XXV Concorso Nazionale di Poesia “Città di Porto Recanati” – il bando

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 CONCORSO INTERNAZIONALE DI POESIA “CITTA’ DI PORTO RECANATI”

XXV EDIZIONE – Anno 2014

In collaborazione con il fondatore Prof. Renato Pigliacampo, “il salotto degli artisti” e con il Patrocinio della Città di Porto Recanati e della Regione Marche

 

Art. 1 – Il Poeta invierà una sola poesia a tema libero.

L’organizzazione tuttavia consiglia di trattare tematiche sulla disabilità, sulla solitudine degli anziani, sui “nuovi poveri”, sugli extracomunitari, sugli eventi climatici ecc., affinché si rifletta sulla condizione esistenziale dell’uomo, ideazione che portò all’istituzione del Premio «Città di Porto Recanati» quasi 30 anni fa.

Comunque sia, il tema vuole essere solo indicativo.

La poesia inviata, che non dovrà superare i 35 versi, potrà anche essere stata edita, ma non vincitrice del primo premio in altri concorsi.

L’originale riporti: Nome e Cognome dell’autore, indirizzo e indicazione della eventuale e-mail e la dichiarazione: «Dichiaro di essere l’autore dell’opera inviata al concorso».

Art. 2 – La Giuria, composta da quattro elementi, sarà resa nota il giorno della premiazione; la medesima stilerà una graduatoria dei tre poeti vincitori dei premi in denaro e dei sette “segnalati dalla Giuria”.

La Giuria, a suo insindacabile giudizio, deciderà di premiare quei poeti che, con l’impegno culturale e la propria testimonianza di vita, hanno contribuito a superare una condizione esistenziale difficile, o rendendola addirittura fonte di ispirazione.

Art. 3 – I Premi in denaro sono:

1° Classificato € 500,00 (cinquecento/00) e Pergamena.

2° Classificato € 300,00 (trecento/00) e Pergamena.

3° Classificato € 200,00 (duecento/00) e Pergamena.

Dal 4° al 10° classificato verrà assegnata la targa “segnalato dalla Giuria”

Art. 4 – La poesia dovrà essere spedita entro il 15 luglio 2014 (farà fede il timbro postale di spedizione) in quattro copie, per posta ordinaria al seguente indirizzo: Prof. Renato Pigliacampo c/o Concorso Internazionale di Poesia «Città di Porto Recanati», XXV Edizione 2014 – Casella Postale n. 61 – 62017 Porto Recanati (MC).

Solo la “copia originale” dovrà riportare i dati.

La poesia potrà essere inviata anche per e-mail a: pigliacampo@cheapnet.it

Quota di partecipazione € 20,00 (venti/00) (per rimborso dei costi sostenuti, non ultimo il monte-premi).

Da versare sul conto corrente postale n.ro: 29 68 76 21 intestato a Renato Pigliacampo c/o Casisma, o tramite altra modalità a scelta del partecipante.

La somma sarà impiegata per corrispondere il monte-premi.

 

Informazioni:

La premiazione avverrà a Porto Recanati, ed è prevista nella prima quindicina di agosto 2014.

I Vincitori riceveranno comunicazione scritta del giorno, dell’ora e del luogo della Cerimonia.

In occasione della premiazione si terrà un Recital durante il quale verranno lette le opere vincenti.

Del Recital verrà prodotto un video successivamente pubblicato in YouTube ed un DVD (per chi ne farà richiesta).

Dell’evento verrà data massima pubblicità tramite “Il Resto Del Carlino”, “Corriere Adriatico”, Radio Erre ed inoltre sarà realizzata una pagina nel sito  www.ilsalottodegliartisti.com

Si prega voler diffondere il Premio nei media e tra gli amici interessati.

Grazie.

E’ uscito “Resta ancora un po’” di Federico Lorenzi

Resta ancora un po’
di Federico Lorenzi
You can print, 2013
Pagine: 160
Costo: €11

imageSinossi:
Veronica si trasferisce da Grosseto a Bologna per iniziare una nuova vita. Assieme a sua zia Clelia e sua cugina Alessandra scopre quanto può essere piacevole avere una vita normale senza i problemi che si è lasciata alle spalle. Ma grazie alla sua grande passione, il canto, Veronica riesce a recuperare se stessa e la sua giovinezza, inserendosi tra le allieve della DAMS.
In accademia incontrerà Andrea, un ragazzo affascinante e particolare fidanzato con  Amelia.
Tra amori, lezioni, e vita di scuola, Veronica si troverà a fare i conti con il proprio passato: tornare a Grosseto o restare a Bologna?
“Resta ancora un po’” è un romanzo accattivante che racconta le passioni dei giovani d’oggi viste attraverso gli occhi di Veronica.

Federico Lorenzi è nato a Grosseto il 21 luglio 1990. Attualmente collabora con “Sololibri.net”  e Fantasy Magazine, scrivendo recensioni online. Ha partecipato al corso di scrittura creativa presso la sede RAI di Roma.
 Tra i suoi autori preferiti spiccano C.R. Zafòn, e G. Musso.
Facebook: Federico Lorenzi – Autore (https://www.facebook.com/pages/Federico-
Lorenzi-Autore/246934308793516).

Federico Moccia ha scritto della storia: Veronica è una ragazza speciale, la sua energia è contagiosa, fa bene a tutti. Questo romanzo è come uno schiaffo inaspettato, uno di quelli che non si dimentica facilmente.

Renato Pigliacampo, il Maestro del Silenzio, presentato a Macerata lo scorso 20 dicembre

Renato Pigliacampo, poeta, scrittore e saggista è professore di Psicopatologia del minorato sensoriale e di Laboratorio dei linguaggi per il sostegno nella Facoltà di Scienze della Formazione dell’università di Macerata. Non udente dall’età di dodici anni a seguito di una grave forma di meningite, ha fatto della sua situazione di sordità una vera e propria battaglia personale e sociale. Formatosi nelle migliori scuole nazionali per non udenti, ha ricoperto varie volte incarichi di rappresentanza all’interno di enti e realtà provinciali e regionali legate al mondo audioleso. Attivissimo nel campo assistenziale con la fondazione di riviste specialistiche (Il Sordudente), circoli e nel campo letterario con un serio impegno rivolto nei riguardi dell’editoria e della partecipazione attiva per mezzo di incontri, dibattiti. Importantissimo il Premio di Poesia “Città di Porto Recanati” da lui stesso ideato e presieduto, uno dei maggiori della Regione.

Venerdì 20 dicembre alla Sala Castiglioni della Biblioteca Comunale di Macerata si è tenuta la presentazione di suoi due libri. L’evento è stato organizzato dall’Associazione Culturale TraccePerLaMeta in sinergia con la rivista di letteratura “Euterpe” e il Patrocinio del Comune di Macerata. L’evento è stato condotto e presentato da me, assieme alla scrittrice e recensionista Susanna Polimanti. Hanno preso parte, inoltre, Donatella Del Medico (Interprete LIS) e Anna Menghi (Presidente ANMIC della provincia di Macerata).

 

 

L’evento si è svolto partendo da un breve excursus bio-bibliografico dell’autore per poi passare a soffermarsi con particolare attenzione su alcuni macro-temi che caratterizzano tutta la sua produzione letteraria. Il percorso è stato fatto ponendo l’importante produzione lirico-narrativa-critico-divulgativa di Pigliacampo all’interno di un preciso canone di riferimento, quello della letteratura italiana contemporanea, sottolineando come non solo la vasta produzione dell’autore sia interessante, pregevole e degna di essere divulgata, ma come abbia ricevuto nel corso della storia anche eminenti avalli letterari, risconti positivi e considerazioni critiche a firma di grandi autori del panorama letterario nazionale quali Diego Valeri, Cesare Zavattini o regionali quali Gian Mario Maulo, Rosa Berti Sabbieti, etc.

In Lettera ad una logopedista (pubblicato nel 1996, ma riproposto in una nuova edizione da Armando Editore nel 2012), Pigliacampo fonde con maestria generi letterari differenti (la lettera, il romanzo, l’autobiografia) e tratteggia il suo rapporto con il mondo del Silenzio a partire dalle prime traumatiche sedute dalla logopedista. Nel saggio l’autore non manca di osservare la mancata comprensione da parte della società nei confronti del disagio della sordità, la poca sensibilità del popolo, la condizione di emarginazione che conduce la conduce la comunità dei non udenti a rintanarsi in una sorta di nicchia dove il sentimento di solitudine non può che autoalimentarsi. Le pagine di Pigliacampo sono ricche di attestazioni di sdegno, di denuncia sociale e politica e tendono a rompere quell’aurea di buonismo e bieco pietismo che la massa costituzionalmente ha e mostra nei confronti di realtà che andrebbero invece avvicinate, coinvolte, integrate: “Vogliamo democrazia e valida gente./ Io la conosco nel mio mondo e/ voi dite “diversamente abile”./ Sono grandi persone/ vincitori di Dolore e Ostacoli/ combinati da voi per frenarli/ Non piegatevi fratelli”.

Vivida e continua, tanto nel saggio come nella raccolta di poesie Nel segno del mio andare, è la caratterizzazione dei luoghi dell’autore, di quella terra natia tanto amata alla quale, dopo viaggi per motivi di studio in cui si è definito “esiliato”, l’autore non può che riconoscere come nido, ma anche come tormento del suo colloquio intimo con il Silenzio.

Ed il monito che Pigliacampo trasmette con la sua poetica, con i suoi occhi vispi di un uomo che è sempre stato battagliero e che continuerà ad esserlo, è quello di “fare”, ma non con la semplice parola, bensì con i fatti, tenendo ben presente che non è tanto importante il tipo di linguaggio che utilizziamo nel rapportarci agli altri (verbale o non verbale, sonoro o visuale, della voce o della mani), ma il contenuto. Per dirla alla Pavese, dunque, “Le parole sono pietre”.

A volte, però, anche un semplice sguardo d’indifferenza, può esserlo.

 

Lorenzo Spurio

Emilio Mercatili su “La cucina arancione” di Lorenzo Spurio

La cucina arancione
Di Lorenzo Spurio
TraccePerLaMeta Edizioni, 2013
 
Recensione di Emilio Mercatili –poeta e recensionista-
 

cover_frontTengo a precisare che non sono un critico letterario, non lo sono mai stato, né penso di diventarlo nell’immediato futuro, il mio mestiere attualmente è ben altro, … mi ritengo solo un piccolo divoratore incallito a “part-time” di libri; diciamo che leggo di tutto, spazio dai classici della letteratura, ai quelli moderni underground, dal Capitale di Marx alle gesta di Tex Willer, dalle Confessioni di Sant’Agostino a Topolino, dagli scontrini fiscali fino agli annunci mortuari. Pertanto, non faccio recensioni su comando o su commissione, soprattutto non faccio recensioni a libri o raccolte di poemi che non mi attirano o non mi appassionano,…però in questo caso, l’eccezione diviene mera realtà, come è nel contenuto del libro dell’amico Lorenzo Spurio dal titolo “La cucina arancione”. Questo non lo dico per piaggeria nei confronti dell’autore medesimo o per onere intellettuale, lo affermo perché appena ho incominciato a leggere il libro in questione, mi trovavo in treno alle 6 e 45 come ogni mattina a San Benedetto del Tronto,…. talmente mi sono lasciato prendere dall’arcipelago della curiosità, che mi sono ritrovato alla stazione ferroviaria di Falconara Marittima, peccato che la mia tratta quotidiana avrebbe dovuto fermarsi due stazioni prima…bensì nel capoluogo di regione e cioè Ancona.

“La cucina arancione” è composta da ventiquattro racconti di media lunghezza, gli stessi si suddividono in episodi molteplici ed eterogenei, oserei dire uno spaccato a 360 gradi di reazioni psichiche ed umane vicissitudini quasi al limite del paradosso, ma che paradosso non è. La caratteristica saliente, “vulnus” del contendere, è la sintomatologia di ciò che è nascosto nell’animo delle persone; in sostanza aspetti di lucida verità che poi diviene parte integrante della nostra società e del nostro vivere. Tutto questo viene individuato, a mio modesto parere, laddove il cervello vede ed osserva e non gli occhi; verità inconfessabili, che cercano sempre attivamente di trovare un senso a tutto ciò che vive intorno, ascoltando Vasco Rossi mi viene spontaneo dire: “Voglio trovare un senso a questa vita, anche se questa vita un senso non ce l’ha.”

Lorenzo rompe uno spazio e un equilibrio ipotetico di scrittura, uno schema letterario a volte anticonvenzionale, a volte perbenista, a volte ironico, a volte spregiudicato ma sempre vivo, acuto, lucido, lineare; alimentato e dettato da una minuziosa attenzione alle parole e ai fatti sia esogeni che endogeni del nostro quotidiano vivere. Un filo conduttore per ogni singolo episodio che collega il malessere e le contraddizioni, talvolta borderline, talvolta perniciose dell’ego mentale e del comportamento consequenziale dell’essere umano.

Turbamento e disagio hanno condizionato quasi da insidiare da sempre ogni scelta umana, nelle relazioni dei soggetti con il mondo, con gli altri soggetti, con l’insieme sociale. Il Versiliese Mario Tobino, noto Psichiatra e Scrittore contemporaneo diceva: “La letteratura ha sempre cercato di dar voce al dolore, all’infelicità, alla deviazione, alla rottura, all’assenza, all’impossibilità; ha sempre interrogato il senso del malessere psichico, anche in quelle forme estreme dalla nevrosi alla follia, che sono state oggetto di cura da parte della psichiatria moderna.”  Ma la storia dei giorni nostri ha altresì dimostrato che le mutazioni o cambiamenti sociali e culturali hanno incorporato concetti e schemi di normalità rispetto a quello che prima fosse ritenuto folle.

L’esperienza della “normale follia” – così l’ho anarchicamente definita senza vincoli di retorica – è vissuta da Lorenzo come esperienza creativa, come soggetto di ispirazione letteraria, come forma di vita estetica, come sorgente di fascinazione senza fine. In ogni caso, sono pensieri che non incrinano l’etica umana, e descrivono, quali valori, i significati anche creativi che si nascondano nella normale follia, e di quanto amore abbiano bisogno poi.

I “pazienti” di Lorenzo, conoscono il dolore della “normale follia”; sigillata sempre da una tenue fragilità e gentilezza: quella che rende poi la vita degna di essere vissuta anche nel dolore e nell’angoscia. I personaggi del libro, sono soprattutto persone normali, che vivono una normalità e questa normalità definita “anomala” è insita tra una realtà oggettiva e libera di forti emozioni privandoli di tutti i preconcetti lasciando spazio a pensieri al limite del grottesco, ma che mai sfiorano la deviazione nel senso lato della parola stessa. Le vicende narrate sono quasi sempre introdotte da brevi aforismi, da citazioni o riflessioni che fanno un po’ da apripista, facendo capire immediatamente al lettore quale sarà il tema trattato.

Molto divertenti e toccanti alcuni racconti, ne cito due per motivi di tempo, uno è l’episodio denominato GUTRON, che ci mostra con semplicità estrema come sia facile lasciarsi andare a luoghi comuni, ad esempio del divario tra Nord e Sud, in particolare nella funzionalità –“mutatis mutandis”- degli ospedali, dalla professionalità dei medici locali, dall’efficienza organizzativa burocratica…e così via. Tra l’altro, questo aspetto di dualismo tra nord e sud, lo si evince anche sui nomi degli ospedali, infatti troviamo: Policlinico, Ospedale Civile, Centro sanitario, Istituto di cura, Residenza sanitaria….mentre scendendo al sud troviamo l’elenco infinito dell’eletta schiera dei Santi o Beati quali: San Camillo, Giovanni XXII, San Gerardo, Sant’Orsola, Sant’Omero, Sant’Anna fino alla Casa della sofferenza di S. Pio.

L’altro capitolo, che prende il titolo omonimo del libro e cioè “La cucina arancione”, è interessante il modo descrittivo, quasi “NOIR”, che descrive la morte nei panni di una donna avvenente, una sorta di linguaggio intrigante, che ho apprezzato, in quanto in alcuni tratti mi ha ricordato uno dei poeti a me preferiti, Charles Bukowski, laddove Lorenzo scrive a pagina 117:

 

“Pensavo che la morte mi stesse corteggiando dolcemente per alleviare la mia fine. Poi mi raccontò di com’era giunta in America e della sua vita negli ultimi anni. Dai suoi discorsi capii che era una donna molto sola e incompresa. Per un attimo pensai che avrei dovuto aiutarla o diventare suo amico, ma poi l’idea che lei fosse l’incarnazione della morte mi metteva addosso una grande inquietudine. Era una donna inquietante e sola. Aveva un bel portamento e, soprattutto, aveva un bellissimo culo”.

 

Trasgressivo, ironico, lezioso, incompreso, rokkettaro, emotivo, erotico, bluesman, sessista; ed ancora: sensibile, umile, creativo, arrogante, new age, classista,…. insomma di tutto e di più, ma ciò che stupisce è la straordinaria “normalità” che Lorenzo riesce ad amalgamare nella più variegata intelligenza nel modellare pensieri e parole, merce assai rara in questo contesto culturale e editoriale, laddove il “ciarpame di scribacchini”, a volte, sovrasta “i migliori autori”, non a caso, giorni fa un articolo apparso sul Corriere della Sera a firma dello scrittore Paolo Di Stefano, lo stesso affermava “tout court”: “E nel mercato si sa, la moneta cattiva scaccia quella buona, specie se la si vorrebbe far passare per moneta eccellente. Quando si dice che in Italia si pubblicano troppi libri, ci si dimentica dell’aggettivo brutti. Non che i belli e gli ottimi non escano, anzi, ma è come se non uscissero, travolti dalla moneta leggera”. Con minor enfasi potrei affermare che: ”Il talento non è qualcosa di dato, bensì è qualcosa che si conquista”.

Tutto questo, penso, che in qualsiasi altro libro potrebbe tra virgolette “disturbare”, qui invece sembra elargire il contrario perché questa è la normalità dell’essere umano, e tutto ciò traspare dalle pagine dell’opera di Lorenzo Spurio: “La cucina arancione”, sono pagine che si leggono quasi senza prendere fiato. Storie e situazioni intense ed impegnative, al cui termine non ci si può che complimentare con l’autore per il coraggio dimostrato nel raccontarsi così, senza veli, augurandogli di continuare a scrivere i questo modo poiché la sua scrittura rende, ad ogni dettaglio o routine della giornata, la giustizia di essere raccontata, di essere raccontata con il calore e il sentimento della sua penna che tende ad introdurci nell’onirico complesso, come diceva Lucio Battisti, della “mente e dei suoi tarli“.

 

Emilio Mercatili

 

23-11-2013

“Cosa vuoi fare da grande” di Angelo Orlando Meloni e Ivan Baio

Angelo Orlando Meloni – Ivan Baio  

Cosa vuoi fare da grande

Un romanzo tragicomico sul futuro dell’istruzione italiana. Un ritratto grottesco della scuola e dei suoi fallimenti affrontato con un sorriso che ci lascia più di una speranza per le nuove generazioni.

in libreria dal 19 NOVEMBRE 2013

cop-cosavuoifaredagrande_bigGuido Pennisi e Gianni Serra sono due bambini strani; nessuno sembra accorgersi di loro nella Scuola elementare Attilio Regolo di Milano. Figuriamoci il giorno più atteso dell’anno, il giorno in cui l’anonimo istituto si prepara ad accogliere il più famoso e ricco inventore di sempre, colui che ha dato alla luce il “futurometro”, una macchina destinata a cambiare il futuro dei ragazzi e il sistema dell’istruzione italiana. È tutto pronto nella palestra: festoni appesi, mamme in ghingheri, autorità tirate a lucido. Un’Italia da sempre provinciale è accalcata in quello stanzone, un Paese di adulti mancati pronti a lavarsi le mani del futuro dei loro pargoli con la benedizione della tecnica. La sfida finale alle fantasie infantili è cominciata, ma, forse, gli adulti non hanno fatto i conti con i terribili gemelli Smargotti della III F. Cosa vuoi fare da grande è un romanzo divertente e avventuroso in cui i sentimenti umani sono trattati con delicatezza e verità. Una storia che semina ironia e malinconia e spalanca il cuore degli uomini, lasciandoci alla fine di fronte alla domanda che non dobbiamo smettere di porci: “Cosa vuoi fare da grande?”.

«Angelo Orlando Meloni è riuscito a raccontare la vita e perfino le sue miserie attraverso uno strumento molto complesso: la comicità.»

la Repubblica

 

«Con ironia e leggerezza, l’io narrante strappa sorrisi amari e risate, guidando il lettore in un viaggio tra orizzonti di mediocrità.»

Stilos

 

«Frequentare l’ironia così bene da farla diventare comicità, mantenendo fermo l’assillo della parola, non mortificando il tempio della letteratura,

per giunta facendone parte a buon diritto.» 

La Sicilia

 

Angelo Orlando Meloni è nato a Catania e vive a Siracusa. Ha scritto la raccolta di racconti Ciao campione e il romanzo Io non ci volevo venire qui(Del Vecchio Editore, 2010). Aggiorna saltuariamente un blog di colore verde come la speranza, la benzina e l’ecologia.

Ivan Baio Ivan Baio viveva a Milano che ha lasciato per Roma che ha lasciato per Berlino ma è nato a Siracusa. Oggi inventa macchine fantastiche su Doppiozero, scrive quattro nuovi romanzi e lavora al social network definitivo.

“Ero Maddalena”, la nuova silloge poetica di Cinzia Demi

ERO MADDALENA di Cinzia Demi
Prefazione  di Gabriella Sica
Postfazione di Maria Elisa Giangoia
Punto a Capo Editrice, 2013
ISBN 978-88-6679-012-9
Pagg.  72
Prezzo: € 10,00

downloadCinzia Demi è nata a Piombino (LI), lavora e vive a Bologna.  Dirige la collana di poesia Sibilla per Pendragon e il bimestrale Parole per il Laboratorio di Parole. Per l’Università di Bologna collabora con il Centro di Poesia Contemporanea, la Festa Internazionale della Storia, il Dipartimento di Scienze dell’Educazione. Collabora inoltre con associazioni e istituzioni, riviste, blog letterari e siti a carattere internazionale. Suoi testi compaiono in diverse antologie nazionali. Tiene corsi di poesia. Cura per il sito Altritaliani la Rubrica “Missione poesia”. Ha pubblicato: Incontriamoci all’Inferno (Pendragon 2007), Il tratto che ci unisce (Prova d’Autore 2009), Caterina Sforza. Una forza della natura fra mito e poesia (Fara 2010), Al di là dello specchio fatato (Albatros 2010), Incontri e Incantamenti (Raffaelli 2012), Ersilia Bronzini Majno (Pendragon 2013). Ha curato, insieme a P. Garofalo l’antologia omaggio a Giorgio Caproni Tra Livorno e Genova: il poeta delle due città (Il foglio 2013).

Michela Zanarella torna con “Le identità del cielo”, nuova silloge poetica edita da Lepisma

Titolo:  Le Identità del cielo
Autore: Michela Zanarella
Genere: Poesia
Collana: La Cicala (collana diretta da Dante Maffia)
Editore: Lepisma Edizioni
Anno: 2013
Pagine: 54
Prezzo (brossura): 13.00 €
Isbn: 9788875372033

 

1395770_611477918910384_172609660_nLa silloge “Le identità del cielo” di Michela Zanarella, Lepisma Edizioni, è composta da 40 poesie, che si dilatano, si restringono e si dissolvono come nuvole, così come le sensazioni che si manifestano nella vita, assumendo le infinite identità del cielo. Non mancano gli omaggi ad Antonia Pozzi, ad Alda Merini, a Monteverde che sottende Pier Paolo Pasolini e ad un’amica. Echi di montagna docili e taglienti introducono alla prima fanciullezza della poetessa, che acquistano valore sociale con le strade di Damasco, dove il ferro ancora brucia. Il silenzio sottile del mondo conclude le poesie qui raccolte.

  

Cenni biografici sull’autrice:

Michela Zanarella, è autrice di poesia, narrativa, testi teatrali, supporto stampa di ELFA Promotions, realtà di promozione artistica.  Nata a Cittadella (PD) vive e lavora a Roma, dove svolge la sua attività collaborando con varie testate giornalistiche on web.

Ha pubblicato otto libri “Credo” , “Risvegli”, “Vita, infinito, paradisi”, “Convivendo con le nuvole”, “Sensualità”, “Meditazioni al femminile”, “L’Estetica dell’Oltre”, “Le identità del cielo”. Ha ottenuto diversi riconoscimenti nazionali ed internazionali.

  

Il libro si può prenotare qui: http://www.ibs.it/code/9788875372033/zanarella-michela/identita-del-cielo.html 

Il reading poetico “Disagio psichico e sociale” a Febbraio approda a Firenze

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sabato 15 febbraio 2014

Reading poetico “Disagio psichico e sociale” a FIRENZE

 

 

MODALITA’ DI PARTECIPAZIONE

 

Il reading poetico “Disagio psichico e sociale” organizzato dall’Associazione Culturale TraccePerLaMeta e dalla rivista di letteratura Euterpe, con la collaborazione di Deliri Progressivi e con il Patrocinio del Comune di Firenze e della Provincia di Firenze, dopo le date di Palermo e di San Benedetto del Tronto (AP) è giunto al suo terzo appuntamento.

 

Il reading è stato inserito all’interno della programmazione dell’evento dal titolo “Disagio e Letteratura” che si comporrà di una conferenza di letteratura e di interventi medici sui disturbi alimentari (il cui programma integrale verrà diffuso presto) e che si svolgerà a FIRENZE il 15 Febbraio 2014 a partire dalle ore 16:00 in una location del centro che sarà prontamente comunicata.

(Il reading è previsto alle 17:30 ca.)

 

Ogni partecipante potrà leggere un massimo di 2 liriche che dovranno:

– essere di completa produzione dell’autore;

– non superare i 30 versi ciascuna;

– attenersi nelle linee generali al tema del disagio proposto.

 

Le poesie, corredate dei propri dati personali (nome, cognome, mail, tel.), dovranno essere inviate in formato digitale in Word entro e non oltre il 1° gennaio 2014 ad entrambi gli indirizzi mail:  lorenzo.spurio@alice.it   e  dulcinea_981@yahoo.it   specificando nell’oggetto “Reading disagio”.

 

E’ richiesto ai poeti di incollare sotto le poesie che presenteranno le seguenti attestazioni:

  1. 1.       Attesto che la poesia che presento al reading è frutto del mio ingegno, ne dichiaro la paternità e l’autenticità.
  2. 2.       Autorizzo il trattamento dei miei dati personali ai sensi del D.Lgs. 196/2003 e successive modifiche e acconsento alla pubblicazione di questo testo nell’opera antologica, senza avere nulla a pretendere né ora né mai.

 

Gli organizzatori si premureranno di raccogliere tutte le liriche pervenute in un volume antologico dove pure troveranno posto gli atti della conferenza “Letteratura e disagio” e gli interventi medici sui disturbi alimentari del quale verranno fornite tutte le indicazioni ai partecipanti.

Detto volume, il cui acquisto non è obbligatorio ma resterà come testimonianza per tutti i partecipanti del lavoro svolto, sarà disponibile alla vendita il giorno dell’evento al costo di 12€ (prima copia) e 10€ (copie successive).

Gli autori delle poesie inviate dovranno presentarsi il giorno del reading, pena l’eliminazione delle poesie in scaletta per la lettura. Non saranno accettate deleghe per la lettura in sede del reading, né letture a distanza tramite sistemi di videoconferenza.

 

 

Per info: 

Lorenzo Spurio – Direttore Rivista Euterpe – lorenzo.spurio@alice.it

Annamaria Pecoraro – Direttrice Deliri Progressivi – dulcinea_981@yahoo.it

Evento Facebook

 

“Al rob al cambia”, la nuova silloge in dialetto romagnolo di Paolo Gagliardi

Al rob al cambia
di Paolo Gagliardi
L’Arcolaio Editore, Forlì, 2013
Genere: poesie in dialetto romagnolo
 
 
Estratto dalla prefazione di FABIO FRANZIN

 

_ Copertina AL ROB AL CAMBIA _ UltimaLa raccolta che qui si presenta, dà conto del tema in cui, tutto l’Occidente sembra invischiato per cause che paiono ai più oscure: nel continente ricco, guida del pianeta in quanto a storia, democrazia e benessere, si apre di colpo una falla, una faglia in cui sprofonda il popolo tutto, con il suo status, i suoi euro, le sue garanzie; si perdono milioni di posti di lavoro, e altri milioni di giovani non ne hanno accesso, col rischio, gravissimo, di trovarci di fronte al dato terribile di una generazione perduta.
Ma il poeta non è un sociologo. Non può che descrivere questa ecatombe se non riportandola al di sotto dei diagrammi, delle algide cifre, raccontandola nello strappo alle proprie carni, dall’interno di una casa, una famiglia, una comunità.
Ed ecco che quando il poeta perde il lavoro, pochi anni prima della pensione – perché anche i poeti lavorano e sudano, tutti, ed è questo che gli insegnanti dovrebbero ricordarsi di puntualizzare nelle loro lezioni, perché il poeta è un uomo fra gli uomini,
con le preoccupazioni di tutti, non una cometa appesa nel cielo, o un dio che vaticina da un palco – attua le sue misere, umane, strategie per tirare avanti, per sopravvivere al cambiamento. Per non spendere, per esempio: a j ò impinì cun dagli égh e’ partafoi (ho riempito di aghi il portafoglio), stratagemma davvero acuto, acuminato, metafora davvero pungente, se qui mi si permette una banale grossolanità; o per non sprecare il cibo che avanza: Se dmenga u j armasta / dla chérna da bród, /mért a i dëgh la źounta /
cun de’ pen graté, dla fórma, / dagli óv e di pardisol / e pu a fëgh al pulpet freti. (Se domenica avanza / della carne da brodo, / martedì ci aggiungo / del pane grattugiato, del parmigiano, / delle uova e del prezzemolo / e poi faccio le polpette fritte). È il
popolo, nel portato suo più vero, quello che l’inchiostro di Gagliardi fissa sulla pagina, dove c’è chi, come la vecchietta vicina di casa del poeta, che dopo aver finito il mensile della pensione, i suoi risparmi, vende la fede nuziale per giocarseli nelle slot machines;
o chi baratta il suo tempo, diventato ora purtroppo libero, per l’intervento di un antennista; o ancora chi trova il coraggio, dopo do dida d’pitura (due strati di trucco) per fare la statua candida e immobile (chiamata dal poeta fantasma), per tnir int al men
che piat, / a lè, in faza a l’ipercoop (tenere in mano quel piatto, / lì, di fronte all’ipercoop), di chiedere, cioè, l’elemosina.
Fra i versi di Gagliardi sembra di ritrovare, anche nel dolore e nella disperazione il sapore e l’ironia dei suoi predecessori conterranei, di Baldini o di Tonino Guerra, il cinema di Fellini, tutto il circo e la commedia di una umanità dolente, ma non perciò
meno viva, pulsante. Come il poeta che fa i conti coi suoi chili di troppo, quando sa che il poeta, per antonomasia, è un morto di fame, o il disoccupato che dice alla moglie t’am pu mandé tota la smena / a fé la spéṣa int e’ discaunt (puoi mandarmi tutta la settimana / a fare la spesa al discount), ma non vuole rinunciare ad andare a cena fuori, il sabato sera, come quand ch’a simi sgnur (quando eravamo ricchi).

III Premio Letterario De Leo-Bronte, edizione 2014

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La Professoressa Maddalena De Leo, importante studiosa, traduttrice e autrice di romanzi riguardanti le famose scrittrici inglesi Charlotte, Emily ed Anne Brontë, nonché consulente editoriale per l’Italia del periodico inglese Brontë Studies, indice per la terza volta un concorso letterario riguardante l’opera e la vita delle suddette autrici.

 

REGOLAMENTO

art. 1 Sezioni
Il concorso si articola in tre sezioni.

SEZIONE 1:  POESIA in lingua italiana o inglese ispirata alla vita, al luogo natale o all’opera di una delle sorelle Brontë. (E’ requisito necessario, pena l’esclusione, il riferimento esplicito a un luogo o nome brontëano nel corso della lirica).

SEZIONE 2: NARRATIVA: composizione (in lingua italiana o inglese) sul tema: ‘come ho conosciuto e come ho iniziato ad amare (o ad odiare) le sorelle Brontë?’

SEZIONE 3: Una DOMANDA da rivolgere ad una delle sorelle Brontë (in italiano o inglese) ispirata alla loro vita, al luogo natale, all’opera oppure ad un loro personaggio con relativa immaginaria RISPOSTA.

art. 2 Modalità di partecipazione
Ogni autore può partecipare liberamente a massimo due sezioni del concorso.

È possibile partecipare a ciascuna sezione con un massimo di 3 poesie, 2 composizioni o 2 domande/risposte.

Ogni poesia deve avere una lunghezza non superiore ai 30 versi.
Ogni composizione deve avere una lunghezza non superiore a 30.000 battute.

Ogni domanda/risposta deve avere una lunghezza non superiore a 20.000 battute.

art. 3 Invio delle opere
Le opere devono essere inviate al seguente indirizzo e-mail:
deleom@tiscali.it
Le opere vanno inviate in allegato in formato WORD .doc

Alla e-mails va allegata anche una scheda contenente i seguenti dati:
– Generalità dell’autore (Nome, cognome, data di nascita, indirizzo, CAP, recapito telefonico, email)
– Titolo dell’opera
– La seguente dichiarazione:

Io sottoscritto NOME E COGNOME dichiaro di essere l’autore del testo e di detenerne tutti i diritti a titolo esclusivo. Si autorizza al trattamento dei dati personali secondo le normative vigenti.

———————————

L’invio delle opere in formato cartaceo tramite servizio postale è facoltativo, in aggiunta all’invio tramite e-mail.
In tal caso le opere dovranno pervenire in un unica copia anonima e in una scheda a parte dovranno essere indicati i dati sopra elencati per l’invio tramite e-mail.
In formato cartaceo le opere devono essere inviate al seguente indirizzo:

Prof.ssa Maddalena De Leo
Via  della Ferrovia 14
84046 Ascea Marina (SA)

art. 4. La partecipazione al concorso è gratuita.

art. 5 Termine di consegna delle opere
Le opere partecipanti devono essere inviate secondo le modalità previste dall’articolo 3 entro e non oltre la mezzanotte del giorno 30 aprile 2014.

art. 6 Giuria

Presiederà la giuria di valutazione la prof.ssa De Leo coadiuvata da altre due studiose brontëane italiane, la prof.ssa Elisa Fierro e la prof.ssa Caterina Lerro.

art. 7 Premi
Saranno selezionate le opere migliori fra tutte quelle pervenute.

Al  1° classificato per ciascuna sezione sarà assegnato:

–          un DVD  della BBC in lingua inglese riguardante un romanzo Brontë

Al  2° classificato per ciascuna sezione sarà assegnato un CD  Brontë in italiano o in inglese

Al  3° classificato per ciascuna sezione andrà un oggetto brontëano (segnalibro, penna ecc.)

I diritti d’autore rimarranno di proprietà esclusiva dell’autore.

A tutti gli autori classificati dal 1° al 3° posto verrà rilasciato un diploma di merito con i giudizi espressi dalla prof.ssa De Leo sulla propria opera.

Tutte le opere selezionate saranno inserite nell’antologia ‘Brontëana III’ .

La prof.ssa De Leo si riserva la facoltà di assegnare menzioni speciali ad opere particolarmente meritevoli presso la sezione italiana della Brontë Society o segnalazioni sui siti Internet internazionali BrontëBlog e Brontë Parsonage Blog.

I vincitori della precedente edizione del Premio potranno partecipare ed eventualmente essere presenti nell’antologia senza però poter essere inclusi fra i primi tre premiati di ogni sezione.

 

PREMIAZIONE

Non ci sarà una cerimonia di premiazione pubblica.
I vincitori saranno avvisati via email e i premi saranno inviati via posta.
La partecipazione al concorso implica l’accettazione del presente regolamento 

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