Sabato 18 sett. a Porto Recanati la premiazione del 5°Premio “Novella Torregiani”

Si terrà sabato 18 settembre 2021 nel pomeriggio presso la prestigiosa Sala della Pinacoteca “Attilio Moroni” di Porto Recanati (MC), sita all’interno del Castello Svevo (Piazza F.lli Brancondi), l’attesa cerimonia di premiazione della V edizione del Premio Nazionale “Novella Torregiani – Letteratura e Arti Figurative”. Il premio gode dei patrocini morali della Regione Marche, dell’Assemblea Legislativa delle Marche, delle Province di Ancona e Macerata e dei Comuni di Recanati e Porto Recanati.

La competizione artistico-letteraria dedicata al ricordo della celebre maestra, poetessa, scrittrice, fotografa e promotrice culturale portulana Novella Torregiani (1935-2015), autrice di varie opere tra cui “Stelle de maru” (2012) e “Nughe, rughe, fughe” (2014),è organizzata annualmente dall’Associazione Culturale Euterpe di Jesi (AN) ed è presieduta dall’ideatrice, la poetessa e biologa Emanuela Antonini.

L’edizione corrente del Premio ha visto quali presidenti di giuria Rosanna Di Iorio per le sezioni letterarie (poesia in italiano, poesia in dialetto, haiku e racconto), Lorenzo Cicconi Massi per la sezione fotografia, Melita Gianandrea per la sezione pittura con il noto poeta Sergio Camellini quale Presidente Onorario del Premio.

Tra i vincitori assoluti di questa edizione figurano Vittorio Di Ruocco di Pontecagnano (SA) per la sezione poesia in italiano; Daniela Gregorini di Ponte Sasso di Fano (PU) per la sezione poesia in dialetto; Ornella Vallino di Ivrea (TO) per la sezione racconto; Marianna Pacino di Bitonto (BA) per la sezione haiku; Carla Colombo di Imbersago (LC) per la sezione pittura e Giovanni Conti di Olginate (LC) per la sezione fotografia.

Durante l’evento, appositamente organizzato in due turni di entrata per le sole persone che hanno prenotato l’accesso, dopo gli interventi istituzionali e un saluto-ricordo da parte dei familiari della Torregiani, si terranno intermezzi musicali a cura del Maestro Massimo Agostinelli e verrà conferito il Premio alla Carriera alla poetessa e scrittrice Antonietta Langiu (nata a Berchidda, in Sardegna, nel 1936 e residente da tanti anni nel Fermano), nota anche come saggista sulla scrittrice e partigiana Joyce Lussu (1912-1998) della quale fu assidua frequentatrice e amica.

In linea con la normativa vigente e con le relative misure di distanziamento sociale l’evento non sarà aperto al pubblico ma sarà accessibile solo da parte degli organizzatori, della giuria, dei membri della famiglia Torregiani e dei premiati che hanno preventivamente fornito la loro prenotazione all’Associazione e unicamente mediante esibizione del Green Pass e misurazione della temperatura. L’accesso a terzi, per i sopradetti motivi, non sarà consentito.

INFO:

www.associazioneeuterpe.com

ass.culturale.euterpe@gmail.com

Il 7 luglio “22 letture infografiche di Andrea Camilleri. Dati letterari per contenuti visivi”


ACCESSO ALLA MOSTRA

07.07.2021 – 07.11.2021 (h 24)

Link: framevr.io/camilleri

VERNISSAGE ONLINE | OPEN ACCESS

07.07.2021 | 10:00

Link Zoom: tinyurl.com/vernissage-camilleri

INTERVENGONO

Antonio Sellerio

Direttore Editoriale della Sellerio Editore

Mariolina Camilleri

Illustratrice

Paolo Di Paolo

Scrittore

Matteo Bonera

The Visual Agency

Carlo Martino

Presidente LM – DCVM | Sapienza Università di Roma

INTRODUCONO

Vincenzo Cristallo

Ida Cortoni

________________

Mostra a cura di:

Vincenzo Cristallo

Co-cura e coordinamento:

Miriam Mariani

4°Concorso Letterario Nazionale “Città di Chieti”: il verbale di giuria

Verbale di Giuria

Il Presidente del Premio e il Presidente di Giuria, raccolte le valutazioni dei membri delle Commissioni di Giuria, si sono riuniti in data 4 giugno 2021 e, tenendo conto delle valutazioni e delle note dei singoli giurati, ha provveduto a redigere il seguente verbale.

La Commissione di Giuria era così composta:

Lorenzo Spurio (Presidente di Giuria) – poeta, scrittore e critico letterario

Rosanna Di Iorio (Presidente del Premio) – poetessa e scrittrice (senza diritto di voto)

Lucia Bonanni – poetessa, scrittrice e critico letterario

Carmelo Consoli – poeta, scrittore, saggista e critico letterario

Elvio Angeletti – poeta

Anna Maria Fusco – docente di Lettere Classiche, scrittrice e attrice

Vittorio Verducci – poeta e scrittore

Patrizia Stefanelli – poetessa, scrittrice, regista teatrale e critico letterario

Osvaldo Roccioletti (Segretario del Premio)

L’organizzazione del Premio ha provveduto a eliminare tutti quei testi non conformi alle indicazioni previste dal bando o per motivazioni legate all’eccessiva lunghezza o al mancato anonimato.

Riscontrata un’interessante qualità di opere che, per ragioni valutative non sono rientrate nella graduatoria dei primi posti, l’organizzazione del Premio ha deciso di attribuire ulteriori riconoscimenti quali i Premi Speciali e le Menzioni d’Onore.

Tenuto conto le indicazioni iniziali, che costituiscono parte integrande del verbale di giuria, il cui operato è ultimo e insindacabile, la graduatoria dei vincitori è così stabilita:

SEZIONE A – POESIA

Premi da podio

Premio Assoluto – Antonio Damiano di Latina con “Nessun Dorma”

2° Premio Assoluto – Giulio Rocco Castello di Salerno con “Lei (Mia moglie)”

3° Premio Assoluto – Valerio Di Paolo di Roma con “A Maria”

Menzioni d’Onore

Lucia Lo Bianco di Palermo con “Per diventare materia dentro un sogno”

Emanuela Della Libera di Livorno con “Madre”

Elisabetta Liberatore di Pratola Peligna (AQ) con “Alcune cose rimangono”

Giuseppe Aprile di Cuneo con “Là dove il cielo tramonta sul mare”

Carlo Giacobbi di Rieti con “Enigma dell’assenza”

Rosy Gallace di Rescaldina (MI) con “Adesso che il silenzio è calato per sempre”

Daniele Ambrosini di Cecina (LI) con “Domande a Dio”

Mariella Di Cioccio di Bugnara (AQ) con “Del cielo riconosco il colore”

Duilio Martino di Taranto con “Ritorno a Fraine”

Floredana De Felicibus di Atri (TE) con “Come le Madres de Plaza De Mayo”

Menzioni di Merito

Francesco Palermo di Torchiarolo (BR) con “Infanzie violate”

Annalena Cimino di Anacapri (NA) con “Tra le viole e il fango”

Giuseppe Tringale di Caselle Torinese (TO) con “Auschwitz”

Gianfranco Domizi di Nettuno (RM) con “Teramo 18 giugno 1944”

Carla Barlese di Roma con “La finestra sul pensiero smarrito”

Raimondo Ardolino di Rignano Garganico (FG) “Donna”

Premi speciali

Premio Speciale del Presidente del concorso

Vittorio Di Ruocco di Pontecagnano (SA)con “L’ultima Preghiera”

Premio Speciale “Targa Euterpe”

Antonio Biancolillo di Trani (BAT) con “Nuvole senza calcolo”

Premio Speciale del Presidente di Giuria

Dario Marelli di Seregno (MB) con “Rendimi la grazia del nulla”

Premio Speciale “Città di Chieti”

Dante Troilo di Gessopalena (CH) con “Nuove Transumanze”

Premio Speciale della critica

Rita Stanzione di Roccapiemonte (SA) con “Grafico tridimensionale di un’assenza”

Premio Speciale alla metrica

Giuseppe Cassese di Nola (NA) con “E provo a dirti t’amo”

SEZIONE B – RACCONTO

Premi da podio

Premio Assoluto – Enrico Nodari di Berzo Demo (BS) con “Cupe Vampe”

2° Premio Assoluto – Monica Pelliccione di San Demetrio ne’ Vestini (AQ) con “Zittita!”

3° Premio Assoluto – Maria Adelaide Rubini di Roseto degli Abruzzi (TE) con “Aspettami”

Menzioni d’Onore

Gabriele Andreani di Pesaro con “Revenge Porn”

Giuseppina Lamioni di Cesano Maderno (MB) con “Solo una parola”

Assunta Marinelli di Chieti con “Mandorli in fiore”

Paola Caporale di Lanciano (CH) con “La bicicletta rosa”

Alessandra Montali di Chiaravalle (AN) con “La terra dei miracoli”

Menzioni di merito

Giuseppe Pietropaolo di Amorosi (BN) con “Il coraggio dopo l’inferno”

Michele Protopapas di Prato con “La voce”

Maria Lucci di Roma con “Biscotti stregati”

Gilberto Donnini di Roma con “Viaggio ai confini dell’anima”

Matteo Ferrazzoli di Frosinone con “Vento”

Antonio Villa di Formia (LT) con “La siringa”

Premi speciali

Premio Speciale “Targa Premio Città di Ascoli Piceno”

Marinella Meconi di Arona (NO) con “Adelina”

Premio Speciale della Critica

Sualen Riccardi di S. Margherita D’Adige (PD) con “Nato in una notte di stelle”

Premio Speciale della Giuria

Aurilia Silvani di Napoli con “La Madre”

PREMI SPECIALI FUORI CONCORSO

Premio alla Carriera

Benito Galilea di Roma

Premio alla Cultura “Abruzzo in poesia”

Giuliana Sanvitale di Tortoreto (CH)

Un augurio conclusivo da parte della Giuria va a tutti gli autori, compresi coloro che non sono in questa classifica, ma che, tuttavia, hanno presentato opere di qualità e a cui si estende il nostro plauso.

PREMIAZIONE

La premiazione si terrà a Chieti Centro in data da destinarsi che comunicheremo appena possibile.

È richiesto ai vincitori di partecipare alla cerimonia di premiazione. In caso di impossibilità, potranno delegare una persona di fiducia e dovranno darne comunicazione al Presidente almeno 10 giorni prima dell’evento.

Conformemente al bando di partecipazione si ricorda che i premi – eccettuati quelli in denaro – potranno eventualmente essere spediti a domicilio ai rispettivi vincitori, dietro richiesta esplicita e comunque a loro spese e dopo la cerimonia di premiazione. Si rimarca che i premi in denaro, qualora non ritirati di persona dal legittimo vincitore, non saranno in nessun modo consegnati e saranno impiegati nella successiva edizione del Premio.

Rosanna Di Iorio – Presidente del Premio

Lorenzo Spurio – Presidente di Giuria

Osvaldo Roccioletti – Segretario del Premio

Chieti, 4 giugno 2021

La rivista «Euterpe» celebra i primi dieci anni d’attività con un volume-archivio

Nell’occasione dei dieci anni di attività della rivista di poesia e critica letteraria «Euterpe» – fondata da Lorenzo Spurio nell’ottobre 2011 con la scelta del nome della poetessa palermitana Monica Fantaci, traendolo da una sua poesia – l’Associazione Euterpe, nata nel 2016 e che ha integrato all’interno delle sue varie attività anche la rivista, ha deciso di dare alle stampe un volume collettivo.

Il volume, in elegante veste grafica, si compone di 264 pagine e si articola in vari percorsi atti a presentare l’universo di questa rivista letteraria – esclusivamente aperiodica, digitale e gratuita – che è giunta a celebrare i primi dieci anni di presenza nello scenario culturale e che ha visto l’adesione di più di 600 autori, compresi dall’Estero.

Lo stesso Spurio, direttore della rivista, ha inteso curare questo volume che si apre con una preziosa nota critica del poeta partenopeo Antonio Spagnuolo, collaboratore instancabile della rivista con suoi contributi poetici e non solo che così annota nel suo egregio preambolo critico: «Riordinare con certosina pazienza e accorta catalogazione dieci anni di attività editoriale non credo sia lavoro da accettare con leggerezza e senza la dovuta attenzione che una tale revisione richiede. […] [Questo libro è] un vademecum di enorme spessore […] Un lavoro ineccepibile che aspira a una prospettiva ampia, capace di dare un senso alla realtà poetica e a portare luce al simbolo segmentato disincanto delle immagini, del non visibile, del non razionale, condividendo infine in processo creativo di centinaia di autori che con illuminata originalità hanno dato il via a un aperiodico preciso e unitario».

Nell’ampia introduzione di Spurio si tracciano le origini, vale a dire gli incontri fondativi che hanno permesso la costituzione della stessa, come è stata strutturata, gli avvicendamenti e le modifiche, le introduzioni e le novità che man mano, nel corso della sua attività, l’ha vista mutare per giungere sino a quello che è oggi.

In queste pagine si dà testimonianza anche di quella che è stata l’attività di promozione culturale mediante l’organizzazione di reading, presentazioni di libri, convegni e attività editoriale che gravitò attorno alla rivista «Euterpe» nei primi anni dalla sua attività.

Opportune sezioni del libro danno conto della strutturazione della redazione della rivista nel corso del tempo, della molteplicità di rubriche e settori che l’hanno riguardata sino a giungere, in termini più recenti e dopo un riammodernamento del progetto, a una rivista aperta solamente a contributi inediti afferenti ai generi della poesia (compresa quella dialettale e gli aforismi) e alla critica letteraria (con articoli, saggi e recensioni).

Vi è poi l’elencazione dei vari numeri della rivista che sono usciti, ripartiti per periodo di pubblicazione e tematica di riferimento proposta con l’indicazione, quale numero attualmente “in lavorazione” dell’uscita dedicata agli “Amori impossibili tra arte, storia, mito e letteratura”.

Seguono tutti gli editoriali che nel corso della pubblicazione dei trentadue numeri usciti sono stati diffusi (la gran parte a firma dello stesso Spurio, ma altri redatti da Monica Fantaci e Martino Ciano) e l’archivio storico con tutti i riferimenti delle opere pubblicate in base all’ordine alfabetico degli autori. Sulla rivista hanno scritto nomi di primo piano del panorama letterario nostrano tra cui Valerio Magrelli, Fabio Pusterla, Franco Buffoni, Elio Pecora, Lucio Zinna, Guido Zavanone, Dante Maffia, Corrado Calabrò, Paolo Ruffili, Maria Pia Quintavalla, Donatella Bisutti, Anna Santoliquido, solo per citarne alcuni.

A chiudere il volume è un commento riepilogativo del poeta e critico letterario Nazario Pardini – presenza assidua della rivista – che così annota: «Sarebbe veramente lungo ricordare tutte le manifestazioni, i nomi, e gli impegni della rivista. La sua storia. Possiamo comunque dire che con essa si copre, a livello storico, una bella fetta della vita nazionale, con tematiche di estrema attualità. Leggere «Euterpe» significa restare aggiornati, ricevere notizie calde e intricanti per noi che siamo affezionati a tutto ciò che concerne la poesia e la cultura».

Per info/contatti sul volume: rivistaeuterpe@gmail.com

“Marche d’Autore” vol. 3 “I Nutrimenti”, articolo di Lorenzo Spurio

Articolo di Lorenzo Spurio

È stata ufficializzata in questi giorni la pubblicazione del corposo volume antologico Marche d’Autore curato da Jonathan Arpetti e Davide Miliozzi, progetto editoriale giunto al suo terzo volume. Dopo le tematiche del “Territorio” e dei “Personaggi” affrontate nei precedenti volumi editi rispettivamente nel 2019 e nel 2020, questa volta il filo conduttore della raccolta è il concetto – liberamente inteso – dei “Nutrimenti”.

Nel volume, che si apre con una sintetica presentazione di Giorgia Latini, Assessore alla Cultura della Regione Marche, nella quale si sottolinea l’importanza della terra per la nostra Regione, contesto dal quale proviene una fertile attività produttiva (ma anche paesaggistica e, dunque, turistica), sono contenuti una serie di racconti di vari autori marchigiani, chi per nascita chi per acquisizione, chi perché – per vari ordini di motivi – è particolarmente legato a questa nostra terra plurale.

La componente dei narratori è senz’altro la più cospicua in termini di numero di autori (cento addirittura[1]) e, contestualmente, di pagine che, tra numerosi racconti ambientanti nei centri delle Marche, rievocazioni storiche e leggendarie e particolarità di ricette ed elaborazioni gastronomiche tipiche del territorio, contribuiscono ad affrescare, in lungo e in largo, da diverse prospettive e con variegate sensibilità e tecniche scrittorie, le nostre Terre.

Non da meno risulta essere la sezione – pur assai ridotta, per volere degli stessi curatori il cui intento era principalmente quello di “narrare” – dedicata ai componimenti di alcuni poeti. Figurano in questa raccolta componimenti di Elvio Angeletti di Senigallia, Mauro Cesari di Offida (sebbene la sua non sia una poesia ma una filastrocca come anticipato nel testo dallo stesso autore), Marco Di Pasquale di Macerata, Marco Fortuna di Fermo, Annalisa Frontalini di Ascoli Piceno, Alessandra Gabbanelli di Porto Recanati, Morena Oro di Montecassiano, Matteo Piergigli di Monte San Vito, il sottoscritto, jesino, con un testo diversamente attinente al tema dei nutrimenti (una lirica dedicata al poeta spagnolo Federico García Lorca assassinato nel 1936 e il cui corpo, mai ritrovato, forma nutrimento prediletto per una terra simbolica dove si crede sia stato inumato, senza segni di evidente certezza) e Sonia Trocchianesi di Fermo.

Nella quarta di copertina è possibile leggere: “Marche d’Autore, con la sua pluralità di voci (cento narratori e dieci poeti, oltre all’artista Silvio Craia che ci ha regalato dodici immagini esclusive delle sue opere, dedicate al tema del libro), volge lo sguardo alla tradizione enogastronomica marchigiana, alle antiche ricette che continuano ancora a nobilitarla, ai piatti tipici, fino alle sagre di paese. Una raccolta di racconti e poesie dove la realtà e l’immaginazione si fondono, per andare a esplorare la zona più intima e segreta dell’animo umano”.

Il tema del cibo, nelle sue forme di nutrizione e alimentazione, di elaborazione e composizione degli ingredienti, ma anche del gusto e dell’intimità fa di questo mondo un ambito assai diversificato e interessante da indagare: non solo le ricette e il cibo inteso in senso stretto, che ridurrebbe il volume a un mero ricettario, ma anche l’elaborazione e l’esternazione dei sentimenti, l’attenzione verso l’altro, la predisposizione al sapersi leggere e confrontarsi con un’alterità. Mangiare non è solo un bisogno primario, può diventare anche l’esaltazione del gusto, la ricercatezza della particolarità, ma può divenire anche contesto di problematiche diffuse quali sono, ad esempio i disturbi dell’alimentazione. Indirettamente, parlando di cibo, non possiamo fare a meno di pensare anche al suo contrario: alla penuria di cibo e, dunque, all’endemico problema della fame, uno dei maggiori morbi dell’intero Pianeta. Di questo non si parla direttamente nel volume, non era proprio del progetto un intendimento di chiaro assetto civile o semmai di monito su contesti geografici a noi ritenuti (banalmente) distanti. Chiaro è, però, che una riflessione di questo tipo può essere fatta partendo da questo volume, così ricco di storie e dettagli, curiosità e vicende, gesti e atti d’amore indiscusso per questa nostra terra, unica eppure plurale. Femminile e feconda com’è Gea, plurale come le tante divinità inscindibilmente legate alle nostre campagne. Ma non solo: leggendo il volume si scopriranno anche sapori inebrianti di piatti rigorosamente a base di pesce. Sfogliare le pagine del volume sarà un po’ come immaginarsi, di volta in volta, in compagnia dei tanti autori-cuochi, ricamatori di sentimenti e massai della buona tavola, che c’invitano alla loro mensa, offrendoci un pasto nel quale hanno fuso destrezza, amore per la propria tradizione e piacevolezza della condivisione.

Ed è in questa ottica che l’Assesore Latini nella sua presentazione parla dell’opera nei termini di un progetto che va all’insegna della “valorizzazione del territorio marchigiano attraverso la narrazione artistica e letteraria” che, pur partendo da un tracciato deciso all’interno dell’enogastronomia (ma anche dell’enologia) recupera anche il senso del presente del marchigiano visto in quel suo attaccamento alla terra (al lavoro nei campi, come pure al desiderio di non abbandonare i piccoli centri delocalizzati dalle grandi città) riscoprendo l’autenticità e la forza della storia, ricca di insegnamenti, virtù, in una parola la saggezza insita nell’universo subalterno, della provincia, del tessuto popolare dove – pure – il dettato orale – nelle forme del dialetto, del vernacolo e dei gergalismi locali – contribuisce a diluirsi a questa tessitura ricca sempre più in balia del facile oblio al quale gli studi demoetnoantropologici cercano di porre rimedio.

Il senso della tradizione non è un miraggio improbabile o un arcano sentire del passato che sentiamo a noi distante e inattuale, si riscontra, invece, nella semplicità dei gesti e dei costumi delle nostre famiglie, nelle generazioni che ci siamo lasciati alle spalle quando l’unione familiare era una costante e aveva l’odore del legno bruciacchiante e il calore delle scintille scoppiettanti del ciocco di legno sul focolare. Ecco, ripercorrendo queste pagine, pur indagando primariamente nel mondo della cucina e della preparazione dei cibi, viene riproposto al lettore con nettezza un passato – non remoto, ma lievemente prossimo – al quale possiamo ritornare con la levità di quella nostalgia che spesso ci investe di una tristezza fugace, riportandoci poi all’urgenza dell’attualità.

Dal mio punto di vista il libro in oggetto non è (o non dovrebbe essere) una mera testimonianza di quel che (apparentemente) è andato, appartenendo ad età ormai tramontate, ma è anche un invito a mettersi in comunicazione con la propria genealogia, fomentando una possibilità di lettura diacronica dell’esitenza delle nostre famiglie. La particolarità dell’opera credo sia quella di porsi a metà tra il passato, al quale rimanda, nelle vecchie ricette e contesti nei quali nacquero e il futuro, vale a dire in quel domani – più o meno prossimo – nel quale (solo con un atto dettato da volitività) possiamo riprenderle, riproporle, porci dinanzi a determinati cibi per combinarli e sperimentare. Perché in fondo il prodotto di una ricetta non è che un atto creativo basato sulla combinazione di elementi, l’osservanza di determinate condizioni (temperatura, umidità, liquidità, etc.) a partire dal quale, semmai, possiamo anche innestare introduzioni, elaborare in varianti, rileggere e ristrutturare. Mi piace, infine, riconnettermi alla poesia (rilevanti sono le voci poetiche di marchigiani illustri antologizzati in vari periodi, da Leonardo Mancino a Lea Ferranti, da Renato Pigliacampo a Umberto Piersanti, solo per citarne alcuni), che qui nel volume è rappresentata da uno sparuto numero di versi, per dire come nel suo etimo – poesis – sta il senso del “creare”. Non già dell’elaborare o del combinare dell’ambito gastronomico, motivo per il quale forse è da riconoscergli senz’altro un piano di rilevanza su ogni altra attività umana che, di contro, è ricondotta a un fremito di razionalità, comprensione ed elaborazione, stadi senz’altro necessari – in quel percorso di logicità e consequenzialità che ci consente di vivere nel qui e ora – ma svincolati da quell’autenticità tipica dell’inespressione, della decodifica emozionale del vissuto, dell’associazione ispirativa di idee e forme, dell’auscultazione dell’abisso interiore e della plurivocità degli echi e dei richiami ondivaghi che, sulla carta, trovano un espresso fruibile (per chi vi ci si predispone) e ritrovabile con criticità (semmai evocabile nelle trame di allusività) che travalica il mero tracciato grafico.

LORENZO SPURIO

La riproduzione del presente testo, in formato integrale o di stralci, su qualsiasi supporto non è consentita senza l’autorizzazione da parte dell’autore.


[1] Questi gli autori presenti nel volume con loro racconti-ricette (in ordine alfabetico): Marco Alfei, Sonia Amaolo, Andrea Ansevini, Donatella Antognozzi, Barbara Antonelli, Pamela Arienti, Samuela Baiocco, Diana Baldi, Elisabetta Baleani, Peppe Barbera, Dagmara Bastianelli, Barbara Belletti, Maria Costanza Boldrini, Martina Brunetti, Annamaria Cacciamani, Elisabetta Capecci, Lara Carelli, Samuela Casali, Giuditta Castelli, Catiuscia Ceccarelli, Silvia Celli, Carla Chiaramoni, Sonia Ciarrocchi, Cristiana Cirilli, Gorgia Clerico, Gianluca Conocchiari, Barbara Crocetti, Laura Crucianelli, Valeria Cupis, Raffaelina Di Palma, Mario Di Vito, Cristina Donati, Federica Faggioli, Valentina Falcioni, Anna Funari, Filomena Gagliardi, Sara Gambelli, Valeriano Ballarini (autore di un racconto scritto a quattro mani con Rozeta Kociaj), Silvia Gatti, Gloria Gentilucci, Anna Rita Giacomucci, Roberta Gregori, Elena Grilli, Silvia Ilari, Daniela Illuminati, Maury Incen, Liliana Lay, Valeria Leoni, Roberta Marcelletti, Gianluca Marinangeli, Eleonora Marini, Erika Mariniello, Luisa Mazzocchi, Roberta Mazzoni, Daniela Meschini, Francesca Monaco, Pamela Morganti, Gioia Morici, Davide Morresi, Paolo Nanni, Remiano Nori, Sonia Ognibene, Rita Orazi, Andrea Petrucci, Mery Pieragostini, Lorena Pinciaroli, Laura Pisani, Giovanna Pompini, Carla Quattrini, Letizia Ranucci, Lorenzo Ribeca, Mauro Ribechi, Marisa Rubini,  Ubaldo Sagripanti, Silvana Salati, Luciana Salvucci, Silvia Sbaffoni, Simone Scala, Clara Schiavoni, Gioia Senesi, Chiara Sgambetterra, Patrizia Silli, Cinzia Soverchia, Betty Tantucci, Mario Testa, Andrea Tomassini, Stefania Torri, Erminia Tosti Luna, Andrea Valenti, Walter Vallesi, Francesca Vannetti, Angelica Vasile, Maurizio Verdenelli, Luigi Verducci, Jessica Vesprini, Chiara Vulpis, Federica Zeppilli.

I Premio “Pro Loco Nocera Inferiore” in memoria di Domenico Rea.

La Pro Loco “Nocera di tutti”, con il patrocinio del Comune di Nocera Inferiore e in collaborazione con la Mondadori Bookstore, della cooperativa “Leggere:Tutti” e con l’APS “Le Ragunanze” di Roma, bandisce la prima edizione del Premio Letterario “Pro Loco Nocera Inferiore” con la volontà di promuovere la diffusione della scrittura e del patrimonio culturale del territorio locale e nazionale.

L’edizione 2021 è intitolata allo scrittore e giornalista napoletano Domenico Rea (1921-1994). La famiglia di Domenico Rea si trasferì nel 1924 a Nocera Inferiore, allora piccola cittadina alle pendici dei Monti Lattari e luogo d’origine del padre Giuseppe, ex carabiniere. E fu proprio lì che lo scrittore prese consapevolezza del proprio talento grazie alle influenti amicizie: il frate francescano Angelo Iovino che gli trasmise la passione per i novellieri trecenteschi, lo psichiatra Marco Levi Bianchini, Luigi Grosso, uno scrittore anarchico confinato dal regime fascista a Nocera Inferiore e Pasquale Lamanna, raffinato uomo di lettere che insegnò al liceo di Castellammare. Al Centro di ricerca per la tradizione manoscritta di autori moderni e contemporanei dell’Università di Pavia sono conservati circa quattordici quaderni, che vanno dal 1937 e il 1940, più un numero notevole di fogli sparsi, che testimoniano come per Rea scrivere era un bisogno vitale e persistente. Queste sua innata passione diede lustro a Nocera Inferiore con una produzione di grande rilievo. In contatto con i più famosi intellettuali del suo tempo, nel nostro panorama letterario occupò un posto di primo piano. Dalla sua ultima opera, Ninfa plebea, venne ricavato l’omonimo film che mette in luce i tempi drammatici degli anni Quaranta; la storia presenta scorci e personaggi del contesto territoriale che corrisponde all’agro nocerino-sarnese. Nofi, nella finzione letteraria, è la città di Nocera Inferiore. Ed è qui che è nata e agisce la Pro Loco che bandisce il presente premio.

SEZIONI DI PARTECIPAZIONE

  • POESIA

Poesia edita a tema libero

Poesia inedita a tema libero

Poesia inedita a tema dedicato con opzioni fra quelli indicati “le mie radici”, “Napoli fra luci ed ombre” “Il tempo sospeso”

Va inviata una sola poesia fra le tre sezioni indicate.

  • NARRATIVA

Racconto edito a tema libero

racconto inedito a tema libero. I racconti non devono superare le quattro cartelle, spazi inclusi, a carattere Times New Roman 12

Ogni autore può partecipare per le due sezioni con un solo racconto.

CONTRIBUTO DI PARTECIPAZIONE

Per la partecipazione si richiede, a copertura delle spese di segreteria, il contributo di 10 (dieci) euro da versare a mezzo bonifico su c/c bancario intestato a Pro Loco “Nocera di Tutti”

IBAN:     IT  66 X 03111 76270 000000001169

Causale: Contributo di partecipazione Premio Letterario Pro Loco Nocera Inferiore

N.B.: Gli autori che intendono partecipare tanto alla sezione POESIA, quanto a quella di NARRATIVA, debbono versare una quota di 15 (quindici) euro.

MODALITA’ DI SPEDIZIONE DEGLI ELABORATI

Gli elaborati vanno spediti al seguente indirizzo e-mail: noceraprolocoditutti@gmail.com dal 10 Febbraio 2021 al 30 Maggio 2021

I testi vanno inviati in due file, in formato PDF:

  • PDF n.1: Deve contenere i propri dati anagrafici e l’autorizzazione al trattamento dei dati personali contenuti in base all’art. 13 del D. Lgs. 196/2003 e all’art. 13 del Regolamento UE 2016/679 relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali. La dichiarazione dev’essere firmata.
  • PDF n.2: Dev’essere privo di dati identificativi, va inserito esclusivamente il testo dell’opera.

Eventuali altri testi vanno inseriti in un altro file PDF.

Nel corpo della mail con i dati personali, vanno indicati tutti i dati utili, compresa l’autorizzazione al trattamento dati.

COMMISSIONE GIUDICATRICE

Gli elaborati saranno giudicati da una giuria qualificata costituita da esperti del settore. Presiede la giuria, Fiorella Cappelli, scrittrice, poetessa, giornalista e collaboratrice di “Leggere:Tutti“.

Nella giuria d’onore ci sarà la poetessa di fama nazionale ed internazionale, Michela Zanarella.

A loro insindacabile giudizio in collaborazione con il gruppo dei giurati, le opere saranno valutate e premiate. Il materiale non sarà restituito.

CLASSIFICHE E PREMI

Per il primo posto di ogni sezione un cofanetto “Smartbox” (pausa relax) per due persone per percorso presso una SPA, per un giorno. Il racconto e la poesia classificati al primo posto, saranno pubblicati sulla rivista letteraria “Leggere: tutti”

Per il secondo posto di ogni sezione una ceramica vietrese

Per il terzo posto di ogni sezione una targa ed una stampa.

Dal quarto al decimo posto, gli autori selezionati riceveranno una pergamena.

Il bando completo è reperibile sul sito www.proloconocera.it

La premiazione si prevede nella prima decade di giugno presso il chiostro del Comune di Nocera Inferiore.

I premiati, considerati fra i primi dieci finalisti per ogni sezione, saranno avvisati per via mail.

Durante la serata saranno resi noti i risultati della classifica. I finalisti riceveranno il premio solo se presenti alla cerimonia o per mano di un loro delegato.

Le spese di viaggio saranno a carico personale dei partecipanti che potranno usufruire di alcune strutture alberghiere della zona con cui siamo convenzionati.

Si ribadisce che le opere vanno inviate in formato PDF in due file separati, uno con le opere ed il titolo ed un altro con i dati personali, in cui si indica che le opere sono frutto della propria creatività. Facendo riferimento alla normativa corrente sulla privacy si deve precisare l’accettazione al consenso della cessione dei dati personali. Aderendo al bando, lo si accetta nella sua complessiva articolazione.

La Presidente della PRO LOCO “NOCERA DI TUTTI”

Giuseppina Esposito

“Profumo di fascismo e sali del Mar Morto” di Vittorio Pavoncello, recensione di Lorenzo Spurio

Recensione di Lorenzo Spurio

Profumo di fascismo e Sali del Mar Morto è il titolo del nuovo romanzo dello scrittore e artista romano Vittorio Pavoncello, pubblicato da poco per i tipi di All Around edizioni nella collana Flipper. Un titolo che di certo non passa inosservato, tanto per la presenza della parola ingombrante di “fascismo” che richiama cupe pagine della Storia nazionale, quanto per l’ambigua congiunzione di piani sensoriali diversi (quello olfattivo, nella parola di “profumo” e quello del gusto dalla parola “Sali”) oltre che un’iterazione curiosissima dal punto di vista meramente geografico: dal contesto italiano, embrione e culla del fascismo stricto sensu, all’esotismo, invece, del medio Oriente nel riferimento al Mar Morto.

Va subito detto che è un romanzo sui generis, senz’altro molto particolare, non tanto nei contenuti – che traggono dalla storia e dall’esigenza della memoria il motivo trainante dell’opera – ma proprio nella diversificazione di stili impiegati. È lo stesso autore ad avvertirci, sin dalle prime pagine, che quel che il lettore ha tra le mani “non è un romanzo” poiché, chiarisce poco dopo, “sono parole costrette a farsi narrazione per esistere”. Vi sono piani temporali diversi che vengono richiamati, in un dialogo serrato e continuo tra la storia – tanto quella familiare che collettiva – e l’attualità. L’autore, infatti, ha dedicato le pagine di questo libro a suo nonno, Vittorio Emanuele Pavoncello, uomo che a causa dei deliri del regime totalitario, mai poté conoscere. Vittorio Emanuele Pavoncello era nato a Roma il 30 giugno 1893, venne arrestato nel 1944 e, dopo un periodo di detenzione in un carcere romano, venne smistato nel campo di Fossoli. Fu deportato in uno dei lager dell’infamia più noti, Auschwitz, dove giunse nel giugno del 1944 dopo quattro giorni di viaggio su un convoglio ferroviario. Morì, come ricorda la puntuale scheda biografica presente nel volume, appena tre mesi dopo. Vengono tracciate con linee sicure, cariche di mesto affetto verso una figura che si percepisce cara, pur non avendola mai potuta avvicinare fisicamente, alcuni degli aspetti cruciali della vita dell’uomo e della sua famiglia.

La narrazione si focalizza e si esplica dal di dentro e non dall’esterno come molta critica indifferenziatamente nel corso del tempo ha fatto, per narrare le tristi vicende di una famiglia ebrea, nel contesto della capitale italiana, nel periodo della firma delle schizofreniche e pericolose Leggi razziali. La narrazione si fa ora storia, ora canto, soprattutto ha la forma della denuncia convinta verso un mondo vetusto e illiberale che ha condotto a uno dei bagni di sangue più spaventosi di sempre e che ha tentato di relegare nel ghetto la popolazione e la cultura ebraica.

Un volume che è lucido testamento, ma anche ricerca storica tra i documenti dell’epoca, attento nelle descrizioni e al contempo mai pesante per il fruitore. Con l’espediente di un dialogo ultracorporeo, quasi in un rapporto medianico che non conosce limiti di spazio né tempo, l’autore intrattiene una fitta conversazione con suo nonno. Lo sente parlare, gli pone domande, c’è un confronto continuo che è, in altri termini, quello che l’autore forse avrebbe condotto se ne avesse avuto le possibilità. Il tutto è cadenzato da risposte che non sono mai evasive ma, al contrario, ricche di riferimenti, citazioni a opere, richiami di persone, tante dell’universo familiare che sociale, precetti e rituali tipici della cultura ebraica. Utilissimo risulta il glossario-lista dei nomi nella parte centrale del libro rivolto ad ambiti, costumi, pratiche e personalità del mondo ebraico, che aiutano la comprensione di alcune vicende e terminologie.

È un romanzo perché della fiction ha questa impalcatura espressamente ricercata e voluta dall’autore che gli consente di rapportarsi all’augusto progenitore, eppure è anche un’agile e mai semplicistica dissertazione storica, finanche un’analisi lucidissima su quanto l’impegno dell’uomo, il suo senso di consapevolezza e il suo monito di responsabilità siano delle piante vulnerabili, che la collettività deve curare, nutrire e far crescere e prosperare. Difatti viene chiarito sin dalle prime pagine l’intento del volume, che non è tanto meramente personale quanto corale o, ancor meglio, sociale: “Le pagine che seguono sono una vicenda di famiglia, la mia, e non solo la mia”.

La narrazione – e l’idea stessa del libro – parte da un episodio quanto mai preoccupante accaduto nel 2019 quando l’immagine della ministra alla Giustizia di Israele, Ayelet Shaked, venne diffusa in uno spot pubblicitario (quanto elettorale) mentre si spruzzava addosso il profumo “Fascism”; episodio, questo, che oltre a campeggiare sulla stampa mondiale, aprendo a commenti indignati, polemiche e originando prese di posizione durissime, ha esasperato lo stesso autore. Ed è il profumo di quella stessa ministra che Pavoncello richiama nel titolo del libro, dove pure può essere letto nei termini di uno spauracchio, di una presenza latente di quell’ideologia che spesso riaffiora con rigurgiti spaventosi e inaccettabili.

Il negazionismo – che è la peggiore forma di un revisionismo storico, sempre e comunque insostenibile perché fazioso – è il punto nodale di questa opera di Pavoncello nel corso della quale ben si percepisce l’animo mesto del Nostro, la riprovazione, lo sdegno, finanche la sfiducia verso una società tendenzialmente disattenta, improntata più a un lassismo diffuso (si veda il riferimento alla manifestazione di convinti assertori no-Covid) e alla facile persuasione per leader apparentemente carismatici. Tutto ciò che, nel secolo scorso, ha condotto il nostro Paese a vivere un ventennio di privazioni, violenze, negazioni della persona, che avrebbe condotto la Nazione a una grande ecatombe e rovina. “Profumo”, quello fascista, a suo modo assimilabile agli “olezzi” nazisti e agli “aromi” ingloriosi di ogni altra dittatura che la vecchia Europa ha vissuto, esportato anche quale supporto in guerre civili, come fu il caso della guerra in Spagna.

In questo percorso di recupero della memoria in relazione alla comunità ebrea Pavoncello richiama nomi importanti quali, ad esempio, Taché Gaje Stefano, il bambino di appena due anni che rimase vittima dell’attentato alla Sinagoga di Roma nel 1982 (ricordato recentemente in un discorso anche dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella), il rabbino capo della Sinagoga di Roma Elio Toaff e la scrittrice Lia Levi, autrice della Trilogia della memoria (2008) che raccoglie tre narrazioni che si dipanano nel contesto della promulgazione delle tristemente note leggi razziali.

Pavoncello con questo libro non solo tenta di ricostruire pagine fosche (e incancellabili) del passato della sua famiglia, attorno soprattutto alla figura del nonno, suo omonimo (con l’aggiunta del nome Emanuele; erano tempi, quelli di onomastiche sabaude) ma si spinge ben oltre. Difatti dà al suo avo voce. Gli consegna, pur se attraverso la parola scritta, una seconda vita. Lo fa parlare, ce lo narra in prima persona, tra sue tribolazioni e perplessità per il momento storico che visse, ne rintraccia comportamenti, dialogici, pensieri. “Molti sopravvissuti ai campi sono tornati e hanno parlato. Tu sei fra quelli che taceranno per sempre. Ho deciso, però, che questo leggero vento che agita le foglie sarà la tua voce. Io so tradurre il vento in voce e la voce in parole”. Ed è così che la narrazione s’adagia sulle forme invisibili di un passaggio – quello del vento – invisibile all’occhio, ma in grado di mutare l’ambiente in cui s’insinua. Piante che pendono, foglie che vibrano, passaggi d’aria che portano polvere, sono il filo conduttore di un colloquio intimo e amoroso con il proprio avo, sull’onda di un’aria che circola misteriosa, ma che può essere tradotta come l’autore ha fatto mirabilmente.

LORENZO SPURIO

E’ severamente vietato copiare e diffondere, su qualsiasi tipo di supporto, il presente testo in formato integrale o parziale senza il permesso da parte del legittimo autore. La citazione, con gli opportuni riferimenti ad autore, blog, data e link è, invece, consentita.

Ritorna il Premio Lett. Naz.le “Città di Chieti”, giunto alla sua quarta edizione

BANDO DI PARTECIPAZIONE

PREMESSA

Il Concorso Letterario Nazionale  “Premio Città di Chieti” è stato ideato e fondato nel 2017 dalla poetessa e scrittrice teatina Rosanna Di Iorio che lo ha promosso con la volontà di dare impulso nella sua città natale a un valido progetto culturale e di diffusione della letteratura contemporanea che possa servire a creare, nel capoluogo teatino, un arricchimento del clima sociale mediante la promozione di una iniziativa concorsuale a dimensione nazionale per amanti della scrittura, sia in poesia che in narrativa. E’ patrocinato dal Comune di Chieti e dalla Provincia di Chieti e la collaborazione esterna (partnership) dell’Associazione Culturale Euterpe di Jesi (AN) e dell’Associazione Un Passo Avanti: Premio Letterario Nazionale Città di Ascoli Piceno, nonché dello Sponsor Autotrasporti Falzetti Srl di Matelica (MC).

REGOLAMENTO

Art. 1 Sezioni

Possono partecipare cittadini italiani o stranieri maggiorenni con testi rigorosamente in lingua italiana e comunque residenti in territorio nazionale. Non verranno accettati testi in altre lingue o in dialetto, anche se provvisti di relativa traduzione. Le sezioni di partecipazione sono:

Sezione A -Poesia inedita o edita a tema libero Sezione B -Racconto inedito o edito a tema libero     

Le poesie ed i racconti non dovranno aver ottenuto un precedente riconoscimento al primo posto in altri concorsi e tale requisito deve permanere fino alla data di conclusione dei lavori della Giuria, pena la squalifica.

Art. 2 Esclusione

Non saranno accettate opere che presentino elementi razzisti, offensivi, denigratori e

pornografici, blasfemi o d’incitamento all’odio, irrispettosi contro la morale comune e che

incitino alla violenza di ciascun tipo o che fungano da proclami ideologici e politici.

Gli eventuali plagi esimono gli organizzatori da qualsiasi responsabilità.

Art. 3 – Requisiti

Sezione A –Il partecipante prende parte al concorso con un testo poetico di lunghezzanon superiore ai 35 versi ciascuno. Ogni componimento dovrà essere provvisto di titolo che deve corrispondere a quello indicato sul nome del file, in cui non è ammesso l’utilizzo di colori diversi dal nero, l’inserimento di immagini o di altri elementi grafici e dovrà essere anonimo, pena l’esclusione.

Sezione B –Il partecipante prende parte al concorso con un unico racconto di lunghezzanon superiore le 4 cartelle editoriali (una cartella editoriale corrisponde a 1800 battute). Il racconto dovrà essere provvisto di titolo, dovrà rispettare i limiti di lunghezza e dovrà

essere anonimo, pena l’esclusione.

Art. 4 – Contributo di partecipazione per spese organizzative:

– € 10,00 prima poesia; € 5,00 per ogni poesia in più, per un totale di 3 opere;

– € 10,00 un racconto.

  • possibile partecipare a più sezioni corrispondendo la relativa quota. Tale contributo potrà essere effettuato tramite bonifico su postpay Evolution IBAN: n° IT27W3608105138261042261053 intestato a Di Iorio Rosanna; causale: contributo IV Edizione “Premio Città di Chieti”.

Art. 5 – Le opere inviate non verranno restituite.

Art. 6 – Scadenza e invio

Per la corretta partecipazione, si dovrà inviare il materiale entro e non oltre la data di scadenza fissata alle ore 24:00 del31 marzo 2021all’indirizzo Email: premio.cittadichieti@libero.it

  1. Files contenente il testo con cui si partecipa al Premio: poesie/racconti in forma                        anonima con carattere New Roman corpo 12 ciascuno su un file distinto. File della scheda di partecipazione, alla fine della pagina, appositamente compilata in ogni sua parte .
  • File attestante l’avvenuto versamento della quota di partecipazione.

Non è ammesso invio di materiale cartaceo. Nel caso in cui non fosse possibile spedire via Email, si può inviare il materiale alla Poetessa Di Iorio Rosanna, Via Federico Salomone, 115, 66100 CHIETI.

Art. 7 – Commissione di Giuria

Presidente di Giuria: Lorenzo Spurio (Poeta, saggista, critico letterario)

Lucia Bonanni (Poetessa, Scrittrice e critico letterario)

Carmelo Consoli (Poeta–scrittore, critico letterario, saggista)

Elvio Angeletti (Poeta)

Anna Maria Fusco (Docente lettere classiche, Scrittrice e Attrice)

Vittorio Verducci (Poeta, Scrittore)

Patrizia Stefanelli (Poetessa, Scrittrice, Regista teatrale, critico letterario)

Rosanna Di Iorio (Presidente del Premio – senza diritto di voto)

Osvaldo Roccioletti (Segretario del Premio)

Per quanto non previsto nel presente Bando, i provvedimenti su eventuali controversie e/o chiarimenti spettano autonomamente al Presidente del Premio, il cui giudizio è inappellabile.

Art. 8 Premi

I premi, per ciascuna sezione, saranno così ripartiti:

1° Premio – 300€, targa e diploma con motivazione 2° Premio – 200€, targa e diploma con motivazione 3° Premio  – 100€ targa e diploma con motivazione

La Giuria, inoltre, attribuirà i seguenti Premi Speciali:

Premio del Presidente di Giuria; Premio della Critica; Premio Chieti, assegnato alla migliore opera poetica di un autore teatino; Premio “Targa Euterpe” che verrà conferito ad un partecipante che si sarà distinto particolarmente in poesia. Premio “Targa Un Passo Avanti: Premio Letterario Nazionale Città di Ascoli Piceno” per un partecipante che si sarà distinto particolarmente in un racconto.

La Giuria potrà proporre ulteriori premi indicati quali “Menzione d’onore”, ad altrettante opere meritorie non rientrate nei premi da podio. Tale decisione dovrà ottenere il parere favorevole del Presidente di Giuria e del Presidente del Premio per poter essere attribuiti. Nel caso non sarà pervenuta una quantità di testi congrua per una sezione o all’interno dello stesso materiale e la Giuria non abbia espresso notazioni di merito per determinate opere, il Presidente del Premio può decidere di non attribuire alcuni premi. I poeti e gli scrittori classificati o segnalati verranno avvertiti tempestivamente a mezzo telefono o via e-mail se fornita.

Art. 9 – Premiazione

La cerimonia di premiazione si terrà in un luogo e in data da destinarsi, tenendo presente l’evolversi della situazione di emergenza sanitaria dettata dal Coronavirus in atto e, laddove non sarà possibile tenerla fisicamente, i premi verranno spediti a domicilio.

I risultati del Premio saranno comunque visibili sulla pagina Facebook “Premio Città di Chieti”, sul Sito letterario “Alla Volta di Leucade” del Prof. Nazario Pardini, sulla pagina  Concorsi Letterari.net e saranno diramati attraverso la stampa nazionale e ogni altro veicolo di informazione.

Art. 10 – Privacy

Ai sensi del DLGS 196/2003 e della precedente Legge 675/1996 i partecipanti acconsentono al trattamento, diffusione ed utilizzazione dei dati personali da parte dell’organizzatore, dell’Associazione Culturale Euterpe di Jesi e dell’Associazione Un Passo Avanti APS per lo svolgimento degli adempimenti inerenti al concorso e altre finalità culturali afferenti.

La partecipazione al Premio implica l’incondizionata accettazione di tutte le clausole del presente Regolamento comprensivo di 10 (dieci) articoli che potrà, in caso di necessità ed al solo giudizio dell’organizzatore, subire qualche variazione. Nel quale caso a tutti i partecipanti verranno fornite con ampio preavviso tutte le indicazioni circa la premiazione.

Rosanna Di Iorio – Presidente del Premio

Lorenzo Spurio – Presidente di Giuria

Osvaldo Roccioletti – Segretario del Premio

INFO:

Mail: premio.cittadichieti@libero.it Tel. 0871-456000 Cell.3356983492-Cell.3391484771

SCHEDA DI PARTECIPAZIONE

Nome/Cognome

________________________________________________________________

Residente in via

_________________________________Città____________________________

Cap _______________________ Provincia ______________________Stato_________________

Tel. ___________________________________ E-mail __________________________________

Partecipo alla/e sezione/i:

  • A –Poesia a tema libero

1.

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3. ———————————————————————————————————————

  • B – Racconto a tema libero

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Le opere presentate sono iscritte alla SIAE da parte dell’autore o figurano in opere in cui l’editore ha previsto l’iscrizione alla SIAE?

SI                         □ NO

Specificare:

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  • Dichiaro che il/i testi che presento è/sono frutto del mio ingegno e che ne detengo i diritti a ogni titolo.
  • Acconsento al trattamento dei dati personali qui riportati in conformità a quanto indicato dalla normativa sulla riservatezza dei dati personali (D. Lgs. 196/03) allo scopo del Concorso in oggetto da parte dell’organizzatrice del Premio.

Firma____________________________________ Data _________________________________

Al via il 2° Congresso internazionale della EuroMed University: Pasolini e Galdós a confronto

Articolo di Lorenzo Spurio

Dopo il grande successo incassato l’anno scorso per il Congresso Annuale della EMUI_EuroMed University dedicato ai rapporti tra Pier Paolo Pasolini e Rafael Alberti, quest’anno il Presidente della detta istituzione culturale internazionale, il professore Román Reyes, ha recentemente dato a conoscere il tema e i contenuti dell’edizione congressuale di quest’anno.

Il titolo di questo Festival letterario sarà “Pasolini e la Realtà dei Diseredati” con l’indicazione esplicita, nel sottotitolo, di “Galdós, 100 anni dopo” – Le persone come materia prima e ultima del lavoro artistico. Così, partendo dalla figura controversa e pluritematica di Pier Paolo Pasolini, uno dei maggiori intellettuali del Secolo scorso del quale si sono recentemente celebrati i quarantacinque anni dalla sua tragica morte, si andrà ad analizzare rapporti, legami, confluenze, echi, possibili letture, parallele o comparative, tra l’intellettuale romano e un altro esponente letterario di primo piano, di origine spagnola, questa vola il romanziere e drammaturgo Benito Pérez Galdós (1843-1920). Lo scrittore canario, noto per l’opera Doña perfecta (1876) e per una fitta composizione di “Episodios nacionales”, è considerato, a ragione, assieme a Pío Baroja (1872-1956) e ad Azorín (1873-1967), uno dei fondatori del romanzo moderno spagnolo.

A causa delle limitazioni dettate dall’emergenza sanitaria in atto quest’anno l’intero congresso internazionale, al quale partecipano e collaborano importanti istituzioni culturali quali il Centro Studi e Ricerche “Pier Paolo Pasolini” di Casarsa della Delizia (PN) e il Dipartimento di Diritto della Universidad Complutense di Madrid, si terrà in forma virtuale, nella modalità “a distanza” nelle giornate 23-25 novembre. Come è possibile leggere dal sito ufficiale, infatti, “L’EMUI metterà a sua disposizione, o alla sua portata, tutti i mezzi affinché questa azione prioritaria si svolga in formato virtuale, fornendo al format le tecniche più adeguate affinché l’impatto raggiunga il livello da noi proposto”. A figurare nel comitato tecnico-scientifico di questo congresso sono il prof. Antonio Giménez-Merino (Università di Barcellona, Vicepresidente EMUI), Paloma Criado (Direttrice dell’Ufficio EMUI – Presidenza) e i consulenti istituzionali Enzo Lavagnini (Direttore CSRPPP) e Román Reyes (Direttore CSRPPP).

Come accaduto nel precedente congresso, esso si mostra ricchissimo di interventi e contenuti. In “Galdós, Pasolini e la realtà dei diseredati” nella giornata del 23 novembre vedrà gli interventi della cattedratica di Etica presso l’Università di Salamanca, la professoressa M. Teresa López de Vieja che parlerà di “Pandemia e mutazione antropologica. Pasolini: Scritti corsari e Lettere luterane”;  il prof. Román Reyes (Direttore EMUI) terrà un discorso su “Galdós – Pasolini: due sguardi, due viaggio. Viaje a Italia (1888) e La lunga strada di sabbia (1959)”; Roberto Chiesi, della Cineteca di Bologna, parlerà di “Pasolini e l’ultimo degli uomini: la maledizione di Accattone (1961)” mentre il prof. Antonio Giménez Merino dell’Università di Barcellona terrà un discorso dal titolo “Il punto di vista del diseredato come progetto letterario e morale”.

Il secondo giorno del congresso, il 24 novembre, vedrà gli interventi del giornalista e saggista Dario Pontuale dal titolo “Gadda e Pasolini: due non romani a confronto”; del critico letterario e poeta Lorenzo Spurio dal titolo Los condenados di Benito Pérez Galdós, dell’onore e del riscatto”; della scrittrice e giornalista Simona Zecchi con l’intervento “Pasolini: il movente che lo ha condotto alla morte” e a conclusione della giornata si terrà un reading poetico coordinato dalle poetesse Michela Zanarella ed Elisabetta Bagli.

Reading che proseguirà nella terza giornata, il 25 novembre, e al quale seguiranno gli interventi della prof.ssa Isabel Jimeno dell’Università degli Studi di Genova con il contributo “Galdós nell’opera e nella voce di María Zambrano” e della prof.ssa Carmen Márquez-Montes dell’Università di Las Palmas de Gran Canaria con il discorso critico su “Le donne della scena galdosiana: protagoniste e attrici”.

La chiusura della tre giorni di incontri dovrebbe (la notizia deve essere ancora confermata) spettare all’eminente cattedratico, nonché Direttore del Cervantes e docente dell’Università di Granada, il prof. Luis García Montero che interverrà su “La influencia de Galdós y Pasolini en la literatura social posterior”.

Per poter prendere visione del programma completo e di tutte le indicazioni che diano notizia o accesso alle dirette e interventi dei relatori, si rimanda al sito ufficiale: http://pierpaolopasolini.net/2020/index.html

“Tutti i racconti” di Javier Marías, recensione di Marco Camerini

Recensione di Marco Camerini

“Accettati” o “accettabili” secondo l’autore, comunque splendidi e indispensabili per comprendere l’universo narrativo di Javier Marías, vengono opportunamente riuniti in volume Tutti i racconti (Einaudi 2020) pubblicati nelle due precedenti raccolte, Mentre le donne dormono (2000, 1ª ed.1990) e Quand’ero mortale (1996) che riflettono, integrano ed arricchiscono, nella forma breve, i motivi ispiratori della sua produzione romanzesca da Domani nella battaglia pensa a me a Berta Isla: contrariamente a quanto ritenuto da alcuni critici, un percorso creativo coerente e unitario (pur con esiti meno riusciti), non crediamo articolabile in due fasi, la prima delle quali – sino a Un cuore così bianco – più letterariamente felice. Fra tutti i temi trasversali della perdita/ricerca di un’identità mai definita né definibile nel caleidoscopico disgregarsi di una realtà illusoria e multiforme (si finisce, come nel bellissimo “Una notte d’amore”[1], con il costruirsi esistenze fittizie[2] per il timore di venire uccisi dai propri sentimenti se si ammettesse di viverli. “E per attenuare le cose più intense e passionali far come se accadessero ad un altro. Che è poi il modo migliore di osservarle”. Se poi “l’altro” è un morto…), dell’ambiguità gnoseologica che, inevitabilmente, si traduce in ambivalenza narrativa (“le storie accolte nel tempo non si devono cambiare, anche se si sono ficcate senza spiegazioni nel loro giorno”[3]: per Marías la mancanza di risposte sul piano esistenziale finisce con il costituirsi nella storia narrata, “è” la storia), infine dell’eros e di un fantasma femminile declinati nei loro minimi, più sfumati particolari. E se l’amore è speranza, ardore, oscenità, gioco, finzione, scambio di ruoli, nevrosi, paranoia, rapporto fra sconosciuti, stanca routine quotidiana e fantasia morbosa, opportunismo, devozione, calcolo, ricatto, rassegnazione, tradimento e (quasi) mai fedeltà – perché, in fondo, “è sufficiente credere che la vita di qualcuno dipenda dalla nostra per non negargliela, per non sentirci liberi  di andar via in qualunque momento, per quanto si possa essere stanchi e delusi”[4] e quella che manca è forse proprio la dimensione “normale” (semplicistica?) di un legame che viva semplicemente di sincera empatia – la donna, assai più dell’uomo, è l’emblema/universo in cui tale dimensione prende corpo. Vanitosa, paziente, crudele, sprezzante, infantile, cinica, sbadata o riflessiva, colta e appariscente o anonima, vendicativa sino alla violenza, insieme ironica e taciturna, tranquillizzante e inafferrabile, spesso sola (in attesa, delusa, insoddisfatta, ingannata…ampia la gamma della solitudine femminile), la Lei di questi racconti è “di una grazia irreale, quindi ideale, senza asprezze, distesa, quieta, priva di gesti, liscia, esuberante, non lattea ma cremosa, che non invita al tatto come se minacciasse di sciogliersi” ma ha anche “ciglia di bambola antica o dense e pelle scura per natura, per piscina o per spiaggia”[5].

Suggestioni che trovano naturale, originale espressione attraverso elementi canonici ed esemplari di un approccio narrativo assolutamente “europeo”, il sosia/gemello – Lord Rendall vede, o crede di vedere, se stesso nella presenza maschile che vive accanto a sua moglie in una allucinata alterazione/cancellazione del tempo al confine tra vita reale, illusoria o, forse, decisa da un incomprensibile destino e il detestabile Javier Gualta si scopre duplicato in un alter ego perfetto, finendo vittima di una spirale schizofrenica di degradazione e follia[6] – e il topos dello sguardo. Guardiamo per (tentare di) comprendere o solo vagamente recepire l’intellegibilità dei fenomeni, “in fondo sappiamo come sono fatti gli altri perché li vediamo, anche se nessuno sa vederli gli sguardi”[7] così, come del resto sin dai libri d’esordio, quasi in ogni intreccio qualcuno – affacciato ad un balcone/veranda, davanti ad un portone (spesso di notte), sfacciatamente o di soppiatto, ad occhio nudo, per mezzo di un Binocolo rotto o di un telecamera (“Mentre tutte le donne dormono”) – osserva qualcosa o qualcun altro: per adorazione, per sottrarre le apparenze alla loro fragile precarietà, per illudersi e non illudere, contemplare la bellezza e magari la morte – propria…altrui – quando, repentina e imprevedibile, sconvolge con la sua casualità equilibri, progetti, certezze, promesse[8]. E se Malanimo si risolve nel sorprendente omaggio ad un “Signor Presley” inquieto, ingenuo, sfruttato, ricattato con l’amicizia e le squallide ragioni di uno star system drogato dai dollari (lui “affabile e talentuoso come nessuno”), lo scrittore si conferma assai abile nel toccare le corde del genere fantasy/esoterico – in Le dimissioni di Santiesteban, Non più amori e nell’esemplare Quand’ero mortale[9] protagonista “in assenza” è un fantasma il quale sa amare e ingannare gli altri ma non se stesso, condannato com’è, in un “non tempo” che proustianamente si perpetua con ogni dettaglio, a ricordare e conoscere impulsi, sensazioni, intenzioni della propria vita prima non percepibili, a provare l’orrore di una piena “coscienza” anche della sua tragica conclusione – e del “poliziesco o d’intrigo”[10]: successivo di un solo anno (1995) a Domani nella battaglia pensa a me, l’intrigante “Sangue di lancia” lo riprende nell’incipit enigmatico e, per i meccanismi del delitto (apparentemente) irrisolto solo per un protagonista ignaro e raggirato da un sistema giudiziario kafkianamente “anonimo, ubiquo, molteplice, tragico”[11], anticipa clamorosamente il plot di Berta Isla.

Sul piano strettamente formale la prosa di Marías risulta complessa e articolata, con il ricorso insistito ad una marcata ipotassi, ad incidentali parentetiche equivalenti per importanza alla “frase ospite” e funzionali all’approfondimento psicologico del personaggio (che avviene di frequente attraverso la descrizione minuziosa del vestiario e dei capelli), ad un lessico sontuoso e analitico, ad una aggettivazione ricchissima – spesso addirittura quadruplicata – e mentre risultano inaspettatamente molto più rari – rispetto ai romanzi – gli amati richiami shakespeariani[12], brillante e personalissima risulta la costruzione della struttura narratologica, grazie soprattutto al ricorrere frequente del “finale aperto e/o mancato”, una delle peculiarità del suo stile su cui vale la pena, in conclusione, di soffermarsi. Di fatto il dato essenziale della trama – inteso come scioglimento di un’attesa creata ad arte per l’evento risolutore/chiarificatore della vicenda – non si svela quasi mai nella conclusione del racconto e l’epifania viene differita ad un ipotetico scenario/spazio extra-testuale che spetta alla complicità del lettore supporre e, se vorrà, addirittura “scrivere”, dopo che l’intreccio ha esaurito l’analisi dell’intera gamma di sensazioni emotive dei personaggi di fronte all’evento stesso, vero scopo della scrittura. Questo coincide per lo più con un accadimento di natura violenta come un omicidio, di volta in volta immaginato, pensato, desiderato, forse già avvenuto (“Il medico di notte”), che probabilmente avverrà – magari perché annunciato (“Un immenso favore” e “Caduto in disgrazia”) – o, clamorosamente, sta avvenendo senza che si conoscano la vittima e i motivi della sua eliminazione (“Domenica di carne”), ma l’effetto risulta sorprendente quando la sfera è quella affettiva/erotica, come in “Viaggio di nozze” e “Meno scrupoli”. Un vero narratore è tale anche – forse soprattutto – quando sceglie di non narrare…l’iceberg di Hemingway insegna.

Marco Camerini


[1] Tra virgolette alte i titoli dei racconti citati.

[2] Va ricordato che uno degli spunti centrali di Berta Isla è proprio quello della “vita parallela”.

[3] Sangue di lancia, p.217.

[4] Caduto in disgrazia, p.319.

[5] Passim da tutti i racconti.

[6] Il racconto, uno dei migliori dell’intera raccolta – deve molto, ci pare, all’Uomo duplicato di Saramago, oltre che, evidentemente, al Sosia di Dostoevskij.

[7] Un senso di cameratismo, p.292 e segg.

[8] Molto frequente in Marías il macrotema della morte: provocata, accidentale, violenta, naturale, mai più di tanto temuta, spesso avvolta nell’incertezza e nel mistero.

[9] Per il “morto che parla di sé” cfr. anche “l’accettabile” Vita e morte di Marcelino Hurriaga. Rimanda, invece, allo Schnitzler del Diario di Redegonda lo schema del “defunto protagonista”, come a molti dei suoi racconti (non solo il più noto, Doppio sogno) la dialettica veglia/sogno.

[10] Questa la definizione dell’autore stesso nella prefazione da lui curata, p.XV.

[11] Lo specchio del martire, p.335 e segg.

[12] Solo tre nei trenta racconti: Otello, Amleto e (il più ampio) Il mercante di Venezia in Tutto male torna, p. 164.

L’autore della recensione ha acconsentito e autorizzato alla pubblicazione del testo su questo spazio senza nulla pretendere all’atto della pubblicazione né in futuro. Si rappresenta, inoltre, che la diffusione del presente testo su altri spazi, in forma integrale o parziale, non è consentita senza il consenso scritto da parte dell’autore.

Annella Prisco esce con il romanzo “Specchio a tre ante”

Segnalazione di Lorenzo Spurio

Il prossimo 29 ottobre per i tipi di Guida Editori di Napoli uscirà il nuovo libro della scrittrice partenopea Annella Prisco dal titolo “Specchio a tre ante”. Un volume che – come segnala il comunicato stampa ufficiale – risulta “avvincente, con un intreccio narrativo solido e personaggi ben caratterizzati”.

La trama ci racconta della storia personale di Ada, personaggio principale di questo racconto ben riuscito caratterizzato da tratti d’intimità e delicatezza. Si tratta del suo intricato percorso che ce la svela nel frastagliato viaggio emozionale e di crescita durante il quale riaffiorano episodi cruciali della sua esistenza. L’impiego di forme verbali differenti permette di realizzare la concatenazione di eventi e di situarla adeguatamente nei vari strati della coscienza della protagonista in un colloquio continuo nel quale, lentamente, vengono alla luce sensazioni nonché fatti che hanno contraddistinto il suo universo privato. Ed è così che con sapienza i piani temporali interagiscono tra loro, si penetrano e si riflettono nel creare una descrizione oculata anche della dimensione topografica e paesaggistica dove la protagonista si muove: dalla Capitale a Firenze sino alla regione del Cilento. Pare che al lettore – viene detto ancora nel comunicato – sia confacente e istintiva la capacità – non così abituale – di sentirsi amico della donna e di accompagnarla nel flusso dei suoi ricordi.

La postfazione, a cura di Isabella Bossi Fedrigotti, sottolinea come la Prisco «mette al centro della sua narrazione, non solo come sfondo ma anche come attiva partecipe dell’azione, una vecchia casa di famiglia. […] Ada approda qui come chi è in fuga da una quotidiana infelicità: per mettere ordine nei suoi pensieri, per trovare riparo e quiete dell’anima». L’immersione che si produce all’interno delle trame di questa vicenda è tale che il lettore è pervaso da un desiderio di conoscere il seguito della vicenda in maniera insaziabile.

Annella Prisco, scrittrice, donna immersa nella cultura e nell’arte a trecentosessanta gradi, è anche critico letterario e vice presidente del noto Centro Studi “Michele Prisco” intitolato alla memoria dell’augusto padre, autore di vari romanzi di successo, nonché vincitore del Premio Strega nel 1966 con Una spirale di nebbia. Quest’anno si celebra il centenario del suo illustre genitore che verrà ricordato in una serie di eventi condotti, alla regia, da uno specifico Comitato Nazionale.

Un commento a caldo della stessa autrice sul nuovo libro ci sembra molto opportuna e importante: «Certamente questo nuovo romanzo è per me una grande scommessa… – ravvisa Annella Prisco – forse in qualche momento oscurata dal dubbio di pubblicarlo in una stagione così complicata per tutti, ma la lettura può essere anche catartica soprattutto nei momenti più bui, per immergersi nelle pagine di un intreccio che fa respirare atmosfere intense e coinvolgenti… ma, ovviamente, affido ai lettori l’ultima parola!», sostiene.

Il volume – che si caratterizza anche per un pregevole dipinto ad acquarello opera di Vincenzo Stinga in copertina – verrà presentato prossimamente in varie città italiane, emergenza sanitaria permettendo.

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La Grazia, la carne e il diavolo: “Il cielo è dei violenti” di Flannery O’Connor. Recensione di Marco Camerini

Recensione di Marco Camerini

Breve la vita (in)felice di Flannery O’Connor (1925-1964) – georgiana discendente da una famiglia cattolica irlandese stabilitasi in America – a contatto costante e doloroso con un male invalidante e progressivo combattuto tenacemente grazie ad una fede radicata e personalissima, all’illusione di amori sognati e mai giunti, soprattutto alla devozione strenua per una letteratura che le apparve subito espressione traumatizzante e integrale di “tutto ciò che è umano”: non “emozione disincarnata”, bensì adesione convinta alla concretezza della realtà, la quale pure cela in sé, naturalmente, una valenza altra, “epifanica, anagogica” che spetta al “dono/grazia” potente della scrittura “disvelare e liberare”[1].

Flannery O’Connor

Meritoriamente e nella nuova, convincente traduzione di Gaja Cenciarelli la Minimum fax ristampa ora Il cielo è dei violenti (1960), scabroso, visionario, per certi versi sconvolgente bildungsroman incentrato su una fra le più riuscite e indimenticabili figure di adolescenti del ‘900, Francis Tarwater – “zigomi piccoli e magri come le braccia di una croce, anima appesa a testa in giù, nato da una Gezabele svergognata” – “incredibilmente vicino” allo Skyler di Sorella, mio unico amore della Oates (comune alle due autrici una tendenza al gotico-noir) e così lontano dai tanti eroici, ironici Oskar, con la c o con la k, con o senza tamburi di latta. Nei territori familiari di un profondo Sud primitivo e rurale (anno 1952, unica marca temporale citata indirettamente a p. 54) il violento Mason, “voce ghiaiosa e collo taurino”, sedicente profeta vittima, come tutti i profeti,  dei mali del mondo e anche del Signore (ingrato servirlo, fatica e tanfo della Croce, incontri con girandole di luce e bestie sconosciute dalle ali di fiamme e ben quattro teste rivolte ai quattro punti cardinali dell’universo, quattro quanti gli anni trascorsi in manicomio contro i soli quaranta giorni di Ezechiele nel pozzo), chiamato sin dalla prima gioventù, “ad arrancare all’ombra pestilenziale di Gesù” e, “dilaniato dallo sguardo di Dio”, proclamare l’esplosione del sole nel sangue e nel fuoco, rapisce il pronipote Francis Marion su ispirazione divina educandolo in un bosco, come Elia con Eliseo, per testimoniare la Redenzione, liberarlo dal contagio demoniaco della scuola e avviarlo, in purezza, a perseguire la sapienza di compagni eletti quali Abele, Enoch, Noè e il Battista, probabilmente il primo della classe. Missione in bilico tra credenze ancestrali e follia, già tentata ma fallita con lo zio di Tarwater, Rayber, figlio della sorella e fratello della madre alla cui morte il ragazzo era stato affidato: vita metodica di abitudini sincronizzate sui parametri del razionale buon senso, calviniano osservatore del mondo (“la mia porzione di felicità è in ciò che posso vedere e fare per me stesso e per i miei simili in questa vita”), anche se la tara familiare di una mistica, barbarica ebbrezza scorre nel suo sangue e il retaggio del passato trascorso con Mason si ripropone nelle forme di una temuta, irrazionale, impetuosa ed esigente “ondata d’amore” cui, risoluto e silenzioso, il maestro (la sua professione) non accetta di cedere né vuole vi ceda il nipote. Conteso da queste (tanto diverse?) personalità si consuma – scomposta, esile e toccante – l’esperienza vitale di Francis che, novello Mosè…o Giosuè, o Daniele, affronta la nemesi di una crescita senza gioia vissuta nella disperazione di una alienata, dissociata solitudine. Se non fosse che un elegante Sconosciuto, saggio e sarcastico alter ego interiore assordante e asseverativo (forse l’intuizione più geniale del libro), voce di una coscienza inquieta – voce dell’Eterno o di Satana…dove finisce il territorio del diavolo e inizia la vigna del Signore? – insinua in lui il dubbio, ne tocca  “la corda civile” e lo pone, con i toni persuasivi e raffinati dell’intrigante Monsieur des Oiseaux di Santucci, di fronte alle delicate, nodali problematiche della scelta, del rimorso, del libero arbitrio, del male nel mondo e del suo senso ultimo, del dolore, spesso intollerabile, che questo provoca quando si presenta come un destino crudele e immeritato. Così è accaduto proprio al tollerante e (come Giobbe) paziente maestro Rayber con il figlio Bishop avuto da Bernice (una sola vocale in meno e, svanito ogni mitologico fascino, il nome precipita nel “ridicolo”), struggente immagine di bimbo privo di senno dallo sguardo vuoto e perduto: difficile sublimare il tutto nella palingenesi della finale Redenzione, umano cedere allo sconforto o al gesto inconsulto.

Ci fermiamo qui. Se risulta ingeneroso riassumere il romanzo della O’Connor – percorso costantemente dal richiamo, non privo di ironia, ad una devozione oscura e potente che (come recita il titolo, versetto di Matteo tradotto dalla Bibbia) si impone con la forza atavica e spasmodica di Rebora e Jacopone contro le istanze di una ragionevolezza laica, lucida sino al più cinico egoismo – certamente leggerlo costituisce un’esperienza unica che trascina, mai innocentemente, il lettore, destinato a confrontarsi anche con uno stile sontuoso, solo apparentemente referenziale, spesso connotato da toni espressionistici e intensamente lirici. Così, ad esempio, “i boschi dietro la radura correvano in falde grigie e viola fino a toccare l’azzurra fortezza di alberi schierati contro il cielo del mattino” e “schizzi di sole, vescica bianca e furibonda vengono lanciati” sui viali di una città degli uomini e non civitas Dei, perverso inferno di “maligne teste basse e parole borbottanti”[2], mentre suggestivo risulta il ricorso alle similitudini in funzione descrittiva e la nebbia è “una striscia gibbosa che avanza come un segugio pronto ad accovacciarsi”, il sospiro “una stanca folata di sabbia sollevata e poi lasciata cadere di colpo dal vento”, gli occhi “due guizzanti pesci argentati che tentano di liberarsi da una rete di fili rossi”[3]. Proprio gli occhi – insieme agli elementi simbolicamente contrapposti dell’acqua (non consacra solo la rinascita battesimale) e del fuoco (non semplice fonte di francescano calore, come del resto conferma molta filmografia americana) – costituiscono nella scrittrice un topos ossessivamente ricorrente: “d’acciaio o d’argento, ciechi, socchiusi, dilatati, velati di conoscenza e iniettati di sangue, pieni di niente o privi di dignità, vacui, feroci o del colore di un lago al crepuscolo”[4] risultano assolutamente funzionali non solo alla definizione psicologica di tutti i personaggi, ma alla costruzione di intere situazioni narrative. Forse una coincidenza, solo lo Sconosciuto non ha sguardo…[5]

MARCO CAMERINI


[1] Le riflessioni teoriche, citate fra virgolette, sono tratte da FLANNERY O’CONNOR, Nel territorio del diavolo. Sul mistero dello scrivere, Roma, Minimum fax, 2003.

[2] Passim dal testo.

[3] Passim dal testo.

[4] 64, 66, 71, 83, 89, 99, 102, 108, 109, 114, 156, 165, 172 sono solo alcune – le più significative – delle pagine in cui, a diverso titolo, è presente il campo semantico dello sguardo.

[5] Cfr. p. 53

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