La poesia rosa in unplugged: Liliana Manetti e Giuseppe Giulio a Roma

wGiovedì 21 febbraio alle ore 18:30 presso il teatro Giovanni Paolo II (GP2) avrà luogo una serata incantata e magica dedicata alla poetica e al mondo femminile. La voce elegante e l’interpretazione passionale di Sarah Mataloni, presenteranno La mia Arpa dell’autrice Liliana Manetti con la partecipazione di Rosalba Anzalone, madre spirituale dell’autrice, la quale leggerà alcuni suoi versi in lingua portoghese. Liliana Manetti è co-protagonista dell’incontro insieme con Giuseppe Giulio, autore e creatore dello spettacolo teatrale “Brontë: i nostri più antichi segreti” che presenterà alcune delle poesie scritte in lingua inglese, incluse nella raccolta inedita dal titolo Little Women.

La mia arpa di Liliana Manetti è l’espressione dell’anima, in cui l’autrice si scopre con le sue problematiche, e con i suoi amori più nascosti, tra questi: la natura e le emozioni che trasmette, che come definisce l’autrice: le emozioni che mi danno le stagioni sono cosi diverse ma cosi complementari. L’amore emerge molto nelle sue poesie, velate sempre dal romanticismo che traspare nelle parole dell’autrice. La sinossi termina con una frase, che racchiude l’essenza e la passione, che vedremo protagoniste sul palco del teatro GP2,  il prossimo 21 febbraio: Le corde mute della mia anima se le ascolti in un giorno di settembre dall’aria frizzantina come questo sapranno suonarti una melodia bellissima: ma solo se vuoi, solo se le rispetti e le ami profondamente, altrimenti come dico nei miei versi, giaceranno nel loro dolore.

imagesVenti poesie inedite, scritte in lingua inglese, per raccontare per la prima volta in prosa temi sociali, al centro della società odierna. Dalla Fede, alla femminilità, dal genocidio siriano allo sfruttamento minorile, dall’omosessualità alla morte, questi sono solo alcuni dei temi affrontati nella raccolta poetica dal titolo Little Women. Il titolo s’ispira al celebre romanzo dell’autrice statunitense Louisa M. Alcott, ma anche dal profondo desiderio personale, di trasformare le poesie come se fossero delle piccole donne, che passo dopo passo, raccontano la storia della nostra società, viaggiando nell’inconscio di ognuno di noi, tra le città passando anche tra continenti più remoti del nostro pianeta.  Una raccolta che per la prima volta mette nero su bianco un inedito manifesto letterario, in cui la società, per la prima volta, si racconta attraverso la poesia di oggi, semplice, cristallina e soprattutto scritta in un linguaggio, oggi divenuto universale.

Una serata all’insegna della femminilità e della creatività, della passione e del talento. Ancora una volta queste caratteristiche appena elencate salgono sul palco del GP2.

 

E’ uscito “Zeroventicinque” di Fiorella Carcereri

Zeroventicinque
di Fiorella Carcereri
Aletti Editore, 2012 (e-book)

copertina ZEROVENTICINQUESinossi: Arriva un momento dell’esistenza in cui ci si sente pronti a fare dei bilanci e si trovano il coraggio e la pazienza per rovistare nella propria vita alla ricerca di fatti mai del tutto dimenticati, emozioni cristallizzate nel tempo ma ancora vive e pulsanti nel cuore, fermi immagine di ricordi incancellabili.

La presente raccolta è scaturita da un lavoro di scavo interiore e di ricomposizione dei frammenti che sono venuti via via alla luce, una sorta di viaggio a ritroso della memoria negli scaffali polverosi, ma ancora pregni di vita, della biblioteca dei ricordi.

Ciascuno dei quarantadue racconti della raccolta si focalizza su di un episodio diverso ma è legato a doppio filo a tutti gli altri e ogni storia ha segnato un momento di svolta nella vita dell’autrice stessa.

Come intuibile dal titolo proposto per la raccolta, l’autobiografia copre il periodo che va dall’infanzia alle prime esperienze della vita adulta, passando per un’adolescenza, spesso dolorosa, con la quale i conti sembrano non essere ancora in pari.

 

Chi è l’autrice?

Fiorella Carcereri è laureata in Lingue e Letterature Straniere. E’ appassionata di letteratura da sempre e i libri sono parte integrante della sua vita. Ama la scrittura in ogni sua forma e potenzialità e la considera come imprescindibile in ogni attività umana.

Scrive poesie e racconti, parecchi dei quali sono risultati vincitori di concorsi letterari. E’ presente su numerose antologie di Aletti Editore, Giulio Perrone Editore, Edizioni Ensemble, Sensoinverso Edizioni, GDS Edizioni,  Ta.ti Edizioni, Freaks Edizioni.

Collabora inoltre con le riviste letterarie Oubliette Magazine, Euterpe e I Segreti di Pulcinella, con il Blog Letteratura e Cultura e con il Blog Espressione Libri.

Nel giugno 2012 è uscita la sua prima opera, la raccolta di aforismi “La vita in sintesi” pubblicata dalla casa editrice romana Libro Aperto Edizioni.

“Parole a mezza voce nella sera” di Ilaria Celestini

Parole a mezza voce nella sera

di Ilaria Celestini

Aletti Editore, Villalba di Guidonia (Roma)

Anno: 2011

ISBN: 9788864988979

 

Recensione a cura di Lorenzo Spurio

Ilaria Celestini, poetessa bresciana il cui difficile percorso di vita che l’ha portata a una vera e propria battaglia per l’equiparazione dei diritti nella nostra società, con Parole a mezza voce nella sera, sua nuova silloge poetica edita da Aletti Editore, ci regala un testo in cui la parola viene celebrata con attenzione al fine di rivelarne il suo potenziale di espressività. La volontà di inserirsi in un filone poetico di carattere esistenzialista-intimista e in parte vittimista si evince dall’appropriata citazione in esergo, tratta dal poeta metafisico John Donne. La poetessa, dall’animo attento e filantropico, sempre aperta all’aiuto nei confronti di disagiati o di emarginati nella società, riversa in questa silloge molte delle sue idee e convinzioni di carattere intimistico e sociologico che negli ultimi anni si è andata facendo vivendo sulla propria pelle certe situazioni. E’ in questo contesto un lavoro quanto mai realistico e biografico, dal quale traspare molto non solo della vita della poetessa ma anche di come ella si vede in rapporto al mondo.

Il testo si compone di quaranta liriche di lunghezza diversa che partono da considerazioni altrettanto composite tra loro: si va da una sorta di immanentismo vegetale o di vero e proprio panismo nella lirica “Tu in tutto” (p. 9) che apre la raccolta e che ci fa pensare ai celebri versi dannunzani di “La pioggia nel pineto”, finissime liriche d’amore che impiegano un linguaggio semplice e diretto non evitando però di trasmettere un grande fascino (“Desiderio”, p. 10; “Incontro”, p. 25), e un vero e proprio desiderio di regressione all’infanzia, nel mondo dei sogni, dove poter esser cullati dolcemente (“Amore”, pag. 14).

Una nota di leggero vittimismo è riscontrabile nella raccolta; la poetessa scrive, infatti, di un desiderio fugace, inattuale, immateriale comparandolo a “ali di gabbiani/ vele disperse/ nell’eternità” (in “Vele”, pag. 11); fa riferimento alla solitudine e al senso d’indefinitezza dell’esistenza umana, evidente nel passo in cui dice “Nessuna certezza ci dà la vita/ sai? Ancora siamo vivi/ è questo che conta” (in “Parole poetiche”, pag. 18). Nella raccolta è inoltre presente un prezioso omaggio a un suo avo, combattente partigiano, nel quale la Celestini, con uno sguardo amaro ma quanto mai realistico, osserva: “O si vive pienamente/ o si è già morti” (in “Amore partigiano”, pag. 28).

In “Non siamo soli” la poetessa richiama l’attenzione su temi quali la fratellanza, la costituzione della società, l’unità tra persone e popoli, la coesione, il senso di responsabilità in una lirica in cui, forse, condensa il suo significato nei versi finali: “E noi siamo parte/ di ogni frammento di vita” (in “Non siamo soli”, pag. 33).

La poesia della Celestini è una poesia metafisica, che abbraccia il reale e il mistero; pur partendo da squarci quotidiani e comuni, se ne serve per poter indagare una realtà che è altra, superiore, non visibile ad occhi poco sensibili. C’è sempre qualcosa che sfugge nelle liriche della Celestini, un senso d’incompletezza, una sorta di folata di vento che porta via con sé parole e significati. E’ una poesia ricca ma complessa e la sua complessità sta in noi lettori nel riuscire non tanto a carpirne il significato ma a comprendere i vari percorsi tortuosi che la poetessa ha attraversato per poi giungere a scrivere ciò che nella silloge è contenuto.

Lorenzo Spurio

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