Corrado Calabrò presenta “Janelas de silencio” all’Istituto Portoghese di Sant’Antonio (Roma) il 29 nov.

Janelas de silencio. Poesias 2013-2017 (letteralmente Finestre del silenzio), pubblicato dall’editore Vasco Rosa di Lisbona nel 2017 è la più recente pubblicazione del noto poeta Corrado Calabrò, interamente in lingua portoghese.

Corrado Calabrò ha all’attivo un’ingente produzione letteraria, principalmente poetica, che lo vede come uno degli esponenti di spicco del panorama letterario Nostrano e non solo. Difatti nel corso degli anni non sono mancate traduzioni nelle maggiori lingue delle sue opere, recital e presentazioni dei suoi libri in luoghi istituzionali, tanto nella Capitale, quanto all’estero, ospite eccelso di Istituti di Cultura Italiani all’estero e di altre realtà, tra le quali accademiche.

Vincitore di numerosi concorsi letterari tra cui (solo per citarne alcuni) il “Reghium Juli” (1980), il “Camaiore” (2001) e, in territorio ispanico, del “Gustavo Bécquer” (2015), ha ottenuto la medaglia dell’ambito premio Damião de Góis” dell’Università Lusofona di Lisbona (2016)[1] e numerosi altri.

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Corrado Calabrò durante un momento della premiazione del VII Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi” svoltosi al Palazzo dei Convegni di Jesi (AN) svoltasi il 10-11-2018. Da sx: Lorenzo Spurio, Michela Zanarella, Corrado Calabrò e Fabia Baldi.

A febbraio scorso a Palazzo Ferrajoli (Roma) il critico Carlo Di Lieto, alla presenza di Calabrò, ha presentato il volume monografico atto ad analizzare la sua opera poetica: La donna e il mare. Gli archetipi della scrittura di Corrado Calabrò (Vallardi, 2016). Recentemente, nella città di Jesi (Ancona), all’autore del celebre Ricordati di dimenticarla (finalista Premio Strega 1996, poi edito da Newton & Compton) è stata attribuita la nomina di Socio Onorario dell’Associazione Culturale Euterpe di Jesi.[2] Nell’occasione della premiazione del Premio “L’arte in versi” presieduto dal poeta e critico letterario Lorenzo Spurio, la poetessa Fabia Baldi è risultata vincitrice assoluta per la sezione “prefazione di libro di poesia” proprio per il suo ricco ed entusiasmante testo critico d’apertura al nuovo libro di Corrado Calabrò. Il membro di Giuria del Premio, Giuseppe Guidolin, così ha motivato in quella sede la decisione di premiare la poetessa Baldi nella veste di fine critico letterario ed esegeta dell’ultima fatica di Calabrò: «Testo ben strutturato e articolato, lucido e armonioso in ogni sua parte, oltre che sensibilmente incisivo e persuasivo nel delineare e descrivere l’istanza creativa di ricerca, alimentata dall’immaginario esondante di un sogno e da un incanto radicale d’amore, che caratterizza l’opera poetica considerata. Un ritratto chiaro e accurato, cesellato con precisione e perizia, che lascia intravedere e respirare con efficace naturalezza e profondità il visionario sentire dell’autore».

Desidero riportare alcuni estratti significativi della prefazione[3], a cura di Fabia Baldi, a questo libro di Calabrò: «Articolata in due parti profondamente diverse tra di loro, la silloge mostra una profonda coerenza ispiratrice che affonda le radici nel bisogno della ricerca, sia essa rivolta ad una dimensione esistenziale che sentimentale. Calabrò è animato da una profonda vena poetica ma anche da una sincera passione per la fisica; la disposizione alla speculazione scientifica e la sensibilità poetica si compenetrano, in maniera assolutamente sorprendente e insolita, in un logos che riscopre l’identità originaria di parola e pensiero. “La Stella promessa” è una possibile risposta, benché parziale ed allusiva, al nostro bisogno di conoscenza: è “la stella che abbiamo nella mente, quella che sappiamo di guardare”».

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Il volume verrà presentato giovedì 29 novembre a Roma a partire dalle 18 presso il Salone Nobile dell’Istituto Portoghese di Sant’Antonio (Via dei Portoghesi n°2) alla presenza della poetessa Fabia Baldi, prefatrice del volume e di Marta Gomes de Souza. L’iniziativa avviene con il volere e il Patrocinio dell’Istituto Portoghese di Sant’Antonio a Roma per mezzo del suo Rettore, Mons. Agostinho da Costa Borges e dell’Ambasciatore del Portogallo presso la Santa Sede, Sua Eccellenza Dott. Antonio Almeida Lima.

LORENZO SPURIO

 

NOTE

[1] Rimando al mio articolo “Corrado Calabrò insignito della medaglia Damião de Góis dall’Università di Lisbona” apparso su “Blog Letteratura e Cultura” il 03/07/2016 disponibile qui: https://blogletteratura.com/2016/07/03/corrado-calabro-insignito-della-medaglia-damiao-de-gois-dalluniversita-di-lisbona/

[2] Una mia intervista al poeta Calabrò, pubblicata nel volume collettaneo a mia cura La parola di seta. Interviste ai poeti d’oggi 2012-2015, PoetiKanten Edizioni, Sesto Fiorentino, 2015 e poi ripubblicata online su “Blog Letteratura e Cultura” il 05/06/2015 e disponibile a questo link: https://blogletteratura.com/2015/06/05/intervista-al-poeta-corrado-calabro-a-cura-di-lorenzo-spurio/

[3] Oltre che nel volume in oggetto la prefazione a cura di Fabia Baldi è stata pubblicata in doppia lingua, portoghese e italiano, nell’antologia AA.VV., Antologia del VII Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi”, Associazione Culturale Euterpe, Jesi, 2018 (opera non in commercio), per essere risultata vincitrice del 1° premio assoluto per la sezione prefazione. Nel volume è contenuta anche la motivazione di conferimento del Premio riportata all’interno di questo articolo.

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“Morte a Milano – Ernest” di Antonio G. D’Errico – Prefazione di Michela Zanarella

Prefazione di MICHELA ZANARELLA

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Lo sviluppo del genere noir è fluttuante, così come si evidenzia nel romanzo di Antonio G. D’Errico, e ancora oggi per i suoi scenari cupi e pessimisti ha i suoi adepti. Il noir tratta la realtà senza tante illusioni di salvezza o miglioramento, dove il male si è impossessato di insospettabili uomini. Le ambiguità delle situazioni sociali suggeriscono il ricorso alla psicoanalisi. Questi complessi fattori rappresentano, in nuce, il lato oscuro del comportamento umano. L’universo del noir è rappresentato per lo più da uomini soli che vagano spinti da motivazioni sconosciute, che risiedono nel profondo del loro passato abusato e travagliato. Sono personaggi spesso rudi, malinconici, che percorrono itinerari cittadini, dove non c’è possibilità di salvezza in una società ostile e internamente malata. Antonio G. D’Errico è uno scrittore di talento che sa muoversi bene in più generi letterari. ‘Ernest. Morte a Milano’ è un noir di qualità, scritto con un linguaggio moderno, avvincente, dallo stile originale e interessante. La trama parte dalla traduzione di un manoscritto di Monnais, già edito in Francia, che l’editore italiano vorrebbe far conoscere ai suoi lettori. Il romanzo si apre sul dialogo tra lui ed un suo collaboratore, al quale chiede con insistenza a che punto sia la traduzione del libro. Il traduttore, preso dalla rabbia e dall’inquietudine per quel comando a sbrigarsi nel lavoro, presenta il protagonista della storia di Monnais: Ernest, un giovane rimasto orfano della madre, mandato dal padre a vivere con gli zii. Qui non voglio svelare alcun altro passo ai lettori. Pagina dopo pagina ci si accorgerà comunque dei disagi psicologici esistenziali, tra cui realtà o fantasie erotiche subite per troppo tempo taciute, sdoppiamenti, riflessi.  Il traduttore, andando avanti nel suo lavoro, presuppone che Monnais cerchi di alleggerire il peso della vergogna, assegnandone una parte a un altro personaggio, la zia, colpevole di un lungo silenzio. Si interroga sulle soluzioni narrative dell’autore francese. Domande e risposte saranno opera dei lettori di questo avvincente noir. Su tutto dominano i bagliori di ombre oscure di Henry James in ‘Ritratto di signora”. Sembra quasi che le esistenze dei personaggi confluiscano in un unicum narrativo dove D’Errico ha la chiave della soluzione. L’autore è abile nel proporre il mistero, suscitando curiosità. Crimini, avvicendamenti, omissioni, omicidi, da chi sono compiuti? In un alternarsi di identità, tra realtà e mistero, si snoda tutta la vicenda che rende particolarmente intrigante il libro di Antonio G. D’Errico, ambientato nella nordica città scaligera. L’autore è riuscito a costruire un noir che ha tutte le caratteristiche tipiche del genere: esiste un assassino, c’è un’indagine, gli indizi e le ipotesi sembrano casuali, ma non è così, nasce una sfida per scoprire il perché, si va alla ricerca di una verità tra vendette e rancori. Si susseguono emozioni e sentimenti contrastanti. Si racconta di violenza, abusi, amore, abbandoni, possessione, nostalgia, gelosia, disagi psicologici e follia: le molteplici fragilità umane. Con un’analisi quanto mai lucida e attenta della società, D’Errico ci proietta in una dimensione in cui finzione e realtà si intersecano e si sovrappongono in un interscambio emotivo: si entra in un labirinto di pensieri e ci si trova a dover scostare il buio, a farlo affiorare per poi poterlo affrontare. La scrittura è matura, consapevole, molto visiva e cinematografica, non ci sono mai tentennamenti narrativi o eccessive forzature e pesantezze linguistiche. Tutto scorre fluido, mentre la suspence cresce scena dopo scena. Si delinea il ritratto di un uomo smarrito e svuotato della sua identità, che non si fida di nessuno, nemmeno di se stesso. Il protagonista incarna l’uomo di oggi senza certezze, vive nel dubbio, crede di saper amare e si aggrappa alla sete di vendetta, pensando che sia l’unica soluzione per risollevare le sorti dell’umanità. Sulla scia di Raymond Chandler, altro maestro moderno del noir, ci troviamo in questo romanzo a scandagliare la psiche, ad affrontarne i limiti, a conoscere la paura, accettandone le contraddizioni. Solo andando oltre le cose e vivendo si può riuscire a trovare il giusto equilibrio. D’Errico ci accompagna in un viaggio dell’anima, dove l’unica soluzione per il lettore è arrivare alla fine.

 

SINOSSI DEL LIBRO

Dino Lenza, traduttore di romanzi gialli, è alle prese con l’ultimo lavoro dello scrittore francese Jean Baptiste Monnais, dal titolo “La morte di uno sconosciuto”. Il protagonista è il giovane Ernest, che è stato vittima da bambino di ripetute violenze sessuali da parte dello zio. Lenza resta scosso da quelle descrizioni, rivivendo le angosce del personaggio, immedesimandosi nei suoi stati d’animo. Trova anche nei tratti somatici del protagonista una certa somiglianza coi suoi. Viene colto da un moto intimo di rabbia, come non si era mai manifestato prima.

Elimina completamente dalla traduzione le pagine scritte dell’autore francese e inizia la scrittura del suo giallo. I toni si fanno aspri e cruenti, il cinismo e la follia omicida non lasciano più uno spiraglio per il perdono. Il commissario incaricato delle indagini, pur nutrendo forti sospetti su tutti quegli omicidi, non riesce a trovare una spiegazione efficace per evitarli.

Una figura di rilievo della narrazione è la zia del giovane traduttore, pittrice famosa e donna di grande bellezza. Il rapporto tra i due lascia intravvedere un’ossessione seduttiva reciproca.

 

L’AUTORE

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Antonio G. D’Errico, poeta, scrittore e sceneggiatore. Premio Grinzane Pavese, nel 1998 e nel 2000. Ha scritto numerosi testi di argomento musicale. Nel 2011 pubblica per Rizzoli la biografia di Eugenio Finardi, Spostare l’orizzonte, scritta insieme al cantautore milanese e, nel 2015, esce presso Mondadori con la biografia di Pino Daniele, Je sto vicino a te, scritta insieme a Nello Daniele, fratello di Pino. Il suo esordio nella letteratura di genere noir gli vede assegnare il terzo posto dalla giuria dei lettori al “Premio Scerbanenco, Courmayeur noir in festival”, con l’opera per ragazzi Il Discepolo, ispirato ai fatti di cronaca legati alla sette sataniche. Successivamente dà alle stampe l’originale thriller sul mondo della scuola, La governante Tilde. Con Morte a Milanoritorna al noir tematico di genere, dopo aver pubblicato da poco per Controluna edizioni la delicatissima silloge poetica dal titolo Amori trovati per strada (Luglio 2018).

 

L’autrice della prefazione acconsente alla pubblicazione su questo spazio senza nulla pretendere all’atto della pubblicazione né in futuro. E’ severamente vietato copiare e diffondere il presente testo in formato integrale o parziale senza il permesso da parte del legittimo autore. Il curatore del blog è sollevato da qualsiasi pretesa o problematica possa nascere a seguito di riproduzioni e diffusioni non autorizzate, ricadendo sull’autore dello stesso ciascun tipo di responsabilità.

A Roma la presentazione di “Il mito di Giove” di Lindsey Davis

Torna in Italia Marco Didio Falco, l’irresistibile investigatore protagonista della fortunata serie di Lindsey Davis ambientata nella Roma imperiale del I secolo d.C.

Kogoi Edizioni dedica una collana all’autrice britannica, pubblicando ‘Il mito di Giove’.

Per meglio dire, come conferma l’editore, riprende il filo di una storia lasciata sospesa da Marco Tropea nel 2011. Lindsey è una scrittrice tradotta in tutto il mondo, forse è facile per lei, inglese, essere pubblicata in USA; ma il suo lavoro è pubblicato persino in Corea e Giappone. Lindsey Davis è tradotta in oltre 18 Paesi, potevamo mancare noi che siamo la Patria di Marco Didio Falco?

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Il mito di Giove, appena uscito in libreria, è l’opera con la quale Kogoi Edizioni apre la collana, proseguendo con altri sei titoli già pubblicati all’estero. “Certo, noi ci auguriamo che i lettori ci seguano in questa nuova avventura e che apprezzino il lavoro della Davis.»

Con una scrittura fluida dal ritmo avvincente, l’autrice ci porta in Britannia e ci proietta in un’avventura dai risvolti imprevedibili.

Il 3 dicembre Lindsey Davis sarà alla libreria Notebook all’Auditorium, in via Pietro De Coubertin 30, a Roma, proprio per presentare Il mito di Giove.

Sul sito e sulla pagina Facebook della Kogoi Edizioni tutte le informazioni per partecipare all’incontro e conoscere Lindsey Davis

https://www.facebook.com/Kogoi-Edizioni-559794827405107/

III Premio Int.le di Letteratura “Antonia Pozzi – Per troppa vita che ho nel sangue” con premiazione a Pasturo, ai piedi della Grigna. Partecipazioni fino al 15/02/2019

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PREMIO INTERNAZIONALE DI LETTERATURA “PER TROPPA VITA CHE HO NEL SANGUE: ANTONIA POZZI –TERZA EDIZIONE ANNO 2019

 

REGOLAMENTO

 

Caterina Silvia Fiore (poetessa e Fondatrice del Premio), con il patrocinio del Comune di Pasturo (Lecco) bandisce la terza edizione del Premio Letterario Internazionale qui di seguito denominato: PREMIO INTERNAZIONALE DI LETTERATURA “PER TROPPA VITA CHE HO NEL SANGUE” – ANTONIA POZZI: VERTIGINE E MALINCONIA DI UNA GRANDE POETESSA – TERZA EDIZIONE

LE ASSOCIAZIONI CULTURALI “ELLE EMME” (Roseto degli Abruzzi – Teramo), “VERBUMLANDI-ART” (Galatone – Lecce), “EUTERPE” (Jesi – Ancona), CONTRIBUIRANNO DONANDO PARTE DEI PREMI.

Il Premio è suddiviso in quattro sezioni:

    1. Racconto breve inedito (max 5 Cartelle)
    2. Poesia inedita (max 30 versi)
    3. Video-poesia
    4. Critica

Per quest’ultima sezione (Critica) si specifica quanto segue:

Si può partecipare con un saggio, un articolo, una dissertazione critica di tipo scientifico, uno stralcio di una monografia o tesi di laurea su Antonia Pozzi, donna e/o poetessa. Saranno graditi elaborati tesi a indagare:

  • le fasi dell’esistenza della donna, anche per mezzo dei diari e dei carteggi;
  • la contestualizzazione storica della sua figura;
  • le frequentazioni letterarie e il contesto storico letterario;
  • le influenze da lei ricevute e da lei prodotte su intellettuali che l’hanno riletta, amata e approfondita;
  • il suo legame con Pasturo, la Grigna e la Valsassina;
  • i suoi interessi extra letterari, la fotografia, l’alpinismo e gli sport da lei praticati.

oltre all’analisi della sua opera poetica nel complesso o nel caso specifico di una o più liriche scelte per un approfondimento e commento. Tale sezione del concorso sarà a cura del giurato Lorenzo Spurio.

I testi dovranno avere una lunghezza compresa tra le due e le dieci pagine word, utilizzando il formato A4 con carattere TIMES NEW ROMAN corpo 12.

 

  • Modalità di Partecipazione:

Gli Autori possono partecipare a tutte e quattro le sezioni e per ciascuna sezione con una sola opera. Quota d’iscrizione euro 10,00 per spese di segreteria da versare tramite versamento su  Postepay n. 5333 1710 4027 5469 – IBAN: IT43L0760105138294758894765 – INTESTATO A CATERINA SILVIA FIORE

Per ogni opera presentata e, nell’eventualità che lo stesso autore partecipi anche ad altre sezioni, le spese di segreteria saranno di 5 euro per ogni sezione ulteriore.
Gli elaborati dovranno pervenire in allegato anonimo, quindi contenente la sola opera e titolo, mentre nel corpo della mail  dovranno essere scritti i dati anagrafici dell’autore, nome e cognome, indirizzo e numero di cell,  TITOLO DELL’OPERA  E SEZIONE,   insieme alla ricevuta di versamento delle spese di segreteria e  inviati al seguente indirizzo di posta elettronica: antoniapozzipremio@gmail.com

Per la sezione videopoesia: inviare link dell’opera (preventivamente pubblicata su youtube) inserito nel corpo della mail.

Il corpo della mail dovrà contenere la liberatoria per il trattamento dei dati personali in relazione alla legge sulla privacy.

LA PARTECIPAZIONE E’ APERTA ANCHE AGLI AUTORI RESIDENTI ALL’ESTERO, PURCHE’ LE OPERE VENGANO INVIATE GIA’ TRADOTTE IN LINGUA ITALIANA.

Esclusione:

La mancanza dei dati anagrafici, nonché l’assenza della liberatoria per il trattamento dei dati personali comporterà la non accettazione dell’iscrizione. Ogni elaborato deliberatamente offensivo e volgare verrà immediatamente escluso dal concorso.

 

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La nota poetessa lombarda Antonia Pozzi alla quale il premio è dedicato.

La Commissione di Giuria:

La giuria, differenziata per le sezioni a concorso, sarà composta da scrittori e poeti del panorama letterario nazionale: Lorena Marcelli (ScrittriceGiovanni Gentile (Poeta), Lorenzo Spurio (Poeta e critico letterario), Mirella Musicco (Poetessa) e Stefano Caranti (poeta).

Presidente di giuria senza diritto di voto: Caterina Silvia Fiore

La Giuria stilerà una lista di finalisti che verranno informati personalmente dall’Organizzazione e invitati alla cerimonia di premiazione finale. Il giudizio della Giuria è insindacabile e inappellabile.

  • Premi:
    Per ogni sezione ci saranno un primo, un secondo e un terzo classificato

PER QUESTA EDIZIONE VERRA’ OFFERTO UN CONTRATTO DI EDIZIONE ALL’AUTORE CHE SARA’ SELEZIONATO  DALLA GIURIA E DALLA CASA EDITRICE.
Per le opere più meritevoli sono previsti premi speciali e menzioni di merito.

Gli elaborati dovranno pervenire tassativamente entro e non oltre le ore 24 del giorno 15/02/2019.

  • Premiazione:

La cerimonia di premiazione si terrà SABATO 15 GIUGNO 2019 ALLE ORE 15 NEL COMUNE DI PASTURO, IN PRESENZA DELLE AUTORITA’  RAPPRESENTANTI I COMUNI DI PASTURO E ROSETO DEGLI ABRUZZI (assessori alla cultura e sindaci).

PRECEDERA’ LA CERIMONIA UN SUGGESTIVO PERCORSO POETICO LUNGO LE STRADE DI PASTURO, DEDICATO ALLA GRANDE POETESSA ANTONIA POZZI

La consegna dei premi prevede necessariamente la presenza dell’autore vincitore, o suo delegato, in quanto i premi non verranno consegnati a domicilio, tranne i relativi diplomi, che potranno essere inviati previo pagamento delle spese di spedizione.

Per tutte le informazioni inerenti il premio inviare una mail al seguente indirizzo: antoniapozzipremio@gmail.com

Il bando può essere reperito anche sul sito: http://www.concorsiletterari.net 

L’ombra, il silenzio e la musica dei fiori: “Rifrazioni” di Elio Pecora. Recensione di Marco Camerini

Recensione di Marco Camerini

 

La pazienza maggiore l’ha dovuta a se stesso:

ha patito le paure nuove del bambino,

i fantasmi esagitati dell’adolescente,

le saracinesche arrugginite dell’ansia,

il tramutare scomposto delle carni

i cumuli delle ombre, gli intoppi della memoria.[1]

Negli splendidi versi si trasfigura ellitticamente in III persona, con intensa e disarmante sincerità, il soggetto poetante di Rifrazioni (Mondadori, 2018), ungarettiano “uomo dai piedi lenti” che si reinventa ogni istante e ogni ora, non ha fiato bastante/per rincorrere tutto/quel che gli corre davanti/e che dietro s’inombra e pure – disincantato e disilluso, acceso di ansia e di sogni, senza più un altare né un dio da pregare – di continuo si adopera a procacciarsi piacere, a medicare il dolore. Infinitesima “fibra” di una galassia/universo, baudelairianamente condannato – fra i detriti di un assordante, tumultuoso presente in rovina – ad annaspare nel fango, occhieggiando le stelle, alimenta tenace e mai disperato la fame e la sete dell’Anima, intende “il linguaggio delle cose mute”, contempla estatico il profilo della luna vestito del suo poco, rinchiuso/nei suoi sonni che sognano mentre il tempo precipita vorticoso senza prospettive di edeniche stasi.

978880468746HIG-310x480.jpgAlla dimensione di una contemporaneità che opprime ed assedia l’io lirico (mai l’autore ne rinnega la voce), funestata da ruberie e delitti, eccidi ed eccessi, guerre che servono a scherani del raggiro seduti a legiferare sulle immondizie[2] e piazze che chiedono un altro presente, sussulti sismici e naufragi etici – nessuno sbarco stanotte a Lampedusa/nessun morto per mareil futuro?Una marea fangosa che avanza mentre nei giovani vacilla la speranza – si contrappone la memoria di un passato che assume le fattezze di ombre (di dove vengono a lui che non le ha chiamate? Ma chi si cerca è trovato a sua volta da un’ombra), inconsciamente evocate da un Oltre che non è Ade ma Paese dei Cimmeri se possono sostare in limine fra la vita e la morte, ferme alle porte di una città senza nome, vaganti ancora nel recinto brulicante dei vivi. Sono tante, presenza irrequieta e leggera nel rumore dei giorni, folla silente in mezzo a noi che ci chiama e muta risponde alle domande mute senza nulla chiedere se non permanere dopo l’addio, nel breve saluto di un incontro inusuale e possibile solo che Elio/Orfeo lo desideri quanto loro.[3] E se è vero che moriamo alla morte dell’ultimo che ci ha conosciuti e non è perdita l’addio se lascia tracce nelle stanze aperte del cuore, il dialogo con loro – in una delle sezioni più suggestive  della silloge dall’ossimorico-sinestetico titolo “Lo spessore dell’ombra” – è struggente e vivissimo. Hanno mani, piedi, gesti queste anime assiepate nel sogno della mente e celate dietro pudiche sigle: si chiamano Arsenio, padre con cinquant’anni di mare alle spalle, Elena – dantesca figlia di suo figlio dal volto fermo e quieto, sublime ritratto di madre che rinvia a quelli di Montale e Ungaretti – Luciano, Dario, Sandro, sodali voci liriche di un cammino letterario condiviso, l’aspra, manichea Elsa dagli occhi di agata – amica e nemica insieme, scrittrice come le infelici Amelia ed un’altra Elsa ingiustamente esiliata dalla fama – mentre accanto ai fantasmi mai ingombranti nella loro autorevolezza di Alberto e Aldo si profilano quelli modesti e umanissimi di Aduccia e Rosella, rimpiante testimoni della giovinezza santarsenese. Sono tanti e tutti i loro nomi

… s’annidano nei nomi, non è la memoria

a chiamarli, si compitano su un’oscura lavagna,

intanto che vanno chiarendosi le facce,

muovendosi le figure nei fruscii delle foglie.

Ciascuno va a porsi in un suo spazio appartato,

chiede una sua misura, un suo incerto restare.[4]

 Troppo risoluta, comunque, in Elio Pecora la volontà di risillabare la speranza e, pure a tentoni, aprirsi un montaliano varco cercandosi dentro più alto e ampio il respiro per concedere ai morti l’egoistico mandato di (tornare a) vivere accanto sé, seduzione alla fine perdente di paralizzanti “nidi”. Ferma e pronta la risposta al loro accorato richiamo e imperitura la promessa di perpetuarne il ricordo, ma la sua è poesia “della” e “per” la vita, Eros vince Thanatos, i piedi devono riprendere ad andare e nel presente, pure abitacolo in rovina, deve inevitabilmente giocarsi la personale scommessa esistenziale, anche quando il pianto punge gli occhi/e in petto s’annoda o un grido chiude la gola. Così, mentre tutto sembra perduto e si cammina per arrivare a fine giornata, trasfigurate nei topoi dialettici luce/ombra (quel che chiamiamo sublime/sta nell’ombra…luce è solo verità iniziale) e rumore/silenzio (succede alle Furie del primo, incontaminato attende chi sa di portarselo dentro), la tensione dell’attesa che non smette di origliare e l’irriducibile fiducia in una felicità che non transige e non si pronuncia, ma cui pure il poeta non intende rinunciare, si sciolgono nel recupero di un tenace rapporto con il vissuto e di un mai domo sentimento dell’amore. Presenze/emblemi stavolta vive, discrete e nemmeno chiamate del quotidiano, il violinista sulla metro, il barbone che regala i suoi versi sconnessi, il vecchio che blatera, la badante moldava, umanità varia, dolente e nemica a se stessa, si stringono intorno a lui che – capace di emozionarsi per la corolla di un fiore, il profilo minuto di un adolescente nell’autobus affollato, una voce al telefono – attraversa solidale, sebbene non vi scorga il posto appartato in cui riconoscersi, un mondo miracolosamente popolato di storie[5] le quali

 …riempiono una strada,

un incrocio, una stanza, e in ciascuna

un intrico, un subisso di domande,

di risposte accennate, di pretese.

“C’era una volta un principe infelice”

poi fu felice, e questa era la fiaba.[6]

 L’amore, dal canto suo, si “rifrange” più di quanto non appaia ad una prima lettura lungo tutta la raccolta, illuminandola anche quando si connota come inganno, disfatta, promessa bugiarda, appassionato segno non corrisposto, aspettativa che si teme vana e rimanda a Saffo e alla Cvetaeva. In ogni caso, nella consapevolezza che il dio frecciuto ignora età e tattiche, nessuna concessione a rassicuranti proiezioni ideali, solo (solo?) la risoluta persistenza del desiderio che rende divini, è stordimento fresco e lieve, basta a se stesso e, caparbio bagliore dentro l’addio, brilla inesausto ed irrinunciabile.

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Elio Pecora 

Alla fine il tumulto da 100.000 watt di una città infernale con i suoi dannati che vanno/avvoltolati d’ansia/per ignoti traguardi non impedisce di auscoltare a chi sa/può/vuole le vibrazioni di viole, timpani, flauti, pascoliani sistri o di un oboe dall’invidiabile fortuna letteraria e al viluppo di inganni, scandali, miserie si oppone, non-luogo fuori del tempo, un miracoloso orto di verdi che svariano ove si declina una flora odorosa e rassicurante, umile e rara a un tempo: dalie, ibiscus, ulivi, gigli, ortensie, il loto e il gigantesco agrifoglio, la zinnia e la catalpa bignonia, foscoliani tigli, (ancora pascoliani) pioppi, il salice con la sua canzone e lo screzio sorpreso di Desdemona, il croco e l’acacia (recisa da uno schianto del fulmine, non dal “freddo” di una forbice)[7] cari all’autore di Ossi. In questo giardino ai piedi di una collina, Pecora rinviene i termini esatti e svelati atti a rendere, contro il fragore di un tempo che contiamo a minuti, la spasmodica tensione interiore e a “sciogliere il canto” del niente nel niente: se da un lato la sua cifra stilistica, esclusiva ed evocativa nella trasparente intelligibilità (echi di Saba, Penna, Pasolini e Montale convivono in un tessuto unico ed originale), garantisce una convinta adesione al reale, senza mai cedere al rispecchiamento – a volte trasandato – di certa lirica contemporanea, dall’altro le parole che gli si chiedono non possono risultare tanto scarne e sommesse/da evaporare come fuochi di foglie secche[8] né intessute di sonorità leziose: esprimono invece – spesso attraverso il ricorso ad anastrofi ed iperbati – lo strappo, l’incaglio, la discordanza infeltrita di una vigile e sofferta resa formale. Lessicalmente in magistrale equilibrio fra classicismo e crepuscolare “grado zero”, vengono meticolosamente scelte come un tubero o un seme da interrare[9] che produrrà, forse, senza illusori ottimismi, un frutto, un fiore/una foglia minuscola…non più di un cenno, un avvio/per un altrove nemmeno ancora intravisto

 MARCO CAMERINI

NOTE:

[1] E. PECORA, Rifrazioni, Mondadori, Milano 2018, p.52. Verranno citati i riferimenti alle pagine dei soli versi riportati in modo più ampio, non di quelli (in corsivo) che costituiscono una sorta di corpo unico con il testo e vi sono strettamente integrati.

[2] Per il termine scherani cfr. “La primavera hitleriana”, E. MONTALE, Tutte le poesie, Mondadori, Milano 2013 [1984], p.256.

[3] Nella evidente diversità delle opere, questo espediente sospensivo fra l’immanente ed il trascendente è il motivo ispiratore di un intrigante romanzo di G. Saunders, Lincoln nel bardo, Feltrinelli 2017 (vincitore del Man Booker Prize) che prende spunto dall’episodio – storicamente accertato –  del Presidente americano il quale visitò più volte la bara del figlio prematuramente scomparso imponendo che non venisse chiusa.

[4] E. PECORA, Rifrazioni, cit., p.110.

[5] Proprio la lirica “”Nell’immenso ordito…” (p. 31) – cui si riferiscono le figure citate –  ci sembra presenti significative affinità con “Città vecchia” di Saba (cfr., in particolare, il vecchio che blatera con il vecchio che bestemmia), autore non estraneo a Pecora per i comuni richiami minimalisti ad una quotidianità “senza storia”.

[6] E. PECORA, ivi, p.144.

[7] Cfr. “Non recidere, forbice, quel volto”, E. MONTALE, Tutte le poesie, cit., p.156.

[8] Cfr. la storta sillaba e secca come un ramo di “Non chiederci la parola”, ivi, p.29.

[9] Il verbo ci pare richiami, nell’urgenza di una resa poetica definitiva e radicata nel profondo, la parola scavata dell’ungarettiano “Commiato”, cfr. G. UNGARETTI, Tutte le poesie, Mondadori, Milano 1972, p.58.

 

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A Jesi la premiazione del Premio di Poesia “L’arte in versi”. Premio alla Carriera ad Anna Santoliquido. La cerimonia sabato 10 novembre a Palazzo dei Convegni

Sabato 10 novembre 2018 a partire dalle ore 17 presso la suggestiva location della Sala Maggiore del Palazzo dei Convegni di Jesi (Ancona) sita nel Centro Storico della Città Federiciana (Corso Giacomo Matteotti n°19) si terrà l’attesa cerimonia di premiazione della VII edizione del Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi”. Il noto premio letterario, ideato e presieduto dal poeta e critico letterario jesino Lorenzo Spurio, quest’anno ha visto un ulteriore incremento di partecipazione nelle varie sezioni che sono state introdotte. Al fianco delle già assodate sezioni della Poesia in lingua italiana, poesia in dialetto, haiku e critica letteraria, infatti, si sono aggiunte, con particolare entusiasmo di partecipanti, le sezioni del libro edito di poesia, della video-poesia e della prefazione del libro di poesia.

Le Commissioni di Giuria, differenziate per le varie sezioni di riferimento, erano presiedute dalla poetessa e giornalista Michela Zanarella, e composte da poeti, scrittori ed esponenti del panorama culturale italiano contemporaneo: Vincenzo Monfregola, Emanuele Marcuccio, Rita Stanzione, Stefano Baldinu, Giuseppe Guidolin, Antonio Maddamma, Elvio Angeletti, Valentina Meloni, Alessandra Prospero, Fabia Binci, Antonio Sacco, Stefano Caranti, Max Ponte, Marco Vaira e Guido Tracanna, Francesco Martillotto, Antonio Melillo, Cinzia Baldazzi, Luciano Domenighini.

Tale Giuria si è espressa sulle 519 poesie in italiano, 115 poesie in dialetto, 62 libri di poesia, 102 haiku, 21 video-poesie, 20 critiche letterarie e 12 prefazione giunte per un totale di 851 opere a concorso.

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Un momento della premiazione della precedente edizione del Premio (anno 2017). Nella foto da sx: i membri di Giuria Valentina Meloni, Alessandra Prospero, Susanna Polimanti (Presidente di Giuria di quella edizione) e Lorenzo Spurio (Presidente del Premio)

Vincitori assoluti sono risultati: per la sezione A (Poesia in italiano) 1° premio ad Antonio Damiano di Latina, 2° Premio a Emanuele Rocco di Pescara, 3° premio a pari-merito Carla Maria Casula di Alghero (SS) e Laura Moro di Altivole (TV); per la sezione B (Poesia in dialetto e lingua straniera): 1° Premio a Valeria D’Amico di Foggia; 2° Premio a Nerina Ardizzoni di Renazzo (FE), 3° Premio ad Angelo Canino di Acri (CS);  per la sezione C (Libro edito di poesia) 1° premio a Gianfranco Isetta di Castelnuovo Scrivia (AL), 2° Premio ad Antonio Spagnuolo di Napoli, 3° Premio a Luca Cipolla di Cesano Boscone (MI); per la sezione D (Haiku) 1° Premio ad Alberto Baroni di Viadana (MN), 2° Premio ad Ornella Vallino di Pavone Canavese (TO), 3° Premio a Cinzia Pitingaro di Castelbuono (PA); Sezione E (Video-poesia) 1° Premio a Rosy Gallace di Rescaldina (MI), 2° Premio a Simona Giorgi di Sarzana (SP), 3° Premio ad Antonella Sica di Genova; per la sezione F (Critica Letteraria): Carmelo Consoli di Firenze, 2° Premio Denise Grasselli di Tolentino (MC), 3° Premio Carmen De Stasio di Brindisi; Sezione G (Prefazione di Libro di Poesia): 1° Premio Fabia Baldi di Piombino (LI), 2° Premio Katia Debora Melis di Selargius (CA), 3° Premio Lucia Bonanni di Scarperia (FI).

Premi Speciali sono stati conferiti ad altre opere particolarmente meritorie tra cui Sara Francucci di Cingoli (MC) vincitrice del Premio del Presidente di Giuria; Giovanni Tavcar di Trieste vincitore del Premio della Critica; Mario De Rosa di Morano Calabro (CS) vincitore del “Trofeo Euterpe”, Angela Catolfi di Treia (MC) vincitrice del Premio “Picus Poeticum” assegnato alla migliore opera di un poeta marchigiano; l’autore rumeno Dumitru Galesanu vincitore del Premio Speciale per il miglior autore straniero; Giancarlo Colella di Acquarica del Capo (LE) vincitore del Premio Speciale per la poesia satirica; Elena Maneo di Mestre (VE) vincitrice del Premio Speciale “Il Cigno Bianco” donato dall’omonima Associazione Culturale di Bitetto (BA) (presidente Tonia Appice) che collabora al Premio; Laura Vargiu di Siliqua (CA) vincitrice del Premio Speciale “Verbumlandi-art” donato dall’omonima Associazione Culturale di Galatone (LE) (presidente Regina Resta) che collabora al Premio; Antonio Scommegna di Savigliano (CN) per la migliore opera a tema la natura vincitore del Premio Speciale “Le Ragunanze”, premio donato dall’omonima associazione culturale di Roma (presidente Michela Zanarella) che collabora al Premio; Rita Marchegiani di Montecassiano (MC) vincitrice del Premio Speciale “Arte per Amore”, con la migliore opera a tema amoroso, premio donato dall’omonima Associazione Culturale di Seravezza (LU) (presidente Barbara Benedetti) che collabora al Premio; Giuseppe La Rocca di Trappeto (PA) vincitore del Premio Speciale “ASAS” per la migliore opera in siciliano, premio gentilmente donato dall’Associazione Siciliana Arte e Scienza (ASAS) di Messina (presidente Flavia Vizzari) che collabora al Premio; Massimiliano Pricoco di Augusta (SR) vincitore del Premio Speciale “Centro Insieme”, per la migliore opera sulla legalità/temi sociali, premio donato dall’omonima Associazione Culturale di Scampia di Napoli (Presidente Vincenzo Monfregola) che collabora al Premio.

Momento di alta intensità della serata sarà rivolto al ricordo compartecipe e celebrativo di due insigni poeti contemporanei che ci hanno lasciato e la cui eredità culturale e letteraria è assai importante tramandare: il poeta maceratese Gian Mario Maulo (1943-2014), nonché ex-sindaco di Macerata e protagonista di varie iniziative poetiche nel territorio maceratese, autore di libri di poesia e amato docente all’Istituto “Ricci” di Macerata e Amerigo Iannacone (1950-2017), poeta, scrittore, saggista, noto esperantista di Venafro (Isernia) nonché fondatore e collaboratore di riviste letterarie e fondatore della casa editrice Edizioni Eva di Venafro, voce importante del Meridione, dell’Irpinia, dell’Alto Sannio e del Matese, propulsore infaticabile di reading, incontri letterari e presenze in conferenze esperantiste. Entrambi verranno ricordati mediante gli interventi di alcuni familiari, la lettura di alcune liriche e la declamazione delle motivazioni di conferimento dei relativi premi da parte di Lorenzo Spurio, Presidente del Premio. La notizia di tali conferimenti “ad memoriam” è stata diffusa nelle scorse settimane sulle maggiori testare locali e regionali marchigiane e molisane tra cui “Picchio News”, “Cronache Maceratesi”, “TM Notizie”, “Il Cittadino di Recanati”, “L’Eco delle Marche” e “Molise Tabloid”, “Molise News 24”, “Primo Piano Molise”, “Isnews” e numerose altre.

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Il poeta ed ex-Sindaco di Macerata Gian Mario Maulo al quale verrà conferito uno dei due Premi Speciali “Alla Memoria”

 

thIl Premio “Alla Carriera 2018 del Premio “L’arte in versi” sarà, invece, assegnato alla nota poetessa e scrittrice Anna Santoloquido (foto a sinistra) nativa di Forenza (PZ) ma attiva da anni a Bari. La poetessa darà lettura ad alcuni suoi componimenti scelti e la Presidente di Giuria, Michela Zanarella, declamerà la motivazione del conferimento di questo premio speciale. La Santoliquido è autrice di numerosi libri di poesia, tanto in Italia che all’estero, ha curato antologie prestigiose e preso parte a conferenze e incontri collettivi, premiata in numerosi contesti letterari è considerata una delle maggiori poetesse italiane contemporanee.

I lettori Patrizia Giardini e Marcello Moscoloni presteranno la voce per la recitazione di alcuni brani vincitori i cui autori verranno premiati durante la serata.

L’evento è organizzato dall’Associazione Culturale Euterpe di Jesi con i Patrocini Morali delle Regioni Marche e Molise, delle Provincie di Ancona, Macerata e Isernia, dei Comuni di Jesi, Venafro, Isernia e Macerata e con la collaborazione dei Musei Civici di Jesi, del Museo “Stupor Mundi” Federico II di Jesi e delle Associazioni Culturali “Le Ragunanze” di Roma, “Centro Insieme Onlus” di Scampia di Napoli, “Verbumlandi-art” di Galatone (Lecce), “Il Cigno Bianco Onlus” di Bitetto (Bari), “ASAS” di Messina e “Arte per Amore” di Seravezza (Lucca).

 

INFO:

www.associazioneeuterpe.com

ass.culturale.euterpe@gmail.com

Mail Premio: premiodipoesialarteinversi@gmail.com

Tel: (+39) 328 3929819

(Anche Sms e WhatsApp)

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“Essere autrici è essere curatrici?” incontro condotto da Maria Pia Quintavalla dom. 10 nov. a Milano

Domenica 11 novembre alle ore 10:30 presso la Sala Consiliare di Palazzo Marino (Comune di Milano) si terrà un incontro poetico all’interno delle iniziative di “Area P – Milano incontra la poesia”.  La poetessa e saggista Maria Pia Quintavalla condurrà un incontro con poetesse italiane milanesi. Interverranno Claudia Azzola, Laura Garavaglia e  Giusi Busceti attorno al titolo “Essere autrici è essere curatrici?”.

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