“Profondità primitive” di Gianfranco Sorge, recensione di Vittorio Sartarelli

Recensione di Vittorio Sartarelli 

419qjo91iILRecensire un libro, anche se, a volte, è un’impresa difficile, mi piace sempre e mi piace sapere o scoprire, in base agli indizi ricevuti, la personalità dell’autore perché ritengo che egli, nello scrivere la sua opera si immedesimi quasi sempre, come suo alter ego, nel personaggio principale. Questa volta sono stato, in un certo qual modo aiutato e facilitato, nell’identificare l’autore, prima perché è un mio conterraneo, poi perché la vicenda narrata in Profondità primitive (Elison Publishing) di Gianfranco Sorge si svolge in Sicilia e precisamente a Catania e nel suo hinterland, con un territorio forse unico nel suo genere sia per la bellezza dei luoghi, sia per la caratteristica lessicale dei suoi abitanti e, in fine, per la sceneggiatura del libro, scelta accuratamente e con una punta di poesia nella sua espressione. Per prima cosa, Ruggero, il protagonista della storia, è un medico, un giovane capace e aitante chirurgo specializzato in chirurgia generale. Dietro questa persona, si adombra l’autore, che, secondo me, è sicuramente un medico, non propriamente un chirurgo specializzato ma, di certo, un molto preparato anatomopatologo e un valente psicologo. Detto questo, si può chiaramente capire tutta la preparazione professionale dell’autore nel congegnare ed orchestrare l’intero ordito narrativo che si può sintetizzare in un completo itinerario di analisi psicologica di un soggetto, nella circostanza, Eleonora, la seconda coprotagonista della storia, la quale, dopo un’analisi psicologica di anni profonda e mirata, riuscirà a liberarsi di tutti i problemi della sua personalità. Questa era stracolma di miti e complessi psichici profondi che l’avevano assillata e traumatizzata per tutta l’adolescenza e la sua gioventù. Alla base di questi complessi c’erano delle esperienze formative e traumatizzanti subite in tenera età, con entrambi i suoi genitori e con un suo fratello maggiore, morto prematuramente. Questi problemi esistenziali erano cominciati all’età di cinque anni, con un incidente occorso a suo fratello Marco che, per un’imprudenza ed una stravaganza coerente con la sua personalità, era precipitato in un laghetto rimanendo soffocato, secondo la valutazione della piccola Eleonora. Lei, subito, era corsa ad avvisare dell’accaduto i suoi genitori, scoprendoli, inavvertitamente, in camera da letto, nudi ed abbracciati nel loro letto coniugale mentre facevano l’amore. La concomitanza di questi due accadimenti, assieme ad altre evenienze che riguardavano il fratello avevano creato nella fragile e precaria situazione psicologica della piccola Eleonora, una sorta di complesso di Edipo nei confronti del padre, complice la madre che non si era mai mostrata affettuosa e premurosa verso di lei preferendole sempre, nell’affettività materna, il fratello maggiore perché era un maschio. Si era creato così un complessivo amore-odio nei confronti dei genitori e di invidia nei confronti del fratello, ciò aveva radicato nella sua psiche la convinzione di essere la responsabile, prima della morte del fratello e, in seguito, di suo padre e, quindi, meritevole di una punizione che avrebbe dovuto scontare durante tutta la sua vita. Tutti questi problemi le creavano una serie di scissioni della sua personalità rendendola incapace di relazionarsi con gli altri e quasi contraria alla relazione con l’altro sesso per timore di non sapere comportarsi nascondendo le sue pulsioni sessuali delle quali aveva paura sconoscendo completamente le dinamiche dell’amore e del sesso. A un certo punto della sua vita le accade un incidente stradale con la sua macchina perché, distratta dai suoi pensieri uscendo da un posteggio, si scontra con una Mercedes alla guida della quale c’è l’uomo della sua vita, ma lei non lo sa. Così comincia quella che sarà la storia della sua vita che, inframezzata da periodiche visite in analisi psicologiche con lo psicologo che da 4 anni la segue in quello che sarà un processo evolutivo costante e preciso che le svelerà tutti retroscena dei suoi complessi e che le permetterà di essere libera dai loro condizionamenti e diventare una persona normale.  Ruggero, il guidatore della Mercedes si innamorerà pazzescamente di lei e la saprà guidare e aiutare a uscire dal suo guscio psicologico coprendola di premure e di amore incondizionato. Questa meravigliosa storia d’amore fra Ruggero ed Eleonora evolve e si dipana in modo interessante e piacevole fra i due giovani ed è una piccola grande chicca di valente prosa con tutti gli attributi necessari ad esprimere azioni e sentimenti fra due innamorati così completi e dotati di un verismo espressivo di alto livello, senza mai trascendere nel pornografico o nell’osceno, di alcune scene di sesso che sono proprie dell’amore completo e totale tra due esseri che sono fatti l’uno per l’altra. Nell’alternarsi di questo menage a due nel quale si notano delle sfumature sensoriali, nette ma delicate, che esistono nei rapporti amorosi e che sono legati al tatto, agli odori,  ai sapori e al gusto del partner, c’è la descrizione ammirata della scenografia bucolica della periferia di Catania ma, c’è anche il siparietto delle sedute di analisi di Eleonora ed alle sue rivisitazioni, a volte anche filosofiche, che servono a spiegare con dovizia al lettore la dinamica morfologica dei punti nevralgici dei vari problemi psicologici che avviene nell’intelletto e nella psiche della stessa che, gradatamente, con una progressione lenta ma sicura, prende coscienza dei motivi delle sue paure e delle sue pene affrancandosi progressivamente dalla dipendenza dai fattori negativi della sua psiche. Tutto il libro, in fine, è una lezione di analisi psicologica completa, fatta con capacità professionale e trasporto da uno psicologo raffinato che è anche un poeta della narrativa. Complimenti vivissimi all’autore che, secondo me, è anche un apprezzato professionista della psicoanalisi.

Vittorio Sartarelli

 

L’autore del presente testo acconsente alla pubblicazione su questo spazio senza nulla pretendere all’atto della pubblicazione né in futuro. E’ severamente vietato copiare e diffondere il presente testo in formato integrale o parziale senza il permesso da parte del legittimo autore. Il curatore del blog è sollevato da qualsiasi pretesa o problematica possa nascere in relazione ai contenuti del testo e a eventuali riproduzioni e diffusioni non autorizzate, ricadendo sull’autore dello stesso ciascun tipo di responsabilità.

Al via la VII Ragunanza di Poesia e Narrativa dell’omonima associazione romana


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L’Associazione di Promozione Sociale ‘Le Ragunanze’ con il patrocinio morale del Consiglio Regionale del Lazio, Roma Capitale XII Municipio, Ambasciata di Svezia, EMUI-EuroMed University, Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico, Golem Informazione, Associazione Culturale Euterpe, DILA-Da Ischia L’Arte, Radio doppio zero, Leggere Tutti, Nuova Accademia Monteverde, Premio internazionale di Poesia & Narrativa Città di Latina promuove la 7^ Ragunanza di “POESIA, NARRATIVA e PITTURA”

La partecipazione è aperta a tutti coloro che, dai 16 anni in su – per i minorenni è necessaria l’autorizzazione dei genitori o di chi ne fa le veci – senza distinzioni di sesso, provenienza, religione e cittadinanza, accettano i tredici (13) Articoli qui di seguito specificati. La frase sopra menzionata “per i minorenni è necessaria l’autorizzazione dei genitori o di chi ne fa le veci“  vuol dire che chi non ha compiuto 16 anni può partecipare alla settima ragunanza, previa l’autorizzazione scritta e firmata da entrambi i genitori che dovranno allegare alla loro autorizzazione la fotocopia della loro carta d’identità.

I nostri GIURATI, i cui nomi saranno resi noti solo a conclusione della votazione, valuteranno gli scritti pervenuti e le opere pittoriche (in foto) spedite per e-mail, a loro insindacabile giudizio! Il REGOLAMENTO per la 7^ Ragunanza di POESIA, NARRATIVA & PITTURA, prevede quattro sezioni:

I sez.: POESIA INEDITA “NATURA-MEDITERRANEO”

II sez.: SILLOGE DI POESIA EDITA “A TEMA LIBERO”

III sez.: NARRATIVA LIBRO “A TEMA LIBERO”

IV sez.: PITTURA “A TEMA NATURA O A TEMA LIBERO”

La tematica di tutte e quattro le sezioni, trattandosi di “ragunanza”, termine in uso nell’Arcadia di Christina di Svezia, dovrà almeno contenere dei riferimenti alla natura che ci accoglie.

Per la I sezione, la POESIA “NATURA-MEDITERRANEO”, che sarà da Voi scritta, nel rispetto della sintesi poetica, dovrà ricordare i dettami dell’Arcadia, il valore della natura, filtrati dagli eventi attuali che coinvolgono, modificano, distruggono i quattro elementi della nostra madre Terra e lo spirito di tutti coloro che si prodigano per la salvezza ed il recupero dell’ambiente e in particolare del Mare Mediterraneo.

Per la II sezione, la SILLOGE DI POESIA EDITA “A TEMA LIBERO”, che sarà da Voi già stata pubblicata (o da Casa Editrice o in proprio) e che decidete di far partecipare a questa VII Ragunanza, si presenterà quindi come un libretto, potrà trattare qualsiasi tematica, essendo “A TEMA LIBERO”, e potrà spaziare su temi alti dell’esistenza, su temi universali, che abbraccino il genere umano.

Per la III sezione, NARRATIVA LIBRO “A TEMA LIBERO”, che sarà da Voi già stato pubblicato (o da Casa Editrice o in proprio) e si presenta quindi in forma di libro, potrà trattare qualsiasi tematica, essendo “A TEMA LIBERO”, e potrà spaziare su temi alti dell’esistenza, su temi universali e filosofici, che abbraccino il genere umano.

Per la IV sezione, PITTURA “A TEMA NATURA O TEMA LIBERO” si tratta di un’opera pittorica, realizzata con qualsiasi tecnica e che verrà inviata per e-mail al giudizio, in formato jpg come fotografia; l’opera potrà trattare qualsiasi tematica, essendo “A TEMA NATURA O LIBERO”, e potrà spaziare su temi alti dell’esistenza, su temi universali e filosofici, che abbraccino il genere umano. Quell’opera pittorica scelta, qualora risultasse tra i vincitori, dovrà essere portata dall’autore in originale, per essere esposta nelle tre ore della cerimonia di premiazione.

Art.1 Si richiede per la 7^ Ragunanza di POESIA, NARRATIVA e PITTURA, che il testo della poesia sia di massimo 36 versi e scritto in Times New Roman, a carattere 12 o 18 e che si rispettino in tutte le loro parti i 13 Articoli, i quali specificano le norme, i diritti, i requisiti e le leggi di questo regolamento.

Art.2 La POESIA della sezione “NATURA-MEDITERRANEO” dovrà essere inedita e, per concorrere, andrà spedita via e-mail a apsleragunanze@gmail.com indicando e specificando la sezione da voi scelta in questo modo:

Settima Ragunanza di POESIA, NARRATIVA e PITTURA

Sezione I: POESIA INEDITA “NATURA-MEDITERRANEO”

1.La POESIA sarà ammessa solo ed unicamente con il nome, cognome, contatto telefonico ed e-mail di rintracciabilità del partecipante al concorso. I dati del concorrente sopra indicati andranno scritti in un foglio “a parte” e spediti insieme al foglio dove sarà scritta la Vostra POESIA che concorrerà.

Ai nostri giurati sarà fatta pervenire la POESIA in forma anonima.

2.La “SILLOGE DI POESIA EDITA A TEMA LIBERO”, per concorrere, andrà spedita in pdf via e-mail a apsleragunanze@gmail.com indicando e specificando la sezione da voi scelta in questo modo:

Settima Ragunanza di POESIA, NARRATIVA e PITTURA

Sezione II: POESIA “SILLOGE DI POESIA EDITA A TEMA LIBERO”

La SILLOGE già pubblicata – o da Casa Editrice o in proprio – sarà ammessa solo ed unicamente con il nome, cognome, contatto telefonico ed e-mail di rintracciabilità del partecipante al concorso; questi dati saranno scritti su foglio a parte, che conterrà i dati ulteriori dell’Autore, nonostante appaia sul libro solo il nome ed il cognome dell’Autore della Silloge.

La Silloge di poesia, il libro, potrà essere spedita a scelta del partecipante, o con Raccomandata R/R o con piego di libri in una (1) unica copia a: A.P.S. “Le Ragunanze” c/o Michela Zanarella – Via Fabiola, 1 – 00152 Roma.

Congiuntamente dovrà comunque e pertanto arrivare, in pdf la Vostra silloge alla e-mail: apsleragunanze@gmail.com indicando nell’oggetto la sezione ovvero: sezione POESIA “SILLOGE DI POESIA EDITA A TEMA LIBERO”

La Raccomandata R/R tranquillizza il partecipante ed assicura dell’avvenuta ricezione da parte dell’A.P.S. “Le Ragunanze”

Nel foglio inserito nella busta, che conterrà la silloge (il libretto), dovranno essere specificati i dati dell’autore: nome, cognome, contatto telefonico ed e-mail di rintracciabilità del partecipante al concorso.

3.Il LIBRO DI NARRATIVA “A TEMA LIBERO”, per concorrere, andrà spedito in pdf via e-mail a apsleragunanze@gmail.com indicando e specificando la sezione da voi scelta in questo modo:

Settima Ragunanza di POESIA, NARRATIVA e PITTURA

Sezione III: NARRATIVA LIBRO “A TEMA LIBERO”

ovvero, il Vostro romanzo, la Vs opera, potrà riguardare tematiche varie, essendo “A TEMA LIBERO” e potrà spaziare su temi alti dell’esistenza, su temi universali e filosofici che abbraccino il genere umano, i sentimenti, oltre alla fauna che regna nel nostro pianeta Terra. Il libro già pubblicato – o da Casa Editrice o in proprio – sarà ammesso solo ed unicamente con il nome, cognome, contatto telefonico ed e-mail di rintracciabilità del partecipante al concorso; questi dati saranno scritti su foglio a parte, che conterrà i dati ulteriori dell’Autore, nonostante appaia sul libro solo il nome ed il cognome dell’Autore del romanzo di narrativa a tema libero.

Il libro, potrà essere spedito, a scelta del partecipante, o con Raccomandata R/R o con piego di libri in una (1) unica copia a: A.P.S. “Le Ragunanze” c/o Michela Zanarella – Via Fabiola, 1 – 00152 Roma.

Il Vostro libro “a tema libero” sarà fatto pervenire ai Nostri giurati in pdf e sarà esposto nel giorno della Premiazione.

IV sezione: PITTURA “A TEMA NATURA O TEMA LIBERO”. Si partecipa con un’opera pittorica in qualsiasi tecnica a tema libero, a colori o in bianco e nero, da inviare in foto per posta elettronica all’indirizzo apsleragunanze@gmail.com in formato JPG, i file devono essere nominati con il titolo della foto.

Settima Ragunanza di POESIA, NARRATIVA e PITTURA

Sezione IV: PITTURA “A TEMA NATURA O A TEMA LIBERO”

Art.3 Le modalità espressive della POESIA, della SILLOGE, del LIBRO DI NARRATIVA, della PITTURA ripartite nelle due modalità, non dovranno essere offensive né ledere la sensibilità e/o la dignità del lettore, dell’ascoltatore, del visore e della persona chiamata in causa a “giudicare” e a leggere. Le opere che non ottemperano quanto specificato nell’articolo 3 saranno automaticamente escluse.

Art.4 La partecipazione è soggetta ad una quota di € 10,00 per ogni sezione, che sottintende la presenza dell’autore concorrente ed include le spese di segreteria; la partecipazione ad una delle sezioni e non esclude la partecipazione alle altre sezioni di questo Regolamento.

Art.5 La scadenza per l’inoltro dei testi è fissata a Lunedì 30 MARZO 2020;

Art.6 Il giudizio della giuria è insindacabile;

Art.7 La partecipazione al concorso comporta l’accettazione di tutte le norme del presente regolamento ed il partecipante dovrà essere presente il giorno della ragunanza per la lettura delle POESIE e di alcuni stralci di brani tratti dal LIBRO di Narrativa, secondo la graduatoria di premiazione di fronte agli astanti e per la descrizione breve “a commento” della propria opera, la PITTURA, qualora ci fosse tempo ulteriore a disposizione.

Sono ammesse deleghe solo in presenza “certa” del delegato a ritirare il premio assegnato, il quale si dovrà mettere in contatto con la segreteria del PREMIO, confermando il nome del delegato alla mail: apsleragunanze@gmail.com ;

Art.8 Qualora il premiato o il suo delegato non fosse presente, il suo riconoscimento sarà recapitato solo previo inoltro tassa di spedizione ed accordi con la segreteria del premio.

Art.9 I partecipanti, le cui loro opere di poesie, sillogi, racconti brevi, romanzi e pitture nelle modalità specificate, siano state selezionate per la premiazione, la lettura e la visione in pubblico, saranno informati sui risultati delle selezioni mediante e-mail personale e segnalazione nel sito dell’Associazione di Promozione Sociale “Le Ragunanze”: www.leragunanze.altervista.org

Art.10 Le POESIE così come alcuni stralci dei libri di narrativa saranno letti in pubblico il giorno della PREMIAZIONE ossia, DOMENICA 24 MAGGIO 2020, dalle ore 10,30 fino al termine della CERIMONIA di PREMIAZIONE all’interno di Villa Pamphilj nella Sala del Bel Respiro, conosciuta come antica vaccheria dei principi Pamphilj, di fronte al bistrot del parco.

Le opere artistiche premiate saranno esposte nell’antica vaccheria dei principi Pamphilj nel momento specifico della loro premiazione.

Qualora per suggestione o timidezza l’autore decidesse di non leggere o di non commentare la propria opera in pubblico, questa sarà letta o commentata da un attore o un’attrice o da un critico d’arte, che darà professionalità all’evento stesso esaltando al contempo la poesia, la narrativa, o l’opera pittorica dell’autore qui esposta, accompagnata dalla lettura della motivazione dei giurati.

Art.11 A tutti i selezionati sarà inviato, con largo anticipo, l’invito a partecipare alla CERIMONIA di PREMIAZIONE per la VII RAGUNANZA.

Art.12 I PREMI saranno così suddivisi:

Settima Ragunanza di POESIA, NARRATIVA e PITTURA.

  1. I sez.: POESIA INEDITA “NATURA-MEDITERRANEO”

POESIA INEDITA sez. “Natura-Mediterraneo”:

– primo classificato: (coppa+ abbonamento per 1 anno al mensile LEGGERE TUTTI)

– secondo classificato: (targa)

– terzo classificato: (medaglia)

  1. II sez.: SILLOGE DI POESIA EDITA “A TEMA LIBERO”

SILLOGE DI POESIA EDITA a “Tema Libero”

– primo classificato: (coppa)

– secondo classificato: (targa)

– terzo classificato: (medaglia)

  1. III sez.: NARRATIVA LIBRO “A TEMA LIBERO”

NARRATIVA LIBRO a “Tema Libero”

– primo classificato: (coppa)

– secondo classificato: (targa)

– terzo classificato: (medaglia)

  1. IV sez.: PITTURA “A TEMA NATURA O A TEMA LIBERO”

PITTURA in modalità “a Tema Natura o a Tema Libero”

– primo classificato: (coppa)

– secondo classificato: (targa)

– terzo classificato: (medaglia)

Saranno consegnate le Menzioni d’Onore (cartiglio pergamenato con i loghi: Le Ragunanze, (in basso da sx a seguire) Consiglio Regionale del Lazio, Roma Capitale XII Municipio, Ambasciata di Svezia, EMUI, Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico, Rete Italiana per il Dialogo Euro Mediterraneo, Golem informazione, Associazione Culturale Euterpe, etc.)

L’assegnazione della TARGA del PRESIDENTE dell’A.P.S. “Le Ragunanze” è a discrezione del PRESIDENTE.

* Nella sinergia tra l’A.P.S. “Le Ragunanze” e l’Associazione Culturale Euterpe è contemplata l’assegnazione del Trofeo, che verrà consegnato a discrezione del direttore della omonima rivista.

Tutti i partecipanti presenti, e solo i presenti, riceveranno brevi manu l’attestazione di partecipazione alla Settima Ragunanza di POESIA, NARRATIVA e PITTURA per aver concorso con l’opera, anche se questa non si è posizionata tra i vincitori.

Art.13 Nel file d’invio a apsleragunanze@gmail.com includere dati personali, indirizzo postale, indirizzo e-mail, telefono, breve nota biografica, (per i minorenni includere anche l’autorizzazione dei genitori o di chi ne fa le veci con la fotocopia della loro carta d’identità) la dicitura “SARÒ PRESENTE”, fotocopia del versamento di € 10,00 da effettuare tramite ricarica Postepay n° 5333171018479663 intestato a Michela Zanarella, C.F.: ZNRMHL80L41C743L o in contanti nel plico di spedizione per i diritti di segreteria; in calce al testo, la seguente dichiarazione firmata:

“Dichiaro che i testi delle poesie, i libri, le pitture da me presentati a codesto concorso internazionale sono opere di mia creazione personale.

Sono consapevole che false attestazioni configurano un illecito perseguibile a norma di legge.

Autorizzo il trattamento dei miei dati personali ai sensi della disciplina generale di tutela della privacy (L. n. 675/1996; D. Lgs. n. 196/2003) e la lettura e la diffusione del testo per via telematica e nei siti di Cultura della Poesia, della Narrativa e dell’Arte, nel caso venga selezionato, dai giurati del concorso Settima Ragunanza di POESIA, NARRATIVA & PITTURA”

A maggio 2020, per il terzo anno consecutivo, l’associazione di promozione sociale ‘Le Ragunanze’, nel VII anno dell’omonimo Premio internazionale per la poesia, la narrativa e la pittura, consegnerà la Targa dedicata ad Anastasia Sciuto, ad un giovane talento dell’Arte Drammatica, Cinematografica e Televisiva, nel plauso e nel ricordo dell’impegno artistico della giovane.

 

Referenti del concorso:

La Presidente dell’A.P.S. “Le Ragunanze”, Michela Zanarella

Coordinatore e Vicepresidente, Giuseppe Lorin

Segretario, Alberto Bivona

@: apsleragunanze@gmail.com

www.leragunanze.altervista.org

“L’estate prima della Guerra” di Helen Simonson, recensione di Vittorio Sartarelli

Recensione di Vittorio Sartarelli

9788865595367_0_0_626_75.jpgRecensire un libro di una scrittrice britannica è, per me, una nuova esperienza letteraria anche perché questa autrice non appartiene al novero, per altro numeroso, di scrittori inglesi di una certa rilevanza. Questo, infatti, è per lei il secondo romanzo ad essere pubblicato. Lo scenario nel quale si svolge L´Estate prima della Guerra (2016) di Helen Simonson è il Sussex, dove Rye, una piccola cittadina pedemontana del territorio britannico è un promontorio allocato nella zona costiera prossima alla Francia. Accingendomi a questo mio compito, non certo facile, il fatto di trovarmi di fronte ad un volume di circa 500 pagine certo non costituisce un incentivo favorevole che mi spinga con eccessivo interesse a intraprendere il mio lavoro ma, tant’è, questo è il mio obbligo assunto e cercherò di adempierlo nel modo migliore.

La prima impressione che si ha, cominciando e seguitando a leggere questo libro, anche se non si sapesse chi è l’autore dello scritto, apparirebbe evidente che si tratta di una donna e di una donna inglese. Il suo periodare ed il suo fraseggio, pur essendo corretti e in bella forma, sono morbidi, delicati e di natura domestica e familiare oltre che, letterariamente, irreprensibili.

Il suo fervente amore per l’ambiente naturale che la circonda, descritto amabilmente, si identifica con le sue origini britanniche e la descrizione attenta e precisa del tessuto sociale nel quale la vicenda si svolge, non è altro che la connotazione di una società classista e stratificata in concetti umanitari che appaiono come pervasi da un retaggio ancora medievale e discriminatorio che contraddistingue, appunto, il tessuto socio economico britannico del tempo descritto all’inizio del ´900.

I personaggi principali del romanzo sono la signorina Beatrice Nash un’insegnante di Latino, giunta da poco a Rye, che dovrà prendere servizio nell’istituto scolastico del paese, raccomandata da una sua zia appartenente ad una famiglia nobile del circondario regionale, la Signora Agatha Kent e suo marito John esponente di spicco del Servizio Diplomatico britannico, anch’essi appartenenti alla classe abbiente del luogo, il giovane chirurgo Hugh e il giovane poeta Daniel entrambi nipoti dei coniugi Kent, l’adolescente Richard Sidley detto Snout di origine zingaresca. Poi ci sono altri personaggi secondari che interverranno saltuariamente nel corso della narrazione come lo scrittore famoso americano Tillingam, che si è stabilito a Rye, il Sindaco e la moglie di Rye, un amico di Daniel, Crhigmore e suo padre Lord North. Mentre l’insegnante Beatrice incontra una certa ostilità ambientale da parte del Sindaco e della moglie, la famiglia Kent ne assume la tutela ambientale e fra il giovane chirurgo Hugh e Beatrice sorge, in forma quasi segreta, un sottile sentimento amoroso che costituisce una sorta di siparietto sentimentale che si inserisce con favore nell’ordito narrativo.

La narrazione si snoda stancamente per buona parte del romanzo con scene familiari, descrizioni paesistiche, fitti e banali colloqui amichevoli sempre informali, senza molta importanza che hanno configurato la caratteristica interlocutoria del romanzo senza che avvenga niente di nuovo. A questa lunga pausa di eventi fa eccezione l’arrivo in paese, assieme ad altri profughi belgi, di un professore e della figlia giovanissima Celeste.

Siamo nell’estate avanzata del 1914, la Germania ha invaso il Belgio compiendo razzie, stupri e nefandezze varie sulla popolazione, è iniziata la I Guerra Mondiale e il piccolo centro di Rye comincia, unitamente a tutta la Gran Bretagna, a partecipare al fatto bellico che li coinvolge. Inizia tutta una serie di iniziative di solidarietà popolare e nazionale di preparazione alla guerra, centri di reclutamento e associazioni di cittadini che preparano il paese alla guerra con parate, cortei e feste inneggianti alla partecipazione belligerante. Una caratteristica, abbastanza nota, dell’Inghilterra è sempre stata, infatti, la sua partecipazione a tutte le guerre avvenute in Europa e nel Mondo e dalle quali essa ha sempre ottenuto dei vantaggi e delle posizioni di potere nei confronti di altri stati meno potenti e meno capaci di interessi politici preminenti. Tutti i giovani maschi in età maggiorenne si arruolano nelle forze armate britanniche e vengono convogliati nella parte settentrionale della Francia dove si svolge il fronte bellico. Anche i cugini Hugh e Daniel si arruolano, entrambi con il grado militare di tenente, il primo farà parte dell’ospedale da campo mentre Daniel, al quale è morto l’amico Crhigmore in un incidente aereo, farà parte dell’esercito inglese in prima linea. Anche il giovane adolescente Snout, anche se non ancora maggiorenne, con il permesso dei genitori, sarà arruolato come soldato semplice e inviato al fronte. 

A questo punto bisogna fare delle considerazioni che appaiono importanti e giuste nella valutazione critica di questo romanzo. Le prime trecento pagine hanno avuto il compito di illustrare principalmente il bellissimo paesaggio bucolico che circonda e ingloba il piccolo centro di Rye e poi, come ho avuto modo di dire, la descrizione particolareggiata della vita e degli aspetti sociali di questo ridente borgo britannico del Sussex. Soprattutto la scrittrice si è soffermata, alquanto lungamente, nell’illustrare i comportamenti degli abitanti del luogo, evidenziando per quelli più rappresentativi e importanti dal punto di vista sociale, in un ambito classista e rigidamente organizzato in strati sociali con competenze valutazioni e capacità diverse.  Una piramide sociale alla base della quale c’erano i contadini e i proletari mentre al vertice, illuminati e dispositivi, emergevano i nobili e i benestanti con notevoli proprietà immobiliari ed ampie disponibilità finanziarie.

La Simonson ha evidenziato il carattere, i rapporti e le prerogative soprattutto delle donne più importanti della società, soffermandosi spesso in un chiacchierio banale e fine a se stesso tra di loro, rischiando di annoiare il lettore. Per fortuna, l’autrice, nelle ultime cento pagine di questo libro, si riscatta ampiamente e, finalmente, sorprende il lettore con le sue ampie capacità espressive, mettendo in mostra il suo innegabile talento di narratrice di rango. Ci troviamo, quasi improvvisamente di fronte ad eventi e situazioni particolari spesso drammatiche, come la scoperta, purtroppo negativa e socialmente emarginante è il fatto che la giovane Celeste, durante l’invasione bellica del suo Paese, poiché ha subìto delle violenze a causa di uno stupro, si trova in stato interessante. Questo evento la fa diventare per la comunità che l’ha ospitata, una specie di appestata con la quale nessuno vuole più avere a che fare, rischiando l’espulsione dal suo attuale contesto sociale. La minacciata e crudele emarginazione di questa innocente fanciulla ci dà il senso e l’immagine rappresentativa della società gretta e classista esistente in quel borgo britannico, in tutta la sua cruda realtà. Il problema verrà affrontato e risolto brillantemente con un’azione generosa e di forte umanità ed affetto dal tenente Daniel che chiederà a Celeste di diventare sua moglie salvandola dal linciaggio sociale del paese. Immediatamente dopo a questo felice e risolutivo evento l’autrice ci porta, quasi a spron battuto, verso la guerra, in prima linea, dove piovono granate e colpi di cannone che quotidianamente compiono un’impietosa strage di soldati inglesi.

L’arte narrativa poi trova il modo di impressionare e far vivere al lettore quello che succede in un campo di battaglia e successivamente in un ospedale da campo, dove giornalmente e spesso anche di notte i medici in servizio permanente effettivo e soprattutto i chirurghi come il tenente Hugh operano continuamente i feriti, molti dei quali, purtroppo, non riusciranno a salvarsi per l’estrema gravità delle ferite riportate. Il racconto prosegue con l’affannosa ricerca da parte di Hugh del cugino Daniel anch’egli in prima linea e quando finalmente, in un breve periodo di riposo dal suo estenuante lavoro, riesce a ritrovarlo congiuntamente anche al giovanissimo Snout, è molto felice. In seguito ad eventi che quasi si sovrappongono, si assisterà all’acme della drammaticità e della denuncia sociale dell’autrice di alcune ipocrisie belliche di taluni personaggi in alta uniforme, come il Generale Lord North. Costui è un personaggio tronfio e pettoruto, senza principi morali ed umani che, trincerandosi ipocritamente dietro uno sciovinismo di maniera tutto britannico e accampando diritti di vita e di morte sui suoi sottoposti militarmente, farà la misera figura di un dispotico comandante che abusava del suo potere in modo infame e vergognoso per un generale dell’esercito britannico. La storia narrata nel libro avrà poi un epilogo felice e pacifico, tuttavia Helen Simonson con questa sua opera mi ha conquistato anche perché, dietro le magnifiche descrizioni e le artistiche ricostruzioni di un ambiente e di persone a lei molto vicine con le quali ella ha vissuto, si può notare ed apprezzare una sottile ma severa critica alla società britannica dell’epoca con tutti gli annessi e connessi, compresi il classico the delle cinque completato da discutibili tramezzini.

VITTORIO SARTARELLI

 

L’autore del presente testo acconsente alla pubblicazione su questo spazio senza nulla pretendere all’atto della pubblicazione né in futuro. E’ severamente vietato copiare e diffondere il presente testo in formato integrale o parziale senza il permesso da parte del legittimo autore. Il curatore del blog è sollevato da qualsiasi pretesa o problematica possa nascere in relazione ai contenuti del testo e a eventuali riproduzioni e diffusioni non autorizzate, ricadendo sull’autore dello stesso ciascun tipo di responsabilità.

“La follia del sole” di Elisa Roccazzella, recensione di Gabriella Maggio

Recensione di Gabriella Maggio

download (1)In questo nostro tempo frettoloso e precipite, in cui l’apparire prevale ampiamente su ciò che appare, un libro di poesia come questo di Elisa Roccazzella con la sua fertile lentezza silenzia, nel tempo sospeso della lettura, l’incessante frastuono dell’attualità. La follia del sole (Edizioni Thule, Palermo, 2018) segue a distanza non inoperosa I favi d’Hybla dello stesso editore. Dice infatti Elisa Roccazzella della sua poesia: “Sei andata via…/sì…sei andata via!/ Ma non ti ho perduta,/so che presto tornerai/come sempre sei tornata/-tenera di lauri e mirti-/ sì…ritornerai/ per rendermi la scintilla/di quel fuoco/che divora il mio cuore/ di poeta..(in Vergine o vestale-alla mia musa). Il titolo La follia del sole rimanda al tema sotteso alla raccolta, il sole ora rappresentato come speranza, natura fiorente di primavera ora come follia che acceca di luce e fa deviare verso il male. Il tema è sviluppato in maniera diretta: “sarò sole …folle e abbagliante…”, o indiretta per mancanza: “Piove nel nero delle lunazioni,/nello sgangherato delle imbarcazioni,/ nel tetro dell’onda che tradisce/ che ha solo il peccato di un sogno”. Anima antica e profonda Elisa Roccazzella insegue nel tempo del suo ritmo poetico la mancanza di qualcosa che è “chissà dove” o accaduta “chissà quando”. Il dato soggettivo colto con immediatezza è espresso da una scrittura d’impianto classico e in una discorsività priva d’intermediari e orpelli, diretta a cogliere ogni proprio movimento interiore: “inaugurando scale/ e solfeggi di memorie / folgorata da lampi d’emozioni/ dove precipito per presto risalire, /in un angolo del cuore/entrerò dentro le parole ( in Dentro le parole) e ancora  le tue parole/- come raggi dorati-/pioveranno all’ombra della mia passione ( Bella più che mai –alla poesia)”. L’inquietudine della vita s’acquieta in una trama musicale che ricorda la lieve risacca del mare calmo su una spiaggia di piccoli ciottoli, frusciante e sapida di incanto e mistero, ansiosa di autentico. La follia del sole  dialoga con I favi d’Hybla per il senso vivo e panico della natura, osservata con occhio commosso o affiorante  da tempi passati, per il  mito che sostanzia la Sicilia, per la fede e  gli affetti personali: “in questa mia terra/-dove grande al sole predica l’ulivo-/ e primitivo azzurro/a grazia di mandorli e ginestre/ sfuma paradisi in leggerezza d’acquerello,/ io scommetto sogni/ e cesello…madrigali/ alla ruota dei giorni/ cigolanti di memorie/ come i carretti del passato” (in In questa mia terra). Ma se ne distingue per uno sguardo più limpido e ampio che abbraccia tutta la vita come nel conclusivo poemetto Il seme della memoria.

GABRIELLA MAGGIO

L’autrice della recensione acconsente alla pubblicazione su questo spazio senza nulla pretendere all’atto della pubblicazione né in futuro. E’ severamente vietato copiare e diffondere il presente testo in formato integrale o parziale senza il permesso da parte del legittimo autore. Il curatore del blog è sollevato da qualsiasi pretesa o problematica possa nascere a seguito di riproduzioni e diffusioni non autorizzate, ricadendo sull’autore dello stesso ciascun tipo di responsabilità.

 

“L’altra ELENA” di Simona Martorana, recensione di Vittorio Sartarelli

Recensione di Vittorio Sartarelli

 

download.jpgL’altra ELENA (Edizioni Elison Publishing, 2017) di Simona Martorana è un interessante libro che porta a due importanti considerazioni letterarie e culturali, la prima che è evidentissima, certifica, quasi, che l’autore del libro è una donna, per la delicatezza dell’esposizione letteraria inconfondibile all’occhio attento del critico esperto. La seconda, trattandosi di una tragedia storica, epica e mitologica, esercita una sicura attrazione verso i cultori di un’educazione umanistica e classica. Questa branca del sapere nella quale sono cresciuto, educato e istruito e della quale sono orgoglioso, esercita la propria influenza per una vita sociale sicuramente colta e orientata verso principi morali e umani molto al di sopra del comune sentire, che indirizzano la persona che li riceve nel senso di una vita sociale e umana anzitutto  con l’onestà, la dirittura morale e il buon senso, e una propensione naturale nei confronti di sentimenti come la magnanimità, la lealtà, la generosità  e il rispetto del prossimo che poi rappresenta l’intera umanità. Lasciando adesso queste ovvie ma necessarie considerazione che poi tanto ovvie non sono, mi accingo con piacere a recensire questo magnifico lavoro della Professoressa Martorana.

È innegabile che tutta la storia narrata nel libro oltre a interessarmi dal punto di vista letterario mi ha evocato ricordi piacevoli e, purtroppo, oggi lontani nel tempo, di quand’ero un ragazzetto alle prime armi con lo studio e la cultura, frequentando il ginnasio e poi il Liceo classico “Ximenes” della mia città. Quanti ricordi, leggendo e studiando l’Iliade, ero diventato un fan di Ettore, il glorioso eroe troiano che purtroppo veniva ucciso in duello dall’altro eroe greco Achille che però io non stimavo perché la sua falsa vittoria era stata agevolata dal fatto che Achille fosse invulnerabile. Egli, figlio di Peleo e della Ninfa nereide Teti, appena nato era stato immerso dalla madre nel fiume Stige, tenendolo per un tallone per procuragli l’invulnerabilità, però il suo corpo era invulnerabile ad eccezione del tallone tenuto dalla madre e quindi non immerso per intero nel fiume terapeutico. La cosa avrà un tragico seguito nell’epilogo della guerra di Troia.

Al Liceo poi ho studiato l’Eneide e mi sono sentito quasi legato, sentimentalmente, alla gente di Ilio, perché ho gradito che Enea nel suo soggiorno sul mio territorio dove, proprio alle pendici del Monte Erice, abbia seppellito il padre Anchise, prima di ripartire per il Lazio, dove ha creato i presupposti per la futura fondazione di Roma. Alcuni suoi compagni, però, sono rimasti a Trapani continuando in loco la loro vita.

Il titolo del libro pone un interrogativo retorico alludendo ad una seconda Elena e trattandosi di una Elena famosa non si può che alludere a Elena, moglie del re greco Menelao, la quale rapita dal troiano Paride sarà la causa scatenante della Guerra di Troia, protrattasi per 10 anni. Ma chi è questa Enone di cui parla il racconto?

Si tratta di una ninfa fluviale che viveva sulle pendici del monte Ida, nei pressi di Troia. Qui comincia la vicenda raccontata, con molta immaginazione e tanta cultura e professionalità dell’autrice del libro e l’inizio è piuttosto traumatico perché descrive proprio la fine di Enone. Chi comincia la lettura non fa quasi caso a questo inizio funesto, ma trattandosi del decimo anno della guerra di Troia e quindi prossimo alla sua conclusione, appare normale quello che sembra un suicidio disperato per la perdita di un grande amore è, in effetti la conclusione di tutto il disgraziato contesto di una guerra, annunciata da profeti e premonitori greci di quel tempo, anche molti decenni prima, che avrebbe coinvolto e distrutto un intero esercito ed una intera città compresi gli abitanti dopo 10 anni di guerra. Questo avvenne grazie ad un inganno ideato da Ulisse, un combattente greco, che costruì e fece entrare entro la città di Troia un enorme cavallo di legno entro le viscere del quale erano celati diversi soldati greci che di notte, uscirono dal ventre del cavallo ed appiccando il fuoco alla città ed aprendo le sue porte, consentirono l’ingresso dell’esercito greco nella città che fu distrutta e la maggior parte dei suoi abitanti uccisi.

Il personaggio principale del racconto è Paride la cui figura è un compromesso tra un aitante e abile giovane troiano ed uno spregevole essere violatore di ogni legge dell’onore e della fiducia che viene tradita. E’, alla fine, una figura che, dalla sua nascita, è preparato a compiere degli atti che oltre a danneggiare la sua città, i suoi stessi progenitori e i suoi concittadini, tradirà anche Enone che l’aveva trovato abbandonato in un bosco, lo aveva cresciuto ed alla fine se ne era innamorata. Paride prima di concludere la sua disgraziata esistenza, in un episodio della guerra, ucciderà Achille, colpendolo con una freccia proprio al tallone scoperto dalla protezione di invulnerabilità, ma sarà a sua volta colpito dai dardi di Filottete un combattente greco, zoppo. Egli ferito, invoca la presenza di Enone sperando che possa guarirlo dalle ferite ma Enone giunge troppo tardi e Paride muore. Il resto è la conclusione ripetitiva della scena che ha iniziato il romanzo. Enone, dopo aver scritto una lettera di addio, non resiste al dolore e si getta da una finestra sulle fiamme che sprigiona la pira sulla quale giacciono le spoglie di Paride.  Ma, tuttavia, le sue ceneri risorgono nel corpo di una Fenice che vola alla volta del monte Ida dove c’è suo figlio, Corito, che in volo vuole rivedere per l’ultima volta. La tragedia è finita e la nostra scrittrice ha mostrato, con una prosa accattivante, morbida e leggera, oltre che una fervida immaginazione, serie capacità di regia rappresentativa, supportate oltre che dalla sua diamantina cultura umanistica da una lunga esperienza professionale di educatrice e di insegnante. Complimenti vivissimi.

VITTORIO SARTARELLI

 

L’autore del presente testo acconsente alla pubblicazione su questo spazio senza nulla pretendere all’atto della pubblicazione né in futuro. E’ severamente vietato copiare e diffondere il presente testo in formato integrale o parziale senza il permesso da parte del legittimo autore. Il curatore del blog è sollevato da qualsiasi pretesa o problematica possa nascere in relazione ai contenuti del testo e a eventuali riproduzioni e diffusioni non autorizzate, ricadendo sull’autore dello stesso ciascun tipo di responsabilità.

 

“L’Albatro” di Simona Loiacono, recensione di Gabriella Maggio

Recensione di Gabriella Maggio

download.jpgL’Albatro (Neri Pozza, 2019) di Simona Loiacono è un romanzo complesso e raffinato come lo scrittore che ne è protagonista. Una scrittrice siciliana che come Simona Loiacono ha un solido temperamento narrativo, ben testimoniato dalle opere precedenti, non può non essere attratta da Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Lo scrittore, per il suo articolato approccio alla storia siciliana ed alla letteratura europea, per le tormentate vicende editoriali e di critica della sua opera maggiore, dimidiata dal pur magnifico film di Luchino Visconti, invita ancora alla lettura per la sua ricchezza umana e letteraria da cogliere dopo cinquant’anni per quella che effettivamente è stata senza pregiudizi o falansterii di opportunità ideologica. E Simona Loiacono non poteva non restarne colpita.

L’Albatro si compone di due parti, una in forma di diario, che s’immagina scritta dallo stesso Tomasi per consiglio della moglie Licy, e riguarda l’ultimo mese di vita dello scrittore, ricoverato a Villa Angela a Roma, e i ricordi degli avvenimenti più importanti della sua vita adulta; l’altra è la ricostruzione del periodo più felice, l’infanzia. Queste due parti, distinte dal carattere tipografico corsivo e tondo sono affrontate dall’autrice con finezza introspettiva e approfondita conoscenza dell’opera, delle lettere e dei documenti dello scrittore.

La ricostruzione della Loiacono, che intreccia abilmente fatti realmente accaduti a quelli d’invenzione, affianca al piccolo e solitario Giuseppe Tomasi, che comprende l’esaurirsi del ruolo sociale e storico della famiglia a cui appartiene, Antonno, un bambino che era tutto al contrarioci siamo trovati così, l’uno di fronte all’altro, senza parole. Antonno mentre osserva e interpreta il mondo che gli sta attorno intaglia con precisione figure nel legno, ricordi per non farli fuggire. Il titolo l’Albatro è legato a una frase emblematica di questo compagno d’infanzia: Principuzzu, io a vossia ci farò l’albatro…non la lascerò mai. Con tempu bonu o tempo tintu.  Antonno parla in dialetto, la lingua materna degli affetti, dell’intimità, della confidenza. La lingua dell’anima siciliana dello scrittore.  Di Antonno e del suo riaffiorare alla mente nel momento della malattia Lampedusa tace con tutti: “Non ne parlo con nessuno. Men che meno con mia moglie Licy che è una psicologa attentissima, allieva di Freud”.

Indicativa del racconto è anche l’intrigante immagine di copertina. Ritrae una porta socchiusa dalla quale fa capolino una piccola figura umana che guarda protetta dall’ombra. Per un verso è il punto d’osservazione discreto che la scrittrice assume nei confronti di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, per l’altro è il modo di osservare la scena del mondo dello scrittore stesso con attenzione, ma senza farsi notare. Come quando da bambino nel teatro della villa di S. Margherita Belice ha assistito alla rappresentazione dell’Amleto e “la vicenda mi catturò con dolore”. Il racconto dell’Albatro scorre leggero, fondendo in unità le due parti, diaristica e narrativa, e presentando al lettore un rinnovato ritratto di Giuseppe Tomasi di Lampedusa.

GABRIELLA MAGGIO

 

L’autore del presente testo acconsente alla pubblicazione su questo spazio senza nulla pretendere all’atto della pubblicazione né in futuro. E’ severamente vietato copiare e diffondere il presente testo in formato integrale o parziale senza il permesso da parte del legittimo autore. Il curatore del blog è sollevato da qualsiasi pretesa o problematica possa nascere in relazione ai contenuti del testo e a eventuali riproduzioni e diffusioni non autorizzate, ricadendo sull’autore dello stesso ciascun tipo di responsabilità.

Un’antologia di poesie e racconti per sostenere le attività del gattile di Osimo (AN)

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“PIUMI E MORI E ALTRE STORIE FELINE”

ANTOLOGIA DI POESIE E RACCONTI DEDICATA AL MONDO FELINO A SOSTEGNO DEL GATTILE DI OSIMO

 

L’Associazione Culturale Euterpe di Jesi e il Gattile “Amici del Gatto Randagio” di Osimo chiedono la collaborazione, a tutti gli appassionati di scrittura e agli amanti dei gatti, per la pubblicazione antologica a scopo benefico “Piumi e Mori e altre storie feline”.

Il gattile “Amici del Gatto Randadio” è un’associazione Onlus che si occupa della cura dei gatti randagi presenti nel territorio osimano. Pone al centro della propria missione la sensibilizzazione della popolazione al rispetto della vita e della dignità dei nostri amici animali. Qui vengono ricoverati i gatti randagi presenti nel territorio osimano, bisognosi di cure o in attesa di interventi chirurgici. Il gattile provvede ai trattamenti antiparassitari e alle vaccinazioni. Inoltre si prende cura delle colonie feline, sia nel censirle che nello spiegare alle persone come gestirle per non creare problemi con la popolazione

La partecipazione all’iniziativa è regolamentata dal presente bando.

Per l’invio degli elaborati:

  • per la poesia fino a un massimo di 3 testi (40 versi di lunghezza massima per ciascuna opera);
  • per i racconti un solo testo (massimo 3 cartelle editoriali).

Non saranno accettate opere che presentino elementi razzisti, offensivi, denigratori e pornografici, blasfemi o d’incitamento all’odio, irrispettosi della morale comune e che incitino alla violenza di ciascun tipo o fungano da proclami ideologici e politici.

Le opere dovranno essere scritte inedite, in Times New Roman 12 e salvate in formato Word.

Ad esse andrà allegato il modulo di partecipazione compilato in ogni sua parte che si trova a continuazione del bando.

I materiali dovranno pervenire alla mail alessandram.euterpe@gmail.com indicando nell’oggetto “Antologia Piumi e Mori” entro e non oltre il 30 settembre 2019.

Il volume sarà curato da Alessandra Montali (scrittrice). Gioia Casale (scrittrice) e Morena Oro (poetessa) e sarà presentato, qualora i tempi lo permettano, entro il mese di dicembre c.a. in un luogo da definire.

Nel volume verranno pubblicati i testi pervenuti, sottoposti a lettura e considerazione delle curatrici, rispettando i canoni della correttezza sintattica e di attinenza al testo. Qualora sopraggiunga un quantitativo alto di testi, essi potranno essere sottoposti a selezione a insindacabile giudizio delle curatrici del volume.

Alla data di scadenza di partecipazione l’Associazione comunicherà ai partecipanti interessati il loro inserimento o meno nell’antologia rimanendo in attesa del relativo versamento a copertura delle spese di stampa e della libera donazione a sostenere il gattile di Osimo.

Il volume verrà pubblicato senza codice identificativo ISBN non essendo prodotto direttamente commerciale di modo che gli autori conserveranno i diritti sul testo e la propria opera rimarrà tecnicamente inedita. Il volume, a tiratura limitata, verrà stampato per gli autori partecipanti oltre a un numero di copie che potranno essere impiegate nelle presentazioni e cedute a terzi dietro donazione a copertura delle spese di stampa e a sostegno della iniziativa benefica.

 

 

     Lorenzo Spurio                  Stefano Vignaroli               Sandra Agostinelli

Presidente Ass. Euterpe       Segretario Ass. Euterpe       Responsabile Gattile

 

 

INFO:

www.associazioneeuterpe.comass.culturale.euterpe@gmail.com

Curatrice progetto: alessandram.euterpe@gmail.com

 

 

SCHEDA DI PARTECIPAZIONE E LIBERATORIA DI PUBBLICAZIONE

Si prega di compilare in maniera leggibile ogni campo richiesto.

 

Il sottoscritto/a _________________________________________________

Nato/a a _________________________________ il _____________________

Residente a ______________________________ Provincia ______________

Cap __________________ In via ___________________________________

Tel. fisso ________________________ Cell ___________________________

Mail _____________________________ Sito ________________________

Intende prendere parte alla raccolta antologica ideata e promossa dall’Ass. Euterpe di Jesi, curata da Alessandra Montali, Gioia Casale e Morena Oro, “Piumi e Mori e altre storie feline” partecipando alla sezione

(     )   POESIA

(     )   RACCONTO

Con le opere dal titolo

 

Contributo copertura spese

Agli autori che verranno selezionati per la pubblicazione in antologia è richiesto il versamento di € 15,00 comprendenti le spese di stampa del volume e la donazione al Gattile di Osimo (per volumi consegnati brevi manu) e di € 20,00 per quelli che verranno spediti (si spedirà con piego di libro ordinario). Informazioni relative al versamento da effettuare verranno fornite agli autori partecipanti/ selezionati alla chiusura del bando di partecipazione.

 

Dichiarazione di responsabilità

□ Dichiaro che i testi presentati sono frutto del mio unico ingegno e che ne detengo i diritti ad ogni titolo.

□ Dichiaro che i testi presentati sono inediti.

□ Sollevo l’Associazione Euterpe da qualsiasi controversia possa nascere in merito alla mendicità delle dichiarazioni ivi espresse, essendo l’unico responsabile delle stesse.

□ Dichiaro che nel caso la/e mia/e opera/e sia/no selezionate mi impegno a corrispondere quanto indicato per almeno una copia del volume, sostenendo il progetto benefico.

___________________________               _________________________

                            (città, data)                                            (firma leggibile)

 

 Autorizzazioni

□ Autorizzo l’Associazione Culturale Euterpe di Jesi a pubblicare in cartaceo i miei testi all’interno dell’opera antologica senza nulla avere a pretendere né ora né in futuro.

____________________________               _________________________

                            (città, data)                                            (firma leggibile)

 □ Autorizzo il trattamento dei miei dati personali ai sensi della disciplina generale di tutela della privacy (D.Lgs n. 196/2003 e Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati Personali, GDPR, UE 2016/679) allo scopo del progetto antologico in oggetto.

_____________________________               _________________________

                            (città, data)                                             (firma leggibile)

□ Autorizzo il trattamento dei miei dati personali ai sensi della disciplina generale di tutela della privacy (D.Lgs n. 196/2003 e Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati Personali, GDPR, UE 2016/679) per ogni iniziativa culturale e letteraria promossa dall’Ass. Euterpe di Jesi.

_____________________________               _________________________

                            (città, data)                                            (firma leggibile)

“Memoria come Resistenza: Etty Hillesum e Westerbork”, articolo di Stefano Bardi

a cura di Stefano Bardi

diario-1941-1943_41845.jpgAuschwitz, Birkenau, Mauthausen, Bergen-Belsen, Sobibòr, Fossoli! Nomi, questi, legati all’oscura pagina storica del 27 gennaio 1945 che devono essere affiancati a quello di Westerbork, campo che fu usato dai nazisti come punto di raccolta, smistamento e partenza per gli altri campi di Concentramento. Tre possono essere considerati le fasi di questo campo di concentramento: la prima dal 1942 al 1945 (rifugiati, detenuti, ebrei), la seconda dal 1945 al 1948 (agenti SS, simpatizzanti Movimento Nazional-Socialista, criminali nazisti) e la terza dal 1949 al 1971 (alloggi per molucchi). Questo campo, seppur non rientra in pieno nella logica dello sterminio di massa degli ebrei, fu comunque ideato come un campo fatto di regole ferree: detenuti accompagnati nei loro spostamenti da guardie militari, appello giornaliero, gruppi di lavoro divisi in camerate, sorveglianza diurna e notturna dei posti letto delle camerate, divieto assoluto di comunicare e ricevere posta dall’esterno. Un campo dal quale partirono 107.000 persone per i vari Campi di Concentramento e che fu liberato il 12 aprile 1945 dalla fanteria canadese.

La scrittrice olandese di origine ebraica Esther Hillesum detta “Etty” (Middelburg, 15 gennaio 1914-Auschwitz, 30 novembre 1943) visse in prima persona la deportazione ebraica prima di essere trasferita ad Auschwitz dove troverà la morte. Esperienza quella di Westerbork che sarà racchiusa in parte nel Diario 1941-1943 e soprattutto nelle Lettere 1942-1943 seppur fortemente censurate con la cancellazione dell’emittente, da parte del comandante della Polizia di Sicurezza tedesca del campo. Va subito detto che la scrittrice non fu arrestata né deportata ma scelse lei stessa di essere rinchiusa in questo campo per seguire l’infausto destino del suo popolo; lì lavorò come assistente sociale all’interno dell’ospedale civile del campo. Lavoro che le permise di annotare tutti gli orrori della follia nazista di cui, insieme alla famiglia e al fratello Michael detto “Mischa”, pagherà le conseguenze ad Auschwitz. L’altro fratello, Jacob detto “Jaap”, morirà, invece, a Lubben dopo la liberazione del 17 aprile 1945 durante il viaggio di ritorno nei Paesi Bassi.

Nel 1981 uscì postumo Diario 1941-1943 che sarà poi ristampato in varie edizioni fino a quella integrale del 2012. Esso è stato redatto fra Amsterdam e il Campo di Transito di Westerbork e si basa su due grandi concetti: esistenzialismo e spiritualismo filosofico che devono farci raggiungere, la totale armonia con la Natura. Armonia che sarà da essa trovata grazie all’abbraccio Dio concepito come un’intensa energia interiore e come la fiamma che muove ogni Vita.

Un diario estremamente analitico fatto di date, ore e momenti giornalieri in cui Etty Hillesum scrisse le sue intime pagine dalle quali fuoriesce l’immagine una donna forte, che, non fugge dall’infausto destino del popolo ebraico e l’unico elemento oscuro è il suo animo ingarbugliato, ragnatelico e represso.

Un secondo aspetto è la concezione della Vita da lei concepita come un’energia che deve essere consumata giorno dopo giorno, poiché il futuro è solo una speranza priva di consistenza; e di conseguenza vivere significa coesistere con l’esterno (vacuità) e l’interno (realtà esistenziale). In parole semplici, la Vita è intesa come unica e vera fonte sapienziale dalla quale l’Uomo deve abbeverarsi per intraprendere il suo cammino esistenziale che deve cominciare, dalla sua più profonda interiorità. Vita che deve essere però costruita con le parole! Lessemi intesi dalla Hellisum come strumenti in grado di creare case sicure animate da dolcezze e armoniosi silenzi, ma anche universi interiori con i quali emarginarsi dagli altri che sono codardi, languidi e senza protezioni psico-sociali. Parole che sono concepite come privazioni esistenziali non create, però, da mani altrui, ma dalle nostre medesime mani che strappano dal nostro cuore le gioie e le emozioni per sostituirle con ansie, offese, angherie, paure, asti, rimorsi e nostalgie canaglie.

Un ultimo aspetto riguarda il suo sguardo pieno di compassione verso i nazisti, agnelli sacrificali essi medesimi di un oscuro potere al di sopra di essi. Diario quello di Etty Hillesum che è chiuso dal alcune lettere scritte dal Campo di Transito di Westerbork che saranno da me analizzate.

Nel 1982 uscì l’opera postuma Lettere 1942-1943 che sarà poi ristampata fino ai giorni nostri, in edizioni più ampie e complete. Opera epistolare composta dalle lettere redatte dalla Hillesum ad Amsterdam e Westerbork fra l’agosto 1942 e il settembre 1943 che ci mostrano la crudeltà del Campo di Transito di Westerbork. Un campo dove l’autrice e la sua famiglia resistettero psico-fisicamente, dove si muovevano all’interno di uno spazio composto da un ospedale civile, un orfanotrofio, una stazione ferroviaria, una sinagoga, una cappella mortuaria. Un luogo costituito principalmente da baracche arrugginite e piene di correnti d’aria, panni lasciati asciugare all’aria e cuccette sulle quali patire. Il tutto accompagnato da pessime condizioni igieniche e da un’alimentazione di scarso valore nutrizionale, che portarono molti ebrei a togliersi la Vita con le proprie mani.

Etty Hillesum è una scrittrice che ancora oggi, dopo settantasei anni dalla sua morte, è ricordata nella toponomastica e onomastica in vari luoghi del mondo tra cui: la piazza nel paese di Mirano, l’albero nel Giardino dei Giusti di tutto il Mondo di Milano, la Etty Hillesum Stichting (Fondazione Etty Hillesum) di Amsterdam, il Centro di Ricerca Etty Hillesum dell’Università Gand e tanto altro ancora.          

  STEFANO BARDI

Bibliografia

Hillesum E., Lettere 1942-1943, Adelphi, Milano, 2001.

Hillesum E., Diario 1941-1943, Adelphi, Milano, 2011.

 

L’autore del presente testo acconsente alla pubblicazione su questo spazio senza nulla pretendere all’atto della pubblicazione né in futuro. E’ severamente vietato copiare e diffondere il presente testo in formato integrale o parziale senza il permesso da parte del legittimo autore. Il curatore del blog è sollevato da qualsiasi pretesa o problematica possa nascere in relazione ai contenuti del testo e a eventuali riproduzioni e diffusioni non autorizzate, ricadendo sull’autore dello stesso ciascun tipo di responsabilità.

IV Concorso Letterario “La pelle non dimentica” contro la violenza di genere: come partecipare

IV CONCORSO LETTERARIO

“LA PELLE NON DIMENTICA”

ORGANIZZATO DA LE MEZZELANE CASA EDITRICE

IN COLLABORAZIONE CON ASS. CULTURALE EUTERPE DI JESI (AN)

E ASS. ARTEMISIA DI FIRENZE

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BANDO DI PARTECIPAZIONE

Art. 1 – PROMOTORI – Le Mezzelane Casa Editrice in collaborazione con l’associazione Artemisia di Firenze e l’associazione culturale Euterpe di Jesi indicono il IV concorso “La pelle non dimentica” per sensibilizzare la popolazione verso un problema che affligge i nostri giorni: la violenza sulle donne, lo stupro e il femminicidio.

Art. 2 – PARTECIPANTI – Il concorso è aperto a tutti i soggetti che abbiano compiuto i 18 anni d’età

Art. 3 – QUOTA D’ISCRIZIONE – La partecipazione al concorso è gratuita.

Art. 4 – ELABORATI – I partecipanti potranno presentare un elaborato di loro produzione, scritto in lingua italiana e rigorosamente inedito, seguendo le regole delle categorie contenute nell’articolo 4 bis.

Art. 4 bis – CATEGORIE – Gli elaborati, che avranno come argomento principale la violenza sulle donne, potranno essere basati sia su una storia vera sia inventata; potranno anche essere presentati elaborati a tema libero.

A) Poesie inedite a tema libero: dovranno essere 5 (cinque) poesie scritte con carattere Times New Roman corpo 12, ogni poesia non dovrà superare i 30 versi.

B) Poesie inedite a tema violenza di genere: dovranno essere 5 (cinque) poesie scritte con carattere Times New Roman corpo 12, ogni poesia non dovrà superare i 30 versi.

C) Racconto a tema libero inedito: dovrà essere compreso tra le 15.000 e le 18.000 battute (max 10 cartelle editoriali), compresi gli spazi, scritto con carattere Times New Roman corpo 12

D) Racconto a tema violenza di genere inedito: dovrà essere compreso tra le 15.000 e le 18.000 battute (max 10 cartelle editoriali), compresi gli spazi, scritto con carattere Times New Roman corpo 12

E) Silloge poetica inedita: la silloge dovrà essere inedita, scritta con carattere Times New Roman corpo 12

F) Silloge poetica edita: la silloge dovrà essere inviata in formato pdf, completa di copertina in jpg alta risoluzione, e in 2 (due) copie che verranno donate alla biblioteca di Santa Maria Nuova e alla Biblioteca della città che ospiterà la premiazione: le copie in formato cartaceo dovranno pervenire a Le Mezzelane Casa Editrice, Via W. Tobagi 4/h, 60030 Santa Maria Nuova e dovranno contenere un foglio con i dati dell’autore e la liberatoria che potete scaricare sul sito al seguente indirizzo web https://concorsi.lemezzelane.eu/liberatoria

G) Romanzo inedito a tema violenza di genere: la lunghezza del romanzo dovrà essere compreso tra le 150.000 e le 200.000 battute compresi gli spazi, scritto con carattere Times New Roman corpo 12

H) Romanzo edito a tema violenza di genere: il romanzo dovrà essere inviato in formato pdf. completo di copertina in jpg alta risoluzione, e in 2 (due) copie che verranno donate alla biblioteca di Santa Maria Nuova e alla Biblioteca della città che ospiterà la premiazione: le copie in formato cartaceo dovranno pervenire a Le Mezzelane Casa Editrice, Via W. Tobagi 4/h, 60030 Santa Maria Nuova e dovranno contenere un foglio con i dati dell’autore e la liberatoria che potete scaricare sul sito al seguente indirizzo web https://concorsi.lemezzelane.eu/liberatoria

I) Fotografia a tema violenza di genere: l’immagine in alta risoluzione dovrà essere inviata in formato jpg e pdf (no immagini di nudo)

L) Corto: il video dovrà essere inviato in formato AVI, durata massima 18 minuti

Art. 5 – MODALITÀ DI PARTECIPAZIONE – Il testi delle sezioni A/B/C/D/E/G dell’articolo 4/bis dovranno essere prodotti in forma anonima su file word in formato *.doc o *.docx o odt. Ogni partecipante potrà inviare un elaborato per una o più categorie tra quelle proposte dagli organizzatori. Ogni partecipante dovrà attenersi alle specifiche richieste, ovvero la lunghezza del racconto, il numero e la lunghezza delle poesie, il formato richiesto. Nel file non dovrà esser scritto alcun nome. Nella mail dovrà essere allegata la liberatoria compilata (che trovate https://concorsi.lemezzelane.eu/liberatoria) con i propri dati, messa a disposizione in formato scaricabile dall’organizzatore. Tutti gli altri elaborati dovranno essere prodotti seguendo le indicazioni date in ogni categoria. Gli elaborati pervenuti in maniera diversa da quello indicato verranno immediatamente scartati.

Art. 6 – SCADENZA – L’elaborato dovrà essere spedito tramite mail al seguente indirizzo: concorsi@concorsi.lemezzelane.eu entro e non oltre le ore 23.59 del giorno 31 dicembre 2019. I testi pervenuti successivamente non verranno presi in considerazione. In oggetto dovrà essere specificato “concorso La pelle non dimentica” e la sezione alla quale si partecipa.

Art. 7 – VALUTAZIONE – Tutti i lavori (tranne le sillogi e i romanzi editi) saranno inviati in forma anonima a una giuria designata dagli organizzatori. La giuria determinerà una classifica basandosi sulla propria sensibilità artistica e umana, in considerazione della qualità dello scritto, dei valori dei contenuti, della forma espositiva, delle emozioni suscitate, delle immagini e delle riprese video. Il giudizio della giuria sarà inappellabile ed insindacabile. I vincitori saranno informati secondo le modalità indicate da ciascun partecipante nel modulo di partecipazione.

Art. 8 – PREMIAZIONE – I primi venti delle sezioni A/B/C/D verranno inseriti in una antologia a cura di Le Mezzelane casa editrice. I primi tre autori di ogni sezione verranno premiati con una proposta editoriale della casa editrice Le Mezzelane, con un diploma con la menzione della giuria, con una copia dell’antologia e altri premi messi in palio a cura dell’organizzatore. La proclamazione dei vincitori e la consegna dei premi avranno luogo nel mese di marzo 2020 in una località della riviera adriatica che indicheremo prima della scadenza del concorso.

Art. 9 – DIRITTI D’AUTORE – Gli autori, per il fatto stesso di partecipare al concorso, cedono il diritto di pubblicazione al promotore del concorso senza aver nulla a pretendere come diritto d’autore. Il volume sarà pubblicato in cartaceo e sarà edito da Le Mezzelane Casa Editrice. I diritti rimarranno comunque degli autori, che potranno, quindi, far uso dei propri elaborati come vogliono.

Art. 10 – PUBBLICITÀ – Il concorso e il suo esito saranno opportunamente pubblicizzati attraverso le pagine dedicate al concorso, sul sito dell’editore e sul sito delle associazioni.

Art. 11 – ALTRE NORME – La partecipazione al concorso implica l’accettazione integrale del presente regolamento, senza alcuna condizione o riserva. La mancanza di una sola delle condizioni che regolano la validità dell’iscrizione determina l’automatica esclusione dal concorso letterario.

 

INFO:

http://www.lemezzelane.eu

concorsi@concorsi.lemezzelane.eu 

“Dracula” di Bram Stoker: alcuni cenni sul vampirismo – Articolo di Stefano Bardi

a cura di Stefano Bardi

Dracula di Bram Stoker (Clontarf, 1847 – Londra, 1912) è un romanzo horror giunto fino a noi in varie edizioni e traduzioni che si basa sulle fantasie dello scrittore irlandese e su alcune sue reminiscenze, nonché documenti storico-geografici da lui studiati. La narrazione si muove attraverso gli intimi quaderni dei protagonisti, le loro epistole, gli articoli di cronaca e tanto altro ancora. Reminiscenze, documentazione storico-geografica, epistole, ma anche un romanzo dai toni scientifici, visibile per mezzo dell’elemento medico-psichiatrico dell’ipnosi usata dal Conte Dracula e da Abraham Van Helsing; il primo la usa come arma per creare sudditi mentre il secondo come indagine medico-diagnostica.

9788807901836_0_221_0_75Il romanzo contiene una storia nota e allo stesso tempo rivoluzionaria, che può essere spiegata attraverso l’analisi della principali figure che si muovono al suo interno. Una prima figura è proprio quella del vampiro, il Conte Dracula, in cui non si riscontra nessuna caratteristica storica di Vlad Tepes III, se non attraverso alcuni monologhi meditativi del vampiro. Un essere dalle mortali sembianze di un vecchio; il vampiro che abita nel castello simboleggia il demoniaco alter ego di Vlad Tepes III. Una finta anzianità è quella del Conte Dracula, che sarà rappresentata da Jonathan Harker il quale mostrerà quest’essere per quello che veramente è, ovvero, un’oscura creatura partorita da Satana in persona. Il nome del Conte Dracula provoca ansia e terrore nel cuore di chi lo sente poiché è concepito come un appellativo demoniaco, che mai deve essere pronunciato ad alta voce. Un demone che, però, non può sfuggire dalla linnea Croce che è l’arma di difesa contro le vampiresche infezioni e la strada per la sua purificazione spirituale. Legate a questo personaggio sono le sue Spose intese da Jonathan Harker come angelici esseri dalle morbide carni, dalle dorate chiome, dagli sguardi profondi. Cosa ben diversa appaiono agli occhi del loro vampiresco padrone che le concepisce come delle schiave, delle sgualdrine e come delle cagne ingorde di sangue umano.

Tra gli altri personaggi ci sono Renfield, Lucy Westenra e Abrham Van Helsing. Il primo di questo è pazzo e simboleggia la figura del debole costretto a sottostare alla tirannica e sanguinaria volontà del suo padrone dal quale sarà ringraziato con la morte per la sua subdola sottomissione. Lucy Westenra è la prima vittima del Conte Dracula giunto in terra londinese, che ha il compito una volta non-morta, di creare nuovi vampiri che portino distruzione in mezzo ai vivi. Personaggio, questo, che simboleggia la selvaggia e depravata sessualità. Il dottore Abraham Van Helsing, invece, è un uomo di Scienza, visto da Stoker come un personaggio dalla doppia personalità medico-scientifica, ovvero come un dottore e come un’esorcista poiché tutto quello che non rientra nella scienza medico fa parte dell’Esoterismo.

Tra gli altri personaggi figurano Jonathan Harker e sua moglie; Jonathan Harker è stato l’unico a vedere nelle profondità degli occhi del Conte Dracula capendo così chi è la demoniaca creatura che è stata riportata parola per parola, nel suo diario di viaggio. Diario che è concepito dallo scrittore come un’importantissima fonte storico-scientifica per comprendere e studiare l’oscura Scienza del Vampirismo. Sua moglie Mina è una donna fortemente coraggiosa che non ha paura di combattere contro le tenebre, ma anzi, dopo essere stata infettata dal demoniaco bacio del Conte Dracula, lo vuole eliminare perché è da lei concepito come un’immonda infezione. Impavida, seconda vittima del vampiro e simbologia della Femminista, che, con coraggio rivendica la sua dignità e il suo status etico-sociale di donna in grado di essere pari all’uomo. Una donna che è anche simbolo della fedeltà amorosa, che rifiuta gli oscuri e depravati sentimenti d’amore che si basano sul dolore e sulle falsità.

Bisogna di certo accennare anche al regista Francis Ford Coppola che nel 1992 produsse il film Dracula di Bram Stoker. Stessa trama e stessi caratterizzazioni sui personaggi del romanzo, tranne che per il Conte Dracula e per Mina Harker. Per quanto riguarda il vampiro lo rappresenta in maniera bipolare, sia come una crudele creatura che come una creatura dal dolce cuore in grado di provare amore, gioia, dolore. La giovane Mina Harker, invece, è cinematografizzata come una vittima del crudele Conte Dracula, come una sua schiava assetata di sangue e come la spietata assassina del suo amante.

Un piccolo approfondimento va fatto sulla figura del vampiro in Romania, vista come un non-morto dal corpo indistruttibile e che usa la sua oscura anima per vampirizzare i vivi durante le sue passeggiate notturne. Vampiri che non erano rappresentati da principi, nobili e persone di potere, ma più semplicemente dai disgraziati, asociali, nemici del popolo, che non possono essere sconfitti dalle canoniche armi, ma, con una formula papale di assoluzione dei loro peccati appoggiata sul petto del loro cadavere. Queste figure lasciarono il posto nella Romania del secondo Ottocento ai vampiri cristiani intesi come oscuri demoni con un’anima condannata a errabondare durante la notte finché la scomunica non sarà cancellata. Un’altra arma usata era la vitamina C poiché era vista come una cura per tutti coloro che da vivi avevano sofferto di scorbuto, pellagra e nictalopia. Un secondo tema riguarda la figura della donna vampiro, creatura che simboleggia il peccato etico e il sesso selvaggio; allo stesso tempo metaforizza la beltà suprema, il dispotismo assoluto, l’esistenziale eternità, l’ambiguità spirituale.

Pare interessante allargare un po’ lo sguardo e accennare al cosiddetto Vampirismo Clinico, un fenomeno che si sviluppò dal Settecento fino agli anni ’90 del Novecento che si caratterizzava da una forte pulsione erotica collegata a una frenetica voglia di osservare, percepire, gustare il sangue altrui e che si manifestava attraverso tre sintomi: Sindrome di Renfield (cibarsi di insetti), Ematodixia e Sanguinarius (vampirismo pacifico e non belligerante). Malattia che ha richiami e collegamenti anche con la necrofilia e forme di autolesionismo anatomico e fisiologico.

STEFANO BARDI

 

Bibliografia e Sitografia di Riferimento:

STOKER B., Dracula, Einaudi, Torino, 2012. 

CAZACU M., Dracula. La vera storia di Vlad III l’Impalatore, Mondadori, Milano, 2016.   

Vampirismo Clinico, da Wikipedia (https://it.wikipedia.org/wiki/Vampirismo_clinico).   

 

L’autore del presente testo acconsente alla pubblicazione su questo spazio senza nulla pretendere all’atto della pubblicazione né in futuro. E’ severamente vietato copiare e diffondere il presente testo in formato integrale o parziale senza il permesso da parte del legittimo autore. Il curatore del blog è sollevato da qualsiasi pretesa o problematica possa nascere in relazione ai contenuti del testo e a eventuali riproduzioni e diffusioni non autorizzate, ricadendo sull’autore dello stesso ciascun tipo di responsabilità.

 

Esce il romanzo postumo di Julio Monteiro-Martins, “L’ultima pelle” (Lebeg)

Si dà pubblicazione della comunicazione della sig.ra Alessandra Pescaglini, inoltrata ad amicizie condivise a mezzo mail, dell’uscita di un nuovo libro – postumo – del poeta, scrittore e saggista italo-brasiliano Julio Monteiro Martins, indimenticabile direttore della rivista “Sagarana”:

 

Cari amici di Julio,

che in un modo o nell’altro avete fatto parte della sua vita e quindi anche della mia, vi scrivo perché sono sicura di farvi felici con la notizia della pubblicazione di un altro suo libro: L’ ultima pelle, che siamo riusciti a partorire grazie alla dedizione, alla sinergia e all’amore di moltissimi uomini e donne che continuano a far sì che l’opera letteraria di Julio sopravviva nonostante la sua mancanza.

Si tratta di un libro autobiografico scritto originariamente in portoghese, ancora inedito, e poi tradotto in italiano, la storia di come inevitabilmente si cambi dopo una perdita definitiva, di come a fatica si debba riscrivere il proprio personaggio e di come si debba imparare ad amarlo questo personaggio, perché è la nostra pelle, forse l’ultima pelle.

Per chi volesse matar a saudade di Julio il libro può essere acquistato in prenotazione su amazon, ordinato in libreria oppure nel modo più veloce ed economico attraverso il link della casa editrice che incollo qua sotto:

http://www.lebeg.it/index.php?route=product/product&product_id=73

Vi saluto certa che la bonaria faccia di quell’uomo mite e intelligente avrà fatto capolino tra i vostri pensieri e vi avrà fatto ricordare qualcosa, magari una frase, una riflessione o un’emozione.

Con simpatia

Alessandra

 

Fronte - L'ULTIMA PELLE 500px-500x500.png

 

DESCRIZIONE DELL’OPERA

In questo romanzo Julio Monteiro Martins racconta da scrittore la perdita di una persona cara e il bisogno di cambiare pelle per andare avanti con la propria vita. La sua narrativa nasce quindi da questo dolore infinito, inimmaginabile e impossibile da eludere. L’unica via d’uscita è incorporarlo affinché ne nasca un nuovo essere, non più forte o più debole del precedente, ma necessariamente diverso. È questo il tema della prima parte dell’opera, ma molto altro succederà al protagonista nel tentativo di andare avanti contenendo la malinconia e la depressione che tolgono alla vita qualunque senso. Una fidanzata che pretende di sposarsi, una vecchia passione per la militanza ambientalista che si riaccende e il fallimento della propria casa editrice. Il tutto condizionato dal destino del Paese in cui viveva allora e dove era cresciuto: il Brasile. Julio Monteiro Martins, che affrontò le enormi difficoltà della fase peggiore della dittatura, che fu obbligato a emigrare e a reinventarsi per non tradire la propria vocazione, si distingue come uno dei più notevoli talenti del panorama contemporaneo per ciò che è riuscito a creare con l’evocazione della sua letteratura.

Nei Duclós

Descrizione del libro tratta dal sito della casa editrice Lebeg di Roma

“Il passato, l’amore e l’Irlanda nei racconti di William Trevor”, di Marco Camerini

Recensione di Marco Camerini

william-trevor-racconti-scelti-9788823520431-3-300x465.jpgNelle splendide storie dell’irlandese W. Trevor (Racconti scelti, Guanda 2018) è l’impronta del passato a conferire una sostanziale e felice omogeneità d’ispirazione: quello che nasconde segreti inconfessati (incombe sull’umbratile e “fuggevole” Ariadne,[1] “santa d’altri tempi vestita sempre in malva”) e violenze sanguinose rimosse da arcaiche comunità di campagna che “non amano vengano portati loro via i santi” (come è morta veramente la Maureen McDowd de I fatti di Drimaghleen e cosa nasconde Vera in Tre persone?) o ritorna con tutto il suo carico di rimpianto per un amore perduto (Grania e quell’estraneo senza nome “tranquillo, assennato, accomodante” – possibile sia lui?…1972 – che Un sabato d’agosto[2] ricompare nel tennis club di provincia in cui tutti, fra annoiati rituali, sopravvivono alle propri frustrazioni e ognuna delle mogli/amiche avrebbe potuto sposare il marito di una delle altre”). Il passato che svela, spesso attraverso la morte, verità scomode, taciute, rimosse (Il signor McNamara) e talvolta – troppo di rado – conserva il ricordo struggente di un affetto totalizzante empaticamente vissuto (Sole d’autunno, con la defunta moglie del pastore Moran vera “presenza assente” che rimanda al joyciano Michael Furey de I morti). Certo, in una raccolta tenacemente irlandese è anche il politicamente corretto Passato lontano dei Middleton, “bizzarri ma innocui, strani, magri e silenziosi fratelli dagli occhi azzurri come il padre” finiti in miseria per causa sua – troppi regali ad una “cattolica della capitale” – protestanti lealisti fieramente avversi al Governo indipendentista, al nuovo turismo postbellico transnazionale, alle “brezze di accenti americani”, al dilagare di prodotti stranieri e “bombe papiste”, mentre l’Ulster non prega più per la Famiglia Reale.

In una dimensione esistenziale che non riesce/vuole chiudere la partita con ciò che è stato e registra l’inevitabile paralisi di giovani Figli ossessionati da genitori cui non vorrebbero assomigliare per non finire fagocitati dalle loro anacronistiche consuetudini (“agnello e salsa alla menta, the alle cinque e plumcake  alla frutta in sale da pranzo dal sentore di muffa e, dietro l’angolo, una tragedia annunciata ne I figli del direttore) e di figlie tanto simili alla “dublinese” Evelyn come la sensibile, disperata, sottomessa Kathleen la quale, per un campo e l’attaccamento alla famiglia, accetta vergognose vessazioni, l’amore, altro tema chiave della silloge, è sempre quello che è stato o avrebbe potuto essere e sembra esistere solo nella sua segretezza, nella necessità opportunistica, nella precarietà, nel rimpianto. Riflesso, perduto, sognato, mai vissuto seguendo gli impulsi di una passione autentica, l’unico modo di alimentarlo rimane, paradossalmente, porvi fine, magari per illudersi della sua sincerità. Alla fine si riduce, inesorabilmente, ad ipocrita menzogna (Il terzo incomodo), squallido accomodamento coniugale mascherato da idillio appagante (quadro della Vergine alle pareti del medico compiacente, poi Kitty lo tiene il figlio avuto da chissà chi per una “indimenticabile” e ipocrita Luna di miele a Tramore), tormentata bugia per non ammettere le umiliazioni subite e condannarsi ad una solitudine senza alibi (Veglia con il morto), patetica ricerca di un’anima gemella fra i questionari di un’agenzia matrimoniale (da compilare “senza mentire troppo con se stessi e con il tempo” per Una ennesima, frustrante sera fuori), adulterio amaro e disperato consumato in Una stanza. Poca speranza, rari barlumi di serenità, tormentoso senso di estraneità ed abbandono nell’universo sentimentale di William Trevor popolato – in un arco temporale che va dagli anni ’50 ai primi ’90 – da una antieroica moltitudine di Gente (non) di Dublino, “pericolosa e lontana”, sullo sfondo, quasi sempre, di un’Irlanda ricca di edera, case dalla facciata georgiana, granai, sperdute contee, giardini di ortensie/mele selvatiche/faggi/erica e castagni, hall di alberghi retrò con poltrone di cuoio e lampade a gas, silenziosi conventi di reverende madri e canoniche di pastori o sacerdoti (dipende, nella terra di “villani luterani e clericali bigotti”), leggende popolari, spacci alimentari, pub polverosi e piccoli rettori di piccoli college, pane nero, porridge, sardine, brocche di porcellana bianca per lavarsi, camini, piattaie insieme a declinazioni infinite di birra e whisky, tweed e velluto a coste. Due i santi titolari di pievi sperdute, alternativamente S.Michele e S.Patrizio, uno il quotidiano, l’Indipendent.

Lo stile di questo straordinario scrittore, che eccelle nel racconto breve (come sottolinea J. Banville nella puntuale prefazione), è asciutto, essenziale, poco incline al lirismo, mai tuttavia meramente referenziale: indubbiamente “realista” – con tutto quello che di generico ed approssimativo implica oggi il termine – ma di un realismo particolarissimo sul quale vale la pena soffermarsi. Ricorrendo, per lo più, alla terza persona con ottica interna tende, infatti, a creare un’atmosfera allusiva e sospesa, di fatto estranea ad un minimalismo “ortodosso”, da un lato per la frequente tendenza a non descrivere direttamente il personaggio che determina lo spannung narrativo (Sabato d’agosto), a farne delineare i caratteri da altri (Il signor McNamara, Veglia con il morto) o addirittura, come ne Il terzo incomodo, a collocarlo del tutto fuori dall’intreccio – conferendogli, altresì, in modo inversamente proporzionale, la capacità di condizionarne ogni risvolto – dall’altro, mediante l’uso insistito del condizionale, a proiettare in un futuro extratestuale (più o meno prossimo) una situazione immaginata/temuta/desiderata.[3] Se a questo aggiungiamo le frequenti, fulminee analessi che fanno irrompere, nel presente della scrittura, la rievocazione di un fatto drammatico i cui contorni/dettagli rimangono indistinti e vengono lasciati all’intuizione del lettore, si può comprendere come i modelli di Trevor siano più il citato Joyce e F. O’Connor che Carver o Eugenides e risulti innegabile, nella sua scrittura, il ricorso all’evento epifanico rivelatore del “mistero” più profondo della trama, in grado di elevarla a quella “visione anagogica” che trascende il grezzo dato naturalistico tanto cara alla scrittrice.[4]

MARCO CAMERINI

 

L’autore del presente testo acconsente alla pubblicazione su questo spazio senza nulla pretendere all’atto della pubblicazione né in futuro. E’ severamente vietato copiare e diffondere il presente testo in formato integrale o parziale senza il permesso da parte del legittimo autore. Il curatore del blog è sollevato da qualsiasi pretesa o problematica possa nascere a seguito di riproduzioni e diffusioni non autorizzate, ricadendo sull’autore dello stesso ciascun tipo di responsabilità.

 

NOTE

[1] In grassetto i titoli dei racconti.

[2] Le assi temporali presente/passato si fondono narratologicamente senza soluzione di continuità a sottolineare lo stato emotivamente alterato della donna in uno dei esito migliori dell’intera raccolta.

[3] Riportiamo, come esemplificazione fra le molte possibili, un passo tratto da Il terzo incomodo: “Nei successivi ottanta chilometri non vide traccia dell’automobile di sua moglie. E naturalmente, così si disse, non c’era motivo per cui ci dovesse essere: era una semplice congettura che lei partisse quel pomeriggio […] Poi si chiese come sarebbe stata la sua partenza in caso contrario. Lairdman [l’amante della moglie n.d.r] sarebbe andato ad aiutarla? Naturalmente a questo non avrebbe obiettato. Quando arrivò alle prime case del suo quartiere, Boland capì che non soltanto la Volkswagen bianca non l’aveva portata da Lairman, ma non l’avrebbe fatto l’indomani, né il giorno dopo o la settimana seguente. Non l’avrebbe fatto dopo un mese o dopo Natale. Non l’avrebbe fatto, punto e basta” (pp. 193-194).

[4] FLANNERY O’CONNOR, Nel territorio del diavolo: sul mistero della scrittura, Minimum fax, Roma 2002, p. 45 e segg.

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