“Grafie poetiche: versi per la donna”. Iniziativa dell’Ass.ne Euterpe per l’8 Marzo

In vista della dell’8 marzo, giorno nel quale dal 1977 a livello internazionale si celebra la Giornata Mondiale della Donna, l’Ass.ne Culturale Euterpe invita a partecipare all’iniziativa denominata “Grafie poetiche: versi per la donna”. Nella sola giornata del 7 marzo si potrà inviare un’opera a testa corrispondente a una propria poesia – di cui si è unici autori e si detiene i diritti a ogni titolo – indifferentemente se edita o inedita, di lunghezza non superiore ai 30 versi. La particolarità del progetto è che la poesia – oltre ad aderire in qualche modo al tema della festa della donna – dovrà essere scritta a mano su un supporto cartaceo. Si dovrà poi fotografare la poesia scritta a mano e inviarla alla mail: eventi.online.euterpe@gmail.com.                                 

Accortezze molto importanti:

– Si chiede di adoperare una scrittura leggibile e, qualora ciò non sia possibile, di scrivere in stampatello.

– Scrivere con penna biro o trattopen color nero, evitare i colori, i pastelli e altro genere di scrittura diversa da quella richiesta.

– Nel foglio dovrà comparire solo il testo della poesia munita di titolo, senza disegni, foto, forme geometriche, numeri, sigle, schizzi, scarabocchi, ombreggiature e altro.

– Non si accetteranno poesie scritte al pc o in altre forme diverse da quelle consentite in queste linee guida.

– Si raccomanda, infine, di fare in modo che la qualità della fotografia sia più che buona; se il cellulare non lo permette si consiglia di riprodurla in digitale mediante lo scanner.

Ogni autore potrà mandare un unico testo. Si ricorda che le opere dovranno essere mandate solo nella giornata del 7 marzo (non verranno fatte proroghe e non si accetteranno testi giunti in ritardo); esse verranno poi pubblicate sulla pagina Facebook dell’Associazione Culturale Euterpe nel corso della giornata dell’8 marzo. .

INFO: ass.culturale.euterpe@gmail.com

E’ uscito “Liriche scelte” di Ada Negri che contiene una selezione dell’opera della poetessa ravennate

La casa editrice milanese Miano Editore ha recentemente dato a conoscere l’uscita del volume Liriche scelte della poetessa ravennate Ada Negri – omonima della nota poetessa accademica lodigiana del Secolo scorso – all’interno della prestigiosa collana “Analisi Poetica Sovranazionale del Terzo Millennio”. Il volume è arricchito dalle prefazioni di Enzo Concardi, Michele Miano e Mario Santoro.

Nella dotta e particolareggiata prefazione del critico letterario Concardi leggiamo: “Se vogliamo fare un tuffo nel passato, ma un passato di grande valore, possiamo seguire Ada Negri nel suo amore per la classicità, che è l’argomento, lo stile, il sogno di questa prima sezione del libro. Sono testi d’altri tempi, nel senso che tale genere di poesia non è propria dei contemporanei e costituisce un viaggio comunque di scoperta per l’autrice, catturata e incantata dal mondo greco-latino.

La lirica è descrittiva e neoclassica, raffigurando, in modo quasi classificatorio, le conquiste artistiche e civili di quelle culture, la cui grandezza è per la poetessa eterna e universale. È altresì una lirica oggettiva, che lascia poco spazio ai sentimenti personali, in quanto, forse, l’intento della scrittura è didascalico e rivolto a trasmettere il vero e il bello secondo i parametri antichi. I tesori ellenico-romani sono cantati per il mito che rappresentano, il fascino che ancora emanano, la forza epica delle opere.

Anche la scelta di scrivere quasi sempre con l’uso di strofe tradizionali, costituite da quartine in rima, fa parte del canone neoclassico riesumato per l’occasione. Fanno eccezione alcune composizioni, come ad esempio la Parodia della tragedia greca. “Antigone” di Sofocle, che ha una struttura dialogica tra Ismene, Antigone e il Coro; e Il classicismo nella poesia di Giosuè Carducci, che invece d’avere le quartine con rima a-b / c-d si sviluppa con un rimare a-c / b-d. Così troviamo in Crociera in Grecia,strofe di questo tipo: “…Aleggiava una vaga atmosfera / trepidante tra sogno e chimera. / Ci sembrava di vivere ancora / con Omero una fulgida aurora”. Mentre nell’omaggio al Carducci: “…Nelle ‘Elleniche’descrisse, / con profonda competenza, / gli elementi che rivisse / con piacevole frequenza…”.

Il suo percorso culturale-classico inizia proprio dai banchi di scuola. Ricordando quel periodo formativo scrive: “Per me il classicismo è innato …// A scuola mi fu sviluppato / con notevole risultato: / mi piacquero Greci e Romani / coi loro costumi lontani…”.

Qui accenna anche alle opere immortali dei classici, all’origine della nostra lingua dagli etimi greco-latini, allo splendore di quelle civiltà che coltivarono scienza, filosofia e le arti. Continua poi con un viaggio in Grecia per toccare con mano ciò che aveva studiato sui libri: rimane colpita da zone archeologiche mai viste, a cui seguono altre mete, come Rodi con l’Afrodite, Olimpia, Delfi, Sparta, Micene, l’Acropoli, ove immagina le abitudini care a Socrate. Indi tutti i monumenti e i colonnati di Atene storica, l’Attica e il Peloponneso. Un’altra lirica è dedicata a La parola, alla sua funzione nella vita della comunicazione, alla sua importanza come mezzo per trasmettere pensieri, messaggi, stati d’animo, sentimenti tra le persone e lessico in cui il popolo si riconosce. Troviamo nel libro anche una lunga composizione riservata a Il classicismo nella poesia di Giosuè Carducci, dove ripercorre le tappe della sua esistenza riferite al propugnato ritorno al classicismo e al suo patriottismo.

 Ora scomodiamo un grande della letteratura per attestare assonanze d’interessi neoclassici. Johann Wolfgang von Goethe (1749-1832) pubblica nel 1795 le Elegie romane, venti pezzi poetici in esametri e, nella prima elegia esalta la grandezza di Roma: “… Sì, qui un’anima ha tutto, fra queste divine tue mura, / eterna Roma!…// Tuttor chiese e palagi, rovine contemplo e colonne…// In vero, o Roma, un mondo sei tu; ma pur senza l’amore / non saria mondo il mondo, e nemmen Roma, Roma” (da Elegie romane, Giusti Editore, Livorno 1896, Traduzione di Luigi Pirandello). Ada Negri scrive una lunga Ode a Roma in cui risuonano anche questi versi: “… Palazzi e templi, archi e colonne, / attestan l’opera davvero insonne, / livelli alti di vita civile, / il culto del bello e un tipico stile”.

 Quindi “Roma caput mundi”esercita in ogni epoca e su chiunque un fascino indiscutibile: nel nostro caso l’autrice rimane integralmente legata al classicismo, mentre Goethe inserisce nel giudizio finale l’elemento sentimentale dell’amore e si proietta verso il Romanticismo, creativo e non imitatore di poesia”.

Ada Negri è nata a Conselice (RA) e residente a Ferrara, laureatasi in lettere classiche a Bologna, ha insegnato per oltre trent’anni greco e latino nei Licei. Ha pubblicato le raccolte di poesie: Viole del pensiero (1993), …E la luce fu (1994), Il mare della vita (1996), Paesi e città del cuore (1997), I girasoli (1998), Opera Omnia (1999), Realtà e fantasia (2000), Verso il terzo Millennio (2001), Il fascino di Ferrara (2002), La bandiera italiana (2002), La Vita Umana (2003), Arcobaleno (2004), Nuova stagione poetica (2010); i testi di saggistica: Litterarum latinarum fragmenta (1999), Il kommós delle «Coefore» di Eschilo (2000), Limpide voci (2001), Saggi classici (2003), Saggi ferraresi (2003), Sintesi storico-letteraria dell’età ellenistica e greco-romana (2006), L’Età Classica della Grecia antica (2009), L’età Jonica della Grecia antica (2017). La biografia e l’attività letteraria di Ada sono trattate in due monografie curate da Fulvio Castellani: Dentro e attraverso la quotidianità (2003), Il racconto di una vita (2006).

I Premio “Pro Loco Nocera Inferiore” in memoria di Domenico Rea.

La Pro Loco “Nocera di tutti”, con il patrocinio del Comune di Nocera Inferiore e in collaborazione con la Mondadori Bookstore, della cooperativa “Leggere:Tutti” e con l’APS “Le Ragunanze” di Roma, bandisce la prima edizione del Premio Letterario “Pro Loco Nocera Inferiore” con la volontà di promuovere la diffusione della scrittura e del patrimonio culturale del territorio locale e nazionale.

L’edizione 2021 è intitolata allo scrittore e giornalista napoletano Domenico Rea (1921-1994). La famiglia di Domenico Rea si trasferì nel 1924 a Nocera Inferiore, allora piccola cittadina alle pendici dei Monti Lattari e luogo d’origine del padre Giuseppe, ex carabiniere. E fu proprio lì che lo scrittore prese consapevolezza del proprio talento grazie alle influenti amicizie: il frate francescano Angelo Iovino che gli trasmise la passione per i novellieri trecenteschi, lo psichiatra Marco Levi Bianchini, Luigi Grosso, uno scrittore anarchico confinato dal regime fascista a Nocera Inferiore e Pasquale Lamanna, raffinato uomo di lettere che insegnò al liceo di Castellammare. Al Centro di ricerca per la tradizione manoscritta di autori moderni e contemporanei dell’Università di Pavia sono conservati circa quattordici quaderni, che vanno dal 1937 e il 1940, più un numero notevole di fogli sparsi, che testimoniano come per Rea scrivere era un bisogno vitale e persistente. Queste sua innata passione diede lustro a Nocera Inferiore con una produzione di grande rilievo. In contatto con i più famosi intellettuali del suo tempo, nel nostro panorama letterario occupò un posto di primo piano. Dalla sua ultima opera, Ninfa plebea, venne ricavato l’omonimo film che mette in luce i tempi drammatici degli anni Quaranta; la storia presenta scorci e personaggi del contesto territoriale che corrisponde all’agro nocerino-sarnese. Nofi, nella finzione letteraria, è la città di Nocera Inferiore. Ed è qui che è nata e agisce la Pro Loco che bandisce il presente premio.

SEZIONI DI PARTECIPAZIONE

  • POESIA

Poesia edita a tema libero

Poesia inedita a tema libero

Poesia inedita a tema dedicato con opzioni fra quelli indicati “le mie radici”, “Napoli fra luci ed ombre” “Il tempo sospeso”

Va inviata una sola poesia fra le tre sezioni indicate.

  • NARRATIVA

Racconto edito a tema libero

racconto inedito a tema libero. I racconti non devono superare le quattro cartelle, spazi inclusi, a carattere Times New Roman 12

Ogni autore può partecipare per le due sezioni con un solo racconto.

CONTRIBUTO DI PARTECIPAZIONE

Per la partecipazione si richiede, a copertura delle spese di segreteria, il contributo di 10 (dieci) euro da versare a mezzo bonifico su c/c bancario intestato a Pro Loco “Nocera di Tutti”

IBAN:     IT  66 X 03111 76270 000000001169

Causale: Contributo di partecipazione Premio Letterario Pro Loco Nocera Inferiore

N.B.: Gli autori che intendono partecipare tanto alla sezione POESIA, quanto a quella di NARRATIVA, debbono versare una quota di 15 (quindici) euro.

MODALITA’ DI SPEDIZIONE DEGLI ELABORATI

Gli elaborati vanno spediti al seguente indirizzo e-mail: noceraprolocoditutti@gmail.com dal 10 Febbraio 2021 al 30 Maggio 2021

I testi vanno inviati in due file, in formato PDF:

  • PDF n.1: Deve contenere i propri dati anagrafici e l’autorizzazione al trattamento dei dati personali contenuti in base all’art. 13 del D. Lgs. 196/2003 e all’art. 13 del Regolamento UE 2016/679 relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali. La dichiarazione dev’essere firmata.
  • PDF n.2: Dev’essere privo di dati identificativi, va inserito esclusivamente il testo dell’opera.

Eventuali altri testi vanno inseriti in un altro file PDF.

Nel corpo della mail con i dati personali, vanno indicati tutti i dati utili, compresa l’autorizzazione al trattamento dati.

COMMISSIONE GIUDICATRICE

Gli elaborati saranno giudicati da una giuria qualificata costituita da esperti del settore. Presiede la giuria, Fiorella Cappelli, scrittrice, poetessa, giornalista e collaboratrice di “Leggere:Tutti“.

Nella giuria d’onore ci sarà la poetessa di fama nazionale ed internazionale, Michela Zanarella.

A loro insindacabile giudizio in collaborazione con il gruppo dei giurati, le opere saranno valutate e premiate. Il materiale non sarà restituito.

CLASSIFICHE E PREMI

Per il primo posto di ogni sezione un cofanetto “Smartbox” (pausa relax) per due persone per percorso presso una SPA, per un giorno. Il racconto e la poesia classificati al primo posto, saranno pubblicati sulla rivista letteraria “Leggere: tutti”

Per il secondo posto di ogni sezione una ceramica vietrese

Per il terzo posto di ogni sezione una targa ed una stampa.

Dal quarto al decimo posto, gli autori selezionati riceveranno una pergamena.

Il bando completo è reperibile sul sito www.proloconocera.it

La premiazione si prevede nella prima decade di giugno presso il chiostro del Comune di Nocera Inferiore.

I premiati, considerati fra i primi dieci finalisti per ogni sezione, saranno avvisati per via mail.

Durante la serata saranno resi noti i risultati della classifica. I finalisti riceveranno il premio solo se presenti alla cerimonia o per mano di un loro delegato.

Le spese di viaggio saranno a carico personale dei partecipanti che potranno usufruire di alcune strutture alberghiere della zona con cui siamo convenzionati.

Si ribadisce che le opere vanno inviate in formato PDF in due file separati, uno con le opere ed il titolo ed un altro con i dati personali, in cui si indica che le opere sono frutto della propria creatività. Facendo riferimento alla normativa corrente sulla privacy si deve precisare l’accettazione al consenso della cessione dei dati personali. Aderendo al bando, lo si accetta nella sua complessiva articolazione.

La Presidente della PRO LOCO “NOCERA DI TUTTI”

Giuseppina Esposito

“Lettura di testi di autori contemporanei” vol. 5 di Nazario Pardini. Recensione di Lorenzo Spurio

Recensione di Lorenzo Spurio

È appena uscito, per le edizioni The Writer, il nuovo corposo volume del poeta, scrittore e critico letterario toscano Nazario Pardini che raccoglie la sua attività critica, di lettura e approfondimento, su testi e autori italiani della nostra età. Si tratta del quinto volume che viene pubblicato sotto il titolo “Lettura di testi di autori contemporanei”, collettanea di studi critici, saggi, recensioni, commenti e vari altri generi di testi dove Pardini ha fatto dell’atteggiamento speculativo, elucubrativo e di scandaglio lessicale le sue prerogative principali. Il macilento volume, che conta ben 1055 pagine, (un vero catalogo, si dirà, ben al di là di un’enciclopedia chiusa, essendo l’opera in continuo divenire data l’attività frenetica e instancabile del Nostro) è stato pubblicato in seno alla collana di saggistica “Il Melograno” e ricostruisce, nelle pagine che lo compongono, il repertorio attento di tutte le sue disamine e investigazioni critiche – soprattutto nel mondo poetico ma non solo – compiute nel corso degli ultimi due anni. In copertina, infatti, viene bel delineato il periodo (2018-2020) nel corso del quale i testi sono stati vergati e poi – chiaramente – diffusi tanto in rete, sul suo spazio frequentatissimo (il blog “Alla volta di Lèucade”), che in cartaceo quale preambolo critico ai testi che ha inteso presentare, in molteplici prefazioni, postfazione, note di lettura e altro ancora. Un consuntivo su carta e in un volume unico – agevole, per quanto la copiosità delle pagine lo rende formalmente “pesante” – che compendia l’intensa e assai apprezzata carriera di critico letterario e che si misura con testi in genere medio-brevi in cui l’autore – moderno Virgilio che accompagna in un percorso sconosciuto – prende per la mano il lettore facendogli vivere mille storie, percorrere tragitti diversi, tra le pieghe delle esistenze altrui che sono riflesso anche delle Nostre.

Non è possibile presentare in questa sede i tanti contenuti raccolti nel volume perché ciascuno meriterebbe il giusto spazio, tanto è democratico l’apporto di Pardini alla letteratura, ben restio a vedute settarie o di congreghe particolareggiate, di supposte aristocrazie poetiche e di circoli elitari. Dispensa con generosità e grande acume il suo sapere, indistintamente, a tutti quei poeti e autori – che, sì, reputa validi – gli propongono in lettura i suoi testi sapendo di trovare in lui, oltre che una persona magnanima e attenta, anche un vero e proprio oracolo. Ma anche un chirurgo delle emozioni. La sua penna attenta e sempre circostanziata non manca, neppure, in molti ambiti, di relazionare gli scritti e i versi degli autori a noi contemporanei con alti nomi della classicità e, finanche, con rimandi – sempre apprezzati – al mondo mitologico e della tradizione greco-romana.

La piccola immagine che sembra posta “ad incastro” nella cover si riferisce a un particolare di una raffigurazione miniata del periodo medievale. In essa è ritratto Sant’Agostino e Volusiano e fa riferimento al “Amanuense di Vichy” del XII secolo, opera conservata nell’Archivio Diocesano di Vichy, in Francia. È, in effetti, proprio quella dell’amanuense contemporaneo la figura di Pardini: non solo ricopiatore di versi (tanti ne vengono citati e richiamati nelle sue scritture) ma chiosatore, commentatore, osservatore e analista stesso del testo. Oltretutto, ed era questo lo scopo primario dei laboratori di scrittura in seno a biblioteche di conventi ed abazie, la sua attività – scrittoria – è tesa a una raccolta sapienziale di note e informazioni, per una raccolta dello scibile che possa avere testimonianza nelle epoche successive. È per tale ragione che un’opera come questa non è un archivio (una sterile raccolta, fissa e soggetta al decadere della polvere) quanto, piuttosto, un museo molto frequentato. Mi piace richiamare il contesto museale, più che quello ben più attinente del mondo bibliotecario, perché in effetti i suoi testi vanno al di là della letterarietà dello scritto, promanano liricità anche da un punto di vista meramente artistico, visuale, di creazione dell’opera e di figuratività.

Nel volume, oltre a un ricco numero di interventi critici di Pardini su altrettante opere poetiche, sono presenti numerosi testi critici che, invece, di riflesso, altri hanno scritto su di lui, tra cui un mio intervento dal titolo “Il colloquio con Thanatos. Il poeta toscano Nazario Pardini nell’ultimo volume della trilogia dell’approccio “ai dintorni” della vita” già apparsa su “Blog Letteratura e Cultura” il 31 gennaio 2020 e dalla quale – molto generosamente – l’Autore ha anche estratto un frammento che ha deciso di inserire nella quarta di copertina del suddetto volume.

Tra gli autori a cui Pardini ha dedicato sue riflessioni in questo volume, cito ad libitium (senza pretesa né velleità alcuna) dacché per extenso sarebbe complicato e didascalico: Ester Cecere, Claudia Piccinno, Antonio Spagnuolo, Carmelo Consoli, Anna Vincitorio, Orazio Antonio Bologna, Gianni Rescigno, Francesco D’Episcopo, Luciano Domenighini, Maria Grazia Ferraris, Maddalena Leali, Rossella Cerniglia, Edda Conte, Enzo Concardi, Marisa Cossu, Pasquale Balestriere, Sandro Angelucci, Ugo Piscopo, Umberto Cerio, Vittorio Verducci, Michela Zanarella, Pasqualino Cinnirella, Patrizia Stefanelli e Carmen Moscariello.

Un corposo tomo che va, dunque, in doppia direzione: la critica di Pardini sui testi di autori contemporanei e quella di questi ultimi sulle sue opere poetiche, in un diorama di vedute assai diversificato, esegesi a tratti particolareggiate, in altri casi lievemente didattiche e concentrate attorno a linee sinottiche che rappresentano le chiavi di svolta delle rispettive opere. In questa interrelazioni di voci, nessuno sale in cathedra, ed è questa la cosa bella di questo libro dove, ciascuno con le proprie competenze e l’acquisizione di un linguaggio più confacente al suo narrato, trasmette su carta sensazioni e amplia riflessioni, tutte in qualche modo collegate – in origine o in divenire – alla prolissa e mai scontata opera di un grande della letteratura nostrana, qual è Pardini.

Lorenzo Spurio

Jesi, 13/02/2021

E’ severamente vietato copiare e diffondere, su qualsiasi tipo di supporto, il presente testo in formato integrale o parziale senza il permesso da parte del legittimo autore. La citazione, con gli opportuni riferimenti ad autore, blog, data e link è, invece, consentita.

“Profumo di fascismo e sali del Mar Morto” di Vittorio Pavoncello, recensione di Lorenzo Spurio

Recensione di Lorenzo Spurio

Profumo di fascismo e Sali del Mar Morto è il titolo del nuovo romanzo dello scrittore e artista romano Vittorio Pavoncello, pubblicato da poco per i tipi di All Around edizioni nella collana Flipper. Un titolo che di certo non passa inosservato, tanto per la presenza della parola ingombrante di “fascismo” che richiama cupe pagine della Storia nazionale, quanto per l’ambigua congiunzione di piani sensoriali diversi (quello olfattivo, nella parola di “profumo” e quello del gusto dalla parola “Sali”) oltre che un’iterazione curiosissima dal punto di vista meramente geografico: dal contesto italiano, embrione e culla del fascismo stricto sensu, all’esotismo, invece, del medio Oriente nel riferimento al Mar Morto.

Va subito detto che è un romanzo sui generis, senz’altro molto particolare, non tanto nei contenuti – che traggono dalla storia e dall’esigenza della memoria il motivo trainante dell’opera – ma proprio nella diversificazione di stili impiegati. È lo stesso autore ad avvertirci, sin dalle prime pagine, che quel che il lettore ha tra le mani “non è un romanzo” poiché, chiarisce poco dopo, “sono parole costrette a farsi narrazione per esistere”. Vi sono piani temporali diversi che vengono richiamati, in un dialogo serrato e continuo tra la storia – tanto quella familiare che collettiva – e l’attualità. L’autore, infatti, ha dedicato le pagine di questo libro a suo nonno, Vittorio Emanuele Pavoncello, uomo che a causa dei deliri del regime totalitario, mai poté conoscere. Vittorio Emanuele Pavoncello era nato a Roma il 30 giugno 1893, venne arrestato nel 1944 e, dopo un periodo di detenzione in un carcere romano, venne smistato nel campo di Fossoli. Fu deportato in uno dei lager dell’infamia più noti, Auschwitz, dove giunse nel giugno del 1944 dopo quattro giorni di viaggio su un convoglio ferroviario. Morì, come ricorda la puntuale scheda biografica presente nel volume, appena tre mesi dopo. Vengono tracciate con linee sicure, cariche di mesto affetto verso una figura che si percepisce cara, pur non avendola mai potuta avvicinare fisicamente, alcuni degli aspetti cruciali della vita dell’uomo e della sua famiglia.

La narrazione si focalizza e si esplica dal di dentro e non dall’esterno come molta critica indifferenziatamente nel corso del tempo ha fatto, per narrare le tristi vicende di una famiglia ebrea, nel contesto della capitale italiana, nel periodo della firma delle schizofreniche e pericolose Leggi razziali. La narrazione si fa ora storia, ora canto, soprattutto ha la forma della denuncia convinta verso un mondo vetusto e illiberale che ha condotto a uno dei bagni di sangue più spaventosi di sempre e che ha tentato di relegare nel ghetto la popolazione e la cultura ebraica.

Un volume che è lucido testamento, ma anche ricerca storica tra i documenti dell’epoca, attento nelle descrizioni e al contempo mai pesante per il fruitore. Con l’espediente di un dialogo ultracorporeo, quasi in un rapporto medianico che non conosce limiti di spazio né tempo, l’autore intrattiene una fitta conversazione con suo nonno. Lo sente parlare, gli pone domande, c’è un confronto continuo che è, in altri termini, quello che l’autore forse avrebbe condotto se ne avesse avuto le possibilità. Il tutto è cadenzato da risposte che non sono mai evasive ma, al contrario, ricche di riferimenti, citazioni a opere, richiami di persone, tante dell’universo familiare che sociale, precetti e rituali tipici della cultura ebraica. Utilissimo risulta il glossario-lista dei nomi nella parte centrale del libro rivolto ad ambiti, costumi, pratiche e personalità del mondo ebraico, che aiutano la comprensione di alcune vicende e terminologie.

È un romanzo perché della fiction ha questa impalcatura espressamente ricercata e voluta dall’autore che gli consente di rapportarsi all’augusto progenitore, eppure è anche un’agile e mai semplicistica dissertazione storica, finanche un’analisi lucidissima su quanto l’impegno dell’uomo, il suo senso di consapevolezza e il suo monito di responsabilità siano delle piante vulnerabili, che la collettività deve curare, nutrire e far crescere e prosperare. Difatti viene chiarito sin dalle prime pagine l’intento del volume, che non è tanto meramente personale quanto corale o, ancor meglio, sociale: “Le pagine che seguono sono una vicenda di famiglia, la mia, e non solo la mia”.

La narrazione – e l’idea stessa del libro – parte da un episodio quanto mai preoccupante accaduto nel 2019 quando l’immagine della ministra alla Giustizia di Israele, Ayelet Shaked, venne diffusa in uno spot pubblicitario (quanto elettorale) mentre si spruzzava addosso il profumo “Fascism”; episodio, questo, che oltre a campeggiare sulla stampa mondiale, aprendo a commenti indignati, polemiche e originando prese di posizione durissime, ha esasperato lo stesso autore. Ed è il profumo di quella stessa ministra che Pavoncello richiama nel titolo del libro, dove pure può essere letto nei termini di uno spauracchio, di una presenza latente di quell’ideologia che spesso riaffiora con rigurgiti spaventosi e inaccettabili.

Il negazionismo – che è la peggiore forma di un revisionismo storico, sempre e comunque insostenibile perché fazioso – è il punto nodale di questa opera di Pavoncello nel corso della quale ben si percepisce l’animo mesto del Nostro, la riprovazione, lo sdegno, finanche la sfiducia verso una società tendenzialmente disattenta, improntata più a un lassismo diffuso (si veda il riferimento alla manifestazione di convinti assertori no-Covid) e alla facile persuasione per leader apparentemente carismatici. Tutto ciò che, nel secolo scorso, ha condotto il nostro Paese a vivere un ventennio di privazioni, violenze, negazioni della persona, che avrebbe condotto la Nazione a una grande ecatombe e rovina. “Profumo”, quello fascista, a suo modo assimilabile agli “olezzi” nazisti e agli “aromi” ingloriosi di ogni altra dittatura che la vecchia Europa ha vissuto, esportato anche quale supporto in guerre civili, come fu il caso della guerra in Spagna.

In questo percorso di recupero della memoria in relazione alla comunità ebrea Pavoncello richiama nomi importanti quali, ad esempio, Taché Gaje Stefano, il bambino di appena due anni che rimase vittima dell’attentato alla Sinagoga di Roma nel 1982 (ricordato recentemente in un discorso anche dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella), il rabbino capo della Sinagoga di Roma Elio Toaff e la scrittrice Lia Levi, autrice della Trilogia della memoria (2008) che raccoglie tre narrazioni che si dipanano nel contesto della promulgazione delle tristemente note leggi razziali.

Pavoncello con questo libro non solo tenta di ricostruire pagine fosche (e incancellabili) del passato della sua famiglia, attorno soprattutto alla figura del nonno, suo omonimo (con l’aggiunta del nome Emanuele; erano tempi, quelli di onomastiche sabaude) ma si spinge ben oltre. Difatti dà al suo avo voce. Gli consegna, pur se attraverso la parola scritta, una seconda vita. Lo fa parlare, ce lo narra in prima persona, tra sue tribolazioni e perplessità per il momento storico che visse, ne rintraccia comportamenti, dialogici, pensieri. “Molti sopravvissuti ai campi sono tornati e hanno parlato. Tu sei fra quelli che taceranno per sempre. Ho deciso, però, che questo leggero vento che agita le foglie sarà la tua voce. Io so tradurre il vento in voce e la voce in parole”. Ed è così che la narrazione s’adagia sulle forme invisibili di un passaggio – quello del vento – invisibile all’occhio, ma in grado di mutare l’ambiente in cui s’insinua. Piante che pendono, foglie che vibrano, passaggi d’aria che portano polvere, sono il filo conduttore di un colloquio intimo e amoroso con il proprio avo, sull’onda di un’aria che circola misteriosa, ma che può essere tradotta come l’autore ha fatto mirabilmente.

LORENZO SPURIO

E’ severamente vietato copiare e diffondere, su qualsiasi tipo di supporto, il presente testo in formato integrale o parziale senza il permesso da parte del legittimo autore. La citazione, con gli opportuni riferimenti ad autore, blog, data e link è, invece, consentita.

Letture poetiche sull’amore. L’appuntamento il 14 febbraio con l’iniziativa dell’Ass.ne Euterpe

Nella giornata del 14 febbraio l’Associazione Culturale Euterpe darà pubblicazione sulla pagina Facebook le poesie a tema sull’amore degli autori che vorranno partecipare a questa iniziativa online. Le poesie dovranno essere di propria unica ed esclusiva produzione. Assieme alla poesia (lunghezza massima 40 versi, non in dialetto né lingua straniera) è richiesto di allegare una foto (di propria produzione o, se presa dalla rete, libera da diritti), collegata al tema in oggetto. I testi dovranno essere privi di offese alla morale, religione e scevri da contenuti ideologici, pornografici, xenofobi o volti a denigrare o marginalizzare, l’Associazione – a suo unico e insindacabile giudizio – è libera di decidere di non pubblicare opere che non ritiene consone.L’invio va fatto alla mail: ass.culturale.euterpe@gmail.com – indicare anche il proprio nome e cognome. Le poesie e le foto verranno pubblicate nella giornata del 14 febbraio. Le sole partecipazioni che perverranno nelle ultime ore della giornata verranno pubblicate nella mattinata del giorno successivo. Non ci saranno proroghe di partecipazione.

“Specchio a tre ante” di Annella Prisco. Recensione di Lorenzo Spurio

Recensione di Lorenzo Spurio

L’elemento fisico, e con esso la metafora, dello specchio risultano, se si volesse fare una disanima in termini cronologici, senz’altro uno dei temi, tanto da divenire topos, della letteratura di tutti i tempi e di ogni luogo. Si pensi, solo per accennare in maniera alquanto vaga, quanto la sua presenza sia importante nel mondo della favola e della tradizione popolare in generale ma anche nel mondo del teatro dove, probabilmente, non si può eludere di ricordarsi di Riccardo II, il povero regnante plantageneta che, nella penna del Bardo Inglese, assiste alla sua decadenza proprio dinanzi a uno specchio che non dà più il riflesso di quell’immagine sicura del sovrano e che, nella rottura del vetro riflettente, palesa l’ineludibile disintegrazione della sua identità e, con essa, del suo regno. Questo per dire quanto lo specchio, oggetto del quale oggigiorno non possiamo assolutamente fare a meno, sia rilevante nell’ordinario di ciascuno di noi per la sua capacità di rivelare un altro da noi che, però, ne è sembianza. Nel nuovo romanzo della campana Annella Prisco, Specchio a tre ante (Guida Editori) ciò si evidenzia sin dal titolo che “rispecchia” – si consenta il doppiogioco – la centralità di questo oggetto che, ben al di là di mero suppellettile, diventa rivelatore dell’identità, della realtà circostante, confidente, presenza tacita che accompagna la protagonista Ada nel corso delle sue varie vicende. Addirittura è uno specchio a tre ante, che si specchia nello specchio, accrescendo il sistema di prospettive e di vorticismo, in base al grado di apertura di una delle ante e, ovviamente, alla posizione dell’osservatore.

La citazione del portoghese Pessoa, genio degli eteronimi (che non sono che specchi d’identità), in apertura al volume va subito nella direzione della particolarissima capacità dello specchio di recepire immagini per trasfonderle e duplicarle e, al contempo, per riflettere spiragli e bagliori imprevisti a seconda delle fasi di luce del giorno e alla posizione del soggetto. Qui, infatti, si parla dell’esigenza di “dare ad ogni emozione una personalità”, ne discende che lo specchio, in questo continuo – a tratti ricercato, altre volte fortuito – percorso volto a una ricerca di confronto non può che assurgere a catalizzatore primario della storia contenute in questo romanzo.

Le vicende di Ada sono narrate con perizia e grande padronanza del linguaggio dall’autrice Annella con un escamotage utilissimo e agevole, tanto per chi scrive che per chi legge, che è quella d’istituire, man mano che la narrazione prosegue, due piani temporali differenti. L’intenzione non è propriamente quella di dare un plurimo punto di vista su una medesima storia – come tanta narrativa ha fatto e continua a fare – né di prendersi gioco del lettore. Tutt’altro. L’avvicinarsi alla materia narrata talora in prima persona e il distanziarsene – sembrerebbe – in terza persona dà alla narrazione quel respiro che diversamente non avrebbe e non farebbe l’opera così ben riuscita, compatta, fluida, da portare il lettore a leggersela senza staccare mai gli occhi dalle pagine. Questa doppia impalcatura ha anche un altro effetto molto positivo che è necessario sviscerare: nei periodi che segnano un cambio di piano temporale, nell’avvicendarsi tra un “qui” e un “lì”, tra un “io” e un “sé”, tra un presente e un passato prossimo, il lettore intuitivamente mette in moto tutta una serie di processi intellettivi e mnemonici che gli consentono di “collaborare” fattivamente alla costruzione della storia. Ciò sembra qualcosa di paradossale si dirà: la storia è quella che ha scritto l’autore e non è che il lettore può leggere in essa ciò che, sulla carta, non appare. E questo è immancabilmente vero. Ma è anche vero che ogni buon libro di letteratura – non solo di narrativa, dunque – come già osservava Umberto Eco – è in grado di fornire una lettura ampia e allargata, potenzialmente infinita, proprio grazie a quel procedimento di mimesi e di riconoscimento (che spesso ha davvero qualcosa di analogo all’empatia verso un personaggio) che si origina (e viene mantenuto) tra lettore e la storia. C’è, in altre parole, un qualcosa d’inspiegabile che porta, nel profondo coinvolgimento che si vive leggendo una storia d’altri che potrebbe essere la nostra, quella del nostro vicino o quella di nostra sorella, a una sentita esigenza di leggerla (per intero, subito) e farla propria con foga, di viverla proprio come gli stessi protagonisti.

La narrazione segue la storia di una donna matura che, pur dotata di un carattere ben solido e dall’animo intraprendente, non ha remore di affrontare la vita e di rimboccarsi ogni volta le maniche dinanzi alle delusioni, agli scoramenti, ai momenti che potrebbero aprire a una depressione e che, invece, lei sperimenta ed elabora con coscienza e grande animo. Annella Prisco con questa narrazione affronta numerose tematiche che, in fin dei conti, non sono che sfilacci della vita odierna di tante famiglie, di tante donne alle prese con dissidi interiori, velleità, desideri che sempre più s’imprimono e che necessitano un felice appagamento. Ritroviamo in questo romanzo – arricchito in chiusura da una sintetica ma puntuale nota critica della scrittrice Isabella Bossi Fedrigotti – le ragioni e le criticità che s’impongono tra le mura domestiche dinanzi alla verità – scottante e spesso difficile da accettare – della fine di un matrimonio con tutto ciò che questo comporta. Anche le recenti statistiche non hanno mancato di sottolineare come le coppie, per una miriade di ragioni, sono sempre più vulnerabili e non solo quelle di recente formazione. Può succedere, infatti, che ci si scopra annoiati dalla vita, veramente frustrati, insoddisfatti della propria relazione coniugale data un po’ per scontata, sterile e fossilizzata, priva di grande entusiasmi, solamente quando una nuova occasione s’interpone al normale e ossidato corso degli eventi. Ecco che Ada, sulla spinta di uno stato di disagio col quale vive da tempo (forse come fanno tante madri solo per non dare un dispiacere al proprio figlio evitando che la decisione della rottura col padre agisca in termini negativi sulla sua crescita) dinanzi a un marito disattento e completamente abulico. Deciderà di non lasciarsi scappare una possibilità di rivincita. Comprende, infatti, che la felicità non è qualcosa di distante e impensabile per lei ma che può ritornare ad albergare in lei: dovrà solo concedersi agli eventi favorevoli che si prospettano. Dinanzi a una storia che, pur tra molti bassi e tanta indifferenza, si è protratta per anni si comprende che non è affatto semplice – soprattutto per non minacciare il benessere del figlio – prendere una decisione drastica, che in un istante, come con un colpo di spugna, cancelli tutto il “prima” ed apra a un “poi” radioso.

L’incontro fortuito con Libero (importante questo nome che, già in sé mostra il segno di una ritrovata libertà e pacificazione per la protagonista) è il preludio a una storia d’amore che, come la Prisco ben narra, non mancherà di mostrarsi nelle sue pieghe più passionali e ardenti. È il recupero di quella voglia dimenticata forse perché rimossa dalla quotidianità appiattita e dal disinteresse generale che la coppia pluridecennale in taluni casi può produrre. Tuttavia nulla è lasciato al caso e questo personaggio, ai fini della storia, è molto più di questo. Vengono richiamate altre tematiche come il dolore per la malattia e la morte della moglie, i disturbi alimentari dell’unica figlia che vive in una struttura che se ne prende cura. Entrambi, Ada e Libero, sono anche esempi di persone intraprendenti in campo professionale, spinte da nuove sfide, dalla ricerca, dalla continua voglia di migliorarsi, mettersi in gioco, approfondire studi, che danno dimostrazione di una grande capacità intellettiva e di resilienza. Sono, infatti, gli incontri di questo percorso di formazione che avvengono a Firenze – una città che non è la loro – i primi piccoli germi di questa veloce conoscenza che ben presto sboccerà in un amore vigoroso.

Una particolare nota di merito va manifestata nei confronti dell’attenta descrizione degli spazi: la protagonista vive a Roma, sebbene nel suo cuore abbia un posto intatto l’infanzia e i ricordi della casa di Acciaroli, nel Cilento, dove pure ritorna, per staccare la spina e ritrovare se stessa, ritrovare i suoi spazi, interpellare la sua anima. La gran parte della narrazione vede come scenario il capoluogo toscano con attentissime descrizione degli spazi (bella la scena al noto Caffè “Le Giubbe Rosse” di Firenze in Piazza della Repubblica), delle caratteristiche vie cittadine, dei colori, degli effluvi che si sentono passeggiando finanche delle pietanze prelibate che rendono caratteristiche determinate città. Molti degli incontri, dei dialogici e dunque delle occasioni di confronto e di conoscenza si sviluppano proprio durante appuntamenti per pranzare o cenare insieme e gli alimenti assieme ai vini vengono ad assumere un significato che è quello comunemente inteso: di gusto per il bello (e il buono) e di un piacevole conversari. Tra le città citate non va dimenticata neppure la porzione di testo che ha come ambientazione Bologna dove i due si recano per visitare la figlia di lui.

Continui, nel corso del romanzo, i riferimenti all’oggetto specchio sul quale Ada, nelle varie città dove si trova, di varie abitazioni e anche della cabina della nave crociera dove andrà con Libero, non può fare a meno di richiamare. Si tratta, come si vedrà, di un oggetto che nutre un fascino particolarissimo in lei, sempre nuovo e accentuato, che amplifica di volta in volta quel desiderio di ricerca interiore e di confronto con un’alterità che va ricercando da tempo. Vediamo a continuazione le varie occorrenze dello specchio nel corso della narrazione e i relativi universi semantici e simbolici che essi arrecano. La prima volta che viene richiamato lo specchio è alle pagine 20-21 dove leggiamo: “Da sempre, ancora quando era un’adolescente acerba e prossima ad affacciarsi alla vita, Ada aveva avuto un rapporto molto forte con lo specchio, forse per il bisogno di ritrovare in quell’immagine che le restituiva la superficie levigata di un portacipria, di uno specchietto da borsa o ancora di più di uno specchio di ampie dimensioni, una conferma alla propria identità”. A questa citazione, poche pagine dopo, entriamo nel mondo autentico di Ada bambina, ora che ha fatto ritorno nella casa d’infanzia nel Cilento, dinanzi a un possente specchio tripartito molto particolare: “Un oggetto d’altri tempi, ma in perfetta sintonia col suo temperamento, e che aveva esercitato su di lei da sempre un richiamo particolare perché le tre ante nelle quali sin da ragazza amava specchiarsi, le restituiscono in questa serata di giugno la sua immagine di oggi, ritrovando il suo viso di donna interessante, certo non più giovanissima, con quelle pieghe d’espressione accentuate stasera ancor di più dalla stanchezza del viaggio […] Sorseggiava un succo di pomodoro estratto dalla borsa termica sistemata nel fondo dello zaino, pur non avendo ancora trovato la risposta al perché la sua vita si sia scissa su due binari, le due ante laterali di quell’oggetto antico, che riflettono i due profili diversi, ma combacianti del suo viso” (pag. 39). Lo specchio si mostra rivelatore dello stato fisico della donna: oltre a definirne i caratteri fisiognomici e somatici ne detta in qualche modo l’età e il grado di stanchezza. Nelle occorrenze successive, invece, quando il rapporto tra Ada e Libero si concretizza ed esplode in amplessi appassionati, lo specchio diviene talora elemento di soddisfacimento d’immagine e di esuberanza, di un sano narcisismo e di godimento della bellezza, fino a una vera esaltazione del corpo, dell’intreccio dei corpi che, nella sua sembianza riflettente, invade la stanza e amplifica l’ardore e il coinvolgimento dei due. Vediamo gli esempi più distintivi di quanto si sta dicendo. Alle pagine 98-99 così possiamo leggere: “Liberatasi rapidamente dagli abiti che indossava, Ada scavalcando il bordo del piatto doccia in ceramica bianca, si accorse di un lungo specchio verticale che era posizionato proprio di fronte alla cabina a cui si era accostata incominciando a far scorrere l’acqua […] Vedere l’immagine del suo corpo completamente spogliato riflesso nel lungo riquadro che la fronteggiava, accelerò la pulsione erotica che da più ore le bruciava dentro, e contemporaneamente ravvisava nell’immagine riflessa la sagoma del suo corpo che le appariva gradevole con la certezza di poter suscitare attrazione e interesse” e poi, ancora, alle pagine 125-126[1]: “Fu una notte lunga e appassionata in cui fecero l’amore in più riprese, dapprima in piedi contro la parete a specchio che restituiva, nel riflettere le immagini dei loro corpi abbracciati, messaggi densi di erotismo, e poi abbandonati sul letto a baldacchino”.

La scrittrice napoletana Annella Prisco, autrice del romanzo “Specchio a tre ante”

Attratta dagli specchi quasi fino ad esserne ossessionata, anche durante l’unione carnale che si consuma nella stanza privata durante la crociera Ada non può mancare di vederne uno. In questo momento, però, succede qualcosa diverso: la donna sembra non riconoscersi. La stanza non è avvolta da una luce completa, è vero, e la visibilità potrebbe essere ridotta ulteriormente anche dal fatto che ha bevuto del vino e dunque non riesce a visualizzare in maniera distinta. Ma è anche vero che qualcosa del genere, come si è visto nell’elencazione degli estratti dove lo specchio viene richiamato, non era mai accaduta. Esso aveva sempre rappresentato un mezzo per vedere, per riconoscersi, Ada lo aveva impiegato per ritrovarsi, per vedersi riflessa e avere visione del suo corpo, della realtà. In questo momento, invece, è come se si fosse anteposta della foschia, una cappa indistinta che occulti la libera visione dell’oggetto. È un qualcosa che ha, se non proprio del premonitore, senz’altro del preoccupante: viene da pensare l’azione di chi si sporge verso la cavità di un pozzo volendone scorgere il fondo, o per lo meno vedere l’acqua, e non trova che il nero più fitto. Si tratta di un’increspatura di quel libero vedere, mostrarsi e riflettersi, che Ada ha sempre dato e ricevuto dal rapporto con lo specchio. Riportiamo i relativi estratti: “L’abitacolo era caldo e accogliente, con le pareti rivestite di radica, un comodo armadio a muro dagli sportelli a soffietto e un confortevole letto ad una piazza e mezzo ricoperto da una morbida trapunta di piume d’oca, e su di un lato uno specchio stilizzato, con faretti luminosi sugli angoli” (pagine 156-157) e “Spensero ogni interruttore, lasciando acceso soltanto un faretto posizionato in un angolo dell’abitacolo. Ada attratta dalla superficie dello specchio che fronteggiava il letto, per qualche attimo quasi non si riconobbe, perché l’effetto del vino già si faceva sentire” (pag. 161).

Il ritorno alla casa di Acciaroli, con il quale si apre e al contempo si chiude il romanzo, in questa narrazione che non solo è ciclica ma per scaglioni e frastagliata come s’è detto, è significativo perché è un ritornare a vedere. Dopo l’offuscamento sperimentato dello specchio e l’interdizione dinanzi all’accaduto (…) Ada, donna di grande forza che ha imparato a ergersi sopra alle ingiustizie della vita fortificandosi, ritrova la luce che riconsegna l’immagine di sé. Così scrive Annella Prisco nella pagine finali di questo stupendo romanzo: “Intontita si avvicina al comò e guarda fissa l’immagine del suo volto disfatto e segnato, riflesso nelle tre ante della toilette antica. I due profili del viso, pur con impercettibili differenze, combaciano e si ricompongono nell’interezza dello specchio centrale” (pag. 167) e “L’enigma si scioglie nel suo specchio a tre ante, dove da sempre, tante volte, si è rispecchiata… Il suo, uno dei rari nomi palindromi, racchiude il significato di una vita intensa, doppia, che si legge e si vive su un percorso di andata e ritorno, su due piani speculari, paralleli e complementari” (pag. 169).

Questo ritorno ad Acciaroli, questo ritornare a specchiarsi (e a vedersi) nello specchio a tre ante non è una conclusione in quanto tale, ha più la forza di un’illuminazione catartica e salvifica al contempo, motivo trainante di un ulteriore gradino della vita superato, pur con difficoltà. Lo specchio a tre ante che fa dialogare passato e presente e che pone in superficie non solo la Ada del momento, ma la summa delle Ada che fin lì l’hanno contraddistinta, permette quella ripartenza necessaria verso un oltre a cui la protagonista dovrà darsi per cercare di seguire in quel cammino di luce nel quale ha creduto e dovrà distinguere tra le fosche ombre che l’attorniano. Lo specchio per la protagonista – un po’ come per noi tutti nella nostra vita – mostra la sua duplice funzione – speculare, appunto – nel rimandare l’immagine che gli si para innanzi ma anche, in maniera meno visibile, di ricercare e rimestare nell’interiorità del singolo, permettendo l’auscultazione del profondo, come una radiografia dell’anima.

Le vicende che la Nostra dipana nel corso del libro sono quelle della vita ordinaria dell’uomo che è improntato sempre alla ricerca della felicità. Elaborate le ragioni che dettano l’impossibile conservazione della felicità (o il ripristino della stessa) Ada – come in una progressione da Bildungsroman – comprende che non ha senso (e non andrebbe a suo beneficio a lungo andare) essere remissivi nei confronti della vita e adagiarsi passivamente su quel che di poco si ha e saggiamente mira altrove perché sa che la vita è una e la felicità è un qualcosa che sempre può essere conquistato. La completa apatia del marito è un lasciapassare vigoroso in questo lento processo di autoconsapevolezza che, pian piano, le permette di fidarsi di un altro uomo, di innamorarsi e di donarsi a lui. È la seconda possibilità che tutti abbiamo (o che dovremmo avere), la grandezza di una donna sola come Ada (si parla sempre e solo di lei in funzione dell’assente marito e dell’amorevole figlio, ma mai di un’ipotetica amica, cosa che la fa essenzialmente una donna sola) è quella di sapersi reggere autonomamente sulle proprie forze, di osare, di non darsi per vinta. Questo amore che nasce con Libero, allora, non può che essere considerato come il traguardo più benevolo e meritato dinanzi alle tante delusioni e i foschi avvilimenti che la vita negli ultimi tempi le ha donato. Ecco perché – non si svelerà qui il finale perché sarebbe ingiusto e tutti i lettori hanno il diritto di sorprendersi dall’explicit tutt’altro che pronosticabile – questo è un romanzo d’amore ma è anche un romanzo di formazione, finanche una sorta di diario personale che prende nota dei vari spostamenti tra città, regioni. Ha il sapore di una storia che conoscevamo già ma che avremmo voluto leggere. Un romanzo che accompagna anche a riflettere in chiave psicodinamica su atteggiamenti e passività umane, su debolezze e sogni che, pur non avendoli rincorsi come avremmo fatto da adolescenti, prima o poi arrivano e stravolgono in bene quel presente asfittico e monotono dal quale pensavamo di non uscire più.

LORENZO SPURIO

Jesi, 31/12/2020


[1] Prima di questo citato vi è un ulteriore estratto nel quale è richiamato l’oggetto dello specchio; esso compare alla pagina 110 e in esso possiamo leggere: “Cercava come sempre di stemperare tensioni ed ansie guardandosi allo specchio, per leggere una risposta in quel pomeriggio da quella lastra quadrata che sovrastava il lavabo nel piccolo bagno dell’appartamento”.

E’ severamente vietato copiare e diffondere, su qualsiasi tipo di supporto, il presente testo in formato integrale o parziale senza il permesso da parte del legittimo autore. La citazione, con gli opportuni riferimenti ad autore, blog, data e link è, invece, consentita.

ll Manifesto della EcoPoesia (2005)

Con l’autorizzazione della poetessa Maria Ivana Trevisani Bach[1] pubblichiamo a continuazione il Manifesto di Ecopoesia Italiana[2] redatto e ufficializzato nel 2005 aventi quali firmatari, oltre alla poetessa Maria Ivana Trevisani di Albisola (Savona), Luciano Somma di Napoli, Salvatore Infantino di Palazzolo (Siracusa), Maria Luisa Gravina di Genova e Luciana Bertorelli di Savona. Il Manifesto è stato presentato all’Università Oneonta (Stato di New York), all’Università Federale di Paraiba (Brasile), all’Università di Worcester in Inghilterra e al Congresso di Ecocritica a Valladolid (Spagna).

MANIFESTO DI ECOPOESIA ITALIANA (2005)

Definizione

Ecopoesia è un nuovo genere letterario che trae ispirazione dall’attuale emergenza ambientale. Inoltre, l’Ecopoesia si prefigge di “dar voce” ai viventi che non hanno voce e di testimoniare i loro diritti.  L’Ecopoesia è una parte del vasto universo della Poesia e non si pone in posizione di supremazia rispetto alle altre tradizionali espressioni poetiche. È semplicemente diversa, e non alternativa.

Premessa

Dopo le confuse ed eterogenee esperienze artistiche postmoderne della seconda metà del XX° secolo, si vanno delineando alcune nuove tendenze che prendono origine:

  • dalla velocità e dalla facilità della comunicazione;
  • dai processi di globalizzazione, anche culturale;
  • dalla sempre più drammatica criticità ambientale del nostro pianeta.

In questo contesto alcuni artisti italiani hanno sentito l’esigenza di esternare in un Manifesto le linee guida del loro modo di fare poesia o, più in generale, di esprimersi attraverso l’arte.

Questa scelta è il frutto di alcune considerazioni:

L’attuale sovrabbondante tempesta mediatica di notizie ha avuto come conseguenza una reazione difensiva tendente a separare dalle emozioni le informazioni e le immagini dei fatti. Si creato quindi un conflitto tra il pensiero razionale che cerca di comprendere gli avvenimenti e l’enorme quantità di emozioni che su tali eventi vengono represse. L’assuefazione a rappresentazioni virtuali ha progressivamente saturato le menti di miliardi di uomini rendendoli passivi spettatori dei fatti. La passività ha generato, specie nei giovani, una abulia nei confronti di ideali e di valori, che ci ha privato dell’entusiasmo necessario ad affrontare i problemi del nostro tempo. A seguito di tali considerazioni, alcuni artisti decidono di cimentarsi in un tipo di poesia che liberi, apertamente e senza pudori, l’emozione repressa per utilizzarla quale forza motrice per realizzare gli obiettivi suggeriti dai nuovi valori.

Nuovi valori

La salvaguardia dell’ambiente si impone come valore ineluttabile del XXI secolo a causa dell’attuale, critica situazione del nostro pianeta. Caduta l’idea di una Natura, intesa come risorsa inesauribile, entra anche in crisi la visione antropocentrica e verticistica dell’Uomo padrone senza limiti, di tali risorse. La nuova visione prospettica della Terra, suggerita dalle nuove conoscenze in campo astronomico e dalle affascinanti immagini che ci provengono dallo spazio, ci rende coscienti del nostro piccolo posto nell’Universo e della nostra non privilegiata presenza sulla Terra. L’Uomo, perciò, prende atto del suo ruolo di attore di distruzione o di protezione di questa casa comune e delle sue responsabilità nei confronti di questo fragile pianeta. Da questa consapevolezza di responsabilità nasce una nuova etica di rapporto; non più esclusivamente fra uomo e uomo, ma fra Uomo e Natura. Questa nuova filosofia morale s’inserisce in quella recente cultura che, dopo la destrutturazione post-moderna delle ideologie, ricerca nuovi valori e fini senza però ingabbiarli in rigide sovrastrutture gerarchiche o ideologiche.

Ruolo dell’Ecopoesia in questo scenario

Ogni genere di poesia sa creare emozioni. Tocca corde segrete o dimenticate. Stupisce con associazioni di suoni o di immagini inattese. Ci fa meditare con una metafora. Coglie l’essenza nascosta delle cose o delle nostre esperienze.  Sfruttando la potenza di queste suggestioni, l’Ecopoesia diventa comunicatrice di emozioni e, attraverso di esse, risveglia le coscienze predisponendole all’ascolto dei problemi dei nostri giorni. Questo tipo di poesia coinvolge contemporaneamente razionalità e sentimenti superando il pregiudizio del pensiero bipolare del XX secolo  che  fissava una netta separazione fra ragione e creazione artistica. Nell’Ecopoesia, accanto al tradizionale momento emozionale di comunicazione poetica, compare il momento razionale della presa di coscienza della criticità ambientale e della necessità di porvi rimedio. L’Ecopoesia è pertanto multidimensionale in quanto ripara la scissione di queste due dimensioni espressive e risulta essere più vocina al modo di pensare e di sentire degli uomini d’oggi. Le scienze ambientali sanno dettagliatamente analizzare gli attuali problemi ecologici, ma non è detto che esse, da sole, riescano a farci agire per risolverli.   Il linguaggio poetico che su questi temi è così diverso e nuovo, potrebbe ottenere più efficaci risposte risvegliando le coscienze e preparandole all’ascolto dei problemi del XXI secolo quali:

  • la salvaguardia del nostro pianeta e un nuovo rapporto con tutti gli esseri viventi (Ecopoetry)
  • la testimonianza dei diritti fondamentali dell’uomo e la pacifica convivenza fra i popoli (Art & Peace)
  • una nuova e diversa introspezione del proprio io (Ecopsicologia,  ecc.)

Questa bisogno di poesia nuova è stato colto in diverse parti del mondo. Sono nati così nuovi movimenti poetici che associano la Poesia alle attuali istanze etiche come Art and Peace, Eco Art e, appunto, l’Ecopoetry.

Ma chi è l’ecopoeta?

L’ecopoeta non è l’aedo che canta la Natura, ma è colui che parla per la Natura. Dà voce alla Natura. Testimonia i diritti di quei viventi che non hanno diritti. È colui che si sente interconnesso con la creazione e ne riporta emozioni dal di dentro; l’animale torturato, l’albero sradicato, l’intera terra inquinata, parlano direttamente attraverso i suoi versi. In definitiva, l’ecopoeta parla per questa casa comune, unica ed irripetibile, che va salvaguardata nella sua peculiarità e nella sua bellezza.

Proteggeremo la Natura se avremo imparato ad amarla, se avremo imparato a sentirci empatici con essa. Ed è proprio questo che l’Ecopoesia intende fare: trasmettere questo amorevole desiderio di protezione. Aiutarci a sentirci animali, alberi, foresta. A vivere il loro dolore come nostro. A vedere nella bellezza di un paesaggio incontaminato un modello da salvaguardare. A capire che il destino della Terra è anche il nostro destino. L’ecopoeta è, quindi, il tramite fra comunità umana e mondo naturale.  È colui che, invece di macerarsi sul proprio tormentato io o sulle complesse dinamiche interpersonali, s’immerge nella pace dell’unità della creazione, si apre al mondo, agli altri esseri viventi e si compenetra con essi.

Il linguaggio

L’Ecopoesia non è una poesia celebrativa, enfatica, che si erge da un piedistallo ad indicare la via da seguire, ma è la poesia empatica di chi si sente interconnesso con la Natura e ne riporta emozioni dal di dentro. Una poesia semplice, umile come lo sono i soggetti oppressi che parlano attraverso di essa.

La comunicazione

Esiste anche una specificità dell’Ecopoesia in questo campo.  Nel tempo della comunicazione globale, anche la poesia deve saper comunicare globalmente, deve essere accessibile a tutti, deve essere aperta alle differenti realtà culturali del mondo e condividere e diffondere i valori del suo tempo. L’Ecopoesia si libera dall’isolamento delle chiuse culture letterarie erudite, dalle vecchie mode sibilline delle avanguardie e dalle tradizioni poetiche locali e utilizza una comunicazione poetica semplice e chiara, comprensibile a tutte le culture – quindi anche facilmente traducibile – per diffondersi tra un pubblico sempre più allargato come richiesto dall’UNESCO nel messaggio della   Giornata Mondiale della Poesia. L’Ecopoesia deve saper comunicare globalmente perché vive in un tempo in cui, tutti i pensieri, tutte le emozioni e tutta la creatività del mondo vengono universalmente e contemporaneamente a contatto. Essa si alimenta di questa immensa linfa collettiva per creare nuove sollecitazioni che a loro volta verranno, per le stesse vie, universalmente trasmesse e raccolte. Questa nuova Poesia, da taluni provvisoriamente definita post-post-modern poetry perché recepisce alcune tendenze delle correnti post-moderne, in questo Manifesto viene invece semplicemente definita ECOPOESIA. Queste riflessioni sono estensibili a qualsiasi forma di arte che abbia al suo centro la Natura e l’Ambiente. Nel Manifesto questo tipo di Arte viene definita: ECOART.

Primi firmatari:

Maria. Ivana Trevisani Bach – Albisola (Savona)

Salvatore Infantino – Palazzolo (Siracusa)

Luciano Somma – Napoli

Maria Luisa Gravina – Genova

Luciana Bertorelli – Savona


[1] Maria Ivana Trevisani Bach è biologa, ricercatrice, insegnante di Scienze nei licei. Scrive poesie aderendo al Movimento letterario dell’ecopoetry di cui ha scritto il Manifesto Italiano di Ecopoesia. Gli animali, la Natura, l’ecologia, sono i temi prevalenti della sua attività letteraria. Ha pubblicato articoli su riviste scientifiche e letterarie e libri editi da Serarcangeli di Roma, Mursia di Milano, Europa di Roma e Genesi di Torino.

[2] Il presente Manifesto può essere letto sul sito ufficiale della Ecopoesia Italiana a questo link: http://www.ecopoems.altervista.org/manifesto%20it.html dove, pure, si trova tradotto in altre lingue. A questo Manifesto ha aderito il Movimento Artistico “Irrealismo” che propone di “Rivalutare la Natura con l’Arte e l’Arte per la Natura”.

Il verbale di giuria del IX Premio Naz.le di Poesia “L’arte in versi” ediz. 2020

La nona edizione del Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi”, bandita a gennaio 2020 e con scadenza di partecipazione fissata al 15/05/2020, poi prorogata al 30/09/2020, ha visto l’ottenimento dei patrocini morali dei seguenti enti istituzionali: Regione Marche, Assemblea Legislativa della Regione Marche, Provincia di Ancona, Comune di Ancona, Comune di Jesi e Comune di Senigallia. Finanche – in relazione all’assegnazione di alcuni Premi Speciali (fuori concorso) – sono stati ottenuti i Patrocini Morali della Regione Puglia, del Comune di Ruvo di Puglia, del Comune di Polignano a Mare, della Città Metropolitana di Bari, dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”, del Comune di Palermo, della Città Metropolitana di Palermo, dell’Università di Palermo, del Comune di Saronno, della Provincia di Varese e della Città Metropolitana di Roma.

VERBALE DI GIURIA

L’organizzazione del Premio, in sinergia e mutua collaborazione con alcune associazioni culturali che perseguono finalità comuni, ha deciso di attribuire alcuni premi speciali che vengono offerti dalla seguenti Associazioni: Associazione di Promozione Sociale “Le Ragunanze” di Roma (Presidente: Michela Zanarella), Associazione Culturale “Arte e Amore” di Seravezza (Lucca) (Presidente: Barbara Benedetti), Associazione Siciliana Arte e Scienze (ASAS) di Messina (Presidente: Flavia Vizzari), Associazione Culturale “L’Oceano nell’anima” di Bari (Presidente: Massimo Vito Massa), Associazione Culturale “Il Faro” di Cologna Spiaggia (Teramo) (Presidente: Irene Gallieni), Associazione Culturale “Africa Solidarietà” Onlus di Arcore (Monza-Brianza) (Presidente: Cheikh Tidiane Gaye), Associazione Culturale “Poesia & Solidarietà” Onlus di Trieste (Presidente: Gabriela Varela Gruber). Hanno patrocinato questa edizione del Premio anche i seguenti enti culturali: Centro di Poesia Contemporanea dell’Università di Bologna, Centro Studi “Sara Valesio” di Bologna, Wikipoesia – Enciclopedia online della Poesia e AlmanHaiku – Almanacco di Haiku.

Le Commissioni di Giuria, differenziate per le varie sezioni a concorso, erano costituite da poeti, scrittori, critici letterari, giornalisti, promotori culturali (in ordine alfabetico): Cinzia Baldazzi, Stefano Baldinu, Fabia Binci, Stefano Caranti, Valtero Curzi, Mario De Rosa, Cinzia Demi, Fabio Grimaldi, Giuseppe Guidolin, Francesca Innocenzi, Antonio Maddamma, Emanuele Marcuccio, Francesco Martillotto, Vincenzo Monfregola, Morena Oro, Alessandro Ramberti, Antonio Sacco, Rita Stanzione, Michela Zanarella.

Il Presidente del Premio, dott. Lorenzo Spurio, a conclusione delle operazioni di lettura, valutazione e vaglio da parte delle Commissioni di Giuria della IX edizione del Premio Nazionale di Poesia “L’arte in versi” indetto e organizzato dall’Associazione Culturale Euterpe di Jesi (AN), rende note le graduatorie per le varie sezioni.

Espletate le operazioni di segreteria, che ha provveduto all’eliminazione preventiva di tutti quei testi che, per le ragioni indicate nel bando di partecipazione, non erano conformi ai parametri richiesti, la partecipazione complessiva è stata di 1.199 opere.

I parametri considerati dalle Commissioni di Giuria nel corso delle operazioni di lettura e valutazione sono stati:

–       Rispondenza di genere (congruità alla sezione)

–       Correttezza sintattico-grammaticale

–       Forma espositiva e stile impiegato

–       Intensità comunicativa (forza espressiva)

–       Originalità ed elaborazione

–       Musicalità

In relazione alla sezione F i parametri valutativi sono stati:

I – Contenuto

Stile e linguaggio

Originalità e creatività

Varietà tematica

Compattezza della silloge (stilistico-formale, concettuale)

Utilizzo di forme metriche, retoriche

Musicalità e sonorità del verso

Comprensibilità delle costruzioni poetiche

Forza delle immagini

Presa e suscettibilità sul lettore (criteri soggettivi)

Congruità delle versioni tradotte (dal dialetto o lingua straniera), se presenti

II – Veste grafica

Linea grafico-editoriale

Qualità della carta/inchiostro

Praticità del volume (dimensioni, peso, etc.)

Leggibilità/ Facilità di lettura (in termini visivi e non di ermeneusi)

Copertina

Cura negli apparati esterni (quarta, alette, etc.)

III – Materiali aggiuntivi e altro

Presenza di testi critici d’accompagnamento (introduzione, prefazione, postfazione, nota di lettura) e autorevolezza degli autori terzi in questi testi

Presenza di materiale iconografico: foto, pitture, disegni, fumetti, etc.

Eventuale compresenza di comparti separati per narrativa o altro

Congruità delle letture critiche d’accompagnamento

Pertinenza del titolo

Sintonia e legame tra i vari apparati della silloge

Sintonia e legame tra i contenuti poetici e grafici

Tenuto conto di tutte indicazioni, che costituiscono parte integrante del verbale di giuria, la graduatoria finale e definitiva dei vincitori è così stabilita:

SEZ. A – POESIA IN ITALIANO

1° Premio – MAURO CORONA di Roma con la poesia “Nel formarsi del verso” (Cod. A624)

2° Premio – ROBERTO BORGHETTI di Ancona con la poesia “Forse domani avrà i suoi lunedì” (Cod. A605)

3° Premio Ex Aequo – NUNZIO BUONO di Casorate Primo (PV) con la poesia “Come un quadro” (Cod. A376)

3° Premio Ex Aequo – DUILIO MARTINO di Taranto con la poesia “Preludio d’autunno” (Cod. A044)

Menzioni d’Onore:

ALBERTO LOTTI di Forlì (FC) con la poesia “Cosa resta” (Cod. A021)

ANTONIETTA SIVIERO di Termoli (CB) con la poesia “Sono una, sono cento” (Cod. A226)

CARMELO CONSOLI di Firenze con la poesia “La pioggia sotto al melograno” (Cod. A481)

FRANCA DONÀ di Cigliano (VC) con la poesia “Oltre la terra di confine” (Cod. A508)

GIANNI MINERVA di Melissano (LE) con la poesia “Biancospino” (Cod. A618)

LAURA VARGIU di Siliqua (SS) con la poesia “Le lacrime incenerite di San Sabba” (Cod. A405)

LUISA FERRETTI di Ancona con la poesia “Il pianista di Yarmouk” (Cod. A013)

MARINELLA GIAMPIERI di Ancona con la poesia “Occhi senza luce” (Cod. A383)

MARTIN PALMADESSA di Imola (BO) con la poesia “Arriverà quel giorno” (Cod. A619)

VALERIO DI PAOLO di Marino (RM) con la poesia “Roma 25 dicembre 2019: coma di sola andata (a Daniela)” (Cod. A249)

TERESA ANNA RITA DE SALVATORE di Castelsardo (SS) con la poesia “θάνατος mi ha rapito amore” (Cod. A596)

*

SEZ. B – POESIA IN DIALETTO

1° Premio – LORENZO SCARPONI di Igea Marina (RN) con la poesia “Senza ‘vdòit” (Cod. B045)

2° Premio – GRAZIELLA ABIATICO di Flero (BS) con la poesia “La foto” (Cod. B082)

3° Premio – AURELIO ROSSI di Altino (CH) con la poesia “Lu terrecene” (Cod. B070)

Menzioni d’Onore:

ANTONELLA CALVANI di Tarquinia (VT) con la poesia “Er pianto” (Cod. B048)

ASSUNTA DI CINTIO di Pescara con la poesia “Notte di San Lorenze” (Cod. B091)

FAUSTO MARSEGLIA di Marano di Napoli (NA) con la poesia “E ddoje valigie” (Cod.B007)

GABRIELE DI GIORGIO di Città Sant’Angelo (PE) con la poesia “Ciufulènne pi na ruelle” (Cod. B079)

LUIGI LORENZO VAIRA di Sommariva del Bosco (CN) con la poesia “Anté che ‘l sol a basa l’eva” (Cod. B017)

MARCO MOLINARI di Bonferraro (VR) con la poesia “Semo veci, Maria” (Cod. B041)

*

SEZ. C – POESIA IN LINGUA STRANIERA

1° Premio – VALERIA D’AMICO di Foggia con la poesia in lingua tedesca “Und während ich (An meinen Sohn)” (Cod. C035)

2° Premio Ex Aequo – LORETTA FUSCO di Pradamano (UD) con la poesia in lingua inglese “Clouds” (Cod. C016)

2° Premio Ex Aequo – LUCIA LO BIANCO di Palermo con la poesia in lingua inglese “I’ve been waiting for you” (Cod. C041)

3° Premio Ex Aequo – ALEXANDRA FIRITA di Broni (PV) con la poesia in lingua rumena “Mă aşez aici” (Cod. C037)

3° Premio Ex Aequo – RAYMONDE SIMON FERRIER di Monte San Pietro (BO) con la poesia in lingua francese “Le rêve est poésie” (Cod. C045)

*

SEZ. D – POESIA RELIGIOSA

1° Premio – GIAN PIERO STEFANONI di Roma con la poesia “Via Ozanam. Interno sei” (Cod. D105)

2° Premio – SERGIO ROSSI di Cornate d’Adda (MB) con la poesia “Preghiera Nuda” (Cod. D094)

3° Premio – STEFANIA SERPE di Cosenza con la poesia “Preghiera di un sordomuto” (Cod. D090)

Menzioni d’Onore:

FRANCO CASADEI di Cesena (FC) con la poesia “La preghiera” (Cod. D018)

GILBERTO VERGONI di Cesena (FC) con la poesia “Se Dio” (Cod. D124)

GIOVANNI MALAMBRÌ di Messina con la poesia ““Verbo” di verità” (Cod. D122)

GIUSEPPINA GERALDINA RICCOBONO di Milano con la poesia “Laudes” (Cod. D071)

MARCO PEZZINI di San Giuliano Milanese (MI) con la poesia “Altrove” (Cod. D010)

MASSIMO PAROLINI di Trento con la poesia “La notizia” (Cod. D114)

PAOLO GRECCHI di Codogno (LO) con la poesia “Se fossi capace” (Cod. D027)

*

SEZ. E – PROSA POETICA

1° Premio – ANNA MARIA FERRARI di Cagliari con la prosa poetica “Fruscii” (Cod. E011)

2° Premio – CRISTINA BIOLCATI di Ponte San Nicolò (PD) con la prosa poetica “Malafavola” (Cod. E012)

3° Premio – MANUELA ZUCCHI di Bologna con la prosa poetica “Notti insonni” (Cod. E004)

*

SEZ. F – LIBRO EDITO DI POESIA

1° Premio – LORENZO POGGI di Roma con il libro La nauseatudine, La Vita Felice, Milano, 2019 (Cod. F003)

2° Premio – CARLO TOSETTI di Sirtori (LC) con il libro La crepa madre, Pietre vive editore, Locorotondo, 2020 (Cod. F009)

3° Premio – GIULIO MARCHETTI di Roma con il libro Specchi ciechi, puntoacapo, Pasturana, 2020 (Cod. F008)

Menzioni d’Onore:

ANDREA SPONTICCIA di Apecchio (PU) con il libro Poesie dell’indaco, Nulla Die Edizioni, Piazza Armerina, 2020 (Cod. F048)

ANNALISA CIAMPALINI di Empoli (FI) con il libro Le distrazioni del viaggio, Samuele Editore, Fanna, 2018 (Cod. F080)

CHIARA OLIVERO di Milano con il libro Tutte le distanze, puntoacapo, Pasturana, 2020 (Cod. F084)

EVARISTO SEGHETTA ANDREOLI di Montegabbione (TR) con il libro In tono minore, Passigli, Bagno a Ripoli, 2020 (Cod. F011)

FLAVIA NOVELLI di Roma con il libro Versi umani, Progetto Cultura, Roma, 2020 (Cod. F019)

FRANCESCO AZZIRRI di Prato con il libro Il casale dei morti, Edizioni Dialoghi, Viterbo, 2020 (Cod. F028)

LORETTA MENEGON di Montebelluna (TV) con il libro Bivacco notturno, Iride, 2007 (Cod. F035)

MARIANGELA RUGGIU di Suni (OR) con il libro Il velo opaco, Terra d’Ulivi, Nardò, 2020 (Cod. F076)

ORNELLA VALLINO di Pavone Canavese (TO) con il libro Alba di luna, La Ruota Edizioni, Roma, 2020 (Cod. F073)

SERGIO GHIO di Sestri Levante (GE) con il libro Fendenti maree, ilmiolibro, 2017 (Cod. F056)

TIZIANA MONARI di Prato con il libro Il mio nome è Giovanni, Carta e Penna, Torino, 2019 (Cod. F059)

*

SEZ. G – HAIKU

1° Premio – ENZA PEZZIMENTI di Gioia Tauro (RC) con lo haiku “ultimo treno – / sotto la pensilina / solo la luna” (Cod. G059)

2° Premio – CARMELA MARINO di Roma con lo haiku “cicale in coro – / pulisco la lapide / di mia nonna” (Cod. G104)

3° Premio – CINZIA PITINGARO di Castelbuono (PA) con lo haiku “Fiore di menta / respiro controvento / il mio silenzio” (Cod. G036)

Menzioni d’Onore:

ANTONELLA SEIDITA di Palermo con lo haiku “Mare d’estate / Respiro i miei silenzi / dentro le onde” (Cod. G043)

GLAUCO SABA di Sant’Anna d’Alfaedo (VR) con lo haiku “confinamento – / il sussurro del salice / lungo la strada” (Cod. G063)

MAURILIO PAGLIARI di Rovereto (TR) con lo haiku “brezza d’autunno – / con l’ultima rondine / migra anche il canto” (Cod. G087)

ROSARIA LO BONO di Termini Imerese (PA) con lo haiku “Vento d’autunno / La quercia in collina / mostra le rughe” (Cod. G085)

SILVIA BONDANI di Reggio Emilia con lo haiku “Laburni in fiore – / sulla cima del monte / svetta una croce” (Cod. G024)

*

SEZ. H – VIDEOPOESIA

1° Premio – PAOLO ZANELLI di Finale Ligure (SV) con la videopoesia “Autodafé dalla sorella Sandra” (Cod. H023)

2° Premio – MYRIAM DE LUCA di Palermo con la videopoesia “Il limbo della passione” (Cod. H024)

3° Premio – GIOVANNI VANACORE di Villa di Briano (CE) con la videopoesia “Sordo” (Cod. H011)

Menzioni d’Onore:

FRANCESCO GEMITO di Casoria (NA) con la videopoesia “Mia cara maestra” (Cod. H006)

LOLITA RINFORZI di Assisi (PG) con la videopoesia “Risveglio” (Cod. H022)

*

SEZ. I/L – CRITICA LETTERARIA

A causa di una partecipazione quantitativamente non rilevante per le sezioni relative alla critica letteraria (sez. I – critica letteraria e sez. L – libro edito di critica letteraria), in base all’art. 13 del bando di partecipazione, l’organizzazione del Premio, d’accordo con la Presidente di Giuria, ha deciso di provvedere alla creazione di un’unica graduatoria di vincitori.

1° Premio – FRANCESCA FAVARO di Padova con il libro Poesia fra terra e cielo, Ladolfi, Borgomanero, 2017 (Cod. L005)

2° Premio – ALFREDO RIENZI di San Mauro Torinese (TO) con il libro Del qui e dell’altrove nella poesia italiana moderna e contemporanea, Edizioni dell’Orso, Alessandria, 2011 (Cod. L010)

3° Premio – ELEONORA BELLINI di Borgo Ticino (NO) con il libro La poesia e la vita. Ariodante Marianni dieci anni dopo. Inediti, contributi critici, testimonianze, Fermenti, Roma, 2017 (Cod. L009)

Menzioni d’Onore:

ALESSANDRO IZZI di Gaeta (LT) con la recensione a Caduto fuori dal tempo di David Grossman (Cod. I002)

MARCO CAMERINI di Roma con il libro Elementi di retorica e di stilistica, Graphisoft, Roma, 2012 (Cod. L006)

MARISA COSSU di Taranto con il libro Saggi brevi, Il Convivio, Castiglione di Sicilia, 2019 (Cod. L007)

*

PREMI SPECIALI

PREMIO DEL PRESIDENTE DEL PREMIOANNALENA CIMINO di Anacapri (NA) con la poesia “Karim senza le scarpe” (Cod. A203)

PREMIO DEL PRESIDENTE DI GIURIAIRMA KURTI di Bergamo con il libro Le pantofole della solitudine, Besa, Nardò, 2018 (Cod. F046)

PREMIO DELLA CRITICACARMEN MOSCARIELLO di Formia (LT) con il libro Non è tempo per il Messia, Guida, Napoli, 2012 (Cod. F018)

TROFEO EUTERPE – All’opera antologicaAA.VV.,Tredici. I poeti del Bandino,Nerbini, Firenze, 2019. (Cod. F075)

PREMIO SPECIALE “POESIA UNDER 18”EDOARDO COSSU di Cagliari con la poesia “L’unico angelo di Sparta”(Cod. A613)

PREMIO SPECIALE “PICUS POETICUM” (miglior opera di poeta marchigiano)ONORINA LORENZETTI di Recanati (MC) con il libro Finestre, Affinità Elettive, Ancona, 2020 (Cod. F052)

PREMIO SPECIALE “LE RAGUNANZE” (miglior opera a tema la natura)FABIA BALDI di Piombino (LI) con il saggio L’altrove nella poetica di Corrado Calabrò, Aracne, Roma, 2019 (Cod. L003)

PREMIO SPECIALE “IL FARO” (miglior opera a tema il mare)ALFONSO GARGANO di Salerno con la poesia “M’addormento e sogno il mare” (Cod. A145)

PREMIO SPECIALE “ARTE PER AMORE” (miglior opera a tema amoroso)MARIA CRISTINA BIASOLI di Molinella (BO) con il libro Notti… sirene e amori, Il cuscino di stelle Edizioni, Pereto, 2019 (Cod. F010)

PREMIO SPECIALE “L’OCEANO NELL’ANIMA” (miglior opera sui sentieri emozionali)LORENA BIANCHI di Tavullia (PU) con il libro I letti disfatti non sono tutti uguali, Raffaelli Editore, Rimini, 2020 (Cod. F067)

PREMIO SPECIALE “ASAS” (miglior opera in siciliano)SALVATORE GAZZARA di Messina con la poesia in dialetto “Nnari ‘vanti” (Cod. B022)

PREMIO SPECIALE “AFRICA SOLIDARIETÀ” (miglior opera sul multiculturalismo)FRANCESCO FEDELE di Siracusa con il libro Frontiere, Oèdipus Edizioni, 2020 (Cod. F068)

PREMIO SPECIALE “POESIA & SOLIDARIETÀ” (miglior opera sulla solidarietà)ASSUNTA DE MAGLIE di Cingoli (MC) con la poesia “Fragili e nudi” (Cod. A416)

*

PREMI SPECIALI – FUORI CONCORSO

PREMIO ALLA CULTURAFRANCESCA LUZZIO di Palermo

[con il Patrocinio Morale del Comune di Palermo (Prot. 1331548 del 24/11/2020), della Città Metropolitana di Palermo (Prot. 0072070 del 26/11/2020) e dell’Università degli Studi di Palermo (mail del 20/10/2020)]

PREMIO ALLA CARRIERAMATTEO BONSANTE di Bari

[con il Patrocinio Morale della Regione Puglia (Decreto del Presidente della Regione n°437/2020), del Comune di Polignano a Mare (prot. 35022 del 14/12/2020), della Città Metropolitana di Bari (PG 0085116 del 30/11/2020), dell’Università degli Studi “Aldo Moro” di Bari (Prot. 70639-I/14 del 09/11/2020)]

PREMIO ALLA MEMORIABIAGIA MARNITI (Ruvo di Puglia, 1921 – Roma, 2006)

[con il Patrocinio Morale della Regione Puglia (Decreto del Presidente della Regione n°437/2020), del Comune di Ruvo di Puglia (Delibera della Giunta Comunale n°260/2020 del 24/11/2020), della Città Metropolitana di Bari (PG 0085116 del 30/10/2020), dell’Università degli Studi “Aldo Moro” di Bari (Prot. 70639-I/14 del 09/11/2020) e della Città Metropolitana di Roma (lettera 03/12/2020)]

PREMIO ALLA MEMORIASIMONE CATTANEO (Saronno, 1974 – 2009)

[con il Patrocinio Morale della Provincia di Varese (Prot. PEC class 2.11/1 del 19/11/2020) e del Comune di Saronno (Prot. 0032300 del 30/11/2020)]

La scelta di nominativi per l’attribuzione dei Premi Speciali – Fuori concorso di cui sopra è stata anticipata con un comunicato dell’Associazione Culturale Euterpe diffuso in data 30/11/2020 (https://associazioneeuterpe.com/2020/11/30/svelati-i-nomi-dei-premi-speciali-del-ix-premio-naz-le-di-poesia-larte-in-versi-edizione-2020/) ed è stata conseguentemente rilanciata su quotidiani regionali e locali delle rispettive aree geografiche d’appartenenza dei premiati.

CONSISTENZA DEI PREMI

Come da bando si rammenta che i premi consisteranno in:

1° Premio: targa placcata in oro 24 kt, diploma, motivazione della giuria e tessera socio ordinario Ass. Culturale Euterpe anno 2021; 

2°/ 3° Premio: targa, diploma e motivazione;

Menzione d’onore: medaglia e diploma;

Premi Speciali: targa, diploma, motivazione della giuria;

Premi Speciali (Fuori Concorso) “Alla Memoria”: targa, diploma e motivazione della giuria;

Premi Speciali (Fuori Concorso) “Alla Cultura” e “Alla Carriera”: targa placcata in oro 24 kt, diploma, motivazione della giuria, nomina Socio Onorario Ass. Euterpe, cena e pernottamento sera della premiazione.

CERIMONIA DI PREMIAZIONE

Compatibilmente alla condizioni di emergenza sanitaria relativa al Coronavirus e in linea con le norme governative, qualora ci saranno tutte le condizioni per poter tenere la cerimonia di premiazione in presenza, essa si terrà presumibilmente nel territorio di Jesi entro il mese di aprile 2021. L’organizzazione, a sua unica discrezione, ha la facoltà di individuare altre modalità – a distanza – in web conference o con video registrati, per tenere la cerimonia di premiazione. Ogni decisione assunta a tal riguardo sarà prontamente comunicata a tutti i vincitori a vario titolo unicamente a mezzo mai (se nel frattempo questa è stata modificata, si prega di inviare il nuovo recapito).

ANTOLOGIA

Secondo quanto previsto dagli artt. 13 e 17 del bando di partecipazione tutte le opere risultate vincitrici a vario titolo entreranno a far parte dell’antologia del premio (per le sezioni F e L l’organizzazione provvederà a selezionare a sua unica discrezione dei brani dai volumi), volume senza codice ISBN e non in commercio, pubblicato a cura dell’Associazione Culturale Euterpe, che verrà donato gratuitamente in una copia a ciascun vincitore durante la premiazione. Ulteriori copie del volume verranno donate e depositate in varie biblioteche comunali, provinciali e regionali nonché universitarie in varie regioni d’Italia.

I vincitori della sezione Video-poesia sono tenuti a inviare il testo della loro poesia in formato Word a premiodipoesiarteinversi@gmail.com affinché possa essere pubblicato in antologia.

Il volume conterrà anche una selezione di liriche dei Premi Speciali “Alla Carriera” e “Alla Memoria” accompagnati da relativi profili bio-bibliografici e tutte le motivazioni stilate dalla Commissione di Giuria laddove previste.

ULTIME

Il presente verbale, costituito da 8 pagine numerate e integrato di ulteriori 2 pagine a seguire contenenti l’Albo d’oro del premio, sarà pubblicato sui siti www.associazioneeuterpe.comwww.concorsiletterari.comwww.concorsiletterari.itwww.blogletteratura.com

Letto, firmato e sottoscritto

Jesi, 2 gennaio 2021

Lorenzo Spurio – Presidente del Premio / Presidente Ass. Euterpe

Stefano Vignaroli – Segretario Ass. Euterpe

Michela Zanarella – Presidente di Giuria

E’ uscito “Euterpe” n°32 sui “Poeti e scrittori nascosti e dimenticati”

Siamo felici di comunicare dell’uscita del n°32 della rivista di poesia e critica letteraria «Euterpe», aperiodico tematico di letteratura online, ideato e diretto da Lorenzo Spurio e rientrante all’interno delle attività culturali promosse dall’Ass. Culturale Euterpe di Jesi. Tale numero proponeva quale tematica alla quale era possibile ispirarsi e rifarsi: “Poeti scrittori nascosti e dimenticati”.

Il lungo editoriale di Lorenzo Spurio è volto a ricordare alcuni poeti che nel corso di questo funesto 2020 ci hanno lasciato. Vengono fornite, oltre a notizie bio-bibliografiche degli stessi, ricordi personali, occasioni d’incontro e di lettura nonché approfondimenti critici. Gli autori dei quali si parla sono Marisa Provenzano (1950-2020 di Catanzaro), Gregorio Scalise (1938-2020, di Catanzaro ma da molto tempo residente a Bologna), Anna Elisa De Gregorio (1942-2020 nativa di Siena ma residente in Ancona dal 1959), Umberto Cerio (1938-2020 di Larino, provincia di Campobasso) e Gabriele Galloni (1995-2020, romano), quest’ultimo morto prematuramente all’età di venticinque anni.

Si segnala, poi, tra i numerosi contributi presenti in rivista tre interessanti interviste, la prima, curata da Lorenzo Spurio, rivolta al poeta e scrittore Gino Scartaghiande, autore di Sonetti per amore per King-Kong (accompagnata da una pregevole foto di Dino Ignani); poi gli estratti scelti da una vecchia intervista fatta da Anna Manna Clementi al poeta, scrittore e antropologo Gilberto Mazzoleni (1936-2013)e, infine, l’intervista che la poetessa milanese Donatella Bisutti ha rivolta al docente e poeta Roberto Veracini.

Hanno collaborato e contribuito con proprie opere a questo numero della rivista (in ordine alfabetico) gli autori: ALEXANDRU Elena Denisa, ANGELUCCI Sandro, ANELLI Giorgio, ARIEMMA Angelo, BARDI Stefano, BERNARDO Lorenzo, BIANCHI MIAN Valeria, BIOLCATI Cristina, BISUTTI Donatella, BOMPADRE Rita, BONANNI Lucia, BUFFONI Franco, BUONOMO Felicia, CAMELLINI Sergio, CARMINA Luigi Pio, CARRABBA Maria Pompea, CASALI Samanta, CATANZARO Francesco Paolo, CHIARELLO Maria Salvatrice, CHIARELLO Rosa Maria, CONSOLI Carmelo, CORBI Melissa, CORIGLIANO Maddalena, DACHAN Asmae, DE FELICE Sandra, DEFELICE Domenico, DEIDDA Giorgia, DEMI Cinzia, ENNA Graziella, FERRERI TIBERIO Tina, FO Alessandro, FUSCO Loretta, GAMBINI Giuseppe, GAROFALO Domenico, GIANGOIA Rosa Elisa, GIANNINI Guido, GIOVANNINI Luciano, LANIA Cristina,  LE PIANE Fausta Genziana, LINGUAGLOSSA Giorgio, LOMBARDI Iuri, LUZZIO Francesca, MAFFIA Dante, MAGLI Simone, MANNA CLEMENTI Anna, MARANGONI Matteo, MARCUCCIO Emanuele, MARTILLOTTO Francesco, NEGRI Christian, OLDANI Guido, PACI Gabriella, PACILIO Rita, PASERO Dario, PASQUALONE Massimo, PECORA Elio, PELLINO Maria, PIERANDREI Patrizia, POLVANI Paolo, QUIETI Daniela, RICCIALDELLI Simona, ROMANO Nicola, RUFFILLI Paolo, SANTOLIQUIDO Anna, SARDZOSKA Natasha, SCALABRINO Marco, SCARTAGHIANDE Gino, SEGHETTA ANDREOLI Evaristo, SICA Gabriella, SIVIERO Antonietta, SPAGNUOLO Antonio, SPURIO Lorenzo, STANZIONE Rita, TAORMINA Emilio Paolo, TONINI Claudio, TRIVAK Bogdana, URRARO Raffaele, VARGIU Laura, VESCHI Michele, VINCITORIO Anna, VITALE Francesca, ZANARELLA Michela, ZINNA Lucio.REPORT THIS AD

Il nuovo numero può essere letto e scaricato in vari formati. Collegarsi a questo link: 

https://drive.google.com/file/d/19lWCzaVsnxZNRexyDrFtBI5HiamBZUBm/view

Di particolare interesse è la sezione saggistica del presente volume che si compone dei seguenti contributi:

ARTICOLI

PAOLO RUFFILLI – “Sulla poesia di Pietro Bruno”

LUCIA BONANNI – “«Mó ve raccónte»: linguistica e dialettalità nei versi di Antonio Pitoni”

SAMANTA CASALI – “Tullio Colsalvatico, uomo e scrittore marchigiano”

DANIELA QUIETI – “La prima età della cultura romana”

SERGIO CAMELLINI – “Un poeta “trascurato”: Riccardo Bacchelli”

GIORGIO ANELLI – “Antonio Neibo, il poeta amico di Dino Campana”

GIORGIA DEIDDA – “Oltre il superuomo: tra Nietzsche e Mann”

EVARISTO SEGHETTA ANDREOLI – “Ricordo di Giovanni Stefano Savino”

SANDRO ANGELUCCI – “Aminah De Angelis: la poetessa della Vita con la “V” maiuscola”

FRANCESCO PAOLO CATANZARO – “Zoomorfismo e brutalità animalesca dell’uomo nel percorso lirico di Umberto Bellintani”

LORETTA FUSCO – “Piera Oppezzo: una ferma utopia”

MICHELE VESCHI – “Assuefatti e felici”

SAGGIREPORT THIS AD

IURI LOMBARDI – “Sergio D’Arrigo e Alberto Vianello: due universi contrapposti, due autori dimenticati”

RITA PACILIO – “Il fuoco della poesia: Assunta Finiguerra”

CINZIA DEMI – “Ripensando a Giovannino Guareschi: migrazioni e intrecci di stile e linguaggio nel rispetto religioso del mondo. L’uso della lingua, in sintesi”

FAUSTA GENZIANA LE PIANE – “Francis Ponge: il partito preso delle cose”

FRANCESCO MARTILLOTTO – “«Il cuore è nella mia anima». Note su Sergio Corazzini crepuscolare”

DOMENICO DEFELICE – “Geppo Tedeschi tra poesia e ricordi”

FRANCO BUFFONI – “Emanuel Carnevali”

LUCIO ZINNA – “Elvezio Petix cantore di chi resta “dietro la porta””

MARCO SCALABRINO – “Paolo Messina: il Rinnovamento e Rosa Fresca Aulentissima

MASSIMO PASQUALONE – “La poesia dialettale di Natale Cavatassi”

RENATO FIORITO – “Maria Marchesi, una grande poetessa dimenticata”

ROSA ELISA GIANGOIA – “Margherita Faustini: una vita per la poesia”

ANTONIO SPAGNUOLO – “Franco Capasso”

DANTE MAFFIA – “Gli Esercizi di Giovanna Bemporad”

DANTE MAFFIA – “Ricordo di Margherita Guidacci”

DANTE MAFFIA – “Ritratto in bianco e nero di Rocco Paternostro”

ELIO PECORA – “Quattro autori trascurati e dimenticati: Bodini, Wilcock, Romagnoli e Guidacci”REPORT THIS AD

GRAZIELLA ENNA – “Due scrittori e patrioti del Risorgimento italiano: Silvio Pellico e Antonio Ranieri”

RAFFAELE URRARO – ““Nevicata”: un esempio concreto dell’attualità carducciana”

NATASHA SARDZOSKA – “Il corpo come una crisalide: poesia che non teme il vuoto e non rifiuta il grido. Sulla poesia di Giselle Lucía Navarro”

GIORGIO LINGUAGLOSSA – “Due poesie metafisiche e ontologiche di Maria Rosaria Madonna”

ANNA SANTOLIQUIDO – “La poesia delle donne: la voce di Giuliana Brescia”

LORENZO SPURIO – “Ricordando Gabriella Maleti, poetessa e videomaker”

*

Ricordiamo, inoltre, che il tema del prossimo numero della rivista al quale è possibile ispirarsi sarà “Amori impossibili tra arte, storia, mito e letteratura”. I materiali dovranno essere inviati alla mail rivistaeuterpe@gmail.com entro e non oltre il 14/03/2021 uniformandosi alle “Norme redazionali” della rivista (https://associazioneeuterpe.com/norme-redazionali/). Materiali che non rispetteranno le linee redazionali non verranno presi in considerazione. Non si darà seguito a richieste in merito alla selezione e inserimento o alle motivazioni che hanno decretato il non inserimento, la Redazione assume le proprie decisioni in maniera libera e unilaterale.

È possibile seguire il bando di selezione al prossimo numero anche mediante Facebook, collegandosi al link: https://www.facebook.com/events/373802013888230  

Per coloro che sono interessati, ricordiamo altresì i link per poter raggiungere:

Tutti i numeri della rivista EuterpeREPORT THIS AD


Archivio storico (con la lista integrale dei contributi, disposti per ordine alfabetico degli autori)


La lista degli interventi critici per numero


I volumi monografici del progetto “Stile Euterpe” sinora pubblicati

Grazie per l’attenzione e cordiali saluti

Lorenzo Spurio

Presidente Ass. EuterpeAnnunciSEGNALA QUESTO ANNUNCIO

Esce il volume critico-poetico su F.G. Lorca “Il canto vuole essere luce” a cura di Lorenzo Spurio

Nelle ultime settimane e dopo più di due anni di ricerca, lavoro, approfondimento, studio e coordinazione, è stato pubblicato – per i tipi di Bertoni Editore di Perugia – il volume collettaneo dal titolo Il canto vuole essere luce. Leggendo Federico García Lorca” a mia cura.

Il volume si compone di tre parti: una prima parte con interventi critici sull’opera letteraria (poetica e drammaturgica) di Federico García Lorca scritti da me, Lucia Bonanni, Cinzia Baldazzi e Francesco Martillotto.

Nella seconda parte stono presenti vari testi poetici di autori classici – coetanei e amici di Federico García Lorca – che gli dedicarono poesie e composizioni commemorative. Vengono riportati testi in lingua originale (e tradotti in italiano) di Rafael Alberti, Manuel Altolaguirre, Luis Cernuda, Miguel de Unamuno, Miguel Hernández, Antonio Machado e Pablo Neruda.

Nella terza e ultima sezione, invece, sono presenti una serie di poesie scritte da autori contemporanei ispirate/dedicate a Federico García Lorca (vi sono testi di Lucia Bonanni, Luisa Ferretti, Emanuele Marcuccio, Michela Zanarella, Daniela Raimondi, Giorgio Voltattorni e del sottoscritto). Non meno influente, per chi è appassionato dell’universo lorchiano, è una nutrita bibliografia sulla sua vita e opera, utilizzata nel corso della stesura del presente volume e alla quale si rimanda per eventuali e ulteriori approfondimenti.

Un ringraziamento particolare per alcune delle traduzioni presenti nel volume a cura di Lucia Cupertino e Hebe Munoz e all’artista campano Franco Carrarelli “L’Irpino” che già, con alcuni suoi schizzi a china, aveva impreziosito con sue illustrazioni grafiche sul mondo lorchiano la mia plaquette “Tra gli aranci e la menta. Recitativo per l’assenza di Federico García Lorca (PoetiKanten, Sesto Fiorentino, 2016) e che anche questa volta non ha fatto mancare la sua importante collaborazione (il disegno che compare in copertina, assieme a vari altri all’interno del volume è suo). Grazie anche al poeta e critico letterario Antonio Spagnuolo che ha curato la prefazione e, chiaramente, a Jean Luc Bertoni, l’editore, per aver concretizzato il tutto.

Ringrazio tutti gli autori delle varie componenti, che felicemente hanno preso parte al progetto, collaborando attivamente nel corso di questi due anni, dandoci appuntamento – presto – per una presentazione del volume… virtuale e – speriamo altrettanto presto – in presenza.

Per chi fosse interessato può trovare le informazioni nel sito dell’Editore a questo link

Ritorna il Premio Lett. Naz.le “Città di Chieti”, giunto alla sua quarta edizione

BANDO DI PARTECIPAZIONE

PREMESSA

Il Concorso Letterario Nazionale  “Premio Città di Chieti” è stato ideato e fondato nel 2017 dalla poetessa e scrittrice teatina Rosanna Di Iorio che lo ha promosso con la volontà di dare impulso nella sua città natale a un valido progetto culturale e di diffusione della letteratura contemporanea che possa servire a creare, nel capoluogo teatino, un arricchimento del clima sociale mediante la promozione di una iniziativa concorsuale a dimensione nazionale per amanti della scrittura, sia in poesia che in narrativa. E’ patrocinato dal Comune di Chieti e dalla Provincia di Chieti e la collaborazione esterna (partnership) dell’Associazione Culturale Euterpe di Jesi (AN) e dell’Associazione Un Passo Avanti: Premio Letterario Nazionale Città di Ascoli Piceno, nonché dello Sponsor Autotrasporti Falzetti Srl di Matelica (MC).

REGOLAMENTO

Art. 1 Sezioni

Possono partecipare cittadini italiani o stranieri maggiorenni con testi rigorosamente in lingua italiana e comunque residenti in territorio nazionale. Non verranno accettati testi in altre lingue o in dialetto, anche se provvisti di relativa traduzione. Le sezioni di partecipazione sono:

Sezione A -Poesia inedita o edita a tema libero Sezione B -Racconto inedito o edito a tema libero     

Le poesie ed i racconti non dovranno aver ottenuto un precedente riconoscimento al primo posto in altri concorsi e tale requisito deve permanere fino alla data di conclusione dei lavori della Giuria, pena la squalifica.

Art. 2 Esclusione

Non saranno accettate opere che presentino elementi razzisti, offensivi, denigratori e

pornografici, blasfemi o d’incitamento all’odio, irrispettosi contro la morale comune e che

incitino alla violenza di ciascun tipo o che fungano da proclami ideologici e politici.

Gli eventuali plagi esimono gli organizzatori da qualsiasi responsabilità.

Art. 3 – Requisiti

Sezione A –Il partecipante prende parte al concorso con un testo poetico di lunghezzanon superiore ai 35 versi ciascuno. Ogni componimento dovrà essere provvisto di titolo che deve corrispondere a quello indicato sul nome del file, in cui non è ammesso l’utilizzo di colori diversi dal nero, l’inserimento di immagini o di altri elementi grafici e dovrà essere anonimo, pena l’esclusione.

Sezione B –Il partecipante prende parte al concorso con un unico racconto di lunghezzanon superiore le 4 cartelle editoriali (una cartella editoriale corrisponde a 1800 battute). Il racconto dovrà essere provvisto di titolo, dovrà rispettare i limiti di lunghezza e dovrà

essere anonimo, pena l’esclusione.

Art. 4 – Contributo di partecipazione per spese organizzative:

– € 10,00 prima poesia; € 5,00 per ogni poesia in più, per un totale di 3 opere;

– € 10,00 un racconto.

  • possibile partecipare a più sezioni corrispondendo la relativa quota. Tale contributo potrà essere effettuato tramite bonifico su postpay Evolution IBAN: n° IT27W3608105138261042261053 intestato a Di Iorio Rosanna; causale: contributo IV Edizione “Premio Città di Chieti”.

Art. 5 – Le opere inviate non verranno restituite.

Art. 6 – Scadenza e invio

Per la corretta partecipazione, si dovrà inviare il materiale entro e non oltre la data di scadenza fissata alle ore 24:00 del31 marzo 2021all’indirizzo Email: premio.cittadichieti@libero.it

  1. Files contenente il testo con cui si partecipa al Premio: poesie/racconti in forma                        anonima con carattere New Roman corpo 12 ciascuno su un file distinto. File della scheda di partecipazione, alla fine della pagina, appositamente compilata in ogni sua parte .
  • File attestante l’avvenuto versamento della quota di partecipazione.

Non è ammesso invio di materiale cartaceo. Nel caso in cui non fosse possibile spedire via Email, si può inviare il materiale alla Poetessa Di Iorio Rosanna, Via Federico Salomone, 115, 66100 CHIETI.

Art. 7 – Commissione di Giuria

Presidente di Giuria: Lorenzo Spurio (Poeta, saggista, critico letterario)

Lucia Bonanni (Poetessa, Scrittrice e critico letterario)

Carmelo Consoli (Poeta–scrittore, critico letterario, saggista)

Elvio Angeletti (Poeta)

Anna Maria Fusco (Docente lettere classiche, Scrittrice e Attrice)

Vittorio Verducci (Poeta, Scrittore)

Patrizia Stefanelli (Poetessa, Scrittrice, Regista teatrale, critico letterario)

Rosanna Di Iorio (Presidente del Premio – senza diritto di voto)

Osvaldo Roccioletti (Segretario del Premio)

Per quanto non previsto nel presente Bando, i provvedimenti su eventuali controversie e/o chiarimenti spettano autonomamente al Presidente del Premio, il cui giudizio è inappellabile.

Art. 8 Premi

I premi, per ciascuna sezione, saranno così ripartiti:

1° Premio – 300€, targa e diploma con motivazione 2° Premio – 200€, targa e diploma con motivazione 3° Premio  – 100€ targa e diploma con motivazione

La Giuria, inoltre, attribuirà i seguenti Premi Speciali:

Premio del Presidente di Giuria; Premio della Critica; Premio Chieti, assegnato alla migliore opera poetica di un autore teatino; Premio “Targa Euterpe” che verrà conferito ad un partecipante che si sarà distinto particolarmente in poesia. Premio “Targa Un Passo Avanti: Premio Letterario Nazionale Città di Ascoli Piceno” per un partecipante che si sarà distinto particolarmente in un racconto.

La Giuria potrà proporre ulteriori premi indicati quali “Menzione d’onore”, ad altrettante opere meritorie non rientrate nei premi da podio. Tale decisione dovrà ottenere il parere favorevole del Presidente di Giuria e del Presidente del Premio per poter essere attribuiti. Nel caso non sarà pervenuta una quantità di testi congrua per una sezione o all’interno dello stesso materiale e la Giuria non abbia espresso notazioni di merito per determinate opere, il Presidente del Premio può decidere di non attribuire alcuni premi. I poeti e gli scrittori classificati o segnalati verranno avvertiti tempestivamente a mezzo telefono o via e-mail se fornita.

Art. 9 – Premiazione

La cerimonia di premiazione si terrà in un luogo e in data da destinarsi, tenendo presente l’evolversi della situazione di emergenza sanitaria dettata dal Coronavirus in atto e, laddove non sarà possibile tenerla fisicamente, i premi verranno spediti a domicilio.

I risultati del Premio saranno comunque visibili sulla pagina Facebook “Premio Città di Chieti”, sul Sito letterario “Alla Volta di Leucade” del Prof. Nazario Pardini, sulla pagina  Concorsi Letterari.net e saranno diramati attraverso la stampa nazionale e ogni altro veicolo di informazione.

Art. 10 – Privacy

Ai sensi del DLGS 196/2003 e della precedente Legge 675/1996 i partecipanti acconsentono al trattamento, diffusione ed utilizzazione dei dati personali da parte dell’organizzatore, dell’Associazione Culturale Euterpe di Jesi e dell’Associazione Un Passo Avanti APS per lo svolgimento degli adempimenti inerenti al concorso e altre finalità culturali afferenti.

La partecipazione al Premio implica l’incondizionata accettazione di tutte le clausole del presente Regolamento comprensivo di 10 (dieci) articoli che potrà, in caso di necessità ed al solo giudizio dell’organizzatore, subire qualche variazione. Nel quale caso a tutti i partecipanti verranno fornite con ampio preavviso tutte le indicazioni circa la premiazione.

Rosanna Di Iorio – Presidente del Premio

Lorenzo Spurio – Presidente di Giuria

Osvaldo Roccioletti – Segretario del Premio

INFO:

Mail: premio.cittadichieti@libero.it Tel. 0871-456000 Cell.3356983492-Cell.3391484771

SCHEDA DI PARTECIPAZIONE

Nome/Cognome

________________________________________________________________

Residente in via

_________________________________Città____________________________

Cap _______________________ Provincia ______________________Stato_________________

Tel. ___________________________________ E-mail __________________________________

Partecipo alla/e sezione/i:

  • A –Poesia a tema libero

1.

________________________________________________________________________

2_______________________________________________________________________

3. ———————————————————————————————————————

  • B – Racconto a tema libero

________________________________________________________________________ ________

Le opere presentate sono iscritte alla SIAE da parte dell’autore o figurano in opere in cui l’editore ha previsto l’iscrizione alla SIAE?

SI                         □ NO

Specificare:

________________________________________________________________________

________________________________________________________________________

________________________________________________________________________

  • Dichiaro che il/i testi che presento è/sono frutto del mio ingegno e che ne detengo i diritti a ogni titolo.
  • Acconsento al trattamento dei dati personali qui riportati in conformità a quanto indicato dalla normativa sulla riservatezza dei dati personali (D. Lgs. 196/03) allo scopo del Concorso in oggetto da parte dell’organizzatrice del Premio.

Firma____________________________________ Data _________________________________

Un sito WordPress.com.

Su ↑