ Dichiaro che il testo che presento è frutto del mio ingegno e che ne detengo i diritti a ogni titolo.
□ Autorizzo la rivista “Segreti di Pulcinella” e l’Ass. Culturale Poetikanten Onlus a pubblicare il mio testo nell’opera antologica nel caso risultasse vincitore o segnalato, secondo quanto stabilito dall’art. 13 del bando di concorso.
Firma____________________________ Data ___________________________
E’ uscito “Liceali” di Francesca Luzzio
E’ uscito “Liceali” di Francesca Luzzio
Liceali
di Francesca Luzzio
Genesi Editrice, 2013
Pagine: 132
ISBN: 9788874144051
Costo: 13€
Dalla prefazione di STEFANO GROS-PIETRO:
La scena del bel libro di Francesca Luzzio inizia, dunque, sulla zattera dei naufraghi. Fra di loro, improbabile comandante della scialuppa già destituito di autorità, c’è la giovane e bella professoressa Giulia Lo Cascio, sposa e madre felice, ma che si lascia rapire da un amore impossibile e finisce tra le braccia di un suo allievo, dalla corporatura aitante e dalla carne profumata di gioventù. E lì c’è anche Alice, che apre il suo cuore di adolescente all’amore, ma rimane incinta dal compagno di scuola Giovanni, il quale, come sa che la ragazza è in dolce attesa, si trasforma in un lupo mannaro e la insulta barbaramente, le rinfaccia il cedimento dei sensi che la ragazza ha avuto sia con lui sia con chissà quanti altri, per cui la giovane vacilla stordita in strada, viene travolta da un’auto, si risveglia in ospedale, e trova vicino a sé come unica ancora di salvataggio la mamma, che forse collaborerà a ricostruire la vita della figlia. C’è Mario, che è stato pestato a sangue dai suoi compagni nei gabinetti della scuola, e che in segno di spregio e di umiliazione è anche stato lordato di urina, perché i bulli non accettano la sua individualità improntata al riserbo e all’isolamento, lo ritengono supponente o addirittura antagonista, tale da meritarsi la violenta punizione. C’è la tragedia di un altro Mario, figlio di genitori abbienti, che si è iniziato alla droga, per noia e per desiderio di evasione, e che giungerà a scappare di casa, per poi farvi ritorno con l’unico scopo di rapinare e pestare selvaggiamente i genitori. C’è Andrea, amico di infanzia di Giuseppe, a cui il ragazzo si lega con l’aspettativa in cuore di realizzare un legame omosessuale, mentre Giuseppe si innamora di Rita e Andrea sprofonda in una spirale depressiva di umiliazione, in fondo alla quale c’è la tragedia di un atto non conservativo rivolto contro se stesso. C’è Luigi, figlio del custode del palazzo dove abita la bella Daniela, che invece è figlia di una famiglia più che agiata, e Luigi, grazie ai favori scolastici che egli offre ai compagni più ricchi, pensa di potere essere accettato in un ceto sociale molto al di sopra del suo e perciò andrà incontro a una cocente mortificazione. C’è il branco di Marco, Alessandro, Daniele, Giuseppe, Vincenzo, Caterina e Daniela che organizza serate in discoteca con ampio consumo di droga presa a prestito dallo spacciatore, con il progetto di sdebitarsi organizzando una rapina ai danni dei barboni che vivono all’addiaccio, ma le cose non andranno come previsto e Vincenzo ne subirà le tragiche conseguenze. C’è Giulio, soprannominato il “ragazzo fagotto” perché sballottato come una valigia nelle case dei genitori separati, entrambi infastiditi dalle esigenze di vita e di studio del ragazzo. C’è Mohamed, ragazzo che è ritenuto solo a metà italiano perché i genitori sono sudanesi e, quindi, il giovane ha la pelle di colore più che scuro, ed egli vorrebbe tentare in ogni modo di sbiancarla con l’uso degli acidi. Ci sono molti altri casi di disagio educazionale e di violenza familiare o di cattiva educazione instillata dai genitori ai loro ragazzi, a causa di un esasperato desiderio di promozione sociale, sviluppato fino ai limiti della presunzione o addirittura dell’arroganza.
Ad Agugliano (An) il Festival Nazionale del Teatro Dialettale
Gujà capitale de ‘l dialettu
dal 28 de luio al 4 de agostu a Gujà tornane i dialetti da tutt’Italia co’ l’ottava ediziò del
Festiva Naziunale del Teatru Dialettale – Premiu “La Guja d’oru 2013”
– fattu da l’Associaziò La Guja –
‘n’appuntamentu che spettamu ogni annu e che farà de Gujà la capitale dei dialetti ‘taliani.
‘Na rassegna ‘rmai cunusciuda e ‘rriada all’uttava ediziò, che vede 5 cumpagnie de
dialettu rivà da tutt’Italia e che s’esibiranne avanti a ‘mbelpò de gente.
Prutagunista sarà il dialettu, immediadu, naturale, sempre “parladu” e “capidu” da la
gente, e le cumpagnie teatrali cu le loru radici e identità.
“ ‘l dialettu – dicene i urganizzatori – è na’ congiunziò tra generaziò e culture che stanne nel territoriu.
nte ‘i anni ‘l Festiva è cresciudu ‘mbelpò, il teatru e ‘l dialettu cià la funziò de cullante
ed è n’occasiò pe riscuprì le tradiziò de ‘na ‘olta.
‘l calendariu de tuttu ‘l Festiva lu troi ‘nte interne http://www.associaziòlaguja.it
(www.associazionelaguglia.it).
La cummissiò de ‘l Festiva che a fattu la seleziò de le 5 cumpagnie più brae, cià ‘vudu
da fa un bel po’, enne riade 46 dumande de partecipaziò da tutt’Italia.
Venide tutti a vedè i spettaculi a Guja’ al Circulu Anspi-Cop de Via Roma (se pioe
semu drentu al Cinema/Teatru Ariston de Gujà …… no de Sanremo), iniziamu a le 9 e
mezze.
Pe buccà devi pagà 4 euri (pochi ‘mbelpò).
Dumenica 4 de agostu sempre a le 9 e mezze chiudemu ‘l Festiva 2013 cu le
premiaziò e cu lu spettaculu de gabarè de MAX PAIELLA (staolta entri gratise).
Vuria ditte che ‘l Presidente de la Repubblica, i Presidenti de Senatu e de la Camera
cianne mandatu tre belle medaie. Se scumudatu anche il Presidente de ‘l Cunsiiu e il Ministru
de la Cultura che cianne datu ‘l patrociniu.
Se voi sapè qualcò de più chiamace al 3299293623
O scrivece a info@associaziòlaguja.it (info@associazionelaguglia.it)
E’ uscito “Rigor cordis. Per una filosofia del cuore” di Giuseppe Pulina
Giuseppe Pulina esce con Rigor cordis. Per una filosofia del cuore
(Zona editore)
Siamo o non siamo i contemporanei della fine del mondo? Franco Battiato canta questo motivo da molto tempo nelle sue canzoni; il filosofo Nietzsche, si potrebbe dire, lo ha sostenuto da sempre. Della fine del mondo parla anche l’ultimo libro di Giuseppe Pulina in uno dei capitoli forse più coinvolgenti di Rigor cordis – Per una filosofia del cuore, uno dei titoli di punta del catalogo 2013 dell’editore aretino Zona. La fien del mondo sarebbe, infatti, per l’autore, una sorta di prerogativa del cuore, la cui esorbitante dimensione sarebbe interdetta alla ragione. Questo è naturalmente solo uno dei tanti temi affrontati da Pulina in un libro che, per parlare di cuore, non può sottrarsi ad un serrato confronto di questo con quella che, da Pascal in poi, è stata spesso considerata la sua più naturale controparte: la ragione.
Cuore o ragione? Ma siamo proprio sicuri che queste due forze siano necessariamente contrarie e contrapposte? E se piuttosto tra loro s’instaurasse un salutare agonismo? Pulina s’interroga sulla natura di questo binomio, schierandosi dalla parte del cuore ma non andando, per ciò stesso, contra rationem. Si chiede così quante e quali cose sappia fare il cuore, chiamato in causa nelle esperienze capitali della vita in cui la ragione non sempre è di conforto e d’aiuto. “Eppure – argomenta l’autore – il cuore non ridimensiona la ragione, così come quest’ultima, quando sa essere ragionevole (quello che dovrebbe essere per natura), si guarda bene dal mortificare il cuore”. Tuttavia, l’uomo cardiaco – come lo definisce Pulina – avrebbe un primato e una possibilità che l’uomo cerebrale non ha, perché sarebbe con il cuore che la vita viene intesa e “auscultata”, perché “è con il cuore che può percepire il suo viscerale attaccamento al mondo”.
Una peculiarità del libro (rara, in un certo senso, nel mercato editoriale della filosofia in Italia) sono le illustrazioni di Marco Lodola, autore della copertina. Con sette diverse immagini, l’artista pavese racconta la propria immagine del cuore, ispirandosi a diversi capitoli di Rigor cordis. Non si tratta della prima collaborazione tra Pulina e Lodola, perché i due, già nel 2005, con Minima Animalia (Mediando editore), diedero vita ad un saggio sul rapporto tra filosofia ed etologia, di cui il filosofo curò i contributi teorici, mentre l’artista tentò di concentrare in una serie di illustrazioni le tesi portanti dell’opera.
Dalla quarta di copertina che riproduce una delle pagine centrali del libro.
“Ogni giorno è il giorno che è e io vorrei gustarne l’unicità facendo mie tutte le primizie di cui è capace. Il primo bacio, la prima lacrima, il primo brivido, il primo sorso d’acqua, la prima ferita, il sapore del sangue, l’odore del sangue, il colore rosso cangiante del sangue, la prima stella cadente, il mare, la linea dell’orizzonte, l’orizzonte, la prima boccata d’aria, il sapore del sale e di tutte le spezie del mondo, la prima neve, la primavera, uno stormo di corvi, il contatto di una mano, la mia, di altra persona, il primo sonno, il primo sogno, il primo risveglio, il frastuono delle onde, la mia faccia, che si fa viso, che si fa sguardo osservato, il primo sorriso, il profumo della pelle, la prima pelle, il primo latte, il primo dente, la prima immagine riflessa allo specchio, ma soprattutto il primo battito del cuore, perché è lì che la prima volta ha avuto la sua prima volta, è lì che tutto cominciò”.
Giuseppe Pulina insegna filosofia al Liceo Dettori di Tempio Pausania e Antropologia filosofica e Filosofia delle relazioni internazionali all’Istituto Euromediterraneo della stessa città. Per Zona ha già pubblicato L’angelo di Husserl. Introduzione a Edith Stein (2008) e La cura. Anche tu sei un essere speciale (2010). Ha all’attivo studi e pubblicazioni su Michelstaedter, Capitini e Pessoa. Si è occupato del rapporto tra etologia e filosofia in Minima Animalia. Piccolo bestiario filosofico (Mediando, 2005, illustrazioni di M. Lodola), Animali e filosofi (Giunti, 2008) e Asini e filosofi (con Francesca Rigotti, Interlinea, 2010). Tra i lavori più recenti, Pillole di filosofia della scienza per ricercatori in formazione (Plus, 2012 – in collaborazione con l’Università degli Studi di Sassari).
“La cucina arancione”, il nuovo libro di Lorenzo Spurio
Un viaggio tra le pieghe disturbate dell’io
La cucina arancione: il nuovo libro di LORENZO SPURIO
Comunicato Stampa
La cucina arancione è la nuova raccolta di racconti dello scrittore marchigiano Lorenzo Spurio che nel 2012 ha esordito con Ritorno ad Ancona e altre storie (Lettere Animate Editore) scritto a quattro mani assieme a Sandra Carresi. Dopo essersi dedicato ampiamente alla critica letteraria, l’autore ritrova con questa silloge la sua forma letteraria espressiva più congeniale: il racconto breve.
La cucina arancione si compone di ventiquattro racconti di diversa lunghezza e il filo rosso della raccolta è l’analisi di “casi umani”, di personalità fragili o disturbate, personaggi apparentemente sani che, invece, celano al loro interno delle inquietanti verità o problematiche che restano latenti. Nella silloge si parlerà di violenza e solitudine, ma anche di pedofilia, ossessioni adolescenziali e tanto altro. Nella prefazione firmata da Marzia Carocci si legge: «Amori non ricambiati, nonne ricordate, morti improvvise, viaggi di speranza, pulsioni devianti, magie e luoghi incantati, occasioni perdute… Un’appassionante raccolta fantasiosa, dove l’autore con immaginazione, intelligenza e acutezza, propone al lettore vicende realistiche e chimeriche di una mente che va oltre il consueto, sottolineando, però, in questo percorso d’indagine psicologica anche pregi e difetti dell’umanità».
L’opera è edita da TraccePerLaMeta Edizioni, casa editrice dell’omonima Associazione Culturale all’interno della quale Spurio è socio fondatore. Il libro può essere acquistato mediante lo Shop Online dell’Associazione TraccePerLaMeta e a partire dalla prossima settimana su qualsiasi vetrina online di libri (Ibs, Dea Store, Libreria Universitaria,..) o mediante ordinazione in qualsiasi libreria.
LORENZO SPURIO è nato a Jesi (An) nel 1985. Ha conseguito la Laurea in Lingue e Letterature Straniere e si è dedicato alla scrittura di racconti e di saggi di critica letteraria. Ha collaborato con prestigiose riviste di letteratura italiana tra le quali Sagarana, Silarus ed El Ghibli. Per la narrativa ha pubblicato “Ritorno ad Ancona e altre storie” (Lettere Animate, 2012), scritto assieme a Sandra Carresi; per la saggistica ha pubblicato “Ian McEwan: sesso e perversione” (Photocity, 2013), “Flyte e Tallis” (Photocity, 2012), “La metafora del giardino in letteratura” (Faligi, 2011), scritto assieme a Massimo Acciai e “Jane Eyre, una rilettura contemporanea” (Lulu, 2011).
Ha curato, inoltre, l’antologia di racconti a tema manie, fobie e perversioni “Obsession” (Limina Mentis, 2013).
Nel 2011 ha fondato assieme a Massimo Acciai e a Monica Fantaci la rivista di letteratura online “Euterpe” che dirige e con la quale organizza eventi letterari su tutto il territorio nazionale.
SCHEDA DEL LIBRO
Titolo: La cucina arancione
Autore: Lorenzo Spurio
Prefazione di Marzia Carocci
Casa Editrice: TraccePerLaMeta Edizioni, 2013
Collana: Oltremare (narrativa)
ISBN: 978-88-907190-8-0
Pagine: 237
Costo: 10 €
Info:
info@tracceperlameta.org – lorenzo.spurio@alice.it
A Roma si è presentato il nuovo libro della poetessa Annamaria Pecoraro
Venerdì scorso al Caffè Letterario romano “Mangiaparole” si è svolta la presentazione del libro di poesie “Le rime del cuore attraverso i passi dell’anima” della scrittrice fiorentina Annamaria Pecoraro. Il libro, edito da Lettere Animate Editore di Martina Franca (Ta) è stato presentato da Michela Zanarella che ha intervistato l’autrice e dal critico marchigiano Lorenzo Spurio che ha commentato alcune poesie della poetessa. Sono inoltre intervenuti Giuseppe Lorin che ha letto e interpretato le poesie, il poeta romano Alessandro Bellomarini e l’attore Matteo Tosi.
Di seguito alcuni scatti della serata:
Spurio con un saggio su McEwan: “Ian McEwan: sesso e perversione”
IAN McEWAN: SESSO E PERVERSIONE
DI Lorenzo Spurio
COMUNICATO STAMPA
Lorenzo Spurio, scrittore e critico letterario marchigiano, ha ampliato la sua tesi di laurea magistrale conseguita all’università degli studi di Perugia nel 2011 sul tema della “devianza sessuale” nella narrativa dello scrittore britannico Ian McEwan e questo ne è il prodotto finale.
In questo ampio saggio, che si apre con una prefazione dello scrittore Antonio Melillo sul ruolo dell’amore nella letteratura, Spurio sviscera alcune delle problematiche sociali proposte dall’autore inglese tra le quali la follia, le aberrazioni, il perturbante, il deviato e la degenerazione di alcuni atteggiamenti frutto di una psiche malata. Il percorso che il lettore è chiamato ad intraprendere è agevolato da un ricco apparato di critica e di note esplicative o di riferimento che rimandano ad altrettanti testi ai quali Spurio si rifà.
Il saggio affronta il tema della sessualità vista dagli occhi allucinati di giovani senza regole (come avviene nel romanzo The Cement Garden) o nei suoi aspetti deleteri di una bieca perversione (come avviene in The Comfort of Strangers) e in varie altri narrazioni l’autore lo impiega, invece, per chiarire l’austerità dei tempi in cui ambienta le sue storie, la contrapposizione tra visione patriarcale e il nascente femminismo.
Questo saggio è una ricca e propedeutica analisi critica allo studio della narrativa di Ian McEwan.
Scheda del libro
Titolo: Ian McEwan: sesso e perversione
Autore: Lorenzo Spurio
Prefazione: Antonio Melillo
Genere: Critica letteraria
Casa Editrice: Photocity, Pozzuoli (Na), 2013
ISBN: 978-88-6682-463-3
Costo: 10 €
Info: lorenzo.spurio@alice.it
E’ uscito “Imago” di Antonella Troisi
“IMAGO” DI ANTONELLA TROISI
COMUNICATO STAMPA
E’ uscito da pochi giorni Imago di Antonella Troisi. Si tratta di una raccolta di poesie edita da TraceePerLaMeta Edizioni. Questo libro rappresenta l’opera prima di Antonella Troisi, poetessa campana residente a Salerno.
Dalla prefazione curata da Lorenzo Spurio si legge: «Il lettore troverà poesie dal gusto nuovo la cui collocazione in un genere risulta difficoltosa, ma, come si sa, nel nostro secolo non è opportuno parlare di scuole, movimenti né generazioni. […]La difficoltà nel percepire in maniera lucida e razionale quali siano i limiti estremi di un amore è al centro della silloge dove l’amore si configura a tratti come un tormento, un desiderio, un pensiero ricorrente, un’illusione. La poetessa, però, è altamente coscienziosa nel sapere che parlare di amore immancabilmente significa parlare anche del tempo che, imperterrito scorre».
Il libro può essere ordinato ed acquistato tramite lo shop di TraccePerLaMeta Edizioni o tramite ogni altra libreria online.
TITOLO: Imago AUTORE: Antonella Troisi EDITORE: TraccePerLaMeta Edizioni PAGINE: 56 ISBN: 978-88-907190-7-3 COSTO: 9€
Info:
“Vita, morte e miracoli di un uomo qualunque” di Matteo Deraco, recensione di Lorenzo Spurio
La gente è solo capace a etichettarti, spremerti, prendere e prendere e prendere, e se prendi prima o poi devi pure dare. Al contrario, quando dai non sempre arriva qualcosa.
La narrazione si apre con il protagonista alle prese con due gravi disdette dalla vita: l’abbandono della compagna e l’esser licenziato. I due fatti chiarificano da subito l’animo deluso e scoraggiato del protagonista che deve fare i conti, più che con un semplice licenziamento lavorativo, con un vero e proprio “licenziamento dalla vita”: privato di amore e lavoro, infatti, si sente deluso e questa condizione anima in lui una serie di pensieri e convincimenti con i quali sembrerebbe chiudersi a riccio dal mondo. In realtà la fine del suo rapporto di lavoro non è vissuta come dramma dato che subito, con chiari ed espliciti riferimenti a Bukowski e alla beat generation, osserva «ma davvero non me ne fregava poi molto del lavoro».
E’ palpabile l’intenzione di Deraco di raffigurare nel romanzo il senso di incertezza lavorativa della nostra attualità e infatti nelle prime pagine osserva: «Anzi, con la depressione galoppante, il senso d’inutilità e di precariato, il senso d’immobilismo e di fallimento, di volta in volta facevi un passetto indietro.» Quadretto quanto mai realistico e deprimente della nostra realtà dove il precariato, la disoccupazione e il tormento sono manifestazioni comuni ed universali. Deraco vede la vita attraverso il lavoro o, meglio, attraverso la mancanza di esso e la descrive come una serie di vicende momentanee che hanno un inizio e una fine (lavori per un po’, poi ti cacciano) che descrivono ciclicamente l’impegno dell’uomo nel darsi da fare, cercare lavoro e a volte addirittura inventarselo, farsi “la gavetta”, anche se spesso neppure questa conta.
Il linguaggio colorito e giovanile (la parola “cazzo” ricorre con una smodata frequenza) si sposa con una narrazione che non ha grandi pretese se non quella di un giovane di guardare con i suoi occhi il mondo che lo circonda, in maniera sfiduciata e poco combattiva, dopo tante “sconfitte” subite, provate sulla propria pelle. I rimandi, sia tematici che linguistici, a Bukowski, il padre della letteratura contemporanea che con spregiudicatezza e sagacia sconfessò le difficoltà, i drammi, le collusioni del mondo lavorativo, sono palpabili a più livelli e in maniera chiara. Lo stesso titolo del romanzo nel quale si dice “di un uomo qualunque” vuol forse sottolineare la specificità di un essere vivente garantendone l’anonimato che, però, vive una condizione che non gli è esclusiva e che, invece, è generalizzata e abbastanza comune. L’uomo qualunque, dunque, siamo noi e tutte quelle persone che possono ritrovarsi nei pensieri che l’io narrante fa.
Vi sono considerazioni anche piuttosto forti come quella ai nostri padri, che hanno fatto il ’68 e si ritrovano ora, nella loro attualità a “fregarsene” che non mi sento di condividere, ma che può essere una lecita osservazione o lo sguardo critico e a tratti sfrontato nei confronti della religione: « Dio non c’era, e per quel che mi riguardava non c’era mai stato. Dio era solo una stampella psicologica da tirare fuori nel momento del bisogno, e poi rimettere via quando non serviva più». Il protagonista vedrà Dio nell’immagine della suora che condivide con lui lo scompartimento del treno, nel Cristo di Maratea, ma anche nelle valige, nell’alcool, in episodi di fortuna e tanto altro, chiarificando il suo panteismo laico e l’utilizzo di “Dio” quale personaggio sui generis al quale demandare fortune/sfortune (si ricordi, ancora, Bukowski).
Il protagonista è un uomo arrabbiato, che non crede nei compromessi e nelle bieche leggi dell’oggi, ma finisce per apparire poco combattivo e partecipativo: l’unico gesto di tutto il romanzo in cui sembra prendere una decisione realmente importante è quando decide di lasciare la sua ragazza. Per il resto si gongola nel disprezzo verso il mondo, nella critica e nell’autocritica, nell’analisi della tragica condizione del momento, descrivendola, schifandosene senza, però, “attuare” in una qualche maniera significativa sulla sua esistenza. E’ un osservatore del mondo, a distanza, quasi un vouyer, ma raramente entra in quel mondo per agire da protagonista con consapevolezza.
Animo inquieto e sprezzante, indifferente agli altri e soprattutto ai giudizi del mondo, ricorda appunto il celebre Chinaski: «Me ne fregavo, come me ne fregavo di tutto il resto»; il protagonista nutre un atteggiamento sconsiderato, narcisista e violento tanto da arrivare a sviscerare nelle prime pagine del libro la sua indisposizione e animosità nei confronti dell’intero mondo (misantropia): «Avrei sterminato tutti i commessi delle poste lenti, tutti gli stronzi che suonavano il clacson, tutte le vecchie in fila alla cassa al supermercato. Mi toglievano aria, mi levavano vita». Il lettore pagina dopo pagina si chiede se in realtà il comportamento ossessivo e meticoloso del ragazzo nei confronti di Chiara, l’ex-ragazza, non sia eccessivo e preoccupante e se la sua narrazione sia vagliata da una mente instabile, che vede le persone/la società in maniera distorta che allo stesso tempo imputa l’errore negli altri facendo poca autoanalisi. E’ lo stesso ragazzo ad osservare nel cuore della narrazione: « Fondamentalmente ero un egocentrico del cazzo e un sociopatico».
Domina un linguaggio giovanile, scanzonato e molto colorito con chiari e continui rimandi alla “poetica” di Bukowski e una serie di modi di dire e “frasi fatte” sgranate con gratuità al lettore; numerose anche le citazioni a pezzi di canzoni e ad autori italiani e stranieri (Ligabue, Vasco, Negramaro, Fabrizio De André, Radiofreccia, Guccini, Guns’n’roses), come pure ai film (L’ultimo bacio, V per vendetta).
Un romanzo atipico ed effervescente di un giovane e delle sue visioni sul mondo. Un’analisi nelle pieghe del proprio io che, al termine delle vicende narrate, lo porterà ad osservare il mondo con uno sprizzo di lucidità: «Fino a quel momento non ne avevo fatto entrare poi molte, di persone, all’interno del mio mondo».
Una scrollata al sé, e una maggiore consapevolezza del vivere nel hit et nunc.
(scrittore, critico-recensionista)
Jesi, 4 Luglio 2013
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