Il Risorgimento a Jesi e nella Vallesina: conferenza domenica 19 alla Biblioteca “La Fornace”

Domenica 19 novembre alle ore 18 presso la Biblioteca “La Fornace” di Moie di Maiolati Spontini (AN) si terrà una conferenza di storia voluta e organizzata dalla Associazione Culturale Euterpe di Jesi. La serata sarà relativa a un approfondimento su alcuni personaggi che hanno contraddistinto la storia locale nel periodo del Risorgimento. Il titolo dell’evento […]

via Il Risorgimento a Jesi e nella Vallesina: conferenza domenica 19 alla Biblioteca “La Fornace” — Associazione Culturale Euterpe

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Intervista allo scultore ligneo jesino Leonardo Longhi

A cura di Lorenzo Spurio

Entrando dalla storica Porta Valle a Jesi e approssimandosi a risalire per le stradine che salgono al centro storico è doveroso il passaggio in Via Lucagnolo; al civico numero uno si trova la bottega-laboratorio dell’artista Leonardo Longhi, scultore sopraffino del legno di ulivo. Nella mia recente visita nella bottega occupata in maniera fitta e precisa delle sue preziose produzioni, ho deciso di rivolgergli qualche domanda per approfondire la conoscenza su questa scultura molto particolare che riguarda il legno, il suo rapporto con l’arte nonché le immagini maggiormente riprodotte nelle sue opere. Ma prima vediamo chi è lo scultore.

Leonardo Longhi è nato a Jesi (AN) nel 1973. Scultore, scrittore, poeta e libero pensatore pervaso dal pensiero unico del benessere collettivo e dall’amore olistico e funzionale in una società bistrattata e disattenta come la nostra. Dice di se stesso: “il cuore mi fa da piedistallo e la poesia da ponte per attraversare il fiume della semplicità”. Le sue opere sono state esposte in alcune mostre tra cui una tenutasi presso i Navigli di Milano, un’altra a Imstad (Germania) senza contare i tanti incontri e appuntamenti che hanno toccato tante città delle Marche, da Jesi a Recanati, da Macerata a Pesaro, da San Benedetto del Tronto a Chiaravalle e altre ancora. Articoli su di lui sono apparsi sul “Corriere Adriatico” e il locale “Jesi e la Sua Valle”. Nel 2016 lo scrittore Stefano Vignaroli ha proposto un progetto editoriale sulla sua attività scultorea da cui è nato un libro nel quale una serie di autori locali erano chiamati a creare racconti di propria invenzione a partire da alcune opere scelte del repertorio di Leonardo Longhi: Dalle immagini alle parole. Alcuni testi poetici di Leonardo Longhi sono inseriti nell’antologia curata dalla Ass. Euterpe di Jesi intitolata L’amore al tempo dell’integrazione (2016). L’artista Victoria Dragone lo ha inserito, assieme ad altri artisti, nella catalogo di arte contemporanea L’anima del dipinto 3 edito nel 2017.

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L.S.: Quando è nata la prima scultura in legno da te incisa?
L.L.: Ero più giovane. Con molta probabilità doveva essere il 1982. Il primo pezzo di legno che lavorai fu un pesce. Il pezzo alludeva già di per sé a quella forma ma io presi a lavorarlo, per rifinirlo e renderlo ancor meglio visibile e comprensibile. Si trattò di un lavoro artigianale fatto, così, senza ancora una vera conoscenza delle tecniche che, però, ricordo ancora con piacere. Scoprii, già dalla prima volta che mi apprestavo a lavorare il legno, che la mia volontà era quella di rispettare la materia, seguendo le linee a volte sinuose altre volte più irregolari caratteristiche di quel legno. Quando lavoro sul legno seguo le venature che il legno ha impresse, perché è come se ascoltassi l’anima di quel legno. È necessario rispettarla e ascoltarla. Con la mia attività non posso andare contro quelle venature e, anzi, nel tempo ho anche imparato a meglio valorizzarle nell’opera compiuta. Quest’arte, se così vogliamo definirla, è volta dalla necessità di ascoltare empaticamente il materiale sul quale sto lavorando, percependo l’anima interna dell’ulivo.

L.S.: Quali sono le principali caratteristiche del legno d’ulivo che hai imparato a conoscere nel tuo percorso?
L.L.: Il legno d’ulivo (di ulivo esistono molte razze, dall’ulivo marchigiano dalla conformazione molto ramificata, l’ulivo pugliese dalla struttura massiccia, l’ulivo greco, etc.) si caratterizza per essere un legno duro particolarmente difficile da lavorare perché si scalfisce facilmente e questo, nelle attività di scalpellatura, può significare una vera e propria problematica. Altri tipi di legno – che pure ho lavorato – appaiono molto diversi e più semplici da trattare: parlo di legni chiari come il tiglio (che è molto ben malleabile), del pioppo e del cirmolo nonché dei legni più scuri quali il noce, la quercia e l’abete. Ciascuno ha una sua anima ma quello che preferisco in assoluto è il legno d’ulivo proprio per la questione delle venature di cui parlavo poco fa.

L.S.: Come viene deciso il soggetto delle tue opere? Come prende forma l’idea che nella tua mente si produce?
L.L.: Singolare è il mio rapporto con il parto creativo. Quando inizio prendendo un pezzo di legno, posso anche avere un’idea di ciò che mi piacerebbe rappresentare ma poi, in base alle venature e da come il legno si mostra nelle sue peculiarità, quel progetto iniziale può anche essere abbandonato a favore dell’essenza stessa del legno. Seguo i suoi lineamenti, le linee sinuose o circonflesse che in esso sono impresse e mi lascio trasportare dall’esigenza di ascoltare la materia per com’è. La venatura non va spezzata perché la materia non va oltraggiata e l’anima non va offesa. S’instaura, infatti, tra me e il materiale un rapporto quasi simbiotico nel quale entrambi necessitano e reclamano libertà e giustizia.

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L.S.: Quali sono, in termini pratici, le fasi che contraddistinguono questo meticoloso lavoro di scavare il legno con lo scopo di dargli una forma distinguibile?
L.L.: Il grande dell’operazione che compio è dato dall’uso dello scalpello. Si parte con uno scalpello grande per passare via via, in maniera consecutiva, a scalpelli di dimensioni sempre più ridotti che possono provvedere all’elaborazione di tagli più precisi e ponderati. Si compiono poi le rifiniture – sempre molto importanti – per mezzo di un frullino pulitore. La lucidatura viene prevista mediante l’utilizzo di una gommalacca; talvolta reputo interessante dar una tinta distinta ad alcuni elementi della scultura e allora posso anche impiegare delle tinture per legno come ad esempio il rosso mogano.

L.S.: Ci avviciniamo ora a un’opera in particolare, quella che hai intitolato appropriatamente “Sognando la libertà”. Si tratta di una delle opere all’interno di questa bottega che hanno la dimensione maggiore e si snoda in una forma sinuosa che si estende all’esterno con alcune propaggini curiose che risultano difficilmente comprensibili a una prima vista. Puoi approfondire il significato di quest’opera?
L.L.: Si tratta di un’opera fatta nel 2015 in circa un mese e mezzo di tempo. È stata scavata a partire da un pezzo di legno che trovai abbandonato in una campagna di Tabano e il proprietario acconsentì a donarmela. Il significato ha a che vedere con la libertà agognata dalle genti e che non riescono a raggiungere. È anche un’opera che ho pensato come anelito di persone emarginate quali gli extracomunitari o altre persone che vivono in condizioni di sottomissione e di mancato ascolto. C’è alla base una mano aperta intagliata che è sormontata da una lunga e articolata proiezione mentale di foggia astratta. Secondo me quest’opera contiene e trasmette un messaggio non diverso da una preghiera.

L.S.: Qual è il tuo rapporto con la costruzione della forma?
L.L.: La gran parte delle opere possono essere definite figurative, vale a dire è possibile percepire, senza tante difficoltà o abbagli, quelli che sono i contorni che ci delineano oggetti di nostra conoscenza. Ci sono poi anche opere più astratte la cui fisionomia sfugge e che andrebbero interpretate personalmente. Quasi sempre, però, il figurativo e l’astratto confluiscono in una stessa opera.

IMG_20171107_172746.jpgL.S.: Restando nella componente figurativa delle opere quali sono i soggetti principali?
L.L.: C’è il mondo degli animali (cavalli, ali di imprecisati animali, lupi), ci sono volti e busti (soprattutto di figure femminili), forme di imprecisate persone come quella dell’opera intitolata “Re bizantino” in cui una donna in miniatura è ritratta al di sotto di questo sovrano orientale e sembra trattenerlo, forse per difenderlo o semplicemente perché fortemente innamorata di lui.

L.S.: Il busto di un personaggio costernato ricorda l’iconografia di San Sebastiano Martire. Come mai questa rappresentazione?
L.L.: Devo dire che si assomiglia molto a San Sebastiano, ma io non avevo questa idea di rappresentazione. Il titolo dell’opera è “Libero di buttarsi”. Ci sono anche altre opere che a ben guardare e a detta di molti hanno un rimando o rappresentano una chiara immagine di personaggi cristologici (Cristo, la Madonna, etc.) in realtà non era mia intenzione creare personaggi religiosi. Si tratta di opere che possono anche essere lette e interpretate in questa maniera, ma è una lettura indiretta e personale.

* * *

Sono stato ancora a parlare con Leonardo delle sue sculture e la conversazione è stata particolarmente piacevole. Leonardo mi ha spiegato che le sue sculture sono mosse sempre da una profonda spiritualità interiore, che non ha da essere confusa con la religiosità di cui, invece, si dice estraneo. Opere che riflettono sulla società e le difficoltà sulle quali sono imperniate (“L’urlo della madre terra” è esemplificativo di questo sfogo dinanzi a una contemporaneità desolante) ma anche fautrici di una dimensione spersonalizzata e alienante come lo sono gli orologi fusi e dalla conformazione a fiamma pendente che fanno ricordare l’inesattezza temporale e l’incongruità del reale espressa dal surrealista Dalì coi suoi orologi che praticamente si liquefanno.
Leonardo è proiettato a un’arte che sappia parlare a chi se ne appropria e sa contemplare l’esterno con criticità; la sua opera è tesa a raggiungere quel traguardo comune che dovrebbe essere il completamento dell’amore, l’ottenimento di un’autostima considerevole, da giungere a vivere il mondo non come contesto che accoglie le nostre azioni ma come anima pulsante della nostra stessa esistenza. Così – mi spiega – l’opera del pugno chiuso che si staglia dal basso verso l’alto non ha per niente a che fare con la forza, con un’energia distruttiva e pericolosa, ma è forma di presa di posizione, di scelta legittima ad esserci, un pugno saldo che racchiude con orgoglio una salda certezza individuale.
IMG_20171107_181725.jpgCome gli orologi che si squagliano nella bottega ci sono anche altre opere curiose come è il caso di quella intitolata “Noi stessi” che Leonardo mi consiglia su come è possibile vederla e concepirla. Opera unica che racchiude una triade di dimensioni: donna, uomo e bambino. Della donna il seno prominente, accentuato (un unico seno), dell’uomo, il muscolo ben tirato del petto, del bambino lo sguardo pacioso e ridanciano, quasi. Opera anfibia e in sé assai compatta che consacra l’esistenza dell’uomo nelle sue varie forme: dalla genitrice, al pater familias, all’infante. Ciclo di vita e rinascita che Leonardo Longhi sintetizza in un’opera di indubbia presa ed efficacia. Leonardo si dice d’accordo con me quando gli parlo di “sentimento di universalità” provato dinanzi a un’opera così complessa e onnicomprensiva nella quale il contenuto si fa contenitore e l’immagine dell’uno diventa contesto e proiezione dell’altro.
Anche gli animali divengono in parte irrazionali e non definibili a tutto tondo. Mi spiega Leonardo che, dove ho intravisto il becco di un pennuto o, ancora, un profilo di un coccodrillo, in realtà lui ha voluto scolpire altro. Trova curiosa questa pluri-forma che l’attento visitatore crea nelle sue opere che, in effetti, finiscono per avere le mille vite che le persone intendono dar loro. Tra le altre opere che destano interesse figurano “Cancro del mondo” (figurativamente la rappresentazione di un osso) e quello che – per la loro vicinanza di collocazione – ho definito “il trittico dei busti” composto dal pregevole “La donna col mantello” (dove la parte superiore della testa della donna è coperta da un velo rosso a significare un velo che copre e maschera le ipocrisie), “Il dio del tempo”, inteso dall’artista come una negazione del mostro dell’egoismo e l’impressionante “L’urlo della madre Terra” in cui la bocca spalancata della figura in un grido infinito e straziante, non solo metaforico, è emblema di uno sfogo lancinante contro i vari mali del mondo contemporaneo.

Jesi, 07-11-2017

 

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“L’olio nella letteratura”: 2° appuntamento con “Sapori tra le righe” della Ass. Euterpe il 12-11-2017 a Jesi

Conferenza e degustazione Prosegue il progetto “Sapori tra le righe” dell’Associazione Culturale Euterpe di Jesi sostenuto moralmente dal Comune di Jesi, dalla Provincia di Ancona e dalle Università degli Studi di Perugia e dalla Politecnica delle Marche. Lo scorso 15 ottobre presso la suggestiva Chiesa di San Bernardo e l’annesso Museo della Stampa a Jesi […]

via “L’olio tra letteratura e produzione” domenica 12 novembre a Palazzo Pianetti (Jesi) — Associazione Culturale Euterpe

Laura M. Volante, “Ti sogno, terra”. Il progetto culturale dedicato alla camerte Rosa Berti Sabbieti che celebra l’unica regione al plurale

a cura di Lorenzo Spurio 

Il volume collettaneo “Ti sogno, terra” ideato e curato dalla poetessa e scrittrice Laura Margherita Volante nasce – come ha osservato lei stessa – dall’idea di ricordare un’importante personalità culturale della nostra Regione, ovvero la poetessa camerte Rosa Berti Sabbieti (1924-2009). La Sabbieti pubblicò numerosi libri di poesia impegnandosi anche a curare una delle prime antologie di poeti marchigiani che venne pubblicata con l’editore Cappelli di Bologna nel 1968. Fu membro scelto di Accademie, tanto in Italia che all’estero e ottenne prestigiosi riconoscimenti;  qualche anno fa venne considerata dall’Istituto Biografico di Cambridge la più grande intellettuale donna del ‘900. La stessa Volante così ha inteso ricordare il rapporto con la poetessa del Maceratese di cui servirebbe un maggior recupero e studio della sua opera nella nostra contemporaneità: «Fra Rosa e me si strinse un’amicizia di stima, di affetto e di condivisione. Per me fu una guida, una luce sul mio cammino» e ha aggiunto: «Le Marche rappresentano l’Italia in una regione», sulla scia di considerazioni già espresse da Guido Piovene nella magistrale opera Viaggio in Italia.

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Laura Margherita Volante

La curatrice di questo interessante volume, marchigiana d’elezione in quanto nativa di Alessandria, è docente presso l’Università Politecnica delle Marche dove insegna in vari corsi nell’ambito delle Scienze Umane. Pedagogista certificata, in campo letterario ampie e riconosciute le sue doti di intellettuale. Per la poesia ha pubblicato le raccolte “Goccia di fiume” (1998), “Il canto del gabbiano” (2000), “L’amante è il mare” (2004), “Otto vele all’orizzonte” (2005), “La radice quadrata di una vita dimezzata (2009), “Voci d’acqua” (2011). Sue poesie sono presenti in numerose antologie, collabora con la rivista “Odissea” ed è membro di giuria del Concorso Letterario “Città di Ancona” indetto dalla Associazione “Voci Nostre”.

Laura Margherita Volante con questa opera stratificata frutto dell’attento lavoro di ricerca, studio e approfondimento, ha inteso narrare questa terra di leopardiana memoria, di cui non si conoscono bene l’arte la cultura la storia e i suoi innumerevoli talenti che eccellono in ogni campo, anche a livello europeo e mondiale.

La Presidenza del Consiglio Regionale, nella persona del Presidente Antonio Mastrovincenzo e del suo Capo Gabinetto Daniele Salvi, ha accolto favorevolmente il progetto di questo libro arricchito da testimonianze, recensioni, interviste sul filo conduttore di ideali e valori umani e lo ha ritenuto valido al punto di inserirlo all’interno delle note e prestigiose pubblicazioni dei “Quaderni del Consiglio Regionale delle Marche”. Grande onore per la poetessa per aver avuto la possibilità di interagire con alcune fra le maggiori personalità autorevoli non solo di questa regione, ma anche di chi ha contribuito sia dal punto di vista artistico sia da quello sociale e culturale a valorizzare le Marche divulgando conoscenza, saperi e valori altamente umani e civili.

Il testo si articola attraverso sedici capitoli, l’uno indipendente dall’altro, ma uniti da alcuni temi che affliggono il nostro tempo: la giustizia, l’uguaglianza, la diversità, la pace. Tra le personalità inserite nel volume citiamo Rosa Berti Sabbieti, Vittorio Sgarbi, Cesare Baldoni, Alessandro Nani Marcucci Pinoli, Annamaria Abbruzzetti, Lorenzo Spurio, Nabil-al-Zein, Alessandro Moscè, Giancarlo Trapanese e Angelo Gaccione.

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La riflessione condotta dalla curatrice di questa pubblicazione viene omaggiata all’attento pubblico e ai lettori curiosi dei densi contenuti affinché diventi realtà condivisa he il miglior investimento per fronteggiare questo passaggio epocale, complesso e pieno di contraddizioni, è sulla cultura, cominciando dalla scuola fin dall’infanzia.

L’occasione propizia per conoscere da più vicino questo affascinante viaggio alla scoperta di Arte Bellezza Scienza e Civiltà guidati dalla curatrice di “Ti sogno, terra” si avrà sabato 11 novembre alle ore 18 a Pesaro presso l’Alexander Museum Palace Hotel (Viale Trieste 20).

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“Global Carmina e altre poesie” di Marco Ausili. Alcune riflessioni di Stefano Bardi

Per le edizioni Italic Pequod di Ancona è recentemente uscito il volume Global carmina e altre poesie (prefazione di Lorenzo Spurio) di Marco Ausili, poeta anconetano classe 1988. Un’opera dall’intensa poeticità, che si esprime attraverso canti remeniscenziali, intimi, amorosi, e attraverso uno sperimentale del vernacolo anconetano.

Nella prima sezione, intitolata Lo spazio dell’Estate, c’è un chiaro riferimento all’estate pavesiana de La bella Estate. Stagione vista e concepita da Ausili come una reminiscenza dell’infanzia, proiettata interamente verso la ricerca del nostro pensiero felice. Una stagione che simboleggia pure la dipartita e la resurrezione, come esseri purificati e dotati di uno spirito candido, che ode melodici ed elegiaci canti. Un’estate vista anche come un passaggio storico attraverso il quale ritorniamo indietro nel tempo all’Ancona dei pescatori, vedendo la città marittima di una volta. Ausili sviluppa il tema dell’estate, ma anche quello del mare in chiave religiosa, essendo esso paragonato a Dio.

global carminaNella seconda sezione, intitolata La paura della vita, sono due i temi sviluppati dalle ulteriori sottosezioni Le familiari e Discorsi d’amore. Nella prima sottosezione l’autore ci porta dentro un mondo intimo e autobiografico, avvolgendoci così con il calore e l’affetto della sua famiglia trasformandoci di conseguenza in suoi fratelli e sorelle. Accanto al tema del calore intimo c’è anche quello della dipartita, vista come paura, ma anche come nostra sorella. Nella seconda sottosezione l’Ausili tratta il tema dell’amore, da lui visto e concepito come qualcosa di divino. Un sentimento in cui la donna amata dal poeta anconetano si trasforma in una creatura ancestrale, dallo spirito oscuro e stregante, dallo sguardo purificatorio. Anche in questa seconda sottosezione c’è l’immagine della dipartita con la sua falce mietitrice, che adombra intensamente e pesantemente l’amore. Una dipartita dallo sguardo demoniaco, dalle carni scheletriche, ma allo stesso tempo dal cuore colmo di luminosità, che lascia nello spirito del poeta, solo e unicamente dolci reminiscenze e luminosi fantasmi, riguardanti la donna da lui amata.

Passiamo ora alla terza sezione composta dal poema Global carmina. Si tratta di un poema diviso in sette canzoni in cui si liricizza l’odierna società multietnica, con particolare attenzione anche alla contaminazione linguistica. Canti sotto forma di poema che potrebbero permettere una correlazione ad alcuni riferimenti letterari. Il primo rimando è il poeta Edoardo Sanguineti con la sua opera Mikrokosmos. Come l’opera sanguinetiana, anche il poema ausiliano è colmo di colloqui etici e spirituali, di opportunità, di emozioni, e di ritmi costruiti seguendo le nozioni per creare un videoclip. Il secondo riferimento riguarda, invece, un genere moderno e molto in voga nelle nuove generazioni: il rap. Leggendo Ausili mi è venuto in mente la musica di Fabri Fibra.

Conclude l’opera la sezione Sentieri ininterrotti, composta da cinque canzoni. Canzoni esistenziali ma sotto forma di tracce anzi di frammenti che tratteggiano esistenze auliche, reminiscenziali, agitate, luminose e guerriere. Frammenti che assomigliano alle opere “senza fine” e “senza corpo” dello scultore, pittore e incisore Alberto Giacometti. Come le opere di questo artista, anche le canzoni di Ausili sono volutamente iniziate, poiché così facendo aspetta al lettore completare le ombre e le membra di queste poesie. Canzoni che provengono dal suo cuore, al quale però non è riuscito a dare una voce completa, producendo così canzoni mute che si perdono nel cosmo.

     Con il recupero del vernacolo anconetano, da Ausili riadattato, si recupera quella grande tradizione che diede il via alla letteratura tutta, ovvero, la letteratura orale. Il suo dialetto è quella lingua sentita e subito riportata sulla pagina. Un vernacolo che ha anche un preciso scopo sociale, ovvero quello della salvaguardia linguistica.

STEFANO BARDI  

 

Il miele nella letteratura. A Jesi una conferenza con degustazione finale promossa dalla Ass. Euterpe

“Sapori tra le righe”: conferenza sul miele nella letteratura e nella produzione: il 15 ottobre a Jesi

 

bees-18192_960_720L’Associazione Culturale Euterpe di Jesi ha dato vita al progetto culturale “Sapori tra le righe” che è stato inserito all’interno di “Weekend d’autunno”, programma di iniziative promosse dal Comune di Jesi per l’autunno 2017. “Sapori tra le righe”, che si realizzerà in due date separate, promuoverà incontri dedicati alla conoscenza di alcuni alimenti molto comuni della nostra dieta alimentare quali il miele e l’olio che verranno presentati, approfonditi e discussi sotto un profilo letterario e non.

L’intero ciclo di eventi è patrocinato dal Comune di Jesi, dalla Provincia di Ancona e dall’Università degli Studi di Perugia e dall’Università Politecnica delle Marche.

Il primo appuntamento si terrà il 15 ottobre alle ore 17:30 presso la Chiesa di San Bernardo / Museo della Stampa (SAS) in Via Valle e sarà dedicato a riscoprire il miele, tra letteratura e produzione. L’apertura sarà affidata alla calda voce della poetessa pesarese Michela Tombi, autrice della recente silloge Dentro il mio vento, con la recitazione di alcune liriche di poeti consacrati agli altari inerenti all’alimento di riferimento.

 

Il programma della pomeriggio letterario vedrà il seguente programma.

La professoressa Rosa Elisa Giangoia interverrà su “La poesia del miele: da Virgilio ai contemporanei” e nel suo discorso prenderà in considerazione anche l’antica metafora che vede riflessa nel miele l’intertestualità letteraria, creando una vera e propria nuova poetica con la docta veritas di Angelo Poliziano per preludere alla scuola formalista russa e alla critica semiologica.

Rosa Elisa Giangoia ha insegnato Materie letterarie nei licei, svolgendo contemporaneamente un’intensa attività di ricerca didattica e di promozione culturale. Si si occupa di critica letteraria, come componente delle redazione prima della rivista “SATURA”, ora di “XENIA” e collaborando a diverse altre riviste letterarie. Ha redatto manuali scolatici tra cui un’edizione delle Bucoliche di Virgilio con annotazioni in latino. Ha pubblicato romanzi (In compagnia del pensiero, 1994; Fiori di seta, 1998; Il miraggio di Paganini, 2005), testi teatrali (Margaritae animae ascensio 2014), saggi critici (Appunti di poesia, 2011), sillogi poetiche (Agiografie floreali, 2004; Sequenza di dolore, 2010; La vita restante 2014) e altri vari testi, tra cui un saggio di gastronomia letteraria (A convito con Dante, 2006).

La professoressa Annalisa Volpone (Università degli Studi di Perugia) relazionerà attorno al tema indicato “My dear honey: miele e scrittura in Virginia Woolf” sottolineando come nella scrittrice modernista il miele funga letteralmente da collante tra vita quotidiana e scrittura creativa ed è al contempo vettore mnemonico dell’infanzia.

Annalisa Volpone è professore associato presso il Dipartimento di Lettere dell’Università degli Studi di Perugina. È condirettore del CEMS (Centre for European Modernism Studies, un centro internazionale che si occupa di modernismo  europeo in prospettiva interdisciplinare); la sua ricerca si concentra prevalentemente sul modernismo. Ha pubblicato diffusamente su James Joyce, Virginia Woolf e Vladimir Nabokov e sui rapporti tra romanticismo e medicina. Attualmente sta lavorando a una monografia su William Blake e le contemporanee scienze della mente.

L’intervento artistico, dal titolo “Una dolce scoperta: miele e api nella storia dell’arte”, sarà gestito da Caterina Luzi nel quale accennerà all’ape nei bestiari medievali per arrivare, nei secoli successivi, all’utilizzo dell’ape come iconografia nei blasoni nobiliari e altro ancora.

Caterina Luzi si è laureata in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali presso l’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo. Si occupa di didattica museale, organizzazione eventi e visite guidate presso la Pinacoteca Civica di Jesi. In passato ha tenuto lezioni di Storia dell’Arte dal titolo “L’amore tra arte e poesia”.

L’intervento tecnico, “Il miele, questo sconosciuto”, sarà curato da Alvaro Caramanti (Presidente del Consorzio Apistico Obbligatorio Provinciale di Macerata) che parlerà della diversità dei mieli, delle loro caratteristiche fisiche, dando altresì alcuni suggerimenti da tener presente nell’atto di acquisto di questo prodotto.

La conclusione dell’evento vedrà una degustazione di prodotti dell’Azienda Cocciarini Sergio.

Il secondo appuntamento di “Sapori tra le righe” si terrà il 12 novembre alla Galleria degli Stucchi di Palazzo Pianetti di Jesi e sarà dedicata all’alimento olio.

La partecipazione all’iniziativa culturale è gratuita. La S.V. è invitata a prendere parte.

 

Info:

www.associazioneeuterpe.com

ass.culturale.euterpe@gmail.com

Tel. 327 5914963

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A Fabriano un incontro per ricordare lo scrittore generazionale Pier Vittorio Tondelli

A Fabriano un incontro per ricordare lo scrittore emiliano a 25 anni dalla morte

Sabato 14 ottobre alle ore 17 presso la Sala “D. Pilati” della Biblioteca Multimediale “R. Sassi” di Fabriano si terrà una conferenza a cura dell’Associazione Culturale Euterpe di Jesi tesa a ricordare lo scrittore generazionale emiliano Pier Vittorio Tondelli a venticinque anni dalla sua morte. Aprirà l’evento lo scrittore e critico letterario Lorenzo Spurio (Presidente della Ass. Euterpe) con un saluto d’apertura e un breve intervento introduttivo.

Pier_Vittorio_TondelliPier Vittorio Tondelli (Correggio, 1955 – Reggio Emilia, 1991) personaggio controverso e dibattuto della scena culturale degli anni ‘70/’80: ritenuto maledetto e degenerato, per le tematiche che presentavano i caratteri di un morbo endemico, dunque pericoloso, è stato riscoperto e riletto solo recentemente, a distanza dalla sua morte, permettendo un congruo inserimento nella scena sociale del periodo in cui visse di cui si contraddistinse per eccentricità e grande fame di vita. Il suo primo libro, “Altri Libertini” (1980), ben presto un must del momento tra i giovanissimi, venne accolto con fastidio e riprovazione dall’opinione pubblica d’impostazione conservatrice, difatti la pubblicazione venne di fatto sequestrata perché contenente materiale osceno. Tra le sue altre opere i romanzi “Pao-Pao” (1982), “Rimini” (1985), “Biglietti agli amici” (1987), “Camere separate” (1989) e le raccolta di saggi “L’abbandono” (1981) e “Un weekend postmoderno” (1990).

Lo scrittore e studioso Enos Rota, che fu amico dello stesso Tondelli, ne parlerà al pubblico tracciando la complessità della sua figura umana e letteraria fornendo un puntuale inserimento nel contesto sociale in cui visse. Rota tratteggerà la storia dello scrittore di Correggio passando dal successo letterario, al suo rapporto con i lettori e la sua scrittura emotiva, calda e avvolgente, finanche le controversie, le critiche suscitate. Lo studioso parlerà di questo e altro proponendo un percorso ravvicinato e amicale nella storia difficile e così breve di Tondelli fornendo anche alcune tracce di lettura contenute nel volume di cui è autore, “Biglietti a un amico” (Edizioni Magellano, 2017) dedicato all’amico scomparso.

Stefano Bardi, collaboratore della rivista di letteratura online “Euterpe” con saggi e critiche letterarie, interverrà ponendo un approfondimento in merito all’attività editorialista di Tondelli e in particolare sulla curatela in tre volumi da lui prodotta del noto progetto under 25 “Giovani Blues-Belli & Perversi-Papergang” con il quale si proponeva la valorizzazione di giovani esordienti. Lo stesso Bardi poco tempo fa ha dedicato allo scrittore di Correggio un approfondimento sull’attività letteraria di Tondelli dal titolo “Omosessualità e transessualità. L’amore è sempre amore: Pier Vittorio Tondelli” pubblicato sul numero 18 della rivista “Euterpe” (Gennaio 2016).

Durante l’intero evento verranno proiettate immagini inerenti a Pier Vittorio Tondelli: la sua vita, le amicizie, le sue frequentazioni, tanto letterarie che non, da averne permesso la costruzione di una sorta di mito generazionale, in parte impolverato e che è doveroso ricordare adeguatamente, avendo dettato pagine importanti della letteratura italiana contemporanea.

 

Info:

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ass.culturale.euterpe@gmail.com

Tel. 327 5914963

 

Biblioteca Multimediale R. Sassi

info@bibliotecafabriano.it

Tel. 0732 709390

 

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