“Grafie poetiche: versi per la donna”. Iniziativa dell’Ass.ne Euterpe per l’8 Marzo

In vista della dell’8 marzo, giorno nel quale dal 1977 a livello internazionale si celebra la Giornata Mondiale della Donna, l’Ass.ne Culturale Euterpe invita a partecipare all’iniziativa denominata “Grafie poetiche: versi per la donna”. Nella sola giornata del 7 marzo si potrà inviare un’opera a testa corrispondente a una propria poesia – di cui si è unici autori e si detiene i diritti a ogni titolo – indifferentemente se edita o inedita, di lunghezza non superiore ai 30 versi. La particolarità del progetto è che la poesia – oltre ad aderire in qualche modo al tema della festa della donna – dovrà essere scritta a mano su un supporto cartaceo. Si dovrà poi fotografare la poesia scritta a mano e inviarla alla mail: eventi.online.euterpe@gmail.com.                                 

Accortezze molto importanti:

– Si chiede di adoperare una scrittura leggibile e, qualora ciò non sia possibile, di scrivere in stampatello.

– Scrivere con penna biro o trattopen color nero, evitare i colori, i pastelli e altro genere di scrittura diversa da quella richiesta.

– Nel foglio dovrà comparire solo il testo della poesia munita di titolo, senza disegni, foto, forme geometriche, numeri, sigle, schizzi, scarabocchi, ombreggiature e altro.

– Non si accetteranno poesie scritte al pc o in altre forme diverse da quelle consentite in queste linee guida.

– Si raccomanda, infine, di fare in modo che la qualità della fotografia sia più che buona; se il cellulare non lo permette si consiglia di riprodurla in digitale mediante lo scanner.

Ogni autore potrà mandare un unico testo. Si ricorda che le opere dovranno essere mandate solo nella giornata del 7 marzo (non verranno fatte proroghe e non si accetteranno testi giunti in ritardo); esse verranno poi pubblicate sulla pagina Facebook dell’Associazione Culturale Euterpe nel corso della giornata dell’8 marzo. .

INFO: ass.culturale.euterpe@gmail.com

I “Diari” di Kurt Cobain – recensione di Stefano Bardi

Recensione di Stefano Bardi

51TVW-rcjVL._SX364_BO1,204,203,200_.jpgI Diari di Kurt Cobain (Aberdeen, 1967 – Seattle, 1994) secondo il mio parere non può essere considerata propriamente un’opera letteraria, ma è un testo che comunque va tenuto presente rappresentando una sorta di Santo Graal della musica definita grunge. Nell’opera si ritrovano le origini del nome del gruppo musicale dei Nirvana e meditazioni personali del suo leader indiscusso.

Il gruppo era costituito da Kurt Cobain (chitarra e voce), Krist Novoselic (basso) e Dave Grohl (batteria e voce). Una miscela di musica forte, sregolatezza e assunzione di droghe e acidi avvolge l’esistenza e il successo di questa band controversa. Lo scopo sarebbe quello di produrre videoclip  musicali che riflettano sui mali della società mediante l’adozione di testi folli, con prevalenza di colori tendenti al nero e al giallo paglierino, copertine “demoniache” e messaggi che incitano alla violenza, amplificano il dolore e parlano di morte. In tal modo Kurt Cobain è riuscito a esorcizzare la società americana degli anni ’90 attraverso temi ritenuti scandalosi quali la droga, il disagio giovanile, la ribellione dei figli verso i padri, l’aborto e la depravazione sessuale.

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Il cantante Kurt Cobain, leader della band “Nirvana”. Foto tratta da: https://tinyurl.com/y7qa7gvx

Dai Diari l’idea di musica che fuoriesce, per Kurt Cobain, è quella di una strada in grado di condurci in universi psichedelici dove il dolore è caricato come energia (sì, ma distruttiva!); strada percorsa da Cobain con le sue passioni, per lui fonti d’ispirazione per la sua breve e intensa vita. Accanto alla musica, c’è spazio per la concezione sull’Arte, concepita da Cobain come una lingua non per tutti, ma solo per pochi poiché la maggior parte delle persone la concepiscono solo come strumento da abusare per ostentare e far emergere la propria ridicola perversione ludico-sociale. Concezione, questa, in cui rientra anche la categoria dell’arte musicale vista come uno spazio in cui potersi liberamente rappresentarsi ed esprimersi senza nessun limite e confine, proprio come fece il punk e il punk-rock durante gli anni ’90.

Un cantante e artista dall’immensa profondità spirituale che gli permette di concepire la Vita come un esilio, come una dea in grado di trasformare le idee altrui e come uno stupro lessemico-narrativo dal quale devono nascere oneste espressioni linguistiche, verbali, sintattiche e grammaticali. Una concezione esistenziale che, secondo Kurt Cobain, si può realizzare attraverso i sogni, concepiti come una lente d’ingrandimento con la quale osservare la Vita nella sua vera forma. La vita prende la forma, nel leader dei Nirvana, come un mortifero cammino in grado di creare esistenze spettrali e anonime. Vita quale salvaguardia delle ombre a noi più care e infine, come una strada per trovare il nostro vero destino.

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Una pagina dei “Diari” di Kurt Cobain. Foto tratta da: http://ilblog.circololettori.it/2017/04/05/diari-kurt-cobain/

L’esistenza di Cobain è densa di ribellione: contestazione verso i propri genitori, guerriglia sociale, confusione emotiva, sesso degenerato. I giovani secondo lui devono basare la loro esistenza sulla Rivoluzione Sociale e avere la forza di combattere contro il potere. Fra i suoi vari pensieri contenuti nei Diari, c’è anche spazio per il ricordo della moglie Courtney Love (San Francisco, 1964), da lui concepita come una creatura con ali di pavone, come una femme fatale e infine, come un’irremovibile pallottola nella testa. Ella fu soprattutto una guida che cercò (forse senza successo) di portarlo sulla retta via e di farlo allontanare dalla vita depravata da lui esacerbata. Nel diario l’occhio vuole la sua parte e si notano in maniera netta le varie grafie adoperate, le frequenti cancellature e i disegni che mostrano la fragilità umana, il caos interiore e l’insicurezza di Cobain.

STEFANO BARDI

 

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