“In del nòm del pader” di Maurizio Noris, recensione di Gian Piero Stefanoni

Recensione di GIAN PIERO STEFANONI

In del nòm del pader (Tera Mati Edizioni, Bergamo, 2014), pur nella brevità di soli dieci testi, può esser considerata più che significativa ed esemplificativa della produzione e della poetica di Maurizio Noris, autore tra i più affermati e validi della nostra poesia in dialetto. Nella scrittura in bergamasco della media Valle Seriana, poeta più che attento anche alla risonanza civile del mondo, dei mondi di suo riferimento, formatore e promotore socioculturale nell’ambito delle professioni sociali e delle politiche giovanili, ci restituisce in questi versi tutto l’affidamento e il volto di una terra la cui fatica è una fatica d’amore, e di passaggio, di consegna alla luce di generazioni che pur nella distanza, o nel dolore del distacco continuano a guardarsi ad invocarsi nel riferimento reciproco. Centrale, come da titolo, la figura del padre nella dilatazione e nella sacralità verso un padre più alto come già avuto modo di rilevare nella bella postfazione Giulio Fèro.

Il bergamasco Maurizio Noris, autore de “In del nòm del pader”

E nella tensione dicevamo d’apprendimento della terra stessa, affrontata, lavorata e curata e restituita infine all’incanto di una rinascita cui l’uomo può solo riconsegnarsi e affidarsi dopo una lotta che proprio per questo è anche lotta d’assenso dove lo stesso “segà”, il falciare, appare in divenire caduta e aderenza (“dal còr de la téra/l’èrba udurusa/per creansa la scalmana//sentùr de sfacia spusa”-“”dal corpo della terra/l’erba odorosa/ trasuda per creanza/sentore di sfatta sposa”), come da immagine l’erba quietamente ubbidiente ad accovacciarsi a file. File sì come la schiera di cari scomparsi che pare avanzare a buon passo “olce a gröp/ch’ i par màgher fó/o murù per sò cönt/largh cóme imbràss” (“alti a gruppi/che paion magri faggi/o gelsi da soli/larghi come abbracci”) a rammentare quella fratellanza di occhi e di poche parole che viene proprio da tanta disputa, tanto ardore condiviso, anche loro adesso sottoterra a ritornare piante. Dietro tanta luce Noris però, come è, come sa, intreccia il buio di nodi raschiati, vegliati, gridati; quei nodi per cui viene da imprecare anche e chieder pietà per una “éta/de pelagra” (“per una vita da pellagra”) nel riflesso di un chiarore maestro rivolto “fò sö la crùs” (lassù sulla croce”), e per cui ogni sera ritrovarsi sotto al noce del padre a riseppellirlo in scarabocchio, e tenerezza di sguardo. Dispute, nodi che sono gli stessi del lavoro della lingua, la sua quella “dei genitori, dei fratelli, del paese, della valle (oggi periferia nord della città infinita), il parlato di sempre”, la “lingua prima” come da lui raccontato. “Una parola irruente e lavorabile come un codice sonoro (..) in cui c’è tutto lo spazio per re-inventare le parole” facendosi la poesia immagine nel racconto del suono dialettale, della sua forza “e gusto per la delicatezza espressiva che è capace di sollecitare” Ed in cui ben riesce a far “risuonare in una lingua montanara, di per sé aspra e rugginosa, quale è il bergamasco delle valli, le più sottile e sensibili essenze delle cose” (Franco Loi). Cose che sono dell’universo umano da sempre, che lo compongono in una veglia e una custodia che ha sempre, e non potrebbe essere altrimenti, del femminile come da ultimo testo nella intensità di un ritorno, eterno, di madre nel bisbiglio di preghiera dai loro letti ai figli, finché porteranno “il segno/e il loro cantare slegato/sul colmo/dei tetti” (” l segn/ e ‘l sò cantà desligàt/ sö la culma/ di tècc”). Un canto non dissimile allora a quello del contadino, “cantore”, in una voce “ariusa de pórtech/desligada/ che và” (“ariosa di portico/slegata, /che va”). E allora grazie Noris.

GIAN PIERO STEFANONI


L’autore della recensione ha autorizzato, senza nulla pretendere all’atto della pubblicazione né in seguito, alla pubblicazione del testo su questo spazio. La riproduzione del testo, in formato integrale o di stralci, su qualsiasi tipo di supporto, non è consentito senza l’autorizzazione da parte dell’autore.

Sabato 22 ottobre a Jesi un evento a scopo benefico tutto sui fiori. Poesia, musica e immagini. Targa di Socia Onoraria ad Anna Maria Trane Quaglieri (Fondatrice IOM Jesi e V.)

Sabato 22 ottobre a Jesi (AN) presso Palazzo Bisaccioni a partire dalle ore 16:30 si terrà l’evento culturale “Fiori di Poesia. Poesie e immagini di infiorate ed erbe disubbidienti” voluto e organizzato dall’Associazione EUTERPE APS di Jesi con il patrocinio morale della Regione Marche, della Provincia di Ancona e del Comune di Jesi.

L’iniziativa vedrà la presentazione al pubblico del volume antologico di poesie “Fiori di Poesia” stampato da Euterpe APS nei mesi scorsi al quale hanno preso parte poeti da tutta Italia con lo scopo di sostenere l’instancabile attività benefica dello IOM (Istituto Oncologico Marchigiano) di Jesi e Vallesina.

Il pregevole volume contiene le riproduzioni a colori di acquerelli dell’artista locale Manuela Testaferri e una foto dell’artista e performer recanatese Amneris Ulderigi.

La presentazione del volume è inserita all’interno di un contesto più ampio e articolato in vari interventi tesi ad approfondire, secondo varie angolature, l’affascinante mondo dei fiori.

Dopo i saluti di benvenuto di Lorenzo Spurio (Presidente di Euterpe APS) e quelli istituzionali di Luca Polita (Presidente del Consiglio Comunale di Jesi) si terranno gli interventi del professore Fabio Taffetani dell’Università Politecnica delle Marche e di Cristiano Dellabella, Consigliere di Euterpe APS, in veste di portavoce del Gruppo Infioratori di Cupramontana.

Il prof. Fabio Taffetani, Ordinario di Botanica sistematica dell’Università Politecnica delle Marche, supportato da un percorso visivo in forma di diapositive, terrà un intervento dal titolo “Erbe disubbidienti” nel corso del quale presenterà esempi del vasto campionario di erbe considerate “infestanti”, “erbacce” o “malerbe” il cui utilizzo potrebbe rappresentare un cambiamento radicale del nostro rapporto con l’ambiente e ricevere notevoli e inaspettati benefici per la nostra salute e la sostenibilità.

Cristiano Dellabella, scrittore e versatile artista, in qualità di portavoce del Gruppo Infioratori di Cupramontana, terrà un intervento su “Le infiorate e gli infioratori” dando accenni e curiosità su una tradizione particolarmente radicata nella nostra Regione, quella delle infiorate. Momenti di collante sociale nei quali i fiori risaltano per le loro lucenti tinte e per gli efficaci accostamenti grazie alla laboriosa manualità degli infioratori.

Durante la serata, come da deliberazione del Consiglio Direttivo di Euterpe APS, verrà conferita la nomina di Socia Onoraria alla dott.ssa Anna Maria Trane Quaglieri, fondatrice della sezione dello IOM di Jesi e Vallesina per la sua importante presenza sociale nel nostro territorio locale e per l’indiscussa e ingente attività umana e di sostegno che l’Istituto da molti anni porta avanti a beneficio e in supporto di realtà difficili e di dolore.

Ad arricchire la serata saranno alcune letture poetiche estratte dal volume antologico a scopo benefico che saranno fatte da Rosella Canari e gli interventi musicali di Valentina Rossini e Riccardo Lunardi della Scuola Musicale “G. B. Pergolesi” che, assieme a InfiorItalia – Associazione Nazionale delle infiorate artistiche e lo Iom – Istituto Oncologico Marchigiano Jesi e Vallesina, hanno offerto la loro collaborazione e il patrocinio all’iniziativa.

L’evento si terrà a Jesi sabato 22 ottobre a partire dalle 16:30 alla Sala Conferenze del secondo piano di Palazzo Bisaccioni (Piazza Colocci) con entrata da Via Francesco di Giorgio Martini n°5/b.

Info:

ass.culturale.euterpe@gmail.com

www.associazioneeuterpe.com

“Sul far della poesia” di Guglielmo Peralta. Recensione di Gabriella Maggio

Recensione di GABRIELLA MAGGIO

Dal finito all’infinito, dall’opacità alla verità, dal deserto al canto che vince la rovina è la tensione che anima Sul far della poesia, raccolta poetica di Guglielmo Peralta, edita da Spazio Cultura nel febbraio del 2022. Il poeta, come enuncia il titolo, vuole esprimere il momento aurorale della poesia, l’attimo in cui l’etimo privato diventa segno universale della condizione umana.

Attorno a questo nucleo concettuale Peralta si rivela sottile, inquieto, indagatore, attento all’accento profondo della cultura e alle riflessioni dell’intelligenza, sentiti come manifestazioni di una superiore realtà. Dai segni sensibili, percepiti dallo sguardo, grafia che sottolinea una lacuna, un’assenza tra l’io e il vedere, dal lampo che il velo squarcia ha origine la poesia: dove hanno radici / il canto il sogno la parola. Enell’istanza della parola che “finge”, plasma, il mondo Peralta trova il frutto del mio senodove nasce e dimora / l’universo.

La Poesia è “vetta e abisso”, regina dei sogni, fata benevola…  vita autentica: e io vivo sì io vivo  / per la grazia di un verso / per questa sacra ostia dove / Poesia / si transustanzia… Ma il fare poesia non è immediato o scontato, mantiene sempre  un qualcosa d’enigmatico e misterioso: Solo qualche miraggio offre /la Bellezza specchio dell’invisibile. E il miraggio deve trovare un’eco, una corrispondenza con lo stato in cui si trova il soggetto che le darà espressione.

L’avventura della Bellezza, nascosta nella complessità della realtà, dà al poeta uno stato di grazia che lo conduce all’Anima del mondo a scaldarsi al fuoco sacro della Poesia. Il paradiso del canto si dipana spesso nell’atmosfera  solitaria della notte: Nel respiro dell’aria assopita è la mia felicità e la mia pace… e sono terra vergine nel giardino soale /  dove il sogno  scava la mia notte. O anche Non è forse feconda la notte d’ideali favelle? Nell’eco di Novalis: Sacra, ineffabile, arcana notte, come si legge nel I Inno alla notte.

Prezioso l’aggettivo soale che coniuga sogno come immaginazione creatrice e realtà. In un mondo di conflitti nascosti e palesi il poeta, nuova Shérazade, allontana l’orrore e dà voce all’invisibile attraverso il suo canto, che è sempre un canto d’amore per uomini e cose.

Chi ha paura dei poeti? La barbarie che opprime i popoli / teme la loro parola / che nel silenzio e nel buio / urla e scintilla / e si fa voce del mondo / dono prezioso e fionda / contro i filistei di ogni tempo / Davide è la poesia che vince Golia.

La raccolta è divisa in tre sezioni Delle brame e delle meraviglie, Abitare l’essere, Nove. Se la prima sezione, come enunciano chiaramente le brame e le meraviglie della Bellezza è un inno alla poesia e alla letteratura che culmina nei cinque componimenti dedicati a Proust, la seconda affronta il silenzio di Dio.A lui Peralta chiede di schiodare l’uomo dalla sua croce, dal libero arbitrio che diventa licenza di morte.

Si amplia in Abitare l’Essere l’uso del linguaggio liturgico, il senso sacro della poesia. Nove sposta l’attenzione sul mondo che dorme nella la vedovanza di lingua e d’amore, nello spreco della sua autonomia. L’ultimo testo Epifanie compendia il significato dell’opera: Fare poesia / Praticar la bellezza / Bene del mondo.

La poesia di Guglielmo Peralta è pura, intensa creazione intellettuale, che non ignora, ma trascende la realtà sensibile, l’inferno quotidiano, per raggiungere la grazia della creazione, il canto, la gaia poesia che annuncia il rinnovamento dell’uomo. Il vero poeta è sommamente disposto ad esser gran filosofo, e il vero filosofo ad esser gran poeta, anzi né l’uno né l’altro non può esser nel gener suo né perfetto né grande, s’ei non partecipa più che mediocremente dell’altro genere, quanto all’indole primitiva dell’ingegno, alla disposizione naturale, alla forza dell’immaginazione. Queste parole, tratte da I Pensieri di Giacomo Leopardi, illustrano a pieno il magistero poetico di Guglielmo Peralta.

GABRIELLA MAGGIO

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Al cuprense Giorgio Voltattorni, stimato incisore, il Premio “Alla Carriera” del Premio Torregiani

Sabato 10 settembre a Porto Recanati (MC) presso la Pinacoteca Civica “Moroni”, sita all’interno del Castello Svevo, si è tenuta la cerimonia di premiazione del VI Premio Nazionale “Novella Torregiani” – Letteratura e Arti Figurative dedicato al ricordo della celebre poetessa, scrittrice, fotografa e maestra portulana Novella Torregiani Grilli (1935-2015) organizzato dall’Associazione Culturale EUTERPE APS di Jesi (AN) con il beneplacito della famiglia.

Durante l’evento è stato consegnato – fuori concorso – il Premio alla Carriera al poeta e incisore Giorgio Voltattorni M. Precedenti premiati “alla Carriera” nelle altre edizioni del Premio sono stati, nell’ordine, il critico d’arte recentemente scomparso Armando Ginesi, la scrittrice e indigenista Loretta Emiri, l’artista e incisore Ottorino Pierleoni, il fotografo Riccardo Gambelli e la scrittrice e poetessa Antonietta Langiu.

PORTO RECANATI (MC) – Pinacoteca Civica “Moroni”, 10 settembre 2022 – Uno scatto della premiazione del VI Premio “Novella Torregiani”. Da sx: Lorenzo Spurio (Presidente Euterpe APS), il poeta e incisore Giorgio Voltattorni M. (Premio alla Carriera), Emanuela Antonini (Presidente del Premio) e Sergio Camellini (Presidente Onorario del Premio per le sezioni letterarie)

Questa la motivazione del conferimento del Premio alla Cultura attribuito a Giorgio Voltattorni M. stilata dal poeta e critico letterario Lorenzo Spurio, Presidente di EUTERPE APS, letta durante la premiazione:

L’organizzazione di questo concorso letterario e artistico ha deciso di conferire il Premio Speciale (fuori concorso) “Alla Carriera” al poeta, critico d’arte e incisore Giorgio Voltattorni M. di Cupra Marittima (AP) ritenendo che il suo lungo e poliedrico percorso nel mondo della cultura regionale e non solo abbia tracciato un segno distintivo fatto di alta qualità, spessore, grande serietà, autentico impegno morale e precisione. Ingredienti, questi, così rari da trovare amalgamati insieme nel clima indistinto e rumoroso della cultura odierna nella quale Voltattorni è senz’altro inserito in consonanza alla sua natura di uomo mite e modesto, tendenzialmente improntato a eludere – o a rifiutare – posizioni che lo porrebbero troppo alla ribalta.

La sua duplice natura di poeta – tanto in lingua italiana che nel suo dialetto di Marano, che è il borgo antico di Cupra Marittima, nell’Ascolano – che amante, conoscitore e fine critico d’arte e artista – acquafortista in particolare – ha permesso di maturare la nostra convinta scelta di attribuirgli il Premio alla Carriera di questa edizione del concorso che, per l’appunto, è rivolto tanto alla letteratura quanto alle arti figurative.

Per poter comprendere quale è stato il percorso del Nostro che lo ha condotto sino ai nostri giorni, quali sono stati i suoi impegni principali nel mondo dell’arte uniti a un grande spirito di continua ricerca e di studio attento, risulta senz’altro utile parlare un po’ di lui. Questo consentirà alla platea qui raccolta di conoscerlo meglio o approfondire i suoi tanti interessi che ne fanno uno tra gli intellettuali delle nostre Marche plurali più interessanti, versatili e arricchenti per il panorama culturale collettivo.

Giorgio Voltattorni M. nasce a Cupra Marittima (AP) nel 1959. Risiede nell’antico borgo medievale di Marano (Cupra Marittima alta) del quale parla, scrive e difende alacremente il dialetto, la storia e le tradizioni folkloriche locali. Ha compiuto studi di carattere artistico e ha frequentato l’Accademia di Belle Arti di Macerata.

Quale poeta ha pubblicato i libri: Resti, Viversi e Pietre (Tipografia Elegraf, San Benedetto del Tronto, 1980), Altri baci (Rimoldi Grafiche, Cupra Marittima, 1983), Frammenti apocrifi (n.d., Cupra Marittima, 1987), Bestiario umano (Stamperia dell’Arancio, Grottammare, 1991) ed Elegie scalze (Ediland, San Benedetto del Tronto, 2018). Per la poesia in dialetto ha pubblicato: ‘Mbù de vènde tra le frónne / Un po’ di vento tra le foglie (Il pozzo nuovo, Venezia, 2021) e ‘Sté paròle de fanghe / Queste parole di fango (Il pozzo nuovo, Venezia, 2022).

Nel 1979 a San Benedetto del Tronto (AP) figura tra i fondatori del gruppo artistico “L’Acerba” assieme a Paolo Annibali, Francesco Del Zompo e Carlo Marchetti.

Nel 1987, assieme a Eugenio De Signoribus e a Luciano Bruni, ha fondato la rivista “Hortus”, semestrale di poesia e arte che ha diretto fino al 1991.

Continua e meticolosa la sua perlustrazione nel mondo dell’arte contemporanea della nostra Regione, che gli ha permesso di conoscere e di divenire amico (coltivando anche corrispondenze in parte pubblicate recentemente) con artisti di primo piano del Secolo scorso e della nostra contemporaneità. Questo fertile e continuo dialogo con l’arte lo ha portato alla lavorazione e scrittura di vari testi di carattere saggistico tra cui vanno annoverati: Le forme dello spirito (Stamperia dell’Arancio, Grottammare, 1993) sul pittore e incisore Carlo Marchetti (Offida, AP, 1956); Segni dall’infinito (Ediland, San Benedetto del Tronto, 2009), una monografia dedicata al pittore Nazzareno Agostini (Pagliare di Spinetoli, AP, 1950); L’assedio della parola (Cristoforo Colombo Librario, Ancona, 2011), una raccolta di studi sullo scultore Valeriano Trubbiani (Macerata, 1937 – Ancona, 2020); il recente volume Le Marche, l’arte plurale. 2 poeti e 45 artisti marchigiani (Il pozzo nuovo, Venezia, 2022) nel quale ha fornito suoi ricordi e analisi personali di alcune opere di geni indiscussi dell’arte figurativa e scultorea della nostra regione e la rievocazione di alcuni momenti di condivisione avuti con alcuni di essi. Nel volume sono inseriti, tra gli altri, l’incisore Luigi Bartolini (Cupramontana, 1892 – Roma, 1963), il pittore maceratese Gino Bonichi – noto come “Scipione” – membro della Scuola Romana (Macerata, 1904 – Arco, TN, 1933), il ritrattista Danilo Interlenghi (Fermo, 1921-2019), gli scultori Arnaldo Pomodoro (Morciano di Romagna, RN, 1926) e Valeriano Trubbiani, sino ai pittori Orfeo Tamburi (Jesi, AN, 1910 – Parigi, 1994) e Arnaldo Ciarrocchi (Civitanova Marche, MC, 1916-2004), solo per citarne alcuni.

Tra le curatele da lui prodotte figurano un’antologia di testi poetici sullo scultore Valeriano Trubbiani, Sigillaria (Cristoforo Colombo Libraio, Ancona, 1992) e una silloge di lettere inedite di intellettuali e artisti tra cui Marinetti, Morandi, Soffici, Bartolini e altri dedicate allo scrittore Leonardo Castellani dal titolo Caro Castellani (Andrea Livi, Fermo, 1993). Suoi testi sono presenti in antologie e riviste.

Medaglia d’oro “Una vita per l’arte” conferita al Premio di Poesia “Tronto” a Colli del Tronto nel 1996.

Complimentandoci per il suo intenso e prestigioso percorso culturale, quale poeta, amante della storia locale, studioso, attento demologo della sua realtà linguistica e folklorica, quale critico d’arte, artista rinomato, acquafortista di gran pregio e di unanime riconoscimento con varie mostre all’attivo, la presidenza di questo Premio ha deciso di conferire il Premio alla Carriera.

A consegnare il Premio attribuito a Voltattorni sono stati Lorenzo Spurio (Presidente Euterpe APS), Emanuela Antonini (Presidente del Premio) e Sergio Camellini (Presidente Onorario per le sezioni letterarie). Le Commissioni di Giuria erano presiedute da Carmen De Stasio (sezioni letterarie: poesia in italiano e dialetto, racconto e haiku), Melita Gianandrea (pittura) e Lorenzo Cicconi Massi (fotografia).

LORENZO SPURIO

Il 2 ottobre a Villa Pamphilj la premiazione dell’ottava Ragunanza di poesia, narrativa e pittura

Torna finalmente in presenza la cerimonia di premiazione dell’ottava Ragunanza di poesia, narrativa e pittura ideata e promossa dall’associazione Le Ragunanze con i patrocini morali del Consiglio Regionale del Lazio, Roma Capitale XII Municipio, Ambasciata di Svezia a Roma, Accademia Nazionale D’Arte Drammatica “Silvio D’Amico”, Golem Informazione, Associazione culturale Euterpe, Leggere Tutti, WikiPoesia.

I vincitori saranno premiati domenica 2 ottobre dalle ore 10 nell’Antica Vaccheria di via Vitellia 102, a Villa Pamphilj, Roma.

La Giuria presieduta da Roberto Ormanni (Direttore di Golem Informazione, scrittore), Michela Zanarella (Presidente del Premio, giornalista, scrittrice), Giuseppe Lorin (attore, scrittore, Vice Presidente Le Ragunanze), Elisabetta Bagli (scrittrice, Presidente di Latium), Fiorella Cappelli (giornalista, scrittrice, responsabile della promozione della rivista Leggere Tutti), Lorenzo Spurio (scrittore, critico letterario, Presidente di Euterpe) e Serena Maffia (scrittrice, giornalista, Centro Poesia Roma) ha lavorato con impegno nella valutazione delle opere ritenendo meritevoli per la sezione poesia a tema natura al primo posto  “I fiori delle dune” di Alessandro Izzi (Gaeta, Latina), secondo posto “Pura crisalide” di Manuela Magi (Tolentino, Macerata), terzo posto “Nobiltà calpestata” di Rossana Bonadonna (Roma). Menzioni d’onore per “Dall’Argentino al Dolcedorme” di Mario De Rosa (Castrovillari, Cosenza), “Il pettirosso e la speranza” di Giovanni Battista Quinto (Pisticci, Matera), “Mediterraneo” di Giulia Maria Sidoti (Barcellona P.G., Messina), “Nello specchio dei desideri” di Lucia Izzo (Roma), “Lungo il confine” di Laura Tommarello (Roma). Per la sezione libro edito poesia primo posto “Del nostro stare al mondo” di Laura Pezzola (Roma), secondo posto “Genesi della memoria” di Raed Anis Al-Jishi (Arabia Saudita); le traduzioni in italiano delle poesie sono a cura di Claudia Piccinno, terzo posto parimerito: “Controfobie” di Antonio Corona (Torino) e “Da quassù (La terra è bellissima)” di Rita Stanzione (Roccapiemonte, Salerno). Menzioni d’onore per “La geometria dei girasoli” di Pietro Catalano (Roma), “Borghes (Voci)” di Stefano Baldinu (Bologna), “Epimeleia” di Guido Tracanna (Roma), “Clic” di Johanna Finocchiaro (Torino), “Dove i clown sono tristi” di Sara Comuzzo (Udine), “Canto del vuoto cavo” di Francesca Innocenzi (Cingoli, Macerata), “Preghiera in gennaio” di Rosaria Di Donato (Roma). Per la sezione libro edito narrativa primo posto “La donna del pittore” di Anna Hurkmans (Roma), secondo posto “Anima, sii come la montagna” di Paolo Borsoni (Ancona), terzo posto “Per le vie di Monteverde” di Giada Carboni (Roma). Menzioni d’onore per “Amori complicati” di Paride De Paola (Pozzilli, Isernia), “Maracaibo” di Flavio Dall’Amico (Marano Vicentino, Vicenza), “Fiore d’ombra” di Hilde Nobile (Roma), “Dove dormono le fate” di Cristina Biolcati (Ponte San Nicolò, Padova), “Il tuo libro filosofico” di Carmen Trigiante (Valenzano, Bari), “Human 1-2” di Alberto Umbrella (Roma). Per la sezione pittura primo posto “Enigma foresta” di Alex Barbanti (Modena), secondo posto “Scegli adesso” di Angelo Franco (Torino), terzo posto “Polvere di stelle” di Bruna Milani (Roma). Menzioni d’onore “Gea” di Barbara Bartolomei (Firenze) e “Guardami” di Iolanda Morante (Avellino). Targa Euterpe dell’omonima associazione per “Arabeschi di luce” di Maria Morganti Privitera (Barcellona P.G, Messina), Targa Presidente del Premio per “La luna sulle case popolari” di Gabriele Galloni (Roma), Targa Anastasia Sciuto 2022 a Valeria Almerighi, diplomata all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico”.

Tra gli ospiti l’attrice Athina Cenci, madrina dell’evento, l’attrice Chiara Pavoni, l’attore Corrado Solari, il cantautore Alessandro Salvioli e il pianista Andrea Sartini.

“Sincronia tra cuore e mente” del palermitano Antonino Causi. Recensione di Gabriella Maggio

Recensione di GABRIELLA MAGGIO

La poesia è ancora oggi interprete necessaria della vita e dell’attualità perché stimola le coscienze. È come una riparazione, una lotta contro l’evanescenza del tempo, lo sfiatamento della giornata, come dice il poeta Franco Arminio. È il tentativo di cogliere il senso delle cose e delle vicende con parole ritenute giuste e precise per evitare la perdita d’identità. Oggi nel regno del prosaico, nel senso proprio che rimanda al carattere della prosa, la poesia per fortuna è ancora possibile, fa da argine al profluvio di parole che dilaga intorno a noi e ci chiede una concentrazione ed uno sforzo che ci riporti a noi stessi, come dimostra Antonino Causi con la pubblicazione delle poesie Sincronia tra cuore e mente (Il Convivio Editore).

Quaranta poesie equamente distribuite tra le sezioni Cuore e Mente, distinzione che, come dice Lorenzo Spurio nella brillante prefazione “non nasce da una reale idea di cesura, da una volontà di istituire due zone apparentemente distanti e slegate perché è evidente quanto la componente razionale-intellettiva e quella pulsionale-emotiva vengano a unirsi determinando quel climax di sensazioni e di pienezza emotiva…spesso difficile da verbalizzare”.

L’Io lirico di Antonino Causi non si risolve in immagini, ma si dà in frammenti, in frantumi di un intero a cui il poeta, figlio del nostro tempo parcellizzato, anela, sensibile all’amore, al male di vivere, alla violenza.

Ricordi, assenze, attese, ricerca di un’armonia in sé e nel mondo connotano i testi poetici: “Aspetto un giorno / che novella letizia / possa sciogliere questo doloroso / nodo dell’anima (in “Assenza”); “E il mio infinito / sarà una nuova alba / che aspetta ancora / la sua ritrovata melodia (in “Carillon”). Eppure non manca la speranza di una vita più piena: “Gusteremo i nostri giorni / e canteremo inni alla vita / quando le albe e i tramonti / stringeranno nostri cuori (in “Tornerà l’estate”).

Risentita è sempre l’attenzione del poeta a quanto oggi accade nella società, alla violenza come leggiamo in “Verità per Giulio Regeni” e in “A Patrick Zaki, prigioniero di coscienza”, alle tematiche ecologiche in “La montagna deturpata” e in “Se questo è vivere” e alla crisi dei valori nel ricordo di Attilio Manca e Domenico Asaro.

Come Antonino Causi dice nel secondo esergo del volume: “Il poeta è l’artigiano della parola, / costruisce emozioni e sentimenti / da donare agli altri”, la poesia è certamente un dono, ma soprattutto è un fatto sociale, che ha bisogno di lettori e li avvicina fra loro.

GABRIELLA MAGGIO

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A Brindisi un incontro tutto dedicato alla poetessa e performer Nadia Cavalera

Mercoledì 14 Settembre alle ore 18:30 presso la Sala del Capitello di Palazzo Granafei Nervegna a Brindisi si terrà un evento organizzato dal Lions Club di Brindisi, in collaborazione con Leo Club Virgilio Brindisi e la Casa Editrice Milella di Lecce, con il Patrocinio Morale dell’Amministrazione Comunale di Brindisi nel corso del quale si ripercorreranno i tratti essenziali della storia di una tra i massimi letterati dello scenario culturale italiano e internazionale: Nadia Cavalera.

La prof.ssa Carmen De Stasio (docente e critico d’arte) e il prof. Carlo Alberto Augieri (già Docente di Critica letteraria ed Ermeneutica del testo all’UniSalento, poeta e saggista) dialogheremo con la letterata.

Nadia Cavalera (Galatone, LE, 1950) torna a Brindisi, dove ha vissuto per un decennio fino al 1988 e dove ha svolto attività di docenza e giornalismo, rendendosi protagonista della Fondazione di Gheminga, la prima rivista esclusivamente letteraria realizzata a Brindisi. Accreditata tra le massime personalità della letteratura e della sperimentazione letteraria contemporanea, si è laureata in filosofia, si è dedicata all’insegnamento e non solo: poeta, saggista, scrittrice, traduttrice e performer, ha realizza opere verbo-visive e cataloghi dedicati al Superrrealismo, allegorica definizione della sua personale speculazione poetica. Dal 1988 vive a Modena. Nel 1990, con il poeta Edoardo Sanguineti dà vita a «Bollettario», quadrimestrale di scrittura e critica (organo dell’associazione culturale Le avanguardie di cui è Presidente), che propugna il concetto di avanguardia permanente e in un continuo progress performativo. In collaborazione con Comune e Provincia di Modena e con Biblioteca Estense Universitaria, nel 2005 istituisce il Premio “Alessandro Tassoni” che, in onore al grande poeta e scrittore, mira ad individuare testi di ricerca e sperimentali. Tra i suoi lavori: I Palazzi di Brindisi (Schena, Fasano, 1986); Amsirutuf: enimma (Tam Tam, S. Ilario d’Enza, 1988), Vita novissima (Bollettario, Modena, 1992); Ecce femina (Altri Termini, Napoli, 1994), Americanata (Bollettario, 1994); Brogliasso (Gheminga, Modena, 1996), Salentudine (Marsilio, Venezia, 2004), Superrealisticallegoricamente (Fermenti, Roma, 2005), Spoesie (Fermenti, 2010), L’astutica ergocratica (Joker, Novi Ligure, AL, 2010), Corso Canalchiaro 26 – Interviste, saggi, interventi negli anni di «Bollettario» (Marsilio, 2010), Umafeminità – Cento poet* per un’innovazione linguistico-etica (Joker, 2014),  Casuals – Spoesie 2010 – 2015 (ABEditore, Milano, 2016), cura e traduce dal latino “Eremita. Dialogo” di Antonio Galateo (Fermenti, 2020), Lessico e cibo famigliari (Grifo, Lecce, 2022), Liber ex libris – Endecaversi (Milella, Lecce, 2022).

Hanno scritto di lei, tra gli altri, Giorgio Bàrberi Squarotti, Marcello Carlino, Giorgio Celli, Antonino Contiliano, Franco Ferrarotti, il Cardinale Fernando Filoni, Francesco Muzzioli, Giuseppe Panella, Daniele Maria Pegorari, Mirella Serri e Adriano Spatola.

Nel 2011 ha partecipato all’antologia Via Maestra (Hobos, Brindisi) con Via Montebello 20 e la nascita di Gheminga – testo che riassume con evidente affetto il suo attivismo culturale nel periodo brindisino. Qualche anno dopo è stata protagonista della presentazione di Umafeminità – Cento poet* per un’innovazione linguistico-etica presso l’I.I.S.S. “E. Majorana” di Brindisi.

Pubblicato il verbale della ottava edizione della “Ragunanza di poesia, narrativa e pittura”

L’ A.P. S. Le Ragunanze con i patrocini morali del Consiglio Regionale del Lazio, Roma Capitale XII Municipio, Ambasciata di Svezia a Roma, Accademia Nazionale D’Arte Drammatica “Silvio D’Amico”, Golem Informazione, Associazione culturale Euterpe, Leggere Tutti, WikiPoesia, comunica i nominativi di tutti gli autori e artisti premiati ai quali vanno i complimenti della Giuria composta da: Roberto Ormanni (Presidente di Giuria), Michela Zanarella (Presidente del Premio), Giuseppe Lorin, Elisabetta Bagli, Fiorella Cappelli, Lorenzo Spurio, Serena Maffia.

Sezione poesia a tema natura:

1° classificato: “I fiori delle dune” di Alessandro Izzi (Gaeta, Latina)

2° classificato: “Pura crisalide” di Manuela Magi (Tolentino, Macerata)

3° classificato: “Nobiltà calpestata” di Rossana Bonadonna (Roma)

Menzione d’onore:

“Dall’Argentino al Dolcedorme” di Mario De Rosa (Castrovillari, Cosenza)

“Il pettirosso e la speranza” di Giovanni Battista Quinto (Pisticci, Matera)

“Mediterraneo” di Giulia Maria Sidoti (Barcellona P.G., Messina)

“Nello specchio dei desideri” di Lucia Izzo (Roma)

“Lungo il confine” di Laura Tommarello (Roma)

Sezione libro edito poesia

1° classificato: “Del nostro stare al mondo” di Laura Pezzola (Roma)

2°classificato: “Genesi della memoria” di Raed Anis Al-Jishi (Arabia Saudita) – Traduzione in italiano di Claudia Piccinno

3° classificato parimerito: “Controfobie” di Antonio Corona (Torino)

3° classificato parimerito: “Da quassù (La terra è bellissima)” di Rita Stanzione (Roccapiemonte, Salerno)

Menzione d’onore:

“La geometria dei girasoli” di Pietro Catalano (Roma)

“Borghes (Voci)” di Stefano Baldinu (Bologna)

“Epimeleia” di Guido Tracanna (Roma)

“Clic” di Johanna Finocchiaro (Torino)

“Dove i clown sono tristi” di Sara Comuzzo (Udine)

“Canto del vuoto cavo” di Francesca Innocenzi (Cingoli, Macerata)

“Preghiera in gennaio” di Rosaria Di Donato (Roma)

Sezione libro edito narrativa

1° classificato: “La donna del pittore” di Anna Hurkmans (Roma)

2° classificato: “Anima, sii come la montagna” di Paolo Borsoni (Ancona)

3° classificato: “Per le vie di Monteverde” di Giada Carboni (Roma)

Menzione d’onore:

“Amori complicati” di Paride De Paola (Pozzilli, Isernia)

“Maracaibo” di Flavio Dall’Amico (Marano Vicentino, Vicenza)

“Fiore d’ombra” di Hilde Nobile (Roma)

“Dove dormono le fate” di Cristina Biolcati (Ponte San Nicolò, Padova)

“Il tuo libro filosofico” di Carmen Trigiante (Valenzano, Bari)

“Human 1-2” di Alberto Umbrella (Roma)

Sezione pittura:

1° classificato: “Enigma foresta” di Alex Barbanti (Modena)

2° classificato: “Scegli adesso” di Angelo Franco (Torino)

3° classificato: “Polvere di stelle” di Bruna Milani (Roma)

Menzione d’onore:

“Gea” di Barbara Bartolomei (Firenze)

“Guardami” di Iolanda Morante (Avellino)

Targa Euterpe:

“Arabeschi di luce” di Maria Morganti Privitera (Barcellona P.G, Messina)

Targa Presidente del Premio:

“La luna sulle case popolari” di Gabriele Galloni (Roma)

Targa Anastasia Sciuto 2022:

Valeria Almerighi, diplomata all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico”

La premiazione si terrà domenica 2 ottobre 2022 dalle ore 10.00 a Villa Pamphilj presso l’Antica Vaccheria di via Vitellia, 102, Roma. Ringraziamo tutti gli autori e artisti che hanno partecipato con le loro opere alla 8^ Ragunanza di Poesia, narrativa e pittura. A tutti coloro che hanno partecipato al concorso e che saranno presenti alla cerimonia di premiazione sarà consegnato attestato di partecipazione.

Stile Euterpe volume 6 dedicato alla poetessa lombarda Antonia Pozzi. Come partecipare alla selezione di testi

Stile Euterpe – Antologia tematica per una nuova cultura è il progetto di Euterpe APS di Jesi (AN), su ideazione dello scrittore calabrese Martino Ciano (con successive modifiche e integrazioni), volto a rileggere, riscoprire e approfondire, mediante opere di produzione propria (racconti, poesie, haiku, articoli, saggi e critiche letterarie), un intellettuale ritenuto di prim’ordine del panorama culturale italiano.

I precedenti volumi sono stati dedicati rispettivamente a:

Leonardo Sciascia (Leonardo Sciascia, cronista di scomode realtà, a cura di Martino Ciano, PoetiKanten Edizioni, Sesto Fiorentino, 2015);

Aldo Palazzeschi (Aldo Palazzeschi, il crepuscolare, l’avanguardista, l’ironico, a cura di Martino Ciano, Lorenzo Spurio, Luigi Pio Carmina, PoetiKanten Edizioni, Sesto Fiorentino, 2016);

Elsa Morante (Elsa Morante, rivoluzionaria narratrice del non tempo, a cura di Valentina Meloni, pubblicato online sul n°22 della rivista «Euterpe» nel febbraio 2017);

Gianni Rodari (Il “libbro” di Gianni Rodari, a cura di Francesco Martillotto, Ass. Euterpe, Jesi, 2019);

Oriana Fallaci (Oriana Fallaci, la donna, a cura di Lucia Bonanni, Ass. Euterpe, Jesi, 2021).

Il progetto

Il nuovo volume monografico sarà interamente dedicato alla poetessa lombarda Antonia Pozzi (1912-1938). Sarà possibile partecipare con testi inediti appartenenti a tutti i generi (poesia, haiku, racconto breve, prosa, saggio letterario, articolo, recensione, saggio, etc.) che abbiano attinenza (siano dedicati o ispirati) alla figura di Antonia Pozzi, sia come donna, che come poetessa, che come intellettuale.

In particolare si apprezzeranno tutte quelle opere che risultino rilevanti e significative in merito alla studio e approfondimento attorno agli aspetti importanti della vita (il legame con Pasturo, la Grigna e la Valsassina, gli interessi extra-letterari quali la fotografia, l’alpinismo e gli altri sport praticati etc.) e dell’opera della Pozzi (la sua opera poetica, l’epistolario, le influenze e le frequentazioni letterarie, i contatti con intellettuali, la poetica pozziana, il contesto storico-sociale del periodo, etc.).

Saranno escluse opere che presentino riferimenti, analisi e considerazioni, nonché producano come dissertazione elementi che possano configurarsi come estremistici in qualsiasi sfera e di possibile incitamento all’odio, di qualsiasi tipo e lesivi, pertanto, del pacifico senso di comunità.

Per OPERA INEDITA si intende non pubblicata, in precedenza, su un supporto cartaceo (libro o rivista) dotata di codice identificativo (rispettivamente ISBN e ISSN) in un’opera propria o di terzi, antologia o collettanea. Opere pubblicate su riviste esclusivamente digitali dotate di codice identificativo ISSN sono ugualmente da intendersi edite. Per tutti gli altri casi (blog, siti personali, fanzine, Social, etc.) l’opera si intende inedita.

L’obiettivo di questo progetto non è quello di plagiare o scovare la nuova Antonia Pozzi – proposito eventualmente impossibile e utopico – o di darne una lettura onnicomprensiva della sua complessa figura, bensì di rileggere i contenuti biografici e letterari che hanno contraddistinto il breve percorso umano della poetessa lombarda.

Antonia Pozzi

Selezione del materiale e composizione dell’antologia

Ciascun partecipante potrà inviare:

– un massimo di nr. 3 (TRE) poesie, ciascuna delle quali non dovrà superare i nr. 30 (TRENTA) versi senza conteggiare eventuali sottotitoli, dediche, note a piè di pagine né gli spazi bianchi;

– un massimo di nr. 3 (TRE) haiku con canonica struttura 5-7-5;

– un massimo di nr. 3 (TRE) aforismi, ciascuno di lunghezza non superiore alle 7 (SETTE) righe Times New Roman corpo 12;

– un massimo di nr. 2 (DUE) racconti o prose brevi, ciascuno dei quali non dovrà superare i nr. 5.000 (CINQUEMILA) caratteri spazi esclusi (con un margine di sforatura e accettazione del 15%);

– un massimo di nr. 2 (DUE) saggi brevi o articoli, ciascuno dei quali non dovrà superare i nr. 5.000 (CINQUEMILA) caratteri spazi esclusi (con un margine di sforatura e accettazione del 15%), senza conteggiare le note a piè di pagina e la bibliografia;

– un massimo di nr. 2 (DUE) recensioni sulle sue opere (comprese riedizioni, edizioni commentate, epistolari, biografie, altre opere dedicate alla sua vita e scrittura), ciascuna dei quali non dovrà superare i nr. 4.000 (QUATTROMILA) caratteri spazi esclusi;

Si ricorda che i lavori, all’atto dell’invio della propria partecipazione, dovranno essere rigorosamente inediti, secondo le indicazioni in precedenza espressamente indicate.

I materiali, rigorosamente in formato Word, dovranno essere corredati di un ulteriore file contenente la propria biografia letteraria scritta in terza persona di massimo 20 (VENTI) righe.

La mail dovrà contenere anche i dati personali dell’autore (nome, cognome, indirizzo fisico, indirizzo mail, data e luogo di nascita, numero di telefono) e il tutto dovrà pervenire entro il 30/03/2023 alla mail rivistaeuterpe@gmail.com indicando nell’oggetto “Stile Euterpe 6 – Antonia Pozzi”.

Il volume sarà organizzato e curato da Euterpe APS di Jesi. La curatela sarà a cura della poetessa e saggista Filomena Gagliardi.

Entreranno a far parte dell’antologia un congruo numero di testi poetici, narrativi e saggistici nonché recensioni, articoli e critiche letterarie alle sue opere opportunamente selezionate da un Comitato di lettura interno di Euterpe APS in sinergia con la curatrice Filomena Gagliardi.

La pubblicazione dell’antologia avverrà a tiratura limitata in un numero di copie pari a quelle richieste dagli autori, aumentate di quelle riservate alle donazioni a biblioteche civiche e universitarie, centri culturali e altro dove l’opera entrerà nei relativi circuiti OPAC e potrà essere presa in prestito e consultata, in vari luoghi del territorio nazionale.

La partecipazione alla selezione dei materiali è gratuita.

Tutte le opere selezionate – di cui Euterpe APS darà conto mediante un verbale di selezione che sarà diffuso sul sito ufficiale (www.associazioneeuterpe.com), pubblicato su Facebook e inoltrato in privato per mail a tutti i partecipanti – verranno pubblicati in antologia secondo i criteri sopra esposti.

L’autore selezionato per la pubblicazione s’impegnerà ad acquistare nr. 2 (DUE) copie dell’antologia al prezzo totale di 20,00€ (VENTI//EURO) comprensivo di spese di spedizione con piego di libri ordinario, dietro sottoscrizione di un modulo di liberatoria rilasciato a Euterpe APS e versamento della cifra a copertura delle spese di stampa e spedizione del volume.

Essendo il progetto volto alla costruzione di un’opera antologica monografica non vi sarà nessuna premiazione, ma si potranno organizzare – anche grazie all’aiuto, alla disponibilità e alla collaborazione degli autori inseriti – presentazioni dell’opera in contesti opportuni che possano ben accogliere il progetto.

INFO:

rivistaeuterpe@gmail.com

http://www.associazioneeuterpe.com

“Saggi scelti. Vol. 1” di Lucia Bonanni. Recensione di Cinzia Baldazzi

Recensione di CINZIA BALDAZZI

Nell’impresa che abbiamo del vivere, molte volte mi sono chiesta il perché qualcuno decida di scrivere. Di fatto il quesito investe per lo più poeti e autori di prosa ma non solo, in quanto la comunicazione scritta, in specie nella nostra epoca telematica, investe ogni campo compreso quello di natura critica da me esercitato e del quale questo libro Saggi Scelti – Volume 1 [I Classici – CTL Editore Livorno, 2021] di Lucia Bonanni rappresenta un ottimo modello.

Durante la prima metà del secolo scorso, in uno studio dedicato a “Che cos’è la letteratura?”, Jean-Paul Sartre dichiarava: «Ognuno ha i suoi motivi: per qualcuno l’arte è la fuga: per qualcuno altro un mezzo di conquista. Ma si può fuggire in un eremo, nella pazzia, nella morte; si può conquistare con le armi. Perché proprio scrivere, effettuare per scritto le proprie evasioni e le proprie conquiste?». Difficile formulare una risposta autobiografica ma per quanto riguarda le opere preferite, in genere riesco a formulare ipotesi attendibili fondate sulla convinzione che la struttura letteraria prescelta, nel volume considerato “esegetica”, pur non potendo e non volendo essere una sorta di  specchio delle realtà espresse o di un relativo punto di vista, ne sia in tutte le sfumature una sua valida e calcolata alternativa in cui ognuno può custodire e alimentare ciò che vuole e crede sia opportuno proporre: in primis, è ovvio come autore-autrice, in secondo luogo nel ruolo di colui o colei che ne rappresenta il destinatario prescelto o casuale.

Dunque per quale fortunata circostanza Lucia Bonanni in una vita densa di esperienze ha, come si diceva un a volta, preso “la penna in mano” per condividere il personale concetto del mondo, dell’arte in generale? Forse le è accaduto qualcosa di simile alle tanto amate Laren Simonutti e Anne Sexton delle quali spiega: “Le opere di entrambe sono autobiografiche sempre permeate da senso della realtà, dal comportamento e dalla conoscenza del dolore e talvolta anche della gioia come pure della spiritualità che fa risaltare le loro opere e le identifica a sublimare con una “supreme fiction” che riesce a sublimare e dare stabilità agli elementi negativi che assillano la loro vita interiore e sanno appagare la loro innata creatività”. In effetti la nostra scrittrice nelle vesti di poetessa o di critica suggerisce stati d’animo o situazioni emotive   ricche di una spiritualità non comune all’altezza di intrattenere rapporti strettissimi con il microcosmo circostante di Federico G. Lorca: «Descrive la musica della chitarra come un pianto malinconico, sentito all’alba, assimilando lo strumento musicale con il movimento de elementi naturali quali l’acqua e il vento».

D’altro canto appare perfettamente in grado di trascinare con i suoi enunciati parole oltre l’immediato conducendo in un campo semantico sottointeso e non esplicito o scontato come quando analizzando “La favola del figlio cambiato” di Luigi Pirandello, chiarisce: «Nell’azione delle Fatae, altro nome latino delle Parche, esseri magici e spiriti della natura che presiedono il Fato, nel sostituire i bambini, si scorge il senso della vita concepita e attesa al pari di una disgrazia, una malattia, un sortilegio, una sventura. Similmente i neonati sembrano deformi, raccapriccianti quanto i segni della non accettazione e della non significanza di un sentimento vitale».

Certo una tale ossatura logico-intuitiva di messaggio è anche favorita dall’immensità del campo di pertinenza interessato, in quanto è nel giusto Lorenzo Spurio nell’affermare: «Impossibile da elencare qui i numerosi riferimenti e collegamenti che la Bonanni produce a coprire ogni branca del sapere: le Sacre Scritture, la mitologia classica e norrena, la musica classica, il modo folkloristico spagnolo (…)». Al di sopra dell’intero repertorio avanza un intento esegetico letterario, e non solo, adeguato a schivare preclusioni scettiche e pregiudiziali fuorvianti impegnato com’è a costruire conoscenza  e comprensione adeguate ad un giudizio critico comunque distaccato e non compromesso con le tematiche culturali affrontate risultando di loro sempre protagonisti,  e mai  fatalmente condizionato.

Tra le righe di questi saggi riemergono emozionanti e rassicuranti le parole che Walter Binni dedicava negli anni Settanta agli autori in generale elogiandone «Lo sfondo culturale animato dalle preferenze personali (…) quella certa maniera storicizzabile e suscettibile di formare scuola (…) è un gusto che ha radice in una ispirazione naturale che si complica su se stesso».

Quale messaggio principale, in sintesi, si percepisce leggendo quest’opera di Lucia Bonanni? Direi che possa intravedersi- sfumata per un’ineluttabile tensione interiore alla riservatezza, ma in realtà rilevante e perspicace – una coinvolgente icona della condizione della cultura contemporanea la quale matura consciamente grande consapevolezza del passato e del presente insieme alle dolorose fratture (anche recentissime) sempre lì a spingere per l’abbandono, per la resa, ma che noi, ascoltando il consiglio della Bonanni, rifiuteremo: «Così la strada, l’attesa, la solitudine, il silenzio, la stasi del tempo, l’incomunicabilità e l’ignoto sono soglie di verità e apparenza nella continua ricerca di una nozione del mondo, luogo del vivere che possa ridare identità a se stessi per costruire una semantica di relazioni profonde all’intero di quella commedia umana costruita di dimensioni di gestualità e scambi profondi».

CINZIA BALDAZZI


L’Autrice della presente recensione ha autorizzato alla pubblicazione su questo spazio senza nulla avere a pretendere all’atto della pubblicazione né in seguito. La riproduzione del presente testo, in forma integrale o di stralci e su qualsiasi tipo di supporto, non è consentito senza l’autorizzazione da parte dell’Autrice.

“Acqua” di Pietro Manzella. Recensione di Gabriella Maggio

Recensione di Gabriella Maggio

Dopo avere trattato del fuoco, della terra e dell’aria (le tre sezioni della raccolta Semi. G. Laterza, 2015), Pietro Manzella rivolge la sua attenzione all’acqua, simbolo di vita e di rinnovamento, nella raccolta Acqua, pubblicata nel 2020 da Spazio Cultura edizioni. Con Acqua Manzella compie la sua riflessione sui quattro elementi primordiali e affina la consapevolezza di ciò che è essenziale e nobile nella vita. Riunendo le poesie scritte dagli esordi nel 1964 al 2019 il poeta mette in risalto il valore del suo orizzonte emozionale ed espressivo che si svela sull’asse del tempo, come nota Nicola Romano nella quarta di copertina: “E, come a voler ripercorrere una personale storia emozionale, Pietro Manzella sembra qui creare un’occasione di ulteriore confronto con un arco temporale pieno di alterne vicende che, come acqua, sono ormai fluite via”.  L’epigrafe eraclitea “nulla perdura se non il mutamento”, rimanda alla vita, all’esperienza del suo mutare, al mescolarsi degli opposti, valori e non valori individuati nelle poesie, che esprimono il senso più proprio del pensiero del filosofo di Efeso e che Manzella vuol fare suo.

La sua poesia si assume il compito di “svegliare gli uomini”, invitandoli a cogliere il senso profondo delle cose. Risalta chiaro il suo paradigma di valori. Il mutamento continuo e disordinato che il poeta avverte intorno a sé potrebbe trovare un argine soltanto nell’amore nelle sue varie forme, se diventasse forza trainante della vita: “Perché tutte le Nazioni / non distribuiscono / canne da pesca/ ai loro uomini/ anziché fucili?”. Soltanto la capacità di provare emozioni e  sentimenti  può salvare  l’uomo, dissetarne l’arsura  di valori e di senso  e nel contesto  l’acqua appare elemento salvifico: “campi di girasoli / inondati/ da grandine di polvere… / si dissolveranno in rivoli risorti / tornati a scorrere / limpidi e gioiosi (Acqua)”. Su questo tema di fondo si costruisce la trama della raccolta fatta di risentita coscienza, ferma volontà d’indagine e di denuncia, ricerca di Dio. L’ispirazione viene al poeta sempre dalla quotidianità rappresentata nei suoi frammenti, che si rivelano correlativi oggettivi, nodi d’emozioni. Leggendo le poesie di Acqua si percepisce il riflesso di un’attenzione fervida alla realtà, mediata dallo specchio del linguaggio. L’ispirazione di Pietro Manzella non ha nulla del “coup de foudre” e la sua originalità  sta nella convinzione che la dignità della poesia consiste  nell’essere in rapporto diretto con la vita.  Referenziale, coerente alla quotidianità è la lingua poetica di Pietro Manzella che non cede all’invenzione linguistica o alla trovata rara, ma resta ancorata alla lingua di tutti e alla diretta comprensibilità. Manzella è tra i poeti contemporanei uno dei pochi che riesce nei suoi versi a esprimere qualche barlume di felicità: “gioire di tanta bellezza / insieme a colei / da cui tutto nasce (Bellezza)”; “Apro le palpebre / e vedo / il tuo rossetto / sorridente / e mi avvio al mondo (Acqua)”; “Ho percepito / l’ebbrezza / della tua mano / che carezzava la mia (Soffioni)”.

Acqua, dedicata alla nipote Elisa, è una ideale prosecuzione di Semi, immediatamente precedente, dedicata ai figli, Laura e Giuseppe. In Acqua quei “semi per la rinascita della vita” della poesia conclusiva, sbocciano per la nipote, per il suo sorriso gioioso che sazia diserenità, mentre comincia a gustare la vita e i suoi sapori per mezzo dei frutti della terra che lui, il nonno poeta religiosamente coltiva.

La dialettica intima dei temi affrontati, personali, sociali, religiosi costituisce una mappa tematica su cui sono segnate tre direzioni fondamentali: io lirico, società /natura, donna /musa. Su queste si esercita l’umana richiesta di senso di Pietro Manzella e si manifesta la sua originalità, la sua cifra stilistica. I versi liberi misurati sulla ripetizione di sintagmi e la comparazione col “come” s’accordano con l’emozione del poeta e si fondono in un ritmo armonioso e in un timbro pacato.

GABRIELLA MAGGIO


L’Autrice del testo ha autorizzato, senza nulla avere a pretendere all’atto della pubblicazione né in futuro, alla pubblicazione su questo spazio. E’ severamente vietato pubblicare il presente testo in forma integrale o di stralci su qualsiasi tipo di supporto senza l’autorizzazione da parte dell’Autrice.

Esce la prima traduzione italiana della poetessa “fueguina” Anahí Lazzaroni e in Argentina la sua opera omnia

Dopo mesi di lavoro è uscita l’opera antologica della poetessa argentina Anahí Lazzaroni (1957-2019) definita dalla stampa di quel paese come “la precursora dell’estremo sud Argentino”. L’opera, pubblicata con la casa editrice Editorial Cultural Tierra de Fuego, porta il titolo evocativo “La palabra nieve es una buena contraseña (1988-2017)” che potremmo liberamente tradurre in italiano come “La parola neve è una buona credenziale” o “La parola neve è una password efficace”. Grazie al meticoloso lavoro di Florencia Lobo, Responsabile della Editorial Cultural Tierra de Fuego e alla collaborazione e all’apporto della sorella della poetessa, Alicia Lazzaroni, finalmente è possibile sfogliare in un tomo unico l’intera produzione poetica della poetessa Anahí Lazzaroni morta qualche anno fa a Ushuaia, capitale della Provincia di Terra del Fuoco, Antartide e Isole dell’Atlantico del Sud, all’estrema propaggine del continente americano.

Quasi parallelamente all’uscita complessiva del percorso letterario della Lazzaroni è appena uscita nel nostro Paese la prima versione in volume in lingua italiana di una porzione dell’opera della Lazzaroni. Il poeta e critico letterario Lorenzo Spurio, infatti, ha lavorato nell’ultimo anno all’opera di traduzione di una selezionata parte della sua produzione ovvero alle sillogi “El viento sopla” del 2011 e “Alguien lo dijo” del 2017, ovvero le due opere più recenti della poetessa fueguina (della Terra del Fuego). L’opera, dal titolo “Il vento soffia / Qualcuno lo disse è uscita per i tipi di Bertoni Editore di Corciano (PG), con l’autorizzazione della sorella Alicia e del Patrocinio morale della Tierra del Fuego, Antártida y Islas del Atlántico Sur.

Il ricco articolo-recensione di Pablo Nardi sull’opera omnia della Lazzaroni pubblicato lo scorso 9 giugno sulla testata «Infobae» ci parla con grande perizia della poetica dell’apprezzata poetessa di Ushuaia, la città dalla pioggia continua come era solita ricordare la stessa autrice, ma anche della neve osservata al di là della finestra, come richiama il titolo stesso del volume. La Ushuaia narrata dalla Lazzaroni era quella di allora, di una città per lo più tranquilla e assopita, silenziosa nel suo manto di bianco, ancora non divenuta oggetto di un turismo massivo e rumoroso degli occidentali del Vecchio Continente per conoscere “la fine del mondo”. Affascinata dal grande romanzo contemporaneo dei geni indiscutibili della narrativa tra cui i russi Tolstoj, Destovieskij e Gogol, la Lazzaroni era una grandissima lettrice e amante della letteratura di varie culture: quella italiana di Calvino, grande sperimentatore e narratore spesso vicino all’onirico e dell’esistenzialismo doloroso di Eugenio Montale, ma anche la tradizione orientale della cultura giapponese che la portò a cimentarsi anche con la forma dell’haiku. Alla sua morte, avvenuta nel 2019 all’età di sessantadue anni, sua sorella ha deciso di donare l’ingente patrimonio librario della poetessa alla locale biblioteca che è stata a lei dedicata.

La poesia di Anahí è fatta di silenzi e approfondimenti interiori, piccole passeggiate e scatti fotografici, riflessioni sulla vita e sull’uomo in generale, permeata di spazi e cesure, momenti di stasi, rallentamenti. L’andatura è dettata spesso dai sommovimenti metereologici: raffiche di vento, pioggia che non annuncia a diminuire e che spaventa, neve che s’adagia lieve e che trasforma il paesaggio a lei circostante. Sono gli elementi naturali i veri abitatori degli spazi, i protagonisti fondamentali del suo pacato interloquire, le presenze immancabili e caratterizzanti le sue giornate. Poesia dell’isolamento e della distanza, ma anche del limite e del confronto, poesia degli spazi e degli elementi naturali è quella della Lazzaroni nella quale non mancano slanci ironici, elementi di denuncia, piccoli sfoghi dettati dalla malattia e dalla stanchezza.

Il volume antologico si apre con un prologo scritto dalla sorella Alicia e da uno studio preliminare a firma di Luciana Mellado che già in precedenza si era occupata in termini critici della poetessa di Ushuaia. Città nella quale Anahí – nella cui ascendenza c’era sangue italiano, come pure il cognome evidenzia – visse instancabilmente dal 1966 e nella quale fu attiva in campo culturale ed editoriale ottenendo consensi e riscontri dall’ambiente degli scrittori patagonici al punto tale che, secondo le parole di Roberto Santana, “fondò la poesia moderna fueguina”. Anahí Lazzaroni rappresentò senza dubbio alcuno – assieme ai poeti Julio José Leite (1957-2019) e Niní Bernardello (1940-202), che purtroppo se ne sono anch’essi andati recentemente – una delle maggiori voci poetiche non solo della Terra del Fuoco e della Patagonia ma dell’Argentina contemporanea, ragione che ha motivato l’interesse di interpretazione e traduzione anche in contesti geografici – come il nostro – a lei distanti.

La poetessa argentina Anahi Lazzaroni

Nel corso della sua vita pubblicò otto libri di poesia: “Viernes de acrílico” (1977), “Liberen la libélula” (1980), “Dibujos” (1988), “El poema se va sin saludarnos” (1994), “Bonus Track” (1999), “A la luz del desierto” (2004), “El viento sopla” (2011) e “Alguien lo dijo” (2017) e il romanzo “En esta ciudad se escribirá una novela” (1989). Alcune sue poesie sono state tradotte in francese, inglese, catalano, italiano e coreano su siti e blog di cultura.

La prima edizione in volume della sua opera tradotta in italiano, a cura di Lorenzo Spurio – autore che in precedenza ha tradotto in italiano anche l’ecuadoriana Dina Bellrham – è appena uscita col titolo “Il vento soffia / Qualcuno lo disse” per i tipi di Bertoni Editore di Corciano. Il volume, che contempla le due ultime sillogi poetiche pubblicate dall’autrice, ha ottenuto il Patrocinio Morale della Provincia della Terra del Fuoco, Antartide e isole del sud.