A Madrid la presentazione dei libri di Elisabetta Bagli e Alberto Bonomo

15 gennaio 2014 

Presentazione di “Dietro lo sguardo” di Elisabetta Bagli 

e “L’eremita tra la folla” di Alberto Bonomo 

a italiana_madrid

 

– Il 15 gennaio 2014 a Madrid alle ore 17.00 a “Radio Círculo” intervista in diretta di Marco Ricci agli autori Elisabetta Bagli e Alberto Bonomo. Sarà presente anche l’editore Giovanni Fabiano. “Radio Círculo”, la radio del Círculo de Bellas Artes de Madrid, C/ Alcalá 42

 

– Il 15 gennaio 2014 a Madrid alle ore 21.00 presso “italiana_madrid” Librería-cafetería a Corredera Baja de San Pablo , 10 – tel. 915 23 21 26. 

Durante la serata, l’attrice italiana Marta Guardincerri ci onorerà con la lettura e l’interpretazione delle nostre liriche. http://martaguardincerri.wordpress.com/

Presentazione organizzata da “italiana_madrid”

XXV Concorso Nazionale di Poesia “Città di Porto Recanati” – il bando

Immagine

 CONCORSO INTERNAZIONALE DI POESIA “CITTA’ DI PORTO RECANATI”

XXV EDIZIONE – Anno 2014

In collaborazione con il fondatore Prof. Renato Pigliacampo, “il salotto degli artisti” e con il Patrocinio della Città di Porto Recanati e della Regione Marche

 

Art. 1 – Il Poeta invierà una sola poesia a tema libero.

L’organizzazione tuttavia consiglia di trattare tematiche sulla disabilità, sulla solitudine degli anziani, sui “nuovi poveri”, sugli extracomunitari, sugli eventi climatici ecc., affinché si rifletta sulla condizione esistenziale dell’uomo, ideazione che portò all’istituzione del Premio «Città di Porto Recanati» quasi 30 anni fa.

Comunque sia, il tema vuole essere solo indicativo.

La poesia inviata, che non dovrà superare i 35 versi, potrà anche essere stata edita, ma non vincitrice del primo premio in altri concorsi.

L’originale riporti: Nome e Cognome dell’autore, indirizzo e indicazione della eventuale e-mail e la dichiarazione: «Dichiaro di essere l’autore dell’opera inviata al concorso».

Art. 2 – La Giuria, composta da quattro elementi, sarà resa nota il giorno della premiazione; la medesima stilerà una graduatoria dei tre poeti vincitori dei premi in denaro e dei sette “segnalati dalla Giuria”.

La Giuria, a suo insindacabile giudizio, deciderà di premiare quei poeti che, con l’impegno culturale e la propria testimonianza di vita, hanno contribuito a superare una condizione esistenziale difficile, o rendendola addirittura fonte di ispirazione.

Art. 3 – I Premi in denaro sono:

1° Classificato € 500,00 (cinquecento/00) e Pergamena.

2° Classificato € 300,00 (trecento/00) e Pergamena.

3° Classificato € 200,00 (duecento/00) e Pergamena.

Dal 4° al 10° classificato verrà assegnata la targa “segnalato dalla Giuria”

Art. 4 – La poesia dovrà essere spedita entro il 15 luglio 2014 (farà fede il timbro postale di spedizione) in quattro copie, per posta ordinaria al seguente indirizzo: Prof. Renato Pigliacampo c/o Concorso Internazionale di Poesia «Città di Porto Recanati», XXV Edizione 2014 – Casella Postale n. 61 – 62017 Porto Recanati (MC).

Solo la “copia originale” dovrà riportare i dati.

La poesia potrà essere inviata anche per e-mail a: pigliacampo@cheapnet.it

Quota di partecipazione € 20,00 (venti/00) (per rimborso dei costi sostenuti, non ultimo il monte-premi).

Da versare sul conto corrente postale n.ro: 29 68 76 21 intestato a Renato Pigliacampo c/o Casisma, o tramite altra modalità a scelta del partecipante.

La somma sarà impiegata per corrispondere il monte-premi.

 

Informazioni:

La premiazione avverrà a Porto Recanati, ed è prevista nella prima quindicina di agosto 2014.

I Vincitori riceveranno comunicazione scritta del giorno, dell’ora e del luogo della Cerimonia.

In occasione della premiazione si terrà un Recital durante il quale verranno lette le opere vincenti.

Del Recital verrà prodotto un video successivamente pubblicato in YouTube ed un DVD (per chi ne farà richiesta).

Dell’evento verrà data massima pubblicità tramite “Il Resto Del Carlino”, “Corriere Adriatico”, Radio Erre ed inoltre sarà realizzata una pagina nel sito  www.ilsalottodegliartisti.com

Si prega voler diffondere il Premio nei media e tra gli amici interessati.

Grazie.

“Le identità del cielo” di Michela Zanarella, recensione di Lorenzo Spurio

Le identità del cielo
di Michela Zanarella
Lepisma Edizioni, Roma, 2013
Pagine: 50
ISBN: 978-88-7537-203-3
Costo: 13 €
 
Recensione di Lorenzo Spurio

 

1395770_611477918910384_172609660_nNelle precedenti sillogi che ho avuto l’occasione di leggere, Michela Zanarella parlava dell’amore sotto le più varie sfumature e caratterizzazioni; i destinatari dell’amore erano l’amato, l’amico, il vicino, il mondo e la Natura. Una certa predisposizione a calare le sue intenzioni, credenze e vedute all’interno di una dimensione prettamente naturale si ravvisa qui in questa nuova raccolta dove ho notato che la parola “terra” ricorre continuamente quasi che queste liriche vengano a rappresentare un vero e proprio inno alla carica dirompente della natura. Tuttavia le liriche non hanno questa forma d’encomio o di celebrazione che potrebbe addirsi a una poetica di stampo naturalista o simbolico, ma vanno oltre. Continui e pertinenti anche i riferimenti alla luce e al sole che con le varie fasi luminose determinano i giorni, i mesi e tutto quello che è una schematizzazione temporale creata dall’uomo.

Non è un caso che la temporalità, espressa sotto varie forme, faccia capolino ora qui ora là attraverso queste poesie che sembrano adagiarsi in una dimensione sospesa, aerea, quasi illusoria, ma che illusoria non è. Le nuvole che padroneggiano in copertina, spumose e bianche inamidate, sono a testimonianza di un fotogramma che tenta di bloccare l’attimo, ma senza riuscirci. Se soffermiamo l’occhio su queste nuvole per alcuni secondi, infatti, abbiamo quasi l’impressione che esse si muovano, che scivolino via, danzando leggere per lasciare il posto, forse, a un cielo mite. La conformazione filamentosa e irregolare della nuvola può divenire nella poetica di Michela Zanarella un’immagine di quel contenitore fumoso e indistinto dell’animo umano. Ci si domanda, allora, perché il cielo abbia tante identità e non una sola, e questo quesito è interpretabile da varie angolazioni. Con “cielo” è evidente che la poetessa non intenda Dio o per lo meno non sempre, difatti in varie liriche si traccia anche un campo di possibilità futuribile e casuale dominato da quello che è il concetto di destino (termine presente dodici volte). La compresenza delle due entità, però, non è che una innocua commistione di riferimenti a quel cielo di possibilità che è la vita. Cielo che va letto, interpretato e vissuto; esso non solo è trasposizione del nostro animo, ma anche testamento dell’umanità: “Mi rattrista il silenzio/ dell’umanità tutta” (28).

La nuova poesia di Michela Zanarella è materica, nel senso che impiega una sintassi che fa riferimento a forme di materia ed è terrigna, perché nelle divagazioni la poetessa non può che istituire rapporti tra quel che fu, l’origine e la nascita, e quel che sarà, il tutto dominato sempre da una sovrastante in-conoscibilità dei fatti. Come un vate del silenzio, Michela Zanarella fonde nel canto più alto pensieri di palingenesi e costruzioni cosmologiche rapportate nella dimensione dell’uomo qualunque, portato a vivere “un’esistenza che si ripete” (7).

Il destino non ha corporeità propria, ma si dipana come ombra immaginiamo su un muro ed è la polvere a dare testimonianza di un passato che fu, quale elemento residuale di qualcosa che si è perso. Ma la polvere è anche origine e la fine dell’uomo, venendo dunque a rappresentare nella poetica di Michela Zanarella quasi un postmoderno arché del vivere e del saper interagire con la mente. Di contro a questa concretezza degli oggetti, dei luoghi e delle costruzioni, la poetessa sottolinea l’immaterialità e l’evanescenza del pensiero in “astratte sculture della mente” (15).

Non da ultimo va sottolineata l’ampia carica intertestuale del libro in oggetto dove non possiamo che complimentarci con l’autrice per la poesia in memoria ad Alda Merini, gli squarci paesaggistici del quartiere Monteverde di Pasolini, il “mondo antico” (7) immagine di quel “pianto antico” Carducciano, l’espressività del verde di marca lorchiana, il verso asciutto ed evocativo sino a una vera e propria critica sociale “Nel rapido inganno del potere/ mai nidifica chiarore” (42).

Michela Zanarella con questa silloge esprime la fenomenologia della polvere, per rintracciare sensi e significati in quelle nuvole alte che ci sovrastano e che giorno dopo giorno vivono con noi. Esse vorticano e spaziano tranquille, ma come ci insegna la poetessa, possono pure morire e per questo è necessario colloquiare con la Luna che, carica di mistero e sublime all’apparenza, resta l’unico punto fermo dal quale poter partire:

 

Ho capito perché la luna

è immobile.

Ci guarda inseguire

un tempo indimenticabile. (36)

 

 

Lorenzo Spurio

 

Jesi, 26-12-2013

Renato Pigliacampo, il Maestro del Silenzio, presentato a Macerata lo scorso 20 dicembre

Renato Pigliacampo, poeta, scrittore e saggista è professore di Psicopatologia del minorato sensoriale e di Laboratorio dei linguaggi per il sostegno nella Facoltà di Scienze della Formazione dell’università di Macerata. Non udente dall’età di dodici anni a seguito di una grave forma di meningite, ha fatto della sua situazione di sordità una vera e propria battaglia personale e sociale. Formatosi nelle migliori scuole nazionali per non udenti, ha ricoperto varie volte incarichi di rappresentanza all’interno di enti e realtà provinciali e regionali legate al mondo audioleso. Attivissimo nel campo assistenziale con la fondazione di riviste specialistiche (Il Sordudente), circoli e nel campo letterario con un serio impegno rivolto nei riguardi dell’editoria e della partecipazione attiva per mezzo di incontri, dibattiti. Importantissimo il Premio di Poesia “Città di Porto Recanati” da lui stesso ideato e presieduto, uno dei maggiori della Regione.

Venerdì 20 dicembre alla Sala Castiglioni della Biblioteca Comunale di Macerata si è tenuta la presentazione di suoi due libri. L’evento è stato organizzato dall’Associazione Culturale TraccePerLaMeta in sinergia con la rivista di letteratura “Euterpe” e il Patrocinio del Comune di Macerata. L’evento è stato condotto e presentato da me, assieme alla scrittrice e recensionista Susanna Polimanti. Hanno preso parte, inoltre, Donatella Del Medico (Interprete LIS) e Anna Menghi (Presidente ANMIC della provincia di Macerata).

 

 

L’evento si è svolto partendo da un breve excursus bio-bibliografico dell’autore per poi passare a soffermarsi con particolare attenzione su alcuni macro-temi che caratterizzano tutta la sua produzione letteraria. Il percorso è stato fatto ponendo l’importante produzione lirico-narrativa-critico-divulgativa di Pigliacampo all’interno di un preciso canone di riferimento, quello della letteratura italiana contemporanea, sottolineando come non solo la vasta produzione dell’autore sia interessante, pregevole e degna di essere divulgata, ma come abbia ricevuto nel corso della storia anche eminenti avalli letterari, risconti positivi e considerazioni critiche a firma di grandi autori del panorama letterario nazionale quali Diego Valeri, Cesare Zavattini o regionali quali Gian Mario Maulo, Rosa Berti Sabbieti, etc.

In Lettera ad una logopedista (pubblicato nel 1996, ma riproposto in una nuova edizione da Armando Editore nel 2012), Pigliacampo fonde con maestria generi letterari differenti (la lettera, il romanzo, l’autobiografia) e tratteggia il suo rapporto con il mondo del Silenzio a partire dalle prime traumatiche sedute dalla logopedista. Nel saggio l’autore non manca di osservare la mancata comprensione da parte della società nei confronti del disagio della sordità, la poca sensibilità del popolo, la condizione di emarginazione che conduce la conduce la comunità dei non udenti a rintanarsi in una sorta di nicchia dove il sentimento di solitudine non può che autoalimentarsi. Le pagine di Pigliacampo sono ricche di attestazioni di sdegno, di denuncia sociale e politica e tendono a rompere quell’aurea di buonismo e bieco pietismo che la massa costituzionalmente ha e mostra nei confronti di realtà che andrebbero invece avvicinate, coinvolte, integrate: “Vogliamo democrazia e valida gente./ Io la conosco nel mio mondo e/ voi dite “diversamente abile”./ Sono grandi persone/ vincitori di Dolore e Ostacoli/ combinati da voi per frenarli/ Non piegatevi fratelli”.

Vivida e continua, tanto nel saggio come nella raccolta di poesie Nel segno del mio andare, è la caratterizzazione dei luoghi dell’autore, di quella terra natia tanto amata alla quale, dopo viaggi per motivi di studio in cui si è definito “esiliato”, l’autore non può che riconoscere come nido, ma anche come tormento del suo colloquio intimo con il Silenzio.

Ed il monito che Pigliacampo trasmette con la sua poetica, con i suoi occhi vispi di un uomo che è sempre stato battagliero e che continuerà ad esserlo, è quello di “fare”, ma non con la semplice parola, bensì con i fatti, tenendo ben presente che non è tanto importante il tipo di linguaggio che utilizziamo nel rapportarci agli altri (verbale o non verbale, sonoro o visuale, della voce o della mani), ma il contenuto. Per dirla alla Pavese, dunque, “Le parole sono pietre”.

A volte, però, anche un semplice sguardo d’indifferenza, può esserlo.

 

Lorenzo Spurio

“La poesia è un itinerario complesso della vita”, di Ninnj Di Stefano Busà

 di Ninnj Di Stefano Busà 

 

La vita è fatta di poesia e la poesia è un itinerario complesso e variegato, una riflessione mnemonico-lirica, che tocca le corde del cuore e dell’intelletto, innesca il processo di scrittura che origina dal pensiero e si realizza nella sapienza del cuore che si nutre di essa in particolare.

Di fatto non si hanno dubbi. La poesia è per il poeta quello che per il medico è la malattia, fatti salvi: l’estro, l’immaginazione, la fantasia, il verbo, il poeta indaga nell’espressione poetica come lo sciamano coi suoi aruspici. Ogni esistenza si avvale della poesia, come un pianista, un musicista con le note dello spartito. In verità studiare o leggere un poeta e come indagare e indugiare sulle occasioni che una fulminea espressione imprime alla scrittura. Nessuna poesia è uguale all’altra, nessun poeta può essere simile ad un altro, e tutti colgono nel loro intimo concetto la realizzazione di un piano di scrittura, che collochi la poesia nello scavo privatissimo della parola, dell’emozione o dell’immagine che ogni individuo riformula al suo esterno.

La poesia è un atto di puro coraggio; è un voler far emergere in superficie ciò che rimarrebbe oscurato o retrocesso al ruolo di “ latebra del pensiero”.

images

 

Il tentativo persistente di portare alla luce la percezione lirica che accompagna il mistero della parola, fatta luce essa stessa di una luce che trascende il mistero.

Poesia è ciò che ci pone ad auscultare con caparbia intuizione e capacità d’indagine il pensiero nelle sue estreme necessarie verità e, strenuamente, ne assolve, ne compone l’intellettualità che si pone a confronto della sua narrazione più intima e autentica. Scrivere poesia è come l’alba di un giorno nuovo su un terreno accidentato e sterile, da cui, come un astronauta su pianeti sconosciuti, deve estrarre il materiale che occorre per ritornare alla normalità della terra da cui proviene. Il terreno incolto e sconosciuto è battuto palmo a palmo nell’intenzione di poter capire o interpretare al meglio enigmi che lo oscurano.


E il frammento lirico è come l’estrazione di un nuovo minerale, di una nuova geofisica che gli impone una riflessione: saprà trovare la pietra filosofale? saprà individuare lungo il percorso terreno quella piccola, infinitesimale molecola di vita che l’esistenza propone? saprà capire l’universo invisibile? leggere in un libro scritto in una lingua sconosciuta? dare un senso alla storia? scoprirne i misteri del contingente.

La voce del poeta è forma immaginaria di un sistema di luci/ombre che scandaglia a 360° la realtà, spesso ai confini indefinibili tra il relativo e l’assoluto, con la consapevolezza di un linguaggio che aspira con tutto se stesso ad un’inconfondibile risorsa conoscitiva.

  NINNJ DI STEFANO BUSA’

 

QUESTO ARTICOLO VIENE QUI PUBBLICATO DIETRO GENTILE CONCESSIONE DELL’AUTRICE.

E’ VIETATA LA RIPRODUZIONE E LA DIFFUSIONE SENZA IL PERMESSO SCRITTO DA PARTE DELL’AUTRICE.

“Ero Maddalena”, la nuova silloge poetica di Cinzia Demi

ERO MADDALENA di Cinzia Demi
Prefazione  di Gabriella Sica
Postfazione di Maria Elisa Giangoia
Punto a Capo Editrice, 2013
ISBN 978-88-6679-012-9
Pagg.  72
Prezzo: € 10,00

downloadCinzia Demi è nata a Piombino (LI), lavora e vive a Bologna.  Dirige la collana di poesia Sibilla per Pendragon e il bimestrale Parole per il Laboratorio di Parole. Per l’Università di Bologna collabora con il Centro di Poesia Contemporanea, la Festa Internazionale della Storia, il Dipartimento di Scienze dell’Educazione. Collabora inoltre con associazioni e istituzioni, riviste, blog letterari e siti a carattere internazionale. Suoi testi compaiono in diverse antologie nazionali. Tiene corsi di poesia. Cura per il sito Altritaliani la Rubrica “Missione poesia”. Ha pubblicato: Incontriamoci all’Inferno (Pendragon 2007), Il tratto che ci unisce (Prova d’Autore 2009), Caterina Sforza. Una forza della natura fra mito e poesia (Fara 2010), Al di là dello specchio fatato (Albatros 2010), Incontri e Incantamenti (Raffaelli 2012), Ersilia Bronzini Majno (Pendragon 2013). Ha curato, insieme a P. Garofalo l’antologia omaggio a Giorgio Caproni Tra Livorno e Genova: il poeta delle due città (Il foglio 2013).

Poeti per Pesaro

POETI PER PESARO

VENERDì 13 DICEMBRE 2013 ORE 18.30

BIBLIOTECA BOBBATO 
(GALLERIA DEI FONDITORI, PIANO SUPERIORE IPERCOOP)

Laura Corraducci e i poeti pesaresi Serse Cardellini, Lella De Marchi e Stefano Sanchini
leggeranno poesie per Pesaro Povera

 (gruppo di cittadini attivi nella prevenzione dell’emarginazione sociale)

Gli intermezzi musicali saranno a cura di Alessandro Buccioletti e della sua chitarra

“Riflessi letterari” di Giuseppina Vinci, recensione di Giovanna Albi

Riflessi letterari
Di Giuseppina Vinci
Tracce per la meta edizioni, 2013
Genere: Saggistica
 
Recensione di GIOVANNA ALBI

 

coverGiuseppina Vinci  di Lentini, docente di letteratura straniera al Liceo Classico della sua città, ci propone la sua terza opera letteraria, Riflessi letterari, in cui si mescolano generi diversi, riflessioni letterarie, poesie, articoli,esegesi personali di famosi testi della letteratura italiana ed inglese: autori romantici e del Novecento che si interrogano sugli eterni quesiti dell’uomo di natura ontologica e teleologica. Poeti e scrittori alle prese con l’insofferenza, l’inquietudine, il male di vivere. Si  parte da un testo celeberrimo di Leopardi del Ciclo di Aspasia “A se stesso” e l’autrice riflette su “Quel poserai per sempre” che pessimisticamente allude al nichilismo del genio di Recanati, il più grande filosofo-poeta di tutti i tempi. Colui che seppe guardare in faccia la realtà senza nessuna consolazione religiosa. La realtà nuda e cruda, fatta di carne e ossa che gridano il proprio male di fronte all’indifferenza della natura indomita. La riflessione sulla morte come fine del tutto che è “nulla eterno”, precorso da quel sentimento di noia che si coglie dinanzi la caduta delle illusioni. “Il passero solitario” allude al distacco dal mondo, al senso di inadeguatezza e di inettitudine alla vita, ben diversa condizione rispetto a quella del gabbiano Jonathan che, pur deriso  per la sua diversità, impara a volare alto; il poeta non vola, ma si ritrae in se stesso nel suo amaro silenzio, nel suo pessimismo sempre più personale e cosmico. Il “passero solitario” viene paragonato all’albatros di Baudelaire che viene bistrattato e catturato dalla convenzione, dalle istituzioni, sempre così pronte a mortificare il diverso.

E poi ancora una riflessione su cosa sia mai la Poesia, questa massima creatura umana, che è “ Lo spontaneo traboccare dei sentimenti potenti, forti, autentici o emozione rivissuta in tranquillità”. Le emozioni romanticamente scattano a contatto con l’universa Natura, fonte perenne di ispirazione, tempio di un mistero sacro, natura incontaminata, consolatrice degli affanni. Madre Natura che scuote l’anima del Poeta fino a far sgorgare “sentimenti potenti, stupore, meraviglia per i doni del creato”.

Si passa poi al Simbolismo di Blake, poeta ai suoi tempi sottovalutato, oggi considerato tra i più grandi artisti della Gran Bretagna.  Ritenuto pazzo per il suo carattere visionario,  che anticipa i poeti maledetti del Novecento, il simbolo è per lui poesia, contrapposizione di opposti, in una visione manichea in cui Bene e Male confliggono sempre in precario equilibrio, in un colloquio incessante con se stesso in cui centrali sono i binomi oppositivi come nella poetica del Leopardi.

Ci si interroga sui motivi della conversione al Cattolicesimo nel 1872 di Alice Meynell , laddove i temi diventano il silenzio e la solitudine. Una poesia di meditazione mistica, è il silenzio che produce  poesia e musica per ritornare all’infinito silenzio.

“Cosa è un uomo?” si chiede l’Amleto; la stessa ontologica domanda attraversa l’autrice, la quale si pone di fronte al problema della crisi dei valori, della globalizzazione, dei mercati, dello spread, dei bund tedeschi, delle borse di Wall Street, Dow Jones…e sa che  il nostro destino è incerto e stiamo per scivolare nel burrone come destinazione finale. Così come nel burrone della morte scivola Virgilia Woolf , in un atto di “comunicazione estrema” lasciandosi annegare nel fiume Ouse, in un gesto estremo che è prova di grande coraggio: o la follia o la morte. Virginia Woolf : una grande della letteratura inglese che condivide tanti punti con James Joyce, anche l’anno di nascita e di morte.

Tutti alla ricerca di qualcosa : così sono i personaggi di James Joyce , tutti con le braccia tese verso il desiderio di appagamento, tutti come Telemaco alla ricerca del padre, tutti come Ulisse nel mare aperto con l’insicurezza dentro di non ritrovare mai più la propria Itaca.

E poi ancora  riflessioni e impressioni sui grandi della letteratura italiana: Carducci e Montale. Il ritorno dell’antico, del primitivo in Carducci, il pianto primordiale per la perdita del figlioletto mentre la natura leopardianamente continua inflessibile il suo corso. Il dolore per la perdita di un figlio è quanto di più insensato vi sia; è il dolore più struggente, quello per cui mai si dovrebbe soffrire. Segue un’analisi dei correlativi oggettivi ripresi da Eliot in Montale, tutti simboli di quel “male di vivere “ che il Poeta incontrò, nella contrapposizione degli opposti come in Blake.

L’opera di Pina Vinci è ricca di spunti di riflessione, ma più che di un saggio si tratta di impressioni anche personali, non sempre supportate dalla dovuta documentazione. Ma forse anche questo è un pregio dell’opera che vuole, non scientificamente analizzare, ma ri-evocare , ri-creare le atmosfere che hanno impregnato le opere più significati di cui sopra ho detto; lo stile semplice, limpido, di facile letture esprime tutta la trasparenza di una persona che intende comunicare il suo incontaminato amore per la letteratura.

 

 

Michela Zanarella torna con “Le identità del cielo”, nuova silloge poetica edita da Lepisma

Titolo:  Le Identità del cielo
Autore: Michela Zanarella
Genere: Poesia
Collana: La Cicala (collana diretta da Dante Maffia)
Editore: Lepisma Edizioni
Anno: 2013
Pagine: 54
Prezzo (brossura): 13.00 €
Isbn: 9788875372033

 

1395770_611477918910384_172609660_nLa silloge “Le identità del cielo” di Michela Zanarella, Lepisma Edizioni, è composta da 40 poesie, che si dilatano, si restringono e si dissolvono come nuvole, così come le sensazioni che si manifestano nella vita, assumendo le infinite identità del cielo. Non mancano gli omaggi ad Antonia Pozzi, ad Alda Merini, a Monteverde che sottende Pier Paolo Pasolini e ad un’amica. Echi di montagna docili e taglienti introducono alla prima fanciullezza della poetessa, che acquistano valore sociale con le strade di Damasco, dove il ferro ancora brucia. Il silenzio sottile del mondo conclude le poesie qui raccolte.

  

Cenni biografici sull’autrice:

Michela Zanarella, è autrice di poesia, narrativa, testi teatrali, supporto stampa di ELFA Promotions, realtà di promozione artistica.  Nata a Cittadella (PD) vive e lavora a Roma, dove svolge la sua attività collaborando con varie testate giornalistiche on web.

Ha pubblicato otto libri “Credo” , “Risvegli”, “Vita, infinito, paradisi”, “Convivendo con le nuvole”, “Sensualità”, “Meditazioni al femminile”, “L’Estetica dell’Oltre”, “Le identità del cielo”. Ha ottenuto diversi riconoscimenti nazionali ed internazionali.

  

Il libro si può prenotare qui: http://www.ibs.it/code/9788875372033/zanarella-michela/identita-del-cielo.html 

Un sito WordPress.com.

Su ↑