“Pirandello nell’era digitale: riflessioni sull’identità, la realtà e la comunicazione nell’epoca della tecnologia”, saggio di Francesco Scatigno

Di Francesco Scatigno

Luigi Pirandello, nato nel 1867 e morto nel 1936, è uno dei più importanti drammaturghi e scrittori italiani del XX secolo. La sua opera è caratterizzata da una profonda riflessione sulla natura dell’identità e della realtà soggettiva. Un elemento distintivo del suo lavoro è la concezione dell’umorismo[1] di Pirandello, inteso come un modo per esplorare la complessità della condizione umana. Attraverso i suoi lavori, Pirandello ha esplorato le complesse dinamiche dell’individuo nella società e le sfide legate alla comunicazione e alla comprensione reciproca.

Identità e realtà

La riflessione di Luigi Pirandello sull’identità e la realtà soggettiva costituisce uno dei pilastri centrali della sua opera. Pirandello sottolinea che l’identità di un individuo è fluida e mutevole, spesso influenzata da molteplici fattori come il contesto sociale, le aspettative degli altri e le maschere che ognuno indossa nella vita quotidiana.

Nelle sue opere, come ad esempio nell’opera teatrale “Sei personaggi in cerca d’autore” Pirandello esplora il concetto che ciascun individuo ha molteplici sfaccettature e che la sua identità può variare a seconda del ruolo che assume in una data situazione. Questa prospettiva è particolarmente rilevante nella società contemporanea, in cui le persone sono spesso chiamate a interpretare diversi ruoli nella vita di tutti i giorni, sia online che offline.

La realtà soggettiva, secondo Pirandello, è altrettanto complessa. Egli suggerisce che ogni individuo percepisce il mondo in modo unico, influenzato dalle proprie esperienze, emozioni e convinzioni. Questa idea può essere collegata all’era moderna in cui le informazioni vengono filtrate attraverso le lenti personali dei social media e delle narrazioni digitali, creando realtà soggettive diverse per ciascun individuo.

In sintesi, l’analisi di Pirandello sull’identità e la realtà soggettiva ci invita a riflettere su come le persone si definiscono e interpretano il mondo che le circonda. Questi concetti sono ancora oggi rilevanti per comprendere la complessità delle identità individuali e delle prospettive nella società contemporanea.

Crisi della comunicazione

La “crisi della comunicazione” è un tema fondamentale nell’opera di Luigi Pirandello, che risuona in modo significativo nell’attuale panorama mediatico e sociale. Pirandello riflette su come la comunicazione tra individui spesso sia compromessa dalla difficoltà di comprensione reciproca, dall’uso di maschere sociali e dalla mancanza di comunicazione autentica.

Nelle sue opere, come nel romanzo “Uno, Nessuno e Centomila” Pirandello mette in scena situazioni in cui i personaggi non riescono a comunicare le loro vere emozioni e intenzioni. Questo problema è oggi amplificato dalla crescente dipendenza dalle piattaforme digitali e dai social media, dove spesso si comunicano versioni idealizzate o distorte di sé stessi.

La “crisi della comunicazione” di Pirandello riflette anche il concetto di “fake news” e di disinformazione che affligge la società moderna. La difficoltà nel distinguere la verità dalla finzione è una sfida crescente, con importanti implicazioni per la società e la politica contemporanea.

Inoltre, la sua analisi sulla comunicazione mette in luce quanto sia complesso per gli individui comprendere veramente gli altri e se stessi, un tema che rimane estremamente rilevante nell’era dell’iper-connessione e della sovrabbondanza di informazioni.

La “crisi della comunicazione” di Pirandello è un richiamo a riflettere sulla qualità e l’autenticità della nostra comunicazione in un mondo sempre più dominato dalla superficialità e dalla complessità delle interazioni sociali e digitali.

Identità e maschere sociali

Nelle opere di Luigi Pirandello, la questione dell’identità e delle maschere sociali è un tema centrale. Pirandello osserva come gli individui siano spesso costretti a indossare maschere sociali per adattarsi alle aspettative e alle convenzioni della società, nascondendo spesso la loro vera identità dietro queste facciate.

Questo tema è particolarmente rilevante oggi, dove la pressione sociale e l’omologazione sono molto presenti nelle dinamiche sociali. Molte persone si sentono obbligate a conformarsi a ideali o standard imposti dalla società, dai media o dai social media, spesso a scapito della loro autenticità. Questo può portare a una sensazione di alienazione e insoddisfazione.

Le maschere sociali, come quelle rappresentate da Pirandello, sono visibili anche nell’era digitale, dove le persone possono creare identità virtuali che differiscono dalla loro vita reale. Questo solleva domande sulla genuinità delle interazioni online e sulla difficoltà di distinguere ciò che è autentico da ciò che è costruito.

Inoltre, l’opera di Pirandello suggerisce che le maschere sociali possono portare a conflitti interiori e dissonanza cognitiva. Questa dissonanza può essere ancora più pronunciata in un mondo in cui le aspettative sociali possono essere in conflitto con i valori personali o le convinzioni.

Crisi esistenziale

Nelle opere di Luigi Pirandello, emerge spesso un profondo senso di crisi esistenziale nei personaggi, una sensazione di smarrimento e alienazione rispetto al mondo che li circonda. Questa tematica della crisi esistenziale è straordinariamente importante nell’attuale contesto sociale.

La modernità ha portato con sé una serie di cambiamenti rapidi e una crescente complessità nella vita quotidiana. Questo può portare a una profonda riflessione sul significato della vita, sul proprio posto nel mondo e sul senso della propria esistenza. La sensazione di essere intrappolati in una realtà che sembra priva di senso o di autenticità è una sfida con cui molti si confrontano oggi.

Secondo Pirandello, la crisi esistenziale spesso deriva dalla mancanza di una “verità” oggettiva o di un significato stabile nella vita. Questa idea può essere interpretata in vari modi nella società contemporanea, dove le convinzioni tradizionali spesso vengono messe in discussione, e le persone cercano di trovare un senso in un mondo in rapido cambiamento.

La crisi esistenziale può anche essere vista come una conseguenza delle sfide dell’individualismo moderno. Mentre la società offre un maggiore spazio per l’autonomia individuale, questo può anche portare a una sensazione di isolamento e alla necessità di definire il proprio scopo senza il supporto di norme sociali rigide.

Questi interrogativi rimangono al centro del dibattito filosofico e culturale contemporaneo, mentre le persone cercano di dare significato alle loro vite in un mondo in costante evoluzione.

L’Influenza dell’individualismo

L’influenza dell’individualismo è un tema centrale nelle opere di Luigi Pirandello e ha rilevanza continua nell’attuale panorama culturale e sociale. Pirandello esplora l’individualismo attraverso personaggi che si scontrano con la società e cercano di affermare la propria individualità, spesso in modi radicali o estremi. Questo tema può essere analizzato in relazione al mondo contemporaneo in vari modi.

Nella società attuale, l’individualismo è una forza motrice significativa. Le persone cercano sempre più di affermare la propria unicità e autonomia, spingendosi a sfidare norme sociali tradizionali e a perseguire i propri obiettivi personali. Questo può portare sia a una maggiore libertà che a una maggiore alienazione. Alcuni individui possono sentirsi isolati o in conflitto con la società mentre cercano di trovare il proprio cammino.

Inoltre, l’avvento della tecnologia e dei social media ha amplificato ulteriormente l’individualismo. Le persone possono creare e curare le proprie identità online, esplorare interessi di nicchia e collegarsi con altri individui che condividono le loro passioni. Tuttavia, questo può anche portare a una sorta di isolamento digitale, in cui le interazioni faccia a faccia e le relazioni reali sono spesso trascurate.

Pirandello mette in guardia contro gli eccessi dell’individualismo, sottolineando come la totale autonomia possa portare all’alienazione e alla perdita del contatto con la realtà. Questo richiama l’importanza di trovare un equilibrio tra l’affermazione dell’individualità e l’appartenenza a una comunità più ampia.

Le maschere nell’era dei social media

Il concetto delle maschere, così dominante nelle opere di Luigi Pirandello, trova un terreno fertile nell’era dei social media, dove la rappresentazione di sé e l’identità digitale sono diventate parte integrante della vita quotidiana. Pirandello ha come le persone indossino maschere sociali per adattarsi alle aspettative della società, nascondendo spesso la loro vera natura. Questo tema è estremamente rilevante nel contesto dei social media moderni.

I social media offrono un palcoscenico virtuale dove le persone possono creare e proiettare le proprie identità secondo il desiderio. Ogni profilo sui social media è una sorta di maschera, mostrando solo ciò che l’utente vuole che gli altri vedano. Questo può portare a una distorsione della realtà, in cui le vite delle persone sembrano più perfette, felici o interessanti di quanto non siano in realtà. Le maschere digitali possono nascondere le sfide personali, creando una percezione distorta della vita degli altri.

Inoltre, i social media hanno introdotto il fenomeno della “comparazione sociale”, in cui le persone valutano se stesse in base a ciò che vedono online negli altri. Questo può portare a una pressione costante per apparire migliori, più attraenti e di successo di quanto si è realmente. Le maschere digitali possono quindi creare un ciclo di insicurezza e competizione.

Tuttavia, l’uso delle maschere digitali può anche avere un aspetto positivo. Possono essere uno strumento di espressione creativa e di connessione con persone che condividono interessi simili. Può essere importante ricordare che ciò che vediamo online spesso rappresenta solo una parte della storia.

Comunicazione nell’epoca digitale

Nell’epoca digitale, la comunicazione ha subito una trasformazione senza precedenti, e questo fenomeno richiama in modo evidente alcune delle tematiche affrontate da Luigi Pirandello nei suoi lavori, in particolare quelle legate all’ambiguità dell’identità e all’illusione della realtà.

Le nuove tecnologie digitali, come internet e i social media, hanno reso la comunicazione più accessibile, ma allo stesso tempo più complessa. Gli individui possono ora comunicare con chiunque, ovunque nel mondo, in tempo reale, ma questa accessibilità ha anche portato a una sovrabbondanza di informazioni e a una frammentazione dell’attenzione. La distinzione tra realtà fisica e virtuale è diventata più sfumata, e le persone possono creare identità digitali multiple attraverso avatar, nickname e profili online.

Questo scenario richiama le opere di Pirandello, dove i personaggi spesso indossano maschere sociali per adattarsi alle aspettative degli altri. Nel mondo digitale, le persone creano maschere digitali attraverso i loro profili sui social media, proiettando immagini selezionate di sé stesse. Queste rappresentazioni digitali possono essere parziali, distorti o idealizzati, e talvolta nascondono la complessità della realtà umana.

Inoltre, la comunicazione digitale è stata spesso criticata per la sua superficialità e la mancanza di approfondimento. La rapidità delle interazioni online e la tendenza a condividere informazioni superficiali possono portare a una percezione distorta della realtà, dove il contenuto viene semplificato per adattarsi agli algoritmi dei social media.

In sintesi, nell’era digitale, la comunicazione è diventata un terreno fertile per esplorare le maschere, l’identità e la complessità della realtà, temi cari a Pirandello. È importante sviluppare una consapevolezza critica quando si naviga in questo ambiente, riconoscendo che ciò che vediamo online può essere solo una parte della storia e che la realtà è spesso molto più sfaccettata di quanto appaia in un feed di social media.

L’influenza della tecnologia

L’influenza della tecnologia nell’opera di Luigi Pirandello e nella comprensione della realtà contemporanea è un aspetto di notevole rilevanza. La tecnologia, in particolare l’era digitale, ha introdotto una serie di dinamiche che richiamano le tematiche pirandelliane, sfidando e ridefinendo la nostra percezione della realtà.

Una delle principali influenze della tecnologia è la creazione di identità multiple. Pirandello esplorava l’idea che ogni individuo può avere molteplici “maschere” sociali e identità che emergono in diverse situazioni. Nell’era digitale, le persone gestiscono spesso profili online su diverse piattaforme, ciascuno dei quali può rappresentare una sfaccettatura diversa della loro personalità. Questo concetto di identità frammentata è profondamente radicato nell’opera di Pirandello e si riflette nelle nostre interazioni online.

Inoltre, la tecnologia ha reso possibile l’accesso istantaneo a una quantità straordinaria di informazioni. Questo accesso illimitato alla conoscenza può creare una sensazione di “sovraccarico informativo”, simile all’ansia che Pirandello ha descritto nei suoi personaggi. Le persone si trovano spesso a dover discernere tra informazioni veritiere e false, simili al tema della realtà soggettiva nell’opera di Pirandello.

Nell’era della comunicazione digitale, caratterizzata dalla velocità delle interazioni su piattaforme di messaggistica istantanea e social media, le comunicazioni possono apparire più rapide, ma talvolta risultano anche più superficiali. Questa sfida nella comunicazione online rispecchia in modo sorprendente le tematiche affrontate nelle opere di Luigi Pirandello, dove i personaggi spesso si scontrano nel tentativo di comunicare in modo efficace tra loro.

Infine, la tecnologia ha dato vita alla realtà virtuale e alla realtà aumentata, dove le linee tra il mondo fisico e quello digitale si fondono. Questo solleva domande sulla natura stessa della realtà, richiamando il concetto di realtà soggettiva di Pirandello.

Conclusioni

In conclusione, l’opera di Luigi Pirandello continua a essere di straordinaria rilevanza nell’analisi e nella comprensione del mondo contemporaneo, in particolare nell’era digitale. Le sue riflessioni sulla natura dell’identità, della realtà soggettiva e della comunicazione hanno acquisito nuovi livelli di complessità e rilevanza nell’epoca moderna, in cui la tecnologia ha trasformato radicalmente la nostra percezione del mondo e di noi stessi.

La tecnologia ha reso possibile la creazione di molteplici identità online, richiamando il concetto di “maschere sociali” pirandelliane. Inoltre, l’accesso illimitato alla conoscenza e la diffusione delle informazioni attraverso la rete richiamano il tema della realtà soggettiva, poiché dobbiamo costantemente discernere tra verità e falsità in un mondo digitale ricco di informazioni contrastanti.

La comunicazione digitale ha introdotto nuove dinamiche nelle nostre interazioni sociali, spesso creando sfide simili a quelle affrontate dai personaggi pirandelliani nella loro lotta per comunicare efficacemente. Infine, l’avvento della realtà virtuale e aumentata solleva domande fondamentali sulla natura stessa della realtà, richiamando il tema centrale della realtà soggettiva nell’opera di Pirandello.

FRANCESCO SCATIGNO

L’Autore del presente testo ha liberamente autorizzato la pubblicazione su questo sito senza nulla avere a pretendere all’atto della pubblicazione né in seguito.

È severamente vietato riprodurre il presente testo in formato integrale e/o di stralci su qualsiasi tipo di supporto senza l’autorizzazione da parte dell’Autore.


[1] Per un maggior approfondimento su questo tema si rimanda al saggio del medesimo autore dal titolo “L’umorismo di Luigi Pirandello e differenza con comicità e ironia” pubblicato sul sito “Il Mago di Oz” il 25/01/2023, link: https://www.magozine.it/lumorismo-di-luigi-pirandello-e-differenza-con-comicita-e-ironia/

Crolla la torre di Pisa, in un racconto di J.G. Ballard

Si sbarazza della moglie antipatica e che lo ha sempre fatto vivere in una condizione di inferiorità attraverso il crollo della torre di Pisa sulla quale lei era salita tra tanti altri turisti. Lui, da sempre sofferente di vertigini, la aspetta al di sotto rifiutandosi di salire dopo che la moglie, durante il loro viaggio in Toscana lo ha costretto controvoglia a salire su altri monumenti quali il campanile di Giotto a Firenze.

Succede in un interessantissimo racconto breve dello scrittore americano J.G. Ballard intitolato The Dying Fall e tradotto in italiano con Crollo mortale. J.G. Ballard è un autore poliedrico e che sa giocare con la materia, con le parole. Ci ha consegnato storie ambigue ai margini del surreale, stravaganti e con personaggi emarginati, capaci però di sottolineare temi importanti che riguardano la società nella quale viviamo. Il mondo creativo di Ballard si caratterizza per l’eterogeneità e la grande importanza che dà alla materia di costruzione: cemento, asfalto, ferro, pietra. E’ un autore che in molte opere rigetta l’eccessivo sviluppo industriale e la società consumistica preferendo addentrarsi invece nelle pieghe della coscienza umana investigando inquietudini, manie e fobie. Il tema della perdita d’identità, della difficoltà di riconoscersi nella società nella quale si vive e più generalmente il tema dell’alienazione dominano nei suoi scritti. Tra le sue opere maggiori ci sono i romanzi Crush e Concrete Island (L’isola di cemento).

L’incipit del racconto si apre con una frase ad effetto che ci introduce direttamente, senza tanti fronzoli né introduzioni aggiuntive, all’oggetto del racconto: il crollo della torre di Pisa infatti il narratore dice: «Sono passati tre anni dal crollo della torre di Pisa, ma solo adesso riesco ad accettare il ruolo cruciale che rivestii nella distruzione di quell’eccezionale pezzo di storia». In questa maniera veniamo a sapere che l’evento destabilizzante che verrà narrato nel corso del racconto è già successo, viene raccontato rielaborandolo attraverso la memoria. Il crollo del monumento oltre a configurarsi come una gravosa perdita per il complesso monumentale-turistico della città ha per il protagonista un significato più ampio: con il crollo, si è liberato per sempre di sua moglie.

Curiosa e al tempo stesso affascinante la narrazione del momento in cui una grande crepa si disegnò sulla torre e poi cominciarono a cadere prima polvere e poi vere e propri lastre di marmo. La descrizione è accurata e impressionistica al punto tale che la pioggia di pezzi di marmo, polvere, macerie fa pensare a quella più innocua di una caduta di pioggia ininterrotta. Nel crollo muoiono molte persone, tutti turisti. E’ un ecatombe.

Una foto scattata da un turista che si trovava a distanza dalla torre proprio nel momento in cui cominciò a stagliarsi la profonda crepa nella torre testimonia, a distanza di tre anni, quanto accadde in quei momenti. Nella foto si vede ai piedi della torre una persona distinta con le mani proteste verso la torre. E’ un buon documento per ricostruire le vicende di quella giornata tragica. L’uomo sta cercando di sostenere la torre o sta pigiando sulla roccia per facilitare la sua caduta?

Il narratore ci dice subito che quella figura era lui stesso e che la sua intenzione era proprio quella di distruggere la torre per un motivo molto semplice: disfarsi di sua moglie Elaine. Il narratore dunque è l’unico a conoscere quale sia l’origine di quella tragedia e ancora, a distanza di alcuni anni, prova dolore per aver provocato la morte a persone che non c’entravano niente. Il narratore scrive: «[sono]  ancora attanagliato dal rimorso di così tante morti, tutte di fatto innocenti, tranne una».

L’incidente della torre si configura come una grande tragedia farsesca e quanto mai fantastica se pensiamo che è un uomo da solo con la sua sola forza a riuscire a far cadere la torre di Pisa ma, al di là del fatto che ci troviamo di fronte a una storia fittizia e surreale, è interessante come J.G.Ballard riesca a costruire una storia elaborata e curiosa attorno a una storia che più attuale non potrebbe essere: l’insoddisfazione e l’esaurimento del potenziale di sopportazione di un povero marito che per troppi anni ha assecondato sua moglie finendo per essere soggiogato da lei. Le parti del racconto che seguono si soffermano proprio su questi aspetti: raccontano del rapporto matrimoniale difficoltoso in cui Elaine è sempre stata pronta a comandare, a dominare sul marito e a farlo sentire inferiore in tutto.

Durante la loro vacanza in Toscana, Elaine si rende conto del grande senso di vertigini e della paura del vuoto di suo marito (che nella storia non viene mai nominato) e così, con la solita cattiveria insiste affinchè la accompagni a visitare una serie di monumenti toscani che prevedona la scalata di una serie di scale e il raggiungimento di un’altezza stupefacente:  «A Palazzo Vecchio, col pretesto di mostrarmi la vista spettacolare della città, mi obbligò ad affacciarmi alle stesse finestre da cui Lorenzo de Medici aveva fatto appendere i congiurati soppressi che complottarono contro il suo regno. Vidi il Duomo di Siena dal tetto in giù, quasi esalando l’ultimo respiro nel minuscolo campanile. […] Una sorta di climax fu raggiunto a San Gimignano, quel surreale borgo di torri, eretto nel Quattordicesimo secolo da famiglie rivali all’interno della città-stato indipendente».

Infine l’arrivo a Pisa. Elaine decide di salire sulla torre mentre il marito si rifiuta, non riuscirebbe a sostenere un’altra scalata di quel tipo. Le mani di quello stesso uomo dipinto come debole, fragile ed inetto si posano sul marmo scheggiato e sembrano per un attimo liberare la potenza bruta dei più grandi eroi della storia, riuscendo a provocare uno spostamento della torre e, facilitato dalla già ben nota pendenza della stessa, a farla cadere:  «La torre intera tremava sotto le mie mani, e un pezzo del cornicione tagliò l’aria, seguito da una scarica di frammenti, ciascuno più grande di un mio pugno. La torre di Pisa stava per crollare. Gli diedi un’ultima spinta, con tutt’e due le braccia distese, e sentii il rimbombo straziato, come se da qualche parte la spina dorsale di quel magnifico edificio cominciasse a incrinarsi. Indietreggiai, consapevole che l’edificio stava per franarmi addosso, e poi alzai lo sguardo verso il tetto, dove Elaine stava abbarbicata alla ringhiera di ferro. La torre cedette, le colonne si rovesciarono come birilli in una corsia di bowling».

Cosi si conclude il racconto, ricollegandosi con l’incipit e descrivendo quindi una struttura circolare: dopo anni da inetto e da sottomesso della moglie il protagonista “rompe le catene” vendicandosi di sua moglie. La sua spietatezza è tale che per far morire sua moglie deve necessariamente uccidere altrettante persone innocenti delle quali però dice di provare rimorso. Sul sito della vecchia torre viene costruita una nuova torre, molto più stabile e che forse con il passare del tempo rimpiazzerà completamente nella storia e nel ricordo della gente la vecchia torre.

Se l’incipit era stato molto significativo, altrettanto lo è la frase di chiusura del racconto che recita: «Forse è stato solo nella sua morte che ci siamo amati per davvero, e, dopo secoli di attesa, la torre di Pisa ha visto realizzato il suo scopo».

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*Gli estratti riportati si riferiscono alla traduzione del racconto fatta da Nausika Angelotti e pubblicata sulla rivista Sagarana.

Il testo tradotto in lingua italiana del racconto in questione può essere letto a questo indirizzo:

http://www.sagarana.net/anteprima.php?quale=306


LORENZO SPURIO

20-04-20111

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